LO STUDIO NICOLI

 

Le vicende dello studio Nicoli, possono essere emblematiche, per capire le trasformazioni dell’ultimo secolo e cercare di scoprire se l’arte del marmo può ancora svilupparsi a Carrara.  Nel 1878 Carlo Nicoli trasferì la sede nella piazza di S. Francesco, che è l’attuale piazza XXVII Aprile, dove si trovava il laboratorio del padre che era un ornatista da cui egli aveva imparato, dopo essersi formato nell’Accademia locale. Avendo vinto il pensionato triennale riuscì a soggiornare a Firenze per imparare sotto la guida di Giovanni Duprè. Le sue opere avevano incontrato un grande successo, perciò il suo laboratorio era diventato uno dei più famosi e importanti non solo a Carrara ma in tutta Italia e altrove. 

Ancora prima della fine del secolo da questo laboratorio uscirono decine di monumenti, quasi tutti creati da Nicoli per molte città europee ed americane.

Queste opere aumentarono la notorietà dell’artista e di conseguenza del laboratorio che lavorò molto per la decorazione architettonica, monumenti funerari, e che grazie al talento del suo titolare fu in grado di rispondere alle commissioni più impegnative, come quelle che venivano dai più importanti artisti, inaugurando un rapporto con gli ambienti e i personaggi più importanti della scultura internazionale, che dura ancora oggi.

Alla fine del secolo si eseguirono nel laboratorio alcune opere dagli artisti più famosi del tempo come: Giovanni Duprè, Francesco Ferace ed Ettore Ximenes.

Nei primi decenni del 900 l’artista più importante fu Leonardo Bistolfi che portò a termine numerose sculture: “Il Sacrificio” destinato al Vittoriale, il monumento ai caduti di Correggio, il grandioso gruppo del “Funerale” per il cimitero di Montevideo, il monumento ai caduti di Casale Monferrato, il monumento di Gesuè Carducci a Bologna.

Nel corso degli anni ’30 fu Arturo Martini a far scoprire ai lavoratori dello

Studio Nicoli le possibilità di rinnovare l’arte delle sculture.

Martini arrivò a Carrara e vi lavorò per 10 anni, realizzando una scultura chiamata

“Giustizia Corporativa”, il monumento agli Sforza all’ospedale Maggiore di Milano, il Tito Livio, il monumento al Partigiano Masaccio conosciuto come Palinuro, “La donna che nuota sott’acqua”. Martini lasciò a Carrara un segno importante grazie anche a Ceccardo Andrei e Decimo Franceschi, i due scalpellini che lavoravano al suo fianco. Attraverso esperienze di questo tipo gli artigiani si prepararono ad affrontare la rivoluzione astratta che giungeva a Carrara, nell’immediato dopo guerra quando Carlo Sergio Signori arrivò da Parigi per costruire il monumento ai fratelli Rosselli per Bagnales- de –l’orne. L’esecuzione di questa grande opera dimostrò la capacità di rinnovarsi da parte dei laboratori carraresi. (inserire immagine fotocopiata)                   

Signori lavorò nel laboratorio Nicoli così come in altri della zona. Le sue opere vennero ammirate da grandi artisti come Alberto Viani, che tradurrà nel marmo le raffinate forme dei gessi. Gli scultori che praticano questo tipo di lavorazione dagli anni 50’ fino ad oggi furono molti, tra i più significativi il Moore e Ipausteguy, Cesar, Pancet, Cascella. Anche se oggi a Carrara i più soffrono del consolidarsi della supremazia sul terreno della scultura, e delle lavorazioni artistiche della vicina Pietrasanta che può godere della presenza accanto ai laboratori di marmo e delle fonderie, Carrara può ancora vantare il prestigio che le deriva dalla sua storia e la possibilità di attirare grazie alla sua Accademia giovani studenti da ogni parte del mondo.

 

            TORNA ALLE CAVE DI MARMO