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| venerdì 19 aprile 2002 | ||||
| Arci, Cgil, Cidi, Forum genitori e Legambiente
fanno fronte comune: identikit di un modello «vecchio, autoritario e
selettivo» «Macché riforma, è una restaurazione» Sotto tiro la Moratti: meno istruzione, meno fondi, meno autonomia LIVORNO. Altro che salto di qualità, la riforma Moratti non è altro che una marcia indietro in direzione di «una scuola vecchia, autoritaria e selettiva, che favorisce chi è già più favorito»: praticamente una restaurazione. A dare battaglia è un fronte composito costituito da Arci, Cgil, Cidi, Forum dei genitori Distretto scolastico 20, Legambiente e formazione. Meno scuola, questo il primo aspetto della «controriforma Moratti-Berlusconi» che i contestatori mettono nel mirino. Sotto tiro «l'eliminazione dell'obbligo scolastico fino a 15 anni e un orario obbligatorio ridotto che chi avrà i soldi potrà completare con corsi privati». Ma secondo i firmatari dell'appello anti-Moratti si tratterà anche di una istruzione impoverita perché «si tagliano i finanziamenti e i posti di lavoro, le classi saranno più numerose, si allunga l'orario di lavoro, ed i ragazzi più penalizzati saranno quelli con più difficoltà». Senza contare una maggiore selettività sociale («si introduce il voto di condotta e la bocciatura anche alle elementari, ci saranno percorsi differenziati alle medie, ed i ragazzi dovranno decidere a 12-13 anni del loro futuro»). Non basta, la requisitoria contro il decreto se le prende con quella che viene ritenuta una mazzata alla professionalità dei docenti («gli insegnanti faranno solo lezioni frontali, senza luoghi per progettare i percorsi e le attività insieme ai colleghi, e diventeranno prestatori d'opera individuali in competizione tra loro») e all'autonomia («meno risorse e personale», maggiore dipendenza «dal potere politico regionale e dal ministero»). Una sottolineatura a parte è dedicata all'attacco alla partecipazione: sarà una scuola - si afferma - «organizzata sul modello dell'azienda», che «vede concentrato il potere di decidere nelle mani del dirigente scolastico». Vengono insomma «eliminati i consigli di classe, togliendo così ai genitori il principale terreno della loro partecipazione (anche se avranno il contentino di avere due rappresentanti in più nel consiglio di scuola)». A giudizio dei protagonisti della mobilitazione anti-Moratti, una scuola così «danneggia il Paese». Il motivo: «sgretola il valore sociale della scuola pubblica come luogo collettivo, come laboratorio sociale, in cui si impara e si cresce insieme agli altri»; anzi, il progetto Moratti «vuole trasformare la scuola in un "servizio a domanda individuale", aggravando così la disuguaglianza, che ancora oggi la scuola non è riuscita a debellare, e favorendo le famiglie più ricche e più istruite». Con un risultato: «Scuola pubblica vuota e società ignorante e più selettiva». Arci, Cgil, Cidi, Forum dei genitori Distretto scolastico 20, Legambiente tengono a sottolineare che «questa una battaglia che non riguarda solo i diretti interessati (docenti) ma gli studenti, i genitori e tutta la società civile perché saperi e cittadinanza danno la qualità della democrazia». |
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