dal Quaderno dell'Incaricato, proponiamo:

 

LA PROTEZIONE CIVILE ALLE ORIGINI DELLO SCAUTISMO

GLI INTERVENTI DI PROTEZIONE CIVILE DELL'AGESCI

IL SETTORE EMERGENZE E PROTEZIONE CIVILE

PIANO OPERATIVO AGESCI PER GLI INTERVENTI IN CASO DI EMERGENZA

ALLEGATO "A" AL PIANO OPERATIVO

L'EDUCAZIONE ALLA PROTEZIONE CIVILE DELL'AGESCI

PROPOSTE PER LE BRANCHE

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LA PROTEZIONE CIVILE ALLE ORIGINI DELLO SCAUTISMO

"Uno scout è un uomo passabile in un salotto, indispensabile in un naufragio"
(Baden Powell of Gilwell) 1857-1941 Fondatore dello scautismo

 

E' ricordando questa frase di Baden Powell che i volontari dell'Agesci si sono ritrovati all'opera tra le rovine del terremoto del Friuli, dell'Irpinia, in mezzo al fango dell'alluvione della Valtellina e in tante altre emergenze.

Negli scritti del fondatore il termine protezione civile, ovviamente, non compare. Ma i concetti di servizio per la comunità, servizio pubblico, civismo, pronto intervento, riassumibili nel motto "Be prepared" costituiscono l'essenza e allo stesso tempo le premesse per la maturazione e la conseguente attuazione di questo concetto.

In questo senso, l'esperienza dell'Agesci nel campo della protezione civile rappresenta una modalità per rendere concreto il concetto di "cittadinanza attiva".

SCAUTISMO E PROTEZIONE CIVILE

Come per tutti gli altri temi educativi, anche la protezione civile passa attraverso una progressiva presa di coscienza da parte dei ragazzi e delle ragazze che vivono le tappe educative suddivisi nelle diverse branche di appartenenza.

La capacità "dell'essere preparati" coltivata attraverso le tecniche di vita all'aria aperta, manualità, osservazione, essenzialità, efficienza fisica unitamente agli altri aspetti che formano il patrimonio della proposta educativa scout, contribuiscono in maniera determinante a formare una sensibilità di base per l'intervento e i ruoli scelti dall'Agesci nella protezione civile.

Il civismo è stato definito in poche parole "attivo attaccamento alla comunità". In un paese libero è facile, ed anche piuttosto comune, che uno si consideri buon cittadino solo perché osserva le leggi , fa il suo lavoro, ed esprime la sua scelta in politica, nello sport ed in altre attività, lasciando che "gli altri" si preoccupino del benessere della nazione. Questo è un concetto passivo del civismo. Ma cittadini passivi non bastano per tenere alte nel mondo le virtù della libertà, della giustizia, dell'onore. Per far questo occorre essere cittadini attivi.

(Baden Powell in "Suggerimenti per l'educatore scout". Parte I, capitolo "Lo scautismo" paragrafo "Scopo dello scautismo")


"Uno scout è attivo nel fare del bene, non passivo nel contentarsi di essere buono."
(Baden Powell in "Suggerimenti per l'educatore scout")

 

L'educazione al servizio non è una questione puramente teorica ma si sviluppa in due fasi distinte: ingenerare lo spirito di buona volontà, ed assicurare mezzi che offrano la possibilità di espressione pratica di tale spirito.

I servizi pubblici sono il mezzo migliore per insegnare praticamente i sentimenti del dovere verso la comunità, dell'amore verso il proprio paese e dell'abnegazione.

Un esempio specifico di servizio per la comunità è il Servizio scout di Pronto Intervento, che è a disposizione di città o villaggi in caso di incidenti od incendi.

Questo servizio è particolarmente adatto agli Scouts più grandi, poiché esercita un'attrazione speciale sui ragazzi di queste età, dando loro al tempo stesso l'occasione per allenarsi ad un servizio per la comunità e per prestarlo in concreto.

Si riconoscerà allora che il servizio degli scouts ha un doppio valore: educa i ragazzi, ed è un bene per la comunità.

(Baden Powell in "Suggerimenti per l'educatore scout", capitolo "Servizio del prossimo", paragrafo "Servizio per la comunità")

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GLI INTERVENTI DI PROTEZIONE CIVILE AGESCI

Descriviamo in questa scheda i principali interventi dell'Associazione in operazioni di soccorso nelle calamità che ripetutamente hanno colpito il nostro paese.

Una breve rassegna, che senza trionfalismi, vuole solo evidenziare la costante attenzione dello scautismo nei confronti delle situazioni in cui l'Uomo sofferente chiede solidarietà, rispetto, amore.

A titolo di precisazione ricordiamo che l'AGESCI è nata nel 1974 dalla fusione delle due associazioni scout cattoliche italiane, l'ASCI (maschile) e l'AGI (femminile); gli interventi di P.C. antecedenti tale anno vanno ascritti pertanto a tali associazioni.

1951 ALLUVIONE DEL POLESINE E CALABRIA
Intervento di assistenza ai sinistrati, raccolta e distribuzione generi di prima necessità, assistenza presso i luoghi di ospitalità degli sfollati. Organizzazione di una autocolonna di soccorso per la Calabria.

1957 ALLUVIONE IN PIEMONTE (Val di Susa)
Intervento di circa 100 volontari, ripristino delle comunicazioni, di aiuto per la rimozione dei detriti dalle case.

1963 DISASTRO DEL VAJONT
Recupero delle salme, assistenza al censimento e seppellimento delle vittime, assistenza presso i luoghi di ricovero dei superstiti.
In questa occasione L'ASCI ha ricevuto la medaglia di bronzo al Valor Civile.

1966- FRANA DI AGRIGENTO
Assistenza agli sfollati.

1966 ALLUVIONI DI FIRENZE - VENETO - TRENTINO
Intervento scout da tutte le regioni d'Italia. 7000 volontari impegnati dal 4 Novembre al 31 Dicembre nella raccolta e distribuzione di 150 autocarri di materiale e di 6 milioni di lire per gli alluvionati. Recupero salme, pulizia abitazioni, assistenza per il controllo della circolazione stradale, assistenza ai sinistrati.
Durante il periodo natalizio vengono realizzati dei cantieri di lavoro in Veneto e Trentino su coordinamento del Ministero degli Interni.

1968 TERREMOTO DEL BELICE
Attività svolte: ricerca feriti, recupero salme, distribuzione generi di prima necessità, montaggio tende e servizio nelle tendopoli, ricerca e concentramento degli animali dispersi, recupero masserizie dalle case.

1970 ALLUVIONE A GENOVA
Intervento di circa 600 volontari impegnati nel soccorso alle vittime, recupero salme, ricognizione in località isolate, recupero masserizie.

1976 TERREMOTO DEL FRIULI
Nel periodo da Maggio a Ottobre sono intervenuti più di 7000 volontari nei 5 centri affidati all'intervento AGESCI. Nel periodo immediatamente successivo alla prime scosse, l'opera degli scouts è consistita nell'assistenza alle persone, montaggio e coordinamento delle tendopoli, servizio nelle mense, gestione magazzini e distribuzione materiali.
Nel periodo estivo cantieri di lavoro con attività di montaggio prefabbricati, aiuto nei lavori agricoli, assistenza presso i centri più isolati, animazione scolastica per i bambini.
Dopo le scosse telluriche di Settembre e per tutto l'inverno gruppi più ristretti di volontari hanno operato presso centri scolastici con attività di animazione per i bambini. Nell'estate 1977 altri cantieri di lavoro.

1980 TERREMOTO IN IRPINIA
Coinvolti più di 10.000 volontari. Prima fase di soccorso alle popolazioni colpite, montaggio tendopoli, gestione mense e luoghi di ricovero sfollati, censimento delle abitazioni, magazzini, distribuzione foraggio alle stalle isolate. Nei messi estivi cantieri di lavoro.
Dalla fine del 1980 e per tutto il 1981 è rimasto in funzione un centro di aiuto a S.Angelo dei Lombardi gestito da volontari scout.

1985 STAVA
Intervento di 40 volontari, assistenza alla famiglie delle vittime per il riconoscimento delle salme.

1987 VALTELLINA
Intervento di 500 volontari, aiuto alla popolazione per lo sgombero delle case dal fango e detriti, gestione mensa presso un centro di ricovero sfollati.

1990 SICILIA ORIENTALE
Intervento di 300 volontari nel terremoto

 

1991-1992 - 1993

AZIONI DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE
In tre anni sono stati coinvolti oltre 10.000 volontari scout in attività di assistenza ed aiuto umanitario alle popolazioni colpite da eventi bellici come nell'ex-Jugoslavia o travolte dal crollo dei regimi totalitari dell' est come in Romania e soprattutto in Albania.
Sono stati realizzati numerosi campi di lavoro e di assistenza sia in Italia nelle strutture di accoglienza dei rifugiati che in Slovenia e Croazia. Sono state inviate centinaia di tonnellate di viveri e generi di prima necessità coinvolgendo tutti i livelli associativi.
In Albania gli Scout hanno operato interventi presso strutture pubbliche collaborando alla ristrutturazione di Orfanotrofi, Scuole, Ospedali, Chiese ecc.

1996 ALLUVIONE IN TOSCANA
A giugno, nella regione dell'Alta Versilia, intervento di oltre 250 volontari scouts. Nei 17 giorni successivi all'evento, si fornisce un servizio di spalatura dei detriti, assistenza alle popolazioni e monitoraggio necessità. Effettuati 485 interventi con oltre 1000 consegne di materiale. Gestione, su incarico comunale, del Centro di coordinamento dei volontari.
In collaborazione con il servizio sanitario, realizzazione di attività estive per l'animazione dei bambini.

1996 ALLUVIONE DI CROTONE
A novembre, collaborazione ai collegamenti radio con le autorità, spalatura fango e ripulitura di locali. Censimento delle necessità e dei danni alle abitazioni. Distribuzione viveri in collaborazione con altre componenti del volontariato.

1997 TERREMOTO REGIONI MARCHE UMBRIA
Il 27 novembre alcune scosse causano notevoli danni alle abitazioni della miriade di paesi siti al confine tra le due regioni. Inizialmente sono oltre 32.000 i senzatetto che vengono ospitati nelle tendopoli e con altre soluzioni provvisorie. Intervento di oltre 2.500 scout provenienti da tutta l'Italia nella logistica, gestione e animazione dei centri ospitanti la popolazione. Nell'estate avviato un progetto denominato "Francesco vai", a cui partecipano circa 1.200 associati, per l'animazione e il sostegno delle famiglie ospitate nei moduli abitativi.

1998 EVENTI FRANOSI IN CAMPANIA
La notte del 5 maggio a seguito di abbondanti piogge una vera e propria colata di fango invade i paesi di Sarno, Episcopio e Quindici cancellando questi ultimi due. Oltre 150 vittime e circa 2.000 senzatetto. Intervento immediato del gruppo di locale di Sarno e successivamente dalla Campania e dalle regioni limitrofe. Successivamente, squadre scout da tutta Italia collaborano al COM, alla mensa dei volontari, che produce fino a 6.000 pasti giornalieri, ai lavori di sgombero e pulizia delle abitazioni. Durante l'estate avviato insieme al CNGEI il progetto "Nido di rondine", a cui partecipano circa 1.800 associati, 150 scout francesi e di altre nazionalità, per contribuire al ripristino delle case e al sostegno degli sfollati.

1999 OPERAZIONE ARCOBALENO
L'associazione partecipa, con i suoi volontari, all'operazione Arcobaleno, a favore dei profughi del Kosovo, ospitati in Albania presso i campi gestiti dalla Protezione Civile Italiana. All'interno dei campi i volontari hanno occupato diverse mansioni dal montaggio delle tende, al ripristino delle stesse dal fango e dalla pioggia, al servizio mensa, all'animazione dei bambini, alla prima accoglienza e al censimento.
Alcuni volontari hanno partecipato, in Albania, a diverse iniziative prima dell'avvio dell'operazione Arcobaleno, presso parrocchie o campi improvvisati per sostenere l'arrivo dei profughi.

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IL SETTORE EMERGENZE E PROTEZIONE CIVILE

L'AGESCI, nel Consiglio Generale della primavera del 1982, istituisce un apposito settore associativo articolato con un responsabile a livello nazionale e referenti inseriti in tutte le strutture regionali e di zona (provinciali)

Il compito del settore è quello di pianificare sia modalità e termini della presenza scout nelle emergenze e calamità di varia grandezza che possono colpire il Paese, sia di sviluppare una " pista educativa" capace di coinvolgere tutta l'associazione, e quindi anche i ragazzi più giovani, a partire dagli 8 anni, nelle problematiche della sicurezza, della tutela dell'ambiente e della solidarietà.

Statuto

 

Art. 6. - L'AGESCI opera nel campo della Protezione Civile, con stile e forme coerenti con le proprie finalità e tradizioni educative di servizio.

Regolamento Organizzazione (aggiornamento al Consiglio Generale 1997)

Art. 45. - Emergenza e protezione civile

Per promuovere interventi in situazioni di emergenza, nello stile e forma coerenti con le finalità e le tradizioni educative e di servizio e secondo le modalità indicate nel Piano Operativo, l'Agesci si avvale del settore Emergenze e protezione civile ed affida ad un/a Incaricato/a nazionale i seguenti mandati:

a) coordinare l'intervento nelle emergenze, integrandosi nel Piano di Protezione Civile previsto dalla legge;

b) curare l'aggiornamento e la diffusione del Piano Operativo;

c) mantenere i collegamenti, su mandato dei Presidenti, con gli organismi nazionali della protezione civile e con le Agenzie di volontariato, con cui concretizza i programmi di intervento e sostiene le proposte legislative sul ruolo del volontariato;

d) orientare i servizi di segreteria, in coordinamento con la struttura organizzativa, per rendere operativi i programmi di intervento;

e) mantenere il collegamento con i referenti regionali per armonizzare le relazioni con i rispettivi organismi istituzionali per agevolare l'organizzazione ed il coinvolgimento degli associati, nonché per coordinare le iniziative locali;

f) curare l'aspetto educativo relativo alla prevenzione, approfondendo le motivazioni pedagogiche e metodologiche ed individuando strumenti concreti, in sintonia con l'area metodologica;

g) fornire elementi di aggiornamento sulla normativa vigente sulla protezione civile e l'emergenza, al fine di consentire una divulgazione delle possibilità ed ambiti di intervento.

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PIANO OPERATIVO AGESCI PER GLI INTERVENTI IN CASO DI EMERGENZA

 

L'Agesci è stata più volte chiamata ad offrire il proprio contributo in emergenze piccole e grandi: episodi di rilevanza nazionale ed eventi che non hanno goduto del clamore delle cronache, ma che sono stati ugualmente intensi per le persone che li hanno vissuti e subiti. Gli interventi realizzati hanno goduto di diversi ed unanimi apprezzamenti.

LO SPECIFICO ASSOCIATIVO
L'esperienza maturata ha confermato l'impegno dell'Associazione nelle emergenze rivolto ai bisogni delle persone, con particolare impegno verso le categorie deboli quali i bambini e gli anziani.

Un impegno di attenzione alla vita che continua anche dopo il più terribile dei disastri, al difficile riprendere dei rapporti interpersonali, alle esigenze più umane, che spesso nelle calamità vengono considerate dopo quelle tecniche.

Tale ruolo associativo, che ci è sempre venuto naturale svolgere, è stato riconosciuto dagli organismi statali preposti, e dalle altre organizzazioni di Protezione Civile.

Il nostro contributo in questo campo non può venire meno, ma deve confrontarsi con la l'evoluzione dell'organizzazione statale, una maggiore strutturazione delle forze di volontariato e con la continuità dell'azione educativa rispetto ai temi della protezione civile.

Ciò richiede che all'enunciazione di principi corrisponda coerentemente una sufficiente efficacia operativa.

Attraverso gli interventi nelle situazioni di emergenza lo scautismo italiano ha dato testimonianza dell'educazione alla solidarietà e alla competenza, all'attenzione al territorio e alla dignità della persona.

La nostra idea di protezione civile si lega, non tanto alla logica dell'intervento tecnico specialistico, quanto alla consapevolezza di una responsabilità civile nel territorio in cui viviamo, all'assunzione di responsabilità che ciascuno è chiamato ad assumere per il bene collettivo.

In questo quadro la protezione civile è uno degli ambiti, fra i molti dello scautismo, per far sperimentare ai nostri ragazzi esperienze di educazione all'ambiente e alla sua salvaguardia.

 

Piano Operativo per gli interventi in caso di emergenza

Nel 1983, l'Associazione sulla base delle esperienze maturate negli anni precedenti ha ritenuto opportuno istituire un Piano Operativo per specificare in maniera chiara il proprio intervento nelle emergenze.

Da quella data l'Associazione è stata più volte chiamata ad offrire il proprio contributo nelle emergenze piccole e grandi, episodi che sono stati all'attenzione nazionale per lunghi periodi, così come fatti che non hanno goduto del clamore delle cronache, ma che sono stati ugualmente intensi per le persone che li hanno vissuti e subiti.

L'intervento AGESCI è stato ovunque molto incisivo e ha goduto di diversi ed unanimi apprezzamenti.

L'esperienza di questi anni ha confermato come la presenza dell'Associazione nelle emergenze si rivolga con particolare attenzione verso le persone, specie verso le categorie deboli come bambini ed anziani.

E' sempre necessaria infatti l'attenzione alla vita che continua anche dopo il più terribile dei disastri, al difficile riprendere dei rapporti umani e sociali, insomma alle esigenze più umane, che spesso nelle calamità vengono considerate dopo quelle tecniche.

Tale ruolo, che ci è sempre venuto naturale svolgere, è stato riconosciuto all'associazione dagli organismi statali preposti, e dalle altre organizzazioni di Protezione Civile.

In un periodo come l'attuale, l'impegno associativo in questo campo non può venire meno, ma deve confrontarsi da un lato con la maggiore organizzazione dell'apparato statale, che chiede una maggiore strutturazione delle forze di volontariato, dall'altro con la continuità dell'azione educativa rispetto ai temi della Protezione Civile.

 

PRESENTAZIONE DEL PIANO OPERATIVO PER GLI INTERVENTI IN CASO DI EMERGENZA

In attuazione della deliberazione del Consiglio Generale 1982 l'Associazione nel 1983 ha ritenuto opportuno fornirsi di un piano operativo per specificare in maniera chiara il proprio intervento nelle emergenze e le modalità della conversione delle proprie strutture educative ai compiti diversi ed eccezionali che un intervento di Protezione Civile richiede.

Da quella data l'Associazione è stata più volte chiamata ad offrire il proprio contributo negli eventi calamitosi che purtroppo hanno colpito il nostro paese: emergenze piccole e grandi, episodi che sono stati all'attenzione nazionale per lunghi periodi, così come fatti che non hanno goduto del clamore delle cronache, ma che sono stati ugualmente intensi per le persone che li hanno vissuti e subiti. L'intervento AGESCI è stato ovunque molto incisivo e ha goduto di diversi ed unanimi apprezzamenti.

L'esperienza di questi anni ha confermato come la presenza dell'Associazione nelle emergenze sia necessaria soprattutto per rispondere ad un'esigenza che la rinnovata organizzazione statale comunque non riesce a soddisfare: l'esigenza di avere disponibile chi sia capace di una particolare attenzione verso le persone, specie verso le categorie deboli come bambini ed anziani. E' sempre necessaria infatti l'attenzione alla vita che continua anche dopo il più terribile dei disastri, al difficile riprendere dei rapporti umani e sociali, insomma alle esigenze più umane, che spesso nelle calamità vengono considerate dopo quelle tecniche.

Tale ruolo che ci è sempre venuto naturale svolgere è stato riconosciuto all'associazione dagli organismi statali preposti, e dalle altre organizzazioni di Protezione Civile. In un periodo come l'attuale l'impegno associativo in questo campo non può venire meno, ma deve confrontarsi da un lato con la maggiore organizzazione dell'apparato statale, che chiede una maggiore strutturazione delle forze di volontariato, dall'altro con la continuità dell'azione educativa rispetto ai temi della Protezione Civile. Ciò richiede che all'enunciazione di principi corrisponda coerentemente una sufficiente efficacia operativa.

Con questi scopo il Settore Emergenze e Protezione Civile ha predisposto il Piano Operativo per gli interventi dell'Agesci nelle emergenze, che rispecchia l'evoluzione e la maturazione del settore che si basa sulla lettura critica delle esperienze effettuate.

Questo documento acquista vero significato solo se viene visto come completamento del lavoro educativo svolto dall'associazione a tutti i livelli sul tema della Protezione Civile: ciò comporta la necessità di una rinnovata sensibilizzazione in primo luogo delle Comunità Capi.

In particolare, ci si augura che il presente strumento sia usato nelle Comunità Capi nelle riflessioni che accompagnano la periodica stesura del Progetto Educativo.

1. L'INTERVENTO DI PROTEZIONE CIVILE

1.1. GENERALITÀ'

1.1.1. L'Associazione, in caso di calamità che interessi il territorio nazionale, interviene in quanto tale ed in forma unitaria.

1.1.2. In caso di gravi incidenti calamitosi in nazioni estere il Comitato Centrale, sentito l'incaricato nazionale EPC, valuterà la possibilità di collaborare con le Associazioni scout del Paese colpito ed in loro assenza con altre Organizzazioni per fornire un aiuto indiretto (raccolta ed invio materiali, fondi, ecc.) o diretto (invio di persone).

1.1.3. L'Associazione in caso di calamità interviene il più presto possibile attraverso la propria struttura, che viene convertita a questo scopo in maniera preordinata, secondo le linee del presente Piano Operativo.

Per conversione si intende la trasformazione dell'Associazione da struttura educativa a struttura di intervento.

E' comunque escluso l'intervento estemporaneo di singoli o di gruppi non coordinato con il livello associativo superiore.

1.1.3. Il Centrale, e per esso la Pattuglia Nazionale EPC, coordina le Regioni durante l'intervento e mantiene i necessari contatti con le Autorità Statali centrali; attiva inoltre quando necessario l'Unità Operativa Mobile Nazionale

1.1.5. La Regione è il fulcro dell'Organizzazione sia preventiva che operativa.

1.1.6. Ogni Regione nomina un incaricato per il settore EPC, che collabora con i Responsabili Regionali e tiene contatti con la Pattuglia Nazionale e con le Zone.

1.1.7. Ogni Zona nomina un incaricato per il settore EPC, che collabora con i Responsabili di Zona, e tiene contatti con la pattuglia Regionale e con i Gruppi.

1.1.8. Le strutture specificatamente di Protezione Civile (Pattuglia Nazionale, Regionale, e di Zona) sono il supporto per la conversione dell'Associazione in caso di calamità. La rete dei collegamenti e l'attribuzione delle responsabilità rimangono quelle individuate dalla struttura associativa.

1.2. Ruolo e compiti dell'Associazione nell'intervento

1.2.1. L'associazione ritiene sua competenza specifica il sostegno psico-sociale alle popolazioni colpite da calamità.

1.2.2. I compiti associativi sono individuabili quindi nei settori socio-assistenziale e logistico, nei quali ci sia un chiaro riferimento ed attenzione alla persona con particolare riguardo alle esigenze dei più deboli quali bambini e gli anziani.

1.2.3. La concretizzazione dei compiti specifici verrà pertanto stabilita di volta in volta, e sarà adeguata alle necessità, in funzione della preparazione e dei mezzi disponibili, tali compiti saranno stabiliti dai responsabili associativi di concerto e con l'autorizzazione delle autorità preposte a governare la specifica emergenza.

1.2.4. A titolo esemplificativo si riportano alcuni dei compiti attribuiti all'Associazione in passate situazioni di emergenza:

- aiuto nell'installazione e nelle gestione tecnica di tendopoli;

- assistenza ed animazione di bambini ed anziani;

- organizzazione e gestione magazzini materiali e viveri;

- aiuto nella gestione delle cucine e delle mense;

- servizio nei centralini telefonici;

- accoglienza dei familiari delle vittime;

- collaborazione non infermieristica negli ospedali.

1.2.5. E' altresì compito dell'associazione ai diversi livelli, concertare in via preventiva con le autorità preposte (Sindaco, Prefetto, Ministero dell'Interno e Dipartimento della Protezione Civile, nonché con gli enti istituzionali collegati - Corpo dei Vigili del Fuoco, Corpi Militari e della Croce Rossa), le modalità di un eventuale intervento che coinvolga ove possibile il territorio di pertinenza (Comune, Provincia, Nazione) partecipando ove possibile alla stesura delle mappe dei rischi ed ai piani di intervento e cercando un opportuno coordinamento con le altre forze di volontariato.

1.2.6. L'Associazione adempie le necessarie formalità atte a salvaguardare il mantenimento del posto di lavoro ed il relativo trattamento economico e previdenziale per i propri associati impegnati nelle emergenze o nelle esercitazioni autorizzate dalle competenti autorità

2. LE FORZE

2.1. Comunità Capi

2.1.1. Sono chiamate a prestare questo tipo di servizio in primo luogo le Comunità Capi, in quanto soggetti primari nel rapporto con il territorio e quindi capaci di essere nel proprio ambiente un presidio attivo di autoprotezione e in un contesto più ampio, strumento efficace per l'intervento.

2.2. Comunità R/S

2.2.1. L'intervento nelle emergenze rappresenta altresì un ambito privilegiato per le Comunità R/S.

2.2.2. E' opportuno che la disponibilità a questo tipo di servizio non sia estemporanea, ma derivi da una riflessione adeguata nella Comunità e da una presenza di coscienza personale.

2.2.3. In ogni caso, anche se tutta la Comunità R/S _ chiamata a contribuire fattivamente all'operazione, l'intervento diretto E' limitato tassativamente ai soli componenti maggiorenni.

2.3. Il Capo Gruppo e le squadre

2.3.1. Il Capo Gruppo promuove l'intervento della Comunità Capi e della Comunità R/S ed è responsabile del collegamento operativo del Gruppo verso l'Associazione.

2.3.2. Il Capo Gruppo cura, al momento del bisogno, la costituzione di una o più squadre all'interno del Gruppo.

2.3.3. La squadra, insieme di 7-9 persone organizzate ed autosufficienti, rappresenta l'unità base di riferimento per l'intervento; essa è coordinata da un Capo Squadra, nominato dalla Comunità Capi, che necessariamente deve essere un Capo dell'Associazione.

2.3.4. Situazioni territoriali particolari possono richiedere la costituzione, previo assenso dei Responsabili di Zona e dell' Incaricato Regionale EPC, di squadre organiche composte da Capi e da R/S maggiorenni, che si dotano di attrezzature e competenze adeguate per fronteggiare eventuali emergenze specifiche.

2.4. Le strutture associative

2.4.1. Le strutture associative e gli incaricati EPC ai vari livelli hanno il compito in fase operativa di aiutare la "conversione" dell'Associazione. Per adempiere a questo compito si dotano delle attrezzature tecniche indispensabili alla fase di ricognizione, e predispongono una rete di collegamenti che possa ragionevolmente funzionare anche in situazioni di emergenza.

2.4.2. La Zona cura il collegamento con i Capi Gruppo per la costituzione, ove necessario, di squadre fra i diversi Gruppi.

2.4.3. Le Regioni e le Zone individuano tra i Capi dell'Associazione persone particolarmente adatte, capaci e disponibili a svolgere, in un eventuale intervento, il ruolo di Capo Campo .

3 I LIVELLI DI EMERGENZA

3.1. L'intervento dell'Associazione _ legato al tipo di emergenza, alla sua estensione territoriale, alla sua intensità è pertanto possibile distinguere diversi livelli di intervento come nel seguito.

3.2. Emergenze di limitata intensità

3.2.1. Per emergenze di limitata intensità ci si riferisce ad eventi calamitosi di estensione territoriale limitata e non particolarmente gravi riferiti:

- al territorio di pertinenza di un singolo Gruppo: la competenza è del Gruppo interessato;

- al territorio di pertinenza di più Gruppi, all'interno di una singola Zona, per i quali è competente la Zona.

3.2.2. In ogni caso la Zona provvede ad informare prontamente la Regione

3.3. Emergenze di media intensità

3.3.1. Per emergenze di media intensità ci si riferisce ad eventi calamitosi di estensione territoriale limitata con gravi conseguenze, ed ad eventi di intensità più limitata ma che coinvolgono il territorio di più Comuni e Province. In questo caso la competenza è della Regione interessata che si mette prontamente in contatto con il Comitato Centrale, ovvero con la Pattuglia Nazionale EPC.

3.4. Emergenze nazionali di forte intensità

3.4.1. Si intendono tali le emergenze relative a fatti calamitosi particolarmente gravi e che interessano un territorio di vasta estensione, comune a più regioni o comunque emergenze che la regione colpita non è in grado di fronteggiare con le proprie forze. In questo la competenza sull'intervento spetta al Comitato Centrale, e per esso alla Pattuglia Nazionale EPC.

4. LE FASI DELL'INTERVENTO

4.1. Fase di Ricognizione ed Allertamento

4.1.1. La fase di Ricognizione ed Allertamento coinvolge principalmente i quadri e le strutture Associative, avviene prima dell'intervento vero e proprio, serve a valutarne l'opportunità ed ad attuare la preparazione preliminare.

4.1.2. Gli scopi della fase di Ricognizione ed Allertamento sono:

- accertare l'entità dell'evento calamitoso;

- valutare il livello di emergenza (locale, regionale, nazionale)

- decidere l'opportunità dell'intervento associativo;

- allertare in modo appropriato l'Associazione

Inoltre, qualora si decida l'opportunità dell'intervento:

- attivare i collegamenti associativi previsti per il livello di emergenza considerato;

- fornire una prima indicazione delle necessità e valutare le modalità dell'intervento;

- stabilire gli opportuni collegamenti con le Autorità;

- ottenere l'autorizzazione all'intervento;

- decidere la localizzazione degli eventuali campi base;

- accogliere ed istruire le prime squadre AGESCI che intervengono.

4.1.3. La fase di ricognizione ed allertamento dura fino al raggiungimento degli scopi indicati al punto precedente ed ha quindi uno sviluppo temporale che può essere di qualche ora o di qualche giorno, in relazione al tipo di emergenza in corso.

4.1.4. Il compito di far partire la fase di ricognizione ed allertamento spetta al quadro o struttura associativa competente più vicina al luogo dove l'evento si è verificato (Capo Gruppo, Responsabile di Zona, Incaricato EPC, Pattuglia EPC); vengono comunque particolarmente curati i contatti con il livello associativo superiore .

4.1.5. Nel caso l'emergenza si prefiguri sin dai primi momenti:

- di limitata intensità, gruppo o dalla zona;

- di media intensità, dalla regione;

- di forte intensità, da una pattuglia composta da persone della/e Regione/i colpita/e e da almeno un membro della Pattuglia Nazionale EPC o comunque designato dal Comitato Centrale.

4.1.6. E' comunque cura del livello associativo più alto, ed in particolare della regione accertarsi dell'effettivo allertarsi dei livelli inferiori e della partenza della fase di ricognizione.

4.2. Fase di Attuazione dell'intervento

4.2.1. Emergenze di limitata intensità, che coinvolgono la Zona:

I Responsabili di Zona e per essi l'incaricato EPC:

- verificano la disponibilità delle squadre e ne dispongono l'intervento;

- assegnano i compiti operativi alle squadre e curano i necessari collegamenti fra esse;

- gestiscono i rapporti con le autorità locali e con le altre forze negli eventuali Centri Operativi Misti;

- relazionano con regolarità alla Regione sull'intervento.

4.2.2. Emergenze di media intensità:

i Responsabili Regionali e per essi l'incaricato EPC, in concerto con la Pattuglia Nazionale EPC ed in collegamento con le zone:

- provvedono a costituire presso la segreteria Regionale un centro di coordinamento Regionale;

- verificano la disponibilità delle squadre e ne dispongono l'intervento;

- nominano il/i Capo/i Campo/i per il/i Campo/i base;

- curano il coordinamento delle operazioni in loco istituendo, quando i Campi Base sono più di uno, un Centro Operativo Locale, nominando un Responsabile per l'intervento;

- gestiscono i rapporti con le autorità regionali, prefetture, ed eventuale Commissario Straordinario di Governo.

4.2.3. Emergenze di forte intensità:

per quanto concerne le Regioni colpite, i compiti dei responsabili regionali rimangono quelli previsti per le emergenze di media intensità; il Centrale, e per esso l'Incaricato Nazionale EPC, con il supporto della Pattuglia Nazionale:

- attiva, sulla base delle indicazioni, della/e Regione/i colpita/e le Regioni limitrofe e, se necessario le altre;

- invia, se non già provveduto in Fase di Ricognizione, l'Unità Operativa Mobile Nazionale;

- nomina in concerto con le regioni interessate, un responsabile per l'intervento;

- cura il collegamento con i Centri di Coordinamento Regionali;

- cura in concerto con le Regioni, l'avvicendamento dei Capi Campo e dei Responsabili per l'intervento;

- mantiene gli opportuni rapporti con il Ministero dell'Interno e con il Dipartimento della Protezione Civile.

4.3. Conclusione dell'intervento

4.3.1. Quando vengono meno le condizioni che avevano motivato l'intervento associativo l'associazione, dopo aver sentito le autorità preposte, sospende il servizio.

4.3.2. La decisione di concludere l'intervento spetta alla struttura associativa competente sull'intervento, sentito il livello associativo superiore.

4.3.3. Non appena l'intervento viene concluso, si avvia nel modo più appropriato una verifica del servizio svolto che viene riassunta in una relazione presentata, a seconda del livello di emergenza, alla regione od al Comitato Centrale.

 

5. L'ORGANIZZAZIONE ED I MEZZI A DISPOSIZIONE

5.1. Generalità

5.1.1. L'intervento associativo non può gravare, dal punto di vista logistico, su strutture altrui, già precarie in situazioni d'emergenza: viene ribadita la necessità di una completa autosufficienza alimentare, di alloggio, di attrezzature e mezzi; eventuali deroghe a quanto sopra devono essere valutate caso per caso.

5.1.2. L'uniforme scout, accompagnata dal bracciale distintivo EPC dell'AGESCI autorizzato dal Dipartimento della Protezione Civile, individua correttamente la persona che opera nell'emergenza ed il servizio che può venirgli chiesto: E' necessario pertanto facciano parte del corredo di chi partecipa all'intervento. I bracciali distintivi saranno fatti pervenire alle persone che partecipano all'intervento a cura del proprio Incaricato Regionale EPC.

5.2. Principali compiti delle strutture associative

5.2.1. Il Comitato Centrale e per esso la Pattuglia Nazionale EPC, dispone e cura la funzionalità di una unità operativa mobile nazionale per il coordinamento in loco in caso di emergenze di forte intensità.

5.2.2. Ogni regione si dota di una Unità Operativa Mobile Regionale da rendere immediatamente disponibile per la fase di ricognizione, in Fase di Attuazione, il Centro Operativo Locale.

5.2.3. Ogni gruppo cura l'effettiva disponibilità dei propri mezzi al fine di un possibile intervento di protezione civile; al momento di un eventuale intervento tale materiale sarà a disposizione delle Squadre; il materiale di uso generale che venga eventualmente messo a disposizione del Campo Base anche oltre il periodo di permanenza della Squadra, viene preso in consegna dal Capo Campo che rilascia una ricevuta e prende gli opportuni accordi per la restituzione al Gruppo ad intervento concluso.

5.3. Modalità organizzative dell'intervento

5.3.1. Durante la fase di attuazione dell'intervento il servizio associativo organizzato in uno o più campi base, diretti da un Capo dell'Associazione (Capo Campo). Qualora i Campi Base siano più di uno, viene costituito un Centro Operativo Locale, diretto da un capo dell'associazione (responsabile per l'intervento).

 

5.3.2. Il responsabile per l'intervento ha il ruolo di organizzazione globale dell'intervento associativo nelle località interessate; in particolare cura:

- il collegamento con i Capi Campo e con le Autorità presenti in loco;

- il collegamento con il Centro di Coordinamento Regionale istituito presso la segreteria regionale;

- l'informazione costante verso i Responsabili Regionali e Centrali sullo svolgimento dell'intervento associativo.

5.3.3. Quando il campo base è uno solo, i compiti di Responsabile per l'intervento spettano al Capo Campo.

5.4. Gestione Economica

5.4.1. L'intervento associativo viene organizzato in modo da ottemperare alle disposizioni di legge che regolano la collaborazione delle forze di volontariato nelle emergenze, ed è libero, ed assolutamente gratuito.

Può fruire di rimborsi da parte dello stato per le spese sostenute; allo stato attuale della legislazione tale rimborso non riguarda il vitto e l'alloggio dei volontari. (Maggio 1989)

5.4.2. Per ottemperare alle necessità immediate della Fase di Ricognizione e per l'avvio dell'intervento, le Regioni si dotano di un fondo cassa prontamente utilizzabile al momento del bisogno e non altrimenti spendibile, sarà deciso dal Comitato Regionale su proposta dell'Incaricato Regionale EPC.

5.4.3. I Responsabili Regionali, sentito il tesoriere regionale hanno facoltà di stabilire stanziamenti economici straordinari per la gestione dell'intervento.

5.4.4. Adeguata cura viene tenuta, ad ogni livello riguardo la documentazione delle spese sostenute, in particolare il capo campo è responsabile anche della gestione economica del campo e quindi della raccolta della documentazione relativa.

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ALLEGATO "A" AL PIANO OPERATIVO

Le attività preventive e di preparazione all'intervento

Gli scopi principali di quanto è raccolto nel presente Allegato al Piano Operativo sono i seguenti:

- mantenere nel tempo la tensione ideale espressa dal motto "Estote Parati";

- individuare quanto è utile per una rapida "conversione" della struttura associativa da educativa ad operativa in caso di intervento.

Per Capi e Rovers/Scolte adulti organizzarsi per l'emergenza significa anche progredire nel processo autoeducativo finalizzato al Servizio, ambito di espressione delle proprie capacità e competenze.

Il Gruppo

Ovvero: la Comunità Capi, in collaborazione con la Comunità R/S:

- individua nel progetto educativo le attività possibili in questo settore;

- verifica le disponibilità dei propri associati adulti;

- valuta i rischi relativi al proprio territorio (mappa delle emergenze possibili);

- individua e pensa come rendere disponibile al bisogno il materiale di cui dispone, utile per un intervento, ed i mezzi di trasporto;

- cura una minima organizzazione interna (ruoli, catena telefonica, luoghi di ritrovo);

- cura i rapporti con gli Enti Pubblici (Consigli di Quartiere/Circoscrizione, o Comune in caso di un solo Gruppo presente);

- comunica ai datori di lavoro l'appartenenza dei propri associati alla struttura di Protezione Civile dell'AGESCI, al fine di poter usufruire dei permessi di lavoro, come previsto dalla legislazione vigente;

- cerca il coinvolgimento, con compiti di supporto e di collaborazione, di genitori, Comunità Parrocchiale, amici, etc.

 

Il Comitato di Zona (e per esso l'incaricato EPC)

- coordina e stimola la disponibilità dei Gruppi, diffondendo in particolare la conoscenza del Piano Operativo;

- attiva e verifica la rete di collegamenti con i Capi Gruppo;

- mantiene i contatti con le Autorità competenti riguardo la Protezione Civile (Comune, Provincia, Prefettura);

- cura i contatti con gli altri Enti e con le Associazioni di Volontariato che si occupano di Protezione Civile;

- acquisisce, per quanto possibile, una adeguata conoscenza dei Piani di Intervento Comunali e Provinciali e predispone le ipotesi di intervento relativamente alle emergenze che possono interessare il territorio di pertinenza;

- inserisce nel programma di zona attività di informazione e di formazione riguardo la Protezione Civile, da effettuarsi eventualmente anche in collaborazione con altri enti ed associazioni;

- cura i contatti con la struttura EPC regionale;

- costituisce, ove possibile, una pattuglia di zona che segue tutte le attività sopra elencate svolgendo un incisivo stimolo verso i Gruppi.

Il Comitato Regionale (e per esso l'Incaricato Regionale EPC)

- cura i contatti con gli incaricati EPC di zona, stimolando eventualmente le zone a svolgere quanto sopra riportato;

- mantiene gli opportuni contatti con le Autorità ed Enti con compiti di Protezione Civile a livello regionale, nonché, con le eventuali strutture Regionali delle Associazioni di volontariato;

- predispone le ipotesi di intervento, in collegamento con le Zone;

- mantiene i necessari contatti con la Pattuglia Nazionale EPC;

- programma, per quanto possibile, attività Regionali legate alla Protezione Civile;

- mantiene in efficienza l'Unita Operativa Mobile Regionale;

- si avvale ove possibile della collaborazione di una Pattuglia Regionale EPC.

Comitato Centrale (e per esso l'Incaricato Nazionale EPC)

- cura il collegamento con le strutture Regionali EPC cercando di avere aggiornato il quadro complessivo della disponibilità e dell'organizzazione;

- cura il collegamento con la struttura statale centrale di Protezione Civile e con le strutture nazionali di Enti e di Associazioni di volontariato, puntando alla valorizzazione anche sul piano legislativo del ruolo del volontariato associativo;

- cura l'aggiornamento del Piano Operativo e la sua diffusione nell'Associazione;

- cura la raccolta e la diffusione delle esperienze educative nel campo della Protezione Civile, anche attraverso lo strumento della stampa associativa;

- elabora e diffonde sussidi per le strutture, i gruppi, i capi ed i ragazzi;

- mantiene aggiornato, in collaborazione con le regioni, un elenco di possibili Capi Campo Base;

- coordina ed indirizza le esperienze dei cantieri EPC per le branche R/S, e cura il collegamento con il settore specializzazioni per quanto riguarda i campi di Pronto Intervento organizzati per le Branche E/G ed R/S;

- promuove, eventualmente in collegamento con le Branche Nazionali e con gli altri settori, momenti specifici di incontro e di approfondimento, nonché, di formazione per Capi e Quadri.

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L'EDUCAZIONE ALLA PROTEZIONE CIVILE DELL'AGESCI

Nel compilare questa traccia educativa per le Branche ci è sembrato necessario premettere i criteri di carattere generale ai quali fare riferimento per comprendere il "taglio" dato al problema.

Anzitutto riteniamo che per l'AGESCI interessarsi al problema delle Emergenze e Protezione Civile significhi:

n la possibilità di operare nel sociale secondo una corretta conoscenza della realtà con lo spirito di condivisione e di solidarietà umana secondo i principi della scelta cristiana;

* un modo consapevole di fare educazione ambientale rapportandosi con la realtà del proprio territorio (paese-città-vallata-regione- nazione). Intervenire in operazioni di soccorso è solo un aspetto del più complesso problema della Protezione Civile che va affrontato principalmente sul piano della prevenzione e quindi, dell'educazione tenendo conto di quanto pesi, nella storia di un disastro, l'imprevidenza, l'ignoranza o, peggio, la violenza fatta all'ambiente in cui viviamo.

* La Protezione Civile, in questa chiave educativa, può essere considerata come un obiettivo del Progetto Educativo di Gruppo opportunamente tradotto nelle Unità. Non è pensabile che questo tema sia demandato a qualche Capo più "portato". Infatti, il Gruppo scout è l'unità base a cui si fa riferimento per la prevenzione, previsione ed intervento nel territorio. Come tutti gli altri temi educativi, anche la Protezione Civile passa attraverso una progressiva presa di coscienza da parte dei ragazzi e delle ragazze che vivono le tappe educative delle Branche.

* La progressione, oltre che essere riferita alle persone, attraversa anche le struttue dell'Associazione: di qui i compiti di promozione e coordinamento delle Zone sulle Comunità Capi, di stimolo e supporto tecnico delle Regioni e del Centrale.

* Pertanto, considerate obiettivamente le esperienze AGESCI in occasione di calamità naturali, non si ritiene necessario creare nuove tecniche. La capacità "dell'essere preparati" coltivata attraverso le tecniche di vita all'aria aperta, manualità, osservazione, essenzialità, efficienza fisica e tutti gli altri aspetti che formano già il patrimonio della proposta educativa scout si ritiene sia sufficiente, se veramente vissuta, a formare una moderna coscienza di Protezione Civile oltre che a costituire la preparazione di base per il soccorso secondo i ruoli scelti dall'AGESCI.

* E' indispensabile, invece, una maggiore conoscenza delle ipotesi di rischio e delle loro cause attraverso un approfondimento culturale che può essere agevolmente effettuato utilizzando la stampa ed i normali canali associativi.

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PROPOSTE PER LE BRANCHE

 

BRANCA LUPETTI/COCCINELLE

Molte delle attività elencate trovano già normale spazio nei programmi di Branco/Cerchio. Nelle note che seguono si è cercato di riassumere alcuni suggerimenti finalizzati alla formazione, fin dall'età Lupetto/Coccinella, di una maggiore educazione alla prevenzione ed una coscienza, sebbene embrionale, di Protezione Civile. Queste indicazioni ed "abitudini" vanno presentate con strumenti idonei (giochi di simulazione, per esempio) badando a non suscitare nel bambino e nella bambina la psicosi del rischio perenne, della sciagura, o della calamità.

* Un veicolo naturale per incuriosire e accrescere l'interesse del Lupetto/Coccinella può essere quello di stimolarlo ad acquisire le specialità che più hanno attinenza con la Protezione Civile (infermiere, montanaro, maestro del bosco, fotografo, guida, mani abili, ecc.).

* Si può quindi iniziare a programmare nel corso delle attività di Branco/Cerchio un quadro di esperienze che aiutino il bambino ad individuare progressivamente le possibili cause di:

- incidenti domestici (causati da gas, luce, acqua, ingestione di medicinali e detersivi, ecc.;

- rischi esterni (scuola, ambiente di gioco, quartiere, ecc.) ;

- calamità naturali (terremoto, alluvione, frana, incendio) aiutandosi nella spiegazione anche con osservazioni durante attività all'aperto.

Gli obiettivi da raggiungere sono:

- sviluppare nel bambino e nella bambina una mentalità di corretto comportamento, pronto e razionale, in situazioni di emergenza;

- sviluppare il senso di disponibilità verso gli altri (Buona Azione) nelle più diverse evenienze;

- stimolare maggiore attenzione, interesse, conoscenza, e quindi rispetto dell'ambiente che li circonda.

* Alcuni strumenti da usare possono essere:

- Il racconto, in cui ambientare una o più situazioni di emergenza. Sottolinea come un giusto comportamento può evitare disordine, panico e maggiori danni. Si veda, ad esempio, il libro di Fausto Catani, Racconti per lupetti, edito da Borla.

- Il gioco, per mettere alla prova l'autocontrollo usando regole precise. Esempio: immaginare un'evacuazione di un luogo, ordinata e in tempi brevi, attraverso una sola uscita.

- nozioni di "pronto intervento" da comunicare avvalendosi di cartelloni o audiovisivi contenenti notizie di:

- come si compone un numero telefonico;

- come telefonare dai vari tipi di telefoni pubblici;

- quali sono i numeri telefonici necessari in caso di emergenza (medico, genitori al lavoro, Carabinieri, Vigili del Fuoco, ecc.);

- come si interviene per piccoli incidenti che possono capitare anche ad altri bambini (esempio: non muovere un arto che potrebbe essere fratturato);

- quali e quanti sono i giochi pericolosi tra bambini (esempio: legarsi con corde, giocare con bastoni acuminati, mettere al collo sacchetti di plastica, entrare in elettrodomestici abbandonati, ecc.);

- come ci si comporta nei confronti delle sostanze infiammabili (benzina, gasolio, gas, plastiche, ecc.)

- L'individuazione, nel proprio ambiente, dei possibili rischi ricavandone un elenco da poter aggiornare continuamente su un cartellone affisso in sede (in alcune regioni è possibile trovare ancora ordigni inesplosi).

Una volta individuati tali rischi, si potrebbe impegnare il Branco/Cerchio nella redazione di un opuscolo da distribuire tra amici e compagni di scuola dove siano riportate indicazioni dei rischi stessi e dei comportamenti da assumere in caso di emergenza.

- La visita a strutture permanenti di Protezione Civile (Vigili del Fuoco, Pronto Soccorso, ecc.).

- Attività di conoscenza del proprio paese, del quartiere e della propria città.

Su questi spunti è possibile senz'altro innestare molte attività la cui ricerca è lasciata, ovviamente, ai Capi anche in relazione al tipo di bambini e all'ambiente in cui vive il Branco/Cerchio.

 

BRANCHE ESPLORATORI/GUIDE

* La vita di squadriglia attraverso gli incarichi, aiuta i ragazzi a divenire responsabili di se stesssi e degli altri grazie anche ad attività di attenzione e scoperta del territorio.

* Le specialità e le competenze individuali, le specialità di squadriglia, possono essere un'occasione per:

- osservare e capire situazioni;

- sviluppare una serie di capacità per essere pronti e intervenire in caso di necessità.

* Le attività di Reparto (campi, uscite, riunioni, imprese) possono comprendere giochi, o simulazioni di emergenze che risvegliano l'interesse dei ragazzi al problema, anche attraverso specifiche missioni di Squadriglia.

* Le situazioni e le attività specifiche di protezione civile possono essere occasioni per realizzare alcuni obiettivi educativi tipici della branca E/G.

* Le opportunità offerte da situazioni di emergenza vanno finalizzate in termini educativi alla conoscenza dell'ambiente, della sua evoluzione e dell'interazione causata dall'uomo , alla comprensione delle ipotesi di rischio individuale e collettivo (mappe dei rischi) in tutti gli ambienti (scuola, casa, sede, quartiere, paese, ecc.) stimolando l'osservazione con idonei giochi, cartelloni da affiggere in sede, elenchi di nozioni o norme di pronto intervento, ecc.

* Il sistema di Protezione Civile AGESCI ed il Piano Operativo possono essere presentati ai Reparti e trovare il loro spazio nelle sedi.

* I Campi di Specializzazione e di competenza, ai vari livelli associativi, dovrebbero lasciare uno spazio al rilevamento dei rischi esistenti nella vita di campo, allo studio delle misure di prevenzione, alla rimozione delle cause di rischio, alle norme di intervento in caso di emergenza.

* In particolare vanno verificate le condizioni di sicurezza delle sedi (pericoli elettrici, possibilità di incendi, scoppi di bombole) e le capacità di risposta dei ragazzi in termini di corretto comportamento (nozioni di pronto soccorso, comportamento collettivo razionale, ecc.).

In concreto sono stati individuati tre settori di competenza che possono utilmente essere finalizzati al Pronto Intervento - Protezione Civile e cioè:

LOGISTICA:

Specialità interessate: elettricista, muratore, falegname, fatutto, ciclista, maestro dei giochi, infermiere, guida, pompiere, interprete, meccanico, topografo, cuciniere, pioniere.

Tecniche e modalità di realizzazione ed installazione dei servizi occorrenti per sistemazioni d'emergenza.

Problemi e necessità quotidiane di una piccola comunità in sistemazione provvisoria (viveri, acqua, smaltimento rifiuti, ricoveri animali, assistenza sanitaria, segreteria, ecc.).

Attività proponibili:

* Montaggio tende anche pesanti

* Ricoveri di fortuna (tettoie, ripari)

* Installazione bombole e messa a punto dei fornelli

* Tubazioni di emergenza (gomma, polietilene, ferro)

* Spine elettriche di emergenza con protezioni

* Organizzazione logistica (deposito e conservazione viveri e vestiario)

* Scelta e sistemazione di terreni per campi ed accampamenti

* Cucine e smaltimento rifiuti

* Servizi igienici funzionali

SOCCORSO: Specialità interessate: infermiere, fatutto, alpinista, ciclista, cuciniere, interprete, guida, pompiere, pioniere.

Attività e nozioni da proporre:

* Nozioni di anatomia con particolare riferimento alle ossa ed articolazioni (fratture, lussazioni, distorsioni, ecc.)

* Emorragie (lacci emostatici e di fortuna)

* Ustioni, congelamenti, soffocazioni, ferite da taglio o punta, avvelenamenti

* Iniezioni: tecnica, preparazione, effettuazione in caso di emergenza

* Trasporto infortunati e relative norme

* Igiene dell'alimentazione, diete, potabilizzazione acque in situazioni di emergenza

* Assistenza malati ed infermi.

EMERGENZA: Specialità interessate: pompiere, infermiere, battelliere, nocchiere, nuotatore, alpinista, guida marina, fatutto, elettricista, ecc.

Tecniche di pronto intervento per il salvataggio in acqua e la rianimazione.

Tecniche elementari di spegnimento incendi in abitazioni, automezzi, boschi, ecc.

Nozioni tecniche di recupero e salvataggio in montagna ed in edifici pericolanti.

Attività e nozioni da proporre:

* Corso di salvataggio a nuoto FIN o Centro Nautico scout .

* Tecniche e mezzi di spegnimento dei più degli estintori a manichette.

 

BRANCHE ROVER/SCOLTE

* La Protezione Civile può essere un ambito privilegiato di servizio per la Branca a condizione che la progressione delle Branche inferiori abbia realmente conseguito l'obiettivo di educare Rover e Scolte ad "essere preparati".

* I settori di competenza, Logistica, Soccorso, Emergenza, individuati per le Branche Esploratori/Guide vanno completati ed affinati in una visione globale in cui sia privilegiata l'attenzione "all'uomo".

*E' necessario portare le Comunità Rover/Scolte a valutare gli aspetti sociali e politici in senso lato, connessi con la Protezione Civile e le Emergenze.

* Devono essere ben chiare le fasi di prevenzione-previsione intervento con i relativi programmi e piani, le leggi, le strutture istituzionali, i ruoli del volontariato.

Gli ambiti in cui la Branca può essere certamente ed utilmente chiamata ad operare sono:

PREVISIONE-PREVENZIONE-PROTEZIONE

- rapporto col territorio nei suoi aspetti socioeconomici

- rapporto con le strutture locali

- rapporto con l'ambiente (aspetti ecologici).

EMERGENZA

- Compiti tecnico-logistici

- Compiti socio-educativo-assistenziale

- Compiti sanitari.

Attività e nozioni:

* "Scoprire" con uscite, hike, campi, il proprio territorio sotto l'aspetto della Protezione Civile.

* Stimolare ed avviare contatti con altre Associazioni di Volontariato interessate e con le strutture pubbliche.

* Costituire le squadre di intervento e perfezionare con brevi corsi di idraulica, elettricità, igiene, topografia, pronto soccorso, utilizzando specialisti "scout" o non.

* Provare a ricostruire, anche con giochi di simulazione, situazioni di emergenza per valutare le proprie competenze.

* Partecipare ai cantieri di Branca sullo specifico argomento.

* Conoscere e valutare gli aspetti psicologici ed umani connessi con la situazione di "emergenza" avendo coscienza di inserirsi in un tessuto sociale preesistente anche se lacerato.

* Svolgere attività di prevenzione attraverso la divulgazione di consigli pratici per fronteggiare i rischi e sensibilizzare alle situazioni di pericolo anche con la loro denuncia.

* Organizzare uscite, challenge, o altre attività specifiche di preparazione (cucina per comunità, antincendio boschivo, incontri tecnici con VV.FF., Forestale, C.R.I., ecc.).

* Conoscere i piani operativi locali e quello dell'Agesci.

* Promuovere e/o partecipare ad iniziative, esercitazioni con altre componenti del volontariato e le forze istituzionali

* Curare il proprio equipaggiamento anche in vista di una possibile emergenza.

Alcune delle attività indicate sono senz'altro interesse della Zona, per cui è indispensabile prevedere un collegamento tra gli incarichi di Zona R/S e EPC nonché, i Capi delle Comunità R/S. Sarebbe interessante ed auspicabile un progetto di Zona in grado di sostenere le iniziative che esulano dallo specifico ambito del Gruppo scout.

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