San Fili - Personaggi illustri






Raffaele Pellegrino

Luigi Ferdinando Raffaele Pellegrino nacque a San Fili il 29 settembre 1857 e a San Fili morì il 13 dicembre 1934.
Ebbe uno spirito contraddittorio e complesso : ingenuo e furbo ad un tempo, fedele a grandi idee morali e politiche, generoso e prodigo, il più delle volte costretto a vivere una vita oscura e modesta, avventurosa e bohémienne. Fra il 1880 e il 1890 visse a Napoli, studente di medicina. Discepolo di un altro grande sanfilese, Enrico Granata, nella cui casa, divenuta un circolo di cultura, un'università, si ritrovava con altri illustri calabresi: Elia, De Chiara, Le Piane, Valentini, Misasi, Salfi, Miceli, Berardi, ad affermare il valore del sapere e la sua funzione umana e civile.
Era polemista e poeta, si serviva della parola per difendere e offendere; con essa sferzava l'orgoglio dei ricchi e glorificava la sofferenza dei poveri. Forte era il suo impegno politico e sociale, famosi i suoi interventi in consiglio comunale. Il suo spirito laico lo spinse a tenere, a Bucita, una conferenza sul divorzio che suscitò le proteste dei clericali. Aveva fondato e dirigeva due giornali: il Microscopio ed il Telescopio (n. 1 il 22 giugno 1903 ) per commentare le vicende della vita paesane e per sostenere iniziative culturali. Ma...gli procurarono, oltre ai plausi, dissensi e inimicizie.
Le delusioni della vita presente lo spingevano a rifugiarsi nella glorificazione del passato eroico, ed ecco la sua prosa e la sua poesia ricreare situazioni storiche per far rivivere episodi degli anni risorgimentali, i fatti politici dopo il '70, le lotte tra monarchici e repubblicani, clericali e laici .
Come poeta fu carducciano, secondo la moda del tempo. Nella sua poesia, minore , certo, c'è tuttavia gusto del bello, impegno civile , fede patriottica. Amava la vita sana, operosa , dei lavoratori e la vedeva, tuttavia, mortificata e sfruttata. Il dott. Giuseppe Santoro, introducendo un suo volume di poesie del 1926, ne traccia questo profilo:
"... questo solitario e sdegnoso poeta vive da lunghi anni come un romito, fra libri di medicina e di filosofia, tomi greci e latini e pipe di creta e strumenti di scienza...
... alto, sempre vestito di scuro, gli occhi piccoli e neri che lampeggiano dietro le lenti raramente integre, la parola calda e fiorita, il gesto largo ed elegante, classico fino al midollo, fiero e libero come un aquilone, quest'uomo che poteva assurgere per la nobiltà dell'ingegno e la poderosa cultura ai più alti fastigi della scienza e dell'arte, vive da lunghi anni nel silenzio e nell'ombra..."
Raffaele Pellegrini esercitò in San Fili una funzione culturale di grande importanza. Per quasi quarant'anni egli fu maestro d'italiano, di latino, di greco, di storia, di filosofia a centinaia di giovani dando così a molti la possibilità di seguire gli studi ginnasiali e liceali senza essere obbligati a costose permanenze in città. (Uno dei suoi discepoli prediletti fu Don Pasquale Noto, finissimo autore di distici latini fin da ragazzo e Parroco del paese per molti anni. R.Pellegrini era uno spirito inquieto, in preda ad un complesso d'inferiorità perché medico senza laurea. Si definiva egli stesso "letterato di professione e studente di medicina a tempo perso". Era certo geniale. Pochi giorni prima di morire , malato, quasi cieco,gli era vicino ad assisterlo il dott. Adolfo Mauro, arrivò dalla strada un suono di banda. -Adò, cos'è questa musica? - egli disse - Don Rafè c'è la rivoluzione, ci sono Garibaldi, Mazzini, Bovio.- rispose sorridendo il dott. Mauro - Di' che mi aspettino, vado anch'io. E si agitava e cercava gli abiti e voleva correre.
Per chi volesse approfondire consigliamo il volume "Poesie", presentate da Goffredo Jusi, Ed. Appiano, Torino, 1964.
Articolo da "L'occhio" n.20.95 : Franca Gambaro

Enrico Granata

Medico illustre, poeta geniale, cittadino integerrimo. Di Enrico Granata andava orgoglioso non solo San Fili ma Cosenza e la Calabria tutta perchè tutti si giovavano della sua opera di medico e di scienziato.
Fu popolarissimo perchè accorreva al letto del popolano e del ricco o nobile infermo con la stessa sollecitudine. Modestissimo, schivo di vanità pompose, scienziato, letterato, artista, elegante nella persona, garbato nei modi, ispirava una singolare simpatia.
Nacque a Cosenza il 16 aprile 1827 da Francesco, notaio, e da Maria Giuseppa Veltri. Studiò presso il seminario di Bisignano e poi a Cosenza. Fu discepolo dei grandi maestri della medicina napoletana dell'800, Ferdinando Palasciano e Pietro Ramaglia. Fu tra i più illustri medici di Napoli dal 1850 al 1870.
Partecipò alle lotte del 1848 nella provincia cosentina, e , a Napoli, fu sorvegliato dalla polizia.
Convisse con Margherita D'Andrea Giovannone, ed ebbe una figlia, Virginia. Dopo ventitre anni di permanenza a Napoli, tornò a San Fili per assistere il padre malato. Fu sindaco del paese nel 1875. Fondò e sostenne istituti di cultura e di assistenza, opere pie, società operaie.
Nei mesi invernali si trasferiva a Cosenza, presso la figlia, dove con insigni colleghi del tempo, Fera, Valentini, Le Piane, fondò "La bella famiglia scientifica".
A Napoli, a Cosenza, in tutta la provincia, fu ricercatissimo come medico, ma fu letterato e poeta,drammaturgo e "musico". Una pittura di un "Sant'Antonio Abate" si trova in casa Apuzzo; un' "Addolorata" in casa Iusi. Musicò "Lindora" e, sull'aria "Mira, o Norma ai tuoi ginocchi" di Bellini, l'Inno a Maria che si canta ancora durante la novena dell'Immacolata.

A Maria Santissima Immacolata

Sull'altare di Maria
oggi il voto rinnoviamo,
accorrete d'ogni via
al Santissimo richiamo.
		
		[Rit.]
		E la fervida preghiera
		sopra i venti trasportata
		sia la nostra messaggera
		a Concetta Immacolata

D'un pensiero, d'un affetto,
ferva in noi la mente e il core,
voli ardente il nostro detto
nunzio a lei del nostro amore.

			[Rit.]

Questa Vergine possente
rasserena il nostro cielo,
e se piangere ci sente 
ci ricopre col suo velo.

			[Rit.]

Sol per lei securi l'onde
navighiam di questa vita ;
nuovi porti , amiche sponde,
sempre vigile ci addita.

			[Rit.]

Ci rispettano i tremoti,
gli aspri morbi disarmiamo,
se ognor supplici e devoti
questa immagine preghiamo.

			[Rit.]


Vari scritti, medici, storici, necrologicici, furono pubblicati a Napoli su riviste del tempo.
I suoi "Appunti" sull'obbligo del Comune a sostenere le istituzioni educative e sul valore estetico e formativo del canto corale e della ginnastica confermano il pensiero politico di Granata, il suo impegno sociale per l'incivilimento del popolo.
Il 13 marzo 1900 morì a San Fili, e la notizia venne riportata da tutti i giornali cosentini. In seguito gli fu intitolata la Biblioteca Popolare ed il Circolo di Cultura.
In un suo sonetto dedicato al Sac. Don Giovanni Gentile leggiamo:

Di me che dirti? Povera una fronda
solo una fronda non può dirsi alloro,
nè cigno il gufo della bassa sponda.

Non fo' parte, però, del tristo coro
che, a Dio spiacente, ha l'anima gioconda
sol quando cangia la coscienza in oro


Ci appare molto attuale ed incisivo il messaggio di rettitudine ed onestà di Enrico Granata, che invitiamo a conoscere meglio accedendo alla sezione a lui dedicata nella Biblioteca Comunale di San Fili, che auspichiamo di prossima riapertura.

Articolo da L'Occhio n.21.95 : Franca Gambaro


Antonio Granata

E' un pittore sanfilese vissuto nella seconda metà del settecento.
Molte sue opere abbelliscono le chiese di paesi della Calabria; in particolare, di questo pittore di grande talento, si ammirano a Cosenza, nella chiesa di San Domenico, delle tele importanti e apprezzate: la deposizione della Croce nella Cappella Giannuzzi-Savelli e la Madonna nella Cappella degli Sposi
Raffaele Rinaldi

Nato e vissuto a San Fili fu un rinomato pittore autodidatta dell' ottocento. Ha decorato molte chiese della Calabria.
La sue tele di carattere prevalentemente religioso, sono assai apprezzate.
Un grande, pregevole quadro di Rinaldi, raffigurante la Deposizione in croce della chiesa del Ritiro, è stata trafugata notte tempo qualche anno fa.


Francesco Cesario

A San Fili, chi ha voglia di conoscere qualche notizia storica o qualche nota di vita paesana, attinge ad un prezioso volumetto che è frequentemente presente nelle case e di cui esistono due edizioni: “ San Fili nel tempo...mille anni di storia” , Roma 1989 L’autore nella prefazione spera che il libro sia “augurale messaggero di concordia, amicizia e fraternità fra i Sanfilesi sparsi nel mondo e quelli che operano nella terra degli Avi, nel loro ricordo”. Dopo alcune pagine di notizie storiche tratte dal libro di Padre Fedele Fonte “Cronistoria di Rende” , vengono presentati con semplicità, vari aspetti della vita Sanfilese dei primi anni del novecento, dalla descrizione dei giochi dei bambini all’agricoltura, ai maritaggi, ai soprannomi, alle varie manifestazioni religiose, la filodrammatica del tempo, misure ,pesi e monete in uso in quell’epoca. E’ difficile in poche frasi compendiare l’opera in oggetto, perché per quanto sia agile e svelta, (si legge d’ un fiato tanto incuriosisce e alletta una volta iniziato) tanto ne è prezioso e importante il contenuto. Francesco Cesario è uno dei Sanfilesi illustri che conviene ricordare con orgoglio e rispetto. Innaugurazione Monumento Nato a San Fili nel 1897, e vissutovi fino al 1935, qui svolse la sua attività di insegnante e ricoprì la carica di Amministratore Comunale , oculato, integerrimo. La sua onestà , la sua correttezza morale sono a prova di qualunque smentita. Fu promotore del comitato che fece realizzare il monumento ai caduti a San Fili e una lapide ai caduti di Bucita durante la prima guerra mondiale . Il Monumento Ottimo maestro , iniziò nel 1920 ad insegnare nella piana di Sibari. Divenne presto rappresentante dei maestri calabresi presso il Consiglio Regionale Scolastico del Provveditore agli studi di Cosenza. Nel 1927 iniziò a sostenere l’INAM che diventò poi ENAM, di cui fu dirigente nazionale per moltissimi anni, eletto dai maestri italiani. Volle e ottenne la realizzazione della “Casa del Maestro” a Lorica, in Sila, che tuttora ospita i maestri in servizio e in pensione provenienti da tutta Italia per brevi periodi di soggiorno salutare tra i pini in riva al lago .L’ENAM, nel 1967, per la sua feconda attività, gli conferì la medaglia d’oro. Fu tra i dirigenti più apprezzati e stimati del sindacalismo magistrale autonomo , con cariche provinciali e nazionali, partecipando a molte lotte a favore della scuola pubblica primaria e dei maestri. Fu socio fondatore nazionale della Legione d’Onore dei Cavalieri di Vittorio Veneto e altre battaglie aveva combattuto con lealtà durante la prima guerra mondiale quale ufficiale di artiglieria sulle pietraie del Carso, sulle linee di Asiago e del Piave, a Trieste. Cittadino onorario di Vittorio Veneto è stato inoltre nominato Colonnello del Ruolo D’Onore, decorato di due Croci al Merito di Guerra e della Croce della Terza Armata, liberatrice di Trieste. Ha scritto testi di lettura per la scuola elementare di cui esiste copia nella Biblioteca Scolastica della scuola elementare di San Fili. Un libro, “Tutti questi ricordi”, vari opuscoli riguardanti la scuola e i diritti dei maestri, e il già citato “San Fili nel tempo...”. Per moltissimi anni lontano da San Fili, mantenne sempre i contatti con gli amici che amava incontrare puntualmente d’estate quando tornava al “Piano di Jande” , nella sua bella casa immersa nel verde di pergolati di glicini e rose. S’intratteneva in paese con i crocchi dei vecchi amici, si informava degli avvenimenti importanti nelle varie famiglie e partecipava alle gioie e ai dolori di esse all’occorrenza. Comperava il suo quotidiano preferito e indugiava a discorrere al sole in piazza o presso i contadini che esponevano la frutta fresca e indicava a Lucietta, la carissima sua governante, quale avrebbe preferito avere a tavola quel giorno. A me, giovane pronipote che amava chiamare “Cara collega” già dalle scuole medie, era carissimo ed io a lui. Aspettavo il suo rientro a San Fili ogni estate; mi piaceva quella sua figura elegante altera e affettuosa ad un tempo, sorridente dietro le lenti tersissime che mi intratteneva a parlare in modo piano e sereno di scuola e di San Fili e di Calabria in senso lato partecipando dei problemi locali ma collocandoli in una più ampia dimensione con l’occhio esperto e distaccato di chi vive in orizzonti più vasti. Mi indirizzava sempre al ben agire, allo studio , alla coerenza, all’onestà di costumi, tutto ciò che egli aveva realizzato nella sua vita...Francesco Cesario fu padre e sposo esemplare, educatore fervente e paziente, amministratore onesto ed ocultao. I suoi tre capisaldi: la famiglia, il lavoro, la sua terra di Calabria. A noi tutti Sanfilesi lascia i suoi valori che ci siano di modello nell’affrontare la caotica e incerta vita sociale di oggi.

Articolo da L'Occhio n.9.96 : Franca Gambaro



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