Corriere della Sera 03 luglio 2000

Heidi la campionessa è diventata uomo

L'atleta dell'ex Ddr accusa: «A forza di ormoni mi hanno fatto cambiare sesso»

BERLINO - «L'accusa chiama a testimoniare la signora Heidi Krieger, è presente?», chiede il pubblico ministero. E subito, il giudice Dirk Dickhaus si morde le labbra, arrossisce, forse vorrebbe sparire mentre nell'aula, zeppa di gente, rimbomba quella voce baritonale: «Si, sono qui».
Sul banco si accomoda un uomo alto e grande come una montagna. Ha poco più di trent'anni, i capelli corvini e cortissimi, due baffetti ben curati, spalle e bicipiti da culturista. Si chiama Andreas, adesso. Ma fino a tre anni fa era Heidi, Heidi Krieger, ex campionessa europea di lancio del peso. «Altro che eroine dello sport. Creavano uomini, ecco cosa facevano», commenta un signore tra il pubblico, volgendo lo sguardo verso gli imputati.
Si conclude martedì, dopo più di due mesi di dibattimento, il processo contro Manfred Ewald, l'ex Sportführer della Germania Est, l'uomo che diresse per 26 anni l'incredibile fabbrica delle medaglie d'oro, l'apparente miracolo di un Paese di 17 milioni di abitanti capace di vincere 160 titoli olimpici e quasi 3500 tra campionati europei e mondiali. Non è la prima volta che l'uso massiccio del doping, a maggior gloria del regime socialista, viene portato in tribunale. Ma è la prima volta che, ad essere giudicata, è la responsabilità politica generale, per quello che il cantautore dissidente Wolf Biermann definì «il più grande esperimento di vivisezione su vasta scala condotto su esseri umani».
Ewald, che oggi ha 75 anni, rischia una condanna a tre anni di carcere. Al processo, imputato di gravi lesioni corporali, si è rifiutato di deporre. A leggere una breve dichiarazione è stato invece il suo compare e coimputato, Manfred Höppner, la mente scientifica del doping di Stato, il medico che materialmente ordinava i preparati. È vero, ha detto più o meno Höppner, lo abbiamo fatto, ma ciò non era contro le nostre leggi e poi le «droghe di sostegno», questo l'eufemismo usato, «hanno funzionato bene con la maggior parte degli atleti».
Ma, a dimostrare il contrario, sono state le 142 donne, tutte atlete celebri e vincenti, chiamate a deporre. Uno straziante gabinetto del dottor Caligari, dove 40 hanno la voce di un uomo, 21 gran parte del corpo coperto di peli, 15 gravissimi problemi ginecologici incluse disfunzioni ghiandolari, sterilità e una lunga serie di aborti naturali, 6 hanno visto le mammelle atrofizzarsi e tutte presentano un anormale sviluppo muscolare. E a dimostrare il contrario, è stata soprattutto Heidi-Andreas Krieger, la persona che il tunnel dell'orrore ha dovuto percorrerlo fino in fondo.
Aveva 15 anni e un fisico da maggiorata, nel 1981, quando entrò alla corte degli stregoni. Le sue mani erano come cannoni: il pesò cominciò subito a lanciarlo a 14 metri di distanza. Nel 1982 erano già diventati 16, due anni dopo 20. Nel 1986, al sommo della carriera, conquistava il titolo europeo con un lancio di 21,10 metri.
Raccontano le carte che, con i metri, aumentavano anche le dosi annuali di ormoni maschili: dagli 885 milligrammi del 1982 ai quasi 3 mila del 1984. Uno studio interno e segreto, ordinato all'epoca da Ewald all'Università di Lipsia, raccomandava «di non superare in alcun caso la soglia dei 1000 milligrammi di anabolizzanti l'anno». «Sospettavo che ci fosse qualcosa di non pulito, ma non ci pensavo troppo», ha ammesso Andreas nella sua deposizione. Gli esercizi sembravano più facili, con quelle pillole: ogni settimana, riusciva a sollevare fino a 180 tonnellate di carico complessivo.
I problemi cominciarono quasi subito, ma divennero veramente gravi dopo il 1987. I muscoli si indurivano e si atrofizzavano, i dolori si facevano insopportabili, ma soprattutto una strana e crescente sensazione di rifiuto del proprio corpo di donna. Nel 1991, il ritiro dalle piste e una specie di auto-isolamento, pieno di dolore fisico e di vergogna. Il Muro era già caduto e il libro di un'ex collega, Brigitte Barendonk, l'aveva già ribattezzata «Ormone-Heidi». Tentò anche il suicidio. Poi, un transessuale, le aprì gli occhi. Nel 1997, l'operazione decisiva, il definitivo cambiamento di sesso. «Heidi Krieger - dice oggi Andreas - è una persona a me estranea. Rimprovero ai dottori di aver ignorato il mio problema. Forse il doping non è il solo responsabile della mia transessualità, ma sicuramente ha rafforzato l'inclinazione». Il testosterone, Andreas, lo prende ancora oggi. Il suo corpo non produce naturalmente alcun ormone maschile. La maledizione della medaglia d'oro non l'abbandonerà mai.