Omelia del Vescovo Manifestazioni don Adeodato La contessa S.Antonio de Coresiei I chierichetti Musulmani Gradita visita Viaggio in Russia ACR a Belluno Brevi di cronaca Consiglio pastorale Anagrafe

RICORDO DI UN LORENZAGHESE RETTORE DEL SEMINARIO DI MONTE CASSINO

 Adeodato De Donà monaco cassinese.

Nato a Lorenzago di Cadore nel lontano 1906 (precisamente il 23 gennaio e battezzato due giorni dopo dal parroco don Pietro Da Ronco, madrina: sua sorella Ermenegilda De Donà) da Fortunato e Giovanna Teresa Gerardini, trascorse l’adolescenza nella casa di Faureana, cullato dall’affetto della sua affettuosissima mamma e seguito dalla rigida autorità paterna.

Giovane di grande entusiasmo, polarizzava l’attenzione e l’affetto dei suoi contemporanei. La musica era la sua passione che esprimeva con l’uso della chitarra e del violino.

Completati gli studi inferiori nel suo amato Cadore, la famiglia in considerazione della sua vivace intelligenza, gli propose di continuare la sua preparazione presso istituti religiosi di Treviso e Vercelli e, proprio in quest’ultimo, conobbe un grande sacerdote che gli fu accanto nella preghiera e nei problemi della fede.

Dopo alcuni anni, lentamente, maturò in lui la scelta di consacrarsi al Signore. Scelse l’ordine di S.Benedetto da Norcia e la casa madre di Montecassino lo seguì negli studi fino alla consacrazione. La famiglia, commossa, gli fu accanto in quel momento così solenne e commovente.

Consacrato sacerdote e divenuto monaco di Montecassino, ebbe modo di rientrare con la famiglia nella sua amata Lorenzago per un breve periodo di riposo.

L’accoglienza del paese nei suoi confronti fu commovente. Tutta la popolazione fu nella attesa del suo arrivo lungo la via principale; l’abbraccio morale al novello sacerdote fu travolgente. Tutti lo volevano abbracciare o almeno toccare con la gioia e la spontaneità che soltanto la nostra gente di montagna sapeva esprimere.

Il vecchio Parroco don Quinto Comuzzi, in occasione della celebrazione della prima Messa a Lorenzago del giovane Monaco, volle festeggiarlo con una celebrazione solenne durante la quale espresse parole di grande emozione e di profonda gioia.

Rientrato nella sua nuova casa di preghiera, il Padre Abate lo volle avviare all’insegnamento incaricandolo di insegnare latino e lettere agli allievi del liceo. Il dialogo con gli studenti fu intenso, umano con risultati particolarmente significativi.

Il Padre Abate, che lo seguiva con grande affetto e paterna sollecitudine, decise il suo trasferimento al seminario con il compito di insegnare le due stesse materie e con quello, particolarmente delicato, di Direttore spirituale.

Gli studenti seminaristi trovarono in Padre Adeodato il padre, il consigliere premuroso e l’amico. Aveva una parola per tutti, ispirata sempre a una fede profonda e ad un amore verso il Signore privo di compromessi.

Dopo alcuni anni assunse la grande responsabilità di Rettore dello stesso Seminario Cassinese.

Ogni estate lasciava il suo Monastero per trascorrere un periodo di riposo con i suoi vecchi genitori nella sua amata Lorenzago.

 Ogni estate, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, egli trascorse le vacanze tra le sue montagne in un tentativo di poter lenire i dolori che minarono la sua salute.

Dall’inizio della guerra fino alla fine del 1943 non ebbe più modo di rientrare al suo paese. Lo fece in occasione di un suo viaggio a Roma ove accompagnò, come diretto responsabile nei confronti del Monastero, il convoglio militare tedesco che provvide a porre in salvo in Vaticano le preziosissime opere conservate nell’abbazia e che sarebbero altrimenti andate perdute durante il bombardamento della stessa che si verificò alcuni mesi dopo.

Giunta nella Capitale e portato felicemente a compimento il delicatissimo incarico, il Padre Abate, prevedendo imminente il bombardamento, gli consigliò di non ritornare a Montecassino ma di rifugiarsi nel suo Cadore, presso la madre, nella attesa che la situazione bellica si evolvesse e così egli fece.

Poco tempo dopo, e precisamente il 15 febbraio 1944, la sua Casa fu bombardata. Il suo dolore fu intenso ed accettato soltanto come un disegno della Divina Provvidenza. Nel frattempo, interrotti tutti i collegamenti con il sud della penisola, decise di rimanere ancora a Lorenzago e su affettuose richieste del nuovo parroco don Sesto Da Pra, iniziò a collaborare all’attività pastorale della Parrocchia. La sua partecipazione fu così intensa e sentita che il Parroco espresse il desiderio di averlo come ospite permanente in canonica. Ringraziando si limitò ad accettare di condividere con lui, in fraterna compagnia, solo il pranzo del mezzodì.

Il rapporto fra i due sacerdoti fu cordiale e improntato sempre ad una reciproca e profonda stima.

In un giorno di aprile del 1944 ebbi l’occasione di incontrarlo. Fu un brevissimo dialogo che si concluse con un invito. Trascorsi alcuni giorni, presi il coraggio a due mani e andai a fargli visita.

Mi accolse con gran cordialità e, cosa inaspettata, mi parlò in dialetto con la stessa semplicità con cui ci s’intrattiene con un amico.

Tutta la mia trepidazione venne a mancare, mi sentii a mio agio e perfettamente disteso.

Durante la tarda primavera di quell’anno i dolori reumatici si fecero in lui più intensi, intercalati da periodi febbricitanti tanto da costringerlo a letto.

Da parte mia, rientrando dai lavori campestri, andavo spesso a fargli visita. Prima di entrare, cercavo di pulire gli scarponi, sbattendoli violentemente contro la soglia del portone d’ingresso e facendo rimbombare tutta la casa. L’annuncio, così pronunciato, del mio arrivo lo metteva di buon umore tanto da accogliermi sempre con un gran sorriso e con battute di spirito dei miei poveri scarponi. La conseguenza era una comunicativa, grossa, risata.

 R.D.M. (continua)