IL 900

 

All’inizio del 900 il numero dei laboratori calò ai livelli di metà Ottocento, segno che il processo d’industrializzazione si era indirizzato sempre di più verso la concentrazione dei laboratori in grandi aziende che erano in grado di impiegare decine di addetti, con la forza della loro organizzazione e con l’introduzione di macchinari moderni ed efficaci.

Il laboratorio di architettura tende ormai a predominare su quello di scultura poiché la modernizzazione delle città richiedeva una grande quantità di marmo per la decorazione e l’arredo urbano; la scultura si ridusse a produrre esclusivamente i monumenti ai caduti.

I lavori che venivano commissionati richiedevano una organizzazione aziendale che solo le fabbriche potevano avere, per esempio la realizzazione delle decorazioni per la cattedrale di Sofia poté essere eseguita mediante la collaborazione delle fabbriche più importanti .

 

 

Grazie allo sforzo collettivo dei laboratori delle ditte di Paolo Triscornia, Vincenzo Bonani e Figli, della  Walton Goodly e Crips,  fu possibile far operare i modellatori, i disegnatori e centinaia di artigiani e scalpellini e scultori in grado di completare in due anni un’ opera eccezionale.

In generale si osserva che all’ inizio del nuovo secolo tutto il settore della lavorazione artistica del marmo ha mostrato evidenti segni di cedimento rispetto al settore estrattivo.

La crisi del 1929, che sconvolse anche il settore della lavorazione del marmo, ridonerà ai laboratori artigianali una speranza di ripresa.

Infatti di fronte alla crisi finanziaria le aziende a gestione familiare resistono meglio delle grandi industrie.

Negli anni trenta scomparvero laboratori come quella della Società marmifera ligure, quella della Walton e lo studio Lazzerini.

La seconda guerra mondiale e la vicenda del dopoguerra resero vane le speranze precedenti.

L’avversione contro tutto quello che il fascismo rappresentava si identificò negativamente contro un materiale che era stata la sostanza espressiva del regime.

Per il marmo di Carrara fu il periodo più duro della sua storia .

Per riscoprire il valore del marmo occorrerà attendere tempi migliori.

Quando a ricostruzione avvenuta, si farà il punto sulla produzione del marmo, il laboratorio  si era ormai legato alla produzione di marmetti,scaglie,lastre.Delle 200 ditte esistenti negli anni 50 solo 19 erano impegnate nelle tradizionali lavorazioni artistiche, sculture, architettura ornata ,e la grande parte dell’attività si era ormai ridotta.Lo sviluppo del settore era legata ormai a una organizzazione di tipo industriale. La Biennale di Scultura iniziata nel 1957 e continuata fino al 1973 richiamò su Carrara l’attenzione del mondo della scultura: artisti, critici e mercanti.

Nè ebbe grande fortuna la Mostra Nazionale del Marmo che provò a riconquistare  uno spazio nel campo dell’architettura e delle arti.

Le possibilità di ripresa delle lavorazioni artistiche più che contare sull’ aiuto delle amministrazioni si devono basare sulle antiche tradizioni locali.

 

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