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La storia
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Sono numerose le testimonianze dalla preistoria all’età
romana: 'Domus de Janas' tra cui si cita la necropoli composta da tre
ipogei, due dei quali preceduti da un corridoio in località Logu Santu
e due tombe megalitiche del tipo 'allèes couvertes' delimitate da ortostati,
in località Bòpitos, che rappresentano nella loro forma a cista allungata,
una evoluzione delle forme tombali di cultura precedente; nuraghi Columbas
in località Medulèsi , Cultu, Giannas, Montiju de rundines Rocca, S.
Antonio, Tiu Moro, dei quali è possibile visitare le loro strutture
ancora agibili o, in alcuni casi, le rovine; la loro presenza testimonia,
comunque, una forte insistenza di insediamenti nuragici nel territorio
di Laerru e di tutta l'Anglona; in località Còncula, si trovano ancora
i resti di un villaggio nuragico oggi distrutto, ubicato sotto la grande
scarpata trachitica di Sa Rocca e di Crastu Entulzu. Attualmente è possibile
visitare un tratto di una poderosa muraglia e fondazioni di antiche
costruzioni, tombe di giganti, tracce di una strada romana.
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Su una scarpata del Monte Ultàna si trovano ormai in
rovina i resti di una fonte sacra con copertura a cupola mentre, nelle
immediate vicinanze, le minuscole colline in parte artificiali, ospitano
complessi di tombe o vere e proprie necropoli che datano dal periodo
nuragico a quello romano. Sul monte si rilevano insediamenti nuragici
e i resti di un castrum romano ubicato su un'altura che, allora come
oggi, dominava il circondario sottostante; dal rilievo è possibile identificare
il tracciato di una antica strada romana e vedere le rovine di San Nicola
in Silanus e l'eremo di San Pancrazio.
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Il toponimo Laerru deriverebbe dal latino alaternus, "alaterno",
anche se non è esclusa una qualche connessione con i cognomi Laverna
(etrusco) e Verno (latino).
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Dal secolo XI fino al 1272, Laerru fece parte nel Giudicato
di Torres della curatoria di Anglona, acquisita nella seconda metà del
Duecento dalla famiglia genovese dei Doria. Nell’attuale territorio
comunale si trovava anche il villaggio di Gavazana, ubicato presso il
confine tra Laerru e Perfugas, nella località Battana-Rio Altana.
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Nel 1376 sposando Eleonora d’Arborea Brancaleone Doria
unificò in forma personale i suoi possedimenti sardi con quelli giudicali
arborensi. Nel 1388, nella sottoscrizione degli atti della pace fra
il re d’Aragona e l’Arborea, la terra de Çaramonte e la contrata de
Anglona furono rappresentate da Nicolao de Vare, su procura ricevuta
anche dal villaggio di Laerru, rappresentato dal maiore Dorgodorio de
Riu e dagli abitanti Antonio Doria, Nicolao Plana, Leonardo Capra, Arçocho
Archai, Barçolo de Riu, Giovanni Pisano, Comita de Çori, Barisone de
Çori, Tommaso de Marras, Giovanni Pira.
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Si può dedurre che il villaggio contasse allora più
di 200 fuochi, giacché secondo la Carta de Logu (cap. XVI) una villa
manna era amministrata da dieci giurati. Già intorno alla metà del Trecento
Laerru contava 130 fuochi. Dopo la definitiva conquista della Sardegna
ad opera dei Catalano-Aragonesi (1420), le vicende del paese come di
tutta l’Anglona furono legate fino al 1843 alla signoria di Oliva.
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I dati demografici dal 1678 ad oggi rivelano le diverse
dinamiche nei secoli del popolamento e spopolamento, condizionato principalmente
da fattori naturali (pestilenze e carestie), eventi bellici e fenomeni
migratori.
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In tutta l’isola, pur con effetti diseguali da zona
a zona, oltre alla peste nera della metà del Trecento, furono particolarmente
devastanti le pandemie degli anni 1477, 1528, 1540, 1580, 1652, 1720,
1806, 1816, 1855, 1867. Drammatici furono anche gli effetti delle più
gravi carestie: 1539, 1644, 1680, 1728, 1780, 1795, 1802, 1805, 1811,
1816, 1831, 1846.
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