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La Playmate del mese

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GIBSON ES-355 Custom Order Stop-Tail, 1960

Solo il tempo è in grado di dare la risposta alla domanda fondamentale che accompagna la nascita di un nuovo modello di chitarra: come sarà accettato dal pubblico? Alcuni progetti scompaiono senza lasciare traccia, altri alternano ad un immediato successo commerciale un altrettanto rapido declino, altri ancora restano “incompresi” per anni e risorgono con valutazioni da capogiro a decenni di distanza. Tra le mille storie che delineano l’evoluzione del design chitarristico del XX secolo, poche hanno avuto un continuo e costante successo paragonabile a quello delle thinlines introdotte dalla Gibson alla fine degli anni ’50.

La ES-335 è rimasta ininterrottamente in produzione dal 1958 ad oggi, testimoniando l’accoglienza straordinariamente positiva che il mercato le ha riservato. L’idea innovativa di accostare in uno strumento eccezionalmente sottile le caratteristiche di sustain e maneggevolezza di una solid-body alle valenze acustiche e le linee classiche di una archtop si è rivelato una delle scelte più felici di Ted McCarty e del suo staff. A ciò va aggiunto che il modello è stato tra i primi ad essere concepiti fin dall’inizio in funzione dell’equipaggiamento con i nuovi pickup humbucker introdotti nel 1957, contrariamente a tutti quelli che avavano adottato i nuovi PAF in sostituzione dei P-90 o degli Alnico.

 

Alla 335, presentata sull’edizione del febbraio 1958 della Gibson Gazzette, era stata affiancata pochi mesi dopo una versione più ricca, dotata della stessa struttura, delle stesse elettroniche, degli stessi legni, ma impreziosita dalla tastiera in ebano, dalle decorazioni in madreperla, dall’hardware dorato e dal binding multiplo.  A questa nuova variante della thinline, prodotta esclusivamente con una spettacolare finitura rosso ciliegia trasparente, era stato dato il nome di ES-355 T.

Un altro elemento, non estetico ma sostanziale, che distingueva la nuova chitarra dal modello precedente era l’attaccacorde: infatti al posto dello stop-bar installato sulla ES-335 la ES-355 presentava il vibrato Bigsby B-7, anch’esso dorato.  L’installazione dello stop-bar, sempre possibile su ordinazione, restò limitata a pochissimi strumenti. Nel suo fondamentale lavoro “Gibson Electrics, The Classic Years”, A.R. Duchossoir cita solo tre strumenti realizzati con questa opzione nei primi anni di produzione del modello – per intenderci, gli anni in cui la 355 aveva i PAF e il battipenna lungo, tra il 1958 e il ‘60. Tra questi vi è la chitarra che vi presentiamo su queste pagine, contraddistinta dal numero di serie A-32831, completata dalla Gibson nel Febbraio del 1960 (una quarta chitarra con lo stop-bar è stata recentemente rinvenuta nella splendida collezione “Roots Of Rock”). 

 

La ES-355 che vedete in queste foto è assolutamente originale e in condizioni splendide. Il colore cherry red è brillante e acceso, e lascia trasparire le venature del corpo in acero laminato, con top e fondo bombati e blocco interno, sempre in acero, sul quale sono alloggiati i pickup, il ponte e lo stop-bar. Il manico è realizzato con un unico pezzo di mogano, ha un profilo corposo quasi come un ’59, molto diverso da quello largo e appiattito del 1960. La tastiera in ebano è decorata con intarsi a larghi blocchi rettangolari in madreperla, e lo stesso materiale disegna la decorazione a rombo sezionato sulla paletta riservata dalla Gibson ai suoi modelli di punta nelle varie tipologie di chitarra, quasi a voler sottolineare che la 355 sta alla 335 come la Les Paul Custom sta alla Standard o la Super 400 sta alle altre archtop.

Il ponte è il tune-o-matic ABR-1, i pickup sono due micidiali PAF (zebra al manico, double-whites al ponte), le meccaniche sono le Grover Rotomatic.  Il circuito elettrico presenta la tipica configurazione introdotta nel 1959 con il terzo modello delle thinline semi-solide, la ES-345: infatti la chitarra è cablata in stereo ed è dotata del circuito Varitone a sei posizioni, che oltre al bypass fornisce altre cinque voci, ottenute tagliando determinate fasce di frequenza per mezzo di un intricato sistema di condensatori. Il battipenna, al contrario delle 335, non è in plastica laminata ma è costituito da uno strato unico tartarugato con binding multiplo, nello stile delle archtop più raffinate della Casa di Kalamazoo. Il binding a 5 strati decora e protegge anche i margini del top e della paletta.La chitarra è accompagnata dal cavetto stereo ad Y originale e dalle istruzioni originali sul funzionamento e la regolazione di pickup e ponte. La custodia, originale anch’essa, è la classica versione sottile della Lifton marrone con interno viola.

 

Il concetto innovativo delle semi-solide a cassa sottile si rivela ancora oggi attuale. Si tratta di chitarre estremamente versatili, leggere e dal look senza tempo, aggraziato e attuale oggi come quarantacinque anni fa. Ma è soprattutto il suono a rendere questi strumenti ricercatissimi, specialmente se costruiti nei primi anni in cui i pickup erano i Patent Applied For. Lo stop-bar, che nelle 335 rappresenta il valore aggiunto in grado di incoronarle ai vertici dei sogni vintagistici degli appassionati, è sulle ES-355 addirittura una sorta di utopia.  L’ebano della tastiera, l’oro dell’hardware, il cherry del corpo, rendono il modello amatissimo, ma il Bigsby, unanimemente considerato non paragonabile allo stop-bar per sustain, fa pendere l’ago dei desideri dalla parte del modello più “povero”. Ebbene, la chitarra che vedete qui unisce lo splendore color ciliegia all’impareggiabile suono di PAF e stop-bar, e personalmente non riesco a pensare ad una chitarra elettrica più bella, rara e desiderabile.

  

 

 

Nino Fazio

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