Gli eredi siciliani

Tale Francesco Claudio Bonetti, giovane palermitano ha nel 1768 una lite con un suo rivale in amore, lite che degenera in un duello concluso con la morte dell’avversario. Per sfuggire all’arresto e all’inevitabile condanna, il Bonetti fugge a Sciacca, dove si imbarca in un veliero diretto verso l'Oceano Pacifico.

Dopo molte avventure, sbarca nell’isola del Madagascar dove viene ammesso alla corte del re in qualità di consigliere. Divenuto amante della regina, raggiunge in breve l’alta carica di primo ministro e, alla morte del sovrano, ottiene con un plebiscito la corona reale e la mano della regina.

Nel 1828, anno in cui una mano ignota lo pugnala mentre passeggia per le strade di Calcutta, i suoi depositi ammontano a 75 milioni di sterline in denaro, in oro e in gioie, depositati in una banca di Londra. La somma è destinata, con regolare testamento ai suoi parenti di Sicilia e di tali sue volontà le banche londinesi prendono atto. Gli eredi ne hanno avviso il 2 giugno del 1829 dal giornale palermitano La Cerere e si pongono subito in grande movimento per riscuotere l’eredità. Tra costoro non si raggiunge però un accordo sulle spese di viaggio.

Sta di fatto - e ciò è provato da un documento notarile presso il notaio Salvatore Leonardi fu Pietro (atto n. 2432, libro I, vol. 627, foglio 42, 30 gennaio 1841) - che il Governo borbonico si interessa alla cosa e incarica il maggiordomo di corte, ,marchese Enrico Forcella, di riunire gli eredi e di metterli d’accordo su una linea comune da svolgere presso la banca. Non solo il marchese riesce nell’incarico ricevuto ma lo trae a suo vantaggio perchè si fa rilasciare regolare procura che gli dà mandato di rappresentare gli eredi e di trattenere il 10% su tutte le somme.Il Forcella intasca 17.000 sterline  delle quali non versa un centesimo agli eredi.. Segue una lite giudiziaria che si conclude favorevolmente al Forcella.

Le famiglie siciliane che vantano diritti positivi all’eredità sono diventate un centinaio. Tra queste, possiede titoli fortissimi la famiglia Ferrante di S. Agata di Militello, in provincia di Messina. Una copia del testamento del "Re del Madagascar" era nel 1939 nelle mani di una certa Girolama Sciacca, il cui marito, Francesco De Filippi, aveva dedicato trent’anni della sua vita nella ricerca dei documenti pertinenti alla eredità del Bonetti. Ma anche un tale Nicolò Bonetti, operaio di Marsala, avanzava qualche anno fa insistenti pretese.

La storia di questa eredità sta per tornare agli onori della cronaca perchè un avvocato romano si sarebbe messo in viaggio per la Sicilia allo scopo di tentare un accordo tra i diversi pretendenti e di iniziare le pratiche relative alla riscossione della somma che oggi ha un valore che si aggira intorno ai quattrocento miliardi di lire italiane.

Per ulteriori informazioni si può far riferimento ad un vecchio articolo di Matteo Guglielmo Tocco nel Notiziario di Messina del 26 agosto 1948.

 

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