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Per il terzo
anno consecutivo, un gruppo di persone della nostra zona (Andrea,
Raffaella, Pietro, Germana, Laura ed Antonietta), si è associato al
Convoglio Umanitario dell’ANPAS con sede a Brescia il cui obiettivo
prioritario è l’aiuto concreto, dopo il disastro di Cernobyl, alle
fasce più deboli della popolazione della Bielorussia e cioè:
orfanotrofi, ospedali pediatrici, carceri minorili, villaggi sperduti,
forse “dimenticati” da chi dovrebbe gestire il territorio.
Il Convoglio
era costituito da circa 200 persone, da 33 camper e da 5 TIR carichi soprattutto di merce di prima necessità:
generi alimentari, presidi ospedalieri, prodotti per l’infanzia,
medicinali…
I camper,
suddivisi in due gruppi, si sono dati l’appuntamento a Tarvisio e da
qui è cominciato il lungo viaggio attraverso l’Austria, la Repubblica
Ceca, la Polonia e infine la Bielorussia. Un viaggio lungo e faticoso,
perché ci si fermava soltanto per rifornirsi di carburante e e di acqua
e per le soste del pranzo e della cena, ma interessante dal punto di
vista umano perché, man mano che si procedeva, si incominciava a
condividere con il gruppo ogni esperienza, ogni emozione.
Come ogni
anno, le soste più lunghe si sono verificate alle frontiere: in Polonia
e a Brest in Bielorussia. La burocrazia: timbri, controlli, ispezioni ai
camper, cambi di guardia alla dogana, ci hanno fatto sostare più di tre
ore.
Quest’anno
poi, si è aggiunto il problema dell’afta epizootica, per cui tutti,
a turno, siamo dovuti scendere dai camper per disinfettarci le scarpe in
un contenitore il cui liquido aveva tutto fuorché l’aspetto dello
scopo per cui era proposto. Abbiamo dovuto nascondere le nostre
provviste di salumi e latticini, perché, altrimenti, ce le avrebbero
sequestrate. Tale sorte, purtroppo, è toccata a qualche camper, dove
l’ispezione è stata più severa.
Dopo due
giorni di viaggio, abbiamo raggiunto la città di GOMEL, dove abbiamo
preso alloggio all’Hotel Turist. Il pomeriggio stesso del nostro
arrivo, ci siamo messi a scaricare i TIR per trasbordare poi i pacchi su
altri mezzi messi a disposizione secondo la varie destinazioni
programmate.
Già
dall’anno scorso l’intervento dell’ANPAS per gli aiuti umanitari
è stato diversificato per cui molti pacchi sono stati destinati ai
villaggi più lontani e più poveri della zona di Gomel. A suo tempo è
stato fato il censimento di ogni nucleo familiare ed è così che ad
ognuno sono stati consegnati uno o più pacchi contenenti un po’ di
tutto, soprattutto generi alimentari.
Questo
l’aspetto pratico dell’operazione; difficile invece tradurre in
parole i sentimenti, le emozioni, quello che i nostri occhi hanno visto
e il nostro cuore ha provato di fronte a tante situazioni umane, al
limite della sopravvivenza, e a tante realtà al di sopra di ogni
immaginazione.
Divisi per
gruppi, ognuno di noi ha vissuto esperienze diverse, ma con lo stesso
coinvolgimento emotivo. Andrea e Laura hanno raggiunto villaggi sperduti
ai confini con la Russia, dove la presenza di radiazioni è ancora molto
forte e ha lasciato segni indelebili. Molte case sono state evacuate,
bruciate e seppellite a causa del disastro di Cernobyl. La natura è
completamente morta e sembra che qui la storia si sia veramente fermata.
Le famiglie
rimaste in questi luoghi cercano di aiutarsi a vicenda per sopravvivere
e in questa precarietà gli aiuti umanitari sono per loro veramente
essenziali.
Leggere nei
loro volti, profondamente segnati dalle esperienze di vita vita vissuta
in un ambiente tanto difficile, lo stupore per il nostro arrivo, la
riconoscenza per quanto avevano ricevuto, è stato un riscontro
indimenticabile al nostro impegno, anche se in fondo al cuore c’è
rimasta tanta tristezza perché ci trovava impotenti ad affrontare e a
risolvere i problemi e la precarietà della loro vita quotidiana.
Abbiamo
visitato i bambini dell’orfanotrofio di Babici, che sono stati ospiti
per due anni in Comelico; abbiamo vissuto con loro una giornata
meravigliosa, piena di tenerezze e di affettuosità, che ci ha fatto
capire come, in tutti, è rimasto il segno di un rapporto che non si
cancellerà mai.
Abbiamo
visitato il villaggio dei nostri bambini, Vasilkov: sono entrata nella
casa del “mio Victor” e ne sono uscita sconvolta. Era la prima volta
che affrontavo la realtà di un villaggio povero. “Non hanno
niente…” – sono state le mie prime parole.
Per
“niente” si intende nulla per cui una casa si possa definire tale e
tanta difficoltà per mettere insieme qualcosa da mangiare.
In molte
circostanze abbiamo sorriso, scherzato, sdrammatizzato le nostre
avventure, ma siamo ritornati consapevoli che una parte del nostro cuore
è rimasta in Bielorussia.
(Germana e
amici)
Nel frattempo dodici bambini bielorussi nel mese di luglio sono stati
ospiti di una decina di famiglie del nostro paese. La maggior parte di
essi erano "vecchi" e non hanno fatto fatica a
riambientarsi, anzi. I nuovi si sono inseriti rapidamente e così le
famiglie, già collaudate dall'anno scorso. Non ci sono stati problemi particolari,
il mese è passato velocemente per tutte e due le parti.
Il prossimo obiettivo è di provare ad aiutare
due bambini con gravi problemi di salute, impossibili da risolvere in
Bielorussia, con visite ed interventi qui in Italia. Un ringraziamento
da parte del comitato a tutti quelli che hanno aiutato e aiuteranno
ancora.
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