PROVE
DI RESISTENZA
IN ACQUA CLORATA
La prova si è svolta con pochi strumenti ed è ripetibile anche da ciascuno dei lettori di questa pagina. Siamo stati indotti ad effettuarla avendo verificato (e giudicato ''furbo'' da parte dei produttori...) che in tutti i costumi da piscina da noi visionati, anche quelli non presenti presso il nostro esercizio, il singolo produttore poneva questo simbolo nella etichettatura interna :
ovvero NON TRATTARE IN ACQUA CLORATA!!!
(Per l'interpretazione dei simboli posti in ottemperanza al disposto della L.883/74
si veda la sezione ''CONOSCERE LE ETICHETTE")
A parte l'illogicità apparente di tale presenza nella etichettatura, a nostro avviso corretta per i costumi da mare in spandex (lycra,dorlastan ecc.), il significato che vi leggiamo fra le righe, e che in caso di contenzioso giudiziario potrebbe essere vantato, è : IL PRODUTTORE SOLLEVA SE' STESSO DALL'ONERE RELATIVO AD EVENTUALI RECLAMI SCARICANDOLO UNICAMENTE SUL VENDITORE.La qual cosa ci appare, quantomeno, scorretta nei confronti del venditore e, crediamo, anche e molto in quelli del consumatore. Avrete notato che, a parte chi vende aricoli esclusivamente legati ad attività sportive, i negozianti di costumi da mare non presentano in genere costumi per nuoto sportivo nelle vetrine. Spesso dietro questa apparente carenza si celano infinite discussioni con clienti insoddisfatti per aver danneggiato il costume in piscina dopo pochi utilizzi.
Pochi è un termine troppo generico: vediamo di quantificarlo.
Dalla personale esperienza di chi scrive appare che le ''Geremiadi'' della clientela si destino dopo circa un mese di utilizzo in piscina con frequenza bisettimanale il che, tradotto in ore, vuol dire: Il costume viene immerso in acqua clorata per circa un'ora per 8 o 9 volte prima di presentare difetti:quindi per 9 ore.
IPOTESI DI PARTENZA
L'ipotesi principe consta nello stimare che, nell'utilizzo normale, nelle acque delle piscine non possa essere presente una quantita' di ipocloriti superiore al 10% in volume (un litro di ipoclorito ogni 9 di acqua).
La seconda ipotesi fatta è nella stima del tempo di permanenza del tessuto nell'agente chimico supposto dannoso. Abbiamo già esposto che tale stima si attesta sulle 8-9 ore. L'esperimento è stato condotto magnificando il fattore tempo di circa il 20% ovvero portando l'ammollo ad 11 ore stante la non dinamicità dell'esperimento.(Nell'uso in piscina il tessuto viene sollecitato meccanicamente sia nella trama che nell'ordito essendo indossato da un soggetto in movimento.)
Si è infatti arbitrariamente stimato in un 20% in più la possibilità di contatto delle porzioni del polimero reattive con gli ioni in soluzione a causa del maggiore passaggio di liquido nel tessuto indotto dal movimento.
Altra ipotesi sulla reattività dei tessuti in spandex con gli ipocloriti è esposta in dettaglio nella sezione ''CONOSCERE I MATERIALI''
MATERIALI E METODI

I materiali utilizzati per condurre l'esperimento sono semplici e reperibili da chiunque ed in particolare:
-1 vaschetta in plastica di opportune dimensioni
-2 acqua di rubinetto
-3 ipoclorito di sodio (varechina od amuchina reperibile in farmacia)
-4 buretta graduata per il controllo delle diluizioni (ma bastano un bicchierino ed un poco di pazienza)
-5 i campioni di tessuto
-6 un timer od anche una banalissima sveglia
-7 (opzionale) 2 telaietti da ricamo in plastica o legno per tendere il tessuto
-8 (opzionale per i pignoli come lo scrivente) microscopio ottico o digitale con fattore di ingrandimento almeno pari a 100x
Il metodo di conduzione dell'esperienza e della raccolta di dati è stato suggerito dalle lamentele raccolte ovvero:
Simulare la condizione d'uso mediante ammollo in soluzione acquosa di NaClO per il tempo stimato.
Documentare con immagini le evidenze segnalate dai consumatori cercando immagini anche molto più dettagliate che contribuiscano a chiarire cosa stia accadendo al prodotto (microscopiche).
DISPOSIZIONE SPERIMENTALE
Si è scelto di effettuare la prova sui campioni di tessuto
montandoli su telaietto e fotografando sia macroscopicamente che microscopicamente il
tessuto nelle due fasi: antecedente e successiva.
Si è quindi provveduto a realizzare
la soluzione di NaClO al 10% volume utilizzando la buretta graduata e, quindi, ad
immergere il campione di tessuto contenente spandex (derivato da un reggiseno di bikini a
triangolo) nella vaschetta e si è impostato il timer su 11 ore.
Al termine dell'ammollo il capo e' stato sciacquato in abbondante acqua corrente quindi lavato con sapone di marsiglia, di nuovo risciacquato ed appeso ad asciugare in ombra e lontano da fonti di calore.
Analoga procedura è stata utilizzata per il costume da piscina inalterabile in acqua clorata (per verificarne le caratteristiche vantate) portando la diluizione al 20% volume quale prova di stress e ripetendo il procedimento due volte.

EVIDENZE SPERIMENTALI
Ad una osservazione macroscopica il tessuto contenente spandex,
dopo il trattamento in acqua clorata, presentava irregolarità nella tramatura ed evidenti
smagliature conseguenti al cedimento nella struttura del tessuto come si può facilmente
verificare osservando le immagini di seguito riportate:
In questa immagine si vede il tessuto nuovo montato sul telaio in modo ravvicinato. Il tessuto ed il colore sono uniformi.

Dopo il trattamento si verifica, nella parte centrale del tessuto, un cedimento nella struttura nonchè un'intuibile perdita nella saturazione cromatica oltre ad una altrettanto intuibile disomogeneità.
E questo è solo l'aspetto esteriore più evidente. Toccando il capo ed estendendo il tessuto si verificano differenti cedevolezze per zone differenti e trazioni lungo direzioni differenti all'interno di esse.Ma le sorprese maggiori, per quanto ipotizzate, si hanno confrontando le immagini microscopiche del campione nelle due fasi.
RISULTATI VERIFICATI


Nell'immagine di sinistra si vede un tessuto in spandex di un reggiseno a triangolo, parte di un bikini, prima del trattamento in acqua clorata. Il filo singolo più scuro è lo stesso che appare bianco ed interrotto nell'immagine a destra, relativa allo stesso pezzo di tessuto dopo 11 ore in ammollo con una soluzione acquosa di NaClO al 10%. Il filo di spandex appare decolorato ed interrotto. Le catene verticali scure nell'immagine di sinistra sono quelle inclinate e decolorate di quella a destra ed il fondo è stato scurito, in fase di acquisizione immagine, per rendere maggiormente visibile il filo in spandex interrotto.
Come più dettagliatamente esposto nella sezione ''CONOSCERE I MATERIALI'', le catene polimeriche si interrompono discontinuando la fibra in quanto le parti terminali delle macromolecole formano dei nuovi legami stabili con il cloro e non più fra loro. Il risultato è quel cedimento nella struttuea del tessuto, sia nella trama che nell'ordito evidenziato nelle immagini macroscopiche. Esasperando l'ingrandimento del microscopio per cercare di visualizzare ulteriori dettagli si sono ottenute le seguenti immagini, di scarsa leggibilità, che riportiamo puro titolo di curiosità.



Ed ecco le immagini relative al tessuto inalterabile prima del contatto col cloro

e dopo il doppio trattamento (che forse sarebbe più aderente alla realtà chiamare ''cattiveria perpetrata al tessuto'') nella forma macroscopica

ed infine le immagini microscopiche con la stessa successione


a parte una lievissima perdita di colore, rilevabile più che altro macroscopicamente, le immagini dimostrano che, in condizioni estreme e reiterate, il tessuto, almeno otticamente, appare praticamente inalterato.Per la prova di tonicità ed elasticitaà dello stesso chi ha condotto l'esperimento garantisce di non aver rilevato differenze sostenziali neanche al tatto.
Quindi si può asserire che non conviene utilizzare tessuti con spandex per l'uso in piscina e, quale avvertenza dettata dal buon senso, di fare attenzione anche all'acqua potabile distribuita nelle condotte di tutti i comuni fidandosi del proprio naso...Siamo infatti dotati di uno strumento quasi perfetto per l'identificazione dello ione ClO- nelle soluzioni acquose! Se fate mente locale ricorderete di aver avvertito, talvolta nel passato, odore di candeggina o sapore di cloro nell'acqua che proviene dal rubinetto di casa. Questa sensazione è una realtà! Di rado i nostri sensi ci mentono.
Infatti una delle pratiche più diffuse per potabilizzare le acque è di utilizzare Amuchina (cioè ipoclorito di sodio, ovvero candeggina...) come additivo in grado di abbattere la eventuale carica batterica presente. Tale pratica rende però pericolosa l'abitudine di sciacquare il costume da mare dopo l'utilizzo. Questa pratica risulta corretta ma, qualora si avverta la presenza di cloro nell'acqua, sarebbe meglio astenersi dal procurare un trauma come quello documentato ai tessuti con spandex....
Per maggiori dettagli sulle considerazioni teoriche chimico fisiche si rimanda alla sezione''CONOSCERE I MATERIALI'' mentre per quelle relative al tessuto inalterabile si rimanda alla sezione ''COSTUMI INALTERABILI''.