Io Donna
22 settembre 2001

Violet, Vita e (affettuosamente) le altre

DI GIUSEPPE SCARAFFIA

FEMMINE FOLLI/2 Esce in Francia una biografia dedicata a Violet Trefusis, scrittrice, esponente dell'alta società inglese, forse spia, sen'altro grande seduttrice.
Di donne come la Sackville-West e Colette. E di uomini, da Mussolini a Mitterrand

Ci sono piante che fioriscono solo una notte. Il resto dell'anno è solo una preparazione e poi una nostalgia. Lo stesso accadde a un'incantevole donna che, non a caso, si chiamava come un fiore, Violet. Violet Trefusis, una biografia, di Antoine D'Arjuzon (Perrin, pagg. 270, 129 franchi), raconta di lei, figlia dell'ultima amante di Edoardo VII. Era una ragazza dell'alta società inglese come la sua amica, Vita Sackville-West. Vita era bellissima, alta e imponente. Maschilità e femminilità si fondevano nella piccante perfezione dei suo viso. Violet, languida e sdegnosa, con due anni meno di Vita, aveva il naso all'insù e gambe ben fatte e la corteggiava dall'adolescenza. Nel 1918 Vita era sposata all'unico uomo che l'aveva attratta, un giovane e intelligente diplomatico, Harold Nicholson, e il loro terzo figlio compiava un anno. Una notte, Violet prese le mani di Vita ed enumerò le dieci ragioni per cui l'amava. Il pallore di Violet era incendiato dal velluto rosso dell'abito. I visi delle amiche erano vicinissimi. Vita la baciò. Violet fece il gesto di andarsene. Vita spense la luce e la baciò ancora. Violet cedette. «Mi dà un brivido pensare all'esperienza che si celava dietro quell'abbandono». Dopo una settimana di grande eccitazione e di baci rubati, le due decisero di fare un viaggio in Cornovaglia. Era l'inizio di una stagione segreta e febbrile, intuita da Harold, preoccupato, e da Denys, il biondo fidanzato di Violet. Alla fine del novembre 1918, le dueandarono a Parigi. Vita passeggiava vestita da uomo e Violet la chiamava Julian. A marzo, quando la vacanza finì, le famiglie delle fuggitive erano furibonde. Denys premeva per sposarla. La ragazza finse di accettare. Progettava di scappare con Vita alla vigilia delle nozze. Harold, intuendo qualcosa, scongiurò la moglie di non lasciarlo. Lei lo raggiunse, piangente. Poco dopo Violet e Denys, in luna di miele, scendevano al Ritz. Appena si rividero, le amiche seppero che non era cambiato niente. Violet si lasciò rapire da Vita che la portò in un alberghetto: «La trattai selvaggiamente». confessa Vita. «Feci all'amore, la presi». Al ritorno, Violet confessò tutto al marito che pianse: aveva accettato, per convincerla, un matrimonio in bianco.
Dopo una breve separazione, le amiche fuggirono ancora. Denys era depresso, Harold un po' meno, anche perché, se lui era l'unico uomo per Vita, anche lei era l'unica donna per lui, più incline all'omosessualità. Ad Amiens, dove i due mariti le raggiunsero, minacciandole e implorandole di tornare a casa, Violet arnmise di essersi concessa a Denys. Fu l'inizio della fine. Vita, gelosa, se ne andò furibonda. Ci furono altre ricadute, più rade però. Poi Vita - lo scandalo era stato grande - scelse la rispettabilità.
Quindi raccontò la loro storia in Sfida. Nel 1922, si lasciò sedurre da un giovane scrittore, ma un anno dopo si innamorò di Virginia Woolf. Virginia trasfigurò l'amante nell'ambiguo Orlando e Violet nella principessa Sasha.
Violet si consolò con un'altra principessa, Winnareta de Polignac, un'ereditiera americana dai tratti duri e virili. Violet aveva le guance rosate e una grande eleganza. A tavola si ripassava ossessivamente le labbra col rossetto. «Si è truccata dieci volte durante la cena» denunciava Nancy Mitford. Ma il suo vero fascino era la voce. Virginia Woolf ne era entusiasta: «Che seduzione! Che morbidezza... ». Con Colette ci fu un colpo di fulmine. Ma la scrittrice si rifiutò di chiamarla Violet e la ribattezzò Geranio. Proust, malgrado stesse ultimando la Ricerca del tempo perduto, la ricevette. Lo scrittore, stanco e malato, alla fine della cena le disse: «Scommetterei che lei non ha mai sentito parlare di Saint-Loup, anche se, forse, conosce quel mio personaggio che si chiama così». Le descrisse il posto e poi le ingiunse: «Vada a vededo!» Violet obbedì. Si innamorò della torre e la Polignac gliela regalò come dono d'addio. Nessuno condivise mai con lei le sue lenzuola di raso nero. Di tanto in tanto Violet cercava di rivedere Vita che la evitava con cura. La lontananza però avrebbe prodotto una serie di romanzi e di memorie con cui Violet seduceva anche i lettori. Lei, così inglese, li scriveva in un francese perfetto (il suo Broderie anglaise è stato pubblicato in Italia dalla Tartaruga). Intanto una serie di voci la indicava come agente dei servizi segreti britannici. Certo il marito Denys, protagonista di misteriosi viaggi in Russia, lo era. Difficile però giustificare diversamente la visita di Violet a Mussolini, nel 1937. «Il magnetismo dell'uomo era palpabile». Il duce leggeva Michelet e i classici francesi. Anche lui si lasciò prendere dal fascino di Violet? 0 lei dal suo? Non fu l'unico. Molti anni dopo toccò a Mitterrand, anche se Violet era ormai una vecchia signora che si appoggiava a un bastone. Vita era scomparsa da tempo, ma nessuno aveva visto una larima sulle guance bistrate di Violet. Prima di scomparire però, Vita le aveva dato un'ultima soddisfazione. Si erano incontrate e lei aveva ammesso di non avere mai smesso di amarla: «Ti avevo detto che avevo paura di te. Non voglio innamorarmi di nuovo di te. Noi non possiamo stare insieme. Tu sei una bomba e non voglio che tu esploda».