Villaggio Seurru

In località Seurru furono trovati resti di capanne che consentono di supporre l'esistenza di un villaggio neolitico, abitato contemporaneamente a quello di S. Gemiliano, ben più conosciuto. Tra il 1948 e il 1949 un contadino trovò in questa località due vasetti databili ad età preistorica; questi reperti furono successivamente donati al parroco di Sestu. Con tutta probabilità i vasetti facevano parte del corredo funerario di una o più tombe; In base alla tipologia, essi sono ascrivibili alla cultura di S. Michele di Ozieri, assai diffusa in Sardegna durante il neolitico recente (3.500-2.700 a.C.).
Il sito non venne successivamente abbandonato; i materiali che vi si rinvengono indicano una frequentazione in età romana e medievale. Nel sito era poi ubicato il villaggio di Seurru, abitato fino al XV secolo d.C.: il nome deriva da Santu Sadurru, ossia San Saturno, al quale probabilmente era dedicata una chiesa oggi scomparsa.
Il nome del villaggio compare in alcuni documenti della fine del medioevo, che riguardano i confini di appezzamenti di terreno.
Nel XIV secolo il villaggio di Seurru era molto piccolo, in quanto vi abitavano solamente 40-50 persone: questo dato umerico può essere tratto da una statistica pisana del 1322, dove si riporta che ogni anno Seurru, come altri paesi della Sardegna, doveva versare a Pisa 40 lire e 16 soldi, così ripartiti: 8 lire e 2 soldi in denaro, 82 starelli di grano (pari a 24 lire e 6 soldi) e 56 starelli d'orzo (pari a 8 lire e 16 soldi).
Non rimangono notizie di questo villaggio - che come Sestu apparteneva alla curatoria del Campidano ed alla diocesi di Cagliari - successivamente al 1365; probabilmente esso venne abbandonato nel corso del XV secolo. 

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