Allegoria
della Morte
E'
nell'oscurità che infuria il vento sulle vene,
acceca la sabbia minuta, filtrante
a spaccare i più forti motori nei deserti.
Allora passano di corsa
anche cavalli senza cavalieri e sterminati treni vuoti,
e vibrano - come di giorno - certi suoni di organo,
atonali come bastone su maschera di alberi maceri.
Quando più siamo ombre
sorprese dalle mareggiate delle nuvole e dalle sue
lingue di fuoco che a rapirci si allungano,
apprendiamo che non può toccarci,
fissata all'acciaio della scienza o della religione
e che di lei a noi solo rimane
l'antica allegoria della catena di ossa e dei vuoti
occhi che mirano l'esatta perentorietà del taglio
- calcificata all'oscura sostanza del castigo.
Però, frequentemente si strappano funghi dalle radici
che sono ossi a lamelle fosforescenti
e falci consunte dai morsi della ruggine
- nei fossati, nelle fornaci di calce estinta, nei cementi
delle costruzioni affogate nell'alta marea.
Puoi credere:
ciò che fu sibilo di interstizi simmetrici e lampo invisibile
è opera di archeologi rendere
simulacro di vittoria suprema.
E allora, perché?
Cavalieri sono riversi sulla corona dell'abbeveratoio
tra i salici
su cui incidevano cuori e drappi di colore rosa
e cavalli atterriti rompono contro uno schermo gigante
fissato su due gambe agli incroci;
corrono treni vuoti
insolutamente
fischiando nei canali e tra i freddi sacrari;
vibrano rotti suoni di organo.
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