BIOTECNOLOGIE
IN AGRICOLTURA
E CIBI
TRANSGENICI
Pianezza
6 aprile 2000
Implicazioni bioetiche nella produzione di organismi
geneticamente modificati
Dott.ssa Roberta Todde
La biotecnologia rappresenta attualmente un mezzo
potentissimo che l'uomo ha a disposizione per indagare e modificare i
meccanismi più reconditi della vita. La tecnologia di per sé non ha un
significato positivo o negativo, spetta all'uomo la responsabilità di vagliare
ogni proprio intervento soppesandone le conseguenze.
Ecco perché l'etica (bioetica) deve rappresentare un
aspetto fondamentale dell'evoluzione biotecnologica .
Qual' è il
significato del termine bioetica?
Risale agli anni settanta la creazione del
neologismo "bioetica" utilizzato per indicare le riflessioni etico
morali sulle questioni suscitate dalla medicina e dalla biologia, in parte
sollevate dal continuo avanzamento tecnologico bio-medico.
La bioetica è stata definita come lo studio
sistematico della condotta umana nell'ambito delle scienze della vita e della
cura della salute, quando tale condotta è esaminata alla luce dei valori e dei
principi morali. Perché la tecnologia rappresenti un vero progresso per l'uomo
deve essere sempre accompagnata da attente e prudenti valutazioni sui propri
obbiettivi e sulle conseguenze.
Le principali perplessità che vengono suscitate
dalle applicazioni biotecnologiche in campo
alimentare riguardano i possibili risvolti che può avere l'introduzione
nell'ambiente di OGM, anche il relazione alla salute umana, i fini perseguiti ed i vantaggi derivanti
dalla coltivazione e dal consumo di OGM. Fino a che punto è lecito da parte
dell'uomo agire in maniera così profonda e intima su altri esseri viventi e
sull'ambiente che lo circonda addirittura spianando i confini tra mondo
animale, vegetale e microbico.
Con quali obiettivi vengono create varietà vegetali
geneticamente modificate?
Sommariamente si possono riunire in tre grandi
gruppi:
- Aumento
della produzione , questo obiettivo può venire perseguito con diverse
strategie tra cui:
difesa dai
parassiti
(ad es. il mais Bt, ammesso al commercio in Europa,
in cui è stato introdotto il gene che codifica per una tossina, prodotta dal Bacillus Thuringensis, nociva per
la piralide)
tolleranza
agli erbicidi
(la Soia RR prodotta dalla Monsanto anch'essa ammessa
al commercio europeo , che ha acquisito la resistenza ad un erbicida il Round
Up anch'esso della Monsanto)
maggiore resa
quantitativa
resistenza a
condizioni ambientali sfavorevoli : siccità,
temperature inadeguate, terreni inadeguati.
- Modifica
delle proprietà nutrizionali e qualitative: creazione di varietà con
aumentato contenuto in vitamine, proteine e minerali (ad es. la creazione di
una varietà di riso, il cosiddetto riso dorato, contenente vitamina A, di cui è
normalmente privo. L'impiego di questa varietà
paesi in via di sviluppo, nei quali il riso costituisce la base
dell'alimentazione (sud-est asiatico ecc.) potrebbe ovviare in parte alle
malattie causate dalle carenze alimentari per le quali ogni anno milioni di
bambini muoiono.
Creazione di varietà alimentari che abbiano
caratteristiche qualitative che le rendano più appetibili o ne modifichino il comportamento durante la
lavorazione o la cottura o ne aumentino la commerciabilità (ad es. patate
"aromatizzate all'aglio, o che non assorbono i grassi durante la frittura,
o fragole di dimensioni gigantesche pomodori che non marciscono)
- Strumenti per la lotta alle malattie: produzione di vaccini orali (ad es.
banane contenenti il vaccino contro l'epatite
Eliminazione
di allergeni
Come si può vedere i propositi sono i più svariati :
dall'intento nobile di apportare un aiuto alla risoluzione al problema della
malnutrizione e delle malattie che imperversano su buona parte del mondo alla
creazione di varietà alimentari che possano attirare l'attenzione dei
consumatori in cerca di novità e quindi con un chiaro intento consumistico.
Sicuramente dietro alla creazione di queste nuove
varietà alimentari vi è l'investimento di notevoli forze sia in termini
economici (ricerche molto costose) che umani (molti ricercatori e studiosi
impegnati su questo fronte).
Chi sono i principali protagonisti della ricerca biotecnologica?
Attualmente il mercato biotecnologico
applicato all'agricoltura è in mano a grandi aziende multinazionali :
l'americana Monsanto, la Du
Pont, la svizzera Novartis,
l'Astrazaneca, l'Aventis, queste aziende controllano
circa il 97% del mercato mondiale dei vegetali transgenici.
Queste aziende investono ogni anno milioni di
dollari nella creazione di nuove varietà alimentari. Ogni loro scoperta
commerciabile viene brevettata. Questo consente alle aziende di esigere il pagamento, dagli agricoltori,
dei diritti per lo sfruttamento di queste varietà anche quando i semi
provengono dal raccolto delle annate precedenti. In alcuni casi, per impedire
il riutilizzo del raccolto come semente sono stati elaborati dei sistemi
particolari quali ad es. la cosiddetta "tecnologia terminator" che
consiste in modificazioni genetiche che rendono il seme sterile alla seconda
generazione. La brevettazione, quindi, comporta
l'obbligo di comperare le sementi dalla ditta fornitrice o il pagamento di
diritti sull'utilizzo di tali sementi al depositario del brevetto e
potenzialmente crea uno stretto vincolo di dipendenza dell'agricoltore nei
confronti della ditta multinazionale.
L'enorme potenziale economico insito nello
sfruttamento commerciale delle invenzioni biotecnologiche
impone l'uso massiccio di brevetti. Lo strumento della brevettazione
applicata alle scoperte scientifiche suscita in molti delle perplessità perché
limita il principio, che sta alla base del progresso scientifico, della libera
condivisione e circolazione dei risultati e delle idee tra tutta la comunità
scientifico, la cooperazione di studiosi ad un progetto comune. In quest'ottica
i risultati più importanti, potenzialmente sfruttabili dall'industria, possono
venir nascosti, può esserne ritardata la divulgazione in attesa di una
applicazione commerciale.
La questione dei brevetti suscita perplessità sia
per le implicazioni economiche e politiche sia per la limitazione alla libera
circolazione delle conoscenze scientifiche.
Un'altra e forse più sentita problematica è quella
legata alla sicurezza nella coltivazione e nell'uso di alimenti transgenici.
Un alimento transgenico
deve superare numerose prove prima di essere ammesso al commercio: queste prove
devono valutare l'impatto ambientale, la tossicità verso gli animali e verso
l'uomo.
Organizzazioni internazionali indipendenti come
l'OCSE(Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico),
l'OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite) e la FAO e la
FDA (Food and Drug Administration)
hanno elaborato delle linee guida proprio per garantire la sicurezza della
biotecnologia applicata alla produzione degli alimenti.
Tale sicurezza viene principalmente verificata
confrontando i nuovi alimenti con quelli tradizionali in rapporto alla
lavorazione alla quale viene sottoposto il cibo e in base all'utilizzo che ne
fa il consumatore. Tali controlli possono portare ad un giudizio di sostanziale
equivalenza tra il prodotto tradizionale e quello modificato. Tuttavia alimenti
transgenici che esprimono proteine del tutto estranee
all'alimentazione umana (es. endotossina espressa dal
mais Bt della Novartis)
possono scatenare reazioni allergiche in alcuni individui in maniera non sempre
prevedibile dai test allergologici.
Un'altra problematica legata alla salute umana
riguarda la possibile insorgenza della resistenza agli antibiotici. Il processo
di trasformazione genetica comporta anche l'introduzione di un gene per la
resistenza agli antibiotici. Sono in corso studi sulla possibilità che tale caratteristica
possa essere trasmessa ad es. ai batteri della flora intestinale o a batteri
patogeni presenti nell'ambiente minando l'efficacia di questi strumenti nei
confronti dei batteri patogeni.
E' necessario che le istituzioni preposte al
controllo in materia di sicurezza per la salute umana e la salvaguardia
dell'ambiente vigilino perché le aziende multinazionali non trascurino la fase
di sperimentazione con lo scopo di mettere rapidamente in commercio i prodotti
brevettati.
Non meno gravi sono i potenziali pericoli che
derivano dall'introduzione in ambiente a scopo colturale di queste specie modificate.
Il pericolo dell'inquinamento genetico (dato
dall'incrocio delle varietà selvatiche con quelle geneticamente modificate), la
creazione di monocolture possono
contribuire ulteriormente alla perdita della biodiversità.
Considerando che oggi solo un quinto delle 250.000 varietà di piante commestibili viene utilizzato per l'alimentazione umana e
di queste, riso, frumento e mais rappresentano da sole il 60 %, sussiste il pericolo che tali colture non
conservino una varietà genetica sufficiente per consentire il loro adattamento
ai cambiamenti ambientali. Inoltre, la formazione spontanea di nuove varietà
vegetali, in grado di interagire con
altra forme di vita vegetali o animali può avere effetti del tutto
incontrollabili sui delicati equilibri naturali.
Apparentemente le biotecnologie sembrano offrire la
soluzione a molti dei problemi legati alla biodiversità.
Grazie al trasferimento dei geni tra specie differenti di piante, animali e
microrganismi, le risorse genetiche a
disposizione degli agricoltori sono considerevolmente aumentate. Tuttavia non
va dimenticato che le attuali specie viventi sono il frutto dell'adattamento
alle condizioni ambientali operato dalla natura in tempi lunghissimi.
Numerose organizzazioni internazionali hanno
stabilito forme di controllo per verificare l'innocuità sia per l'ambiente che
per la salute umana dei vegetali biotecnologici.
Difficilmente il consumatore ha la possibilità di accedere personalmente
all'esito di tali controlli e capacità di verificarne i risultati. In Europa sta
crescendo un forte movimento di protesta e di rifiuto nei confronti dei cibi transgenici. Le obiezioni mosse si riferiscono a punti
principali: la manipolazione genetica, non essendo naturale, è inaccettabile,
gli alimenti prodotti sono pericolosi, tali modificazioni sono pericolose per
l'ambiente. Moltissimi dati a favore e contro queste tesi sono stati raccolti e
vengono esibiti a turno dalle associazioni ambientaliste e di difesa dei
consumatori e sull'altro fronte dalle ditte produttrici. Ai timori scatenati
dalle alterne informazioni che giungono al consumatore si aggiunge un profondo
scetticismo nei confronti delle fonti ufficiali alimentato dalle esperienze
recenti della "mucca pazza" o del pollame alla diossina.
Recentemente la Commissione Europea ha presentato un
documento in materia di sicurezza alimentare "il libro bianco sulla
sicurezza alimentare". Si tratta di oltre 80 provvedimenti legislativi che
Bruxelles intende adottare entro i prossimi anni in tutti i settori legati al
cibo, tra cui il più importante è certamente l'istituzione di una agenzia
indipendente, denominata ufficialmente Autorità alimentare europea, composta di
scienziati di alto livello, che non solo sorveglierà l'applicazione delle norme
di sicurezza ma svolgerà anche un compito di prevenzione alimentare. La
Commissione, assieme alla nuova Autorità alimentare europea, si è posta
l'obiettivo di promuovere il dialogo con i consumatori onde incoraggiare il
loro coinvolgimento nella nuova politica di sicurezza alimentare. Nello stesso
tempo, i consumatori devono essere tenuti meglio informati delle nuove
preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare e dei rischi che certi
alimenti particolari presentano per determinati gruppi di persone
Inoltre viene ribadito il diritto del consumatore di
attendersi informazioni sulla qualità degli alimenti e sui loro ingredienti e
tale informazione deve essere utile e presentata in modo chiaro in modo da
consentire scelte consapevoli. A partire dalle norme esistenti si presenteranno
proposte in merito all'etichettatura degli alimenti.
Quali sono gli strumenti di cui disponiamo per
verificare a valle del processo produttivo, sono stati geneticamente
modificati?
Una circolare del Ministero della Sanità, del
25/11/98, ha indicato, come metodo ufficiale per la determinazione di prodotti transgenici negli alimenti, la tecnica PCR (Polymerase
Chain Reaction). Tale tecnica permette di replicare in maniere esponenziale
frammenti specifici di DNA al punto da renderli visualizzabili mediante
tecniche di elettroforesi e di quantizzarli. Presenta il vantaggio, rispetto ad
altre tecniche di analisi, di rilevare anche quantità molto basse di DNA
geneticamente modificato, ed è altamente specifica.
L'unico limite alla determinazione con questa tecnica è rappresentato dalla denaturazione o perdita del materiale genetico in seguito ai processi di elaborazione e trasformazione del prodotto alimentare.