San Fili - La Fiera
Cenni storici
La chiesa del Ritiro conserva una pregevole statua della Madonna degli Angeli, recante inciso sul piedistallo "A devozione di Aquilante Rocchetta Cavaliere del Santo Sepolcro - 1616 -".
Il prof. F. Cesario scrive " La bella statua marmorea, dono di Aquilante Rocchetta, illustre concittadino nato nel 1550 circa, doveva essere trasportata a Rende che l'aveva acquistata. Con fatica fu caricata su un carro al cui timone erano aggiogati buoi. La Madonna però non voleva lasciare San Fili. Infatti, malgrado i pungoli dei bovari e le sollecitazioni dei presenti, i buoi non si mossero. Il carro rimase inchiodato al suolo sebbene tirato prima da uno, poi da due paia di buoi ... la statua dovette essere scaricata e rimessa al suo altare ... a Rende fu consegnata una copia."
Per onorare e tener vivo il ricordo dell'avvenimento, fu istituita " La Fiera di Santa Maria" che si svolge annualmente nella terza domenica di agosto...
All'inizio ebbe luogo sul sagrato del Ritiro.Consisteva nella compravendita o nello scambio di bestiame, ma assai più importante era l'esposizione dei prodotti artigianali di San Fili, già introdotti e ricercati nelle fiere più rinomate della provincia.(...)
La fiera , in seguito, si è ingrandita. Durava tre giorni pieni. A S.Fili si doveva attendere la Fiera di Santa Maria come unica occasione per comperare numerosi oggetti di stretta necessità ed animale. Si compravano tessuti, padelle, piatti, bracieri di ottone e di ferro,utensili(...)
L'intera popolazione si riversava alla Fiera, specialmente di domenica per assistere alla sua chiusura consistente in vari giochi popolari, la concerto della Banda Municipale, alla riffa, il cui premio più importante era un maialino.
La parte solenne e più suggestiva della Fiera era la " Benedizione dei buoi" che chiamava a raccolta gran parte della popolazione. Quasi tutti i buoi del paese, guidati dai bovari, venivano condotti al Ritiro, per la Santa Messa cantata della domenica. Coperti da variopinti drappi di "capisciola", (cascame di seta), ornati da corone di fiori campestri appesi al collo assieme ad un lucido campanaccio e da due "tortani", i buoi incedevano solenni verso la Chiesa (...) . I bovari , in ginocchio accanto ai propri buoi, ricevevano con essi la benedizione."
da "San Fili nel tempo" (cit.)
Negli ultimi anni questi riti si sono estinti. Nei giorni della Fiera rimane solo una squallida sequela di bancarelle comunissime.
Una testimonianza: Marietta Pastore...
Per quelli che hanno superato gli ‘anta’ da un po’ di tempo, saranno ricordi personali ma per i giovanissimi è utile proporre la testimonianza di chi ha vissuto e ricorda bene la celebrazione della Fiera di Santa Maria sin dagli inizi del secolo.
Marietta Pastore, disponibilissima e affabile, mi racconta che quando lei era ragazza, anni ‘30, i preparativi iniziavano un mese prima circa, con l’assegnazione dei posti da occupare e l’allestimento di baracche in legno e frasche dalla curva dopo il bivio per Bucita fino al Piano Jande. Già dal lunedì precedente la penultima domenica di agosto cominciava la vendita degli animali e delle piantine.Il paese era in fermento per il grande avvenimento dell’anno. Molte cose avvenivano , si compravano, si vendevano, si gustavano solo in occasione della Fiera. Si comprava ‘u passaturu , il porcellino da ingrassare per l’inverno, o l’asino, o capre e agnelli, si vendevano i cestini ed i panari , le sporte utili per riporvi le provviste, per raccogliere le castagne...si compravano le grandi quadare per le frittole e ‘il rame’ , la batteria da cucina per la futura sposa. Le nonne facevano la ‘Fiera’ ai nipoti: la coperta di velluto...o altra biancheria da corredo.. o un taglio di stoffa per l’abito nuovo. Per i piccoli organetti, cavallucci, bamboline, trombette, ‘palla pazza’ noccioline e pezzetti (croccanti al miele) ; e non sempre e non per tutti...
Per la Fiera a volte il pretendente si presentava in casa ai futuri suoceri a chiedere la mano...
Marietta ricorda che la domenica mattina tutti si recavano nella Chiesa del Ritiro (Santa Maria degli Angeli, appunto) per la messa cantata e celebrata da tre sacerdoti paesani. Era d’obbligo il vestito bello; le amiche del vicinato vi si recavano in gruppo: Pasqualina Noto, Peppina Cesario, Santa Cesario, vestivano la gonna di velluto nero, il corpetto colorato e il fazzoletto di seta color oro in testa. Orecchini a pendaglio, laccio con ciondolo, ‘saliscendi’ ornati di perline e rubini di finissima fattura, le amiche gareggiavano...erano uno splendore.
Tutti al Ritiro a rinnovare ringraziamenti alla Madonna che nel lontano ‘600 aveva preferito fermarsi a San Fili e non proseguire per la meta prevista ( così la leggenda).
La Chiesa era gremita; oltre ai paesani arrivavano i contadini dalle campagne vicine, allora popolatissime. A rendere più spettacolare il tutto, perfino le coppie di buoi infiocchettate di rosso e ricoperte di drappi di seta , venivano condotte fino all’altare della Vergine e fatte inginocchiare.
Assolto il dovere religioso di devozione, tutti in Fiera a rilassarsi o a combinare gli ultimi affari.
La disposizione logistica Marietta la indica così:
la via per Bucita era riservata alla vendita degli animali ( famosi i galletti ruspanti);
negli spazi sotto il Palazzo Blasi e la casa di Mastro Ciccio Perri, tre fotografi con studio fotografico completo al seguito;
al Calvario, bivio per Bucita, piatti e utensileria, verdura da piantare e un carro di angurie e meloni, poi sedie e cesti e cestoni e panieri di canna e giunco, scope di era profumata;
Dopo di ciò si snodavano le bancarelle con le merci più varie: Rosina ‘u suttile , mamma di Genoveffa Onofrio, presentava i più bei corredi , e sul lato sinistro della strada erano allestite le macellerie, le cantine e i bar per la vera gioia dei partecipanti.
Tutti i macellai del paese, i baristi, i cantinieri, avevano il loro ‘stand’ in Fiera: Luigi (padre di Peppino Lio), Luigi (padre di Emilio Bruno) vendevano capretti e agnelli in quantità. Dalle baracche di legno e di castagno, verdissime e fresche, proveniva il profumo delle mazzacorde , le capuzze cotte sulla brace, la capra alla pecoraia (con fuoco sotto e sopra), gli spezzatini...beato chi poteva entrare, sedersi e consumare quelle delizie annaffiate da ottimo vino locale.
Vicino erano i Bar : Tuture Blasi, Alfredo Venezia e altri...ad offrire granatine e cremolate, pezzi duri e cassate...gassose al limone ed al caffè.
Di sera , fino a mezzanotte, la strada era illuminata a giorno; la gente si poteva divertire ...e comprare.
Al pomeriggio la ressa era la culmine: ottimi affari per ‘la palla pazza’, i suonatori di organino, l’uomo col pappagallino che pescava il biglietto della fortuna, le zingare indovine, e gli storpi, i ciechi che seduti sul ciglio della strada recitavano ad alta voce la loro nenia straziante: Mamma de carità, faciti a limuosina a nu poveru cecatu
Intanto il cantastorie, non lontano, presentava una sequenza di immagini e cantava una vera sceneggiata al suono dell’organino a manovella.
Alla curva del Piano Jande (oggi sulla galleria), c’era un pianoro che trasformato in anfiteatro , ospitava la Banda Comunale, in grande uniforme, diretta dal geniale Maestro Garibaldi Spizzirri, che si esibiva in concerto presentando le più famose e popolari ‘arie’ dalle opere liriche in voga. Erano 70 elementi...
Il passatempo era generale e chi non amava la musica poteva distrarsi partecipando ai giochi: : a ntinna , a pignata, a cursa d’i sacchi , a frissura, a pastasciutta, la gara dei galli.
Chi riusciva a conquistare le 5 lire appiccicate su una grande padella nera penzolante da un ramo, veniva fuori col viso tutto nero e impiastricciato ma era felice del premio e ‘u Paparanu che vinceva a ntinna e si portava a casa un formaggio, una stecca di baccalà, un chilo di pasta zitoni, a volte anche una moneta; si sentiva davvero un eroe olimpico e come tale era portato in trionfo da spettatori e fans.
Articolo da "L'Occhio" n.15.96 di Franca Gambaro
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