Il Soave veneto

Da secoli il Soave è per antonomasia il vino dei veneti. Chi
all'osteria comandava un bianco, la classica "ombretta", riceveva
automaticamente un bicchiere di questo Soave, che si produce nel Veronese
dall'uva Garganega.
Oggi il Soave ha fatto carriera, valicando non solo i confini d'Italia, ma
solcando gli oceani e finendo in gran quantità negli Stati Uniti, dove è
apprezzatissimo.
Soave è una cittadina di seimila abitanti, a una ventina di chilometri da Verona, cintata da suggestive mura merlate e arricchita da un castello del XII secolo. Tutt'attorno si estende una campagna ondulata e densa di vigneti e frutteti. Il clima è mite, le estati sono calde, brevi gli inverni. Il suolo è residuo di antichi vulcani.
Il buon vino, oltre che nel comune di Soave, viene prodotto a Monteforte d'Alpone, San Martino Buon Albergo, Roncà, Montecchia, San Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cazzano, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi.
Il vino che nasce dell'uva garganega è effettivamente di
sapore soave, morbido, gentile. Questo lo si sapeva ufficialmente fin dal 1500,
quando il cronista veneziano Marin Sanudo scriveva: Soave, nel Veronese, prende
il nome dalla bontà e dalla soavità del vino. Rimane così il dubbio se sia stato
il vino a dare il nome al paese o viceversa.
Ma bisogna prima di tutto dare ascolto alla leggenda, che naturalmente coinvolge
i due famosi amanti veronesi. Si narra infatti che Romeo e Giulietta, durante la
sola notte d'amore trascorsa insieme, bevessero una coppa di vino bianco e
rapiti pronunciassero la parola "soave", non si sa bene se rivolta al vino o
alle loro stesse labbra.
Ma la storia si fa subito avanti per mettere a punto le cose,
affermando che il nome della cittadina e del suo vino deriva invece da Suavi o
Svevi, cioè dal popolo che occupò quelle terre nel Cinquecento.
Anche i letterati hanno una loro versione: fu Dante a battezzarlo Soave quando
lo bevve a Verona, offertogli da Can Grande della Scala.
L'uva Garganega, madre del Soave, possiede acini lunghi e
dorati ed è ottima anche da tavola. Il vitigno è resistente alle malattie, per
cui i viticoltori non temono mai produzioni ridotte.
Il vino Soave presenta da giovane un color giallo paglierino dai riflessi
verdognoli; si tinge quindi di ambraceo limpido, ed è questo il momento di
berlo. Il passaggio dalle botti di rovere all'imbottigliamento e al consumo
richiede soltanto dodici mesi; bevendo un Soave vecchio di due anni si potrebbe
correre il rischio di trovarlo già ossidato.
Fin dal primo sorso la personalità dell'autentico Soave si
esprime con un aromatico profumo di frutta e fiori selvatici, gradevolmente
amarognolo, asciutto, vellutato, con un'alcolicità compresa fra i 10 gradi e
mezzo e i 12.
Si potrebbe definirlo un vino da tutto pasto, perché si può iniziare a berlo
come aperitivo e proseguire fino alla frutta. Ma i piatti che in
particolare si sposano col Soave sono gli antipasti magri, le minestre, il pesce
lesso e fritto, i crostacei, il salmone affumicato, i carciofi, le uova, i
formaggi.
Come per tutti i bianchi nobili, la temperatura ideale del Soave al momento del
servizio è di 10 gradi; se bevuto troppo freddo la sua personalità viene
svilita.
Viene anche prodotto un Soave spumante, ma speciale menzione merita il Recioto di Soave. E' ottenuto con la medesima uva Garganega sottoposta però a una particolare selezione di "recie" cioè degli acini più alti ed espansi del grappolo, maturati all'ultimo caldo si settembre. Poi queste uve vengono lasciate appassire e quindi, per tradizione, pigiate a Natale. Se ne ricava così, purtroppo in quantità assai ridotta, un eccellente vino da dessert, profumato, liquoroso, amabile, di color giallo dorato chiaro, dalla gradazione di 14 gradi, da bere con la frutta e la pasticceria, invecchiabile fino ai 5 anni.
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