L'evoluzione architettonica del complesso della Disciplina di Trigolo

a cura di Ezio Salvini e Carlo Dusi

 

Premessa

 

Le brevi note che leggete qui sotto sono il frutto, oltre che della mia personale passione per la storia di Trigolo, del lavoro di studio, di ricerca, di rilievo e di elaborazione grafica fatto dall'Architetto Carlo Dusi; esso è servito per la stesura della tesi di laurea dal titolo "Il complesso della Disciplina a Trigolo - Progetto di conservazione e riuso della chiesa di San Bartolomeo", discussa presso il Politecnico di Milano nell'anno accademico 1998/1999.

Rispetto alla tesi di laurea, la parte di ricerca storica è stata ampliata e approfondita attraverso l'indagine delle fonti documentarie, in principal luogo le visite pastorali della Parroccchia di San Benedetto in Trigolo, conservate presso l'archivio diocesano. Tutte le visite pastorali concernenti il periodo di vita della Disciplina, dal 1566 al 1803, sono state consultate, lette e trascritte per poter conoscere e confrontare le descrizioni che nelle relazioni sono state fatte del monumento e seguirne l'evoluzione e le trasformazioni.

Il risultato del lavoro fatto, è stato per breve tempo esposto in una piccola mostra allestita in occasione della Sagra 1999. Parte di quanto allora è stato utilizzato per la mostra viene qui illustrato e narrato in maniera - si spera - comprensibile e apprezzabile anche dai non addetti ai lavori, nella convinzione di fare cosa gradita alla gente di Trigolo e in generale a tutti gli amanti della cosiddetta storia minore.

 

1. La cappella di San Pietromartire

 

"Est sub dicta ecclesia S.ti Benedicti Oratorium seu Capella sub titulo S.ti Petri Martiris": nel 1566 la Disciplina era solamente un oratorio, un luogo di preghiera, dove cioè non si amministravano i sacramenti; una semplice cappella dedicata a San Pietromartire: essa aveva però il pregio di essere "satis pulchra et honesta" (abbastanza graziosa e decorosa)

La prima visita pastorale Sfondrati (1566), non fornisce altre indicazioni descrittive circa la conformazione o la struttura architettonica della Cappella di San Pietromartire detta già allora la "Disciplina" per il fatto di ospitare la "schola Disciplinatorum", la società dei Disciplini. Dunque per cercare di capire quali fossero le caratteristiche architettoniche della costruzione, ci si deve basare sulle indicazioni che ci pervengono dai resti materici dell'antico, piccolo oratorio; resti che sono ancora leggibili e ancora in grado di fornirci indicazioni precise, nonostante siano stati inglobati nelle costruzioni che nel tempo sono state addossate al nucleo primitivo di edifici sacri, fino ad incastrarsi letteralmente in essi a formare un complesso architettonico nuovo e diverso.(foto 1)

Foto 1 - Il complesso detto "la Disciplina" prima del crollo visto dall'alto (foto Plinio)

La prima indicazione concerne l'orientamento dell' antica cappella: esso era certamente est - ovest, (disegno 1) secondo le norme canoniche e la consuetudine edificatoria di genere religioso. Lo si desume con certezza, oltre che dalle testimonianze delle visite pastorali successive, anche da ciò che resta del portale d'ingresso sormontato da un arco a tutto sesto, ancora visibile sul lato occidentale di quella che, nei secoli successivi, diventerà la chiesa di San Bartolomeo, oggi, purtroppo quasi completamente crollata.

 

Disegno 1 - La pianta della cappella di San Pietromartire rivolta ad oriente

L'originario ingresso alla cappella di San Pietromartire reca ancora alcune povere tracce del dipinto affrescato nella lunetta descritta dall'arco a tutto sesto del portale; il piccolissimo lacerto ancor'oggi percepibile, anche se sempre più precariamente, lascia intravedere con chiarezza la testa del Santo titolare squarciata dalla mannaia del suo assassino.

L'evidenza architettonica, rappresentata dall' esistenza di un portale tamponato in epoca successiva, è ulteriormente confermata dalla prova iconografica dell' immagine di San Pietromartire affrescata su quello che senza alcun dubbio dovevea essere l'ingresso della cappella a lui intitolata (foto2).

Foto 2 - Il lacerto di affresco con la testa di S. Pietromartire

 

Un ulteriore indizio e' rappresentato anche dalle tracce di quella che con tutta probabilità era l'antica fondazione che sosteneva un tratto della parete meridionale della cappella; tracce portate temporaneamente alla luce in occasione dei lavori di ripulitura della navata della chiesa di San Bartolomeo dai rifiuti di materiali inerti che vi erano stati malauguratamente ammassati. (foto 3)

 

Foto 3 - Le fondamenta dell'ex cappella di S. Pietromartire (lato sud)

 

Le fonti documentarie (visita pastorale 1566 Sfondrati) ci tramandano inoltre la notizia che annessa alla cappella era stata istituita una scuola pubblica per l'insegnamento ai bambini poveri di Trigolo. E' ragionevole perciò supporre che vi dovessero essere, nei pressi della cappella, o addirittura addossati alla stessa, uno o più locali adibiti ad aula scolastica.

In sintesi si ritiene di poter affermare, sulla base di quanto documentato, che verso la metà del '500 il complesso detto "La Disciplina", era composto:

- dalla cappella di San Pietromartire, disposta parallelamente alla parrocchiale e rivolta ad oriente;

- da uno o più locali per l'insegnamento scolastico ai bambini di Trigolo.

Per maggior completezza si può però già aggiungere, anticipando ciò che si documenterà più avanti, che vi era anche;

- un piccolo campanile;

- una casa di proprietà della Comunità di Trigolo, che la concedeva ad uso abitativo al cappellano della confraternita.

Nel disegno sottostante è descritta l'ipotetica ricostruzione architettonica della cappella di San Pietromartire; in esso si è cercato di evidenziare la corrispondenza con i resti attuali dell'antica struttura. (disegno 2)

 

Disegno 2 - Ricostruzione ipotetica della cappella di San Pietromartire

 

 

 

Le prime indicazioni descrittive riguardanti l'oratorio o cappella di San Pietromartire ci vengono fornite dalla relazione alla seconda visita pastorale di Mons. Sfondrati (1580).

Il visitatore in questa occasione si sofferma a descrivere anche le caratteristiche architettoniche della piccola chiesa, annotando che il tetto è a volta ("fornicatum") e che prende luce da due finestre poste sulla parete di destra ("a manu dextera").

L'espressione "a manu dextera" non è priva di una certa ambiguità, non essendo chiaro quale sia il punto di osservazione. Nasce a questo punto il problema della determinazione della destra o della sinistra; queste seppur semplici nozioni vengono costantemente utilizzate nelle descrizioni degli edifici sacri, senza tuttavia che venga mai fornita l'indicazione del punto di osservazione. Vale la pena ricordare che gli storici, sulla base dell'esperienza concreta e delle corrispondenze ancora materialmente e concretamente verificabili, concordano nel ritenere che il visitatore, iniziata la sommaria descrizione della chiesa stando sul portale d'ingresso, si spostasse poi in presbiterio per ultimarne la descrizione, indicando quindi la destra e la sinistra stando con le spalle rivolte all'altare o all'abside.

Sulla base di queste considerazioni le due finestrelle "a manu dextera" dovevano essere ricavate nella parete settentrionale della cappella, quella che ancor oggi corre parallela al lato sud della chiesa parrocchiale. Sappiamo infatti che fra la parrocchiale e la cappella di San Pietromartire vi era il cimitero; su questo lato non esistevano perciò ostacoli di altezza tale da impedire il passaggio della luce. Lungo la parete sud è invece ipotizzabile l'esistenza di una casa di proprietà dei Disciplini che, al contrario, non avrebbe consentito alla cappella di prendere luce.

Ma a maggior conforto della tesi che privilegia il lato settentrionale, sta il fatto che proprio su questo lato pare di poter intravedere l'esistenza di una finestrella, poi tamponata all'epoca della costruzione della chiesa di San Bartolomeo, della quale tuttavia si percepisce ancora un accenno della strombatura: la foto sotto indica la localizzazione esatta di questo indizio che a nostro avviso meriterebbe di essere più approfonditamente indagato. (foto 4)

 

Foto 4 - Il punto dove si intravede la strombatura di una delle due finestrelle dell'ex cappella di San Pietromartire

"In muro", così si esprime il visitatore, sono dipinte le immagini della Beata Vergine di San Pietromartire e di San Fermo.

Fin qui la descrizione del visitatore, sulla base della quale si può concludere che, allo spirare del XVI secolo la cappella di San Pietromartire si presentava come una costruzione:

- orientata est - ovest;

- ad una sola navata;

- con il soffitto a volta;

- con porta centrale nella fronte e due finestrelle sul lato settentrionale;

- con le pareti almeno parzialmente affrescate con le immagini della Madonna, del santo titolare e di San Fermo.

Inoltre i muri perimetrali dovevano essere leggermente scarpati fina all'altezza di circa un metro da terra. Quest'ultimo dato, non riferito dai documenti, è però materialmente e visivamente ancora rilevabile sia sullo spigolo di nord - ovest sia, seppur con qualche difficoltà in più, sullo spigolo sud - ovest dell'ex cappella. (foto 5)

 

Foto 5 - La scarpa sullo spigolo nord - ovest dell'ex cappella di San Pietromartire

 

L'oratorio o cappella è dotato anche di un piccolo campanile situato in corrispondenza dell'altare; inoltre, vi sono due porticine a "manu dextera" e a "parte sinstra", che portano in due case contigue alla chiesa. In una è la residenza del Cappellano dei Disciplini; è costituita da una sola stanza per piano e da una scala. Nell'altra invece, che è formata da due stanze a pian terreno e due stanze al primo piano, è stato ricavato un piccolo oratorio ad uso esclusivo dei Disciplini. (disegno 3)

 

Disegno 3 - Ricostruzione ipotetica della cappella di San Pietromartire

 

La cappella infine ha un coro di legno sulla porta d'ingresso, nel quale i confratelli si riuniscono per le loro adunanze e per "disciplinarsi". Questa di costruire un soppalco di legno sopra il portale d'ingresso per ricavarvi lo spazio riservato alle congregazioni periodiche dei confratelli, doveva essere una consuetudine edificatoria tipica delle confraternite disciplinate. Di essa si riscontrano testimonianze anche non lontano da noi: ad esempio nell'Oratorio di San Rocco di Offanengo, dove il soppalco esiste tuttora anche se ricostruito e a Fontanella, nell'oratorio di Santa Maria detto la Disciplina, dove la "schola Disciplinatorum", secondo quanto riferisce il visitatore, si teneva sopra un tavolato di legno sopra l'ingresso della chiesa. (disegno 4)

La Disciplina si va così sempre più delineando come un complesso di edifici disposti attorno ad un nucleo centrale costituito dalla cappella di San Pietromartire.

 

Disegno 4 - Pianta e sezione della cappella di San Pietromartire con evidenziato il coro ligneo sopra il portale d'ingresso

 

 

2. L'oratorio della Santissima Trinità

 

 

La visita pastorale del Vescovo Speciano, che cade all'aprirsi del nuovo secolo (1601), aggiunge nuovi particolari a quanto già a noi noto e consente una definizione più dettagliata dell'aspetto architettonico della cappella della Disciplina, che tuttavia non è più intitolata a San Pietromartire, bensì alla Santissima Trinità: con ogni probabilità per effetto dell' aggregazione all'Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti di Roma avvenuta nel 1582.

Ma tornando alla descrizione della chiesa, la visita ci informa che oltre ad avere il soffitto a volta, definita "abbastanza ben fatta" (satis bona), la chiesa è sorretta da due archi di cui però si tace la conformazione.

Esiste anche un coro, collocato dietro l'altare, in corrispondenza del quale è sistemato un divisorio ("separationem") formato con assi di legno, che lo divide dal corpo della chiesa; esso si caratterizza come uno spazio delimitato e riservato all' utilizzo esclusivo dei Disciplini. Il coro sopra la porta d'ingresso con tutta probabilità non esiste più ed è stato sostituito con questo, posto a livello del pavimento dietro l'altare; la relazione della visita pastorale, infatti, non fa più alcun cenno al vecchio coro ricavato sul soppalco di legno all'ingresso della cappella.

Viene ribadita invece l'esistenza di un'altro oratorio "pro congregationibus suis", ricavato nelle stanze a pian terreno della casa adiacente alla cappella. Secondo un documento in atti del notaio G.P.Bernareggio, i Disciplini l'avevano acquistata nel 1577, parte con i soldi delle elemosine e parte con un generoso contributo del Rettore don Bartolomeo Girri. In questo piccolo oratorio esiste anche un altarolo "ad privatim orandum" per pregare in privato e un luogo per riporre gli abiti del sodalizio.

Non esiste la sacrestia; di questo il Vescovo si rammarica e ordina che se ne costruisca una "dalla banda sinistra del coro", la quale dovrà essere in volta, luminosa e asciutta.

Si dovrà provvedere anche di un'ancona da porre nel coro, avendo cura (si legge sempre nella relazione alla visita Speciano - 1601) di fare in modo che possa essere vista "anco da chi entrerà in chiesa": l'espressione è con ogni probabilità, da porre in relazione all'ostacolo rappresentato per la vista, dal sipario di legno situato all'altezza dell'altare per delimitare il coro dei Disciplini.

Sulla base delle osservazioni fin qui esposte e di quanto è ancora possibile constatare materialmente, nonostante i crolli che hanno interessato in gran parte anche l'ex cappella di San Pietromartire, si può concludere che, agli inizii del '600, l'ex oratorio era costituito da una costruzione ad una sola navata, divisa in tre campate sorrette da due archi sotto un soffitto a volta. Non è indicata la tipologia stilistica nè della volta nè degli archi.

L'altare è posto sul limite fra la seconda e la terza campata e dietro l'altare è situato il coro dei confratelli; prende luce sul lato settentrionale; a quello meridionale infatti è addossata la casa che i Disciplini hanno acquistato per ricavarvi un altro piccolo oratorio con altare.

L'unica novità, seppur di un certo rilievo, rispetto alla situazione di fine '500, è costituita dal fatto che al primo piano dell'edificio vi è la stanza per l'ospitalità ai pellegrini. La confraternita di San Pietromartire, ha infatti ottenuto, nel 1582, l'aggregazione all'arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti di Roma. L'accettazione della domanda era vincolata alla disponibilità, presso la confraternita, di strutture da destinare all'accoglienza dei pellegrini in transito da Trigolo.

Gli atti relativi alla domanda di aggregazione, di cui si è ritrovata traccia nel fondo Ospedali dell'Archivio di stato di Roma, contengono una "fede" del Vescovo Nicolo' Sfondrati, attestante l'esistenza, presso l'oratorio di San Pietromartire di una "mansio" con un solo letto "pro recipiendis hospitio peregrinis". Si tratta per l'appunto della casa ( mansio) addossata alla cappella, la cui stanza al primo piano era stata riservata all'ospitalità dei pellegrini (pro recipiendis hospitio peregrinis).

Da ultimo viene riferita l'esistenza di un piccolo campanile di cui al giorno d'oggi non è facile individuare l'originaria ubicazione. Alcune considerazioni, basate su rilievi strutturali che sarebbe noioso descrivere, ci fanno propendere per la localizzazione indicata nel disegno sottostante.(disegno 5)

 

disegno 5 - Pianta e sezione della cappella di San Pietromartire con evidenziato il nuovo coro quadrato di inizi '600.

 

Durante il primo decennio del '600 il coro della cappella di San Pietromartire, che come si è visto, era situato dietro l'altare ed era separato dall'aula della chiesa da un sipario ("separationem") di legno, viene demolito e interamente ricostruito ex novo: "post visitationem chorus factus fuit in dicta Ecclesia, cuius forma quadrata est": dopo la visita - del Vescovo Speciano 1601- si è costruito il coro in questa chiesa e la sua forma è quadrata. (disegno 5)

 

3. L'Oratorio di San Bartolomeo

 

Questa notazione è contenuta nella relazione della visita pastorale del Vescovo Mons. Brivio (1612): a quel tempo però la Disciplina viene gia' definita "ecclesiam simplicem seu oratorium Sancti Bartholomei".

Si tratta ancora e sempre dell'ex cappella di San Pietromartire, la quale però ha cambiato nuovamente intitolazione per motivi che, a tutt'oggi, non ci è dato conoscere. Personalmente propenderei per mettere in correlazione la mutata intitolazione con la morte di Don "Bartolomeo" Girri, forse il più grande rettore che la parrocchia di Trigolo abbia mai avuto e gran benefattore della confraternita dei Disciplini (anche se le sue preferenze andarono sempre a quella del Rosario). Tuttavia non sono stato in grado di raccogliere indizi sufficientemente probanti per confermare questa che rimane perciò una semplice intuizione.

In sostanza l'intervento edilizio ha riguardato l'ultima campata della cappella della Santissima Trinità, che è stata demolita e al suo posto è stato costruito un coro nuovo, più grande e più confacente alle esigenze dei Disciplini. Il nuovo coro è perfettamente quadrato: le dimensioni sono sette metri per sette. Il periodo temporale in cui tutto questo è avvenuto si colloca fra il 1601 (visita Speciano) e il 1612 (visita Brivio). Questa struttura è ancor oggi esistente e rappresenta senz'altro l'edificio di maggior interesse e di maggior pregio fra tutti quelli che compongono il complesso della Disciplina.

Si trova sul lato meridionale della chiesa parrocchiale (San Benedetto); al tempo della visita Brivio confinava però con il cimitero che si trovava appunto fra la parocchiale e la cappella di San Pietromartire. (disegno 5)

Nel 1612 la confraternita risulta ancora debitrice, nei confronti di diverse persone, di 100 lire imperiali a motivo delle spese effettuate per la costruzione del nuovo coro.

Mons. Brivio precisa infine che la sua costruzione, è stata "hoc presenti anno perfecti" cioè definitivamente terminata nell'anno corrente 1612. Non fornisce però alcuna descrizione concernente le caratteristiche architettoniche o pittoriche della nuova costruzione.

Sempre la visita Brivio informa invece che la torre è stata "de recenti constructa" e che la sua collocazione è a lato del coro verso mezzogiorno ("a latere cori meridiem versus"). Se ne deve dedurre che il piccolo campanile di cui hanno riferito le visite Sondrati e Speciano, sia stato sostituito, per motivi imprecisati, da una nuova torre, che ha la peculiarità di assolvere anche alla funzione di piccola sagresita. Si ricorderà come l'ordinazione del vescovo Speciano imponesse la costruzione di una sagrestia a volta, luminosa e asciutta; ne veniva indicata anche la possibile ubicazione: "dalla banda sinistra del coro". La nuova torre si trova a lato del coro verso mezzogiorno e il piano terra può essere adibito, seppur temporaneamente o provvisoriamente, a piccola sagrestia tant'è che nel bel mezzo di questo spazio, osserva Mons. Brivio, pende la fune della campana.

Il resto della descrizione contenuta nella visita pastorale del 1612, non si discosta nè aggiunge nulla di nuovo a quanto già descritto nelle precedenti visite pastorali:

- la chiesa è a volta sorretta da archi e decorata di cornici;

- ha il pavimento in cotto senza avvallamenti (piano);

- è illuminata da due finestre oblunghe.

- è situata a sud della parrocchiale;

- adiacenti all'oratorio vi sono due costruzioni: la casa per il cappellano; un'altra casa con un piccolo oratorio e al primo piano la stanza per i pellegrini.

L'unica novità è rappresentata dalla notizia che a sinistra, vicino alla porta d''ingresso, in una nicchia si trova la statua di San Fermo.

Come si può notare "La Disciplina" si va delineando sempre più con il passare degli anni, come una struttura composita e in continua evoluzione, non riconducibile alla sola cappella omonima, ma comprendente diverse costruzioni che con essa si integrano e si completano.

Un ulteriore contribnuto alla nostra conoscienza delle caratteristiche della Dsiciplina ci viene fornita da Mons. Campori.

La prima notazione con la quale si apre la descrizione di quella che era ormai diventata la cappella di San Bartolomeo, rappresenta la conferma di quanto anche le pure e semplici evidenze architettoniche residue, avevano fatto supporre: che cioè l'oratorio o cappella era orientata est - ovest: "oratorium versus ad orientem" (l'oratorio è rivolto ad oriente). La descrizione precisa che l'oratorio delimita un lato del cimitero parrocchiale che, come si è detto, si trovava fra la chiesa di San Benedetto e la cappella dei Disciplini.

E' l'anno 1623 e Mons. Campori, diversamente dai suoi predecessori venuti in visita pastorale alla parrocchia di San Benedetto, si sofferma ad indicare, fra l'altro, anche le dimensioni degli edifici sacri che descrive. Le misure sono espresse in cubiti. Per la cappella di San Bartolomeo sono dichiarate però solamente la lunghezza (30 cubiti) e l'altezza (12 cubiti).

Il cubito canonico equivale a 44 centimetri circa. Tuttavia per avere un qualche termine di confronto, a conferna dell'effettivo valore attribuito dal visitatore a questa antica unità di misura, è stata effettuata una misurazione, seppur approssimativa, della chiesa di San Pietro; chiesa ancora esistente, le cui dimensioni non sono state modificate nel tempo e di cui pure nella visita pastorale vengono fornite le misure ( lunghezza 30 cubiti, altezza 12, larghezza 15). Le misurazioni hanno dato il seguente risultato: lunghezza 15 metri, altezza 6, larghezza 7,50. Se ne deve dedurre che, rispetto al valore canonico di 44 centimetri, il vescovo attribuisca di fatto al cubito un valore che si approssima al mezzo metro.

Sul lato nord della chiesa è ancor oggi evidente un troncone di lesena che marcava la lunghezza della prima campata.(vedi disegno 3) La lesena in parola si trova a 5 metri dalla facciata della chiesa: tenendo conto di tre campate e due archi, l'antica chiesa di San Pietromartire, poi della Santissima Trinità e ora di San Bartolomeo, doveva essere lunga 15 metri. Attualmente la lunghezza totale è di 17 metri: si è visto infatti come l'ultima campata misuri 7 metri anzichè cinque, in conseguenza della costruzione del nuovo coro quadrato. Tenendo conto di un margine di approssimazione nella determinazione del cubito e anche di una qualche arrotondamento delle misure riportate (che sono tutte espresse in valori assoluti, senza decimali) si può ragionevolmente affermare che la dimensione, in lunghezza, riferita nella visita pastorale del 1623, corrisponde con l' attuale. Questo fatto costituisce, se ancora ve ne fosse bisogno, un'ulteriore conferma della collocazione spaziale e dell'originaria disposizione est - ovest della cappella di San Pietromartire.

Per la determinazione della larghezza, in mancanza di una indicazione specifica, (si è visto infatti come la visita pastorale riporti solamente lunghezza e altezza) si deve far riferimento all' asserzione del visitatore, secondo la quale la chiesa è larga quanto la cappella maggiore, la quale coincide di fatto con lo spazio occupato dal nuovo coro quadrato. Poichè ancor oggi la larghezza del coro è di sette metri e non vi sono dubbi che le sue dimensioni non siano mutate nel tempo, si deve concludere che la chiesa aveva una larghezza costante di sette metri per tutta la lunghezza.

Altrettanto non si può dire per l'altezza. La visita specifica che la cappella maggiore è più alta della restante parte della chiesa, cioè della navata. La volta della cappella maggiore, cioè del coro era, ed è tutt'ora, di 7 metri e 60 centimetri. La volta della cappella era alta invece solo 12 cubiti cioè 6 metri: la conformazione della volta era dunque suddivisa in due parti: la navata più bassa e il presbiterio o cappella maggiore più alta.(disegno 5)

Ma la visita Campori fornisce anche notizie interessanti circa i dipinti che ornano la chiesa di San Bartolomeo.

Sul muro di fondo vi è l'affresco della Santissimna Trinità che funge da ancona (foto 6); nella volta della cappella maggiore è invece affrescata l'Ascensione e sotto la volta, cioè nelle lunette delle unghiature della botte, l'effige dei dodici apostoli (foto 7 e 8). Mentre l'affresco della Santissima Trinità e dei dodici apostoli sono tuttora esistenti, seppur in precario stato di conservazione, dell'Ascensione, affrescata sotto la volta del coro, rimangono solo alcune tracce appena percepibili. Le pareti della cappella maggiore sono inoltre rivestite di drappi di porpora chiamate "bergamasche".

L'aula del coro, stando alla descrizione che ne viene fornita, doveva offrire un'immagine di sontuosa ricchezza decorativa, sia per gli affreschi del fondo e della volta sia per la ricca tappezzeria che rivestiva le pareti.

Foto 6 - L'affresco della Santissima Trinità

 

Rimane tuttavia la separazione fra il coro e la chiesa; alle assi del passato sono state sostituite le balaustre di legno nella parte inferiore e i tendaggi per la parte superiore.

Da ultimo il visitatore annota che esiste una sagrestia ma di proporzioni non adeguate alla chiesa e un piccolo campanile con una campana sola. Non ne indica l'ubicazione.

Foto 7 - Le lunette con gli affreschi dei dodici apostoli

Foto 8 - Due dei dodici apostoli

 

5. Il nuovo Oratorio di San Bartolomeo

 

Bisogna compiere un salto cronologico di circa 50 anni prima di trovare un'altra descrizione dell'oratorio di San Bartolomeo: dal 1623 infatti si arriva al 1674, anno in cui a Trigolo giunge in visita pastorale il vescovo Pietro Isimbardi.

"La chiesa è orientata a settentrione". Con questa affermazione, invero piuttosto sorprendente ed inaspettata,si apre la descrizione della chiesa di San Bartolomeo contenuta nella visita Isimbardi.

Non può certo trattarsi della vecchia cappella di San Pietromartire nè del successivo oratorio di San Bartolomeo quale doveva risultare dai molteplici cambiamenti apportati all'originaria cappella. Si è visto infatti come quell'edificio fosse certamente rivolto ad oriente.

Quella che viene descritta è dunque una chiesa nuova e diversa da quella che fino al 1623 era stata definita come la "Disciplina".

Per essere più precisi bisognerebbe dire che si è di fronte ad un ulteriore importante momento evolutivo (non privo di elementi poco chiari e di difficile interpretazione) che investe radicalmente la situazione architettonica che era andata consolidandosi negli anni.

Da che cosa questo così profondo cambiamento sia stato determinato non è facile dire: i documenti non ci sono di aiuto in tal senso. Il dato di fatto è che dopo tutta la serie di modifiche e di ampliamenti, apportate nel corso degli anni, sia alla cappella di San Pietromartire che di San Bartolomeo, si perviene improvvisamente alla determinazione di edificare una nuova chiesa, la cui costruzione impone, fra l'altro, anche lo stravolgimento del canonico orientamento est-ovest caratteristico di tutte le chiese di fede cattolica. Pare logico supporre che i Disciplini abbiano ritenuto di non poter risolvere i problemi di spazio e funzionalità di cui sentivano la necessità, apportando ulteriori e sempre più complesse modifiche alle strutture dell'antica cappella di San Pietromartire e di San Bartolomeo. Soprattutto i problemi legati all'esigenza di spazi più ampi, riteniamo, abbia avuto un peso prepondernte nel convincere i Disciplini ad edificare una chiesa del tutto nuova, che proprio per questo doveva estendersi in direzione della fossa del castello, dove la disponibilità di area edificabile era maggiore, seppur sacrificando a tale scopo anche le case di loro proprietà, addossate al lato meridionale dell'antica Disciplina.

Ma veniamo alla descrizione della nuova chiesa contenuta nella visita Isimbardi.

E' composta da una sola navata lungo le pareti della quale sono disposti gli scranni o sedili per i confratelli e per i fedeli. Ha il tetto soffittato (a cassettoni?) e la porta d'ingresso a due battenti nel frontespizio. Prende luce da due finestre, una "triplicata" sulla fronte sopra la porta; l'altra laterale verso oriente: questa finestra è ancor oggi visibile (anche se tamponata) nonostante il crollo che ha interessato la costruzione.(vedi foto)

 

 

 

foto

 

 

 

La cappella maggiore o presbiterio, è situata in fondo alla navata ed ospita l'altar maggiore. Contrariamente al resto della chiesa nella cappella maggiore il soffitto è già voltato.(disegno 6)

 

Disegno 6 - Pianta del nuovo oratorio di San Bartolomeo

 

Subito dopo il visitatore si sofferma sulla descrizione di una cappella "a latere dextro" nella quale si apre un passaggio dalla parte dell'epistola, cioè sulla destra guardando l'altare della cappella, che porta ad un "compianto" protetto da un grata di ferro. Come è noto il "compianto" era un gruppo scultoreo, solitamente in legno o in terracotta, costituito da diversi personaggi evangelici in atto di piangere il Cristo dopo la deposizione dalla croce.

La localizzazione di questo "compianto" non è oggi più possibile a causa dei successivi stravolgimenti architettonici e strutturali che hanno coinvolto lo spazio in questione.

Così pure è fonte di dubbi interpretativi e di perplessità la descrizione del coro (situato dietro l'altar maggiore), della sacrestia e delle finestre destinate alla loro illuminazione.

Sul lato sinistro, ad oriente, c'è ancora il "vecchio oratorio" cioè quello costruito agli inizi del '600, del quale si ribadisce che ha il soffitto a volta, è affrescato con i dipinti già descritti ed è illuminato da due finestre, una per lato. Queste due finestre devono essere state realizzate aprendo degli squarci nelle pareti laterali, in quanto di esse non si ha notizia nelle visite precedenti. Anche l'analisi dei mattoni della muratura, esaminati in occasione dei recenti lavori di ristrutturazione, hanno portato a questa conclusione.

"Quando il nuovo oratorio sarà terminato, il vecchio servirà per le riunioni di preghiera della confraternita della Santissima Trinità". Si sta in pratica realizzando una struttura, che a lavori ultimati avrà una duplice funzione: una nuova chiesa da costruire ex novo, aperta anche ai fedeli della parrocchia; una struttura ad uso esclusivo dei Disciplini che risulterà dall'adattamento del vecchio oratorio di San Bartolomeo. Nel nuovo progetto entrambe assumono dimensioni spaziali dilatate, non ipotizzabili nè possibili senza il radicale intervento di trasformazione messo in atto fra il 1623 e il 1674.

Prima di continuare potrà essere utile riassumere sinteticamente tutte le fasi evolutive fin qui esaminate:

1. cappella ad una navata a volta di tre campate intercalate da due archi; coro di legno sopra la porta della cappella; una casa addossata al lato nord per abitazione del cappellano; (1566)

2. acquisto di una casa adiacente alla cappella, a mezzogiorno, per ricavare un secondo oratorio con un piccolo altare e stanza per l'ospitalità dei pellegrini; spostamento del coro dietro l'altare isolta tramite una separazione fatta di assi di legno; (1580)

3. demolizione dell'ultima campata dell'antica cappella di San Pietromartire e costruzione di un nuovo coro per i Diosciplini di dimensioni maggiori e di miglior funzionalità anche rispetto alla'ccresciuto numero di iscritti alla confraternita; demolizione del vecchio campanile e costruzione di uno nuovo sul lato meridionale del nuovo coro; (1601 - 1612)

4. decorazione pittorica del nuovo coro che funge anche da cappella maggiore ed è più alto della restante parte della cappella; rifacimento della separazione che divideva la chiesa dal coro dei Disciplini posto dietro l'altare; sistemazione di tendaggi e balaustre al posto delle assi di legno; rivestimento delle pareti con drappi purpurei detti "bergamasche" (1623)

5. edificazione di una nuova chiesa a ridosso del lato sud dell'antica cappella di San Pietromartire con orientamento a settentrione; probabile demolizione delle case di proprietà dei Disciplini e di un tratto della navata della vecchia "Disciplina" per ricavare il coro /presbiterio della nuova chiesa di San Bartolomeo; fase intermedia sia per quanto riguarda la sagrestia che la ricucitura da effettuare fra il vecchio coro e la nuova chiesa; realizzazione di un compianto sistemato lungo il lato sinistro della navata; (1764)

 

6. Il completamento della Disciplina

 

La descrizione della Disciplina riprende nell'anno 1688 - visita Settala - e riconferma che l'orientamento della chiesa di San Bartolomeo è a settentrione. Ribadisce inoltre che la navata è una sola che però ha il soffitto voltato e non più "laqueatus". Sotto la volta l'aula è circondata di cornici in laterizio.

La finestra nel frontespizio non è più "triplicata" ma quadrata. Le porte sono sempre due: una grande "nella fronte" e una piccola laterale sul lato verso occidente. Questa descrizione corrisponde con l'immagine fotografica a fianco, risalente agli anni '60 e della quale non saremo mai abbastanza grati all'amico Plinio.

Il presbiterio è in fondo alla chiesa e l'altare è addossato alla parete; il coro non è più dietro l'altare, come del resto era già nelle previsioni: "Quando il nuovo Oratorio sarà ultimato, il vecchio servirà per le riunioni di preghiera della compagnia della Santissima Trinità", così riferiva il vescovo Isimbardi nel 1674, quando ancora i lavori di ampliamento e di generale rifacimento della complesso della Disciplina ancora non erano ultimati. Adesso - 1688 - il vecchio coro è nuovamente utilizzabile e non c'è più bisogno del coro dietro l'altare.

Si ricorderà che la navata della cappella di San Pietromartire era più bassa della cappella maggiore (cioè il vecchio coro costruito agli inizi del '600). Si è reso perciò necessario portare alla medesima altezza sia la volta dell'antica cappella di San Pietromartire che la volta del nuovo oratorio di San Bartolomeo. Ciò ha comportato necessariamente la demolizione della volta più bassa, la soprelevazione della pareti laterali, la costruzione di una nuova volta e la ricucitura della cornici il laterizio delle due unità. Quest'ultima operazione risulta chiaramente anche all'osserzazione delle modanature delle cornici, simili ma non identiche, specie se si osservano nel punto di giunzione (vedi foto)

La chiesa è dotata anche di altri due altari: uno dedicato a Sant'Antonio da Padova (a occidente) e uno dedicato a San Fermo, lungo la parete verso oriente.

Sula lato di sinistra vi è la porta che conduce al vecchio oratorio (coro) di cui viene fornita, dal vescovo Settala, una descrizione in gran parte coincidente con le precendti (Isimbardi).

Qunato alle travagliate vicende della sagrestia, il visitatore afferma che non ne esiste una!

Azzardare una spiegazione non è agevole. Potrebbe darsi che durante i lavore per "ridurre a migliore struttura" tutto il complesso della Disciplina, per un breve periodo intorno agli anni '70 del 1600, la sagrestia sia stata collocata nello spazio di congiunzione fra il vecchio oratorio e il presbiterio della nuova chiesa di San Bartolomeo. Una volta ultimati i lavori e perfezionata la comunicazione fra i due oratori (disegno 7)

 

Disegno 7 - Pianta del complesso della Disciplina nel 1674 e attuale.

 

 

Siamo ormai agli inizi del 700 e la Discpilina ha assunto la struttura che i Trigolesi riconoscono, o meglio, ricordano, prima che venisse mutilata dal crollo e dalla successiva demolizione degli anni settanta.

 

7. La visita pastorale Litta

 

Prima di addentrarci nella lettura, conviene premettere che la visita pastorale Litta (1722) per motivi ignoti, è stata rilegata insieme alla visita Croci (1704). Risultano così frammischiate in un'unica raccolta notizie relative al 1704 e al 1722. La cosa non crea particolari problemi in quanto le due stesure son ben distinguibili, perlomeno dal punto di vista grafico.

La visita Croci /Litta viene ad abbracciare un periodo di particolre interesse per la storia religiosa di Trigolo; fra il 1699 e il 1722 viene infatti demolita la vecchia chiesa parrocchiale e ricostruita "in loco" la nuova che è anche l'attuale. Durante questo periodo è nella Disciplina che si celebrano tutte le funzioni parrocchiali. Anche il vescovo Croci, allorchè giunge a Trigolo nel 1704, viene ricevuto nel nuovo oratorio di San Bartolomeo,non essendo ancora ultimati i lavori di riedificazione della nuova parrocchiale, che risulta però già innalzata dalle fondamenta per 15 braccia.

Nel 1722, con l'ultimazione della nuova chiesa di San Bemedetto, la Disciplina riacquista le prerogative di chiesa della confraternita della Santissima Trinità anche se non è da escludere una qualche sussidiarità rispetto alla parrocchiale di cui è documentata la cronica inadeguatezza ad accogliere tutto il popolo dei fedeli e le cerimonie legate a lasciti benefici cappellanie ecc.

La chiesa, che si conferma essere rivolta a settentrione è ad un'unica navata a volta, imbiancata con due catene di ferro e due porte: una grande sulla fronte a due battenti; l'altra piccola nella cappella maggiore sulla parete verso sera ad un solo battente. Le finestre sono tre: una sopra la porta centrale, quadrata; un'altra nella sommità della volta verso sera e l'ultima simile alla precendete vesro mattina. (vedi foto)

Il presbiterio è rialzato di un gradino rispetto al pavimento della navata e prende luce dalla finestra salla parete verso sera. E' chiuso da due balaustre di legno senza cancelli e da un sipario di tela sorretto da una fune a mò di sipario che serve a chiudere il presbiterio quando i Disciplini recitano l'ufficio della Beata Vergine Maria.

In fondo al presbiterio, aderente al muro di fondo della chiesa vi è l'altare, rialzato di due gradini di laterizio e uno di legno; sopra l'altare il dipinto raffigurante l'incoronazione di Maria Vergine funge da ancona.

Ci sono anche due acquasantiere: una di marmo alla porta centrale;L l'altra presso la porticina nel presbiterio.

La chiesa ha anche due cappelle con relativi altari: a occidente l'altare di S. Anrtonio da Padova; a oriente l'altare di San Fermo; la statua di San Fermo è collocata in una nicchia circondata da una cornice di legno intagliato e dorato con la scritta "Divo Firmo oblata fecerunt 1614".

Nella cappella maggiore (presibiterio) nel lato verso mattina c'è l'ingresso al vecchio oratorio cje è a volta, dipinto e ha due catene di ferro e due finestre quadrate. E' diviso dalla cappella maggiore da due balaustre di legno; nella parete verso mezzogiorno c'è una cantoria di legno con l'organo nella prete di fronte a quella dell'organo invece c'è una nicchia con la staua di cristo risorto.

Sul pavimento dell'Oratorio vi è una lastra di marmo che chiude un sepolcro pieno di ossa.

Nella parete a settentrione una porta ad un battente e in coro quindici scranni di legno.

Nella parete a mezzogiorno una porta a due ante mette nella sagrestia che ha il soffitto laqueato, il pavimento in cotto una finestra e un armadio di legno.

Il campanile spunta sopra l'oratorio; è quadrato e la fune pende nella sagrestia. Unita all'oratorio vi è una casa di diritto della confraternita abitata dall'organaro Giuseppe Fantini di Soresina.

Nel 1754 Mons. Ignazio Maria Fraganeschi chiede al parroco don Silvestro Cogrossi di stendere una relazione sullo stato della chiesa parrocchiale di San Benedetto. La relazione comprende anche "l'Oratorio sotto il titolo di San Bartolomeo".

"Evvi l'altare maggiore eretto col titolo suddetto di San Bartolomeo unito al muro con palla che rappresenta l'immagine della Beatissima Vergine Maria, alla destra vi è l'altare di S. Antonio da Padova con palla di sua effige alla sinistra lateralmente il Choro dei Confratelli indi siegue l'Altare di S. Fermo con statua del medesimo e fatta in volto, con pavimento in cotto con la porta maggiore che guarda alla piazza verso mezzogiorno, e altra porta piccola latterale verso sera ed altra piccola porta verso monte, che guarda il Cimiterio. Tiene detto Oratorio una piccola sagrestia contigua al Choro quale sagrestia è contigua a una piccola casetta di raggione di detta confraternita. Ha la sua Torre con sopra due campane".

Questa la trascrizione completa della relazione che Don Cogrossi redige per il vescovo Fraganeschi e che recentemente è stata pubblicata nel volume "Gli annali del '700".