Panorama 07 luglio 2000

Io prete cattolico, confesso: ho sposato coppie di gay

ESCLUSIVO QUELLI CHE NELLA CHIESA SI RIBELLANO IN SEGRETO
Don Franco Barbero, sacerdote a Pinerolo, esce allo scoperto dopo le polemiche su fede e omosessualità. E “Panorama” scopre altri casi.
di DANIELE SCALISE
Intervista

E' custodito gelosamente negli archivi vaticani. Si tratta di un manoscritto del VIII secolo che contiene le formule dì celebrazione di quattro cerimonie di unione sacramentale tra cui una preghiera per unire due uomini. E' stato lo studioso statunitense John Boswell a svelare l'antica tradizione cristiana che prevedeva la santificazione di rapporti tra persone dello stesso sesso, liturgie che celebrano la “fratellanza spirituale” e che uniscono due maschi |in un caso anche due femmine). Il rito è denso di simboli: candele accese, mani destre che si congiungono e che si pongono sopra i Vangeli, le teste degli “sposi” coperte dalla stola del prete officiante, lo scambio di un bacio, i giri attorno all'altare. Roba d'altri tempi? Panorama è in grado, in pieno Gay pride, di rispondere a questa domanda, e la risposta è “no”. I sacerdoti che celebrano riti segreti di benedizione delle coppie omosessuali esistono anche in Italia. E non si tratta poi di casi così isolati. I preti che hanno “sposato” coppie gay non si fidano di nessuno, si sentono accerchiati. Temono denunce e reazioni.
Ma uno di questi preti rompe ora il muro di silenzio. E' don Franco Barbero, 61 anni, teologo e capo della comunità cristiana di base di Pinerolo. Autore di testi di forte rottura (Il Giubileo di ogni giorno. I diritti umani nella Chiesa cattolica), don Franco non teme chiarezza e sincerità. Doti che ha dimostrato anche nel suo intervento alla conferenza romana del 3 luglio su omosessualità e religioni.
Don Franco, lei celebra matrimoni gay?
Non parlerei di matrimonio ma di dichiarazioni d'amore e di impegno reciproco che assumono nomi diversi come "Festa del nostro amore” o “Impegno d'amore davanti a Dio”.
Qual è la differenza tra queste cerimonie e il matrimonio?
La sostanza è identica e riguarda il rapporto d'amore e la fedeltà finché l'amore c'è.
Tutto questo dove accade?
Anche nella sede della mia comunità a Pinerolo.
Qual è il rito?
Per prima cosa le due persone compiono una verifica del proprio cammino di fede e d'amore. Abbiamo anche stilato una celebrazione con due letture bibliche, tra cui Deuteronomio 30.
Avvengono scambi di fedi nuziali?
A molti non piace riproporre il rito matrimoniale. Avviene uno scambio di segni. Un uomo ha offerto all'altro una croce che aveva preso in Africa durante un periodo di volontariato e l'altro gli ha donato un mazzo di fiori dicendo: “Questi seccheranno ma il nostro amore no”. Abbiamo anche composto delle preghiere per l'occasione.
Capitano spesso queste cerimonie?
Purtroppo no. Molti pensano che essendo stati abbandonati dalla Chiesa sono stati abbandonati anche da Dio. Ma ciò che qualche volta le gerarchie abbandonano Dio raccoglie.
Lei ha sposato solo coppie di gay maschi?
No, in tre casi ho celebrato unioni anche di donne lesbiche.
Perché gli altri suoi confratelli che hanno celebrato questi riti vivono terrorizzati di essere scoperti?
Hanno paura di perdere ruolo sociale e sostentamento.
Come sopravvive?
Lavoro e conduco una vita povera. Aiuto nella redazione delle tesi, scrivo libri, tengo corsi di teologìa.
Perché ha deriso di parlare?
Ho pensato ai silenzi della vergogna, un peccato orrendo.
Non ha mai paura? Ha mai ricevuto pressioni o minacce?
Certo che ho paura, come ogni uomo. Minacce? Anche la notte prima di partire per Roma per presenziare al convegno su omosessualità e religioni. Ma io vivo felicemente dentro la Chiesa anche se è una felicità un po' combattuta.

Tre casi benedetti in chiese blindate o in mezzo ai campi

Già qualche anno fa avvenne qualcosa che turbò la coscienza di molti cattolici. Nel duomo di Torino, durante un matrimonio “normale”, una coppia gay, con tanto di testimoni e invitati, celebrò parallelamente la propria unione. Nessuna validità dal punto di vista civile ma sicuramente un gesto di rottura per tutti coloro che vedevano e continuano a vedere l'omosessualità come espressione del Maligno, del tutto inconciliabile con le funzioni religiose. Nel 1967 Henryk Rietra e Jean Knockhaert, due uomini rispettivamente di 26 e 24 anni, vengono uniti in matrimonio nella Broederkappellet di Rotterdam dal prete cattolico J.Z. Omtzigt. Nel 1983 è la volta di due donne: Ria Bultena e Jarmanna Karlsbeek (25 e 19 anni), la cui unione viene benedetta da padre Antonius Hejimans nella chiesa cattolica di Foxhol, nei pressi di Gronmgen, nel Nord dell'Olanda. E in Italia? Ecco tre storie verificate coi diretti interessati. Ravenna, 1989. Due giovani (uno ventitreenne, l'altro di sei anni più grande) trovano finalmente la forza di dichiararsi amore reciproco. Appartengono entrambi all'associazionismo cattolico e a entrambi non c'è voluto molto per capire che il sentimento che condividono non ha nulla a che vedere con la casta amicizia. Se all'inizio riescono a mantenere il rapporto all'intemo di una meravigliata clandestinità, con il tempo il peso della colpa diventa insostenibile. Sono settimane di tormento, pentimenti e rimorsi. Padre F. sembra la persona giusta a cui confidare il proprio travaglio. II sacerdote è un uomo maturo dagli occhi grigi e le mani ampie e forti che sembrano ancora oggi capaci di sostenere qualsiasi peso. Passano ancora mesi di dialogo fitto e disperato, di consigli, di letture, ritiri spirituali, penitenze e novene. Il ministro di Dio sa che sta compiendo un gesto assolutamente fuori dall'ordine prefissato dalla Chiesa. Sa che nel Levitico sono scritte parole inequivoche e affilate come una lama di coltello: “Se un uomo ha relazioni con un altro uomo, fa una cosa disgustosa e tutt'e due devono essere messi a morte”. Sa questo e altro ma il suo cuore gli dice che il sentimento che quei due ragazzi provano è troppo forte per essere confutato o imbrigliato o anestetizzato. Che merita piuttosto di essere onorato e custodito. Contro tutto e tutti, anche contro la Chiesa a cui appartiene. “Benedirò la vostra unione” dice loro un giorno cogliendoli di sorpresa. Fissa un appuntamento in una canonica e chiede loro di portare solo due fedi e due testimoni. Il giorno della cerimonia è un giorno di un settembre senza sole. La chiesa è deserta e padre F., per evitare qualsivoglia presenza estranea, barrica il portone dopo aver congedato la perpetua. Nella penembra del tempio ci sono solo lui, i due “sposi” e i due attoniti amici della coppia giunti per prestare testimonianza in quel “matrimonio” davvero insolito. Una prima litania si leva sopra l'altare della chiesa. La voce di padre F. è lenta, grave e nervosa. Angelo e Lorenzo, cosi si chiamano i due uomini che si stanno scambiando una promessa dì amore etemo in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, nel dolore e nella gioia, indossano gli abiti della festa. Angelo, il più giovane, è biondo, ricciuto e teso come una corda di un violino. Lorenzo ha gli occhi sbarrati, pieni di commozione che tradiscono un lago di angoscia. Non ha ancora capito se quel che sta facendo sia o meno lecito. Se quel che viene officiato di fronte all'altare sia davvero gradito all'Onnipotente. Aiutati dai testimoni, si inanellano reciprocamente: due fedi sottili, di un oro bianco come i loro volti. Lasceranno la chiesa di San X dopo quaranta minuti insieme ai due amici e andranno a bere un bicchiere in un ristorante di campagna. Padre F, invece, non li segue. Preferisce restare a riflettere. A distanza dì anni padre F, racconta la storia con un filo di voce, “Erano miei figli. Avrei dovuto abbandonarli al proprio destino?”. Non teme di aver ecceduto nei suoi compiti? “Un padre che ama non ama mai abbastanza”. Si è mai pentito di quel "matrimonio gay"? “Non era mi matrimonio, via! Voi giornalisti avete la capacità di banalizzare tutto. Lo sapevo che non avrei mai dovuto parlare con lei. Ora se ne vada e mi lasci in pace”.
Firenze, mese di ottobre 1999. In una chiesetta de! centro, luogo frequentatissimo dai turisti, un sacerdote sta benedicendo una coppia di uomini, "Scelsi di offrire questo gesto di pietà religiosa perché credo nel valore dell'amore" spiega don G. Senza che ci sia bisogno di chiederglielo racconta che lui stesso, da giovane, era perdutamente innamorato di un suo coetaneo ma che quel sentimento gli parve orrendo e invivibile. Si fece sacerdote e oggi, alle soglie dei sessant'anni, dì quella scelta non si pente. “Significa che era questa la mia missione: portare sollievo ai miei simili”. Il rito è stato breve, una rapida preghiera sussurrata mentre i due benedetti si stringono la mano. Quante ne ha fatte di queste benedizioni? “Non molte. Meno di una all'anno nell'ultimo decennio”. Possono essere considerate dei matrimoni? “Niente affatto! Il matrimonio è un sacramento riservato solo a un uomo e a una donna. No, non sono matrimoni ma semplici suppliche e intercessioni”. Insomma, come la mette con la condanna di Roma? “Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Io ho le mie e, mi creda, pesano come un fardello a volte insopportabile”. I suoi superiori sanno? “Alcuni sì”. Quanti? “Beh, uno soltanto. Che mi ha incoraggiato ad andare avanti”. Don G. racconta di una coppia di uomini che benedisse in un letto di ospedale. Uno dei due era moribondo. “Mi avevano chiesto una benedizione. Io gli e l'ho data. Ho benedetto il loro amore, la loro solidarietà, la loro unione. Lui è morto. In grazia di Dio”.
Napoli, anno 2000, Nella lenta e inesorabile periferia napoletana un sacerdote giovane, alto e robusto come un crociato, mi ripete più o meno la stessa stona. “Ho benedetto quanti me l'hanno chiesto. Non sono stati molti. In 13 anni di sacerdozio appena tre coppie. Non avrei dovuto farlo solo perché si trattava di omosessuali?”. Lo chieda ai suoi superiori. Sono loro che parlano di scandalo, “Io, da parte mia, ho la coscienza a posto”, insiste cercando di convincersi. Resiste in lui un rovinoso dubbio, un'assunzione di responsabilità forse troppo pesante per un uomo solo. “Gli omosessuali sono prima di tutto persone bisognose di protezione, di affetto, di aiuto. Non avrei mai negato i! mio a uno di loro”. Mi faccia capire bene. Ha benedetto delle coppie di uomini e di donne? “Di donne mai”. Teme lo scandalo, Dove ha officiato queste benedizioni? Nella sua chiesa? “No, in chiesa mai. All'aperto, in campagna”. Quale rito ha seguito? Ha acceso candele? Ha fatto scambiare le tedi? “Ma si figuri se faccio queste baracconate! Ho semplicemente pregato con loro, per la loro felicità, e ho imposto la mia benedizione sulle loro teste. Ma non mi chieda di più, Ora mi lasci in pace".