Home page 

Biblioteca on-line

Chronology

 

CONGRESSI 

I semestre 2009

  Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve necessariamente fare i conti con l'ingente mole di eventi accreditati e, soprattutto, in fase di accreditamento per il 2009. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinente alla formazione psicoterapica ad orientamento psicoanalitico. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (http://ecm.sanita.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                           

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2008 clicca qui

 Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2008 clicca qui

 Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2007 clicca qui  

 

 Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2007 clicca qui

 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2006 clicca qui

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2006 clicca qui

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2005 clicca qui

 

 

 

 

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2005 clicca qui

 

Eventi ECM  PRIMO SEMESTRE 2009 in attesa di accreditamento:  
 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2004  clicca qui

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2004    clicca qui

 

 

Corso clinico-pratico di formazione in psicopatologia e psicoterapia

Responsabile Scientifico del corso: dott. Galliano G. Claudio AULETTA (psicoanalista membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana)

Provider E.C.M.: A.S.P.P.I. (Associazione per lo Sviluppo della Psicoterapia Psicodinamica nelle Istituzioni) E-mail: info@istitutopsicoterapia.org

Segreteria Organizzativa: Frenis Zero - e-mail assepsi@virgilio.it cell. 3386129995

Sede del corso: Sede della rivista Frenis Zero - via Lombardia, 18 - 73100 Lecce

Date: 21 febbraio - 12 dicembre 2009

Durata effettiva del corso (in ore): 55

L'evento è stato accreditato dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua per n. 48 crediti per Medici e Psicologi (registrazione n. 9008808)

Obiettivi

 Il Corso si propone di far acquisire conoscenze clinico-teoriche e aggiornamenti tecnici nell’ambito della psicopatologia e della psicoterapia con specifica attenzione agli ambiti istituzionali, nei quali viene lamentata grave carenza di supervisione dei casi clinici trattati e di confronto intra- e interdisciplinare.

L’evento proposto è in linea con il seguente obiettivo formativo di interesse nazionale di cui all’articolo 16 ter comma 2 del D.L. 229/99:

-          aggiornamento professionale nell'esercizio dell'attività psicologica e psicoterapeutica

e prevede

-          l’esecuzione diretta di tutti i partecipanti di attività pratiche o tecniche.

 Docente: Dr. Claudio G. Galliano Auletta

 Attività svolta durante le ore di corso:

 ·        supervisione di casi clinici: a turno ciascun partecipante presenta un proprio caso clinico basato su un intervento psicodiagnostico o psicoterapeutico; tale intervento viene sottoposto a supervisione del docente/esperto, con lo scopo principale di determinare un feedback in grado di favorire l’eventuale correzione, modulazione etc. dell’intervento del terapeuta.

 Nell’ultima giornata, dalle 17.00 alle 20.00 viene effettuata la verifica dell’apprendimento mediante prova scritta

 Per informazioni: email assepsi@virgilio.it cell. 3386129995

 
   
 
   
   
  Casalecchio di Reno (BO), 19.06-18.09.2009 XXIII CORSO DI S. LAZZARO; Sede: AULA MAGNA, AUSL BOLOGNA SUD VIA CIMAROSA, 5- CASALECCHIO DI RENO (BO); Info: info@agess.it  INFO@QUIDCOM.COM ; Fees= n.d.

XXIII Corso di S.Lazzaro
Aula Magna, AUSL Bologna sud
via Cimarosa, 5 – Casalecchio di Reno (BO)

 

Razionale ed obiettivi:

Le Psicosi nei Servizi Pubblici

Il Corso di S.Lazzaro sulla psicoterapia psicodinamica nei Servizi Pubblici giunge quest’anno alla XXIII edizione. Esso è composto da un gruppo di colleghi, medici e psicologi, che annualmente organizza una serie di seminari allo scopo di fornire agli operatori (medici, psicologi, infermieri ed educatori) migliori strumenti nella comprensione e nella cura delle patologie gravi. Per quest’anno è stato scelto il tema delle patologie psicotiche nelle forme originali, nuove e complesse, con cui esse giungono all’osservazione dei curanti nei servizi territoriali. I temi prescelti hanno a che fare con la strutturazione e con lo sviluppo del delirio negli esordi e con la matrice gruppale della cura.

Dott. Marco Monari

Segreteria scientifica
Dott. Marco Monari
Dott. Bartoletti Claudio
Dott.ssa Beltrami Maria Grazia

 

Il corso si svolge in due giornate

19 giugno 2009

“Il mondo si trasforma: il delirio allo stato nascente”
Relatore Prof. Mario Rossi Monti - Firenze

 

18 settembre 2009

“L’uso del Gruppo di Psicanalisi Multifamiliare all’interno delle diverse strutture in cui si articola un Dipartimento di Salute Mentale”
Relatore Dott. Andrea Narracci – Roma

 

Segreteria Organizzativa

AGeSS

Sede Legale: Via Croce, 39 - 48026 Godo, Ravenna

Tel: 333 8807304 - C.F./P.I. 02075500468

E-mail: info@agess.it - Web: www.agess.it

 

Info:

ECM

Sono stati richiesti i crediti formativi al Ministero della Salute per le discipline mediche di psichiatria (80 persone), psicologia (20 persone), educatori (15 persone), infermieri (15 ppersone).

L’attestato con i crediti verrà recapitato direttamente al partecipante, previo controllo della restituzione del test di verifica e del modulo di valutazione, nonché del controllo delle firme di entrata e di uscita (obbligo del 100% di presenza).

Sede

Il convegno si svolge presso Aula Magna, AUSL Bologna sud
via Cimarosa, 5 – Casalecchio di Reno (BO)

Abstract

Andrea Narracci

Abstract: il corso riepilogherà il cammino percorso dal prof. Jorge Garcia Badaracco nella sua esperienza di individuazione del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare, prima in un reparto di degenza dell’OP maschile di Buenos Aires, successivamente in una Comunità Terapeutica privata denominata “Ditem” e, infine, nell’area ambulatoriale dell’OP femmnile di Buenos Aires.

Parallelamente verrà descritto il cammino percorso nella esperienza, coordinata dal sottoscritto, condotta a Roma, nel 1° distretto del DSM della ASL RMA, in cui si è passati dalla utilizazione del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare dalla Comunità Terapeutica “Tarsia”, a partire dal 1997, al suo uso presso i due Centri di Salute Mentale, di via Palestro e di via dei Riari, a far data dal 2006.   

 

Mario Rossi Monti

IL MONDO SI TRASFORMA. IL DELIRIO ALLO STATO NASCENTE

I deliri strutturati, tipici delle psicosi schizofreniche, assomigliano a delle cicatrici. Ma queste cicatrici si sono sviluppate a partire da ferite che si sono manifestate in tutta la loro drammaticità nelle fasi iniziali, spesso misconosciute o rapidissime, dello sconvolgimento psicotico: quello stato matriciale dello sconvolgimento psicotico che la psicopatologia ha descritto come “stato d’animo delirante” e che rappresenta una condizione intermedia tra la nostra normalità condivisa e un nuovo mondo incentrato sul delirio. In questo intervento verranno descritti alcuni degli aspetti caratteristici di questa trasformazione.

 

 

 

  Palmi (RC), 19.06.2009 "I LUOGHI DELL'ADOLESCENZA"; Sede: PALMI (RC) - SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI PALMI - PIAZZA DEL MUNICIPIO; Info:  info@scuolaromanabalint.it ; Fees= euro 25,00.

ABSTRACT

La Scuola Romana Balint Analitica (SRBA), in collaborazione con l’Accademia APeG

Metauro, individua per l’Evento Scientifico Annuale il tema dell’adolescenza, osservato

nelle sue diverse espressioni.

L’idea fondante che contraddistingue il lavoro della SRBA è potenziare la rete che

coinvolge tutta la comunità e le sue risorse: le istituzioni, la scuola, le famiglie, i diversi

professionisti e le agenzie formative, religiose, culturali e sportive a cui gli adolescenti

possono afferire. Riscoprire le risorse della rete vuol dire favorire la comunicazione tra le

unità che la compongono, affinché possa svolgere la sua funzione protettiva, preventiva e

di cura, attraverso il superamento delle difficoltà psico-sociali, emotive, individuali e

collettive.

La SRBA ha predisposto, quindi, una giornata di studio comprendenti sessioni teoriche ed

esperenziali, durante la quale trattare l’adolescenza da un punto di vista giuridico, sociale,

psicologico, medico e culturale. L’intento di queste giornate non è quello di discutere

dell’adolescente ma quello di incontrarsi con l’adolescente, non parlare di loro ma parlare

con loro.

2. DATA, LUOGO, COSTO

Venerdi 19 Giugno (dalle 8,30 alle 17,30)

Sala Consiliare del Comune di Palmi

Piazza del Municipio, 89015 - PALMI (RC)

INGRESSO GRATUITO (contributo di 25 € per chi richiede ECM)

3. A CHI SI RIVOLGE

Psicologi, Medici, Studenti di Scuola Secondaria Superiore e Università di ogni disciplina,

Insegnanti, Assistenti sociali, Operatori sociosanitari, Associazioni culturali, politiche,

sportive e religiose.

4. PROGRAMMA

venerdi 19 Giugno

h 8,30 / 9,00

Registrazione dei Partecipanti

h 9,00/9,30

Saluti dalle Autorità

Dott. Annunziato Lacquaniti – Assessore alla Cultura, Comune di Palmi

Dott. Rosario Ortuso – Assessore ai Servizi Sociosanitari, Comune di Palmi

Dott.ssa Pia Condello – Azienda Sanitaria Provinciale Reggio Calabria

h 9,30/9,45

Presentazione della giornata

Dott.ssa Carmela Barbaro – Responsabile Acc. APeG e direttore SRBA

h 10,00/11,45

Matrice Social Dreaming + Dream Reflection Dialogues

Conduttori: Dott.ri Felicia Tafuri, Alfredo Veneziale

h 12,15/13,15

Prospettive psicoanalitiche sull’adolescenza

Prof.ssa Felicia Tafuri
 

I Gruppi Balint per Insegnanti

Dott. Luigi Cecchini

Chairman

Dott. Antonio Barone

h 13,15/14,30 Pausa pranzo

h 14,30/16,00

Gruppi Balint

Conduttori: Dott.ri Carmela Barbaro, Luigi Cecchini, Alessandra Pangrazi,

Sabrina Principi, Felicia Tafuri, Horst Wirbelauer

h 16,00/16,15 Intervallo

h 16,15/16,45

Il rapporto tra le Istituzioni Giuridiche e l’adolescente

Dott.ssa Elisabetta Saffioti

h 16,45/17,30

Plenaria di conclusione

5. DOCENTI (e curriculum)

SCUOLA ROMANA BALINT ANALITICA - SRBA

La SCUOLA ROMANA BALINT ANALITICA Fondazione Seragnoli, fondata e diretta fino al

2007 dal Prof. Leonardo Ancona, dal 2008 diretta dalla Dott.ssa Carmela Barbaro, si

prefigge l’obiettivo di preparare medici e psicologi a condurre Gruppi Balint Analitici. La

metodologia del Gruppo Balint permette di sviluppare la personalità professionale

dell’operatore in un orizzonte più ampio e più libero di ciò che consente la sola

preparazione tecnica e teorica, poiché è particolarmente vantaggiosa per meglio

governare l’emotività transferale e controtransferale ed ottimizzare il valore nella relazione

d’aiuto.

Da anni la Scuola Romana Balint Analitica, nella sede di Roma e di Palmi, conduce gruppi

rivolti a docenti attraverso i quali si elaborano le dinamiche relazionali tra docenti e allievi

con l’obiettivo di rendere più efficace il rapporto di formazione e di comunicazione tra le

parti.

Relatori:

Dott. Luigi Cecchini

Dott.ssa Felicia Tafuri

Dott.ssa Elisabetta Saffioti

Conduttori di gruppo Dott.ri:

Carmela Barbaro,

Luigi Cecchini,

Alessandra Pangrazi,

Sabrina Principi,

Felicia Tafuri,

Horst Wirbelauer,

Alfredo Veneziale

 

  Roma, 26-28.06.2009 "L'ADOLESCENTE E LA VIOLENZA"; Sede: VIA DEI SABELLI 108 - ROMA; Info: Corso.asne_sipsia@email.it  Fees= euro 250,00

CORSO DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA DEL BAMBINO

E DELL’ADOLESCENTE E DELLA COPPIA (ASNE-SIPsIA)

 


 

 

SOCIETÁ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

DELL’INFANZIA, DELL’ADOLESCENZA E DELLA COPPIA (SIPsIA)

 

in collaborazione scientifica con la

 

Cattedra di Neuropsichiatria Infantile (Prof.ssa Teresa I. Carratelli)

Sapienza Università di Roma

 

e con

 

 

Centro Studi D.W. Winnicott

 

ERA – Equipe de Recherches sur l’Adolescence – Université Paris 7 Diderot

(Direttore: François Richard)

 

 

 

 

CONVEGNO INTERNAZIONALE L’adolescente e la violenza

 

Roma 26–28 giugno 2009

 

Sede del Convegno

AULA MAGNA

Dipartimento di Scienze Neurologiche, Psichiatriche e Riabiliative

dell'Età Evolutiva, Sapienza Università di Roma

Via dei Sabelli, 108 - Roma

 

 

La violenza tra gli adolescenti, soprattutto tra i più giovani, è un fenomeno sempre più esteso e preoccupante, ma è anche il segno di un’implicita richiesta di aiuto, che attende di essere decifrata dall’adulto. Pubertà e adolescenza richiedono una quota di fisiologica aggressività nel percorso che dall'infanzia conduce all'età adulta. L’adolescente mette in gioco la realtà così come gli è stata consegnata, ma i fallimenti delle attività di simbolizzazione costringono l’adolescente ad una sovraesposizione al reale e ne motivano i suoi passaggi all’atto. Con l’emergenza della pubertà e del pubertario l’atto, più facilmente di quanto non accada nel bambino o nell’adulto, sostituisce il pensiero e il contatto con le emozioni, ed è anche un tentativo di  dare un senso a ciò che non può essere metabolizzato perché troppo perturbante per il soggetto.  Come interpretare questi fenomeni? Alcuni di questi agiti potrebbero essere intesi come sostituti dei rituali di passaggio che la nostra società occidentale ha soppresso? Sempre più numerosi però sono gli adolescenti che “giocano” con la loro vita, mettendosi a rischio di perderla in sfide pericolose, nei tentativi di suicidio, negli attacchi al corpo, nelle condotte tossicomaniche, o anche in gravi atti delittuosi.

Violenza dell'adolescente ma anche violenza sull'adolescente. Quali sono i suoi effetti nello sviluppo della personalità?

La sempre più diffusa inclinazione tra gli adolescenti a ricorrere ad atti violenti auto ed eterodiretti per manifestare stati di disagio, o anche il ricorso a condotte violente come forma di comunicazione e di espressione di sé e del proprio corpo, sono alcuni dei  temi che orienteranno queste giornate di studio e di approfondimento nelle quali interverranno esperti di notevole prestigio scientifico italiani e stranieri.

Indubbiamente, le manifestazioni di violenza sono sovente corroborate da un contesto socio-culturale, ugualmente violento, cui concorrono la sparizione di modelli che permettono la regolazione degli impulsi, la labilità  e la perdita di  regole condivise che riconoscano le differenze di ruoli e di generazione, nonché  il venir meno  di un riferimento esterno capace di sopportare la  sfida  dell’adolescente . Quanto sia cruciale il funzionamento della famiglia e la  sua risposta  nella genesi e nel perpetuarsi della violenza è uno dei quesiti di maggiore rilievo che il convegno tratterà.

La decisione di studiare temi particolarmente complessi come quello della violenza sul corpo, o ancora l’agire violento auto ed eterodistruttivo, o la differenza tra i sessi nel manifestarsi della violenza, o ancora il ruolo della famiglia nell’agire violento, pone l'accento non solo sulla valutazione di tali fenomeni, ma si prefigge anche di individuare possibili forme di prevenzione e cura di tale disagio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA

 

     Venerdì  26 giugno 2009

 

 

Le radici della violenza in adolescenza

Chair: V. Bonaminio

 

 9.00 -  9.30    Introduzione, V. Bonaminio

 9.30 - 10.15   Il punto di vista psicoanalitico sulla violenza in adolescenza, F. Ladame

10.15 - 11.00 Vergogna, debito e ripetizione: una comprensione psicoanalitica della criminalità e della cultura delle bande, D. Campbell

 

11.00 - 11.30 Pausa

 

11.30 - 12.15 Violenza  e nuove patologie  adolescenziali, A.M. Nicolò

12.15 - 13.15 Discussione con la sala,  D. Campbell, F. Ladame, A.M. Nicolò,

 

13.15 - 14.30 Pausa

 

 

 

I genitori dell’adolescente e la violenza

Chair: L. Tabanelli

 

14.30 - 16.30  Tavola Rotonda:

                        I genitori dell’adolescente e la violenza 

Introduzione: L. Tabanelli

Partecipano: D. Norsa, D. Lucarelli, P. Catarci,

 

16.30 – 17. 00 Pausa

 

 

17.00 - 20.30  Proiezione del film: Preferisco il rumore del mare (1999) di M. Calopresti

Discussione

Moderatore:  F.  Castriota

Partecipano: M. Calopresti, A. Angelini


 

 

 

Sabato 27 giugno 2009

 

Violenza: che fare?

Chair: B. Carau

 

  9.00 –   9.15 Introduzione,  B. Carau

  9.15 – 10.15 La paura di esistere, L. Ambrosiano

10.15 – 11.15 Violenza delle patologie adolescenziali e violenza dell’interpretazione del transfert,  F. Richard

11.15 – 11.30 Discussione con la sala,  L. Ambrosiano, F. Richard

 

11.30 - 11.45  Pausa

 

11.45 – 13.30 Tavola Rotonda:

La risposta al disagio.

In ricordo di Marco Lombardo Radice

Introduzione: T.I. Carratelli

Partecipano: L. Costis, M. Lugones, G. Monniello,

 

13.30 - 14.30 Pausa

 

14.30 – 16.30  Tavola Rotonda:

Adolescenza, Violenza e Giustizia

Introduzione: F. Rocchetto

Partecipano: M. G. Fusacchia, M. Mazzolini, U. Sabatello, M. Cavallo, N. D’Elia, A. Picardi,

 

16.30 – 17.00 Pausa

 

17.00 – 18.30  Workshop  contemporanei

 

 

Domenica 28 giugno 2009

 

 

La violenza nella società e nella cultura

Chair: A.M. Nicolò

 

 9.00 -    9.15  Introduzione, A.M. Nicolò

 9.15 -  10.15  L'adolescenza e la violenza,F. De Zulueta

10.15 - 10.30  Discussione con la sala  F. De Zulueta

 

10.30 - 11.00  Pausa

 

11.00 –  12.00 Tavola Rotonda:

                        La violenza nella società e nella cultura 

                        Partecipano: C. Bonini, I. Ruggiero, F.De Zulueta

12.00 – 12.30   Discussione con la sala C. Bonini, I. Ruggiero, F.De Zulueta

12.30 – 13.00  Conclusioni e saluti

13.00 – 13.15  Test di verifica apprendimento, A.M. Nicolò

 

 

 

Workshop  contemporanei

(in programma sabato 27 giugno – ore: 17.00-18.30)

 

1 - L’ADOLESCENTE, LA VIOLENZA E IL CORPO

a)      M.L. Algini, L. Baldassarre: L’aborto nell’adolescenza come esperienza di un corpo violento

b)      R. Di Lascio: La violenza sul corpo nelle patologie del comportamento alimentare nell’adolescenza

c)       C. Beebe Tarantelli: Lavorare in gruppo con le vittime adulte dell'abuso sessuale

 

2 - L’ADOLESCENTE ANTISOCIALE

a)      C. Saottini:  Quale terapia per l’adolescente antisociale

b)      Gruppo di ricerca sull’adolescenza (M C. Brutti, L. Cavaliere, L. De Rosa, B. Marchi, S, F. Tonucci et al.):  "E’ successo un caso grave…": aspetti della relazione terapeutica con adolescenti che presentano agiti antisociali

c)      R. Savino: Riflessioni psicoanalitiche e non sulla violenza adolescenziale in un contesto di elevato indice di criminalità

 

3 - IL FEMMINILE E LA VIOLENZA:

 

a)      L. Celotto, M. Laganopoulos, D. Punzo Considerazioni teorico cliniche su organizzazione del Sé, violenza e costruzioni identitarie in adolescenza

b)      M. Laganopoulos: La matrice delle origini: costruzione dell’identità femminile in adolescenza, violenza e rappresentazione del corpo

c)        L. Celotto: Il filo di Arianna: seduzione precoce, violenza pulsionale e rappresentazioni del femminile in adolescenza

 

 

4 - L’AGIRE VIOLENTO

a)      B. Amabili,  S. Olivieri: Violente separazioni:riflessioni sulle configurazioni emotive sottostanti agli agiti aggressivi dell’adolescente nell’ambito famigliare

b)      L. Ballaré: Al posto delle parole: gli agiti violenti di una ragazza tardo-adolescente nei confronti della madre

c)      G. Imparato: Violenza del breakdown e comportamento violento in adolescenza

 

5 - LA VIOLENZA DEGLI AFFETTI

 

a)      P. De Silvestris: Brando il mercenario. Percorsi transgenerazionali della violenza

b)      T. Giacolini: Aggressività e paura. Comportamenti violenti disadattativi intra e extra familiari

c)      L. Vitiello: La torta di compleanno: storia di un abuso

 

6 - AGGRESSIVITA’ E STATI LIMITE

a)      L.  Russo: La stancante ricerca del limite

b)      N. Fedeli R. Di Cori, B. Starace, S. Degni, L. Abbate, I. Sarti: Abusi, negligenze e rischio psicosociale: ricerca preliminare sulla patogenesi dei comportamenti sessuali violenti in età evolutiva

c)      S. Micotti: Stefano, tra il diavolo e il laboratorio di meccanica

 

 

 

                             E’ inoltre prevista una sezione poster

 

 
PARTECIPANTI:

 

Luigi Abbate, Maria Luisa Algini, Barbara Amabili, Alberto Angelini, Laura Ambrosiano, Lucrezia Baldassarre, Laura Ballarè, Vincenzo Bonaminio, Carlo Bonini, Maria Cecilia Brutti, Mimmo Calopresti, Donald Campbell, Bachisio Carau, Teresa I. Carratelli, Fabio Castriota, Paola Catarci, Melita Cavallo, Laura Cavaliere, Lucia Celotto, Angelique Costis, Silvia Degni, Nunzia D’Elia, Laura De Rosa, Pia De Silvestris, Felicity De Zulueta, Renzo Di Cori, Roberta Di Lascio, Nadia Fedeli, Maria Grazia Fusacchia, Teodosio Giacolini, Giampaolo Imparato, François Ladame, Margherita Laganopoulos, Daniela Lucarelli, Mercedes Lugones, Beniamino Marchi, Marilena Mazzolini, Sara Micotti, Gianluigi Monniello, Anna Maria Nicolò, Diana Norsa, Simona Olivieri, Antonella Picardi, Daniela Punzo, François Richard, Fabrizio Rocchetto, Irene Ruggiero, Luisa Russo, Ugo Sabatello, Irene Sarti, Cristina Saottini, Rosario Savino, Brigitta Starace, Livia Tabanelli, Carole Beebe Tarantelli, Francesca Tonucci, Lucia Vitiello

 

 

 

Comitato Scientifico:

Anna Maria Nicolò, Angelique Costis, Paolo Fabozzi, Maria Grazia Fusacchia, Fabrizio Rocchetto.

 

 

Segreteria Organizzativa:

Lavinia Novara, Achille Di Renzo, Fiorella Galluzzi

c/o via dei Sabelli 108 – 00185 Roma, tel. 06 44712276

asne@email.it

 

 

ECM IN CORSO DI ACCREDITAMENTO

 

                                                           Con il Patrocinio di

 

UGL

 CGIL

 

In attesa di Patrocinio di

 

ORDINE DEI MEDICI DEL LAZIO

 ORDINE DEGLI PSICOLOGI  DEL LAZIO

PROVINCIA DI ROMA

REGIONE LAZIO

 

 

ABRSTRACT

 

Ladame François

 

Il punto di vista psicoanalitico sulla violenza in adolescenza

Il relatore intende dimostrare come, nonostante le similitudini che accomunano i gesti distruttivi descritti in tre casi clinici di adolescenti, essi sottendano diversi funzionamenti psichici. Filo conduttore della riflessione di Ladame è l'importanza per il clinico di riuscire a reperire la capacità o l'incapacità del paziente di conservare una attività di pensiero, e della sua funzione, al di fuori dei momenti di rottura, partendo dal presupposto che I'enactment rimanda ad una interruzione della funzione di rappresentazione come indisponibilità di qualsiasi forma di pensiero.

 

Campbell Donald

 

Vergogna, debito e ripetizione. Una comprensione psicoanalitica della criminalità e della cultura delle bande

Il relatore,utilizzando il materiale clinico del trattamento di un adolescente, mette in luce come un modello di comportamento violento possa essere utilizzato come difesa nei confronti del breakdown. In particolare Campbell considera la funzione difensiva della violenza in relazione ai pericoli dell'eterosessualità e della passività, allo sviluppo di una perversione o ai rischi connessi con l'ideazione suicidaria o parricida, attivati dalla fase dello sviluppo adolescenziale.

 

 

Nicolò Anna

 

Violenza e nuove patologie adolescenziali

Sulla base dell'esperienza clinica maturata con gli adolescenti, la relatrice riflette sull'uso dell'aggressività in questa fase della vita., considerandone sia la forza e la presenza quale elemento evolutivo necessario nel processo di crescita e di soggettivazione, sia come, in casi più complessi, l'agito aggressivopossa costituirsi come difesa dal timore di uno scompenso ben più grave o come potente negazione della passività, delle depressione e delle fantasie suicidarie.

 

Ambrosiano Laura

L'intervento intende trattare la violenza senza significato in soggetti che non hanno adeguatamente compiuto un percorso di separazione e, dunque,  non hanno potuto declinare in termini personali e specifici l'impersonale  spinta a esistere.

 

Francoise Richard

 

Les fonctionnements limites des adolescents seront envisagés comme résultant de nouvelles formes de défense contre le conflit pulsionnel menant logiquement plutôt vers des défenses névrotiques. Les agirs violents mais aussi les addictions et lesexternalisations de toutes sortes de l'intériorité psychique seraient des évitements phobiques du conflit interne et une désexualisation paradoxale de la pulsion pouvant passer par une apparente sursexualisation:travail du négatif et désubjectivation sont au coeur de cette problématique dont des exemples seront donnés. Comment manier la relation clinique avec ce type d'adolescents? Leur transfert est massif, il se distingue peu d'une relation, notre contre transfert lui même est imprégné de violence .Nos interprétations risquent elles d être violents, faut il préferer la mise en récit à l'interprétation , comment peut on interpréter d'une façon qui soit calmante, toutes ces questions seront discutées à partir d'exemples cliniques.Il apparaitra que la rencontre psychanalytique avec l'adolescent correspond au paradigme de l'intersubjectivation. En conclusion la violence apparait comme celle du vécu psychique plus que comme celle de l'acte, comme le montre un exemple de traitement d'un patient psychotique.

 

 

TAVOLE ROTONDE

 

Norsa Diana Lucarelli DanielaCatarci Paola

 

Costis Lugones Monniello

 

Fusacchia Mazzolini Sabatello Cavallo D’Elia Picardi

 

 

 

LA VIOLENZA  NELLA SOCIETA’ E NELLA CULTURA

 

De Zulueta Felicity

La violenza costituisce una delle più potenti spinte alla disgregazione nella vita degli individui e nella collettività. La relatrice riconduce la violenza a una situazione traumatica infantile che ha condizionato la crescita dell’individuo e che manifesta a lunga distanza il proprio potere distruttivo. Sono prese in considerazione la psicologia del disturbo post traumatico da stress e le conseguenze  del fallimento dei processi di attaccamento.

 

 

TAVOLA ROTONDA

Bonini, Ruggiero, De Zulueta

 

 

 

WORKSHOP ABSTRACT

 

L’ADOLSCENTE, LA VIOLENZA E IL CORPO

 

Algini Maria Luisa – Baldassarre Lucrezia

 

L’aborto nell’adolescenza come esperienza di un corpo violento

Il lavoro si propone di riflettere su due situazioni di aborto in adolescenti di diciotto anni. Ci sembra che in queste situazioni cliniche  la violenza si declini su vari registri:

-Violenza del corpo: è il corpo che fa violenza in quanto inaspettatamente capace di un concepimento, entrando in forte conflitto con  l’ amore idealizzato che si sta vivendo. Concepimento e aborto sembrano  anche sancire  traumaticamente la differenza tra il femminile e il maschile, tra il corpo proprio  e quello della madre, nella fantasia ancora non distinto dal   proprio.

Violenza nel corpo: l’effrazione dell’aborto è vissuta come un danneggiamento irreversibile del funzionamento del corpo, e una colpa difficilmente riparabile.

La combinazione di questi fattori sembra portare ad  una regressione  in direzione della difficoltà a separarsi dal corpo materno e ad un rifiuto violento del maschile.

 

Di Lascio Roberta

 

La violenza sul corpo nelle patologie del comportamento alimentare nell'adolescenza

Il lavoro esplora l'aspetto violento presente nelle pratiche di manipolazione del corpo nell'anoressia e nella bulimia.

Gli attacchi al corpo dell'adolescente vengono considerati come rappresentazioni di vissuti violenti presenti nella relazione con l'oggetto primario e sono analizzati sia dal punto di vista teorico che attraverso alcune brevi esemplificazioni cliniche.

 

Tarantelli Carole Beebe

 

Lavorare in gruppo con le vittime adulte dell’abuso sessuale

Da dieci anni, la Prof. Tarantelli conduce un gruppo per donne adulte vittime di abuso sessuale nell’infanzia e nell’adolescenza.  Il gruppo si svolge all’interno dell’Associazione Differenza Donna, associazione contro la violenza alle donne, che gestisce Centri Antiviolenza a Roma e altrove.  Nella sua presentazione, Tarantelli vuole esplorare la funzione del gruppo nella costruzione di uno spazio psichico all’interno del quale esiste la possibilità di pensare e gradualmente di dirimere la confusione - tra le generazioni, tra me e non-me, tra sé e l’altro - che è l’esito della regressione maligna prodotto dall’abuso.

 

L’ADOLSCENTE ANTISOCIALE

 

Saottini Cristina

 

Quale psicoterapia per gli adolescenti antisociali?

La psicoterapia degli adolescenti trasgressivi e che commettono reati è un compito particolarmente difficile, per la mancanza di una domanda spontanea di aiuto e per la tendenza ad agire i problemi sul mondo esterno più che a elaborarli riflessivamente nel mondo interno.

Tuttavia, fin dai suoi esordi, la psicoanalisi dell'adolescenza in Italia è intrecciata con le riflessioni sulla possibilità di trattare gli adolescenti antisociali all'interno di un paradigma psicoanalitico che coniughi fare e pensare. Verrà illustrata la pratica dell'intervento psicoanaliticamente orientato nell'ambito del sistema penale minorile.

 

 

Amabili Barbara, Ballaré Laura, Brutti Cecilia, Cavaliere Laura, De Rosa Laura, Imparato Giampaolo, Marchi Beniamino, Olivieri Simona, Tonucci Francesca.

Gruppo di ricerca sull'adolescenza (Sipsia)

 

E’ successo un fatto grave…”: aspetti della relazione terapeutica con adolescenti che presentano agiti antisociali

Nel lavoro con adolescenti che presentano agiti antisociali si pone la questione  se sia possibile rintracciare una linea di discrimine fra i comportamenti trasgressivi quali espressione di quell’esigenza di ‘distanziamento’ dalle figure parentali necessaria al consolidamento dell’identità e gli agiti antisociali in quanto indicativi di una strutturazione patologica della personalità. Disporre di parametri in questo senso può orientare le risposte, non solo del clinico ma anche delle istituzioni, al fine di raccogliere il messaggio ‘evolutivo’ del gesto dell’adolescente o, diversamente, cogliere il segnale d’allarme in esso contenuto.

In tali situazioni la stessa proposta terapeutica assume una posizione ‘paradossale’, in quanto,  mentre sostiene nello ‘svincolo’, ripropone all’adolescente una relazione di dipendenza, proprio nel momento in cui si sta confrontando con l’esigenza di operare un distanziamento, anche con modalità di rottura rispetto al mondo familiare.

 

Rosario Savino

 

Riflessioni psicoanalitiche e non sulla violenza adolescenziale in un contesto ad alto indice di criminalità, tra il pensare e l’intervenire nell’ambulatorio di neuropsichiatria infantile di scampia

L'autore riflette sulle dinamiche che sottendono gli agiti violenti di alcuni adolescenti seguiti presso l'ambulatorio di NPIA della ASL-Napoli -1-DS-48- Scampìa, cercando di contestualizzare le cause e le manifestazioni della violenza alla luce del milieu socio-ambientale-culturale, nel contempo cerca di non applicare rigidamente stereotipi sociologici e scientifici, che spesso portano ad esemplificazioni e riduzionismo nell'interpretazione e nella ricerca delle motivazioni profonde.

Vengono inoltre presentati alcuni esempi clinici di adolescenti con manifestazioni a carattere diviolenza, che vengono riletti non solo in chiave Psicodinamica ma anche in chiave neurobiologica, viene presentato un modello di intervento terapeutico complesso e complicato che risente anche di alcune carenze Istituzionali locali.

 

 

IL FEMMINILE E LA VIOLENZA

 

Laganopoulos Margherita, Celotto Lucia, Daniela Punzo

 

Considerazioni teorico cliniche su organizzazione del Sé, violenza e costruzioni identitarie in adolescenza

Questo lavoro introduttivo cercherà di ripercorrere alcune fasi dello sviluppo , più importanti legate al consolidamento della identità femminile. Verranno prese in considerazione le tappe salienti intorno alle quali vengono a costituirsi sia il nucleo dell’identità del Sè nell’esperienza femminile, sia il significato del corpo come portatore di una identità di genere densa di valenze simboliche.

 

 

Laganopoulos Margherita

 

La matrice delle origini: costruzione dell’identità femminile in adolescenza, violenza e rappresentazione del corpo

L’accento del lavoro verrà posto sul femminile, sulla relazione con il corpo in adolescenza e sulla violenza al Sé come prodotto dell’identificazione con la madre seguendo il pensiero di autrici che hanno specificamente sviluppato la tematica del femminile nella costruzione delle sue rappresentazioni (Alizade, Ternync, Chabert, Godfrind ), ed attraverso il contributto dei casi clinici.

Si proverà a promuovere riflessioni sulle divergenze ipotizzabili fra una relazione violenta con l’oggetto ed una relazione violenta con il Sé e a sviluppare l’ipotesi che, per una diversa distribuzione delle cariche narcisistiche,  derivante da una quota di diversità nella strutturazione della relazione oggettuale primaria, la violenza al femminile sia prevalentemente autodiretta.

A questo scopo si cercherà di approfondire la particolarità della relazione madre-figlia nei suoi aspetti più complessi prestando attenzione all’importanza del corpo -in particolare durante l’adolescenza- come teatro dei conflitti vissuti nel processo di differenziazione con la madre.

 

Celotto Lucia

 

Il filo di Arianna: seduzione precoce, violenza pulsionale e rappresentazioni del femminile in adolescenza.

Questo lavoro si propone di affrontare, con l’ausilio di contributi clinici, alcuni temi salienti riguardanti i processi specifici dell’adolescenza al femminile connessi al tema della violenza.

In esso si intendono sviluppare alcune considerazioni teoriche sui destini del Sé e delle pulsioni nelle  rappresentazioni complementari dei due sessi,  presenti come base inconscia nella relazione d’oggetto. Partendo dalle ipotesi teoriche  di Winnicott  sugli elementi dissociati,  si tenterà di approfondire la loro funzione nel processo di strutturazione dello psichismo in ordine alla costruzione dell’identità di genere. Il lavoro si propone anche di mettere in relazione i contributi di autori che nel panorama psicoanalitico attuale hanno dato rilievo al tema dell’adolescenza, e della violenza e  le voci di autrici che hanno messo in luce  più specificamente questi argomenti con quelli della costruzione dell’identità femminile e delle sue rappresentazioni.

 

 

L’AGIRE VIOLENTO

 

Amabili Barbara – Olivieri Simona

 

‘Violente’ separazioni: riflessioni sulle configurazioni emotive sottostanti agli agiti aggressivi dell’adolescente nell’ambito familiare.

Nello scritto si propongono due situazioni cliniche in cui gli agiti violenti, verso i genitori e i fratelli, esprimono il tentativo di garantirsi il senso di esistere e di essere reali, imponendo una distanza dall’oggetto altrimenti impossibile da realizzare.

Filippo, diciassette anni, si dibatte tra una posizione passivo-dipendente, in cui regredisce a contatti primitivi con l’oggetto, e una attiva-rabbiosa in cui rivendica autonomia attraverso pericolosi attacchi fisici ai familiari.

Ireneo, tredici anni, presenta crisi di rabbia esplosiva nei confronti della madre e dei fratelli che tenta di sottomettere alle sue regole e ai suoi rituali ossessivo-compulsivi. Nella storia di entrambi si rintraccia una dinamica traumatica intrusiva in cui i confini psichici sono stati violati fino alla mortificazione e al disconoscimento del Sé.     

 

Laura Ballaré

 

Al posto delle parole: gli agiti violenti di una ragazza tardo-adolescente nei confronti della madre

Con questo lavoro intendo affrontare il tema degli agiti violenti, espressi fin dalla prima adolescenza esclusivamente nei confronti della madre, di Anna, una giovane di 19 anni, proponendo una lettura  che tenga conto, non solo del significato, ovviamente fondamentale, dell’agito violento come manifestazione arcaica e preverbale, ma anche della violenza all’interno dei confini delle relazioni familiari come lessico condiviso, elementare ed utilizzato da tutti come modalità comunicativa prevalente. La difficoltà ad accedere alla dimensione simbolica del linguaggio permea  le relazioni di Anna con la propria madre, violenta, in passato, essa stessa con la figlia e con il compagno, in un reciproco tentativo di mantenere il contatto-fusione e, contemporaneamente agire una differenziazione-separazione. L’agito violento “al posto delle parole” appare anche carico, quindi, di una valenza simbolica, che viene utilizzata da Anna in quanto l’unica possibile nei confronti di una madre “sorda”ad un linguaggio articolato ed alle esigenze evolutive della figlia.

 

Imparato Giampaolo

 

Violenza del  Breakdown  e comportamento violento in adolescenza

Il termine breakdown restituisce immediatamente la violenza dell’interruzione  del senso di continuità del Sé che l’adolescente vive. In alcuni casi la rottura si presenta particolarmente drammatica perché si esprime proprio attraverso condotte violente. Molto spesso tali condotte vengono  a rappresentare per l’adolescente l’unica forma di protezione possibile contro la totale frammentazione psichica, una sorta di delimitazione, incapsulamento del breakdown, del crollo, attraverso l’esternalizzazione. Nello stesso tempo la crisi può assumere anche il significato di unica strada  praticabile per tentare l’avvio di un processo di differenziazione dalle figure genitoriali, processo per altri versi impossibile  in condizioni nelle quali  è generalmente presente anche una marcata difficoltà da parte dei genitori a riconoscere e favorire tali istanze separative. Scopo del lavoro è sviluppare alcune riflessioni sul tema  a partire dagli spunti offerti dall’esperienza clinica con un adolescente che proprio attraverso l’espressione corporea violenta manifestava il suo profondo disagio, esploso drammaticamente dopo una grave lutto

 

LA VIOLENZA DEGLI AFFETTI’

 

De Silvestris Pia

Brando il mercenario. Percorsi transgenerazionali della violenza

 

Brando è un ragazzo di 14 anni che sin da bambino ha subito traumi (parto con un lungo travaglio, svezzamento precoce). Il primo sintomo che Brando manifesta è l’iperattività. Quando ha 4 anni gli nasce una sorella, il peggioramento del bambino spinge i genitori a fargli iniziare una psicoterapia. L’ha iniziata con uno psicoterapeuta kleiniano e l’ha lasciata ad 11 anni.

In seguito i genitori, che hanno molti problemi personali, l’hanno portato da me.

Per ora stiamo dolorosamente cercando, ed ormai è passato un anno, di capire attraverso i giochi che lui porta le ragioni profonde e primitive del suo odio.

Nel momento in cui il gioco non soddisfa la sua onnipotenza, si intravedono degli abbattimenti di umore, che vengono rappresentati anche attraverso movimenti corporei (Brando si lascia andare sulla scrivania lamentando la sua incontenibile noia). La violenza che manifesta soprattutto a scuola continua a ripetersi senza alcuna consapevolezza del danno che si procura.

I genitori non si rendono conto dell’ansia che gli trasmettono e, a parte lui che è come una bomba che può esplodere da un momento all’altro, essi intrattengono un rapporto ideale con la sorellina musicista come la madre.

 

Giacolini Teodosio

 

Aggressività e paura. Comportamenti violent disadattivi intra e extra familiari

Nel lavoro saranno prese in considerazione i rapporti tra aggressività e paura

considerati quali sistemi funzionali che regolano le interazioni tra gli individui, soprattutto dopo la maturazione puberale. Verrà illustrato come nel soggetto adolescente la paura, connessa alle interazioni interindividuali, ha specifiche caratteristiche che interagiscono con la gestione della aggressività. La clinica della adolescenza mostra una alta correlazione tra le vicissitudini della paura interattiva, l'inibizione della aggressività funzionale e le manifestazioni psicopatologiche, tra cui i comportamenti violenti disadattivi sia intra e che extra familiari.

 

Dott.ssa Lucia Vitiello

La torta di compleanno: storia di un abuso

Il presente contributo intende essere una riflessione sul tema dell’abuso sessuale subito in adolescenza. A partire da un caso clinico, si descriverà  l’”humus” sul quale tale violenza ha avuto ragione di esistere   e la strutturazione difensiva ad essa conseguente.  Il paziente,  ha presentato per anni una patologia ossessiva estremamente invalidante , i suoi studi sono stati compromessi come anche le sue relazioni affettive. Si rintraccia nel materiale da presentare un particolare interesse  per lo scollamento, per anni avvertito dal paziente, tra “I fatti” accaduti all’epoca dei suoi quindici   anni e la possibilità di connotarli quali eventi traumatici per l’assoggettarsi volontario al proprio abusante e per il legame affettivo che univa i due. Si ritiene interessante l’esame delle fantasie inconsce che hanno reso il paziente consenziente e che, successivamente gli hanno impedito una sana espressione di sessualità.  

 

 

AGGRESSIVITA’ E STATI LIMITE

 

Russo  Luisa

 

La  stancante ricerca del limite

Vorrei, attraverso l’esposizione di un caso clinico, offrire un contributo alla puntualizzazione di due concetti su cui molti autori, soprattutto di scuola francese,  riflettono da più tempo: quello di limite e quello di dipendenza (le cosiddette addiction) nei DCA e quindi nelle problematiche di attacco al corpo in adolescenza. Per alcuni di questi ragazzi le difficoltà a reperire un limite, un contenimento interno in relazione probabilmente ad un’esposizione troppo precoce da parte dell’ambiente esterno a tale ricerca (cambiamenti della società, difficoltà genitoriali a farsi carico delle responsabilità) li conduce a ritrovare tale limite all’esterno; nel caso dei DCA nel controllo della dipendenza dal cibo “io non ho bisogno” e della dipendenza dalle richieste della mente-corpo mortificata e sacrificata nel falò dell’onnipotente “o tutto o nulla” che non prevede mediazioni di sorta. Il caso che vorrei presentare, riguarda proprio una ragazza di 15 anni alle prese con la legge del “tutto o nulla” per quanto riguarda la sua alimentazione e le sue battaglie vane per il disconoscimento della mediazione degli affetti e dei bisogni.

 

Fedeli Nadia, Di Cori Renzo, Starace Brigitta, Degni Silvia, Abbate Luigi, Sarti Irene

 

Abusi, negligenze e rischio psicosociale: ricerca preliminare sulla patogenesi dei comportamenti sessuali violenti in età evolutiva.

 

Abstract: l’obiettivo della ricerca è di elaborare un’analisi descrittiva di un campione italiano di juvenile sexual offenders (JSO) e svolgere un’analisi comparativa con due diversi gruppi di controllo per valutare le differenze tra popolazione di Sex Offender, giovani non-Sex Offender (Jnon-SO) e popolazione psichiatrica e identificare specifici fattori di rischio per sexual offending

Metodo: il campione è composto da 42 soggetti appartenenti alla popolazione in età evolutiva (età media = 13,8; D.S. = ,6; range: 9,11-18,3), afferiti al Centro “Pierino e il lupo”[1] per una presa in carico diagnostico-terapeutica. Ai fini della ricerca il campione è stato suddiviso in tre gruppi: il gruppo oggetto di studio (Gruppo sperimentale) di 18 soggetti autori di reati sessuali (JSO); un gruppo di controllo clinico (GC1) di 12 soggetti, con una storia nota di comportamenti devianti di natura non sessuale (JnSO); un gruppo di controllo clinico (GC2), composto da 12 soggetti, senza una storia nota di comportamenti devianti, con problematiche di tipo psicopatologico.

Risultati: i dati descrittivi relativi ai JSO hanno mostrato risultati simili a quelli indicati in letteratura per quanto riguarda l’incidenza delle difficoltà relazionali (tendenza al ritiro ed isolamento), presenza di abusi sessuali pregressi, ampia gamma di problematiche psicopatologiche (se confrontati con i giovani non-Sex Offender) ed elevate percentuali di modelli di relazione violenti.

Conclusioni: nonostante alcuni dati siano significativi o tendenti alla significatività nel confronto tra i tre gruppi, riteniamo si possa concludere che l’interazione di più fattori di rischio e fattori contingenti scatenanti orienti e quindi spieghi l’evoluzione in senso deviante dei comportamenti sessuali dei minori.

 

 

Micotti Sara

 

Stefano, tra il diavolo e il laboratorio di meccanica

Stefano, poco prima di compiere i 18 anni, mentre studia per diventare perito meccanico ha avuto uno scompenso vicino al delirio. Ha temuto che il diavolo potesse impossessarsi di lui, ha avuto delle dispercezioni, ha visto il proprio corpo deformarsi in quello del diavolo, ha sentito delle voci che gli dicevano di fare del male ai genitori, si è visto mentre assaliva con violenza i genitori. La valutazione neuropsichiatrica e quella psicodiagnostica portano all'indicazione di una terapia farmacologica e di una psicoterapia.

Il lavoro di psicoterapia affronta il problema di come avvicinare Stefano a zone di sofferenza primitiva della sua mente,di come figurare emozioni profonde e violente, che prima venivano evacuate in malattie psicosomatiche e nelle allucinazioni. Ipotizzo che Stefano portasse dentro di sè un ammasso di emozioni infantili inelaborate, che nonaveva mai imparato a conoscere e governare, perchè ritenute inammissibili e inaccettabili nell'ambiente in cui era cresciuto, un ambiente dominato dal timore della conflittualità e dall'erotizzazione della vicinanza. Lentamente e con fatica, Stefano passa da un funzionamento concreto, meccanico della mente alla possibilità di figurare alcune emozioni profonde, attraverso il racconto di film e la riflessione su esperienze dellla vita quotidiana. Si muove verso la possibilità di pensare, collegare  ed esprimere con le parole le sue emozioni. E verso la possibilità di vivere relazioni più intense e profonde.

 


 

 

 

  Firenze, 22.06-9.07.2009  "LAVORARE CON LA COPPIA GENITORIALE"; Sede: FIRENZE, VIALE LAVAGNINI, 14; Info:  anna.molli@alice.it AGRECO@DADA.IT ; Fees= n.d.

Evento AMHPPIA Associazione Martha Harris Psicoterapia Psicoanalitica per l’Infanzia e

l’Adolescenza

Rappresentante legale dell’Organizzatore: Dott.ssa Maria Grazia Pini

Sede: Viale Lavagnini, 14 – Firenze

Titolo: “Lavorare con la coppia genitoriale”

Scopo dei seminari è quello di approfondire lo studio delle relazioni di coppia e della genitorialità

con l’obiettivo di dare strumenti di lavoro idonei e precipui all’ascolto, alla capacità

psicodiagnostica e d’intervento terapeutico agli psicoterapeuti. Il percorso di studio prevede anche

la discussione dei seguenti testi, attraverso i quali si potrà ritrovare un riscontro teorico di quanto

incontrato sul campo:

 

1) D. Norsa, G. Zavattini, Intimità e collusione, Raffaello Cortina Editore;

2) AA.VV., Curare la relazione: saggi sulla psicoanalisi e la coppia, Franco Angeli;

3) J. Fischer, L’ospite inatteso, Raffaello Cortina Editore.

 

 

N° 8 seminari di 4 ore ciascuno, dalle ore 18 alle ore 22.

Verifica apprendimento: con questionario, 30 minuti a disposizione in coda ad ogni incontro.

Partecipanti: n° 14 psicoterapeuti psicologi / medici

Date: 22/6; 24/6; 26/6; 29/6; 1/7; 3/7; 6/7; 9/7.

Docente dei seminari: Dott.ssa Alba Greco

 

 

1) 22 giugno

Viene presentato il caso di una coppia di genitori la cui figlia di 15 anni è seguita in terapia.

La figlia presenta un problema di fobia scolare. I genitori hanno molta difficoltà a capire lo

stato emotivo della figlia ed alternano momenti di rifiuto a momenti di tentativo di

comprensione. La terapia evidenzia una madre con un oggetto interno molto danneggiato e

la ricerca, attraverso i successi della figlia, di un’immagine funzionale della madre interna. Il

 


 

 

padre, molto passivo, non riesce a contenere le ansie della moglie, non ritrovando dentro di

sé la possibilità di un ascolto empatico.

Domande per il questionario:

a) Parlate degli oggetti interni della coppia genitoriale;

b) Descrivete come la terapia può aiutare la coppia;

c) Parlate della capacità di reverie della madre.

 

 

2) 24 giugno

Viene presentato il caso di una coppia che viene in terapia per chiedere aiuto per la figlia di

11 anni. Nel corso del colloquio si evidenzia una fortissima conflittualità tra i genitori che si

sono da poco separati ed usano i figli come armi gli uni contro gli altri. I genitori accettano

di essere seguiti in parallelo alla figlia. Si evidenzia una relazione di tipo narcisistico di

coppia.

Domande per il questionario:

a) Si può dare una definizione di relazione narcisistica di coppia?

b) Che tipo di relazione esiste tra questi genitori e figli?

c) Come può essere strutturata una psicoterapia che possa aiutare questa coppia a separarsi?

 

 3) 26 Giugno

 

M. di 42 anni , madre di una bambina di 11 anni.

In seguito all’insorgere di sintomi ossessivi-compulsivi da parte della figlia, la paziente

sviluppa importanti aspetti depressivi

Nel corso della terapia emerge un legame simbiotico con la figlia sulla quale vengono

proiettati gli aspetti del sé idealizzati con conseguente svalorizzazione dei propri

sentimenti personali e in preda a una scarsa stima di sè . Manifesta, nello stesso tempo,

anche una forte ambivalenza nei confronti della terapeuta .

Domande per il questionario:

a) Come ritenete che si configuri il transfert della paziente?

b) Come pensate che vengano rappresentati gli oggetti interni della paziente?

c) Quale può essere, secondo voi, il focus della psicoterapia?

 

4) 29 Giugno

 

La coppia era venuta in consultazione per il figlio terzogenito G., adolescente, che soffre di

una grande disistima e difficoltà a relazionarsi con gli altri conseguente, secondo i genitori,

 


 

 

ad un disturbo di apprendimento. Hanno altri 3 figli: due ragazze più grandi ed un bambino

più piccolo al quale, all'età di due anni, è stata diagnosticata una grave malattia che ha tenuto

in angoscia i familiari per diverso tempo ed ha costretto la mamma a stare lontana da G. per

qualche mese.

I genitori, all’epoca dell’infausta diagnosi per il più piccolo dei loro figli, stavano portando

 

G. in visita nei più svariati ambulatori per il disturbo di apprendimento. Nessun iter

terapeutico è seguito alle consultazioni diagnostiche, perché i genitori non sono riusciti a

fermarsi per accordare la loro fiducia ad alcuno, come se avessero percepito un mondo

esterno incapace di cogliere la loro preoccupazione e il loro dolore, o perché i loro oggetti

interni sono così danneggiati che essi non possono alimentare una speranza di cambiamento.

Sono molto in ansia per i problemi di G. e paiono presenti in loro sensi di colpa per aver

generato due figli maschi danneggiati.

Domande per il questionario:

 

a) Vista la situazione presentata, come si configura secondo voi il transfert?

b) Come può essere rappresentato il legame di coppia?

c) Quale può essere il focus della psicoterapia?

 

 

5) 1 Luglio

 

Viene presentato il caso di una coppia sui 40 anni, genitori di C., un bambino secondogenito

di 5 anni con sindrome generalizzata dello sviluppo. Il bambino è seguito dai servizi

territoriali ed è stato consigliato ai genitori di avere uno spazio terapeutico per affrontare la

genitorialità ed il loro legame di coppia che appare in crisi.

La madre, dopo la nascita del bambino, ha sviluppato una depressione post partum

importante ed il marito non è stato in grado di starle vicino, dedicandosi il più possibile al

lavoro. La madre era aiutata dalla propria madre nell’occuparsi dei figli.

La terapia evidenzia una mancata separazione-individuazione della madre dalla propria

madre che riemerge con la nascita di C. Il lavoro terapeutico è volto a responsabilizzatre il

padre nel suo ruolo di marito e genitore e ad aiutare la madre nel processo di separazione.

 

6) 3 Luglio

 

Viene presentata una consultazione diagnostica richiesta per l'enuresi notturna , secondaria, di un

bambino di 4 anni ma anche per aiutare i genitori " a non fare errori, come invece sono stati fatti su

di loro ". Il padre è al suo 3° matrimonio e ha un altro figlio di 20 anni, la madre è piu' giovane di

10 anni senza precedenti matrimoni.Hanno due figli L. di 4 anni e S. di 2 a. Emergono tanti aspetti:

principi educativi rigidi in parte contrastanti,lutti familiari che hanno segnato gli ultimi dieci anni

della mamma, ansie depressive fino all'evidenziarsi di una conflittualità e di una relazione di tipo

narcisistico.Gli incontri programmati sono stati più volte disattesi per dimenticanzao altri motivi.Ci

si interroga sulla possibilità o meno di accompagnare questi genitori nel loro ruolo genitoriale.

 

7) 6 Luglio

 

 Si presentano in consultazione una coppia di genitori adottivi profondamente provati dalle continue

intemperanze verbali e fisiche del figlio adolescente, che, a loro dire, li tratta male e non li ascolta.

Dicono di essersi precedentemente rivolti ad una dottoressa che ha visto per due volte il ragazzo,

che non ha più voluto continuare gli incontri e all’assistente sociale di zona senza che lei potesse

esser loro di aiuto.

La madre accusa il padre di non essere abbastanza duro con il ragazzo che, secondo lei, non può

continuare a comportarsi così, “la deve finire”, perché lei non ce la fa più e pensa di rivolgersi al

giudice del Tribunale per i Minorenni.

Il padre dice che la madre è stata troppo permissiva ecco perché adesso il figlio non la smette di

chiedere soldi e chiede ripetutamente che gli si dica cosa lui debba fare e lo farà.

I genitori si presentano entrambi ansiosi, tesi alla ricerca di qualcuno che possa farsi carico del loro

figlio, incapaci di creare una proficua alleanza tra loro ed uno spazio condiviso all’interno del quale

potersi aiutare.

 


 

8) 9 Luglio

 

Viene presentato il caso di una coppia di genitori la cui bambina è nata dopo molte gravidanze che

si sono interrotte in fase avanzata. La bambina quindi è stata da loro molto attesa ed è stata vissuta

come “preziosa” e la sua crescita è stata accompagnata dal costante timore di perderla o di

danneggiarla. La bambina ha ora 12 anni e dorme da sempre in un letto con la madre ed i genitori

non riescono a farla dormire da sola. Nella terapia viene affrontata la difficoltà dei genitori nel dare

dei limiti alla figlia, nel separarsi da lei e nel proporsi nei suoi confronti come coppia. Vengono

messe in luce le proiezioni dei genitori, legate anche alle loro vicende infantili.

 

 

 

  Torino, 13.06.2009 "BAMBINO E GENITORI: STORIA DI UNA RELAZIONE CHE COSTRUISCE LA MENTE; Sede: TORINO - SALA VALDESE - CORSO VITTORIO EMANUELE, 23; Info: pediatria@seleneweb.com Fees= euro 70,00.

ABSTRACT

 

 

INTERSOGGETTIVITA’: ORIGINI E PRIMI SVILUPPI

MANUELA LAVELLI

 

La Giornata di formazione si propone il duplice obiettivo di fornire le conoscenze più aggiornate relative ai processi di sviluppo dell’intersoggettività nei primi anni di vita, e sensibilizzare all’importanza della qualità dell’esperienza intersoggettiva nello sviluppo mentale del bambino.

Il percorso si articolerà in tre sessioni. Nella prima, dopo una breve introduzione al tema dell’intersoggettività nello sviluppo infantile e all’ambito teorico e di ricerca a cui si farà riferimento nel corso della Giornata, saranno presentati i principali dati empirici che documentano la predisposizione del bambino a ricercare l’interazione con gli altri esseri umani e a entrare precocemente in contatto con le emozioni e gli intenti espressi dai suoi interlocutori. In particolare, saranno illustrati gli indicatori del “preadattamento” all’interazione sociale che si manifestano già nel periodo neonatale, e la transizione a un nuovo livello di organizzazione comportamentale regolata dall’interazione con l’ambiente esterno - indicata dalla comparsa del sorriso sociale verso i 2 mesi - che permette al lattante di vivere una prima forma di intersoggettività come compartecipazione affettiva durante la comunicazione faccia-a-faccia con la madre o altro adulto di riferimento.

La seconda sessione sarà focalizzata sullo sviluppo dell’’intersoggettività primaria’ come esperienza di co-regolazione di stati affettivi - o adattamento continuo alle azioni e alle espressioni affettive del partner non solo da parte dell’adulto, ma anche del lattante - riconosciuta come determinante per lo sviluppo mentale del bambino. Al riguardo, un’attenzione particolare verrà posta sulle esperienze di co-regolazione vissute fin dai primi mesi di vita - quali quelle di vedere/sentire (vs. non vedere/sentire) le proprie espressioni affettive rispecchiate contingentemente dalla madre, e condividere stati affettivi positivi (vs. negativi) - documentate come essenziali per la formazione dei primi nuclei del Sé infantile, così come per lo sviluppo dell’autoregolazione emotiva, della competenza sociale, della qualità della relazione di attaccamento.

Infine, nella terza sessione saranno illustrati gli snodi fondamentali che si realizzano nell’esperienza intersoggettiva del bambino verso la fine del primo anno di vita. In particolare, sarà presentato come negli ultimi mesi del primo anno l’affermarsi della capacità di coordinare l’attenzione all’adulto e agli oggetti, e la comprensione dell’altro come possessore di intenzioni verso gli oggetti/eventi dell’ambiente circostante, fanno sì che il bambino inizi a includere la prospettiva dell’altro nella sua relazione con il mondo esterno. Questa esperienza apre la possibilità di cooperare con gli altri nella creazione di un mondo di significati condivisi, che si incrementa significativamente con la svolta “verbale” dell’esperienza intersoggettiva, quando la capacità di utilizzare il linguaggio come proprietà interpersonale diviene base dell’apprendimento culturale, così come della narrazione/condivisione della propria esperienza interiore.

Nelle conclusioni verranno fatti accenni agli sviluppi dell’intersoggettività dopo l’anno, con qualche flash sugli snodi principali dell’acquisizione di un teoria della mente e con l’analisi di momenti di gioco spontaneo e di lettura condivisa.

Ogni sessione sarà organizzata in forma di presentazione con supporto video e filmati esemplificativi, seguita da discussione.

 

 

  Verona, 5.06.2009 "I LUOGHI DI CURA NELLA MENTE E NELLA REALTÀ"; Sede: CASA DI CURA PRIVATA VILLA SANTA CHIARA QUINTO DI VAL. – VERONA; Info: info@villasantachiara.it ; Fees= n.d.

PROGRAMMA

 

8,00      REGISTRAZIONE

 

8,30      PRESENTAZIONE

             (Dr. Mario Giacopuzzi)

 

9,00     ANTONIO ANDREOLI

             Professore Médecin chef de service

Service d'accueil, d'urgences et de liaison psychiatriques Hôpitaux universitaires de Genève

 “Nuove patologie di confine e nuovi trattamenti”

 

10,00  GIOVANNI STANGHELLINI

Psichiatra – Psicoterapeuta, Professore di II fascia di Psicologia Dinamica - Università di Chieti

" Mondi schizofrenici”

 

11,00  LUCA PANI

Psichiatra – Ricercatore, Direttore della ricerca, sezione Dip. Principale di Neurofarmacologia Pula – Cagliari

Istituto di Tecnologie Biomedicali del CNR di Milano.

“Ricerca e sviluppo in neurofarmacologia: siamo ancora in alto mare o si vede terra?”

 

12,00    DISCUSSIONE

 

13,30    PAUSA

 

14,30  ROMOLO ROSSI

Psichiatra – Psicoterapeuta, Professore di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche - Università di Genova

" I luoghi della  cura nella mente e nella realtà"

 

 

15,30  FABRIZIO SCHIFANO

MD, MRCPsych, Dip Psychiatry, Dip Clin Pharmacology Faculty of Health and Human Sciences, School of Pharmacy, University of Hertfordshire, Hatfield, Herts, AL10 9AB, UK

“Farmacologia clinica delle sostanze d’ abuso”

 

 

16,30  ALESSANDRA MINELLI

Psicologa – Psicoterapeuta

“La genetica degli antidepressivi e luoghi di cura

 

 

17,30  LUIGI TRABUCCHI

Psichiatra Psicoterapeuta, Casa di Cura “Villa S. Chiara” - Verona

“Luoghi di cura e trattamento farmacologico della depressione e della schizofrenia

 

18,00    DISCUSSIONE

 

18,30    OMPILAZIONE ECM

 

19,00    CHIUSURA DEI LAVORI

 

 

 

  Firenze,  6.06.2009 "LA SIMBOLIZZAZIONE E LA STRUTTURA DELLA CREATIVITÀ ARTISTICA"; Sede: ISTITUTO STENSEN - V.LE DON MINZONI 25/A - FIRENZE; Info: info@quidcom.com Fees= euro 50,00

PROGRAMMA:

 

 

Sabato 6 giugno

 

La simbolizzazione e la struttura della creatività artistica.

 

Ore 9: Apertura dei Lavori, Iscrizione partecipanti

 

ore 9, 30 Saluti dei Presidenti delle Associazioni Organizzatrici, AFPP, CSMH-AMHPPIA, SIPP, SPI: 

Le ragioni di un lavoro comune.

 Stefano Calamandrei, Walter Romeo

 

Ore 10 Il pensiero di J-M Quinodoz e la sua evoluzione. – Silvia Fano Cassese:

 

Ore 10,45:“La simbolizzazione secondo Hanna Segal rapporto con la creatività artistica” -  J.M. Quinodoz

 

Ore 12,15Pausa Caffè

 

Ore 12,30“Dall'asimbolico al simbolico, nell'arte e nella clinica”

                  Tavola Rotonda con interventi preordinati di.Luigia Cresti, Maria Grazia Pini

 

Ore 13,45. Riflessioni sul tema della creatività: Danielle Quinodoz

 

Ore 14,45 Conclusione dei lavori.        

 

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Sede del Corso di Aggiornamento:

Istituto Stensen V.Le Don Minzoni 25/A - Firenze

 

Iscrizione al Corso di Aggiornamento

L’iscrizione al corso ha il costo di 50 euro iva inclusa

E’ necessario inviare alla Segreteria Organizzativa l’allegata “Scheda di Iscrizione” debitamente compilata entro e non oltre il 30 maggio 2009.

 

Segreteria Organizzativa

QUID Communications srl

Via G.C. Vanini, 5-50129 Firenze tel.: 0554633701 fax: 0554633698 info@quidcom.com

 

Educazione continua in medicina - ECM

Sono stati richiesti al Ministero della Salute i crediti formativi per  un numero massimo di 250 medici individuati fra medici di psichiatria e psicologi. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell'apprendimento e la scheda di valutazione dell'evento. Sono obbligatorie le firme di entrata ed uscita, ed il 100% di presenza al corso.

Attestato di Frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento.

Variazioni

La Segreteria Scientifica e la Segreteria Organizzativa si riservano il diritto di apportare al programma tutte le variazioni che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o scientifiche.

PAROLE CHIAVE: 1) simbolismo  2) creatività  3) artisticità

TIPOLOGIA DELL’EVENTO: f) Seminario

MODULO ELENCO OBBIETTIVI: Obbiettivo N° 21

 

 

 

 

SCHEDA DI ISCRIZIONE

da inviarsi alla Segreteria Organizzativa entro il 30 maggio 2009.

L’ammissione deve essere confermata da parte della Segreteria Organizzativa via e-mail;

(COMPILARE IN STAMPATELLO)

Cognome_______________________________Nome____________________________________

 

Nato a_________________________________il________________________________________

 

Codice fiscale personale___________________________________________________________

 

Professione______________________________________________________________________

 

Disciplina_______________________________________________________________________

 

Ente____________________________________________________________________________

 

Indirizzo Ente/Studio Privato_______________________________________________________

 

CAP_________________________Città______________________________________________

 

Telefono____________________________________Fax_________________________________

 

Numero di cellulare_______________________________________________________________

 

e-mail__________________________________________________________________________

 

Esprimo il consenso al trattamento dei miei dati per le finalità consentite dalla legge n. 675/96

 

 

data______________________________________firma________________________________________________

 

 

RAZIONALE SCIENTIFICO:

 

 

“Simbolismo e creatività nell’opera di Hanna Segal”

(si baserà sulle interviste fatte alla Segal da lui pubblicate nel libro “A l’écoute d’Hanna Segal” PUF, 2008). Il tema del seminario è un approfondimento del pensiero di Hanna Segal. Nata in Polonia, vissuta a Ginevra e a Parigi prima di stabilirsi a Londra nel 1940, è stata testimone di più di sessanta anni di storia della psicoanalisi ed è universalmente conosciuta per aver diffuso il pensiero di Melanie Klein. Il suo innovativo contributo personale ha peraltro profondamente arricchito e  influenzato l’odierna psicoanalisi in diversi ambiti della clinica e della teoria, principalmente per quanto riguarda il trattamento psicoanalitico dei pazienti psicotici, la nozione di “equazione simbolica” le ipotesi sull’origine dell’impulso creativo in arte e letteratura, il trattamento psicoanalitico delle persone anziane. Questi saranno i temi su cui si articolerà il seminario facendo anche collegamenti con il pensiero di M. Klein, H. Rosenfeld, W. Bion e J. Lacan con cui la Segal ha avuto ripetutamente modo di confrontarsi.

 

 

 

  Parma,  11.06.2009 "PSICOPATOLOGIA E TRATTAMENTO DEL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ: IL MODELLO DINAMICO STRUTTURALE DELLA PSICOTERAPIA FOCALIZZATA SUL TRANSFERT"; Sede: CASA DI CURA VILLA MARIA LUIGIA; Info: visconti@villamarialuigia.net ; Fees= n.d.

 

La psicoterapia focalizzata sul transfert (TFP): sguardo d'insieme sul trattamento.

Maria  Beatrice Cassani

Abstract

La relazione tratterà il modello della  “psicoterapia focalizzata sul transfert (TFP)”. E’ uno specifico tipo di trattamento psicodinamico basato sul modello delle relazioni oggettuali sviluppato presso il Pesonality Disorders Institute - Weill Medical College of Cornell University Medical School (direttori Otto Kernberg, John Clarkin). Esso è prevalentemente rivolto a pazienti con Organizzazione Borderline di Personalità (BPO).

L’obiettivo principale della TFP è cambiare le caratteristiche delle relazioni oggettuali interiorizzate che conducono a comportamenti disadattativi e a disturbi affettivi e cognitivi cronici. Il parametro di riferimento è sviluppare una maggior integrazione delle rappresentazioni scisse di sé e degli altri significativi in rappresentazioni più mature, in grado di garantire uno stabile funzionamento                 dell’ identità e la capacità di modulare flessibilmente la risposta affettiva.

La relazione affronterà:

1)      I concetti di fondo della TFP in un breve confronto con altri tipi di trattamento: transfert, meccanismo generale di cambiamento, obiettivi

2)      Le componenti del trattamento in termini di:

a) strategie (descrizione della relazione oggettuale dominante come viene manifestata nella relazione transferale tra paziente e terapeuta; analisi dei capovolgimenti di ruolo da parte del paziente; l’integrazione delle visioni positive e negative di sé e degli altri significativi);

 

 

Un modello dinamico strutturale dei Disturbi di Personalità: teoria e ricerca sulla “Organizzazione Borderline di Personalità”

Sergio Dazzi

Abstract

La relazione tratta presentazione e discussione della patologia di personalità indagata secondo il modello delle relazioni oggettuali e della organizzazione strutturale di personalità sviluppato dal Personality Disorders Institute- Weill Medical College of Cornell University Medical School (direttori Otto Kernberg, John Clarkin)

La relazione comprende tre parti:

1. La struttura formale del modello delle relazioni oggettuali: la premessa è che sia l’ esperienza soggettiva sia il comportamento sono organizzati da una struttura psichica interna, composta da unità che comprendono una rappresentazione di sé, una rappresentazione dell’ altro in relazione con sé, ed un affetto che lega le due. Queste unità, definite “diadi di relazioni oggettuali”, sono gli elementi di base delle strutture psichiche, funzionano come gli organizzatori di motivazioni e comportamenti, e sono alla base della organizzazione del funzionamento della personalità.

Su questa base verrà approfondito :

a) genesi degli indicatori che definiscono la specifica struttura patologica della “Organizzazione Borderline di Personalità” (in relazione alla Organizzazione Nevrotica e alla Organizzazione Psicotica); livello di integrazione della identità, difese primitive, integrazione dei valori morali, funzione di realtà, capacità auto-riflessive

b) differenze funzionali nei livelli di gravità differente nella Organizzazione Borderline di Personalità

c) ipotesi evolutive e loro grado di validazione.

2. Le ricerche empiriche più rilevanti sui costrutti centrali, dal momento che un modello è utile in quanto guida per una ricerca empirica focalizzata, i cui risultati, a loro volta, modificano il  modello.

Il modello presentato, fondato sulla teoria psicoanalitica e elaborato nell’ ultima parte del secolo scorso, è stato sottoposto ad indagine empirica in diversi costrutti. In particolare le aree sottoposte ad indagine sono quelle inerenti gli aspetti più importanti della patologia borderline, vale a dire l’affettività negativa e l’ effortful control.  Verranno considerati studi che hanno identificato specifici deficit funzionali, il loro riscontro neurobiologico e il grado di associazione con concetti centrali nel modello (p.e. nel disturbo di identità)

3. Il risultante modello nosologico presenta i Disturbi di Personalità in un network organizzato lungo due parametri psicopatologici: uno è il livello di gravità, l’ altro è il grado di continuità tra specifiche entità clinicamente validate.

 

 

Efficacia della Transference-Focused Psychotherapy nel trattamento                                                    del Disturbo Borderline di Personalità: le evidenze empiriche

Chiara De Panfilis

Abstract

I pazienti con Disturbo Borderline di Personalità (DBP) sono notoriamente difficili da trattare. Il disturbo è infatti caratterizzato da un utilizzo elevato e caotico dei servizi di salute mentale, ripetuti abbandoni del trattamento, scarsa compliance alla farmacoterapia e, più in generale, agli iter terapeutici consigliati. Il pervasivo nichilismo dei clinici circa le possibilità terapeutiche per questo disturbo è stato tuttavia di recente mitigato dall’evidenza che diversi tipi di psicoterapia costituiscono interventi efficaci per soggetti affetti da DBP. In particolare, la Transference-Focused Psychotherapy (TFP) si è dimostrata superiore a trattamenti non strutturati nel ridurre il numero di agiti autolesivi, delle complicanze mediche associate, e dei giorni di degenza in pazienti con DBP. Vi è anche evidenza che la TFP conduca ad una maggior riduzione della rabbia, dell’aggressività e dei comportamenti suicidari rispetto alla psicoterapia psicodinamica supportiva. Inoltre la TFP è l’unico intervento psicoterapico di cui sia stata dimostrata l’efficacia nel condurre a mutamenti strutturali della personalità, comportando un miglioramento dei profili di attaccamento e della funzione riflessiva. Questi dati, sostenuti da  risultati di trials clinici randomizzati, sono di estremo rilievo stante la cornice teorica della TFP, che comporta che il focus del trattamento per pazienti affetti da DBP consista nel controllo dell’aggressività patologica, nell’incremento della funzione riflessiva, e nella integrazione delle rappresentazioni scisse di sé e degli altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

   Roma , 13.06.2009 "SOGNI E DISEGNI: LA NARRAZIONE DI SE’ NELLA PSICOTERAPIA DI ADOLESCENTI"; Sede: ROMA – BIBLI- VIA DEI FIENAROLI, 28; Info: AIPPI@ASSAIPPI.191.IT ; Fees= euro 40,00.

9,00-9,30 GIOVANNA MARIA MAZZONCINI

Introduzione al tema e presentazione dei lavori

Abstract

Attraverso una sintetica rassegna bibliografica saranno introdotti i lavori del corso.

Un particolare riferimento sarà dedicato all’influenza della teorizzazione psicoanalitica rispetto alla specificità della psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza.

 

9,30-10,30 Dr Giuseppina Parisi

“Dall’immagine al pensiero. Difficoltà e snodi  creativi nella psicoterapia psicoanalitica di un adolescente”

10,30 – 11,00 Dr Giuseppina Parisi

Dibattito e interventi dei partecipanti

 

 

11,00 – 12,00 Dr Mario Priori

Sogno e son desto: dimensione onirica, fantasia e performances adolescenziali.

 

   Abstract

Viene evidenziato come per alcuni ragazzi che presentano particolari vulnerabilità psichiche la dimensione onirica travalichi dai confini della pensabilità e dell’attività mentale di tipo creativo per realizzare invece una irruzione nella realtà. Attraverso il materiale clinico, vengono esaminate alcune esperienze -considerate culturalmente tipiche di questa fase dello sviluppo-  che risultano dilatate ed estremizzate da una mancanza di differenziazione tra onirico e reale.  I percorsi clinici sottolineano l’importanza di una elaborazione delle produzioni oniriche e fantastiche per dar modo a questi adolescenti di sperimentare un proprio spazio psichico e l’esperienza di una propria specifica attività mentale.

 

13,30 – 14,30 Dr Elisa Zullo

Dalla sensorialità alla costruzione del pensiero nel lavoro con un adolescente:

i disegni quale espressione del  funzionamento beta.

 

Abstract

La relazione  presentata è relativa all’esperienza terapeutica  intensiva con un ragazzo  adolescente con diagnosi di  psicosi schizofrenica , curata inizialmente solo con farmaci.   Il lavoro, attraverso  l’illustrazione  della modalità di   comunicazione fondamentalmente  grafica  ed  ideogrammatica utilizzata dal  ragazzo,  mostra    come , a partire   dal lavoro di comprensione ed interpretazione  dei disegni, sia stato possibile per il  paziente  avviare un percorso di  avvicinamento alle proprie  esperienze emozionali e pensieri primitivi   ed un  processo di  integrazione e  costruzione  del Sé  con una nuova possibilità di mentalizzazione  e di  rappresentazione  attraverso la parola.  

 

15,00 – 16,00 Dr Roberto Quintiliani

“Dalle paure alle fantasie, dalle fantasie ai sogni. Il percorso di psicoterapia di un adolescente attraverso il processo di mentalizzazione.”

 

Abstract:

Nel caso che viene presentato, si sottolinea come una serie di paure, fobie e comportamenti psicopatologici, fondati su fantasie sadiche e persecutorie, vengono trasformate grazie alla psicoterapia, in particolare attraverso la possibilità di rendere pensabili pensieri ed emozioni. Il lavoro sulle fantasie prima e sui sogni poi, favoriscono questa trasformazione e danno al ragazzo l’avvio di processi di mentalizzazione che si ripercuotono positivamente anche sul rendimento scolastico.

 

 

  Monza, 14.06.2009 "CONTINUITA' E DISCONTINUITA' TRA NARCISISMO SANO E PATOLOGICO"; Sede: AZ. OSPEDALIERA S. GERARDO DEI TINTORI - VIA PERGOLESI 33 - MONZA; Info: mc5009@mclink.it ; Fees= n.d.

CURRICULUM DI ANNAMARIA FERRUTA

Viale Bianca Maria 5 - 20122 Milano

Annamaria Ferruta - Psicologa - Psicoanalista -

Membro Ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana

Full Member dell’International Psychoanalytical Association

Svolge l’attività di psicoanalista a Milano come libera professione,

Consulente e supervisore in équipe psichiatriche e in istituti di ricerca..

 

Si interessa del trattamento delle patologie gravi, con particolare attenzione alla tematica  della psicoanalisi come metodo di cura della sofferenza psichica e come ricerca sul funzionamento della mente umana. Come vicedirettore della rivista Psiche si è occupata dell’interfaccia tra psicoanalisi e mondo delle altre discipline.

 

 

  Milano, 13.06.2009 "PERCHE' LE NEUROSCIENZE? LA CLINICA FRA MENTE E CERVELLO"; Sede: A.R.P. STUDIO ASSOCIATO - PIAZZA S. AMBROGIO., 16 - 20123 MILANO; Info: arp@arpmilano.it ; Fees= euro 70,00.

Silvio A. Merciai

 

PERCHE’ LE NEUROSCIENZE?

                                   La clinica fra mente e cervello

 

Milano, 13 giugno 2009

 

Il seminario prende in considerazione i diversi aspetti del rapporto che – tra molteplici difficoltà e resistenze – si è andato costruendo e, soprattutto in questi ultimi anni, consolidando fra psicologia clinica, psichiatria, tecniche di intervento psicoterapeutico e scoperte neuroscientifiche.

Il seminario dedica una riflessione particolare ad alcuni temi fondamentali in questo ambito quali

I fondamenti biologici delle emozioni e dei processi di decision making, la neurobiologia dell’esperienza relazionale, la neuroetica, la teoria della mente e l’empatia. La parte conclusiva del seminario è dedicata a esplorare la possibile applicazione di questi concetti nell’attività quotidiana di diagnosi e intervento terapeutico dI psicologi clinici  neuropsichiatri. In particolare discipline specifiche, come la neurogenetica, possono contribuire a delineare l’identità di una pratica neuropsichiatrica innovativa, pur senza soluzione di continuità con le acquisizioni del passato.

 

Programma

 

9.30 - 11.15

Un clima di convergenze: metapsicologia o biologia?

11.15 -11.30 Coffee break

 

11.30    -13.30  

Le neuroscienze dell'affetto e le neuroscienze sociali

 

14.30 - 15.30

Una nuova neuropsichiatria e una nuova psicoanalisi?

 

15.30 - 16.30

Cavarsela alla meno peggio ...”

 

16.30 -17.30  Verifica dell’apprendimento

 

Sede

A.R.P. – Piazza Sant’Ambrogio 16 – 20123 Milano

 

Orario

Mattina dalle 9.30 alle 13.30; pomeriggio dalle 14.30  alle 16.30

 

Quote di partecipazione

€  70,00 + IVA

€  50,00 + IVA  associati A.R.P. Associazione, tirocinanti  e allievi A.R.P., studenti

 

 

ECM - Sono stati richiesti i crediti formativi per medici, psicologi e psicoterapeuti che compileranno il questionario di verifica dell’apprendimento e la scheda di valutazione dell’evento.

                  

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’A.R.P. (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it. L’iscrizione è possibile anche consultando il sito www.arpmilano.it.

Silvio A. Merciai

residente in 10123 Torino – corso Vittorio Emanuele II, 2

 

  Milano, 29-30.05.2009 CONVEGNO INTERNAZIONALE - INTRECCI TRAUMATICI: NUOVE PROSPETTIVE E STRATEGIE DI INTERVENTO; Sede: MILANO, LARGO GEMELLI 1; Info: FRANCO.BRAMBILLA@UNICATT.IT ; Fees= euro 240,00.

Programma

 

 

 

venerdì 29 MAGGIO 2009 “Trauma e violenza: vittime o perpetratori?”

Esperienze infantili,  trattamento e recidive nel comportamento criminale.

                                                                       Aula Magna

 

 

 

Sessione 1 – Apertura del Convegno

9.00-9.30 Registrazione dei partecipanti e Apertura del Convegno

 

Sessione 2 - Trauma e comportamenti violenti

Coordina: Paola Di Blasio

 

9.30 – 10. 30  Vittoria Ardino, Trauma e comportamento criminale,

10,30-11.30   Andrew Moskowitz, How can dissociation help us to understand violent behaviour? 11.30- 12.00  Coffee break

12.00- 13.00   Wendy Morgan, Reconsidering the abused to abuser hypothesis; the impact of trauma and the treatment of sexual and violent offenders".

 

Pausa Pranzo

 

Sessione 3 - Il trattamento degli autori di reato

Coordina: Gabrio Forti

 

14.30-16.15  Lisa Najavits, "The Seeking Safety model, with emphasis on offender populations"

16.15-16.30  Break

16.30-17.00 Vittoria Ardino, Luca Milani, Paola Di Blasio PTSD e rischio di recidiva di reato: alcuni dati di una  ricerca. italiana

17.00-17.15 Gabrio Forti, Conclusioni

 

 

 

 

 

 

 


 

Sabato 30 maggio 2009

Aula Magna (G.015) e Cripta Aula Magna (G.005)

 

Aggiornamenti e nuove prospettive in tema di violenza all'infanzia

 

DISCUSSION PANEL  9.00-11.00

 


 

Sessione parallela 1 - Nuovi strumenti giuridici e nuove prassi a tutela dei bambini - Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Marta Bertolino

Anna Maria Caruso, coordina

Teresa Bertotti

Andrea Bollini

Alessandra  Simone

 

Sessione parallela 2 - Nuove e vecchie forme di violenza all’infanzia - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Donata Bianchi

Stefania Crema

Roberta Luberti

Marisa Malagoli Togliatti coordina

Josef Mojerson

 

h 11.00 Coffee Break

 

DISCUSSION PANEL 11.30-13.30

 

Sessione parallela 3 -  La voce dei bambini: l’audizione protetta- Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Luisa Della Rosa

Daniela Diano

Anna Maria Gatto,coordina

Chiara Ionio

Cecilia Ragaini

 

 

Sessione parallela 4 -  Procedimento penale e perizia nei casi di abuso all’infanzia - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Davide Déttore,

Laura De Rui

Paola Di Blasio coordina

           Maria Rosa Giolito,

           Sarah Miragoli

 

Pausa pranzo

 

 

DISCUSSION PANEL  14.30 -16.00

 

Sessione parallela 5 -  Processi emotivi e strategie di coping dei bambini vittime - Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Maria Teresa Biancardi Pedrocco coordina

Elena Camisasca

Paola Covini

Cristina Roccia

Bianca Bertetti

 

Sessione Parallela 6 Dinamiche familiari e processi protettivi - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Francesca De Gregorio

Marianna Giordano

Francesco Montecchi coordina

Silvia Mazzoni

Gloria Soavi

 

 16.00 Coffee Break

 

Lezione Magistrale

Aula Magna (G.015)

 

16.15-17.15  Suzette Boon,  Assessment of Complex PTSD and Dissociative disorders in patients with a history chronic and early childhood abuse,

17.15-17.30 Questionario di verifica dell’apprendimento

 

 

 

 

 


 

RELATORI

 

Vittoria Ardino, Senior Lecturer in Psicologia Forense, London Metropolitan University, United Kingdom

 

Marta Bertolino, Professore ordinario di Diritto penale e di Diritto della famiglia e dei minori, Facoltà di Giurisprudenza, Università Cattolica del S. Cuore, Milano

 

Teresa Bertotti, Direttore Centro per il Bambino Maltrattato di Milano - Docente di servizio sociale, Università Milano Bicocca

 

Maria Teresa Biancardi,. Psicologa Psicoterapeuta, Consulente presso il servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna.

 

Donata Bianchi, Sociologa, Ricercatrice  Istituto degli Innocenti, Firenze.

 

Andrea Bollini, Direttore Centro Studi Sociali sull’Infanzia e l’Adolescenza, Scerne di Pineto (Teramo), Presidente CISMAI.

 

Suzette Boon, President of the European Society for  Trauma and Dissociation (ESTD).

 

Elena Camisasca, ricercatrice, docente di Counselling psicologico educativo nell’infanzia, Università Cattolica, Milano

 

Anna Maria Caruso, docente a contratto Facoltà di psicologia, Università Cattolica di Milano, già magistrato.

 

Paola Covini, Psicologa, psicoterapeuta, Centro Bambino Maltrattato, Milano.

 

Stefania Crema, Avvocato, specialista in criminologia.

 

Francesca De Gregorio, Psicologa, Psicoterapeuta, Coordinatrice del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia di Roma

 

Laura De Rui, Avvocato, Socia fondatrice Camera Minorile, Milano

 

Luisa Della, Rosa Psicoterapeuta, Direttore Clinico del CTiF Centro Per La Cura del Trauma,  Milano

 

Davide Déttore, Professore Associato di Psicologia Clinica, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Firenze

 

Paola Di Blasio , professore ordinario di psicologia dello Sviluppo, direttore CRIdee, Università Cattolica, Milano

 

Daniela Diano, Psicologa, psicoterapeuta, ASL 9 Locri (RC)

 

Gabrio Forti, Professore ordinario di Diritto Penale e Criminologia, Facoltà di Giurisprudenza, Università Cattolica, Milano

 

Anna Maria Gatto, Magistrato, IX Sezione Penale del Tribunale di Milano

 

Maria Rosa Giolito, Ginecologa, Responsabile Equipe multidisciplinare Cappuccetto Rosso,  ASL TO2-Comune di Torino

 

Marianna Giordano, Assistente sociale Consultorio familiare dell'Istituto G. Toniolo Napoli, Referente regionale Campania del Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia.

 

Chiara Ionio, Ricercatrice e docente di Tecniche di Intervento in situazioni traumatiche, Università Cattolica, Milano

 

Roberta Luberti Medico Psicoterapeuta, Membro Comitato Direttivo Cismai.

 

Marisa Malagoli Togliatti, Professore ordinario Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, Università Sapienza Roma

 

Silvia Mazzoni, Professore Associato in Psicologia Dinamica, Dipartimento di Psicologia Clinica e Dinamica, Sapienza Università di Roma

 

Luca Milani,Ricercatore, docente di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico, Università Cattolica, Milano

 

Franceso Montecchi, Neuropsichiatra,Presidente de"La cura del Girasole-Onlus";già primario di NPI Ospedale Bambino Gesù-Roma

 

Josef Mojerson, Giurista, giudice onorario presso il TM di Milano ed esperto di programmi di cooperazione allo sviluppo a favore dei minori

 

Wendy Morgan, Principal  Lecturer in Psicologia Forense,London Metropolitan University,  United Kingdom.

 

Andrew Moskowitz, Clinical Senior Lecturer in Psicologia del trauma  University of Aberdeen. Scotland

 

Lisa Najavits, Professore di Psichiatria, Harvard Medical School, Harvard University, USA.

 

Cristina Roccia, Psicologa, psicoterapeuta, Synergia Centro Trauma, Torino

 

Alessandra Simone,Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, Dirigente sezione violenze sessuali e reati contro i minori della Squadra Mobile di Milano

 

Gloria Soavi, Psicologa, psicoterapeuta, Responsabile Centro contro la violenza all'infanzia, Ausl Ferrara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

  Bologna,  30.05.2009 SEMINARI TEORICI - CLINICI DI PSICOANALISI. LA RICERCA DI PSICOANALISI; Sede: HOTEL CARLTON VIA MONTEBELLO, 8 BOLOGNA; Info: spimilano@fastwebnet.it ; Fees= euro 180,00.

Programma

8.30   Accoglienza partecipanti

9.00   Inizio seminari

11.00 Pausa caffè

11.30 Ripresa seminari

13.30 Lunch al Carlton

15.00 Ripresa dei Seminari

16.30 Pausa caffè

16.45 Ripresa seminari

18.30 Fine dei Seminari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SEMINARI MULTIPLI BOLOGNA 2009

ABSTRACT

 

1

Intrapsichico/interpsichico

Due storie cliniche a confronto: uno slalom parallelo tra lutto e melanconia

Sandro Panizza

 

In questa relazione propongo alla discussione dei colleghi, un aspetto attuale della psicoanalisi nella teoria e nella clinica: la coappartenenza dello sguardo intrapsichico e intersoggettivo. Prendendo lo spunto dal libro recente di Bolognini,‘Passaggi segreti’, cercherò di articolare l’intreccio, scegliendo un’angolazione particolare: a due diverse storie cliniche affido l’incarico di rappresentare il transito tra gli aspetti intrapsichici e interpsichici. Due casi clinici, due sedute a confronto, quasi uno slalom parallelo, vestono partitamene i colori del lutto, l’uno, della melanconia, l’altro. X è psicologa, Y insegnante. Tutte e due in analisi da tempo, relativamente soddisfatte delle scelte di vita attuale. X è orfana dall’infanzia di madre e di padre. Y è stata traumatizzata ripetutamente in tenera età: anche lei ‘ha perso i genitori precocemente’ nel traumatismo continuo, benché siano vivi e vegeti nella realtà. Le due storie cliniche si snodano secondo percorsi completamente diversi. L’analisi di due sedute, fulcro potenziale della discussione di gruppo, potrebbe portarci a rivisitare sentieri teorici nei paraggi di ‘Lutto e melanconia’: osservare la posizione particolare che occupa negli scritti freudiani, nell’anticipare l’importanza dell’embricatura dinamica di intrapsichico e intersoggettivo. Una lettura prospettica di Freud, che guarda a tutto l’arco dei suoi scritti, vede presente l’embricatura tra intrapsichico e intersoggettivo, pur con accenti diversi. ‘Lutto e melanconia’ m’è parso lo scritto centrale di Freud che trasmette il senso di questo passaggio continuo e ricorsivo.

 

 

2

Vedere e Immaginare: un approccio bilingue alle malattie del corpo e della mente tra Medicina e Psicoanalisi. Considerazioni teorico-cliniche

Claudia Peregrini con M. Grazia Bernetti, Claudio Cassardo, Rita Marino, Marco Ramella, Cristina Simonini, Paola Vizziello

 

Proponiamo una riflessione sul tema mente-corpo nella prospettiva della simultaneità,  pensando la patologia mentale e corporea come uno stesso avvenimento, più o meno visibile, oggettivabile, misurabile. Proviamo a ragionare sull’importanza, nella teoria e nella clinica psicoanalitica, di rinunciare al classico approccio alla patologia, e di coltivare una prospettiva complessa di insieme. Non la psiche a spiegare la malattia organica che non trova ragione nel corpo, né l’organico a spiegare eventualmente la malattia psichica, ma un’eziopatogenesi multipla e complessa, presente sempre, in qualsiasi patologia, sia apparentemente organica, sia apparentemente mentale. In base all’idea che qualsiasi patologia costituisca una sola unità vivente, un “oggetto combinato”: un tipo di oggetto che il linguaggio della veglia, divorzista, strutturato per raccontare due esperienze separate, la mente e il corpo, non sa per ora, esprimere.

 In questa prospettiva complessa, sapere che noi psicoanalisti, in coppia con i pazienti, a un certo livello modifichiamo e regoliamo reciprocamente l’impalcatura emotiva, gli affetti, mentre a un altro livello modifichiamo e regoliamo direttamente la fisiologia del corpo, il suo metabolismo, si riverbera nel  nostro modo di lavorare? Presentiamo alcuni casi clinici in cui sono in campo l’identificazione con il corpo malato e il tentativo di usare la prospettiva complessa: non il corporeo come unico attore della scena, né la comunicazione corporea analista-paziente come principale vettore dell’analisi, ma una continua oscillazione della relazione analitica tra piano corporeo (classicamente “asimbolico”) e piano mentale, nel continuo sforzo di rispecchiare il funzionamento ai due livelli della patologia.

Via da un monolinguismo che ci pare autosufficiente, un po’ prigioniero delle sue teorie, per avventurarsi nel campo del bilinguismo, della psicoanalisi e della medicina paradossalmente ibridate…

 

          

3

Corpo – Mente e processo analitico

Angelo Macchia - Domenico Timpano

 

Il seminario raccoglie l’esortazione di Bion verso lo sviluppo di una psicoanalisi non solo rivolta alla mente ma anche alla condizione fisica del paziente: “Se non lo facciamo noi, qualcun altro lo farà, ed anche peggio”.

Ciò che Freud ha scritto nel Compendio a proposito dei ‘concomitanti’ processi somatici e fisici ci stimola ad investigare le loro relazioni mediante una prospettiva epistemologica che, superando il dualismo Platonico e Cartesiano, consideri il corpo e la mente come due categorie che la coscienza utilizza per rendere il mondo comprensibile. E’ un approccio olista non riduzionista che intende  ‘somatico’ ciò che può essere percepito attraverso i sensi e sottoposto a valutazione oggettiva, ‘psichico’ ciò a cui diamo significato in prima persona in una prospettiva soggettiva.

Utilizzando materiale clinico, il seminario si propone di discutere quali possono essere le modalità di espressione delle dimensioni somatica e psichica all’interno della relazione analitica e di formulare ipotesi sul ruolo dell’analista che si muove alla ricerca dei significati che le stesse dimensioni veicolano.  Le formulazioni che l’analista fa intorno a un fatto somatico sono soprattutto al servizio del processo analitico. Cogliere nel transfert il senso di un evento che si presenta sul piano somatico può consentire la realizzazione di un nuovo equilibrio, più funzionale in quanto volto ad una maggiore integrazione, dell’unità psiche-soma.

 

 

4

“Il posto vuoto al tavolo della Pace….forse è il nostro”

Flavia Donati

 

Come mai la Psicoanalisi diventa afasica quando entra in contatto con la Società umana? Perché non è la prima  a manifestare fortemente per l’ abolizione della tortura denunciandone i danni? Ma lascia il compito solitario a “ Medici contro la Tortura?”

Perché non parla mai quando i Diritti Umani vengono infranti, ovunque ciò avvenga indipendentemente dal colore della pelle, l’ etnia, la religione? Ma lascia il compito ad Amnesty International?  O a Human Rights Watch?

Perché, almeno secondo me, la Psicoanalisi come istituzione è il Terzo che non c’è?

Le nostre biblioteche sono piene di scritti sullo psicoanalista che si sente genitore riparatore con il paziente sul lettino, ma poi nel contesto dei rapporti umani trans-personali  la Psicoanalisi, come corpo di conoscenze e come esperto di salute mentale, è presente in modo frammentario, ciascuno nel proprio ambito di lavoro o in qualche convegno ma non vuole o non riesce a rappresentare a livello sociale quella funzione -protettiva -dell’ umanità- dell’ essere umano.

Un’ assenza-carenza di presenza psicologica, culturale e simbolica che vorrei capire sia nelle sue radici che nelle sue conseguenze in un momento storico di grandi angosce catastrofiche legate a rischi reali ( arsenali atomici,  ambiente, popolamento pianeta, modelli di sviluppo economico e loro crisi)  e gravemente usate a fini politici.

Il mio lavoro, in parte legato ad un ruolo di supporto ai progetti delle Nazioni Unite, mi ha portato ad focalizzare la mia attenzione sui contributi teorici disponibili e da sviluppare  che possono essere utili non solo nell’ ambito intra-personale ma anche trans-personale. Ed è anche per questo che ho partecipato ad un gruppo di studio  a base nazionale interno alla SPI ma con partecipazione di colleghi esterni e che forse solo in parte per questo si riunisce nella casa di una collega di Bologna.

Nello studio delle  macro-dinamiche conflittuali ( guerre, violenza inter-etnica, apartheid, colonialismo e post-colonialismo) mi sono avvicinata nel corso degli anni al problema medio-orientale e ho scoperto quanto sia difficile discutere all’ interno della SPI delle tematiche legate al trauma, le sue cause e le sue conseguenze, agli ostacoli alla pace in quella area del mondo così importante sia per le persone che ci vivono sia per il funzionamento degli Organismi Internazionali come l’ ONU sia per le possibili conseguenze catastrofiche per la pace nel mondo.

Nel corso del seminario riporterò anche la mia lettura psicoanalitica del lavoro dello  storico israeliano Ilan Pappe che ho trovato feconda lettura e che vorrei usare con altri spunti per una discussione con i colleghi interessati.

 

Alcune letture utili

F. Fornari “ La Psicoanalisi della Guerra” Riv di Psicoanalisi 1964, 208

M.Risoldi e coll “ Traumi di Guerra”  Ed Manni

Atti del Convegno “ Alle Radici dell ‘Odio”   SPI Milano 13 maggio 2006

Ilan Pappe” La Pulizia Etnica della Palestina” Ed Fazi

L. Grinberg “ Colpa e Depressione”

Hillman” 100 anni di Psicoterapia ed il Mondo va sempre peggio” Ed Garzanti

 

 

 

5

Sicurezza e terrore: stati primitivi della mente nel paziente e nell’analista

Simonetta Diena

 

Angoscia e terrore sono emozioni appartenenti da sempre agli esseri umani, come i loro opposti: sicurezza, fiducia, tranquillità.

Questi fondamentali stati della mente sono una eredità arcaica collettiva, emozioni primitive che ritroviamo in noi stessi, nei nostri pazienti e che artisti e poeti hanno rappresentato nei romanzi, nelle poesie e nelle opere d’arte che amiamo.

Scopo di questo lavoro è di riconoscere, individuare e caratterizzare nella mente nel paziente e nell’analista queste esperienze emozionali primitive, queste protoemozioni  (esperienze non digerite, elementi β secondo Bion) che un tempo non erano incluse nella terapia analitica e che adesso invece sono sempre più al centro delle ricerche psicoanalitiche contemporanee.

Il lavoro è diviso in due parti.

La prima cerca di riassumere alcuni modelli del pensiero e del funzionamento psichico, quelli che mi sembrano più utili a capire gli stati primitivi della mente. Farò riferimento soprattutto a Winnicott e a Bion, ma anche a Frances Tustin, Didier Anzieu , Eugenio Gaddini , Thomas Ogden e molti altri.

Nella seconda parte di questo lavoro cercherò attraverso delle vignette cliniche, di valutare insieme ai colleghi come durante un’analisi si possano raggiungere questi stati primitivi della mente e come queste esperienze si possano trasformare nella realtà psichica sviluppando delle rappresentazioni che collegano le esperienze primitive con delle immagini.

La realtà psichica è il regno dove noi riflettiamo su ciò che accade nella nostra realtà interna, sulle sensazioni che percepiamo, sui sentimenti che proviamo. In altre parole, e secondo altri vertici teorici, nella realtà psichica si trova la nostra capacità di mentalizzazione delle nostre esperienze sensoriali ed emozionali più primitive. Una buona parte del lavoro di un analista consiste infatti nell’aiutare il paziente a creare ed ampliare la sua realtà psichica, cioè lo spazio dove potere rappresentare le esperienze interne più primitive, attraverso la capacità di simbolizzazione.

Si invitano i partecipanti a presentare materiale clinico come contributo alla discussione del seminario.

 

 

6

L’uso del corpo nel lutto patologico: riflessioni su corpo, psiche e mente

Gabriella Giustino

 

In questo seminario vorrei riflettere sull’intricato rapporto che si stabilisce in alcuni casi clinici tra la psiche e il corpo determinando gravi manifestazioni patologiche che chiedono di essere comprese e trasformate. Il pensiero psicoanalitico sull’argomento è molto vasto, ma mi soffermerò in modo particolare sulle riflessioni di Winnicott e Gaddini.

Cercherò inoltre di integrare il mio quadro di riferimento con le recenti ricerche delle neuro-

scienze che indagano i processi imitativi e di rispecchiamento intersoggettivo che possono

essere alla base dello sviluppo dell’identità normale e patologica. L’ipotesi che intendo discutere è, infatti, che la dissociazione mente-corpo è preceduta e si accompagna all’assenza di sviluppo del senso d’identità personale. Ad esemplificazione di tale punto di vista illustrerò un frammento d’analisi di una donna che aveva manifestato una grave paraparesi da conversione dopo la morte del padre ed era immobilizzata in sedia a rotelle.

La paziente aveva assistito il padre affetto da carcinoma osseo e paralizzato.

 

 

7

La difficoltà di rispondere alle richieste dei pazienti, oggi.

Sono possibili psicoanalisi a due sedute alla settimana?

Arrigo Bigi – Carlo Brosio – Ambra Cusin – Marino Galzenati – Francesco Gucci – Marco Monari – Romolo Petrini – Leonardo Resele -  Giuseppe Sabucco - Antonella Sessarego – Rossella Valdrè – Massimo Vigna-Taglianti

 

           Il seminario affronta una situazione, oggi diffusa, che rende difficoltoso praticare la psicoanalisi nei nostri studi.

Capita di vedere persone per le quali troviamo l’indicazione  e la motivazione di fare una psicoanalisi; queste persone, quando si sentono proporre una psicoanalisi secondo gli usuali standard, dunque anche con la frequenza settimanale di 4  oppure 3 sedute, non accettano la proposta , ma si dichiarano disponibili di fare un lavoro solo a ritmi meno sostenuti.

La controproposta  è una volta alla settimana, massimo due.   E diverse possono essere le ragioni che vengono addotte.

           Desideriamo discutere i modi in cui possiamo rispondere a queste richieste:

1)    Far prevalere la difesa di una rigida ortodossia del setting e mandare la persona altrove.

2)    Accogliere la richiesta di lavorare a ritmi ridotti e fare altre “cose” (bisogna pur vivere!), ma non una psicoanalisi (è il campo delle psicoterapie).

3)    Da ultimo, accettare la sfida che in un certo senso la persona ci propone; indagare , all’interno delle nostre esperienze se, mutate condizioni socio-culturali, ci possono spingere a rivisitare tutto l’impianto del nostro modello operativo, per capire quali parti sono fondamentalmente costitutive e quindi intangibili, e quali possono avere una flessibilità, da sopportare cambiamenti, senza per questo vanificare il fine che ogni psicoanalisi clinica si propone.

Nel caso di questa terza opzione, la riflessione riguarda innanzitutto un richiamo a quelli che sono i criteri che istituiscono una psicoanalisi.   All’interno di questi, come considerare l’aspetto tecnico della frequenza delle sedute: se esso costituisce un  parametro essenziale per istituire un’analisi, oppure no, con la consapevolezza che ogni variazione della frequenza influenza tutto il dispositivo analitico.

L’onere maggiore di questa “sfida” spetta all’analista, che si trova impegnato a mantenere efficienti i “criteri intrinseci” (Gill) se si vuol parlare di una psicoanalisi in corso, pur nella limitatezza del ritmo di sedute ridotto.

Oggi i modelli più in uso nella psicoanalisi clinica, imperniati sul momento relazionale della coppia, insistono sull’importanza dell’aspetto soggettivo dell’analista, essenziale non solo nello scambio transfert-controtransfert, ma non meno nel costruire il setting di lavoro, il contenitore che rende possibile il lavoro analitico.

Se indichiamo lo specifico della psicoanalisi clinica nella “mente dell’analista al lavoro”, si può tentare di cercare una risposta all’interrogativo del titolo del seminario: la “mente dell’analista al lavoro” funziona anche in una “cosa” a due sedute per settimana?

I proponenti il seminario hanno costituito due anni fa, un gruppo di studio on-line su queste tematiche.

Al mattino verranno proposte alcune riflessioni, frutto di questo lavoro; al pomeriggio verranno presentate alcune situazioni cliniche secondo l’ottica della “sfida”

 

 

8

Sull’analisi di un caso con sindrome di Asperger

(in margine al dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze)

Marina Montagnini

 

Presenterò un caso clinico con sindrome di Asperger: un giovane  di 26 anni in trattamento psicoanalitico da 5 anni. Tra i miei riferimenti teorici sono presenti, tra gli psicoanalisti, gli studi di Tustin, Gaddini, Barale; tra gli studiosi di discipline affini Lelord,  Scifo (neuroscienze); Hobson (teoria della mente).

Il caso clinico presenta ipersensibilità agli stimoli, investimento autoerotico di tutti i fluidi corporei, fissazioni tenaci ad ogni stadio dello sviluppo pulsionale. I meccansimi difensivi utilizzati prevalentemente riguardano l’evitamento degli stimoli, la dissociazione corpo/psiche, l’autoinduzione di stati di trance.

L’analisi si svolge nel setting analitico classico; l’interpretazione include anche risposte alle domande del paziente, e ciò gli consente di superare gli stati di rabbia e panico. Un fattore terapeutico è stata la consapevolezza che ogni produzione verbale e non verbale di X doveva essere compresa sia sul versante autistico sia su quello conflittuale, come un progressivo allenamento ad affrontare l'angoscia. L’interpretazione di transfert basata sui derivati edipici è presente ma è molto ansiogena. Per semplificare la tecnica dell'interpretazione è presentato in dettaglio un sogno.

Viene infine avanzata l’ipotesi in un modello integrato, che fa riferimento a esperienze traumatiche con conseguente innalzamento delle endorfine, e all’utilizzo dell’empatia, anche nell’ambito della teoria dei neuroni specchio.

 

(P.S. X mi dà il consenso di presentare alcune immagini da lui elaborate al computer che saranno proiettate per meglio descrivere cosa significa pensare con le immagini)

 

 

9

Bordertown: attacco al sé

Psicopatologia e psicodinamica dell’autolesionismo

Benedetta Guerrini Degl’Innocenti, Maria Ponsi, Mario Rossi Monti

 

La drammatica diffusione delle condotte autolesionistiche nella popolazione giovanile e nei pazienti con Organizzazione Borderline di Personalità costringe ad un ripensamento della psicopatologia e della psicodinamica dell’autolesionismo.

Su questo sfondo intendiamo individuare una serie di organizzatori psicopatologici ricavati dalle parole dei pazienti, mostrando come queste condotte costituiscano la via finale comune di percorsi diversi.

Per comprendere il ruolo assegnato al corpo nelle condotte autolesionistiche faremo riferimento al concetto, teoricamente convincente e clinicamente prezioso, di funzione riflessiva della mente (o mentalizzazione). Quando l’autoriflessività fallisce il corpo può diventare il contenitore di esperienze non mentalizzate o dissociate perdendo il suo valore simbolico e la sua dimensione  strutturante.

Il corpo può in altre parole diventare il teatro in cui agiscono rappresentazioni del sé non integrate; o aliene, in quanto portano l’impronta di un caregiver non sintonizzato con il soggetto, incapace di riconoscere e rispecchiare le sue esperienze emotive.

La necessità di ferire e danneggiare il sé, in particolare il sé corporeo, per liberarsi di aspetti alieni del sé e recuperare coesione interna viene illustrata da materiale clinico.

 

 

10

Riflessioni attuali su temi antichi:

l’indagine psicoanalitica della schizofrenia, la psicoanalisi infantile ed il suo intreccio con la pedagogia nell’opera di Sabina Spielrein e di Vera Schmidt.

Rita Corsa – Irenea Olivotto – Vasta Polojaz

 

In questo seminario intendiamo confrontarci con una pagina antica della nostra disciplina ma, nel contempo, di assoluta modernità. Ci occuperemo di due psicoanaliste russe dell’inizio del secolo scorso, Sabina Spielrein e Vera Schmidt, coraggiose e singolari pioniere, che hanno contribuito allo sviluppo del pensiero psicoanalitico più di quanto finora riconosciuto.

Sabina Spielrein, nota soprattutto per l’affaire con Jung, si è invero avventurata in una delle antesignane esplorazioni del dolore psicotico mediante lo strumento psicoanalitico. Nell’analisi del “caso di Martha N.” (1910-1912) ella ha  colto concetti originali, che troveranno una collocazione teorica compiuta solo molto più tardi, quali la psicosi di transfert e la doppia pulsione. Sabina Spielrein ha pure rivolto il suo interesse al mondo infantile mediante l’osservazione del comportamento, dello sviluppo del  linguaggio e dei disegni, considerati quest’ultimi strumenti fondamentali nello studio della personalità. A Rostov, città natale dove visse l’ultima parte della sua vita, si occupò di criminalità infantile e di adolescenti difficili, che curava con la psicoanalisi. Nei suoi scritti scientifici ha testimoniato il lavoro clinico condotto con i bambini,  prevalentemente attraverso l’analisi  delle fantasie e dei sogni.

Di Vera Schmidt considereremo il suo interesse nei confronti dell’apporto che la psicoanalisi, usata come strumento privilegiato per l’osservazione dello sviluppo infantile, può dare all’educazione e, più specificamente, quanto ella sperimentò nell’asilo residenziale statale, che operò a Mosca dal 1921 al 1924, seguendo i principi psicoanalitici. Tale esperienza verrà confrontata con quella viennese, nata nel 1927, e con quella londinese dello stesso periodo.

La discussione all’interno del gruppo dei partecipanti  permetterà di rendere vivo il confronto tra l’esperienza passata e quella attuale, evidenziando gli aspetti che possono essere tuttora fruibili e fecondi.

 

 

11

Il teatro – troppo privato - della mente. Il ritiro infantile nella fantasia, suoi esiti ed espressioni nella patologia adulta

Laura Colombi

 

Bion (1967) osserva che il trauma che avviene nella comunicazione madre-bambino, distruggendo il legame madre-seno, diviene  causa di una “grave compromissione della curiosità []  Si preparano così le basi di un marcato arresto dello sviluppo.”

La clinica analitica dei disturbi gravi evidenzia  come traumi precoci alla fisiologica dimensione relazionale del bambino, interferendo con la funzione di “filtro” protettivo che la mente necessita, inneschino  processi   successivi che vanno  ad alterare progressivamente la percezione e la consapevolezza della realtà esterna ed interna.

Si attiva così il terreno per il costituirsi di deficit, ma anche  di difese psicopatologiche che, interferendo profondamente con il funzionamento mentale dell’individuo, ne intaccano marcatamente il senso di identità. Una di queste è il ritiro infantile nella fantasia.

Come è noto esistono diverse concettualizzazioni dell’attività fantastica del bambino.

A partire da quadri clinici differenti, autori di varie impostazioni teoriche – fra cui: Rosenferld, Meltzer, Winnicott, Kohut -  hanno  permesso di approfondire la comprensione di come  fallimenti ‘catastrofici’  nell’area primaria delle relazioni d’oggetto  possano intaccare in senso patogeno l’uso dell’immaginazione, attivando funzionamenti dissociati di fuga-ritiro nella fantasia che, autoalimentandosi del piacere dell’onnipotenza, vanno a compromettere via via  le operazioni mentali che sottostanno allo sviluppo del Sé.

Il seminario si propone di offrire una possibile base da cui partire per inquadrare i termini del problema che si intende  approfondire.

Poiché riteniamo che l’individuazione di questo funzionamento mentale  sia molto importante nella clinica di differenti quadri diagnostici,  illustreremo, con  esemplificazioni tratte da analisi di pazienti  borderline e psicotici, come il primitivo ritiro nella fantasia  possa aver interferito (e interferire) con la  normale  capacità di rappresentazione e comprensione  della propria e altrui realtà emotiva. Con  il materiale proposto  ci si  propone  anche di evidenziare come questo funzionamento dissociato  entri nella scena dell’analisi,  i problemi  con cui l’analista si scontra e i fattori terapeutici che riteniamo prioritari per aiutare il paziente  a riconoscere e trasformare  lentamente questo modo di funzionare idiosincratico, tanto pervicace, quanto ingannevole e patogeno.

 

 

12

Tempo, Spazio e Temporalità

Esplorazioni teorico-cliniche

M.A. Lupinacci, P. Marion, P.L. Rossi

 

Tre anni fa circa due colleghi, amici di vecchia data, cominciarono a punzecchiarsi a vicenda sull’essere una notoriamente kleiniana (con propensioni bioniane), l’altro sempre più convintamente freudiano. L’occasione del contendere era il tema del tempo in Freud come contrapposto a quello dello spazio in Melanie Klein. Una terza collega di inclinazioni winnicottiane partecipa al dialogo e dalla sfida intellettuale, nata come gioco, viene/si fa strada l’idea di studiare e confrontare letture, idee, esperienze cliniche in questo ambito.

Questa abitudine, perseguita con tenacia, ha portato nel tempo ciascuno non  a cambiare, ma a chiarire le proprie idee, a comprendere meglio quelle degli altri, uscendo contemporaneamente arricchito dal confronto e dal pensare insieme.

Nel Seminario cercheremo di dare una idea dei punti di vista e delle esperienze cliniche in dialogo, attraverso i lavori dei tre proponenti.

Sarà considerata la dialettica spazio-temporale come dimensione della psiche silenziosamente sottesa alla esperienza clinica ed alla sua elaborazione. Seguendo la traccia fornita dal materiale clinico e dai sogni si cercherà di vedere come all’interno del contenimento e dello spazio mentale creato dalla situazione analitica con la sua funzione legante, la dimensione temporale acquista evidenza in molteplici forme, diventano possibili macro e micro movimenti psichici, la storia può riaffiorare, le oscillazioni PS ß à D riprendere il loro corso, riprendere il corso della vita.

Il seminario toccherà anche il tema della temporalità come qualcosa di intrinseco al metodo freudiano.

Il concetto di Nachtraeglichkeit si riferisce ad una temporalità non lineare, anch’esso come una doppia freccia che va dal presente verso il passato e dal passato verso il presente (Laplanche). Nel qui ed ora della situazione analitica il presente che noi incontriamo non è solo determinato dai fatti del passato né è del tutto libero di cambiarli; esso ha piuttosto il compito di rendere loro giustizia e di placarli. Fuori da questa dimensione, e da questa possibilità, situazioni traumatiche particolarmente gravi continuano ad esistere in un tempo bloccato e costituiscono ogni volta undifficile problema per l’analista.

In fine il concetto di nachtraeglichkeit verrà ripreso “a posteriori”, attualizzato a distanza rispetto alla sua comparsa in Freud e mostrato in azione nel lavoro clinico nella sua forza euristica ed esplicativa. Freud attraverso la teoria del trauma e della sessualità in due tempi ha inaugurato quella particolare forma di temporalità non lineare che caratterizza il suo metodo e la sua concezione del tempo e della causalità. A partire da un rapido excursus di questa forma di temporalità nell’opera freudiana, la presentazione si propone di seguire i più recenti sviluppi di questo concetto sia nella sua accezione “descrittiva” che “dinamica” (Perelberg, 2007), e come questi due usi si articolino nel materiale clinico.

 

Ci auguriamo di riuscire a restituire il clima nel quale abbiamo lavorato, nella speranza  di riproporlo e riprodurlo nel gruppo più allargato dei colleghi.

 

 

 

 

 

 

 

13

Patologie psicosomatiche e ruolo fondamentale della Nachtraglichkeit in corso di psicoterapia per la loro comprensione

Tebaldo Galli

 

Le patologie  psicosomatiche, specie se insorte in età precocissima, offrono un ampio campo di discussione e si sono prestate alla costruzione di numerose teorie. Il più delle volte trattasi di episodi morbosi a carico del corpo che non hanno potuto avere una soddisfacente spiegazione e che sono stati annoverati tra le forme “funzionali” o “immunitarie”, ma senza che si raggiungesse una comprensione dei meccanismi di funzionamento in gioco.

L’investigazione psicoanalitica, che deve partire dal materiale raccolto in seduta, in un tempo scalato rispetto agli eventi somatici sopraddetti, conduce a conclusioni sovente inferite ed a costruzioni che hanno dovuto cedere il passo di fronte ad una più precisa e profonda indagine.

Il traumatismo sembra essere in causa, ma non è facile distinguere il modo del suo organizzarsi ed il suo ruolo nel favorire determinati effetti.

La Nachtraglichkeit è il processo che permette di dare senso ad eventi che vengono in tal modo a costituirsi come trauma e possono essere rivelati in corso di terapia, assumendo una differente rilevanza psichica.

In linea di principio ciò suppone la presenza di tracce mnestiche che conducano alla ricostruzione.

Quando, come nel caso di patologie psicosomatiche, si ipotizza l’assenza di un’iscrizione rappresentazionale, è la comparsa nachtraglich, in corso di psicoterapia, di un’evenienza che riproponga la stessa  esperienza traumatica, che ci permette di disvelare il funzionamento antico del paziente, apportandoci preziosi ragguagli su quanto sia stato presente al momento della prima esplosione patologica. Non solo, ma riconducendo tali elementi ad una possibilità di messa in parole e quindi ad una rappresentabilità, può favorire l’interruzione di una coazione a ripetere mortifera e assolutamente obbligata, permettendo la nascita di una soggettività e l’accesso ad una potenziale nevrotizzazione

Attraverso l’esposizione di un caso clinico che ha presentato una grave malattia con pericolo di vita all’età di sei mesi, ripetutasi anni dopo senza che il paziente potesse raggiungere un migliore insight, mentre la psicoterapia ne ha permesso la comprensione, si potranno valutare le varie implicazioni tra perdita della dotazione pulsionale, costituzione di un fondo traumatico, scissione somato-psichica, e mancata costituzione del fantasma originario di scena primaria, tutti elementi che hanno potuto essere ricostruiti (validando determinate ipotesi teoriche) nachtraglich,solo in psicoterapia; quest’ultima ha evitato al paziente altre pesanti ricadute.

 

 

14

Sfondo, schermo, scena psichica

Anna Oliva De Cesarei

 

E’ una sfida per la psicoanalisi e per i criteri di analizzabilità trovarci di fronte a pazienti con danni gravi alla possibilità di rappresentazione, verso i quali si rileva inefficace la nostra attrezzatura di registi di un mondo interno con personaggi e ruoli certamente conflittuali, ma delineati. Fedida (1992) ritiene che la sfida più radicale sia nel ricostruire lì dove si è distrutto.

In questo lavoro mi soffermo su un’area emozionale non rappresentabile, considerata da molti Autori come il pavimento su cui si struttura la vita psichica. Ne considero alcuni elementi essenziali, nutritivi per la vitalità, quali ‘investimento affettivo, luce, corrente, respiro’…alla base del carattere fascinatorio dell’unisono. Il punto focale del lavoro tratta di osmosi e di una inconscia assimilazione della psicopatologia della madre, nella relazione fra il bambino e una madre che non può svolgere una adeguata funzione di scudo protettivo.

Quando questa area è compromessa, il contagio psichico può provocare un collasso della  reverie dell’analista; il corpo e le sue funzioni, come il sonno nel caso clinico presentato, diventano un mezzo per presentare un nucleo arcaico tra vita e morte, luce e buio.

 

 

15

Idee transitive

Francesco Agosta

 

Osserviamo comunemente nel lavoro clinico alternanze di uno stesso contenuto psichico in forme diverse, ora più vicine ad un insight del paziente o nostro, a volte espresso in forma di metafora, ora imprigionato nelle forme del transfert e del controtransfert. In una struttura complessa, come è la mente nella sua manifestazione nella seduta, diverse emergenze possono coesistere: quali transiti sono possibili e in quali condizioni tra le diverse emergenze emozionali ed ideative?

La difficoltà dell'osservazione di sé e del paziente sembra quella del potersi muovere attraverso pensieri che coesistono in collocazioni diverse, contigue, ma divise da barriere o

cesure. In che modo l'attività psicoanalitica, intesa come un apparato trasformativo, può creare un ponte tra aspetti più evoluti ed altri più primitivi? Si propone una riflessione sull’elaborazione, sia per quanto attiene alla modulazione emozionale depressiva, che può permettere il transito, in quanto diminuisce l'intolleranza al dolore, sia per quanto pertiene all'elaborazione della posizione schizoparanoide, che rende possibile il passaggio da uno stato persecutorio alla consapevolezza della paura. Verrà presentato un elaborato e materiale clinico, per avviare una discussione e uno scambio di esperienze relative allo studio di questo ambito teorico-clinico.

 

 

16

Progetto per una psicologia scientifica: la fisica della mente

quale trait d'union fra neuroscienze e psicoanalisi

Mario Pigazzini

 in collaborazione con il prof. Marcello Costa, Direttore del South Australia Institute of Neurosciences ed il prof. Giorgio Mantica, docente di fisica presso l’Università dell’Insubria e membro del Center for  Non-linear & Complex Systems.

 

Freud scrisse il suo Progetto per una Psicologia Scientifica partendo dalla fisica e dalla fisiologia del sistema nervoso proprie del suo tempo e della sua formazione. Nel 1914 distrugge parte dei suoi scritti di meta-psicologia, ma nel 1937 ripropone la ricerca della costruzione della psicoanalisi come una scienza della natura e Bion ci dice che questa è l’eredità che Freud ci ha lasciato. Fisica e neuroscienze sono ora nuovamente presenti, anche se in  modo totalmente diverso, per aiutare la psicoanalisi ad affrontare il difficile compito di diventare una scienza senza rinunciare o tradire la sua specifica modalità di interazione col paziente. Partendo dalla riaffermazione che la psicoanalisi è scienza ed arte e che il disvelamento dei significati inconsci appartiene all’arte, si propone una riflessione su quale parte del nostro lavoro può cominciare ad essere identificato come possibile scienza. Fino ad ora abbiamo seguito la statistica classica che lavora sugli esiti, ora dobbiamo pensare a guardare al processo terapeutico come fonte di scientificità e le nuove teorie della non-lineraità e della complessità ci danno gli strumenti necessari per questo lavoro.

La presentazione sarà in Power Point.

 

17

La clinica del Trauma

Antonietta Ficacci -  Francesca Piperno

 

Il seminario intende presentare storie cliniche nelle quali pazienti e analisti si trovano impegnati ad affrontare la dimensione traumatica. Non è facile dire in cosa consista il lavoro che avviene nella stanza di analisi, lavoro che si snoda tra lo sforzo di contattare il dolore mentale e il tentativo di integrare la ricca teorizzazione sul 'trauma'. Questo tema, anche recentemente, è stato al centro di convegni che hanno promosso riflessioni e scambi teorici a partire da prospettive diversificate.

Il gruppo di studio, attraverso gli elaborati presentati dai suoi componenti, intende approfondire alcuni temi da vertici clinici-teorici differenziati: il dilemma del rapporto tra 'verità storica' e 'verità materiale', la prospettiva che considera l' 'assenza'  come elemento traumatico, la questione della 'partecipazione' e della centralità del corpo nella vicenda traumatica.

 

 

18

Esiste qualcosa di veramente 'extra-analitico' in una analisi?

Marina Lia

 

Vorrei proporre alcune riflessioni su come può variare lo spazio e il peso che noi analisti possiamo attribuire alla realtà esterna, storica o attuale, nella comprensione analitica dei nostri pazienti, a seconda dei paradigmi teorici di riferimento (il mio è quello cosiddetto 'post-kleiniano'), e su come, di conseguenza, può variare il nostro approccio interpretativo. Intendo illustrare i miei argomenti con esempi clinici tratti dalle analisi di pazienti con diversi gradi di disturbo del pensiero.

Il mio obiettivo è di esplorare con i colleghi quando le divergenze su questi argomenti sono giustificate da delle effettive differenze nelle nostre convinzioni teoriche, e quindi utilii a portare chiarezza, e quando invece per ognuno di noi, qualunque sia il nostro orientamento, le variazioni nell'approccio alla realtà esterna del paziente dipendono da difficoltà controtransferali contingenti.

 

 

19

Suggestioni, contributi, approfondimenti dall’osservazione madre-bambino e dalla psicoanalisi infantile.

Tonia Cancrini, Carla Busato Barbaglio, Luisa Cerqua, Mirella Galeota, Elisabetta Greco, Francesco Burruni, Adelia Lucattini, Peppino Ruggeri, Caterina Scafariello

 

L’osservazione della relazione madre-bambino e la psicoanalisi infantile ci permettono di cogliere nel vivo e direttamente quei livelli primitivi che sono così importanti anche per i nostri pazienti adulti. Vengono così da queste esperienze suggestioni, immagini, spunti, sensazioni ed emozioni che arricchiscono la sensibilità dell’analista e  gli permettono di consolidare dentro di sé una fiducia piena e consapevole nello strumento psicoanalitico anche rispetto ai livelli più infantili e precoci.

E’ sempre più riconosciuta non solo dagli psicoanalisti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche  dagli studi più aggiornati che vanno dalle neuroscienze alle teorie cognitive, l’importanza della relazione madre-bambino-ambiente nei primi anni di vita.

L’osservazione ci getta nel cuore della relazione; permette all’analista di vedere le prime fasi di costituzione della mente all’interno di una matrice relazionale e di affinare una sensibilità verso la comunicazione corporea, non verbale, e di ampliare la sua capacità immaginativa. Il gruppo di riflessione, attraverso il lavoro di osservazione del farsi di una relazione reale, diventa cassa di risonanza e fucina di idee. Verranno presentate due osservazioni di relazione madre bambino con una proposta di lettura a cui ha partecipato tutto il gruppo. Presenteranno Mirella Galeota, Luisa Cerqua e Adelia Lucattini,

La psicoanalisi dei bambini ci offre l’opportunità di lavorare nella relazione e con il mondo interno del bambino e ci permette così di confrontarci in modo diretto e intenso con le vicende emotive  del transfert e del controtransfert in una dimensione del setting viva e immediata. Fondamentale con il bambino è la dimensione del rapporto con il corpo e il contatto con i livelli più arcaici della mente. La nuova esperienza che il bambino può vivere rende possibili profonde e significative trasformazioni che gli permettono anche di affrontare in modo nuovo le difficoltà che gli provengono dalla famiglia e dal mondo esterno. Nel seminario saranno presentati esempi clinici significativi di queste esperienze. Presenteranno Elisabetta Greco e Francesco Burruni.

Approfondimenti e dibattito saranno coordinati da Tonia Cancrini e Carla Busato Barbaglio

 

 

20

Genitori di sé stessi. Le diverse forme del lavoro psicoanalitico con gli adulti di fronte all’adolescenza dei propri figli.

Simonetta Bonfiglio Senise, Paola Carbone, Pietro Roberto Goisis, Giovanna Montinari, Francesco Mancuso, Elena Riva

 

Nel 1996, sulla Rivista Psicoterapia Psicoanalitica, Arnaldo Novelletto pubblicò un lavoro intitolato “L’adolescenza nella psicoanalisi dell’adulto”, nel quale prendeva in considerazione l’importanza della rielaborazione della fase adolescenziale nel corso del trattamento psicoanalitico di un adulto. Su questo tema egli tornò poi successivamente, da diverse angolature.

Raymond Cahn nel suo libro “L’adolescente nella psicoanalisi” (Borla, 2000) ha dedicato un capitolo a “L’adolescenza nell’adulto in analisi”, nel quale, tra le altre considerazioni, sostiene la specificità della psicoanalisi dell’adolescente rispetto a quella di bambini e adulti.

Prima e dopo altri autori come Tommaso Senise (1990) e Giovanna Giaconia (2007) hanno trattato il tema del lavoro con l’adolescente e dell’interfaccia con l’adulto di riferimento.

Tra gli altri, sempre in Italia, Giuseppe Pellizzari nel 2002 si è chiesto: “La psicoanalisi degli adolescenti ha cambiato la tecnica psicoanalitica?”.

Questi brevi riferimenti sono solo un esempio di quanto la problematica adolescenziale sia ormai diventata uno dei punti di forza della riflessione teorica psicoanalitica e di come si intersechi con le tematiche relative alla formazione di chi si trova ad occuparsene.

Un’altra dimensione del pensare psicoanalitico riguarda il lavoro con i genitori. La loro partecipazione al processo curativo può apparire ovvia per i bambini, mentre con gli adolescenti rimane ancora questione molto dibattuta. Diventa un segnale che integra e completa la psiche individuale, significa dare ascolto alle presenze interne dei nostri genitori e rappresenta un segnale importante anche per l’adolescente.

Il Seminario, a prevalente impronta clinica/esperienziale, propone la discussione intorno a situazioni cliniche (relative sia al lavoro con genitori in coppia, sia in analisi individuale) riguardanti l'adulto genitore alle prese con l’adolescenza dei propri figli. Abbiamo individuato diverse ottiche attraverso le quali considerare l’argomento. C’è chi parte dalla richiesta genitoriale, chi da quella della coppia conflittuale, chi dalle inquietudini dell’adulto in analisi in difficoltà nella relazione e gestione quotidiana di un figlio adolescente, chi segnala un tentativo di demarcazione tra ambito genitoriale e quello della coppia, chi altri punti ancora.

L’insieme delle nostre esperienze e delle nostre considerazioni ci ha posto numerosi interrogativi (teorici, tecnici, di formazione, ecc) che ci piacerebbe condividere e confrontare nel Seminario con colleghi che si trovano ad affrontare esperienze analoghe.

 

 

21

Sessualità al limite

Marta Capuano, Roberto Musella, Gemma Zontini

 

Il nostro intento è quello di indagare le forme che la sessualità assume in alcune patologie, soprattutto in quelle cosiddette gravi, quali le patologie di tipo borderline e le perversioni.

Utilizzeremo a questo scopo dei casi clinici in cui il disordine pulsionale e le sue manifestazioni sintomatiche, soprattutto quelle riguardanti il comportamento sessuale, ci è parso assumere caratteristiche “al limite”. Il carattere “al limite” di tali manifestazioni sintomatiche ci è sembrato risiedere non solo nelle forme regressive che questi tipi di sessualità assumono rispetto all’organizzazione genitale, ma anche nel carattere fortemente ostile nei confronti dell’oggetto, talvolta espresso in forme appena travestite, talaltra espresso nella concretezza della patologia somatica, come ci è sembrato accadere in un caso di impotenza maschile.Cercheremo, poi, di riflettere sulle sessualità perverse in cui l’aspetto erotico sembra essere in secondo piano, se non completamente assente, mentre è centrale l’elemento distruttivo e di controllo dell’oggetto, elementi che configurerebbero in queste patologie una sorta di “limite” della sessualità

 

Su un piano teorico la questione ci sembra riguardare il problema  dell’impasto/disimpasto pulsionale, nel senso che potrebbe essere utile riflettere sulla possibilità di un disimpasto pulsionale “massimo” prossimo ad un funzionamento, per così dire, assoluto della pulsione di morte. Inoltre, potrebbe essere interessante indagare il tipo di legame pulsione/rappresentazione che si evidenzia in questo tipo di patologie. Cioè, la distruttività perversa intrattiene ancora legami simbolici con la rappresentazione d’oggetto? E, nel caso di patologie psicosomatiche gravi in cui è centrale l’elemento aggressivo, quale intervento rende possibile il passaggio da una rappresentazione incarnata concretamente nel corpo ad una  rappresentazione più vicina all’ordine simbolico? Intenderemmo, pertanto, con l’aiuto della clinica discutere su queste questioni e sui problemi di tecnica che esse aprono all’interno di un trattamento analitico. 

 

 

22

Sognare, una esperienza comune a più sensi

Domenico Sartorelli

 

Presento un lavoro teorico-clinico e del materiale tratto da un caso clinico.

Nel trattamento psicoanalitico di pazienti borderline e psicotici la impossibilità di sognare emerge come sintomo comune a paziente e analista.  Il ricorso a rêverie, controtransfert, “raggio di oscurità”, modelli che rimandano a contatto diretto “tra inconsci”, esemplificano la necessità, comune all’analista e al paziente, di attingere ad associazioni tra somatosensorialità e contenuti psichici.  I contenuti verbali presentati dal paziente, derivati dell’inconscio che costituiscono la via maestra al suo accesso, come si integrano con il ricorso ai precedenti modelli?

Riflessioni sui nessi tra teoria della rimozione e i diversi modelli ad essa associati.

 

Bibliografia

Bion W.R.   (1961)  Esperienze nei gruppi, Armando 1971

(1962) Apprendere dall'esperienza, Armando 1972

(1962) Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico,

Armando 1970

(1965) Trasformazioni, Armando 1973

(1970)  Attenzione e Interpretazione, Armando 1973

 Freud S.        (1899) L’interpretazione dei sogni, OSF 3

(1911)Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico,

OSF 6

(1915) Metapsicologia, Inconscio e Supplemento…, OSF 8

(1916) Eros e Conoscenza Lettere 1912-36, Lettera a

 Lou Andreas-Salomé, Boringhieri 1983

(1932) Introduzione alla psicoanalisi, lezione 29, OSF 11

(1936) Un disturbo della memoria sull’Acropoli

 

 

 

23

Maternità difficili

Rossella Candela

Il gruppo di lavoro del servizio di consultazione CdPR coglie l'occasione dei seminari di Bologna per promuovere un momento di incontro e riflessione con gli altri servizi sull'attività svolta. In particolare, quest'anno, ci sembrerebbe utile porre un tema di rilievo come l'apertura all'esterno così come può essere veicolata da un servizio come il nostro.

Vorremmo partire da un convegno da noi promosso l'anno scorso sulle "Maternità difficili", proponendo un caso clinico che ha dato la possibilità di avviare un dialogo proficuo con altre professionalità come magistrati, ginecologi, operatori della salute mentale della città.

Molte le potenzialità che si aprono per lo psicoanalista, come per il servizio di consultazione.Quest'esperienza vorremmo condividere con i partecipanti, aperti naturalmente a contributi che possono venire da altri colleghi che potremmo concordare insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curricula

 

  Genova, 23.05.2009 "INTERPRETAZIONE E INTERAZIONE IN PSICOTERAPIA PSICOANALITICA: SAPERE RELAZIONALE E SIGNIFICAZIONE DEGLI AFFETTI"; Sede: CENTRO SIPRE, VIA FIUME 4/3 - GENOVA; Info: pbrizzol@tiscali.it ; Fees= n.d.

INTERPRETAZIONE E INTERAZIONE IN PSICOTERAPIA PSICOANALITICA:

SAPERE RELAZIONALE E SIGNIFICAZIONE DEGLI AFFETTI

 

23 maggio 2009

 

Sede:   Centro SIPRe Genova, via Fiume 4/3

 

Orario:   09.30 – 13.00  (sessione mattino)

             14.00 – 18.30   (sessione pomeridiana)

             18-30 -  18.45 (verifica)

 

L’evento si propone, attraverso la discussione di materiale clinico, di considerare come il fallimento sistematico del processo di riconoscimento e di sintonizzazione, lungo l’arco dello sviluppo della relazione dell’attaccamento, dia luogo ad un attaccamento traumatico.

“Il concetto di attaccamento traumatico ha un'estrazione clinica e si riferisce a quelle situazioni in cui una persona è cresciuta in un contesto relazionale in cui è negata l’esistenza di alcune dimensioni cruciali e fondamentali della propria personale soggettività: il bambino non può condividere la sua esperienza perché essa “non esiste” per le sue figure di attaccamento, che non riconoscono i suoi stati interni; questi contesti evolutivi possono generare i MOID, ossia modelli operativi interni dissociati” (Albasi,2006).

Con il concetto di  MOID si fa riferimento a nuclei relazionali di “Sé con gli altri” dissociati che custodiscono la memoria, a livello procedurale, di una configurazione interattiva che fallisce nel regolare gli stati affettivi. Si tratta di memorie procedurali di interazione che si attivano solo nell’esperienza di relazione, non possono essere “ricordate” in senso simbolico, e mancano della percezione soggettiva della propria affettività come indicatore motivazionale per le interazioni, dunque non c’è senso di agency ovvero c’è perdita del senso interno di essere protagonisti attivi della costruzione del significato della propria esperienza.

Attraverso la discussione dei casi clinici i partecipanti avranno modo di cogliere il senso e gli effetti dell’intervento di psicoterapia psicoanalitica che tenga conto delle dimensioni affettive dissociate e della qualità dell’intervento del terapeuta nella regolazione della relazione a livello implicito-procedurale.

 

 

 

CURRICULUM  DOCENTE:  Cesare Albasi

 

Cesare Albasi è: Psicologo, Specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale, Psicoanalista IFPS;

Dottore di Ricerca in Psicologia Clinica e delle Relazioni Interpersonali, Ricercatore in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia;

docente, presso la Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Torino, di: Psicologia Clinica, Aspetti normali e patologici dell’attaccamento, Problematiche affettivo sociali in ambito evolutivo, Psicopatologia, Psicoterapia; docente della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, e della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute (responsabile area adolescenza), entrambe della Facoltà di Psicologia di Torino.

Docente, formatore e supervisore in alcune scuole di specializzazione in psicoterapia (riconosciute MIUR).

 

  Milano, 26-27.05.2009 "CORPO,SCENE E MASCHERE NELLA CONDUZIONE DI GRUPPO"; Sede: METODI, VIA GUERZONI 15, MILANO; Info: d.luzzati@provincia.milano.it ; Fees= n.d.

Corpo, scene e maschere

nella conduzione di gruppo

 

Milano, 26 – 27 Maggio 2009

 

Conduttori

Mario J. Buchbinder

Mario Valzania

 

“Quando tu puoi trovare un’altra storia, diversa da quella in cui sei immerso e rinchiuso, lì stai dando vita ad un fatto poetico e ad effetti di cura. Mi riferisco al fatto di affrontare il proprio destino, di poter prenderlo in mano e inventare un’altra causalità e casualità. Si verificano effetti di cura quando sono in grado di dire a partire da un “non sapere”, non quando dico a partire da un dogma o dalla parola appresa da qualunque maestro, che ripeto meccanicamente……sembra proprio che sia lì, in questo non sapere, in questo spazio vuoto, che sorge ciò che è creativo, proprio, nuovo”

(dialogo di Mario Buchbinder con Norma Osnajaski,1993)

 

 

Condurre un gruppo richiede di scegliere le varie possibilità in base alle quali può organizzarsi l’azione. Il conduttore sceglie e scarta, in un processo che lo porta ad addentrarsi nei molteplici accessi a percorsi di cui solo alcuni prenderanno forma e intenzione, condensandosi. Apprendere la conduzione di un gruppo è un insieme di simultaneità in cui troviamo rilevante il labirintico, il multiplo, l’addentrarsi in un territorio sconosciuto, scoprire l’intimità del non sapere e del sapere; non equivale ad un addestramento, all’uso di una o più tecniche collegate tra loro, non è un procedimento lineare.

 

La conduzione di gruppo si pone in un territorio di interscambio che comprende il dare un luogo alla corporeità delle persone, respirare i loro tempi, creare le condizioni per una drammatizzazione che si apra alla creazione di nuovi luoghi, nuove storie, nuovi personaggi scaturiti dal mondo immaginario del soggetto ed emergenti dal gruppo.

 

Il laboratorio affronta la problematica del lavoro con persone “dipendenti”, nelle varie forme in cui la dipendenza si esprime, oltre che, ad essa intrinsecamente collegata, la continua riflessione intorno alla propria identità professionale.

 

 

Obiettivi

Il corso è una occasione di approfondimento per chi ha già seguito un percorso formativo nella conduzione di gruppo e conduce gruppi nell’ambio della propria attività professionale.

A partire dall'esperienza e dalla riflessione, i partecipanti potranno sperimentare le tecniche utilizzate e avvicinarsi alla tematica della conduzione di gruppi con soggetti dipendenti..

 

 

Metodologia

Nella metodologia di lavoro si includono: le maschere, lo psicodramma, il lavoro corporeo unito al gioco e alla espressività. A conclusione dell’esperienza sarà distribuito materiale didattico a cura del docente.

 

 

Docenti

Mario Buchbinder, medico, psicodrammatista e psicanalista argentino, dirige a Buenos Aires l’ ”Istituto de la mascara”, all’interno del quale viene svolta attività terapeutica e formativa con tecniche corporee ed espressive. Nel suo lavoro utilizza una modalità che lui stesso definisce “psicodrammatica, smascherante, corporea, psicoanalitica, espressiva” (Poética del Desenmascaramiento, Editorial Planeta, Buenos Aires, p.128). E’ membro fondatore della società argentina di Psicodramma. Come direttore dell’Istituto de la mascara dal 1975 sviluppa un lavoro di ricerca sull’uso delle maschere nelle aree della terapia, della espressione corporea, del gioco, della formazione e dell’arte. Ha pubblicato numerosi saggi sulla terapia gruppale, sullo Psicodramma, sul lavoro corporeo e sulle maschere. E’ autore, con Elina Matoso, del libro “La maschera della maschera. Esperienza di espressione corporea terapeutica”. Nel 1993 ha pubblicato “Poetica dello smascheramento. Cammino della cura.”, e, nel 2001, “Poetica della cura”. Svolge attività di terapia, di supervisione e di formazione. Nell’area artistica, come autore e regista, ha messo in scena opere teatrali con l’utilizzo delle maschere; ha pubblicato vari libri di poesie e partecipato a numerosi incontri e congressi nazionali e internazionali.

 

Sarà presente a entrambe le giornate, con funzione di co-docente, Mario Valzania, direttore di psicodramma.

 

 

Destinatari

Operatori dell’area sociale e sociale a rilevanza sanitaria che si siano formati e abbiano esperienza diretta nella conduzione di gruppo; verrà data la precedenza, nella iscrizione, agli operatori dei Servizi Territoriali dipendenze della provincia di Milano e del privato sociale che con essi collabora.

Numero massimo di partecipanti: 20.

 

 

Date e orario

26 e 27 maggio 2009, orario: 9.30 – 13 / 14.30 – 18

 

 

E.C.M.

Verrà presentata domanda di accreditamento E.C.M. per le professioni psicologo, infermiere, educatore professionale. Per ottenere i crediti E.C.M. è necessaria la presenza al 100% del corso e la compilazione del questionario finale. La presenza viene verificata attraverso foglio firma.

 

 

Attestato di frequenza

Agli operatori appartenenti a professioni per cui non è previsto l’accreditamento E.C.M., o a coloro che non avranno ottenuto i crediti E.C.M., verrà rilasciato un attestato di frequenza della Provincia di Milano, qualora abbiano frequentato almeno i ¾ del corso.

 

 

Sede

METODI Asscom&Aleph, Via Guerzoni 15, Milano; tel 02.6709556 (sito www.retemetodi.it); la partecipazione è gratuita.

 

 

Modalità e tempi di iscrizione

E’ possibile iscriversi online, dall’area Formazione del sito www.provincia.milano.it/sociale, entro il 30 aprile 2009.

Oppure, si può inviare, via e-mail (all'indirizzo: d.luzzati@provincia.milano.it), o via fax (02.77403293), la scheda, scaricabile allo stesso indirizzo, con la medesima scadenza.

Verrà data una conferma telefonica dell'avvenuta iscrizione, entro il 3 aprile 2008.

 

 

Per comunicazioni/informazioni

Donata Luzzati, d.luzzati@provincia.milano.it , tel. 02.7740.3205

Maria Donatelli, mc.donatelli@provincia.milano.it, tel 02.7740.3135

 

 

 

 

 

 

  Pescara, 16-30.05.2009 "L’ ESPERIENZA DEL DOLORE E DELLA PERDITA IN ETA' EVOLUTIVA(IL BAMBINO ADOTTATO, IL BAMBINO AUTISTICO)"; Sede: SALA “ TOSTI” COMPLESSO EX AURUM VIA D’AVALOS, (ANGOLO VIA LUISA D’ANNUNZIO) PESCARA; Info: aippi.roma@flashnet.it ; Fees= euro 40.

Prima giornata:

 

                                        16  MAGGIO  2009

          Un ponte tra il prima e il dopo la cesura:un intervento nel

                primissimo  periodo  di  una nuova  adozione

 

Sala “ Tosti” Complesso ex AURUM

Via D’AVALOS, (angolo Via Luisa D’Annunzio) PESCARA

 

 

                  

       

 

ore 9,30:

Introduzione e Intervento della Dott.ssa GIULIANA MILANA

Psicoterapeuta infantile. Membro Didatta AIPPI

 

 

ore 11,30:

“L’esperienza del bambino adottato tra scuola e famiglia:un possibile incontro”

Dott.ssa Margherita IEZZI, Psicoterapeuta Infantile, Membro Ordinario AIPPI

 

“ore 12.30 - 13,30:  

Discussione plenaria e conclusioni a cura della dott.ssa GIULIANA  MILANA

 

 

 

 

 

Seconda giornata:            30 MAGGIO 2009

 

          IL CORPO DISABITATO DEL BAMBINO  AUTISTICO

                        Sala “ Tosti” Complesso ex AURUM

           Via D’AVALOS, (angolo Via Luisa D’Annunzio) PESCARA

 

Ore 9,30:

Introduzione e Lezione Magistrale della dott.ssa Suzanne MAIELLO

Psicoterapeuta infantile, Membro Didatta AIPPI

Vincitrice Premio Frances Tustin

 

ore11.30:

 Presentazione di materiale clinico

dott.ssa Maria Grazia BERARDI, Psicoterapeuta Infantile , Membro Ordinario Aippi

 

ore 12.30 - 13,30:  

Discussione plenaria e conclusioni a cura della dott.ssa Suzanne Maiello

 

Ore 13,30 – 13,45

Verifica dell’apprendimento

 

 

 

 

 

 

Quote di partecipazione:

40 euro per l'evento (chiesta autorizzazione per crediti ecm)

Ingresso libero per: studenti e soci AIPPI, studenti universitari e specializzandi(richiesti CFU per gli studenti del Corso Di Laurea In Psicologia dell'Università G. D'Annunzio di Chieti)

 

Per informazioni ed iscrizioni:

margherita.iezzi@libero.it, mariagraziaberardi@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

Abstract

 

IL CORPO DISABITATO DEL BAMBINO AUTISTICO

 

Suzanne Maiello

 

Negli stati autistici è compromessa, se non assente, l’esperienza primaria della realtà nelle sue dimensioni spaziali e temporali. Il suo stesso corpo non viene vissuto dal bambino autistico come corpo-volume esistente nello spazio e nel tempo. E’ un corpo piatto, bidimensionale, oppure un corpo-ombra, un corpo liquido o congelato, senza limiti consolidati dall’esperienza. Il corpo non è vissuto né nella sua realtà materiale (peso, gravità, movimento), né abitato nella sua funzione di contenitore.

L’assenza di un senso di identità soggettiva è legata al fatto che sono state precluse al bambino autistico esperienze psicofisiche fondanti indispensabili per lo sviluppo psichico. Il bambino autistico non è il suo corpo, egli non ha un corpo vissuto come tale, e tanto meno è in grado di abitarvi.

Il materiale clinico descrive la scoperta, in due bambini autistici, della tridimensionalità, ossia della realtà del loro corpo-volume, e traccia delle connessioni tra la loro incipiente capacità di movimento orientato e significativo nello spazio e le prime esperienze di distinzione tra interno e esterno, senza le quali non è pensabile la differenziazione tra sé e non-sé.

 

  Perugia,  15.05-12.06.2009 "APPROFONDIMENTI DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA SECONDO LO SVILUPPO DI LUIS CHIOZZA"; Sede: ISTITUTO ABERASTURY; Info: info@istitutoaberastury.com  Fees= euro 600,00.

 

  Roma,  8-9.05.2009 "I BORDERLINE: MODELLI PSICOANALITICI E CONTESTI DI TRATTAMENTO"; Sede: CENTRO DI PSICOANALISI ROMANO VIA PANAMA 48 ROMA; Info:  BIBLIOTECA@CENTROPSICOANALISIROMANO.IT ; Fees= euro 120,00.

Corso di aggiornamento

 

I borderline: modelli psicoanalitici e contesti di trattamento

 

 

Venerdì 8 maggio - Sabato 9 maggio 2009

Via Panama 48 - 00198 - Roma

 

 

PROGRAMMA

 

 

 

VENERDI’ 8 MAGGIO

Ore 20,30 – 21,00

Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00-22,00

 

Chair: Antonio Di Benedetto

Relatore: Antonello Correale “Borderline: come differenziarsi dall’oggetto traumatico?”

Discussant: Ernesto Bollea

Ore 22,00-23,00

Discussione con la sala

SABATO 9 MAGGIO

Ore 9,00 – 11,00

Chair: Romolo Petrini

Relatore: Irene Ruggiero“L'oggetto irraggiungibile: difficoltà e paradossi nella relazione con i pazienti” borderline”

Discussant: Luigi Cappelli

Ore 11,00-11,30

Discussione con la sala

Ore 11,30-11,45

Break

Ore 11,45–12,45

Chair: Romolo Petrini

Relatori: Aldo Cono Barnà, Giuseppe Corlito “Borderline: un modello per i servizi”

Discussant: Giorgio Campoli

Ore 12,45-13,30

Discussione con la sala

Ore 13,30-14,30

Break

Ore 14,30-16,30

Tavola rotonda “Borderline:lo psicoanalista al lavoro”

Presentazione di materiale clinico: Gabriella De Intinis

Partecipanti: Basilio Bonfiglio, Giuseppe Moccia, Maria Adelaide Palmieri, Irene Ruggiero.

Ore 16,30 – 17,30

Discussione con la sala

Ore 17,30-18,00

Questionario di verifica dell'apprendimento

 


 

Abstract

 

Antonello Correale: “Borderline: come differenziarsi dall’oggetto traumatico?”

L’esposizione ad una atmosfera traumatica induce nel borderline la tendenza a identificarsi colla figura che infligge il trauma. Tale identificazione ha carattere coattivo e costruttivo e si attiva ogni volta col ripetersi di traumi successivi, in concomitanza dell’instaurazione di modalità dissociative più o meno intense.

Il borderline tende così a sentirsi “imprigionato” in presenza di esperienze traumatiche attuali, nella figura traumatica in cui si è identificato.

Il lavoro analitico deve quindi rivolgersi agli aspetti non identificati coll’oggetto traumatico, che spesso sono aspetti più indeterminati, informi e addirittura ignoti al paziente (tenerezza, dolcezza, percezioni sensoriali soffuse di apertura e “ambiguità buona”). Si indagano queste nuove modalità di rapporto rese possibili dal lavoro analitico.

 

Irene Ruggiero: “L'oggetto irraggiungibile: difficoltà e paradossi nella relazione con  i pazienti borderline”
Attraverso un dettagliato resoconto clinico, l'autore propone alcune riflessioni sulle specifiche difficoltà che l'analista incontra nell'analisi di pazienti borderline, rivolgendo particolare attenzione alla funzione del setting e dell'interpretazione. Particolare
attenzione è dedicata all'analisi dei fattori antiterapeutici che possono essere messi in atto dall'analista e sugli strumenti che ne consentono l'elaborazione e la trasformazione, in particolare autoanalisi e analisi del controtransfert.

 

Aldo Cono Barnà, Giuseppe Corlito: “Borderline: un modello per i servizi”

 L’emergenza del fenomeno “borderline” si è progressivamente imposta a molti vertici di osservazione: sociale, culturale e clinico.

In quest’ultimo ambito ha conquistato significativamente l’attenzione e il confronto tra ricercatori e operatori.

L’approfondimento diagnostico, fenomenologico, psicopatologico e psicodinamico ha problematizzato quindi la modellistica relativa al trattamento, mettendo alla prova sia la clinica psicoterapeutica che la presa in carico da parte dei servizi di salute mentale.

Vorremmo portare in discussione l’esperienza di un gruppo di lavoro costituitesi nel D.S.M. di Grosseto (diretto da G. Corlito) che si è avvalso sistematicamente della supervisione di uno psicoanalista (C.A. Barnà) e che si propone la formulazione di un modello d’intervento informato alle risultanze più attuali della ricerca.

Riteniamo prezioso il contributo critico che può venire alla nostra ricerca dall’esperienza e dalla riflessione dei partecipanti al convegno.

 

Gabriella De Intinis: Presentazione di materiale clinico

In questo lavoro vengono presentati alcuni tratti salienti di una psicoanalisi con un paziente con disturbo di personalità e una marcata tendenza all’agire. Il paziente manifestava un diniego dei bisogni e dei limiti e un ritorno a funzionamenti infantili in cui venivano utilizzati il proprio corpo e le sensazioni corporee come contenitori per avvenimenti che non erano stati ancora mentalizzati. Viene mostrato come l’analista possa venire a contatto e contenere le inondazioni torrenziali dell’emotività del paziente e aiutarlo, attraverso la sua capacità mentale ed emotiva, a divenire consapevole delle sue esperienze emozionali. Attraverso un contenimento efficace le esperienze emozionali primitive vengono trasformate in qualcosa di significante. Compito dell’analista è quello di aiutare il paziente a “far crescere” la sua mente.


 

 

 

  Roma, 9.05.2009 "PROCESSI SOGGETTIVI ED INTERSOGGETTIVI NELLA RELAZIONE DI COPPIA"; Sede: CENTRO SIPRE - VIA APPIA NUOVA 96 - ROMA; Info:  m.fontana.09@alice.it ; Fees= n.d.

PROCESSI SOGGETTIVI ED INTERSOGGETTIVI

NELLA RELAZIONE DI COPPIA

                                                                                                                     

Corso tenuto dal PROF. GIULIO CESARE ZAVATTINI

 

 

sabato 9 MAGGIO 2009

 

SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOANALISI DELLA RELAZIONE

Via Appia Nuova 96 - Roma

 

 

   Riflettere e approfondire i processi soggettivi ed intersoggettivi che si sviluppano all’interno del rapporto di coppia è l’obiettivo del seminario tenuto dal professore G. C. Zavattini, psicoanalista SPI, esperto nella terapia psicoanalitica di coppia. Docente di psicologia dinamica e clinica all’università La Sapienza di Roma, si dedica con passione da anni alle problematiche di coppia con studi e ricerche conosciute in Italia e all’estero. Uno dei suoi libri più conosciuti “Intimità e collusione”, scritto insieme alla dottoressa Diana Norsa, è un classico volume di cui studenti ed esperti del settore, hanno familiarità.

   All’interno della relazione di coppia verranno presi in considerazione i temi che riguardano l’intersoggettività e gli affetti: dalla one-body psychology all’interazione. Verranno approfonditi i temi inerenti l’intimità e l’alterità, così come il tema dello spazio soggettivo all’interno della relazione di coppia. Ci si domanderà come la realizzazione personale possa contribuire ad una buona realizzazione di coppia.

   Poiché il rapporto di coppia è uno dei potenti organizzatori degli affetti nella vita si svilupperà a fondo la grande lezione freudiana che le relazioni si possono curare con le relazioni, ponendo grande attenzione alle recenti teorie della relazione oggettuale, alla teoria degli affetti e all’infant research.

I temi, gli interrogativi e le stimolazioni sollecitate dal professore, anche attraverso la presentazione di casi clinici, verranno approfonditi con l’obiettivo di favorire  l’acquisizione di una maggiore competenza nell’ambito della relazione terapeutica di coppia.

 

 

 

Responsabile dell’evento (su delega del legale rappresentante della SIPRe):

Dott. Franco Mendini

-                     Psicologo psicoanalista, Membro, analista di training e supervisore della Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe).

-                     Membro dell'International Federation of Psychoanalytic Societies (I.F.P.S.).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA

 

                                                            

 

Mattina 8.45 – 13.00

 

 

08.45 – 10.45  I processi soggettivi ed intersoggettivi nella coppia

 

10.45 – 11.00  Coffee Break

 

11.00 – 13.00  La coppia e le teorie della relazione oggettuale 

 

  

 

Pomeriggio 14.30 – 19.30                

 

 

14,30 - 17,00  La teoria degli affetti illumina la coppia

 

17,00 - 17,15  Coffee Break

           

17,15 -  19,15 Presentazione di un caso clinico

 

 

19.20               Consegna questionario di verifica dell’apprendimento

19.30               Ritiro questionario di verifica dell’apprendimento

 

 

 

 

Comitato scientifico e organizzativo

Adriana Cornacchia, Franco Mendini, Simonetta Montanari, Salvatore Zito.


 

Responsabile dell’evento (su delega del legale rappresentante della SIPRe):

Dott. Franco Mendini

-          Psicologo psicoanalista, Membro, analista di training e supervisore della Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe).

-          Membro dell'International Federation of Psychoanalytic Societies (I.F.P.S.).

 

 

 

  Milano, 16.05.2009 INCONTRO/CONFRONTO CON ANTONINO FERRO. PENSIERO ONIRICO E TEORIA DEL CAMPO: IMPLICAZIONI PER IL TRATTAMENTO DI BAMBINI E ADULTI"; Sede:  MILAN MARRIOT HOTEL, VIA WASHINGTON 66, 20146 MILANO; Info: M.FONTANA.09@ALICE.IT giulia.cavalli@unicatt.it ; Fees= euro 120,00

16 maggio 2009

Incontro/confronto con Antonino Ferro.

Pensiero onirico e teoria del campo: implicazioni per il trattamento dei bambini e degli adulti

 

Responsabile dell’evento: Fabio Vanni

 

 

  Roma, 14-16.05.2009 "LE FORME DEL GRUPPO - PSICOTERAPIA E SOCIETA'"; Sede:  AULA MAGNA RETTORATO UNIVERSITA' LA SAPIENZA - P.LE ALDO MORO 5, ROMA; Info:  g.turchetti@fullday.com ; Fees= euro 200,00.

congresso internazionale

 

LE FORME DEL GRUPPO

psicoterapia e Società

 

Roma 14-15-16 maggio 2009

 

Aula Magna del Rettorato

dell’Università degli Studi “La Sapienza” Roma

 

A cura dell’ Università di Roma “La Sapienza” e InSesto

 

in collaborazione con Associazione di Psicologia Cognitiva

Scuola di Psicoterapia Cognitiva

Società italiana di Terapia cognitivo comportamentale regione Lazio

Istituto di Specializzazione in Psicologia del Sé e Psicoanalisi Relazionale

 

con il patrocinio di

Associazione per la Ricerca della Psicopatologia dell’Attaccamento e dello Sviluppo e Società italiana di Terapia cognitivo comportamentale

 

conference chair: Antonella ivaldi

 

Che l’uomo sia un essere sociale non è una novità.

Gli sviluppi più recenti degli studi evoluzionistici stanno dando prova che l’ultrasocialità del genere umano sia un risultato dell’evoluzione. Tomasello ha evidenziato quel singolare movimento relazionale tipico della specie umana di mettersi al fianco di un altro e da quella posizione osservare lo stesso fenomeno, cercando di comprenderlo insieme. Si riconosce l’altro “uguale a sé” come agente intenzionale. Questa dimensione di attenzione congiunta è stimolata e resa possibile più che nel contesto individuale, nel contesto di gruppo, per la presenza del Terzo. Si direbbe dunque che la pariteticità riguardi una condizione di fondo di uguaglianza su un piano umano: riconoscersi con-simili con lo stesso valore evolutivo e umano, con una mente intenzionale. Questa condizione così importante per lo sviluppo filogenetico e ontogenetico dell’uomo, costituisce una fondamentale risorsa adattiva; diventa la base per la costruzione della “cultura entro cui si sviluppa la cognizione umana.”

Parlare di cultura non può prescindere dal parlare di società di contesti e quindi di gruppo

Nella pratica clinica è sempre più diffusa la tendenza a collaborare con diverse figure professionali, per rispondere alle esigenze complesse e complicate di chi chiede aiuto. Uno dei principi fondanti di questa scelta è che sia essenziale, nell’avvicinarsi al disagio, considerare la complessità dell’esperienza umana e conseguentemente comprendere le molteplici variabili della sofferenza. Nell’ottica relazionale e intersoggettiva è indispensabile l’attenzione per il contesto in cui si manifesta la sofferenza. Ne consegue che la stessa, possa essere compresa partendo da diversi vertici osservativi e che necessiti per essere affrontata di interventi più evoluti e complessi.

 

 

Un approccio al disagio psicologico che sottolinei  l’inevitabile interrelazione tra i differenti contesti con i quali, sia il professionista che la persona bisognosa di aiuto e assistenza, sono portati a confrontarsi trasversalmente e longitudinalmente nel corso della vita e del loro rapporto professionale, porta ad individuare singole iniziative, progetti, eventi che si avvicinino il più possibile alla concretizzazione del principio fondante della complessità dell’esperienza umana.

 

L’elaborazione e l’organizzazione di progetti interdisciplinari di intervento, che coinvolgono in una attenta e coordinata collaborazione, più figure professionali: lo psichiatra, lo psicologo, l’avvocato, il medico specialista, l’insegnante, il nutrizionista, così come i progetti psicoterapeutici, che integrano farmacoterapia terapia individuale e di gruppo, assume valore di strumento psicoterapeutico, nella misura in cui viene organizzato utilizzando e valorizzando competenze diverse finalizzate ad un unico obiettivo: facilitare la persona e il sistema contestuale in cui vive a trovare soluzioni più funzionali riguardo ai problemi presentati.

 

Si parlerà di gruppo, dunque, in senso ampio, sottolineando il valore aggiunto umano e terapeutico, del formare, stare, e lavorare insieme ad altre persone.

Affiliazione, Cooperazione, Pariteticità, Mutualità, sono concetti già noti e usati. L’intento di questo congresso è dimostrare come questi concetti non rappresentino stati di fatto, condizioni date dell’esperienza umana, bensì definiscano dei processi relazionali che faticosamente e in modo non lineare realizzano degli obiettivi evolutivamente necessari e vantaggiosi per lo sviluppo della nostra esistenza. L’aspetto che interessa di più il clinico è proprio il percorso faticoso e non lineare con cui ci si arriva.

In questa prospettiva intendiamo realizzare il Congresso Internazionale, del 14, 15, e 16 Maggio 2009.

Parteciperanno relatori di rilievo internazionale, italiani e stranieri, appartenenti all’area cognitivo comportamentale e alla psicoanalisi contemporanea, con l’intento di favorire un confronto onesto e costruttivo sui temi trattati

JON G. ALLEN, PhD

Education       

B.A., University of Connecticut, with Distinction in Psychology, 1964-1968

Ph.D. in Clinical Psychology, University of Rochester, Rochester, NY, 1968-1972.

Postdoctoral Fellowship in Clinical Psychology, The Menninger Clinic, 1976-1978

 

Academic Appointments

Professor of Psychiatry, Menninger Department of Psychiatry and Behavioral Sciences at the Baylor College of Medicine; Helen Malsin Palley Chair in Mental Health Research; Director of Psychology, The Menninger Clinic; Houston, TX, 2003-present

Staff Psychologist, The Menninger Clinic, Topeka, KS, 1978-2003

Postdoctoral Fellow, The Menninger Clinic, Topeka, KS, 1976-1978

Adjunct Professor of Psychology, Washburn University, Topeka, KS, 1987-1995

Lecturer, Team Leader, Psychological Clinic, and ad hoc member of the graduate faculty, Department of Psychology, University of Kansas, Lawrence, KS, 1980-1983

Adjunct Associate Professor of Psychology, Kansas State University, Manhattan, KS, 1978-1979

Assistant Professor of Psychology, Northern Illinois University, DeKalb, IL, 1972-1976

 

Editorial Activities

Past Editor, Bulletin of the Menninger Clinic

Editorial Board Member: Psychiatry;  Journal of Trauma and Dissociation

 

Selected Publications

Books

Allen, J.G., Fonagy, P., & Bateman, A.W. (2008). Mentalizing in clinical practice. Washington, DC: American Psychiatric Publishing.

Allen, J.G. & Fonagy, P. (Eds.). (2006). Handbook of mentalization-based treatment. Chichester, UK: John Wiley & Sons.

Allen, J.G. (2006). Coping with depression. Washington, DC: American Psychiatric Publishing.

Allen, J.G. (2005). Coping with trauma: Hope through understanding (2nd Edition). Washington, DC: American Psychiatric Publishing.

Lewis, L., Kelly, K.A., & Allen, J.G. (2004). Restoring hope and trust: An illustrated  guide to mastering trauma. Baltimore, MD: Sidran Institute Press.

Allen, J.G. (2001). Traumatic relationships and serious mental disorders. Chichester, UK: Wiley.

Book Chapters

Bateman, A., Fonagy, P., & Allen, J.G. (2009). Theory and practice of mentalization-based therapy. In G.O. Gabbard (Ed.), Textbook of psychotherapeutic treatments (pp.

  757-780). Washington, DC: American Psychiatric Publishing.

Allen, J.G. (2008). Psychoeducation. In G. Reyes, J.D. Elhai, & J.D. Ford (Eds.), Encyclopedia of psychological trauma (pp. 534-535). New York: Wiley.

JOSEPH D. LICHTENBERG

 

Dr. Lichtenberg is a practicing psychoanalyst in Washington, D.C.  He received his psychiatric training at Spring Grove State Hospital and the Sheppard and Enoch Pratt Hospital where he served as Clinical Coordinator.  He has written articles about the psychoses, psychosomatic illnesses, psychoanalytic theory, technique, and applied psychoanalysis.  In 1976, as an Adjunct Professor, he taught a course on Biographies written by psychoanalysts at the Humanities Center of the Johns Hopkins University College of Arts and Sciences.  Dr. Lichtenberg is the chairman of an on-going workshop/seminar on creativity, President of the International Council of Psychoanalytic Self Psychology, Corresponding Member of the Institute for Contemporary Psychoanalysis (Los Angeles), Supervising Analyst of the Institute for the Psychoanalytic Study of Subjectivity (New York), and the editorial boards of the Bulletin of the Menninger Clinic, Psychoanalytic Dialogues, and Psychoanalysis and Psychotherapy. He is on the board of directors of the Sandor Ferenczi Institute. He is also on the Advisory Board of the Institute for the Advancement of Self Psychology (Toronto).  He is the Editor-in-Chief of Psychoanalytic Inquiry and the Psychoanalytic Inquiry Book Series.  He is on the faculty of the Washington Psychoanalytic Institute, The Washington School of Psychiatry, and is Clinical Professor of Psychiatry at Georgetown University.  He presented a Plenary Address at the December 1996 meeting of the American Psychoanalytic Association.  He is a Founder and Director Emeritus of the Institute of Contemporary Psychotherapy (Washington, DC). He is the co-editor of Reflections on Self Psychology (1983), and Empathy I and II (1984), and is the author of "The Talking Cure" (1985),  Psychoanalysis and Infant Research (1983), Psychoanalysis and Motivation, (1989), with Frank Lachmann and James Fosshage Self and Motivational Systems: Toward a Theory of Psychoanalytic Technique (1992), and The Clinical Exchange: Techniques Derived From Self and Motivational Systems (1996) 

KATHLEN PRIEBE

Curriculum Vitae

 

Personal Information

Name

Kathlen Priebe

Email

Kathlen.Priebe@zi-mannheim.de

Birthday & -place

04.07.1977, Potsdam, Germany

Nationality

German

Family status

unwed

 

Education

 

1994 – 1995

 

Ritenour High School, St. Louis

High School Diploma (grade 1.0)

1995 – 1997   

Leibniz Gymnasium Potsdam          

General qualification for university entrance (grade 1.1)

 

Study of Psychology and Ph.D. Program

1997 – 2004 

Humboldt-University Berlin

Psychology Masters Degree (grade 1.3)

since 2005   

University Heidelberg

Center for Psychological Psychotherapy

Training in Psychological Psychotherapy                  

since 2006

Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy at the

Central Institute of Mental Health, Mannheim

Ph.D. Program: “Dialectial Behavioral Therapy for patients with

Posttraumatic Stress Disorder and pervasive emotional dyscontrol

(DBT-PTSD)”

 

Clinical Practice

2002

Charité – Universitätsmedizin Berlin

Department of Psychosomatic Medicine

Internship

2001 – 2005    

Center for Trauma-Therapy, Berlin

since 2005

                      Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy at the Central Institute of Mental Health, Mannheim
Chair: Prof. Dr. M. Bohus

Psychotherapist

Rosemary A. Segalla, PhD

4501 Connecticut Avenue, NW, Washington, DC 20008

(202) 244-3909

Rosemary544@earthlink.net

Education

 

Doctorate of Philosophy – Clinical Psychology

The George Washington University

1979

Bachelor of Arts

Fairleigh-Dickinson University

1960

certificates/licenses

 

Licensed Psychologist                                                  District of Columbia, License No. 1066

Certified Group Psychotherapist (CGP)

training/Internships

 

Veterans Administration,

Washington, DC

1972-1973

The George Washington University, Counseling Center

Washington, DC

1973-1975

St. Elizabeth’s Hospital

Washington, DC

1975-1977

professional Experience

 

Private Practice Psychotherapy

1978-present

Washington, DC

·     Specializing in adult, couple, group psychotherapy and supervision

Psychodiagnostician

1977-1981

Family and Child Services, Washington, DC

 

Director of Extern Training

American University Psychological and Learning Services, Washington, DC

1977-1981

teaching experience

 

Faculty, Washington School of Psychiatry

1992-present

 

Faculty, Institute of Contemporary Psychotherapy & Psychoanalysis

1994-present

current organizations

 

Editorial Board, Psychoanalytic Inquiry

2004-present

Institute of Contemporary Psychotherapy and Psychoanalysis

June 1992-present

Board Member, Faculty

2001-present

Co-director, Founding Member, Program Chair and Faculty

1994-1998

Director, Faculty

1998-2002

 

American Psychological Association

 

 

Division 39 - Psychoanalysis

 

 

Division 35 – Women

 

 

Division 49 - Group

 

 

Washington Society of Psychoanalytic Psychology

 

 

Faculty, teaching self psychology and the application of self psychology to groups

1988-1990

 

Division 39 Representative

1991-1993

 

President

1989-1991

 

Washington Psychologists for the Study of Psychoanalysis

 

 

Vice-President

 

 

Treasurer

 

 

Secretary

 

 

Division 39 Representative

1984-1985

           


 

 

council memberships

 

International Council of the Psychology of the Self

 

 

Eastern Council of International Psychology of the Self

 

MALCOLM OWEN SLAVIN    

 

EDUCATION

 

B.A.,   1964                 Yale University, High Honors in Psychology.
(1960-61) Cours de Civilisation Francaise, University of Paris, Sorbonne.

 

M.A.,  1968                 Harvard University, Psychology, Department of Social Relations.

 

Ph.D., 1972                 Harvard University, Psychology, Department of Social Relations.

 

Diploma in Psychoanalysis,

         1994                   Massachusetts Institute for Psychoanalysis.

     

PRIMARY  AFFILIATIONS

 

2000-Present               Past President and Chair of the Board of Directors, Faculty and Supervising Analyst,  Chair, Postgraduate Fellowship Program, Massachusetts Institute for Psychoanalysis.

                                   

2000-Present               Chair, Postgraduate Fellowship Program, Massachusetts Institute for Psychoanalysis

 

2002-Present               Contributing Editor, Psychoanalytic Dialogues

 

 

1973-Present               Private Practice, Cambridge, Massachusetts.

                                    Consultation, psychotherapy and psychoanalysis.  Supervision of psychotherapy and psychoanalysis.

 

1970-2000                   Director of Training Tufts University Counseling Center. (Associate Director, 1971-1986). Directed a clinical training program for pre-and postdoctoral interns in clinical psychology, clinical social work. and other mental health disciplines.  Currently serve as clinical consultant and faculty for training program.

 

Conference in Rome, May 14-16, 2009

Jon G. Allen, Ph.D.

The Menninger Clinic

“Mentalizing Beyond Mentalization-Based Treatment”

 

Anthony Bateman and Peter Fonagy developed mentalization-based treatment (MBT) as a long-term intervention for patients with borderline personality disorder, and the long-term effectiveness of MBT recently has been demonstrated over an 8-year follow-up period. Yet the basic activity of mentalizing—perceiving and interpreting behavior in relation to intentional mental states such as thoughts, feelings, and motives—applies to a wide range of psychotherapeutic approaches: psychodynamic, interpersonal, and cognitive. That is, regardless of the theoretical framework, effective psychotherapy requires that both patient and therapist be engaged in productive mentalizing. Moreover, mentalizing capacity can be compromised in conjunction with a wide range of psychiatric disorders beyond borderline personality disorder, including substance abuse, anxiety, and mood disorders. From this broader perspective, the presentation construes mentalizing as a fundamental common factor across therapies, based on the premise that understanding mentalizing and its development as well as attending to mentalizing in the psychotherapeutic process will be beneficial in treating a range of disorders and problems, regardless of the clinician’s professional discipline or allegiance to any particular school or approach to psychotherapy. The presentation will address the development of mentalizing capacities through the intergenerational transmission of attachment patterns as well as the impairment of mentalizing associated with trauma in early attachment relationships. The presenter will discuss the basic features of mentalizing-style psychotherapy as well as the adaptation of a focus on mentalizing to an intensive, psychotherapeutically oriented hospital treatment program with typical lengths of stay in the 4-8 week range. This adaptation of mentalizing to the treatment frame of The Menninger Clinic places a significant emphasis on group psychoeducational interventions regarding mentalizing; these interventions combine didactic education with a set of exercises and activities. Thus the psychoeducational program is designed to promote treatment engagement by helping patients to understand the concept and significance of mentalizing as well as gaining experience in doing it more consistently and attentively. Bolstering mentalizing is particularly important in the context of attachment relationships where mentalizing impairments contribute significantly to relationship problems and the associated psychopathology. The presentation concludes with consideration of the difficulties clinicians face in maintaining mentalizing when treating highly disturbed patients and the value of peer-group supervision in sustaining this effort.

 


 

 

Fisiopatologia dell’interazione cervello-cuore:

la sincope vasovagale un possibile modello. Il punto di vista del cardiologo

(Fabrizio Ammirati – Direttore UOC cardiologia G.B. Grassi ASL RomaD)

 

La sincope vasovagale è la forma di sincope più frequente nella pratica clinica a prognosi benigna che si caratterizza per un riflesso indotto da un elemento scatenante (stress, emozioni, dolore e disagio fisico etc…) che determina ipotensione, bradicardia, riduzione del flusso cerebrale e perdita di coscienza. Tale riflesso può essere associato a malattie organiche, ma, nella maggioranza dei casi, si manifesta in soggetti sani ed in circostanze eccezionali. Esistono in natura esempi di animali che, in situazioni di pericolo, mimano una morte apparente per sfuggire ad una condizione che non sono in grado di affrontare. Nasce quindi l’ipotesi che la sincope vasovagale possa essere un meccanismo di fuga ed autoprotezione. Alcuni soggetti hanno una predisposizione alla sincope vasovagale che si discosta dalla norma. Un’esperienza preliminare, condotta in collaborazione tra cardiologi e psicologi, ha cercato di individuare possibili correlazioni tra disturbi psicologici e sincope vasovagale. I soggetti con diagnosi di sincope vasovagale presentano più frequentemente del gruppo di controllo traumi psicologici subiti durante l’infanzia e l’adolescenza. Essi manifestano carenza di elaborazione di emozioni, mancanza di coerenza nella narrazione della propria storia di vita, incapacità di contestualizzare l’evento sincope all’interno di questa narrazione, disconoscimento del legame temporale tra gli eventi stressanti e il sintomo stesso e difficoltà ad esprimere ed “archiviare” gli eventi. I soggetti con sincope vasovagale mostrano una minore aggressività rispetto al gruppo di controllo e per quanto attiene all’alessitimia, mostrano un vero e proprio deficit nella regolazione delle emozioni. Anche l’analisi dei colloqui effettuati mostra che il soggetto con sincope vasovagale tende ad esprimere le proprie emozioni in modo difensivo esprimendo a livello comportamentale forme diverse di gestione dell’affetto. Alla base ci sarebbe comunque una impossibilità di affrontare il dolore. La componente fisiologica di tale emotività rimarrebbe però attiva in modo cronico e non consapevole, con possibilità di provocare a lungo termine dei veri e propri danni ai sistemi fisiologici che giustificherebbero la presenza del sintomo “sincope”, ma anche la maggiore diffusione di malattie somatiche e il conseguente maggior uso di farmaci. Tale profilo è espressione della presenza di una problematica psicologica di tipo narcisistico, per cui il soggetto ha bisogno di continua affermazione soggettiva, con mancanza di preoccupazione verso gli altri. Possiamo quindi concludere che la sincope vasovagale può essere considerata l’espressione di un malessere non elaborabile mentalmente che deriva da un fallimento del rapporto con la figura accudente e/o da precoci traumi subiti. .In questo ambito clinico è auspicabile un lavoro congiunto tra cardiologo e psicologo per una corretta diagnosi e per un approccio alla terapia che tenga conto anche degli aspetti psicologici del paziente con colloqui individuali inseriti nell’iter diagnostico dell’ambulatorio della sincope e proponendo ai pazienti di partecipare a degli incontri di gruppo “tematici”.


 

 

 

C. Schettini,  A. Battaglia

“Evoluzione dei principi organizzatori dell’esperienza in un gruppo di genitori di pazienti difficili”

 

Abstract

Nel gruppo di genitori di pazienti gravi vengono attivate diverse funzioni basilari: si tracciano dei confini fra i genitori e i figli, che il più delle volte nelle patologie gravi è del tutto inesistente, liberando così uno spazio di cura per ciascuno di loro con una conseguente diminuzione dei rischi di intrusività. E consente ai genitori, forse per la prima volta, una condivisione profonda con “altri che mi possono capire”. 

Inoltre nel corso della vita del gruppo si crea uno spazio intersoggettivo in cui le esperienze di tutti vengono messe in comune modificando gradualmente la qualità dell’esperienza che ciascun componente del gruppo tende a vivere rispetto alla malattia del proprio figlio. Tale mutamento di prospettiva produce quasi sempre un parallelo cambiamento del campo intersoggettivo all’interno delle stesse famiglie. Inoltre il clima empatico che si respira all’interno del gruppo rappresenta un’esperienza nuova per chi vive costantemente la minaccia di un “crollo”, arginando l’angoscia che quotidianamente attanaglia la vita di queste famiglie, configurando uno spazio nuovo in cui dalla condivisione del dolore possa nascere la prefigurazione partecipata e creativa di nuove possibilità d’intervento e di vita.


 

 

Marianna Borgato, Psicologa, psicoterapeuta

Centro di Formazione Professionale C.I.O.F.S./F.P. Padova

Integrazione fra servizio pubblico e privato: terapia di lusso, o il lusso di una terapia?

 

Il presente lavoro descrive le difficoltà di un lavoro integrato fra servizio pubblico ed attività privata. Nel Maggio 2008, il paziente che stavo seguendo in psicoterapia da un anno e mezzo, iniziò a manifestare la sua sofferenza attraverso numerosi agiti di violenza nei confronti  della madre (aggressioni fisiche) e degli oggetti (danneggiamento di alcuni mobili). Divenne necessario un intervento farmacologico cui accompagnare il percorso terapeutico. Mi attivai nel privato per trovare uno psichiatra disponibile a seguire il paziente ma le difficoltà furono molte e legate a fattori diversi quali la giovane età del ragazzo (17 anni) e la cautela con cui si ricorre all’uso di psicofarmaci in adolescenza, la resistenza a  seguirlo nel tempo poiché non se lo poteva economicamente permettere, ed infine il dubbio che si prospettasse il ricorso ai neurolettici che sarebbe stato costoso acquistare al di fuori del Sevizio Sanitario Nazionale. Dopo molti tentativi riuscii a trovare uno specialista disposto a sostenere un primo colloquio e a valutare il caso ma residente in una città che distava 80 km da quella del giovane . La lontananza fra le città rese impossibile la continuità del trattamento farmacologico e  di una terapia congiunta, quindi cercai collaborazione nel Servizio Pubblico. Mi rivolsi al Servizio di Neuropsichiatria Infantile del distretto di appartenenza del ragazzo al fine di trovare una collaborazione nella gestione del caso senza interrompere l’alleanza terapeutica difficilmente raggiunta in più di un anno di lavoro, la risposta fu che la psicologa dirigente sarebbe andata in pensione dopo un mese e non era possibile per lei prendere casi nuovi, la sostituta avrebbe preso servizio dopo le vacanze estive. Mi rivolsi al Consultorio familiare dove mi venne dichiarata l’impossibilità di seguire un caso congiuntamente con un privato di orientamento diverso da quello Sistemico Familiare adottato dall’équipe che vi lavorava. Decisi di chiedere l’intervento del Servizio di Tutela dei Minori ma la risposta fu “La psicoterapia nel Servizio Pubblico è un lusso”, la precedenza viene concessa ai casi segnalati dal Tribunale per i Minori. Dopo due settimane di infruttuosa ricerca di aiuto da parte mia, si verificò l’ennesimo episodio di violenza nei confronti della madre ed una fuga da casa nel corso della quale il paziente riuscì a chiamarmi ed in seguito a contattare il Pronto Soccorso in preda al desiderio di togliersi la vita. Ne seguì il ricovero di 3 giorni nel reparto di Psichiatria. 

 

 

 

DIFFICOLTA' ED INTEGRAZIONE DEGLI INTERVENTI IN UN CASO DI DEVIANZA MINORILE.

Relatore: Avv. Maria Rosaria Bruno.

 

Negli ultimi anni si è evidenziata sempre più l'importanza dell'interazione tra discipline diverse al fine di ottenere migliori risultati nell'ambito di ognuna.

Nell'esperienza del relatore in particolare si è rappresentata nella pratica l'esigenza di relazionarsi, ed integrarsi a livello disciplinare, con profili professionali dell'area psicologica-psichiatrica.

Per meglio chiarire tale aspetto all'interno dell'intervento viene rappresentato un caso pratico di devianza minorile nel quale solo l'interazione tra il legale e le varie figure del processo minorile, in particolare i servizi sociali nella persona dello psicologo, il perito psicologo del pm, il neuro-psichiatra infantile, lo psichiatra curante, ha portato ad un buon risultato per la tutela, e quindi per una possibile effettiva riabilitazione di un minore con problemi di comportamento.

Nel caso specifico si tratta di un procedimento per rapina aggravata e lesioni, eventi questi che si pongono in nesso di causalità con un comportamento deviato per patologia mai messa in evidenza fino ad allora. Solo la giusta rappresentazione delle problematiche comportamentali del minore ha reso possibile la difesa dell'imputato ed altresì ha permesso al legale di costruire insieme agli altri operatori un percorso rieducativo dello stesso.

Dall'esame del caso pratico risulterà pertanto l'essenzialità del dialogo tra le diverse discipline ed in particolare nell'esercizio della professione legale in campo minorile. 

 

 

 

 

 


 

Scopi e rappresentazioni nella spiegazione e nel trattamento dei disturbi di personalità: un caso clinico esemplificativo

 

Francesco Mancini e Rosario Capo

Scuola di Psicoterapia Cognitiva – SPC, Roma

Associazione di Psicologia Cognitiva – APC, Roma

 

 

Nella letteratura clinica si disquisisce vivacemente sulle possibili spiegazioni dei differenti comportamenti psicopatologici e sulla loro natura. Ci si interroga su cosa motivi condotte costose e, in alcuni casi, “bizzarre” (in eccesso o in difetto) e, in particolare, se ci si trovi di fronte ad espressioni di “disfunzioni” (es. deficit cognitivi e metacognitivi) o, piuttosto, a comportamenti finalizzati e, quindi, ragionevoli e comprensibili nella logica interna dell’individuo agente e alla luce della propria storia di sviluppo (alterni destini riservati ai propri scopi, desideri e bisogni). Nel presente lavoro si assume che la sofferenza psicopatologica e le condotte sintomatiche siano interpretabili con gli stessi costrutti con i quali si spiega qualunque altro comportamento, ossia, scopi e credenze (Mancini 2005). Rispetto agli scopi in gioco che sottendono alle emozioni e ai comportamenti del paziente ci si può ulteriormente chiedere se questi (gli scopi) siano di qualità e natura differente da quelli perseguiti da tutti gli altri individui: la risposta, a nostro avviso, è no. La differenza si gioca sul come il soggetto persegue scopi comuni e legittimi e rispetto alla percepita inaccettabilità della compromissione o fallimento di questi ultimi.

All’interno della presente relazione verrà illustrata la concettualizzazione e il trattamento di un caso clinico attraverso il quale si intende illuminare il ruolo centrale degli scopi e delle rappresentazioni come elementi in grado di spiegare l’esistenza e la permanenza di complessi fenomeni clinici (condotte, sensazioni, emozioni, attività mentali) quali quelli espressi dai pazienti affetti da un disturbo di personalità.

 

 


 

 

Dal rapporto mente-corpo al rapporto corpo-mondo

Maurizio Ceccarelli, Psichiatra, Psicoterapeuta

 

Obiettivo dell’intervento è di sostenere la plausibilità di quella prospettiva filosofico-antropologica che considera la mente come una proprietà della relazione che si costituisce tra il corpo e il mondo. Tale prospettiva si distingue da quella, dominante da secoli nella cultura occidentale, che considera la mente come entità dotata in sé di una consistenza ontologica. Tramite il riferimento a note ricerche di psicologia sperimentale e di neuroetologia, segnalerò quanto i dati emergenti da questi ambiti confortino l’ipotesi che la mente è una variabile dipendente dal rapporto tra il corpo e il mondo, variabile che si costruisce nel tempo, lungo la traiettoria dello sviluppo individuale.

Accogliere la significatività della dimensione relazionale come elemento fondante sia la costruzione che il mantenimento della mente, consente, a mio giudizio, di proporre un ordinamento di senso al progressivo diffondersi delle contaminazioni tra gli ambiti della conoscenza relativa all’uomo, un tempo canonicamente separati, nonché al diffondersi, nell’ambito relativo alle prassi terapeutiche relative ai disturbi mentali, delle terapie combinate. 

 

 

 

 


 

Abstract

Intervento del Dr. Antonello Correale

 

In Mosè e il monoteismo, un importante lavoro scritto un anno prima di morire, Freud istituisce un fondamentale parallelo tra le vicissitudine del trauma dell’individuo e le stesse vicissitudini del trauma nel gruppo, o addirittura nella vita dei popoli.

Nella storia individuale, il trauma agisce istituendo aree mentali separate – degli stati negli stati, come si esprime Freud – aree di esperienza cioè, che restano dissociate, ma che possono riattivarsi in seguito a stimoli adeguati, o mantenendo la loro forma dissociata o allagando l’intero campo psichico con modalità tumultuose e incontrollabili.

Nel gruppo, antichi traumi possono essere mantenuti nel ricordo del gruppo, come memorie incistate, che fanno sentire la loro presenza come zone cieche o contenuti mentali da evitare e che si possono riattivare in seguito al verificarsi di eventi che assomigliano a quelli tipici del trauma pregresso. Sempre nel gruppo, tracce dell’esperienza traumatica che rimanda all’area incistata, possono manifestarsi sotto forma di immagini rigide, “memorie ipertrofiche” o icone bloccate, che appaiono o scompaiono nel corso della storia del gruppo.

Gli stessi fenomeni in modo ancora più imponente possono riguardare la vita istituzionale. L’esempio portato da Freud è quello della perdita del capo, avvenuta per sua uccisione da parte del gruppo e della sua ricostituzione come immagine sacra inamovibile. La consapevolezza di questi fenomeni permette di fluidificare situazioni di gruppo o istituzionali, che tenderebbero altrimenti ad una sclerosi o ad una compulsività ripetitiva.


 

Massimo Cuzzolaro

Disturbi dell'alimentazione e del peso in età evolutiva

Problemi di classificazione e riflessi sul trattamento.

 

In età evolutiva, l’energia e i nutrienti forniti dall’alimentazione sono indispensabili per la sopravvivenza, per l’accrescimento e per lo sviluppo.

D’altra parte, più del 50% dei genitori di bambini di età comprese fra i nove mesi e i sette anni riporta almeno un problema alimentare nei figli e più del 20% segnala difficoltà multiple e clinicamente significative. Un’indicazione quantitativa generale spesso riportata dalla letteratura medica è la seguente: in popolazioni cliniche pediatriche un bambino su quattro ha problemi alimentari

La classificazione e l’inquadramento diagnostico delle difficoltà alimentari nell’arco dell’età evolutiva (in particolare da 0 a 18 anni) sono specialmente difficili, sia per la natura complessa e multideterminata dei disturbi alimentari, sia per la transitorietà della sintomatologia, soprattutto quando insorge in periodi evolutivi particolari. Accanto alle forme lievi e transitorie esistono disturbi gravi che possono compromettere la crescita interrompendo o ritardando lo sviluppo fisico e minacciare la vita stessa e che per lo più richiedono il disegno di piani di cura multidimernsionali-multiprofessionali.

 


 

ETICA E DISFUNZIONI NEI GRUPPI-APPARATO ISTITUZIONALI

A. Dionisi

 

 

Nella presente relazione si evidenziano le più comuni dinamiche disfunzionali che possono inquinare l’operatività dei gruppi di lavoro istituzionali. In particolare ci si riferisce ai gruppi di professionisti operanti nell’ambito di Servizi di salute mentale. In questi casi l’Istituzione può rappresentare un metacontesto strumentalizzato, sul quale vengono trasferiti i tratti irrisolti della personalità dei singoli individui, costituenti il contesto gruppale. Richiami all’etica, in direzione migliorativa, risultano vani se questa viene vissuta come adeguamento a codici sovraordinati. Allorché invece una condotta etica venga promossa all’interno di una condivisione verso obiettivi e interazioni comuni, essa potrà nascere come modalità spontanea di soggettività che ritrovano un nequilibrio nella appartenenza e nel procedere insieme.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovanni Fassone, psichiatra, psicoterapeuta

Titolo della relazione: “risorse, capacità, contesto: un caso clinico”

 

Abstract: viene presentato un caso clinico seguito in equipe per un periodo piuttosto lungo e che nel corso del tempo ha imposto, in un contesto di cura privato, l’adozione di strategie di trattamento e intervento di volta in volta adattative alla complessità del caso.

 

 


 

Prof. Paolo Girardi: Farmaci e psicoterapia: una sinergia terapeutica?

 

Nella pratica psichiatrica, ci sono disturbi per i quali si è dimostrata una buona efficacia di varie terapie, farmacologiche o psicologiche. Per alcuni di questi disturbi si può ipotizzare che, nei casi più resistenti, associando ad una farmacoterapia una psicoterapia si possa superare la farmacoresistenza. Il presupposto per avere un vantaggio nell’associare psicoterapie a farmacoterapie è quello di diversi meccanismi d’azione che si sommino come effetto (effetto additivo) o di effetti con lo stesso meccanismo che riescono a superare una soglia se combinati. È importante invece che i meccanismi d’azione delle terapie associate non si intreccino in modo da impedirsi a vicenda. I dati più interessanti per le terapie cosiddette “combinate” vengono da trial clinici longitudinali e condotti in parallelo, impieganti disegni che prevedano il placebo. Tuttavia, le psicoterapie “placebo” sono di difficile attuazione, poiché non è possibile garantire il doppio cieco. Sono altresì molto interessanti gli studi che osservano il pattern di attivazione cerebrale prima e dopo l’attuazione di alcune terapie; questi studi hanno evidenziato differenze tra responder e non responder alle terapie nel reclutamento di definite aree cerebrali, ma la localizzazione esatta differisce tra i disturbi e la loro sovrapponibilità tra terapie anche; nella depressione, le aree nelle quali le terapie farmacologiche e quelle psicologiche non si sovrappongono perfettamente, mentre nel disturbo ossessivo-compulsivo sì. Le farmacoterapie della schizofrenia possono essere adiuvate da interventi psicologici, come quello psicoeducativo dei familiari dei pazienti, ai quali si insegna di tenere bassi i toni delle discussioni e la pressione sui pazienti (emozione espressa), oppure terapie cognitivo-comportamentali adattate a questo tipo di pazienti. Le farmacoterapie della depressione si avvalgono di terapie cognitivo-comportamentali e della terapia interpersonale (IPT) di Weissman e Klerman, la cui variazione dei ritmi sociali trova impiego nel disturbo bipolare, aumentando l’efficacia della e la compliance alla terapia stabilizzante. Una sinergia tra farmaco- e psico-terapia è stata messa in evidenza anche per il disturbo di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, la fobia sociale, mentre sul disturbo da stress post-traumatico i dati sono meno univoci. Nella fobia semplice l’unica efficace è la psicoterapia, ma la farmacoterapia con benzodiazepine può facilitarne il compito.
Bruno Intreccialagli. * II Centro di Psicoterapia Cognitiva

Who, what, where, when, why, but also why not. Una rivisitazione in chiave cognitivista e sistemica del concetto di integrazione in psicoterapia

 

Il presente contributo si propone di esplorare alcune delle variabili del processo terapeutico e sulla base di queste riflessioni falsificare l’efficacia dell’intervento di gruppo inteso come modalità protocollare.

L’attenzione ai confini del setting, alla dimensione soggettiva del terapeuta, alle risorse relazionali  e metacognitive del paziente, al suo processo di differenziazione nel corso della psicoterapia permette, secondo l’autore, un attento monitoraggio nel percorso psicoterapeutico individuale. Il processo di integrazione diventa allora quello che il paziente realizza nel suo ambiente abituale percepito non più come patogeno, ma come condizione dell’esistere oltre che come sistema da modificare.


 

IL MODELLO COGNITIVO-EVOLUZIONISTA DI PSICOTERAPIA INTEGRATA, NEL TRATTAMENTO DI PAZIENTI CON DISTURBI DI PERSONALITA’. FONDAMENTI TEORICO-METODOLOGICI

Antonella Ivaldi

Gruppo ARPAS e Associazione di Psicologia Cognitiva,VI centro, Roma

 

 

Il modello di Psicoterapia integrata individuale e di gruppo, utilizzato a partire dal 1998 fa riferimento alla teoria dei sistemi motivazionali interpersonali e alla Teoria dell’Attaccamento e alla sua applicazione clinica nella prospettiva cognitivo-evoluzionista e intersoggettiva. Negli ultimi 10 anni è cresciuto l’interesse per la terapia di pazienti borderline e in particolare per modelli di trattamento,che includono come parte integrante della terapia, un setting di gruppo (DBT di M.Linehan, MBT di A.Bateman e P.Fonagy…). A questo proposito l’esperienza maturata in questo ambito presso il IV e il VI centro di terapia cognitiva negli ultimi 6 anni ha prodotto tre risultati: 1) la creazione di un modello di psicoterapia individuale e di gruppo ad orientamento cognitivo-evoluzionista, di cui verranno in questa sede illustrati i principali aspetti teorico-metodologici; 2) l’applicazione del modello nel trattamento di pazienti con gravi disturbi di personalità , 3) uno studio di valutazione dell’efficacia dell’intervento.

Le peculiarità di questo modello di terapia  sono:

Il lavoro sul Processo relazionale terapeutico.

La definizione del Contratto inteso come obiettivo della terapia, ma soprattutto come “Spazio di Lavoro Condiviso” per terapeuta e paziente.

L’interconnessione tra psicoterapia di gruppo, psicoterapia individuale e terapia farmacologia. Il terapeuta individuale è presente anche nel gruppo e questo crea una continuità tale nel lavoro terapeutico, da favorire in tempi brevi interventi puntuali e incisivi sul processo relazionale.

Accanto all’apprendimento da parte dei pazienti di nuove abilità inter-personali utili a gestire i momenti problematici, il modello sembra favorire un incremento della capacità di mentalizzazione, elemento essenziale per modificare in senso funzionale il Modello Operativo Interno del paziente.  

 

 

 

 

 


 

 

 

Joseph D.Lichtenberg

Attaccamento e affiliazione:

 

            La storia della psicoanalisi mostra che nel nostro campo si è portata particolare attenzione su alcuni temi come le pulsioni, i sogni, le difese, mentre per lunghi periodi di tempo sono stati ignorati temi come l’attaccamento, l’affiliazione, la comunicazione, e la coesione del senso di sé. Un’attenzione con un focus  così ristretto ha avuto come risultato che vasti campi di interesse psicoanalitico siano stati esplorati al di fuori dell’attenzione delle correnti psicoanalitiche più note. Dobbiamo riconoscere la relativa indipendenza degli studi sull’attaccamento, della psicoanalisi interpersonale, di quella intersoggettiva, delle psicologie del sé e della psicologia del gioco e dello scambio di informazione. Tutti questi approcci hanno influenza sul processo di gruppo, ma fino ad oggi quei terapeuti di formazione psicoanalitica che hanno lavorato con i gruppi hanno dovuto formulare molte teorie parziali con poca speranza di avere nel loro lavoro un insieme più generale di concetti-guida. Durante questo incontro possiamo cominciare a cercare una teoria più ampia del processo gruppale che si basi sulle scoperte delle ricerche sull’attaccamento, sull’affiliazione, e sulla comunicazione.

 


 

DOC refrattario: il ruolo dei sistemi serotoninergici e glutamatergici dalla fisiopatologia alle strategie terapeutiche.

Massimo Pasquini - Dipartimento Scienze Psichiatriche

SAPIENZA Università di Roma

 

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla incapacità di controllare specifici pensieri e comportamenti ritualistici. Oltre ai sintomi ossessivo-compulsivi sono stati evidenziati differenti deficit neurologici  non evolutivi e senza evidenza di lesioni anatomiche. L’ipotesi patogenetica del disturbo si orienta verso una alterata neuroevoluzione, piuttosto che verso una degenerazione progressiva. Gli studi di neuroanatomia di questo disturbo si sono focalizzati sul circuito cortico-striato-talamo-corticale (CSCT), in particolare le alterazioni ipotizzate riguardano le connessioni funzionali tra i circuiti fronto-sottocorticali con la corteccia frontale, i gangli della base ed il talamo. I due circuiti seriali inibitori, striato-pallidale e pallido-talamico, sarebbero disfunzionali nel DOC con conseguente disinibizione del feedback positivo eccitatorio tra la corteccia orbito-frontale ed il talamo, dovuta alla mancata inibizione del circuito striato-pallidale. E’ noto che circa il 40-60% dei pazienti affetti da Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) non risponda a trattamenti farmacologici con gli inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI) e con la clomipramina, farmaci considerati di prima scelta nel trattamento del DOC. Verranno quindi discusse le strategie di switching e di augmentation nel DOC refrattario o resistente in funzione delle nuove evidenze fisiopatologiche.

 


 

Dialectical Behavioral Therapy for patients with Posttraumatic Stress Disorder and pervasive emotional dyscontrol (DBT-PTSD)

K. Priebe, Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy at the Central Institute of Mental Health in Mannheim

 

 

Several randomised controlled trials (RCT) have demonstrated the efficacy of cognitive behavioral therapy in the treatment of Posttraumatic Stress Disorder (PTSD). However, the external validity of these studies is limited with regard to PTSD related to childhood sexual abuse which often results in severe and complex symptomatology accompanied by a variety of concurrent disorders or symptoms, for example self-mutilation, suicidal ideation, or severe dissociation. About 35% of patients with PTSD have a co-occuring borderline personality disorder (BPD). The prevalence rates of PTSD in patients with BPD vary between 30% and 65%.
Several RCTs have shown the efficacy of Dialectical Behavioral Therapy (DBT) in the treatment of borderline patients, who exaggerate severe behavioral dyscontrol. However, specific treatment for co-occuring PTSD has been lacking.
There is a debate concerning the effects of BPD on exposure based PTSD treatments. Clinical lore suggests that exposure to trauma-relevant memories can potentially aggravate dysfunctional behavior in patients with BPD. Empirical research however reports discrepant results with two studies documenting deleterious effects of comorbid BPD on treatment outcome, whereas one study did not find an impact.
DBT-PTSD was specifically tailored to treat patients with PTSD after sexual abuse during childhood. DBT-PTSD includes training in emotion regulation and mindfulness, cognitive interventions and exposure elements, usually in combination with the use of skills. The program combines individual interventions and group therapy. To evaluate the efficacy of DBT-PTSD as compared to a wait list control group a RCT is currently carried out. Preliminary data revealed large between effect sizes for the primary outcome measures (PDS, CAPS).

The presentation will mainly focus on the treatment program and the preliminary results. Moreover, there will be a discussion on the specific demands on the team and the problems and benefits of applying the treatment within an inpatient setting.

 

 

 

 

 


 

Influences From Kohutian And Contemporary Theories In The Development of a Combined Treatment Model

Rosemary Segalla, PH.D.

 

I will begin today’s presentation with a few sentences about the evolution of my work using a combined treatment model.  This will be followed by a description of my theoretical framework, beginning with Kohut and including more recent influences. I will then explore guidelines for using a combined model.  These guidelines have been formulated over time and reflect influences from both theory development as well as changes in cultural attitudes toward therapy. Clinical examples will be used to clarify my points.

            Over time, I have found my own work evolving with a decreased emphasis on the individual in the group to a somewhat greater emphasis on the group as a whole.  The balance has shifted both as a result of my experiences in the groups I lead as well as an internalization of information from attachment and neuropsychological research, particularly regarding trauma..

What I hope to convey with this exploration of the influences that have shaped my group work is that I regard combined treatment as a constantly evolving model, continuously informed by new information.

 


 

Broadening the Context of Human Intersubjectivity

In Evolutionary Biological and Clinical Perspective

Malcolm Owen Slavin, Ph.D.

 

 

I’m going to try to ask you to look at human subjectivity contextually.  That is, within the context of its emergence in our species’ evolutionary history.  I will ask us to try to look at human intersubjectivity as having evolved as our human psychological design, so to speak, as a deep structure that gradually appeared over a period of a few million years.  I’m referring to the natural history of what came to be a new, uniquely human strategy for constructing meaning through very complex, intersubjective interactions with the otherness that constitutes the relational world. 

This is to say that I’m going to try to apply one of the most basic principles of psychoanalytic intersubjectivity to itself:  Namely, putting our sometimes abstract models of intersubjective systems into the context of how they may have emerged—of how and why we remarkable human animals may have come to live and adapt in an intersubjective medium.  I’ll spell out what I see as the adaptations that allow us to navigate the conflicts of the relational world in order to “use” others in our quest to create and maintain hope and meaning in face of lifelong tensions around existential loss and dread.    

We’ll hear a hypothetical story—my pieced together natural history of what came to be the new, uniquely human, intersubjective condition for which we evolved a universal set of adaptations.  Our journey into prehistory—absurdly short, schematic and hypothetical as it is—will initially take us outside our direct clinical experience and beyond the familiar language of these last several days of theorizing about intersubjective systems.  I promise, though, that we’ll come back to territory that is more experience-near—come back with, I hope, a perspective that may allow our clinical experience to challenge us anew, and to change us— providing what, for me, is, by far, the main benefit of a psychoanalytic, evolutionary sensibility:  A deepened sense of how we can make use of our shared humanity with those we struggle to treat (Slavin, 2005, 2006, 2007).


 

TRA PSICANALISI E MEDICINA DI BASE. NOTE DIVERSE IN UN’UNICA MELODIA

Maria Tammone, Psichiatra, psicoterapeuta

 

 

In questo lavoro affronto il tema dell’importanza, la difficoltà, e, al contempo, la necessarietà di un discorso di integrazione degli approcci terapeutici, secondo una interpretazione che nasce dalla mia esperienza, dalla mia formazione, e pratica, di medico psichiatra e psicoanalista, insieme alla attività quotidiana come medico di medicina generale, con circa 1000 pazienti in carico. In questo contesto, l’elemento di integrazione tra la componente psicologica e quella medica si pone come aspetto inevitabilmente presente, a partire dalla relazione medico paziente, alla molteplicità di situazioni che si presentano nella complessità della loro gestione. Mi soffermo in particolare sul tema dell’ascolto, nel cogliere una sofferenza e un disagio profondi che molte volte sono espressi unicamente attraverso il corpo, e dove l’elemento di integrazione è rappresentato dalla possibilità di tradurre il linguaggio dei sintomi somatici nei significati più ampi di cui è portatore, e nella possibilità di accogliere questi significati. Presento  un caso clinico in cui l’elemento da affrontare è  il contatto e l’accoglienza di una sofferenza globale, in cui elementi somatici e psicologici si intersecano,  con l’esistenza di un aspetto di  grave sofferenza psicologica nella comparsa repentina di una grave patologia in un giovane uomo impegnato ed attivo. Racconto la difficoltà di gestire una situazione psicologica complessa, in cui si sono mescolati elementi di negazione della patologia, con conseguente ritardo nell’affrontare la terapia, chiusura rispetto al dialogo col medico di famiglia, e comparsa di veri e propri elementi depressivi nel paziente, con inevitabile coinvolgimento di tutto il nucleo familiare. Tutto questo vissuto dal medico in una quotidianità del proprio lavoro che mette continuamente a contatto con le multiformi manifestazioni della sofferenza, e al contempo con l’unicità della persona.

 


 

Valeria Trincia, Psichiatra e Psicoterapeuta

Cooperazione e conflitto

 

Il caso di Eva è un esempio di come si possa arrivare alla collaborazione verso obiettivi congiunti solo attraverso una fase che prevede un conflitto, anche aspro, tra paziente e terapeuta.  Nel caso di Eva il conflitto, nella fase iniziale della terapia avveniva tra la paziente e le sue due terapeute su temi che riguardavano direttamente il processo terapeutico, “come la terapia dovesse essere svolta”. Eva rendeva impossibile riflettere sulla origine dei suoi problemi, e quindi su possibili strategie di risoluzione, e in ogni seduta rilanciava costantemente problematiche nuove che a suo parere dovevano essere risolte dalle terapeute sul momento. Dopo una lunga fase di contrattazione conflittuale con Eva  si è potuto raggiungere una condivisione degli obiettivi terapeutici e della modalità per poter “lavorare insieme”.

 

 

 

 

 

  Roma, 22-23.05.2009 "LE TRASFORMAZIONI PSICHICHE"; Sede:VIA DEI SABELLI 108 - ROMA; Info: corso.asne_sipsia@email.it ; Fees= euro 90,00.

INFORMAZIONI GENERALI

 

·        Luogo di svolgimento:       Le conferenze si terranno presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche Psichiatriche e Riabilitative dell'Età Evolutiva “Giovanni Bollea”, Sapienza Università di Roma, Via dei Sabelli 108, Roma.

 

L’evento si svolgerà nei giorni 22 e 23 Maggio 2009

 

* * * * * *

Breve Curriculum dei Docenti

 

Prof. Didier Houzel

  • Medico-Psichiatra, Professore Emerito di Psichiatria del bambino e dell’adolescente a l’Università di Caen, Membro Ordinario dell’Association Psychanalytique de France, Condirettore del Journal de la psychanalyse de l’enfant.

 

  • Autore di numerosi articoli scientifici pubblicati su L’Observation attentive des bébés, du Hublot Editors; Psychothérapie de l’enfant et de l’adolescent, Bayard Culture Editor; L’enfant, ses parents et le psychanalyste, Bayard Culture Editor; Autisme et personalité, Du Hublot Editors; Dictionnaire de psychopathologie de l’enfant et de l’adolescent, Puf Editor;  libri pubblicati Les enjeux de la parentalité, Eres Editor; Concept d’enveloppe psychique, In Press Editors; L’aube de la vie psychique, Esf Editor; Psychietrie de l’enfant e de l’adolescent, Maloine Editor.

 

 

Prof. Vincenzo Bonaminio

  • Professore Aggregato presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, Psichiatriche e Riabilitative dell’Età Evolutiva – Sapienza Università di Roma, Direttore del Corso ASNE-SIPsIA, Psicoanalista con funzione di training SPI-IPA

 

 

Dott.ssa Mariassunta Di Renzo

  • Didatta Supervisore del Corso ASNE-SIPsIA, Psicoanalista SPI-IPA


 

 

Dott.ssa Anna Maria Nicolò

  • Segretario Scientifico e Didatta Supervisore del Corso ASNE-SIPsIA, Psicoanalista con funzione di training SPI-IPA, Chair del Forum sull’adolescenza della European Psychoanalytical Federation

 

 

Diana Norsa

  • Segretario di Training e Didatta Supervisore del Corso ASNE-SIPsIA, Psicoanalista AIPsI-IPA, Membro della Commissione sulla Psicoanalisi della coppia e della famiglia IPA

 

 

Mercedes Lugones

  • Docente del Corso ASNE-SIPsIA, Psicoterapeuta ASNE-SIPsIA

 

 

Mario Silvestri

  • Allievo del Corso ASNE-SIPsIA.

Programma Scientifico:


 

 

·        Le conferenze, tenute in seduta plenaria, sono articolate in tre diversi momenti formativi:

 

      1) n. 5 relazioni su temi preordinati;

 

      2) n. 3 confronti-dibattito;

 

      3) n. 1 presentazione e discussione di casi clinici.

 

 

OBIETTIVI DELL'EVENTO FORMATIVO: Approfondimento delle trasformazioni psichiche nei pazienti bambini, con particolare attenzione nelle trasformazioni del setting con il bambino,  e dei processi dinamici  nella coppia genitoriale; il lavoro con i genitori nel trattamento psicoanalitico dei bambini. Comprensione e discussione delle barriere autistiche, ostacolo alla simbolizzazione nei pazienti nevrotici e borderline, tecniche e metodologie applicabili. Breve presentazione  di un caso clinico.

 

Le conferenze, inoltre, prevedono rimandi di approfondimento teorico-clinico  ai concetti fondamentali della psicoterapia psicoanalitica.

 

 

 

  Siracusa, 14.05.2009 ": RIFLESSIONI SU "EDIPO A COLONO": ORIZZONTI DI SENSO AI LIMITI DELL'ESISTENZA E PREVENZIONE DELLA PSICOPATOLOGIA"; Sede:  FONDAZIONE ISTITUTO NAZIONALE DEL DRAMMA ANTICO - PALAZZO GRECO; Info: formazione_sr@virgilio.it; Fees= n.d.

Riflessioni su Edipo a Colono:

ORIZZONTI DI SENSO AI LIMITI DELL’ESISTENZA E PREVENZIONE DELLA PSICOPATOLOGIA

 

Ore 8,15                    Registrazione partecipanti

 

Ore 9,00/10.30           COLLERA E PIETÀ:

L’EDIPO A COLONO E LE VIE DELLA REDENZIONE

Natoli Salvatore

 

Ore 10,30/11.00         Dibattito

 

Ore 11.00/11.15         Break

 

                               

Ore 11.15/12.45         IL CONSEGNARSI:

SFIDA ULTIMA E RADICALE DELLA VITA

Giovanni Salonia

 

Ore 12.45/13.15         Dibattito

 

Ore 13.15                  pausa pranzo

 

 

Ore 15.00/16.30         L’ULTIMA NOSTALGIA:

EDIPO A COLONO.

Romolo Rossi

 

Ore 16,30/17.00         Dibattito

 

Ore 17,00/17.30         ESCATOLOGIA IN EDIPO A COLONO

Michele Lo Magro

 

Ore 17,30/18.00         Dibattito

 

Ore 18,00/18.30         Test di apprendimento ECM e scheda valutazione

 

Ore 18.30                  Chiusura lavori

 

  Savona, 16-17.05.2009 "LA PSICOSI DAL PUNTO DI VISTA DI BION"; Sede:  SALA INCONTRI ASSOCIAZIONE CHORòS V. PALEOCAPA 11-5 SAVONA; Info: e.varaldo@varaldo.it ; Fees= euro 160,00.

Docente:

Carlos TABBIA

Psicoanalista – Barcellona (Spagna)

Membro Didatta della Associazione Spagnola di Psicoterapia Psicoanalitica e

della European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy (EFPP)

 

Segreteria Scientifica ed Organizzativa:

Choròs Centro di Psicanalisi

Via Pia 30 /3    019.821695     329.7668828  Fax 019.807187      

e.mail: e.varaldo@varaldo.it

 

 

 

 

 

 


 

Obiettivi generali del seminario:

 

¨     Fare acquisire conoscenze teoriche ed aggiornamenti in tema di: psicosi e  personalità psicotica

 

¨     Fare acquisire abilità manuali, tecniche o pratiche in tema di: approccio alla personalità imprevedibile dello psicotico

 

 

¨     Fare migliorare le capacità relazionali e comunicative in tema di: attacchi al legame

 

 

Obiettivo formativo di interesse nazionale:

 

Gruppo 2 - Aggiornamento professionale nell'esercizio dell'attività psicologica e psicoterapeutica

 

Il seminario si propone di approfondire lo sviluppo di alcuni concetti fondamentali della psicosi e della personalità psicotica. Utilizzare il materiale clinico come momento fondamentale di integrazione teorico-clinica.

Promuovere l’aggiornamento personale attraverso lo scambio e il confronto nella dimensione del gruppo

 

Svolgimento del Seminario:

 

Il seminario si articola in due giornate con interventi preordinati e sessioni con discussione degli argomenti trattati.

Numero partecipanti 35:

di cui 25 psicologi e 10 medici (psichiatri, neuropsichiatri)

 

 

Il seminario è tenuto in lingua italiana

 

Quota di iscrizione: 160,00 €

 

 

 

 

Programma

 

Sabato 16 maggio

 

Ore   9,00     Registrazione dei partecipanti

 

Ore   9,15     Presentazione del Seminario

 

Ore   9,30    C. Tabbia

Modalità di funzionamento mentale: la differenza fra la personalità psicotica e la non psicotica.

 

Ore 11,00    C. Tabbia

                   Le allucinazioni e le trasformazioni in allucinosi

 

Ore 12,15    Seduta plenaria

                   Discussione sulle relazioni e utilizzo di materiale clinico

 

Ore 13,00    Pausa pranzo

 

Ore 14,30    C. Tabbia

                   Gli attacchi al legame  e le conseguenze per il pensiero

 

Ore 16,30    Seduta plenaria

                   Discussione sulla relazione e utilizzo di materiale clinico

 

Ore 18,00    Chiusura dei lavori

 

 

Domenica 17 maggio

 

Ore   9,00    C. Tabbia

                   Approccio clinico alla “personalità imprevedibile” dello psicotico

 

Ore 11,00    Seduta plenaria

                   Discussione sulla relazione

 

Ore 12,30     Test di valutazione e questionario finale

 

 

  Firenze, 9.05.2009 "INVECCHIARE: TEMPO CRONOLOGICO E SECONDI DI ETERNITÀ"; Sede: EX SCUOLA DI SANITÀ MILITARE - VIA VENEZIA 5 - FIRENZE; Info:  info@quidcom.com; Fees= euro 50,00.

PROGRAMMA:

 

 

Sabato 9 maggio

Invecchiare: tempo cronologico e secondi di eternità.

:

Sede presso la Ex Scuola di Sanità Militare, Via Venezia 5 - Firenze

 

Seminari di Formazione Psicoanalitica:

 

Ore 9,00                 Apertura dei Lavori, Iscrizione partecipanti

 

ore 9, 15                 Commento dei Presidenti delle Associazioni Organizzatrici, AFPP, CSMH-AMHPPIA, SIPP, SPI: 

Le ragioni di un lavoro comune.

 Stefano Calamandrei, Walter Romeo

 

Ore 9,45                 Il pensiero di Danielle Quinodoz e la sua evoluzione.

                               Silvia Fano Cassese

 

Ore 10,45               “Invecchiare: tempo cronologico e secondi di eternità”

                               D. Quinodoz  (Società Svizzera di Psicoanalisi):

 

Ore 11 ,45              Pausa Caffè

 

Ore 12,00               “Il tempo interiore e le sue modificazioni in psicoterapia e nell'esistenza di ognuno”

Tavola Rotonda

con interventi preordinati di. Stefano Calamandrei, Walter Romeo

 

Ore 13,00.              Riflessioni sul tema dell'invecchiamento: J.M. Quinodoz:

 

Ore 14,00               test di verifica ecm

 

Ore 14, 15              Conclusione dei lavori

 

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Sede del Corso di Aggiornamento:

 Ex Scuola di Sanità Militare, Via Venezia 5 - Firenze

 

Iscrizione al Corso di Aggiornamento

L’iscrizione al corso ha il costo di 50 euro iva inclusa

E’ necessario inviare alla Segreteria Organizzativa l’allegata “Scheda di Iscrizione” debitamente compilata entro e non oltre il 30 aprile 2009.

 

Segreteria Organizzativa

QUID Communications srl

Via G.C. Vanini, 5-50129 Firenze tel.: 0554633701 fax: 0554633698 info@quidcom.com

 

Educazione continua in medicina - ECM

Sono stati richiesti al Ministero della Salute i crediti formativi per  un numero massimo di 250 medici individuati fra medici di psichiatria e psicologi. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell'apprendimento e la scheda di valutazione dell'evento. Sono obbligatorie le firme di entrata ed uscita, ed il 100% di presenza al corso.

Attestato di Frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento.

Variazioni

La Segreteria Scientifica e la Segreteria Organizzativa si riservano il diritto di apportare al programma tutte le variazioni che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o scientifiche.

PAROLE CHIAVE: 1) invecchiare  2) paziente anziano  3) tempo interiore

RAZIONALE SCIENTIFICO:

 

 

In questo seminario, si cercherà di far luce su una fase dell’esistenza umana – la vecchiaia – poco esplorata da un punto di vista psicoanalitico e spesso tenuta sul piano individuale per le inevitabili perdite e lutti che comporta. Sulla base di esemplificazioni cliniche che condensano un’esperienza maturata in molti anni di lavoro con pazienti anziani, seguiti in psicoterapia o in terapia psicoanalitica, s mostrerà la ricchezza, il valore e la nobiltà che questa fase dell’esistenza può racchiudere in sé, se la si intende non come la fine, ma la continuazione dell’avventura della vita. Riuscire a conservare sotto forma di ricchezza interiore la ricchezza esteriore perduta, e scoprire di poter accedere ad una nuova libertà. Riuscire a perdere tutto senza perdersi. Invecchiare dunque come occasione per imparare ad amarsi e ad amare meglio

 

 

 

  Milano, 16.05-6.06.2009 “MAMME CATTIVE”: PSICODINAMICA DEL DIVENIRE GENITORE E DEL FIGLICIDIO; Sede:  MILANO VIA BRONZETTI 20 PRESSO ISTITUTO PSICOTERAPIA; Info:  psibasegr@fastwebnet.it; Fees= euro 96,00.

Seminario del 16 maggio 2009

dott.ssa Maria Concetta Scavo

“Ma… esistono le  mamme cattive ?”

Esplorazioni psicodinamiche  del divenire genitore

via F. Malvolti  5/D • 30174 mestre (ve) • Italy (M) +39-348 9297428 (H) +39-41-977979


 

 

Abstract

 

In questo lavoro si affrontano alcune riflessione sul processo generativo del divenire genitore. In particolare  si evidenziano i ‘nodi infantili’ irrisolti del passato genitoriale, le conflittualità edipiche, le precoci fantasie di avere un bambino e , soprattutto, le particolari qualità delle identificazioni con gli oggetti primari e con le cure ricevute. M.  Klein  parla di ‘memories in feeling’ per indicare quel tipo di esperienze molto arcaiche che connotano profondamente il nostro modo di sentire , una specie di memoria sensoriale iscritta nel nostro essere. Le Neuroscienze e gli studi sulle Interazioni precoci, hanno altresì evidenziato la particolare significanza delle prime relazioni madre-bambino nel determinare sia le sorti dello sviluppo infantile che le particolari caratteristiche della personalità del futuro bambino-persona. D.Stern parla di ‘Costellazione Materna’ per indicare quello stato mentale del tutto atipico e caratteristico del divenire genitore, un’attitudine mentale indispensabile per la crescita emozionale della relazione e del bambino. Ma cosa succede se gli Scenari dove prende forma e sostanza la Genitorialità vengono ad essere perturbati da problematiche irrisolte e/o da  fantasmi del passato che incombono sulla nuova realtà? S: Fraiberg parla di  ‘ Fantasmi nella Nursery’ per indicare questi ospiti indesiderati che si presentano alla nascita del bambino, anche se non voluti e non desiderati. Nel lavoro si presentano alcune situazioni cliniche in cui le perturbazioni del passato richiamano aspetti dolorosi, non risolti della vita infantile del genitore , che spesso vengono riattivati nella relazione-interazione con il figlio. Il lavoro terapeutico  in queste situazioni , anche se a volte difficile e limitato, rappresenta una significativa forma di aiuto, non solo per risanare le problematiche genitoriali ma anche  per alleggerire e positivizzare la relazione con il bambino reale. Alcune note del lavoro riguardano inoltre anche le particolari difficoltà tecniche a cui si va incontro in questi setting psicoterapeutici in cui l’oggetto è rappresentato dalla coppia madre-bambino e spesso sul terapeuta viene riversato transferalmente lo stesso odio,  negatività, fallimentarietà sperimentate  nella relazioni primarie.

 

Seminario del 6 giugno 2009

 

Prof. Francesco Barale:

 Francesco Barale:  "La mamma cattiva. Antropologia, sociologia, psicopatologia e psicodinamica del figlicidio, reale e immaginario "

 

 

 

Abstract

 

A partire dal suo coinvolgimento in un fatto di cronaca di straordinaria risonanza mediatica e dai fenomeni che ha avuto di conseguenza modo di osservare, il relatore, ripensando alla sua esperienza clinica, avvia una riflessione sulle declinazioni e trasformazioni, nel corso dei cambiamenti sociali attuali, del fantasma della "mamma cattiva". Dopo un excursus sui complessi rapporti tra psicoanalisi e criminologia, affronta questioni che riguardano la psicopatologia della maternalità e le condizioni che possono favorire, sempre nel quadro dei processi di cambiamento in corso, il passaggio all'atto.

 

 

 

  Milano, 9.05.2009 "MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO (PDM). APPLICAZIONI CLINICHE CON BAMBINI E ADOLESCENTI"; Sede:  FAST - PIAZZALE R. MORANDI, 2 - 20121 MILANO; Info: arp@arpmilano.it Fees= euro 100,00.

Massimo  Ammaniti             

 

MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO (PDM)

 

Applicazioni cliniche con bambini e adolescenti

 

Milano,  9 maggio 2009

 

 

Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) è un sistema diagnostico multiassiale per la classificazione dei disturbi mentali degli adulti e dei disturbi mentali di bambini e adolescenti.

Obiettivo del Manuale – che è l’esito della collaborazione tra alcune delle principali associazioni a orientamento psicoanalitico (International Psychoanalytical Association, American Psychoanalytical Association, American Academy of Psychoanalysis, Divisione 39 dell’American Psychological Association) - è quello di  organizzare le scoperte empiriche ottenute dai principali strumenti diagnostici, le ipotesi nate dalla psicoanalisi clinica e le influenze della diagnostica tradizionale in un sistema integrato che possa essere usato per la diagnosi clinica, la formulazione dei casi e la progettazione degli interventi.

 

La giornata seminariale è focalizzata sulle categorie diagnostiche impiegate  nella valutazione di bambini e adolescenti. L’interesse e l’aspetto innovativo di questa sezione consistono nella proposta di una diagnostica evolutiva che preveda parametri e criteri differenti in relazione alle competenze evolutive specifiche e tipiche di ciascuna età.

 

L’A.R.P. promuove un incontro teorico-pratico sulle caratteristiche di questa sezione del PDM, condotto dal Prof. Massimo Ammaniti e così articolato:

 

·         Struttura della sezione del PDM dedicata ai disturbi mentali di  bambini e adolescenti.

             Descrizione dei diversi Assi:

             Asse MCA (Profilo del funzionamento mentale di bambini e adolescenti)

             Asse PCA (Pattern e disturbi di personalità di bambini e adolescenti),

             Asse SCA (Pattern sintomatici di bambini e adolescenti)

             Asse IEC (Classificazione dei disturbi mentali e dello sviluppo in neonati e bambini piccoli)

             M. Ammaniti, A.  Pasqualini, L.  Rivolta

 

·         Quadro di riferimento teorico: vantaggi e limiti di questo sistema classificatorio attraverso il confronto con i principali strumenti classificatori per bambini e adolescenti

M. Ammaniti

 

·         Presentazione  ed esemplificazione di un caso clinico

M. Ammaniti,M. Lang, A. Pasqualini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Relatori

 

Massimo Ammaniti”,

Professore Ordinario di Psicopatologia dello Sviluppo Università di Roma “La Sapienza,membro del Board of Directors della World Association of Infant Mental Health (WAIMH), presidente dell’Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile

 

Margherita Lang

Professore Ordinario di Psicologia Dinamica Università degli Studi Milano-Bicocca,membro Società Psicoanalitica Italiana (SPI), socio fondatore Associazione per la Ricerca in Psicologia clinica (ARP)

 

Antonella Pasqualini

Psicologa, psicoterapeuta, responsabile del Servizio Bambini presso lo Studio Associato A.R.P.

 

Laura Rivolta

Psicologa, dottoranda  in Psicologia della Ricerca Sociale, Cognitiva Applicata e Clinica,Università degli Studi Milano-Bicocca

 

Sede

FAST – Piazzale R.  Morandi, 2, 20121 Milano

 

Orario

Mattina dalle 9.30 alle 13.30; pomeriggio dalle 14.30  alle 16.30

Verifica dell’apprendimento: 16.30 – 17.30

 

Quote di partecipazione

€  100,00 + IVA

€   80,00 + IVA  associati A.R.P. Associazione, tirocinanti  e allievi A.R.P.

 

 

ECM - Sono stati richiesti crediti formativi per psicologi, medico e psicoterapeuti e medici che compileranno i questionari di valutazione dell’evento e di valutazione dell’apprendimento.

                  

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’A.R.P. (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it. L’iscrizione è possibile anche consultando il sito www.arpmilano.it.

 

 

Cagliari, 10.05-12.12.2009 "IDENTITÀ E CAMBIAMENTO NEL PROCESSO TERAPEUTICO"; Info:  ass.apsia@tiscali.it; Fees= euro 400,00.

Identità e Cambiamento nel processo terapeutico

Cagliari Maggio/Dicembre 2009

 

 

RELATORI

Cannas Ignazio

Carau Bachisio

Grimaldi Salvatore

 

Nella attività psicoterapeutica un aggiornamento sui processi che caratterizzano l'identità e cambiamento   costituisce un parametro che richiede un continuo monitoraggio anche dei cambiamenti antropologico-culturali che possono interessare l'attività clinica in generale e la psicoterapia ain particolare.. In questo è importante confrontarsi con gli studi attuali e la definizione stessa d'identità con la quale il soggetto attuale è confrontato. L'evento formativo proposto si prefigge attraverso un confronto teorico-clinico una sensibilità e apertura verso nuove identità in cambiamento che la nostra società propone. Obiettivo ultimo migliorare la capacità del terapeuta  e allargare le possibilità stesse dell'azione psicoterapeutica. 

 

 

Titolo della prova scritta: Cambiamenti antropologico-culturali e loro incidenza nel lavoro clinico"

 

 

Cagliari, 13.06.2009 "TRAUMA E VIOLENZA IN ETA' EVOLUTIVA"; Info: ass.apsia@tiscali.it ; Fees= euro 80,00.

Luis Jorge MARTÍN-CABRÉ, membro ordinario e analista con funzioni di training della “Asociación Psicoanalítica de Madrid”. (Società componente dell’ IPA)

Dal 1995 é stato Segretario scientifico, componente della Segreteria Generale di Training e del “Consejo Científico Administrativo”. É stato inoltre coordinatore della Commisione che studia i rapporti tra psicoanalisi e psicoterapia. Attualmente è componente del Comitato di Training dell’ Istituto Psicoanalitico di Madrid. Collaboratore dell’ International Journal of Psycho-Analysis del American Journal of Psychoanalysis. Membro di CAPSA, Comissione appartenente all’IPA. É inoltre membro Ordinario della Sociedad Española de Psiquiatría y Psicoterapia del niño y del adolescente (Società appartenente alla FEAP). Membro dell’ Instituto de Estudios Psicosomáticos y Psicoterapia Médica. Membro fondatore della Sandor Ferenczi International Foundation.

 

 

 

Catania, 23.05.2009 "QUEL CHE NON POSSO DIRTI.. STATI DISSOCIATIVI E ISTERIA"; Sede: CATANIA, LA VETRERIA, VIA GRIMALDI 8; Info:  sipp@mclink.it ; Fees= euro 80,00

Relatori

Matilde Vigneri Francesco Spadaro 

Sarantis Thanopulos Carlo Riggi

 

Con il Patrocinio dell’Ordine degli Psicologi della RegioneSicilia

E’ stato richiesto accreditamento E.C.M. per Medici e Psicologi

 

 

 

 

 

Programma

 

 

h. 8,30 – 9,00                         Registrazione partecipanti

 

h. 9,00  - 9,30             Saluto del  Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sicilia Fulvio Giardina

 

h. 9,30  - 10,00                       Ricordo di Francesco Siracusano  Maria Concetta Sapienza Auteri

 

 

Sessione mattutina

Chairperson Annapaola Giannelli

 

h. 10,00 – 11,00         Matilde Vigneri 

                                    Le figure dell’isteria

 

h. 11,00  - 11,15         Break

 

h. 11,15  - 12,15         Francesco Spadaro

La terapia di una paziente isterica: da Freud a Lichtenberg

 

h. 12,15 – 13,15         Discussione

 

h. 13,15 – 15,00         Intervallo Colazione

 

 

Sessione pomeridiana

Chairperson:    Mariela Mejia

 

h. 15,00  - 16,00         Sarantis Thanopulos

                                    L’identificazione isterica, il senso di responsabilità e la costituzione antinomica della

                                    soggettività

 

h. 16,00 – 17,00         Carlo Riggi

                                    Le parole ritrovate

 

h. 17,00 – 18,00         Discussione

 

 

 

h. 18,00 – 18,30         Somministrazione questionario

 

 

 

h. 18,30                      Chiusura lavori

 

 

Presentazione

Il crescente interesse della psicoanalisi verso il “primitivo” e il “pre-edipico” ha comportato una sorta di “desessualizzazione” del linguaggio e delle teorie, come un vero e proprio movimento isterico all’interno della comunità psicoanalitica. L’introduzione del termine “borderline” si è tradotto in una rimozione del termine “isteria”, ed è nel nome del borderline che gli psicoanalisti hanno di fatto cercato l’isterico. 

Negli ultimi anni l’interesse per la sessualità è lentamente riaffiorato. Nuove e stimolanti riflessioni hanno dimostrato che l’isteria è tutt’altro che estinta, è viva e vegeta, presente in molteplici forme cliniche.

La psicoanalisi ha così riscoperto l’isteria, riprendendosi dal proprio oblio.

 

Intervengono

Maria Concetta Sapienza Auteri 

Ordinario FT  SIPP

Annapaola Giannelli 

Associato  SIPP  Coordinatore IdF Catania

Mariela Mejia  

Associato  SIPP

Carlo Riggi 

Ordinario  SIPP

Francesco Spadaro 

Associato  SIPP

Sarantis Thanopulos 

Didatta  SPI

Matilde Vigneri 

Didatta  SPI 

 

Segreteria Scientifica

Mariela Mejia

Annapaola Giannelli

Giulietta Bizzarro

Annamaria Buonincontro

Carlo Riggi

 

Segreteria Amministrativa

Chiara Aletta   tel. 095.534833   cell. 329.4035928   e mail: sippcatania@sippnet.it

 

Quote di partecipazione IVA inclusa

Soci SIPP e SIEFPP               € 70,00

Allievi SIPP e SIEFPP                       € 50,00

Esterni                                               € 80,00

Studenti universitari             € 20,00

 

Modalità di versamento

Con bollettino di conto corrente postale, n. 77061000 intestato a S.I.P.P. Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica – Via Po 102 – 00198 Roma

 

Bonifico bancario intestato a: SIPP Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica

Banca Toscana, Ag. 13 di Roma

Codice IBAN: IT  95 E 03400 03222 000000064501.

 

Prenotazioni alberghiere

La Vetreria Residence Via Grimaldi, 8

Tel. 095.281537   Fax 095.7233156 

Email info@residencelavetreria.com


 

Matilde Vigneri

Le figure dell’isteria

 

All’attuale riscontro pressochè unanime  di una sostanziale eclissi nosografica del termine isteria corrisponde oggi sul piano clinico l’uscita di scena delle grandi forme parossistiche da conversione somatica.

Nel soffermarsi sul significato della scomparsa della denominazione di isteria gli autori si interrogano sulle possibili ragioni di tali indubbie trasformazioni fenomeniche.

La malattia isterica, la cui storia è lunga millenni, fin dai primordi è stata considerata uno stato connesso con la sessualità, con l’eccedenza pulsionale e molto spesso con la sacralità, con il peccato e con il disordine morale, in varie combinazioni in rapporto alle vicende storico-sociali dei diversi tempi. In tal senso possiamo forse considerare l’isteria come una di quelle “sindromi culturali” alla cui morfologia contribuisce sempre il duplice aspetto di uno specifico nucleo endopsichico  e degli assetti socio-culturali che la modellano fornendole una cornice storica ed antropologica. Inscritta nei secoli passati in vesti demoniache e tacciata di stregoneria a ridosso dei grandi poteri inquisitori delle istituzioni ecclesiastiche, elevata alle grandi crisi mistiche del 600, assumeva nei tempi pre-psicologici del giovane Freud l’aspetto pseudo-organico delle crisi mimetiche simil-neurologiche.

Quale che sia la cornice storica del momento, ogni sintomo isterico presenta due facce, una rispondente all’interna scena psichica ed al protagonismo di quanto inconsciamente vissuto come incompatibile e l’altra rispondente ad una precipua caratteristica dell’isteria: una peculiare drammatizzazione in grado di dare ragione del suo “camaleontismo” e della sua tendenza mimetica. La particolare “suggestionabilità isterica” prende forma in una drammatizzazione “concretica” della rappresentazione del mondo interno, scisso fra spinta pulsionale,interdizione ed espiazione, che trova raffigurazione nel reale condizionata dalla trama sociale  coinvolta nell’allestimento scenico.

Se consideriamo i quattro punti cardinali dell’isteria: l’eccedenza emotiva e pulsionale, l’interdizione del desiderio, la disarmonia relazionale e la drammatizzazione scenica del reale, possiamo cercare di comprendere i capisaldi delle attuali figure dell’isteria che sembrano esprimere oggi la dilagante angoscia esistenziale che si impone sul mondo.

Il precipuo connubio isterico conflittuale fra eccedenza eccitatoria  e divieto può avere due destini: lo scaricare della rappresentazione penosa in innervazioni somatiche come difesa di spostamento dell’affettività, scissa dall’Io e simbolizzata in sintomi somatici (la bella indifferenza delle grandi isteriche della borghesia ottocentesca) o l’esitare in angoscia fissata somaticamente, nel caso prevalga la forza dell’interdizione carica di ferocia espiativa. In ognuno dei due casi l’isteria può essere considerata una “malattia per rappresentanza” in cui convergono il conflitto interno e la drammatizzazione somatica. Nella seconda evenienza emozioni simultanei e contrastanti paura, bramosia,delusione, rabbia, implodono coartandosi in un terrificante ed angoscioso avvertimento di catastrofe somatica (le cosiddette crisi di panico). In tale peculiare forma di isteria d’angoscia la pulsione soggetta a rimozione non viene convertita ma scarica sul corpo avvertita come paura di morte, di perdita catastrofica di ogni certezza, di scomparsa di sé. Nel momento attuale sembra che l’isteria si manifesti prevalentemente come isteria d’angoscia, sostenuta da una peculiare forma di “regressione formale” sotto la spinta verso stati di organizzazioni precoci, orali e sadico-anali.

E’ possibile in conclusione riconoscere nelle figure dell’isteria una dimensione antropologica in una cornice corrispondente alle culture in corso ed agli aspetti storici, etici o sociali di cui è sempre rivestito l’ “eros precluso”. Nevrosi collettive, religiose o politiche, e nevrosi individuali si prestano a vicenda strutture e manifestazioni sintomatiche. Le “figure dell’isteria” si conformano secondo grandi avvicendamenti storici, poiché con qualsiasi nome si vogliano chiamare o si mostrino le sue manifestazioni, l’isteria è una forma specifica e passibile di esistenza alla cui comprensione possiamo giungere guardando agli specifici contesti che la modellano.

In tal senso l’isteria più che una malattia  può essere considerata innanzi tutto  come una raffigurazione mimetica di certi aspetti della condizione umana, presente sempre e dovunque. Si potrebbe persino pensare che la sua attuale “scomparsa” risponda di una attuale contingenza umana che vede come drammatiche protagoniste l’assenza e l’ angoscia d’esistere.

Vengono infine proposte alcune esemplificazioni cliniche.

---

 

 

Francesco Spadaro

La terapia di una paziente isterica: da Freud a Lichtenberg.

 

A distanza di più di cento anni dai primi studi psicoanalitici sull’isteria di Freud (Breuer J e Freud S, 1893), che hanno cambiato definitivamente l’inquadramento nosografico di questa patologia psichica svelandone l’ eziologia e la patogenesi psicodinamica, e considerata la storia del pensiero psicoanalitico,  che da questi studi origina, e l’evoluzione della tecnica, risulta assai difficile riferire qualcosa di nuovo su questo disturbo, che per l’appunto rimane uno dei più studiati. Piuttosto recentemente, è stato affermato con chiarezza da qualche autore (Britton,  2003) come la pulsione erotica sia meno rilevante della pulsione di morte nella eziopatogenesi della patologia, e dunque nella sua cura. In questo lavoro, a partire da un caso clinico, si individuano gli elementi fantasmatici  inconsci tipici dell’isteria, dal conflitto al transfert erotico, alla bisessualità (Freud, 1905), come anche la dimensione aggressiva (Britton 2003) e si evidenziano quei fattori che per l’autore sembrano essere stati determinanti per l’evoluzione personale della paziente, nonché per la remissione sintomatologica: tra questi,  il ridimensionamento delle cariche di aggressività, la necessità del riconoscimento del transfert erotico, nonché il passaggio e lo sviluppo nella paziente di quello che Lichtenberg chiama lo “spirito di ricerca”.

---

 

 

Sarantis Thanopulos

L'identificazione isterica,  il senso di responsabiltà e la costituzione antinomica della soggettività.

 

La separazione dalla madre è sempre per il bambino, soggetto in via di costituzione, mutilazione di sé: rinuncia necessaria a parte di ciò che si è stati (o si è illusi di essere) con il decisivo sostegno dell'identificazione originaria con la madre. Di fronte ad una situazione nella quale l'apparizione dell'altro lo mutila  di una parte di sé, il bambino recupera in termini di avere ciò che ha perso in termini di essere.

Al desiderio possessivo del bambino è la soggettività della madre, che gliela fa appariretroppo autonoma dal suo desiderio di averla. Perché ciò che il bambino rivolge alla madre è un amore passionale, privo di qualsiasi preoccupazione nei suoi confronti, che non sia un possesso senza limiti. E', tuttavia, questa passione a far scoprire al bambino che ciò che detesta nella madre, cioè l'autonomia e l'autodeterminazione come espressione della sua soggettività, è proprio ciò che la rende viva e desiderabile. La passione incontra qui il senso di responabilità: l'esigenza di rispettare la soggettività dell'oggetto del desiderio. La condizione antinomica della passione, che trova in quello che le si oppone e la minaccia la condizione della sua permanenza, è la radice prima della costituzione antinomica della soggettività.

L'alterità di un soggetto "non me" crea una situazione paradossale: questo "non me" è fatto della stessa sostanza del  "me", è un'altro che è  insieme il simile per eccellenza. La presenza di una soggettività altra  informa la psiche del  bambino sul fatto che la sua "materia" trascende i confini della sua personale esistenza. Dislocato dall'esperienza illusoria dell'unicità,che caratterizzato la fase inizialissima della sua vita, il soggetto scopre che la presenza dell'altro è necessaria per la costituzione compiuta del senso della sua esistenza. La costituzione antinomica della soggettività prende forma nell'oscillazione permanente tra senso di appartenenza e affermazione della propria particolarità che ha il suo asse portante di questa struttura è l'identificazione isterica.

L'identificazione isterica costituisce l'altro come altro di sé , figura intermedia  tra e altro da sé. L'identificazione isterica è un tipo di relazione con l'altro (riconosciuto come soggetto diverso da sé) che è, al tempo stesso, identificazione (l'altro come espressione di una parte di sé). Questo tipo di relazione-identificazione fa sì che il bambino possa vivere se stesso nei panni dell'altro, estendendo i confini della sua esistenza in modo da renderla eccentrica per sempre al nucleo  indifferenziato della propria originaria identità.

---

 

 

Carlo Riggi

Le parole ritrovate

 

Riscoprire l’isteria è celebrare il ritrovato connubio tra la parola e il corpo. La psicoanalisi, che da questo connubio è nata e ne è così fortemente caratterizzata, ha rischiato di apparire “isterica” quando ha rinunciato alla sua “malattia originaria”. Molti pazienti diagnosticati oggi come borderline o come psicotici sono in realtà degli isterici. È la natura stessa del paziente isterico a indurci all’equivoco, visto che la sua peculiarità di vivere nel desiderio dell’Altro lo spinge ad adattarsi mimeticamente alle richieste dell’ambiente, compresi i terapeuti che li hanno in cura.

La conversione è il tratto precipuo dell’isteria ed è il frutto del malfunzionamento della simbolizzazione e di una rimozione solo parzialmente riuscita. Nell’isteria la capacità di simbolizzare non è del tutto compromessa, quel che è disturbata è la funzione narrante, la capacità di ricostruire il senso dell’esperienza, e dunque la possibilità di vivere il proprio dolore, trasformandolo in modo creativo, rinarrandolo, senza ritrovarlo continuamente nell’immaginario o nella realtà. Il difetto simbolico nell’isterico si esprime in una doppia direzione: quello di un corpo che non trova le parole e opera una conversione rappresentando su se stesso l’affetto inconscio che preme dal rimosso, e quello della parola che non riesce a raccontare. Si tratta di una disfunzione dell’après coup: la parola non è in grado di rappresentare ma solo di ripresentare tautologicamente il trauma. Si verifica una precipitazione verbale, uno scadimento della parola che viene utilizzata in modo stereotipo e vuoto. Nelle sedute psicoanalitiche, le libere associazioni dell’isterico cominciano frequentemente ad assolvere una funzione sessuale, poiché le formulazioni del paziente evocano tematiche di eccitamento che terminano in un orgasmo isterico. Il corpo sessuato dell’isterico è stato sostituito dal linguaggio, ed è attraverso il discorso che l’isterico sente che la sua vita  erotica è stata formulata chiaramente e incontrata dall’altro.

La cura analitica può essere intesa come uno “spazio isterico intermedio”, una sorta di riattivazione sperimentale dell’isteria indirizzata dall’uso del controtransfert. L’analista dovrà accompagnare il paziente dal predominio esclusivo dell’immaginario verso il pieno possesso e utilizzo delle capacità simboliche, in un campo di relazioni mediate dal linguaggio. Potrà farlo solo calandosi nel suo teatro dell’immaginario e animando in scena i personaggi nuovi  che si costituiscono a partire dalla propria relazione col paziente, aiutandolo a ritrovare nel transfert il senso del trauma originario, ripercorrerlo, rinarrarlo attraverso la relazione con l’analista, lasciandosi coinvolgere nel transfert ma anche sottraendosene rigorosamente attraverso l’interpretazione, che segnali in ogni momento utile la rispettiva posizione dei personaggi nel campo. Vengono proposte alcune esemplificazioni cliniche.

---

 

 

Cesena,  16.05.2009 "GLACIAZIONI, ATMOSFERE E CLIMI NELL'ESPERIENZA PSICOTICA"; Sede: ARPA VIA UBERTI 53 CESENA (FC) 47023; Info:  DIONIGI.C@TIN.IT ; Fees= euro 60,00

16 MAGGIO 2009

 

 “GLACIAZIONI, ATMOSFERE E CLIMI NELL’ESPERIENZA PSICOTICA

 

Docente:  Dott. Giuseppe Maffei

 

  • Libero docente in psichiatria, ha studiato presso l’Università di Pisa.
  • E’ membro dell’Associazione Italiana per lo studio della Psicologia Analitica (A.I.P.A) e dell’International Association of Analytical Psychology.
  • Lavora privatamente a Lucca e collabora alle attIvità del Centro di Igiene Mentale dell’Amministrazione Provinciale di Pisa.
  • E’ redattore della Rivista di Psicologia Analitica, del Giornale Storico di Psicologia Dinamica, di Dalla parte dei bambini e di Psicoanalisi e metodo;
  • ha pubblicato
    • nel 1969 un volume sui tics, nel 1977 Il mestiere di uomo. Ricerca sulla psicosi (Marsilio Editori),
    • nel 1986 I linguaggi della psiche (Bombiani).  

 

 

 

L’incontro è inserito nel contesto degli Spazi di Formazione della Associazione ARPA e fa parte di una serie di seminari che affrontano il tema dei linguaggi della cura psicoanalitica.

 

 

Ogni seminario è strutturato in due parti:

 

-   al mattino il relatore affronta e descrive le tematiche proprie del seminario da un punto di vista teorico

 

-   al pomeriggio uno dei partecipanti presenta un caso clinico che viene trattato in supervisione in gruppo dal relatore. Viene consegnata ad ogni partecipante una breve descrizione del paziente e la trascrizione di alcune sedute. Il gruppo viene coinvolto dal relatore nella discussione circa la conduzione del trattamento alla luce anche delle problematiche trattate durante l’incontro della mattinata.

 

------- o ------- O ------- o -------

 

 

TRACCIA DEL PROGRAMMA (a cura del responsabile del programma formativo Dr. Raffaele Dionigi)

 

SPAZI DI FORMAZIONE

2008/2009

 

LA PSICOPATOLOGIA COME PAESAGGIO

 

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo.

Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli, di persone.

Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”.

(Jorge Luis Borges)

 

“Il volto è questo tesoro irripetibile che ciascuno offre al mondo. Ed è esattamente in termini di offerta, o di apertura, che bisogna parlare del volto. Perché il mistero e la bellezza di un volto, in fin dei conti, possono essere compresi e rivelati soltanto da altri sguardi, o per mezzo di un’altra luce. A tal proposito, riflettiamo su questa bella parola francese visage [volto]. Essa ci suggerisce un paesaggio [paysage] che si concede e si dispiega e, insieme con questo dispiegarsi, l’idea di un essere faccia a faccia [vis-à-vis]”.

(François Cheng)

 

Al di là di ogni discorso nosografico o classificatorio, la psicopatologia come discorso, parola del pathos, può essere concepita come un paesaggio, anzi meglio come l’insieme di più paesaggi stratificati e multiformi che costituiscono lo sfondo che rende leggibile l’esperienza della persona nel suo personale registro espressivo.

Dai paesaggi congelati, dalle glaciazioni (Resnik) del mondo psicotico, ai deserti aridi e senza vita della depressione, dai territori di confine del borderline al mondo meccanico dell’ossessivo, ogni paesaggio disegna più quadri, finestre da cui leggere mondi interiori e dialogare con essi.

Climi ed atmosfere, turbolenze e passaggi a volte improvvisi e violenti, sfondi in cui l’esperienza soggettiva e personale si colloca a volte mimetizzandosi e perdendosi, a volte stemperandosi e sciogliendosi spesso in cerca di un luogo in cui collocarsi e sentirsi.

Il mondo diviene teatro, spazio in cui proiettare sé stessi o parti di sé.

“L’esperienza mi ha mostrato, scrive Salomon Resnik in Delirio e quotidianità, che le proiezioni o identificazioni proiettive nel paesaggio mondano non sono mai del tutto casuali, c’è sempre una specificità spontanea e inconscia rispetto ai luoghi e agli istanti della proiezione.

C’è una intenzionalità del frammento di realtà spezzettato e rigettato nel mondo, ad esempio, come già segnalato, un sentimento arborescente cercherà un albero o una foresta, un sentimento acquoso abbondante, un piangere tempestoso cercherà un mare, una tempesta”.

Come leggere i segnali, la semantica di ogni singolo paesaggio? Come avvicinarsi ad esso mantenendo quell’ “etica dei confini” che non invade ma ascolta ed attende?

Forse solo attraverso una estetica dell’incontro si rende possibile decifrare qualcosa, sentire le parole ed i gridi prima congelati.

 

 

Chieti, 9.05-7.11.2009 "LA CLINICA PSICOANALITICA"; Info: segreteria@apascuola.it ; Fees= euro 300,00

GIORNATE DI STUDIO

 

“LA CLINICA PSICOANALITICA”

 

CHIETI

9 MAGGIO , 6  GIUGNO, 20 GIUGNO, 26 SETTEMBRE, 7 NOVEMBRE 2009

 

Anfiteatro Palazzina delle Scuole di Specializzazione ( S.E.B.I. )

Università “ G. D’Annunzio “ di Chieti-Pescara, Via Dei Vestini.

 

EVENTI  ECM  RICHIESTI  PER PSICOLOGI E MEDICI

 

SABATO 09  MAGGIO 2009

 

Ore 14.00 –  Registrazione Partecipanti - Firma Entrata.

                                                                               

Ore 15.00 –  Chairman: Filippo Maria FERRO

                                      

Interventi:

                             Eugenio BORGNA:"Le emozioni  in psichiatria".

                            

 

Ore 19:00 – Discussant: Mario FULCHERI

 

Ore 20:00 – Chiusura dei lavori. Firma Uscita.

 

SABATO 6 GIUGNO 2009

 

Ore 14.30 –  Firma Entrata.

                                                                               

Ore 15.00 –  Chairman: Raffaela ARBAN                                      

Interventi:

                             Alessandro BRUNI: “Relazione contenitore - contenuto invertita ”

                            

Ore 19:00 – Discussant: Maria ORLANDI SCATI

 

Ore 20:00 – Chiusura dei lavori. Firma Uscita.

 

 

 

 

 

 

SABATO 20 GIUGNO 2009

 

Ore 14.30 –  Firma Entrata.

                                                                               

Ore 15.00 –  Chairman: Guido D’INNOCENZO                                      

Interventi:

                             Franco DE MASI: “Alcune considerazioni su violenza e distruttività”

                            

Ore 19:00 – Discussant: Elsa HEIN - ALOCCO

 

Ore 20:00 – Chiusura dei lavori. Firma Uscita.

 

SABATO 26 SETTEMBRE 2009

 

Ore 14.30 –  Firma Entrata.

                                                                               

Ore 15.00 –  Chairman: Maria ORLANDI SCATI                                        

Interventi:

                              

                               Salomon RESNIK: “La clinica del transfert”

                            

Ore 19:00 – Discussant: Filippo Maria FERRO

 

Ore 20:00 – Chiusura dei lavori. Firma Uscita.

 

SABATO 7 NOVEMBRE  2009

 

Ore 14.30 –  Firma Entrata.

                                                                               

Ore 15.00 –  Chairman: Barbara CUPELLO CASTAGNA

                                      

Interventi:

                                   Luisa CARBONE TIRELLI: “La pubertà tempo di rapide trasformazioni considerazioni         

                                                                                           teoriche e tecniche di intervento psicoterapeutico. ”

                                  

 

Ore 18.30 – Discussant: Giustino GALLIANI

 

Ore 19.00  – Chiusura dei lavori. Questionario ECM.

 

Ore 20:00 – Firma Uscita.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTENUTI

 

Nella clinica psicoanalitica l’espressione definisce il processo che si attiva nell’incontro dello psicoanalista con l’analizzando: processo che si sostanzia dei contributi di entrambi i partners e che è connotato  dai rispettivi vissuti transferali e controtransferali.

Questa relazione – processo si sviluppa in uno spazio condiviso “il setting” che favorisce “le premesse indispensabili per una intesa che si proietta nel futuro”.

Nella evoluzione della tecnica e della teoria la clinica psicoanalitica ha mantenuto delle invarianti che ne costituiscono i pilastri: il setting, il transfert, il controtransfert.

Il setting non va inteso solamente come lo spazio – luogo fisico della analisi, ma soprattutto come l’assetto mentale dell’analista cioè come capacità di entrare in una relazione empatica con l’altro, basata sull’ascolto simultaneo della comunicazione dell’analizzando e di quanto questa attivi nel proprio spazio intrapsichico (verticale) in termini di emozioni e affetti: in sintesi la capacità di essere in contatto con la propria verticalità.

Il vertice teorico di riferimento prescelto, oltre agli strumenti teorici, tecnici e clinici dell’intervento psicoanalitico, è costituito dalla linguistica strutturale descrittiva e dalla filosofia del linguaggio.

L’analisi è focalizzata sugli enunciati degli analizzati all’interno del setting analitico, allo scopo di individuare le invariabili delle diverse patologie, pur nel presupposto che le varie psicopatologie assumono forme e manifestazioni diverse nei singoli individui.

Questo convegno si articolerà su i vari apporti clinici, adatti ad esprimere le difficoltà che deve affrontare l’analista sia nella consultazione e nella prassi clinica, e la sua possibilità di usufruire o meno di altri strumenti; come può usarli, quali vantaggi e/o svantaggi essi propongono, relativamente a “quel caso clinico”.

 

Roma,  16.05.2009 ": PSICHIATRIA E PSICOANALISI: IL TRATTAMENTO DI UNO SCHIZOFRENICO ATTRAVERSO LO PSICODRAMMA PSICOANALITICO INDIVIDUALE"; Sede: A.I.PSI. - P.ZZA BUENOS AIRES 5; Info: mc5009@mclink.it ; Fees= euro 25,00

CURRICULUM ED ABSTRACT

 

 

CURRICULUM PROF. GIBEAULT

 

Filosofo, psicologo e psicoanalista, Alain Gibeault è membro della Società Psicoanalitica di Parigi e Direttore del Centro di Psicoanalisi e Psicoterapia Evelyne e Jean Kestemberg (Associazione di Salute mentale della tredicesima Circoscrizione di Parigi). Ha avuto un ruolo importante sulla scena internazionale, in particolare come Presidente della Federazione Europea di Psicoanalisi (1995-1999) e Segretario Generale della Associazione Psicoanalitica Internazionale (I.P.A.; 2001-2003). A questo titolo, ha contribuito allo sviluppo della psicoanalisi nell’ Europa dell’Est, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e soprattutto in Russia, dove ha partecipato, in collaborazione con un collega russo, Andrei Rossokhin, all’edizione russa di una Antologia della Psicoanalisi Contemporanea, sotto l’egida dell’I.P.A.

Alain Gibeault è stato nominato Professore Onorario dell’Università Statale Lomonossov di Mosca.

Conosciuto per le sue importanti ricerche sulla simbolizzazione (lavoro presentato nel Congresso degli psicoanalisti di lingua francese del 1989, pubblicato in Revue Française de Psychanalyse n.6), Alain Gibeault ha pubblicato numerosi lavori sulle soluzioni e sui meccanismi psichici, soprattutto nel funzionamento dei pazienti psicotici (Psychanalyse et Psychose. Centre de Psychanalise et psichothérapie E. & J. Kestemberg, Associazione della salute mentale di Parigi, 13° Circoscrizione, 2003-2006), sulla teoria e la tecnica dello psicodramma psicoanalitico individuale, sulle rappresentazioni grafiche della Preistoria (Psychanalise et Préhistoire, sotto la direzione di F. Sacco e G. Chauvet, Edizioni Delachaux et Niestlé, 1998).

Nel 2009 pubblicherà un libro su “I destini della simbolizzazione” (Presses Universitarie de France, Collection Le Fil Rouge).

 

 

ABSTRACT

“Il trattamento di uno schizofrenico attraverso lo psicodramma psicoanalitico individuale”

Il trattamento psicoanalitico di un omicida schizofrenico nel contesto di un servizio di psichiatria (Associazione della Salute Mentale dell 13° Circoscrizione di Parigi) illustra le condizioni terapeutiche ottimali per sviluppare un cambiamento psichico costante. La possibilità di un trattamento psichiatrico continuo (ricovero e terapia farmacologia) e di utilizzare lo psicodramma psicoanalitico individuale ha permesso a questo paziente schizofrenico di elaborare i processi di dissociazione o di scissione dell’Io, che avevano aperto la porta tanto alla proiezione delirante quanto alla violenza agita in un comportamento omicida.

Alcuni frammenti di filmati del primo colloquio con questo paziente e alcune sedute di psicodramma illustreranno questa avventura terapeutica che rende possibile la prevenzione delle recidive distruttive in questi stati psicotici gravi.

 

Roma,  3.04-8.05.2009 "PSICOFARMACI E PSICOTERAPIA: UN APPROCCIO INTEGRATO"; Sede: ISTITUTO ROMANO DI PSICOTERAPIA PSICODINAMICA INTEGRATA - C.SO VITTORIO EMANUELE II 305 - ROMA; Info:  segreteria@smorrl.it ; Fees= euro 120,00

Il Corso di formazione, rivolto a 25 psicologi e medici psicoterapeuti, si svolgerà in tre incontri dal 3 aprile all’ 8 maggio 2009, presso l’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata - Corso Vittorio Emanuele II 305, 00186 Roma.

Si tratta dell’esposizione, dedicata a psicologi clinici e medici, di un metodo nuovo per integrare le conoscenze psicodinamiche e quelle neuroscientifiche, allo scopo di ottenere un effetto potenziato nell’intervento sui disturbi mentali. Vuole essere un modo attuale di intendere la Psicoterapia, ovvero un metodo di lavoro che richiede la collaborazione del paziente e pone al centro dell’intervento la relazione terapeutica. L’integrazione di aspetti biologici e psicologici offre l’opportunità di completamento delle conoscenze alle due categorie professionali interessate: medici e psicologi. Il corso agile, composto di tre lezioni di 5 ore ciascuna, vuole sensibilizzare i partecipanti e offrire loro un’impostazione di base per esercitare la prassi di psicoterapia e applicarla nei diversi campi di intervento clinico, sia in ambiente pubblico, sia in ambiente privato.

 

PROGRAMMA DEL CORSO

 

 

3 aprile 2009              GENERALITA’  SUGLI PSICOFARMACI

 

09.00 – 10.00             Fondamenti di Neurofisiologia

Dott. G. Lago - Dott.ssa M. P. Zerella

10.00 - 11.00              Classificazione degli psicofarmaci

Dott. G. Lago - Dott.ssa M. P. Zerella

11.00 – 11.30             Discussione

                                   Dott. G. Lago

11.30 - 12.30              Il concetto di integrazione in psicoterapia

Dott. G. Lago

12.30 - 14.00              Lo psicoterapeuta e l’orientamento diagnostico in psicoterapia integrata

Dott. G. Lago

 

 

24 aprile 2009            APPLICAZIONE DEGLI PSICOFARMACI IN PSICOTERAPIA INTEGRATA

 

09.00 – 10.00             Generalità e applicazioni cliniche degli ansiolitici

Dott. S. Martellotti

10.00 – 11.00             Generalità e applicazioni cliniche degli antidepressivi

                                   Dott. S. Martellotti

11.00 – 12.00             Generalità e applicazioni cliniche degli antipsicotici

Dott.ssa M. P. Zerella

12.00 – 12.30             Discussione

                                   Dott. G. Lago

12.30 – 14.00             Role playing: presentazione di casi clinici a cura di allievi e discussione

                                   Dott. G. Lago – Dott. S. Martellotti

 

 

 

 

 

8 maggio 2009          APPLICAZIONI DELLA PSICOTERAPIA INTEGRATA CON GLI PSICOFARMACI

 

09.00 – 10.30             Psicoterapia integrata nelle psicosi e nei disturbi di personalità

Dott. G. Lago

10.30 - 11.30              Psicoterapia integrata nelle nevrosi

Dott. G. Lago

11.30 – 12.00             Discussione

                                   Dott. G. Lago

12.00 – 13.30             Role playing: presentazione di casi clinici a cura di allievi e discussione

Dott. G. Lago

 

 

13.30 – 14.00             Esame finale

 

 

 

 

Verona, 28.02-23.05.2009 I SEMINARI DEL POST CONVEGNO “I LUOGHI DELLA VIOLENZA” “DOPO IL CONVEGNO”: SEMINARI DI STUDIO E APPROFONDIMENTO CLINICO; Info: antecchi@reprint.it Fees= euro 200,00

I seminari del post convegno “I luoghi della violenza”

“Dopo il convegno”: seminari di studio e approfondimento clinico

    Verona 28 febbraio - 28 marzo - 04 Aprile - 23 maggio - 2009

Come ogni anno, l’associazione Itinerari Psicoanalitici si propone di approfondire le tematiche presentate al convegno e di fornire ai colleghi uno spazio di ricerca e di scambio di materiale clinico in un percorso che consente di integrare conoscenze teoriche e pratica clinica. Il tema del convegno dell’11 ottobre 2008 era incentrato sui luoghi, psichici e non, della violenza. Le relazioni e la discussione molto animata che ad esse è seguita  hanno aperto molte domande ai quali i seminari clinici pensano di poter rispondere. ”Quali le forme di violenza e distruttività sono suscettibile di una elaborazione mentale?” “Quale l’apporto della psicoanalisi e comunque, della psicologia dinamica alle forme di violenza familiare? “E’ possibile riconoscere le forme di sofferenza e rendere rappresentabili alla mente di soggetti ritenuti a lungo  incompatibili con la cura psicologica?”quali gli adattamenti della tecnica?”

La necessità di riflettere insieme e di trovare sia aggiornamenti teorici sia risorse della mente e affettive rispetto ad argomenti così coinvolgenti ci ha  fatto pensare di continuare il lavoro con alcuni dei relatori del convegno,privilegiando lo studio di testi specifici e  il lavoro sul campo con i casi clinici.

I seminari sono stati previsti comprensivi di un dibattito sul tema proposto e già in parte conosciuto dai partecipanti attraverso le letture indicate (due ore e trenta)e di un lavoro di discussione e supervisione di materiale clinico (tre ore e trenta).

Gli incontri in calendario sono quattro.

  • 28 febbraio 2009 dott.ssa  Maria Rita Colucci

"Il maltrattamento e l’abuso ai minori in famiglia e l'intervento clinico”.

·        28 marzo 2009     dottor Piero Roberto Goisis

“Riflessioni lungo il sottile crinale tra fare e farsi del male”

  • 04 aprile 2009 dottor Franco De Masi

“Psicodinamica delle condotte autodistruttive nella clinica psicoanalitica”

 

  • 23 maggio 2009 dott.ssa Maria Silvana Patti

“ Indicatori di violenza e dissociazione nei reattivi psicodiagnostici”

 

I seminari di aggiornamento si svolgeranno il sabato mattina e avranno la durata di cinque ore, dalle 9.00 alle 11.30 (intervallo 10 minuti) dalle 11.40 alle 14.10. Il numero di partecipanti è limitato (max 40). L’associazione si riserva degli incontri preliminari di preparazione del materiale clinico, in modo che i seminari possano risultare più efficaci, soprattutto sul piano dello scambio fra colleghi.

Costo complessivo del seminario: 200 euro. Per specializzandi (Psicologi e medici) la metà.

ABSTRACTS DEI LAVORI

dott.ssa  Maria Rita Colucci

Il maltrattamento e l'abuso intrafamiliare nei confronti dei minori: tipologia, dinamica e caratteristiche del fenomeno, visto come una forma di sofferenza della genitorialità e della famiglia. Conseguenze psicologiche psicologiche sui minori. Il problema della presa in carico: la rete dei servizi e delle istituzioni e la costruzione di una compliance; contesto spontaneo e contesto coatto.La "valutazione terapeutica" ed il trattamento. Cenni sull'accertamento in ambito peritale
Presentazione di casi clinici.

dottor Piero Roberto Goisis

Nella storia di ogni individuo che arriva a compiere atti lesivi contro la propria o l'altrui persona e' possibile ritrovare ed individuare degli elementi anamnestici specificii. La vera sfida e' cercare di capire cosa e perche' porta l'individuo in una direzione piuttosto che nell'altra, quali sono gli elementi in comune, quali quelli che determinano e differenziano i due comportamenti. Questi temi verranno trattati sia sul versante delle storie cliniche, sia su quello delle ricadute controtransferali

 

dottor Franco De Masi

Analizzando i casi di pazienti gravi ( anoressici, tossicomani borderline e psicotici) è di comune riscontro l'azione di condotte auto-distruttive che non sono accompagnate da una concomitante angoscia. Mancando questo segnale l'individuo perde la possibilità di proteggersi e salvaguardare la vita psichica o fisica. Accompagna questi stati psichici una particolare forma di eccitamento mentale. Il seminario intende individuare il percorso delle condotte autodistruttive,  descrivendo le operazioni silenziose   delle strutture distruttive  che prendono spesso l'avvio da particolari  traumi infantili.

 

dott.ssa Maria Silvana Patti

L’incontro sarà finalizzato all’evidenziazione degli indici di violenza, di maltrattamento e dissociazione rilevati dai test psicologici, in particolare dal test di Rorschach e dai reattivi narrativi. Verranno presentati anche dei questionari specifici del tipo self report.  Il seminario si baserà essenzialmente sulla discussione di casi clinici (ai quali è stata applicata una batteria di test) attraverso il confronto con i partecipanti.

 

Milano,  4.04-13.06.2009 SEMINARI DI PSICOTERAPIA DELL'ETÀ EVOLUTIVA (TRAUMA E ABUSO); Sede: SEDE A.S.P. - MILANO, VIA PERGOLESI 27 ; Info: direttivo.asp@libero.it Fees= euro 100,00

 

 
Milano, 22.04-24.06.2009 "LE RELAZIONI PRECOCI: PSICOANALISTI, GENITORI E FIGLI DA 0-5 ANNI (VALLINO, MAGGIONI, NACINOVICH – C2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it Fees= euro 160,00

Le relazioni precoci: psicoanalisti, genitori e figli da 0-5 anni

(Vallino, Maggioni, Nacinovich – C2009)

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  22 aprile 2009
Titolo
: La relazione precoce nei primi  incontri dell’analista coi genitori e il bambino/a:la Consultazione Partecipata

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Vallino

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Vallino

 

***


Giornata 2: 
27 maggio  2009
Titolo
: Il bambino “ non visto ” e i suoi genitori

 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Vallino,
Maggioni

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Vallino,
Maggioni

 

***

 

Giornata 3:  24 giugno  2009
Titolo:
La relazione precoce in Patologia Neonatale,  nel follow-up, nel lavoro clinico istituzionale

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Vallino, Nacinovich

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Vallino, Nacinovich

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

 

 

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

La relazione precoce ha un riferimento preciso all’età del bambino, tra 0-5 anni, la cui realtà psichica e comunicazione non-verbale si esprime con il comportamento, con gesti, con movimenti del corpo e con manifestazioni somatiche .

Nel nostro lavoro di psicoanaliste  di bimbi in età pre-scolare abbiamo sperimentato la necessità di  accertare il livello della sofferenza del bambino, comprendere se già si manifesta con una  sintomatologia precisa e ipotizzare un intervento utile. Portare l’attenzione dei  genitori su quanto il loro bambino comprende dei loro desideri e delle loro richieste è indispensabile per produrre un’evoluzione  della situazione familiare e ridurre il disagio del bambino. Il setting della relazione precoce comporta un definito numero di incontri variabile a seconda che si tratti di una consultazione o di una terapia. Le modifiche del setting avvengono  in funzione della comprensione  del vissuto del bambino da parte  dei genitori, del miglioramento  del bambino e dell’emergere degli aspetti inconsci della relazione familiare.

 

 

 

 
Milano, 29.04-17.06.2009 "LAVORARE CON PATOLOGIE GRAVI: FUNZIONI DI HOLDING, CONTENITORE-CONTENUTO, CONTENIMENTO (A. FERRUTA – C2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it Fees= euro 160,00

Lavorare con patologie gravi: funzioni di holding, contenitore-contenuto, contenimento (A. Ferruta – C2009)

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  29 aprile 2009
Titolo
: Lavorare con patologie gravi: funzioni di holding, contenitore-contenuto, contenimento

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Ferruta

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Ferruta

 

***


Giornata 2: 
20 maggio  2009
Titolo
: Lavorare con patologie gravi: funzioni di holding, contenitore-contenuto, contenimento

 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Ferruta

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Ferruta

 

***

 

Giornata 3:  17 giugno  2009
Titolo:
Lavorare con patologie gravi: funzioni di holding, contenitore-contenuto, contenimento

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Ferruta

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Ferruta

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

 

 

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Il termine e il concetto di holding, introdotto da Winnicott, si è diffuso nell’uso corrente, fino al punto di perdere la sua specificità e il suo potenziale terapeutico.

Utilizzando anche la puntualizzazione che ne fa Thomas Ogden - che differenzia le due funzioni, approfondite l’una da Winnicott (holding) e l’altra da Bion (rapporto contenitore-contenuto), come “due vertici di osservazione dai quali considerare l’esperienza emotiva” - la conferenza propone di approfondire il significato e la patologia di queste funzioni mentali, ricollocandole all’interno dei processi che presiedono alla formazione dell’apparato psichico e nelle vicende relazionali nella stanza di analisi, che permettono una crescita psichica. Vengono proposte esemplificazioni cliniche relative ai disturbi di queste funzioni e alla tecnica con cui affrontarle: situazioni di “grasping” (consiste nello svolgere la funzione di tenersi in mente attivamente da soli); esempi clinici di patologie della funzione contenitore-contenuto (Tenuta nel collasso dell'io; Liberare da un contenitore imprigionante; L'alternativa offerta dalla struttura del doppio; Funzione quotidiana di evacuazione e sollievo della mente; L'imitazione come dipendenza dalla funzione svolta da un altro; Offrire un oggetto trasformativo). Si prendono infine in esame situazioni in cui queste due funzioni mentali falliscono e il terapeuta si trova di fronte all’esperienza di ricorrere a un contenimento agito.

 

 

 

 
Firenze, 18.04.2009 "APPLICAZIONI CLINICHE DELLA TEORIA DELL'ATTACCAMENTO NELLA VALUTAZIONE E NELLA PSICOTERAPIA"; Sede: FIRENZE - SALA DEL CHIOSTRINI DEL CONVENTO DI SAN MARCO, VIA DELLA DOGANA 9R; Info: gioiagorla@tin.it  Fees= euro 60,00

Associazione Italiana per la Psicologia Clinica e la Psicoterapia

www.aipcp.it

 

Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento nella valutazione e nella psicoterapia

Grazia Attili, Università di Roma “La Sapienza”

Firenze -  Convento di San Marco, Sala del Chiostrini, via della Dogana 9/r

Sabato 18 aprile 2009, ore 9.00-18.00

 

 Ore  8.30                 Registrazione dei partecipanti

 Ore  9.00-10.oo      Relazione   La teoria dell’attaccamento  in una  prospettiva  etologica

 Ore  10.oo-11.00     Relazione    Il ruolo di una figura di  attaccamento che fornisca una “base sicura”

                                                          nella costruzione della mente

 Ore  11.oo-12.oo      Relazione   Tipologie di attaccamento e stili di accudimento nelle famiglie                                                                    

                                                         problematiche: fattori di rischio ed esiti disfunzionali

 Ore  12.oo-12.30     Dibattito

 Ore 12.30-13.30     Relazione  Modelli operativi interni e trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento

 Ore  14.oo-15.00     Relazione   I compiti dello psicoterapeuta secondo le indicazioni di Bowlby

 Ore  15.00-16.00    Relazione  I principali strumenti di valutazione e di diagnosi  dell’attaccamento   

                                                        normale  e patologico

Ore  16.00-17.00     Relazione   Il Separation Anxiety Test (SAT) nella revisione di Grazia Attili:  esempi

                                                          clinici della sua applicazione ad adulti e bambini

Ore  17.00-17.30     Dibattito

Ore  17.3o-18.00     Compilazione dei questionari ECM e chiusura dei lavori

 

   Nel bicentenario della nascita di Darwin(1809-1882) la AIPCP ha invitato Grazia Attili, docente presso l’Università “La Sapienza”di Roma, ad illustrare la teoria dell’attaccamento di John Bowlby nei suoi legami con la teoria evoluzionistica che ha rivoluzionato la scienza moderna. La professoressa Attili illustrerà gli studi da lei condotti per la valutazione della qualità dell’attaccamento e dei fattori di rischio per l’evoluzione della personalità. Presenterà inoltre le sue proposte  per una particolare applicazione della teoria dell’attaccamento all’’interpretazione dei disturbi mentali e della condotta e nella pratica clinica.

 

Quote di partecipazione, da versare sul ccp n.68829548 intestato a AIPCP

 

Soci AIPCP:  partecipazione gratuita

Non Soci:  € 60.00  IVA compresa

 Studenti, Tirocinanti e Specializzandi, con documento :  € 30.00   IVA compresa                                                                                       

 

 

 

Verrà rilasciato, a richiesta, attestato di partecipazione

Sono stati richiesti i crediti ECM per psicologi e medici psicoterapeuti

Prenotazioni e informazioni: 055 471840 (ore 9-11; 20-21) oppure info@aipcp.it

 

 

 

Giornata di Studio

 

Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento nella valutazione e nella psicoterapia

Firenze, 18 aprile 2009

 

Docente: Grazia Attili, Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Università di Roma “La Sapienza”

 

 

Abstract

 

     In questa giornata di studio verranno fornite conoscenze teoriche e pratiche e strumenti di valutazione per affrontare le disfunzionalità individuali e delle famiglie problematiche, prendendo spunto dalla teoria dell’attaccamento di John Bowlby.

            Verrà presentata la storia della formulazione della teoria dell’attaccamento, evidenziando in particolare le sue matrici etologiche, con riferimento ai debiti che lo stesso Bowlby riconobbe verso gli esperimenti di Konrad Lorenz e di Robert Hinde. Sii mostrerà così in che modo una figura di attaccamento che fornisca una “base sicura” contribuisce alla costruzione della mente secondo un programma evoluzionistico.

            Saranno poi illustrate le tipologie dell’attaccamento nella prima e nella seconda infanzia e il loro collegamento con i diversi stili di accudimento dei genitori all’interno di famiglie più o meno problematiche. Sarà illustrato il costrutto di trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento e verrà mostrata la continuità nello sviluppo dei modelli operativi interni dell’attaccamento dall’infanzia all’età adulta.

            Passando alle applicazioni cliniche, verranno proposte le indicazioni di Bowlby sui compiti di un terapeuta per una psicoterapia centrata sull’attaccamento. Verranno infine illustrati i principali strumenti di valutazione e di diagnosi dell’attaccamento normale e patologico. In particolare sarà presentato il Separation Anxiety Test (SAT) nella versione modificata da Grazia Attili (2001), di cui verrà mostrato il sistema di scoring e l’applicabilità ad adulti e bambini.

 

 

 
Milano, 8.04-17.06.2009 "DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELLA RELAZIONE PATOLOGICA NEI DISTURBI POST-TRAUMATICI: DALLA STABILIZZAZIONE ALLA CURA"; Sede: A.R.P. STUDIO ASSOCIATO - PIAZZA S. AMBROGIO 16, 20123;  MILANO; Info:  arp@arpmilano.it Fees= euro 400,00.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELLA RELAZIONE PATOLOGICA NEI DISTURBI POST-TRAUMATICI: DALLA STABILIZZAZIONE ALLA CURA

 

corso di aggiornamento quindicinale

 

ARP Studio Associato - P.zza Sant’Ambrogio, 16 – 20123 Milano

 

 

Nel corso, gli approfondimenti teorici e le discussioni di casi clinici prenderanno in esame le diverse tecniche di diagnosi e trattamento delle relazioni patologiche che il paziente post-traumatico può instaurare con il clinico fin dalle prime fasi della consultazione e che, se non efficacemente padroneggiate, possono determinare drop out o pericolosi agiti auto ed etero aggressivi.

 

La supervisione di casi clinici del Servizio Diagnosi e Terapia del Trauma Psicologico dello Studio Associato ARP, riguarderà la ricerca delle possibili strategie per governare quelle situazioni in cui la relazione patologica che il paziente instaura con il clinico, da subito o durante il percorso di presa in carico, diventa un ostacolo al lavoro e alle possibilità di cura. Il focus diagnostico sarà sulla relazione tra emozioni primarie costitutive di eventuali disturbi primari del processo evolutivo e la strutturazione dei diversi possibili funzionamenti patologici rispetto alla consultazione e al trattamento.

Ad intervalli regolari, saranno previsti degli approfondimenti teorici sui nodi problematici principali emersi dall’esame dei casi clinici.

Alla fine del corso è prevista una prova scritta,  che consisterà in una breve relazione in cui i partecipanti dovranno esporre un caso, mostrando quali tecniche hanno favorito il maneggiamento efficace della relazione patologica.

 

 Il corso è articolato in 6 incontri di due ore ciascuno.

 

Calendario

dal 8 aprile 2009 al 17 giugno 2009

 

Orario

mercoledì pomeriggio dalle ore 14.30 alle ore 16.30

 

È previsto un numero massimo di 25 partecipanti. La partecipazione è subordinata a un colloquio di selezione.

 

Quote di partecipazione

esterni: € 400,00 + IVA

consulenti e associati ARP: € 300,00 + IVA

 

 

ECM - Per il corso sono stati richiesti i crediti formativi per psicologi, psicoterapeuti e medici iscritti all’Albo nell’elenco dei psicoterapeuti  che compileranno i questionari di valutazione dell’evento e sosterranno la prova scritta di valutazione dell’apprendimento.

 

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’ARP (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it

 

 
Padova, 3-4.04.2009 "SOGNO E PSICOPATOLOGIA"; Info: mirellab25@hotmail.com ; Fees= euro 70,00.

I.R.E.P

 

 

 

 

 

SEMINARIO DI PRIMAVERA

 

 

 

SOGNO E PSICOPATOLOGIA

 

Padova 3-4 aprile 2009

 

Collegio Don Mazza -via dei Savonarola 176

 

 

Abstract degli interventi e curriculum dei relatori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ABSTRACT

 

S.Corbella: “L’immaginario onirico nella terapia di gruppo

 

Elaborazione del concetto di immaginario onirico come risorsa che assolve, nelle terapie di gruppo, ad una doppia funzione: contenitore delle angosce grippali e supporto al senso di identità allargata.Testimonianze di casi clinici di terapia di gruppo

 

 

S.Mendlovic: “Dreaming in the Multiple Self-s World:Theory and Technique”

 

Il mondo interno, intrapsichico, viene considerate come una società dei Sè multipli, a cui è collegato lo sviluppo individuale. La crescita individuale risente delle stimolazioni del mondo esterno, la cui integrazione condurrà il bambino ad accrescere il proprio mondo interno.innovativa è l’analisi del disagio psichico, che viene affrontata attraverso l’anlisi dei processi che sono alla base dei Sé multipli.

 

F.Fornari - “Sogno e adattamento:le funzioni del sogno”

 

   Nel corso della storia dell'uomo sono molte le funzioni che sono state
  attribuite ai sogni, sia dal punto di vista biologico che psicologico.
  Anche senza considerare quelle di tipo divinatorio e cabalistico e
  attenendosi esclusivamente alla ricerca scientifica, quello che emerge
  dalla letteratura contemporanea è comunque ancora un panorama assai
  frammentato di ipotesi più o meno plausibili sul perché gli esseri umani
  sognano e quale possa essere l'utilità dei sogni sotto il profilo
  dell'adattamento. La mia relazione cerca di fare il punto su quali siano
  le risposte scientifiche più attendibili fino a questo momento e su
 quali elementi siano basate".

 

E.Gillièron “ Sogno e realtà traumatica”

 

Sogno e realtà nella psicosi.

I processi del sogno applicati alla realtà percettiva del paziente psicotico.

Distorsioni del sogno e immagine mentale.

Costruzione del mondo interno e delirio

 

M. Baldassarre- “Sogno ed età evolutiva”

 

Sogno e immaginazione nella vita mentale del bambino.

Costruzione del mondo interno:fantasia e realtà.

Pensiero magico e pensiero concreto.

Equazione simbolica, simbolismo e sogno

 

P.Petrini “Sul sogno e sul sognare”

 

Dai tempi di Kos i pazienti venivano messi in stanze comode per poi analizzare i loro sogni.

Dai sogni e dal sognare i medici/ sacerdoti avevano indicazioni sulla malattia dei loro “ricoverati”.

Anche nella bibbia, il libro dei libri i sogni ed il sognare assumono significati importanti e determinanti (il sogno di Giuseppe).

I sogni vengono analizzati fin dai primi tempi della nascita della psicoterapia, ed essi diventano strumento di comunicazione, ponte, tra il mondo interno ed il mondo esterno.

Il sognare, nei modi, nei colori e nei tempi rappresentala natura della persona e il sintomo dell’incontro interiore della psiche, delle emozioni e dell’enturage del sognatore; come tale, come vedremo, dipende molto  dalla organizzazione della personalità del sognatore!

Inoltre il sogno ha sempre un collegamento con la realtà esterna del sognatore.

Per questo “sul sogno e sul sognare”, alla fine del convegno sintetizzerà gli interventi e riproporrà l’epica domanda? Quando nella vita qualcosa ci interessa, ci stuzzica, ci intriga, o la viviamo o ci mettiamo un sogno (Piero Petrini)!

 

 

 
Morlupo (Roma), 3.04-22.05.2009 "DAI SEGNALI DI DISAGIO IN PUBERTA’ AL BREAKDOWN IN ADOLESCENZA"; Sede: PALAZZETTO BORGHESE DI MORLUPO - PIAZZA CAVOUR 1 00067 MORLUPO (RM); Info: roberto.quintiliani@tele2.it AIPPI@ASSAIPPI.191.IT ; Fees= euro 25,00

PROGRAMMA PRIMA GIORNATA

 

Chairman: dott. D. Perri

 

ore 9,00            “ Dentro o fuori ? “

Riflessioni sulle relazioni tra “ processo d’identità e appartenenza” in giovani adolescenti

                        Giuseppina Casella

 

ore 9,30           Segnali di disagio in pubertà

Bianca Micanzi Ravagli

 

ore 10,30         Daniela alle soglie dell’adolescenza

                        Beatrice Di Giuseppe

 

Ore 11,15        Discussione

 

Ore 12,15        “Ogni tanto ho paura di perdere la testa”

Esperienza nella stanza di terapia, come contenitore di angosce di un ragazzo a rischio di breackdwon.

                        Giusi Cusumano

 

Ore 13,00        Conclusioni

                        Giuseppina Casella, Bianca Micanzi Ravagli    

 

Ore 13,45        Discussione

 

           

 

            PROGRAMMA SECONDA GIORNATA

 

 

Chairman: dott. D. Perri

 

ore 9,00           Il breakdown in adolescenza: un’ipotesi di intervento

                        Roberto Quintiliani

 

ore 9,30           Riflessioni sul disagio in adolescenza

Giuliana Milana

 

ore 10,30         Dal trauma in pubertà al breakdown in adolescenza: un caso clinico

                        Cinzia Fabro

 

Ore 11,15        Discussione

 

Ore 12,15        “Preferisco la mia stanza.” La costruzione della stanza di analisi come porta per uscire dall’isolamento. Storia di una ragazza a rischio di breackdwon.  

                        Laura Summa

 

Ore 13,00        Conclusioni

                        Roberto Quintiliani, Giuliana Milana    

 

Ore 13,45        Discussione

 

Ore 14,30        Valutazione ecm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: A.I.P.P.I.
ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA INFANTILE
www.aippiweb.it  
Casella di testo: Membro European Federation of Psychoanalytic Psychotherapy (E.F.P.P.)
 
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica per bambini, adolescenti e genitori Riconosciuta dal MIUR con D.M. 31.12.1993, legge 56/89, art. 3
 

 

 

ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA INFANTILE

 

 

 

 

DAI SEGNALI DI DISAGIO IN PUBERTA’ AL BREAKDOWN IN ADOLESCENZA

 

Venerdì 03 Aprile 2008

  ore 9,00 - 14,30

Palazzetto Borghese di Morlupo  -  Piazza Cavour 1

 

 

 

 

Interverranno

 

dott.ssa G. Casella – Neuropsichiatria Infantile

dott.ssa G. Cusumano – Psicoterapeuta A.I.P.P.I.

dott. ssa B. Di Giuseppe – Psicoterapeuta A.I.P.P.I.

dott.ssa C. Fabro - Psicoterapeuta A.I.P.P.I.

dott.ssa B. Micanzi Ravagli - Didatta e Direttore della Scuola di Specializzazione  dell’A.I.P.P.I.,

dott. ssa G. Milana – Psicoterapeuta membro Didatta dell’A.I.P.P.I.,

dott. D. Perri - Responsabile Distrettuale Servizio T.S.M.R.E.E. DMI - Az. ASL RM F

dott. R. Quintiliani - Psicoterapeuta A.I.P.P.I.

dott.ssa L. Summa - Psicoterapeuta A.I.P.P.I.

Il seminario è gratuito

 

Richiesto accreditamento ECM al Ministero della Salute

per Psicologi e Medici Psicoterapeuti evento n. 8008313

 

Per coloro che richiedono gli ECM é previsto un contributo di € 25,00

 

Informazioni e prenotazioni: e-mail roberto.quintiliani3@alice.it - tel. 335.6078241

 

 

 

 
Napoli, 24.03.2009 "TEORIA DELL’ATTACCAMENTO, PELLE PSICHICA ED INFANT OBSERVATION"; Info: FORMAZIONE@ORDPSIXCAMP.IT; Fees= n.d.

ABSTRACT:

Caratterizzato da una profonda e drammatica discordanza tra il vissuto soggettivo di appartenenza ad un dato genere sessuale e le caratteristiche anatomiche del sesso, il Disturbo dell'Identità di Genere trova oggi la propria precipua modalità di trattamento clinico nelle possibilità offerte dalla medicina di modificazione dell'apparenza del reale del corpo. Esso si mostra, dunque, quale evidente paradosso clinico, laddove a problematiche piuttosto inerenti il piano psichico viene offerta soluzione su quello somatico. Lo spazio riservato alla clinica psicologica sembra, viceversa, limitato al solo momento diagnostico, di accertamento della presenza effettiva del Disturbo in oggetto. Estremamente rare sono le domande spontanee, formulate dai soggetti portatori di tale condizione, di intervento psicoterapeutico. Sino a questo momento gli studi condotti in tale campo della Clinica Psicologica all'interno di una cornice teorica riferibile alla Teoria dell'Attaccamento risultano essere stati estremamente limitati, se non, nel caso di soggetti in età adulta, completamente assenti. D'altro canto, tale cornice teorica si può rivelare estremamente utile per meglio comprendere le possibilità/difficoltà di incontro con l'altro da sé a cui tale assenza di domanda di interrogazione sulla propria vicenda esistenziale, prima ancora che clinica, sembrerebbe rinviare.

Oggetto di discussione, all'interno della comunicazione orale al convegno, saranno, dunque, i risultati preliminari di una ricerca, condotta presso l'Unità di Psicologia Clinica e Psicoanalisi Applicata del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", tesa primariamente ad indagare gli Stati della Mente in Riferimento all'Attaccamento in un campione di soggetti adulti, biologicamente maschi, presentanti una condizione di Disturbo dell'Identità di Genere. Più in particolare, verranno presentati i risultati derivati dalla somministrazione ad un campione non probabilistico di 20 soggetti reclutati in maniera sequenziale presso l'Area Funzionale di Psicologia del Dipartimento di Neuroscienze e Comportamento dell'Azienda Ospedaliera Universitaria "Federico II" dei seguenti strumenti testologici:  1) Adult Attachment Interview; 2) Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI-2); REM-71; TAS-20. I risultati sino a questo momento ottenuti dimostrano nel campione considerato un aumento statisticamente significativo, se comparato con i dati normativi, delle Condizioni Insicure della Mente e delle Condizioni Irrisolto/Disorganizzate rispetto ai Traumi e ai Lutti. Sulla base di tali risultati preliminari verranno, dunque, prodotte alcune considerazioni relativamente al senso ed alla direzione degli interventi psicologico clinici in tale campo della clinica.

 

Teoria dell’attaccamento, pelle psichica ed infant observation

Di Brian Feldman (Palo Alto, California, USA)

 

Partendo dalla teoria dell’attaccamento, si affronterà il concetto di pelle psichica e lo strumento dell’infant observation, così come è stata organizzata e teoricamente supportata alla Tavistock Clinic di Londra. La metodica della infant observation sarà collegata con punti di vista teorici junghiani e con aspetti del lavoro terapeutico.

 

La proiezione di materiale video sull’osservazione di un bambino autistico e sulla  relazione madre\ bambino, sarà occasione di verifica di quanto detto da un punto di vista teorico e di ulteriore approfondimento sia dello strumento che della teoria.

 

 

 
Sesto San Giovanni (MI), 28.02-11.05.2009 "L'IMPASSE NEL LAVORO PSICOANALITICO"; Sede: VIA PICARDI 59 - 20099 SESTO SAN GIOVANNI; Info:  icaro2000@iol.it ; Fees= euro 120,00

ABSTRACT DEL SEMINARIO

 

    L’impasse nel lavoro psicoanalitico è una situazione di stallo nella quale ogni soluzione appare tanto ipotetica quanto inadeguata a consentire un qualsiasi movimento di sviluppo. Essa è sicuramente in parte determinata dalle resistenze del paziente, ma questa spiegazione è solo parziale ed anche sostanzialmente imprecisa. La maggior parte delle volte in effetti una situazione di stallo è dovuta all’incapacità dell’analista di ristabilire un buon livello di scambio con il paziente. Nella clinica contemporanea non sono poi trascurabili, quali fattori potenzialmente di blocco, la sottovalutazione da parte dell’analista di aspetti onnipotenti nel paziente quali la pretesa di una cura rapida e l’insofferenza verso la problematizzazione.

 

 
Milano, 14.03-26.09.2009 "ADOLESCENTI DIFFICILI DA RAGGIUNGERE E PSICOTERAPIA"; Sede: SEDE IST. PSICOTERPIA VIA BRONZETTI, 20; Info: psibasegr@fastwebnet.it ; Fees= euro 96,00

Seminario del 14 marzo 2009

 “Adolescenti difficili da raggiungere: esempi, riflessioni”

dott.ssa Angela Gesuè

Abstract

 

Nel corso del seminario verrà presentato e discusso dal punto di vista teorico tecnico il materiale riguardante tre tipologie di adolescenti particolarmente difficili da raggiungere.

Nel primo caso si tratta di un adolescente che usa il corpo come un “muro” che respinge qualunque tentativo di comunicazione.

Nel secondo caso, di un ragazza quasi incapace per lunghi periodi di usare il linguaggio verbale, ed in cui la possibilità di mettersi in contatto è passata attraverso un uso costante e creativo del controtransfert dell’ analista, al fine di cercare le parole capaci di creare un contatto.

Nel terzo caso, di adolescenti con situazioni di abuso e di maltrattamento, spesso con provvedimenti di allontanamento del tribunale dei minori. Abbiamo tentato di raggiungerli attraverso programmi psicoeducativi personalizzati, messi a punto dopo un attento studio delle storie dei singoli, del contesto di origine, dell’esistenza e delle possibilità operative degli operatori presenti intorno ad essi.

 

 

Seminario del 26 settembre 2009

“Note sul lavoro psicoterapeutico con adolescenti gravi : specificità del setting, uso del controtransfert e modulazione della distanza”

 

Abstract

 

L’adolescente “difficile”,così come il paziente borderline,presenta un incremento di elementi narcisistici     ed una particolare vulnerabilità nell’area della dipendenza dall’oggetto e dalla realtà esterna, con oscillazioni importanti nella risposta sia ad un eccesso di presenza che di distanza nella relazione. A partire da ciò viene analizzato  l’uso del controtransfert,come strumento per monitorare i bisogni espressi nella relazione e costruire il setting, spazio che risponde alla specificità dei bisogni del soggetto.

 

 

 

 

Milano, 21.03.2009 INCONTRO/CONFRONTO CON GEORGE DOWNING. CORPO E MENTE NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO: IMPLICAZIONI PER IL TRATTAMENTO DI BAMBINI E ADOLESCENTI; Sede: SALA CONGRESSI DELL'HOTEL HILTON, VIA L. GALVANI 12, MILANO; Info:  giulia.cavalli@unicatt.it Fees= euro 110,00

 

George Downing

Ph. D., lavora a Parigi come psicologo e supervisore per una unità di psichiatria infantile presso l’Ospedale Salpetrière, dove è membro della facoltà d’insegnamento ed è membro di una équipe psicoterapeutica e di ricerca e dove ha elaborato un programma di cura per bambini e per i loro genitori che combina terapia verbale, tecniche corporee e analisi delle registrazioni audiovisive
Ha insegnato Psicologia clinica nella California School of Professional Psychology of Marital and Family Therapy, San Raphael, California. E' stato consulente del Langley Porter Neuropsychiatric Institute, San Francisco, California. E’ attualmente docente di
Psicologia Clinica all’Università di Klagenfurt, Austria, direttore dei programmi di training presso l'Esalen Institute, Big Sur, California, e consulente scientifico dell’Istituto di Psichiatria per l’infanzia dell’Università di Heidelberg, Germania.
E’ autore de “Il corpo e la parola” (Astrolabio, 1995) e di numerosi lavori  scientifici di rilevanza internazionale

 

Milano, 20.03-9.05.2009 "LA FUNZIONE ADULTA NELLA SOCIETA' ATTUALE"

Area G

Scuola di psicoterapia a orientamento

psicoanalitico per adolescenti e adulti snc

 

Via Carroccio 5

ingresso Via Lesmi 6

20123 Milano

areag 68@yahoo.it

www.areag.net

Telefono: 02 8375834

 

 

P r o g r a m m a  s e m i n a r i  2009

 

Obiettivi dell’evento formativo:

 

L’evento formativo si pone l’obiettivo di offrire ai partecipanti un approfondimento teorico-clinico relativamente alla dinamica che intercorre tra le profonde, ampie e, soprattutto, straordinariamente rapide trasformazioni che caratterizzano la società occidentale attuale e   l’assunzione dell’identità adulta. In particolare l’attenzione sarà focalizzata: sulla complessità del  passaggio dall’adolescenza all’età adulta;  sugli interrogativi e le incertezze identitarie che attraversano gli adulti; sulla difficoltà di svolgere la funzione genitoriale da parte di adulti spesso confrontati con vissuti di inadeguatezza e di impotenza. I relatori sono professionisti di fama internazionali, esperti di queste problematiche e della loro ricaduta anche sul mondo adolescenziale.

 

 

“La funzione adulta nella società attuale” – 1° parte

 

 

 

Ph. Jeammet

“Cambiamenti della società e evuluzione della funzione genitoriale. Che cosa significa essere adulto oggi?”

 

      Venerdì 20 marzo 2009                 14,30           Registrazione dei partecipanti                

                   15,00-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,30   Discussione con i partecipanti

 

Sabato 21 marzo 2009                 09,00-09,30   Registrazione dei partecipanti

                                               09,30-10,45   Lezioni Magistrali

10,45-11,10  Pausa Caffé

11,10-13,00  Lezioni Magistrali

                   14,30-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,00   Discussione con i partecipanti

                                               17,00-17,30   Compilazione dei questionari ECM

 

 

C. Chabert

“L’inizio della vita adulta: diventare un uomo, diventare una donna”

 

      Venerdì 3 Aprile 2009                   14,30           Registrazione dei partecipanti                

                   15,00-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,30   Discussione con i partecipanti

 

Sabato 4 Aprile 2009          09,00-09,30   Registrazione dei partecipanti

                                               09,30-10,45   Lezioni Magistrali

10,45-11,10  Pausa Caffé

11,10-13,00  Lezioni Magistrali

                   14,30-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,00   Discussione con i partecipanti

                                               17,00-17,30   Compilazione dei questionari ECM

 

X. Pommereau

“Aiutare i genitori degli adolescenti in difficoltà”

 

      Venerdì 8 Maggio 2009                 14,30           Registrazione dei partecipanti                

                   15,00-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,30   Discussione con i partecipanti

 

Sabato 9 Maggio 2009                 09,00-09,30   Registrazione dei partecipanti

                                               09,30-10,45   Lezioni Magistrali

10,45-11,10  Pausa Caffé

11,10-13,00  Lezioni Magistrali

                   14,30-16,00   Lezioni Magistrali

                   16,00-16,20   Pausa Caffè

                   16,20-17,00   Discussione con i partecipanti

                                               17,00-17,30   Compilazione dei questionari ECM

 

 

 

Per i seminari è prevista la consegna di materiale (artcoli e indicazioni bibliografiche) e di materiale reperibile tramite i siti internet indicati.

Su richiesta dei partecipanti e in fase successiva è possibile inviare le sbobinature delle relazioni tenute.

 

Abstract

 

Ph. Jeammet

“Cambiamenti della società e evuluzione della funzione genitoriale. Che cosa significa essere adulto oggi?”

 

I genitori amano sempre un po’ se stessi nei propri figli e spesso cercano di colmare con questo amore i bisogni affettivi personali. In adolescenza più che mai l’amore per i figli deve essere temperato dalla comprensione dei loro bisogni per potere sviluppare ed esprimere le proprie potenzialità.

Per vivere gli adolescenti hanno bisogno che gli adulti sappiano mantenere le loro posizioni e imporre come necessari e naturali il loro sostegno, il loro accompagnamento e la loro autorità. Più di tutto hanno bisogno che gli stessi adulti testimonino, con il loro modo di essere, l’interesse che la vita ha di per sé, indipendentemente dagli scacchi, dalle sofferenze e dalle inevitabili delusioni.

 

 

 

C. Chabert

 “L’inizio della vita adulta: diventare un uomo, diventare una donna”

 

Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta comporta un processo di cambiamento che coinvolge il funzionamento psichico del giovane adulto e il suo ruolo nelle relazioni parentali e sociali. La sessualità assume un particolare rilievo in questo processo, la cui complessità può comportare l’insorgere di problematiche psicopatologiche specifiche di questa fase dello sviluppo. L’intervento psicoterapeutico è atto a fornire al giovane adulto gli strumenti idonei al superamento di eventuali blocchi evolutivi e può scongiurare l’instaurarsi di quadri psicopatologici immo dificabili.    

 

 

X. Pommereau

“Aiutare i genitori degli adolescenti in difficoltà”

Abstract

Il 10-15% degli adolescenti vive uno stato di sofferenza psichica e manifesta problemi di comportamento che rimandano a forme di “rottura”, alcune delle quali sono in aumento presso i più giovani (bere, uso quotidiano di cannabis, scarificazioni, bulimia). La maggior parte di questi giovani non sono malati psichiatrici, ma le turbe di cui soffrono alterano profondamente la vita familiare  e l’inserimento sia scolastico che professionale. I loro genitori si sentono sprovvisti di strumenti, sono in cerca di professionisti capaci di “raddrizzarre” i loro figli, di “calmarli”, di farli rientrare nella norma.

I professionisti, dal canto loro, si passano spesso la palla chiamando in causa chi si occupa degli aspetti sanitari, di quelli educativi, sociali e giudiziari, argomentando che l’adolescente necessita di cure o di misure educative. Tutti perdono molto tempo e si logorano in questi continui andirivieni.

L’esperienza insegna che la presa in carico di questi giovani è efficace solo quando si accetta di prendersi cura dei loro genitori, senza né demonizzarli né squalificarli. Il relatore del seminario ha una vasta esperienza per quanto riguarda il da farsi per aiutare, sostenere, stimolare la riflessione ed eventualmente orientare i genitori in difficoltà ad accettare un aiuto.

Egli si propone di:

1)     Definire quali sono le poste in gioco per i genitori in adolescenza;

2)     ricordare gli obiettivi, le costrizioni e  i limiti dell’esercizio della genitorialità;

3)     stabilire dei collegamenti essenziali fra le “rotture” messe in atto dagli adolescenti e gli atteggiamenti e le reazioni dei genitori;

4)     descrivere e discutere come e in che cosa i “gruppi di genitori” possono contribuire ad aiutare i genitori di adolescenti in difficoltà;

5)     sviluppare il concetto di “mediazione familiare” uscendo dal suo abituale significato sistemico e presentarne le utilizzazioni in campo educativo e terapeutico;

6)     illustrare tutti questi problemi attraverso casi concreti e vignette cliniche.

 

Alla fine, i partecipanti al seminario devono poter meglio individuare le principali poste in gioco nell’esercizio della funzione genitoriale al giorno d’oggi, soprattutto quando l’adolescente presenta dei problemi comportamentali. Devono anche capire meglio come e perché i passaggi all’atto dei figli corrispondono a quelli dei genitori. Devono infine sapere predisporre dei percorsi di aiuto, di sostegno e di cura per i genitori in difficoltà.

 

 

 

 

 

 

Cortona, 13.03-14.06.2009 CORSO DI FORMAZIONE IN GRUPPOANALISI - LIVELLO BASE; Sede: CORTONA (AREZZO) - CONVENTO DI S. MARGHERITA; Info: danplcc@quipo.it ; Fees= euro 750,00.

IL CERCHIO ONLUS

Associazione Italiana di Gruppoanalisi

Aderente  C.O.I.R.A.G

Sezione territoriale toscana

 

 

Corso di Formazione in Gruppoanalisi

secondo la metodologia di S.H. Foulkes
Livello base

Cortona 2009

 

 

La sperimentazione del modello di formazione mediante un setting gruppoanalitico residenziale a blocchi, rielaborato sulla base delle esperienze europee tedesca e  inglese ,   è iniziata alcuni anni fa a Cortona, per l’iniziativa di un gruppo di psicoanalisti raccolti intorno ad Alice Ricciardi von Platen, psicoanalista e gruppoanalista  di livello internazionale, collaboratrice di S. H. Foulkes negli anni ’50 e ‘60, recentemente deceduta.

Lo scopo è stato di offrire agli operatori nel campo della psicoterapia una opportunità di formazione intensiva nell’utilizzo  del piccolo gruppo con modalità analitiche.

La riflessione sulla scuola tedesca di Althussee, in particolare,  ci ha stimolato  a disegnare una struttura che contenesse alcuni punti forti di quella esperienza,  in particolare  la  residenzialità, l’intensità  e la  grande importanza attribuita alla parte esperienziale.

Queste tre caratteristiche  del setting, nella nostra realtà,  hanno dato alla formazione una forte impronta operativa,  destinata ad “allenare” i componenti dei gruppi ad un duplice lavoro di  immersione, anche profonda, nelle dinamiche gruppali spesso primitive nella veste di partecipanti e di successivo recupero cognitivo-razionale nella veste di  osservatori e intepreti. 

Questa capacità di essere dentro la situazione ed al tempo stesso di conservare una parte che osserva e cerca di comprendere è importantissima nel lavoro dello psicoterapeuta, sia in un contesto duale che in una configurazione di gruppo. Nel lavoro analitico con i gruppi   è molto utile essere in grado di accettare situazioni anche significativamente regressive  perchè spesso questi difficili passaggi costituiscono  momenti  fondamentali per la possibilità di cura. Il conduttore dovrebbe essere in grado di permettere e vivere la crisi ed al tempo stesso aiutare  la riemersione ricostruttiva della dinamica gruppale.

                           

 

Roma, 4.03-3.06.2009 "LE VIE DI INGRESSO NELLA PSICOSI. IL PENSIERO DI PIERA AULAGNIER"; Sede: ROMA, VIA PO 102; Info: sipp@mclink.it Fees= euro 60,00

Ciclo di seminari  2009

 

Roma, Via Po 102

 

 

 

I PARTE

 

Alberto Luchetti

Membro Ordinario SPI traduttore dell'opera di Piera Aulagnier svolgerà i seguenti seminari:

 

 

Mercoledì 4 Marzo

Ore 20.30-22.00 :       Alberto Luchetti, Un interprete in cerca di senso

Ore 22.00-23.00 :       Discussione sulla relazione

 

Mercoledì 1 Aprile

Ore 20.30-22.00 :       Alberto Luchetti, La violenza dell'interpretazione

Ore 22.00-23.00 :       Discussione sulla relazione

 

Mercoledì  6 Maggio

Ore 20.30-22.00 :       Alberto Luchetti, Dal discorso identificante al discorso delirante

Ore 22.00-23.00 :       Discussione sulla relazione

 

Mercoledì 3 Giugno

Ore 20.30-22.00 :       Alberto Luchetti, Alienazione, amore, passione.

Ore 22.00-23.00 :       Discussione sulla relazione

Ore 23.00- 23.30:       Somministrazione questionario

 

 

 

 

Bibliografia essenziale

Aulagnier P. (1975). La violenza dell’interpretazione. Dal pittogramma all’enunciato, Roma, Borla, 1994.

Aulagnier P. (1979). I destini del piacere. Alienazione-amore-passione, la Biblioteca, Bari-Roma, 2002.

Aulagnier P. (1984). L’apprendista storico e il maestro stregone. Dal discorso identificante al discorso delirante, la Biblioteca, Bari-Roma, 2002.

Aulagnier P. (1986). Un interprète en quête de sens, Paris, Ramsay, 1986 e Paris, Payot, 1991.

 

 

Abstracts

«Vie di ingresso nella psicosi. Il pensiero di Piera Aulagnier.”

Il contributo sulla figura e sull’opera di Piera Aulagnier si articola in quattro seminari, essenzialmente basati sui suoi quattro volumi pubblicati:

 

Primo seminario:

 Un interprete in cerca di senso: oltre una costante attenzione alla formazione analitica ed al funzionamento e all’organizzazione di una società di psicoanalisi, due questioni appaiano costantemente in filigrana nei suoi scritti, come dichiarato dalla stessa Aulagnier: la funzione dell’Io come costruttore e inventore di una storia libidica alla quale attingere le cause che rendano sensate e accettabili le esigenze della dura realtà (esterna e interna) con cui deve confrontarsi, ed in secondo luogo la relazione tra questa funzione di storico propria dell’Io con il suo «bisogno di causalità», e la teoria e il metodo psicoanalitici che privilegiano la ricerca e lo svelamento di un nuovo tipo di causalità.

 

Secondoseminario:

La violenza dell'interpretazione: a partire dalla clinica delle psicosi, è interrogata la metapsicologia freudiana, nella convinzione della necessità di ripensare i modelli della psiche e della sua formazione nella relazione con l’altro, con il suo discorso e con la «violenza» della sua interpretazione. Sono perciò proposti un ampliamento e una riconsiderazione della teoria della rappresentazione, delle istanze e dei processi psichici, postulando la necessità di introdurre un processo originario ed il pittogramma come suo prodotto.

 

Terzo seminario:

Dal discorso identificante al discorso delirante: sempre a partire dalla clinica delle psicosi, la teorizzazione si incentra sull’Io e sulle condizioni del suo avvento e del suo funzionamento, sul processo di autostoricizzazione e sul progetto identificatorio mediante i quali si costruisce rispetto al passato e al futuro, sulle impasse che conducono ad una «potenzialità psicotica» e ad un «pensiero delirante primario», sulla centralità della rimozione.

 

Quarto seminario:

Alienazione, amore, passione: attraverso questi tre termini (e situazioni psicopatologiche come addiction e perversioni), è indagata ancora una volta l’attività dell’Io ed in particolare la sua ricerca di uno stato aconflittuale che abolisca ogni contrasto tra Io e Ideale dell’Io e tra identificante e identificato, che slitta verso la ricerca di un «desiderio di non-desiderio» che estingua la «condanna a investire» che lo contraddistingue. L’alienazione è così individuata come categoria che affianca nevrosi e psicosi.

 

Cesena, 7.03.2009 "PAESAGGI DELL'ANIMA. STORIE CLINICHE A CONFRONTO"; Sede: ARPA VIA UBERTI 53 CESENA (FC) 47023; Info: dionigi.c@tin.it ; Fees= euro 60,00

Docente:  Dott. RAFFAELE DIONIGI

LA PSICOPATOLOGIA COME PAESAGGIO

 

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo.

Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli, di persone.

Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”.

(Jorge Luis Borges)

 

“Il volto è questo tesoro irripetibile che ciascuno offre al mondo. Ed è esattamente in termini di offerta, o di apertura, che bisogna parlare del volto. Perché il mistero e la bellezza di un volto, in fin dei conti, possono essere compresi e rivelati soltanto da altri sguardi, o per mezzo di un’altra luce. A tal proposito, riflettiamo su questa bella parola francese visage [volto]. Essa ci suggerisce un paesaggio [paysage] che si concede e si dispiega e, insieme con questo dispiegarsi, l’idea di un essere faccia a faccia [vis-à-vis]”.

(François Cheng)

 

Al di là di ogni discorso nosografico o classificatorio, la psicopatologia come discorso, parola del pathos, può essere concepita come un paesaggio, anzi meglio come l’insieme di più paesaggi stratificati e multiformi che costituiscono lo sfondo che rende leggibile l’esperienza della persona nel suo personale registro espressivo.

Dai paesaggi congelati, dalle glaciazioni (Resnik) del mondo psicotico, ai deserti aridi e senza vita della depressione, dai territori di confine del borderline al mondo meccanico dell’ossessivo, ogni paesaggio disegna più quadri, finestre da cui leggere mondi interiori e dialogare con essi.

Climi ed atmosfere, turbolenze e passaggi a volte improvvisi e violenti, sfondi in cui l’esperienza soggettiva e personale si colloca a volte mimetizzandosi e perdendosi, a volte stemperandosi e sciogliendosi spesso in cerca di un luogo in cui collocarsi e sentirsi.

Il mondo diviene teatro, spazio in cui proiettare sé stessi o parti di sé.

“L’esperienza mi ha mostrato, scrive Salomon Resnik in Delirio e quotidianità, che le proiezioni o identificazioni proiettive nel paesaggio mondano non sono mai del tutto casuali, c’è sempre una specificità spontanea e inconscia rispetto ai luoghi e agli istanti della proiezione.

C’è una intenzionalità del frammento di realtà spezzettato e rigettato nel mondo, ad esempio, come già segnalato, un sentimento arborescente cercherà un albero o una foresta, un sentimento acquoso abbondante, un piangere tempestoso cercherà un mare, una tempesta”.

Come leggere i segnali, la semantica di ogni singolo paesaggio? Come avvicinarsi ad esso mantenendo quell’ “etica dei confini” che non invade ma ascolta ed attende?

Forse solo attraverso una estetica dell’incontro si rende possibile decifrare qualcosa, sentire le parole ed i gridi prima congelati.

 

 

Brescia,  21.03.2009 SEMINARIO INTERNAZIONALE: L'INTERPRETAZIONE CHE UCCIDE OVVERO L'USO "BEN TEMPERATO" DELLE SCISSIONI; Sede: AULA MAGNA DELL'UNIVERSITA' CATTOLICA DEL SACRO CUORE SEDE DI BRESCIA; Info: ilcerp@tin.it ; Fees= euro 80,00

Gerard Bayle

 

Psichiatra, psicoanalista, psicodrammatista francese

Membro titolare con funzioni di training della SPP - Societè psychanalitique de Paris. Nel 1990 ha ricevuto il prestigioso premio M. Bouvet, per una serie di articoli sulla teoria, tecnica e formazione allo psicodramma. È segretario scientifico del Congrés de Psychoanalystes de langue française.

 

Vive e lavora a Parigi; per la prima volta in Italia per animare una giornata scientifica.

 

Dal 2003 al 2008 è il presidente della SPP - Societè psychanalitique de Paris, molto presente e conosciuto in ambito teorico per numerosi articoli sulle principali riviste francesi.

Autore di numerosi testi e pubblicazioni, qui ricordiamo:

P.C. Racamier, PUF 1997

Epitre aux insensés, PUF, 1997

Peurs er phobies (ouvrage collectif), PUF

Le demil (ouvrage collectif), PUF

 

 

Brescia, 13.03.2009 "DEPRESSIONE POST NATALE E INTERAZIONE PRECOCE MADRE BAMBINO"; Sede: FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA, VIALE EUROPA 11, 25123 BRESCIA; Info: dellaved@med.unibs.it ; Fees= euro 50,00

PROGRAMMA

Sessione 1 plenaria

Titolo della sessione: Epidemiologia della depressione in gravidanza e nel post partum

 

 

titolo intervento

Ora inizio (h:mm)

Ora fine (h:mm)

Tipo (*)

Docente/Sostituto

“Depressione e post partum: clinica e terapia”

12.00

12.30

B

Prof. A. Vita

“Ansia e depressione in gravidanza”

12.30

13.00

B

Dott.ssa A. M. Della Vedova

Confronto dibattito tra pubblico e esperto

13.00

13.20

D

Prof. A. Imbasciati

 

Sessione 2 plenaria

Titolo della sessione: Depressione post natale e interazione precoce: stato dell’arte e modelli di intervento

 

 

titolo intervento

Ora inizio (h:mm)

Ora fine (h:mm)

Tipo (*)

Docente/Sostituto

”La valutazione dell’interazione precoce madre-bambino, la relazione madre-bambino nella depressione post-partum e gli interventi per la promozione della qualità dell’interazione”

14.00

16.40

A

Prof.ssa Lynne Murray

“Depressione in gravidanza e post partum: risultati preliminari di individuazione e intervento in una struttura ospedaliera”.

17.00

17.30

B

Dott.ssa F. Agostini

“La depressione materna nella nascita pretermine”

17.30

18.00

B

Dott. R. Montirosso

Tavola rotonda con dibattito tra esperti

18.00

19.00

C

Prof. A. Imbasciati

Verifica con questionario

19.00

19.30

L

Dott.ssa Della Vedova

 

 

 

La depressione materna nella nascita pretermine

Rosario Montirosso

 

Rosario Montirosso1, Renato Borgatti1, Guido Calciolari2, Alberto Del Prete2 e Gruppo di Studio

NEONATAL ADEQUATE CARE for QUALITY of LIFE (NEO-ACQUA)

1Centro Medea per lo studio neuro-comportamentale del bambino piccolo - Programma italiano di

ricerca e di training per la NICU Network Neurobehavioral Scale (NNNS) IRCCS “E. Medea”,

Bosisio Parini, (LC).

2 S.C. Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, Ospedale Manzoni, Lecco.

 

Riassunto

La nascita pretermine costituisce una delle maggiori sfide che il sistema sanitario pubblico si trova ad affrontare. Nel nostro Paese la proporzione di parti pretermine è aumentata negli ultimi 30 anni dal 9% all’11% sul totale delle nascite. Ogni anno in Italia nascono circa 50.000 bambini prematuri (Arpino & Curatolo, 2003) di cui circa lo 0,8 – 0,9% dei nati totali sono di peso molto basso alla nascita (Corchia 2000; Corchia, 2003). La sopravvivenza sempre maggiore di questi bambini ha evidenziato il sorgere di alcune importanti difficoltà dello sviluppo, incluso le difficoltà socio-emozionali e della relazione madre-bambino. In effetti la nascita pretermine costituisce un’esperienza fortemente traumatica per i genitori. La letteratura riporta una più alta incidenza di sintomi depressivi rispetto alle madri di bambini nati a termine (Davis et al., 2003), che possono avere effetti rilevanti sulla qualità della relazione precoce madre-bambino (Korja et al., 2008).

Inoltre altri fattori quali le condizioni cliniche del bambino e la necessità di una sua prolungata ospedalizzazione espongono le madri ad un maggiore stress, incluso il disagio derivato dall’alterazione del ruolo genitoriale (Miles et al., 1993). Questa condizione può ridurre la qualità de legame e influenzare lo stile materno tanto che è stato osservato che, anche in assenza di sintomatologia depressiva manifesta, le madri dei bambini prematuri mostrano comportamenti di maggiore intrusività e minore sensibilità nell’interazione con il proprio figlio (Muller-Nix et al., 2004). E’ dunque evidente che la presenza congiunta di nascita prematura e reazione depressiva materna si configura come una condizione di rischio particolarmente elevato per lo sviluppo socioemozionale del bambino. Ad oggi tuttavia poche ricerche sono state effettuate per indagare come i fattori di assistenza rivolti alla madre nel corso dell’ospedalizzazione possono ridurre o contenere il disagio materno associato alla nascita prematura. Alcuni studi hanno evidenziato che il sostegno fornito dal personale delle TIN nel corso dell’ospedalizzazione costituisce un significativo fattore di protezione per i genitori. In particolare è stato osservato che la percezione di supporto ricevuto dallo staff medico-infermieristico si associa negativamente con i sintomi depressivi riportati dalle madri nel corso dell’ospedalizzazione del loro bambino. Tuttavia, minore attenzione è stata fornita a come la qualità delle cure fornite nei reparti TIN caratterizzata da differenti livelli di assistenza medica e psicologica si associa allo stato di stress e di depressione riportato dalla madre. Nel presente contributo verranno riportati i risultati di uno studio italiano longitudinale multicentrico, denominato NEOonatal Adequate Care for QUAlity of Life (NEO-ACQUA), tra i cui obiettivi c’è quello di indagare come i livelli di assistenza, intesa non solo come cura del neonato, ma anche di supporto percepito dalla madre, si associano alla condizione di disagio emotiva riportato dal genitore nel corso del primo anno di vita del bambino. Allo studio hanno partecipato 178 bambini pretermine sani ad alto rischio (peso alla nascita < 1500 grammi e/o età gestazionale <29 settimane) e le loro madri reclutate in 25 TIN distribuite sul tutto il territorio nazionale. Le madri sono state valutate in fase di dimissione, a sei e a 18 mesi di età corretta del bambino. Limitatamente alla fase di dimissione i risultati evidenziano un’associazione tra la sintomatologia depressiva e diversi fattori di stress, quale quello derivato dall’ambiente fisico della TIN (ad esempio la presenza di apparecchiature mediche), dall’aspetto del bambino e dall’alterazione del

ruolo genitoriale. Viene inoltre confermato che la percezione di supporto da parte dello staff medico-infermiertistcio si associa negativamente con lo stato depressivo materno. I risultati suggeriscono che il tipo di assistenza offerta alla madre nel corso dell’ospedalizzazione del bambino prematuro può avere significativi effetti sullo stato emotivo della madre. Interventi mirati ad identificare e ridurre questo disagio appaiono necessari per promuovere il benessere materno e conseguentemente garantire un benefico a lungo temine sulla relazione madre-bambino.

 

Anna Maria Della Vedova

“Ansia e depressione in gravidanza”

Riassunto

La letteratura evidenzia come la prevalenza di sintomatologia ansiosa e depressiva in gravidanza sia similare, quando non superiore, a quella del post partum. Essa si associa a rischio di parto pre termine, complicanze ostetriche, scarsa attenzione materna alla salute fetale e persiste in un elevato numero di casi di depressione post partum. Mentre i disturbi dell’umore del post partum sono stati studiati e classificati solo recentemente è stato considerato anche il periodo della gravidanza. A tale proposito, si è evidenziato come la prevalenza di sintomi depressivi in gravidanza si attesti intorno al 10-20%, mentre la prevalenza di sintomatologia ansiosa è stimata tra il 33% e il 50%. Questi dati rivestono una particolare importanza dal momento che studi recenti hanno potuto evidenziare le conseguenze degli stati emotivi materni, in particolare ansia e depressione, sullo sviluppo del sistema nervoso fetale, sul decorso della gravidanza, sulle complicanze ostetriche e sullo sviluppo psicomotorio del bambino. La gravidanza rappresenta una fase psicologicamente complessa nella vita della donna. Oltre alle trasformazioni sul piano biologico, la maternità implica nuovi equilibri riguardo all’identità di coppia e sociale nonché una ri-definizione dell’identità individuale. L’esperienza della donna come figlia viene rivisitata e mobilita aspetti di identificazione con il bambino atteso, mentre le modalità attraverso le quali la madre della gestante ha vissuto le gravidanze e la maternità influenzano il come la donna vive la propria maternità. Ogni gravidanza mette in discussione gli equilibri precedenti e porta con sé il pericolo di uno scompenso, configurandosi come una fase di potenziale vulnerabilità. Studi sull’animale da esperimento ed osservazionali sull’uomo hanno evidenziato una relazione tra stress materno e danno del sistema nervoso fetale dovuta all’esposizione al cortisolo materno. Il presente lavoro riguarda uno studio trasversale sulla prevalenza di stati di ansia e depressione in gravidanza considerando anche fattori relazionali e di contesto della gestante. Ad un campione di 241 gestanti italiane è stata somministrata una batteria di questionari per valutare: la sintomatologia depressiva (CES-D) e ansiosa (STAI), la presenza di alessitimia (TAS-20), la qualità del legame genitoriale (PBI), il sostegno sociale (MSPSS), l’attaccamento prenatale (PAI), l’andamento della gravidanza, lo stato di salute, gli eventi di vita e le relazioni interpersonali. Stati depressivi (CES-D≥16) si riscontrano nel 14.9%, ansia di stato (STATO-A≥40) nel 20% e ansia di tratto (TRATTO-A≥40) nel 26.97%. La prevalenza di alessitimia (TAS-20>60) è stata del 6.6%. Complessivamente 85 donne (35.3%) evidenziano stati depressivi o ansiosi di rilevanza clinica. Nelle gestanti con stati depressivi si rileva anche ansia di stato nel 66.7%, ansia di tratto nel 72.2%, alessitimia nel 22.2% e basso supporto sociale nel 44%. I risultati richiamano l’attenzione sulla rilevanza di programmi di screening e di interventi di supporto in gravidanza.

 

 

Depressione in gravidanza e post partum: risultati preliminari di individuazione e intervento in una struttura ospedaliera.

 

Francesca Agostini, ricercatore in Psicologia Dinamica, Facoltà di Psicologia, Università di Bologna

 

Nell’ambito della prevenzione del disagio depressivo in gravidanza e nel post partum, è stata pianificata una ricerca-intervento, tuttora in corso, presso l’Ospedale Pierantoni di Forlì, alfine di realizzare i seguenti obiettivi:

a) valutare quali fattori di rischio, rispetto a quelli indagati, hanno un maggior impatto nel rendere la donna più vulnerabile alla depressione post partum; in particolare, vengono svolti assessment rispetto a: ansia di stato e di tratto, autostima, eventi di vita negativi, supporto sociale percepito, complicanze in gravidanza e ostetriche;

b) progettare un protocollo di intervento per la donna dal terzo trimestre di gravidanza ai primi mesi di vita del bambino in caso di rischio depressivo.

Il piano della ricerca è il seguente:

1.              In occasione della visita ecografica del 3° trimestre di gravidanza, in ospedale o in consultorio, una psicologa contatta le donne e utilizza, in forma autosomministrata, alcuni questionari per la rilevazione di: rischio depressivo (Edinburgh Postnatal Depression Scale, EPDS; Cox et al., 1987, versione italiana a cura di Benvenuti et al., 1999); livello di ansia di stato e di tratto (State-Trait Anxiety Inventory, STAI, Spielberger, 1970; versione italiana Pedrabissi et al., 1996); livello di supporto sociale percepito (Multidimensional Scale of Perceived Social Support, MSPSS; Zimet et al., 1988, versione italiana a cura di Prezza, 2002; Maternity Social Support Scale, MSSS; Webster et al., 2000); presenza di eventi di vita negativi recenti (Recent Life Events Questionnaire; Brugha et al., 1985): livello di autostima (Scala dell'autostima di Rosenberg, RSE; Rosenberg, 1965; versione italiana a cura di Prezza et al., 1997).

A seconda del punteggio ottenuto all’EPDS, vengono individuati i seguenti sottogruppi:

·          Donne con punteggio inferiore a 9: donne che non presentano un rischio depressivo e quindi non ricevono alcun tipo di intervento.

·          Donne con punteggio fra 9 e 12 e donne con punteggio maggiore di 12: donne con rischio depressivo, o con segni depressivi lievi e donne con segni depressivi manifesti; in entrambi i casi le donne vengono inviate ad un colloquio psicologico approfondito, che include anche la somministrazione della SCID 1 (intervista clinica strutturata secondo il DSM-IV) per giungere all’eventuale diagnosi di depressione (maggiore o minore). In caso affermativo, alla donna verrà proposto un percorso di sostegno psicologico fino ai 3 mesi dopo il parto, in caso negativo verrà indicato un intervento di accompagnamento di rete preventiva (ostetrica, ginecologo, centro famiglie), in modo tale da offrire un percorso protettivo fino al momento del parto e anche successivamente.

2.    In occasione della nascita del bambino, la ricerca prevede l’utilizzo di un questionario, compilato dagli operatori sanitari, che raccoglie dati sul decorso del parto e sullo stato di salute della madre e del neonato.

3.    Tre mesi dopo il parto, presso gli ambulatori pediatrici, la stessa psicologa ripropone alla donna gli strumenti precedentemente utilizzati in gravidanza. In base al punteggio EPDS, verrà proposto alla donna un intervento di sostegno in funzione della diagnosi o meno di disturbo depressivo.

4.    Undici mesi dopo il parto, presso gli ambulatori pediatrici durante le vaccinazioni, la stessa psicologa ripropone alla donna gli strumenti precedentemente utilizzati.

 

In occasione del Corso di aggiornamento, verranno presentati i dati preliminari relativi alla gravidanza e al follow-up dei 3 mesi sul campione raggiunto a febbraio 2009.

Per ciò che riguarda i dati raccolti fino a novembre 2008, il campione reclutato è di 106 donne, di origini e nazionalità italiane, con un livello di istruzione prevalentemente medio-alto e di ceto sociale in prevalenza medio. Al terzo trimestre di gravidanza, il questionario EPDS indica la presenza di un rischio depressivo nel 35% dei soggetti (37 donne). Per tutte queste donne è stato effettuato l’invio ad un colloquio psicologico approfondito. Di queste, 25 donne hanno effettivamente svolto il colloquio ed è stata loro somministrata la SCID, sulla base della quale è stata effettuata la diagnosi di disturbo depressivo in 16 donne  e di disturbo d’ansia in 5 casi. E’ stato quindi avviato un percorso individuale di sostegno psicologico attraverso lo svolgimento di colloqui prima del parto e nei primi 3 mesi successivi.

I risultati relativi agli altri questionari somministrati in gravidanza indicano che le donne con rischio depressivo in gravidanza, rispetto alle non depresse, hanno: un livello di ansia di stato e di tratto significativamente maggiori; un livello di autostima e di supporto sociale percepito significativamente inferiori.

 

 

 

DEPRESSIONE  E POST-PARTUM: CLINICA E TERAPIA

Antonio Vita

Clinica Psichiatrica, Università di Brescia

I disturbi affettivi nel post-partum rappresentano un fenomeno rilevante dal punto di vista epidemiologico con tassi di prevalenza per la depressione post-natale compresi tra il 9% e il 22%. Diversamente da quanto osservabile per la più frequente sindrome del “maternity blues”, condizione parafisiologica caratterizzata da labilità emotiva, sentimenti di tristezza ed irritabilità, che insorge nei primi  giorni dal parto con tendenza ad autolimitarsi  e risolversi nell’arco di alcuni giorni, la depressione puerperale si presenta da un punto di vista clinico-fenomenologico come indistinguibile dai disturbi dell’umore che insorgono in altri momenti della vita della donna. L’insorgenza di tale disturbo avviene prevalentemente nel corso del primo trimestre ma sono infrequenti casi ad insorgenza più tardiva fino a nove mesi dalla data dal parto. La gravità della depressione post-natale può variare da episodi di depressione minore fino ad episodi di depressione maggiore grave con concomitanti sintomi psicotici. Nonostante la depressione nel post-partum sia relativamente comune, un limitato numero di studi ha valutato in modo sistematico l’efficacia degli interventi sia di tipo farmacologico sia psicoterapeutico nel trattamento di questo disturbo. Di fatto, le attuali linee guida per il trattamento della depressione puerperale non differiscono da quelle per il trattamento della depressione in altri momenti della vita della donna, con l’unica eccezione della particolare attenzione da porre circa il rischio di esposizione del neonato agli psicofarmaci per le madri che allattano, e del caso particolare delle psicosi post-partum. Dati desunti dalla pratica clinica  suggeriscono una maggiore efficacia a favore degli approcci di tipo integrato per la terapia della depressione post-partum, con risultatati particolarmente convincenti per l’associazione del trattamento farmacologico con psicoterapie cognitivo-comportamentali, individuali e/o di gruppo.

Abstract Lynne Murray

 

1. La valutazione dell'interazione precoce madre-bambino

In questa sezione sarà illustrato un sistema per la descrizione delle interazioni faccia a faccia madre-neonato a due-quattro mesi dopo il parto. Le interazioni sono videoregistrate per cinque minuti, madre e bambino sono posti uno di fronte all’altro e interagiscono in una situazione standard senza l’uso di oggetti o giocattoli. Il sistema di  codifica valuta il comportamento materno rispetto alle dimensioni di sensitività, intrusività e comportamento distante-privo di coinvolgimento. Un analogo sistema di valutazione viene utilizzato per il bambino relativamente ai segnali di  comunicazione positiva, di  distress ed al comportamento attivo-passivo del bambino. Sarà  illustrato l’uso di queste scale per distinguere madri con differenti disordini psichiatrici e diverse condizioni di background e l’applicazione delle scale per predire lo sviluppo successivo del bambino.

 

2. La relazione madre-bambino nella depressione post partum

In questa sezione, dopo un inquadramento generale sulla depressione post partum, saranno descritti in dettaglio gli effetti della depressione materna sulle interazioni precoci madre-bambino. Ciò include non solo le scale di valutazione descritte in precedenza ma anche evidenze degli effetti della depressione sulla qualità della voce materna e sui contenuti dell’eloquio materno rivolto al bambino. Sarà illustrato il ruolo di tali caratteristiche interazioni nel mediare gli effetti della depressione materna sullo sviluppo infantile.

 

3. Interventi per la promozione della qualità dell'interazione

Questa sezione sarà dedicata all’intervento specifico che gli operatori della salute possono mettere in pratica per la promozione della qualità delle interazioni madre-bambino ed ai suoi effetti sullo sviluppo del bambino. L’intervento enfatizza l’importanza di aiutare i genitori ad apprezzare le qualità specifiche dei loro bambini e ad apprendere un modo per comprenderne i comportamenti e le comunicazioni che costituisce una “guida” per i genitori nel prendersi cura dei loro bambini. Una attenzione particolare è posta rispetto alla cura di bambini il cui comportamento irritabile o eccessivamente sensibile può mettere in seria difficoltà i genitori.

 

 

 

 

Brescia, 20.03.2009 "SGUARDO DI MADRI MIGRANTI: RAPPRESENTAZIONI CULTURALI E MODELLI DI CURA DEL BAMBINO"; Sede: BRESCIA - CENTRO S. GIOVANNI DI DIO FATEBENEFRATELLI, VIA PILASTRONI 4; Info: daniela.quaresmini@ariele.info Fees= euro 80,00

BREVE PROFILO PROFESSIONALE DEI RELATORI e del COORDINATORE

Dott.ssa Lia Chinosi (Venezia) assistente sociale, psicologa e psicoterapeuta. Svolge attività lavorativa e di formazione nei servizi socio sanitari dell’area materno infantile dal 1978. Docente di Metodi e Tecniche del Servizio Sociale presso il Corso di Laurea in Servizio Sociale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è autrice e curatrice di numerose pubblicazioni sul lavoro con minori e con gruppi familiari.

Dott.ssa Bianca Frigoli (Brescia) assistente sociale, laureata in servizio sociale, ha lavorato per 23 anni presso il Consultorio Familiare di Chiari occupandosi prevalentemente dell'area minori. Dalla metà degli anni 80 ha collaborato alla strutturazione del servizio per il sostegno all'affido familiare e in seguito si è occupata a livello zonale di adozione nazionale e internazionale. Dal 2001 ad oggi dirige l'istituto Vittoria Razzetti Onlus di Brescia che ospita al proprio interno un asilo nido, appartamenti per mamme in difficoltà e un Cag oltre a numerosi progetti sperimentali.

Dott.sa Nicoletta Livelli (Brescia) psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, analista di gruppo ad indirizzo psicoanalitico, formatrice, libera professionista, partner nello Studio Associato ECRO, socio fondatore di ARIELE Psicoterapia, è responsabile e docente del Training in psicosocioanalisi di Ariele Psicoterapia della Scuola COIRAG di specializzazione in psicoterapia, docente Workshop Nazionale Coirag, consulente e responsabile scientifica di progetti e servizi di sostegno alla genitorialità.

Dott.ssa Vincenza Pellegrino (Parma), ha conseguito un dottorato di ricerca in scienze antropologiche (Università di Bologna - Université de la Méditerranée di Marsiglia) e un post-dottorato in antropologia sociale presso il CNRS (Parigi - Marsiglia). Oggi svolge attività di ricerca e insegnamento presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste nell'ambito della sociologia della scienza, e presso il Dip. di Studi Politici e Sociali dell'Univ. di Parma nell'ambito della sociologia dei processi culturali.

 ABSTRACT DEL SEMINARIO

Il seminario intende, a seguito di una iniziale introduzione alle migrazioni contemporanee più in generale, agli aspetti che le rendono differenti dal passato, a come la produzione di migranti sia elemento peculiare della contemporaneità, delineare le concrete modalità con le quali le donne straniere organizzano le loro tradizionali competenze genitoriali e le differenze dovute all’impatto con la cultura del paese ospitante. Il tema non solo è conforme alla teoria psicosocioanalitica, ma permette un confronto con nuove interpretazioni del modello gruppale. Il seminario consente inoltre un approfondimento psicoanalitico delle pratiche cliniche transculturali rispettando i canoni metodologici organizzativi e teorici dell’Associazione.

 

Brescia, 18.02-24.06.2009 "DISTURBI DI PERSONALITA' E TRASFORMAZIONI CLINICHE"; Sede:  BRESCIA - VIA DEL SEBINO 10 ; Info: VINCENZO.GRECO@SPIWEB.IT  ; Fees= euro 540,00.

 

Programma di lavoro

 

“Ellisse” -  Psicoterapia e Psicoanalisi

Via Del Sebino 10  –  Brescia

Gruppo di Ricerca ed Approfondimento 2009

Responsabili: Dott.ssa  Mariagrazia  Zubbi 

 

Disturbi di Personalità e Trasformazioni Cliniche

Gruppo di Ricerca ed Approfondimento Teorico-Clinico condotto dal dott. Vincenzo Greco.

 

Il Gruppo di Ricerca ed Approfondimento intende offrire ai partecipanti la possibilità di discutere, attraverso la presentazione di casi propri, percorsi terapeutici che presentano particolari difficoltà nelle fasi iniziali o nella gestione della terapia, al fine di individuare per ogni situazione la migliore modalità di presa in carico e di trasformazione dei processi mentali e dei cambiamenti strutturali dei pazienti. Per ogni caso saranno studiati i traumi e le configurazioni psicopatologiche di base, i fattori terapeutici che determinano la possibilità di stabilizzare il trattamento, e i fattori che ne determinano il rischio d’interruzione o “drop out”. Scopo del gruppo di lavoro è, inoltre, lavorare intorno alla rete di convergenze teorico-cliniche che, con pazienti complessi, assistono la mente del terapeuta al lavoro. Saranno, dunque, offerti nel gruppo gli adeguati suggerimenti bibliografici per poter correlare le manifestazioni cliniche dei singoli pazienti alle relative correnti teoriche che meglio descrivono le problematiche presentate.     

 

Il dott. Vincenzo Greco, Psicoterapeuta Individuale e Familiare, Psicoanalista e Docente della scuola di formazione in Psicoterapia Area G, cura i programmi formativi del Centro “Ellisse” di Brescia. In particolare in questi anni ha coordinato il Laboratorio di Psicopatologia e Clinica sui Pazienti Difficili e sulle Identificazioni Patologiche. Interessato a comprendere i processi che contraddistinguono i trattamenti di pazienti con Disturbo di Personalità, ha approfondito in particolare gli aspetti terapeutici relativi alla psicoterapia ed alla psicoanalisi di giovani adulti focalizzando i fattori che favoriscono lo sviluppo dell’identità.   

 

Le date degli incontri saranno:

 

18/2 4/3 18/3  1/4  15/4  19/4  13/5  27/5  10/6  24/6  per un totale di 10 incontri equivalente ad un monte di 20 ore.

 

Orari e sede degli Incontri:  Ore 19:00 – 21:00. Gli incontri si terranno a Brescia presso il  Centro Ellisse - Via del Sebino 10.

 

Metodologia:  Presentazione di un caso clinico e discussione in gruppo.

 

 

Bibliografia

Bollas (1979). The Transformational Object. Int. J. Psycho-Anal., 60:97-107

Brenman, E. (2006) Recovery of the Lost Good Object. Routledge. London and New York

De Masi, F. (1999) La perversione sadomasochistica. L’oggetto e le teorie. Bollati Boringhieri. Torino

Freud, S. (1920) Beyond the Pleasure Principle. Standard Edition 18:1-64.

Freud, S. (1937) Analysis Terminable and Interminabile. S. E. vol. XXIII p.255-271

Joseph, B. (1985). Transference: The Total Situation. Int. J. Psycho-Anal., 66:447-454.

Kahn, M. R. (1963) The Concept of Cumulative Trauma. Psichoanal. St. Child, 18:286-306

Steiner, J (1993). Psychic retreats: Pathological organizations in psychotic, neurotic, and borderline patients. London: Routledge. 162 p. (New Library of Psychoanalysis, Vol 19.)

 

Torino, 2.02-8.06.2009 "PSICOANALISI: QUALE INTERSOGGETTIVITÀ?"; Sede: HOTEL TURIN PALACE - VIA SACCHI, 8 TORINO ; Info: psictp@infinito.it CAMILLA.MARINONI@FASTWEBNET.IT ; Fees= euro 250,00.

SEMINARI APERTI 2009

CENTRO TORINESE DI PSICOANALISI

 

Titolo dell’evento: PSICOANALISI: QUALE INTERSOGGETTIVITA'?

Serie di relazioni su tema preordinato

Un unico  questionario sarà distribuito  e dovrà essere consegnato dopo 15 minuti dal termine dell’ultimo incontro (ore 12.15 del 14 6 2008)

 

PAOLO ROCCATO

L’intersoggettività ferita. Alle radici dei disturbi narcisistici

2 febbraio 2009 ore 20-45 2345

 

MAGDA VIOLA

Perdita e Separatezza

16 marzo 2009 ore 20-45 2345

 

FRANCO BORGOGNO – MASSIMO VIGNA TAGLIANTI

Il rovesciamento dei ruoli: un <riflesso> dell’eredità del passato piuttosto trascurato

20 aprile 2009 ore 20-45 2345

 

FRANCESCO BARALE

La debolezza piena. Trasformazioni ed evoluzioni recenti nelle concezioni dell’autismo

9 maggio 2009 ore 915 12 15

 

MARINELLA LIA

Analista rigido o analista morbido- alcuni risvolti interpersonali e intrapsichici di come intendiamo il setting analitico”

8 giugno 2009 ore 20 45 23 45

 

Questionario 23.45 – 24.00

 

 

Abstract

Dr.ssa Marinella Lia

Analista rigido o analista morbido- alcuni risvolti interpersonali e intrapsichici di come intendiamo il setting analitico

Vorrei illustrare il modo in cui la relazione fra mondo intrapsichico e relazione interpersonale viene interpretato nell’ambito del modello concettuale cosiddetto ‘post-kleiniano’, nel tentativo di facilitare il confronto con altri parametri teorici. Tenterò di illustrare attraverso alcuni esempi e vignette cliniche il modo in cui il tipo di teoria può  influire sul grado di distanza o vicinanza umana espresso in modo esplicito dall’analista nei confronti del paziente (per esempio attraverso variazioni del setting), e forse in qualche misura anche la vicinanza empatica implicita nel lavoro interpretativo qualunque sia il modello analitico di riferimento.

 

Dr. Francesco Barale

Verranno descritte le principali trasformazioni intervenute negli ultimi decenni nelle concezioni dell’autismo. Particolare attenzione verrà dedicata ad alcune evoluzioni recenti delle conoscenze in tema di fondamenti dell’intersoggettività e dell’intenzionalità.

Verranno esposti alcuni dati circa l’evoluzione dell’Autismo in età adulta.

Di tutte ciò verranno discusse le implicazioni nelle strategie di intervento

Dr. Massimo Vigna Borgogno

Il rovesciamento dei ruoli :un riflesso dell’eredità del passato piuttosto trascurato.

All’interno di una cornice teorico-clinica centrata sulle dinamiche di transfert e controtransfert, gli Autori esplorano il fenomeno del rovesciamento dei ruoli e il perché questo fenomeno sia stato a lungo trascurato dalla nostra letteratura. Questo primitivo processo inter-intra-psichico, spesso in primo piano nella pratica psicoanalitica, verrà discusso nei suoi principali aspetti (l’identificazione inconscia del paziente alle difese e alla cultura psichica del genitore con concomitante dissociazione nell’analista di aspetti sofferenti del sé infantile), segnalando in particolare come l’enactment possa essere un elemento inevitabile che, ponendo in gioco le relazioni oggettuali dissociate del passato, si trasforma in una delle fonti della comprensione mutativa.

 

Dr. Paolo Roccato

L’intersoggettività ferita

Alle radici dei disturbi narcisistici

I disturbi narcisistici si strutturano nei medesimi processi intrapsichici e relazionali che realizzano la strutturazione e ri-strutturazione del Sé. La prospettiva intersoggettiva (che è il fondamento della prospettiva del Sé) getta nuova luce sulla natura e sulla dinamica di tali processi, tanto che la psicogenesi dei vari differenti disturbi narcisistici può essere colta in correlazione con specifiche modalità prevalenti nella declinazione della relazionalità intersoggettiva. Supportati dall’illustrazione di esempi clinici, verranno delineati alcuni spunti teorici fondamentali.

L’esposizione sarà preceduta da una Premessa, che cercherà di delineare che cosa si intende per intersoggettività e cercherà di inquadrare le rilevanze teoriche, cliniche e tecniche della prospettiva intersoggettiva per la psicoanalisi.

 

Dr.ssa MagdaViola

PERDITA E SEPARATEZZA

Un percorso analitico approda nella stanza d'analisi alla consapevolezza di una irreparabile perdita. La consapevolezza della “perdita” trova la sua espressione, come frutto della funzione analitica, nell'acquisizione della separatezza: il soggetto riesce a formularne espressione consapevole nel tempo susseguente la conclusione dell'analisi stessa. Si tratta di un caso concluso da quattro anni con trasformazioni interne ed una soddisfacente fenomenologia esistenziale. L'assunto sostenuto è legato

all'idea che, attraverso il raggiungimento di un buon grado di separatezza nell'intersoggettività, si costruisca un'autentica capacità di vita personale. Nel caso trattato infatti, sotto lo scintillante smalto di una vita personale e professionale estremamente brillante, l'analisi ha permesso di mettere in luce una distruttività coatta di ogni legame con la figura femminile: evidentemente nell'illusione di trovare attraverso questa via, e non attraverso legami tra soggetti separati, la liberazione da un vincolo

intollerabile ma ineludibile. La distruttività nei confronti del legame può essere ricercata nella violenta delusione provata dal bambino Giovanni quando, intorno ai quattro anni, ha vissuto la gravidanza della madre come un'esperienza di distruzione del legame stesso da parte dell'oggetto materno. Per concludere: le nuove capacità acquisite dal soggetto in analisi attraverso uno scambio interpsichico appaiono come l'espressione di un'effettiva modificazione della relazione tra le presenze che animano il suo stesso mondo interno.

 

 

Milano, 4.02-30.06.2009 "INTEGRAZIONE DI TRATTAMENTI DIVERSI (IN PARTICOLARE PSICOFARMACOLOGICI) NEL SETTING E NEL PROCESSO TERAPEUTICO DELLA CURA PSICOANALITICA CON PAZIENTI GRAVI E/O DIFFICILI (S. FRENI-S2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38 ; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 290,00.

Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili  (S. Freni – S2009)

                                               

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  4 febbraio 2009
Titolo
: Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Freni

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

***


Giornata 2: 
11 marzo  2009
Titolo
: Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Freni

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

***

 

Giornata 3:  1 aprile  2009
Titolo:
Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Freni

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

***

 

Giornata 4:  6 maggio 2009
Titolo:
Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Freni

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

 

***

 

Giornata 5:  3 giugno 2009
Titolo:
Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Freni

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

***

 

Giornata 6:  30 giugno 2009
Titolo:
Integrazione di trattamenti diversi (in particolare psicofarmacologici) nel setting e nel processo terapeutico della Cura psicoanalitica con pazienti gravi e/o difficili

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Freni

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Freni

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Nei sei incontri il relatore propone ai partecipanti di approfondire, da vari punti di vista, la questione della cura psicoanalitica quando opera in associazione o integrazione ad altri trattamenti, in particolare quello psicofarmacologico, dal momento che ormai psicofarmacoterapia e psicoterapia, analitica o no, rappresentano i trattamenti più diffusi. La storia del rapporto tra psicofarmacologia e psicoanalisi è molto controversa e pone numerosi problemi soprattutto con la comparsa nel mercato farmacologico di molecole sempre più interessanti sul piano dell’efficacia e della minore incidenza di effetti collaterali negativi. Un altro elemento che rende, per certi aspetti, urgente acquisire una buona competenza in questa area tematica deriva dal fatto che sempre più accedono al trattamento psicoanalitico pazienti che, per varie ragioni, assumono psicofarmaci e/o sostanze psicotrope in grado di modificare gli stati affettivi e talvolta cognitivi del soggetto in modo significativo. Di particolare importanza la dinamica del transfert/controtransfert in un contesto, in pratica, di  divisione autorizzata del transfert. In tali contesti i principi della psicofarmacologia clinica validi in psichiatria medica subiscono necessari e talora radicali cambiamenti fino a configurare il concetto di farmacoterapia psicodinamica (cfr. ad esempio, Gabbard).

Oltre agli aspetti storici, teorici e metodologici, saranno prese in esame situazioni cliniche (portate dai partecipanti o dal relatore) estratte da contesti diversi e da diversi punti di vista.

 

***

 

 

Bologna, 21-22.02.2009 " CORPI PERDUTI E RITROVATI NELLA SITUAZIONE ANALITICA - LA CORPOREITÀ NELLA PRATICA ANALITICA: TEORIA E TECNICA” ; Sede: HOTEL ROYAL CARLTON - VIA MONTEBELLO, 8 BOLOGNA; Info: spimilano@fastwebnet.it ; Fees= euro 264,00.

BRITISH PSYCHO-ANALYTICAL SOCIETY- SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

 

7- 8 February 2009, Bologna (Italy)

Hotel Royal Carlton

Via Montebello 8, Bologna

 

PROGRAMME/PROGRAMMA

Saturday, 7 February 2009

 

08.45 - 09.30

Registration

 

 

Chair: Stefano Bolognini (SPI)

 

09.30 – 10.00

 

Opening Remarks by Scientific Secretaries SPI and BPSA

Considerazioni introduttive dei Segretari Scientifici SPI e BPSA

 

10.00 – 10.50

Sira Dermen (BPSA)

Clinical Paper: A case of allergy. To what?"

Lavoro clinico: “Un caso di allergia. A che cosa?”  

10.50 – 11.30

Discussion from the floor

Discussione dei partecipanti in sessione plenaria

11.30 – 11.45

 

Coffee break

11.45 – 13.00

Small groups Discussion

Discussione in piccoli gruppi

Coordinano i membri del gruppo di studio italo – inglese

Cohordinators: members  of the British-Italian Study Group: Giuseppina Antinucci, Giuseppe Berti Ceroni, Giovanna di Ceglie, Carlos Fishman, Ronny Jaffé, Brian O"Neill, Barbara Piovano, Cristiano Rocchi, Joan Schachter, Sarantis Thanopulos.

 

13.00 – 14.30

 

Lunch (Hotel Carlton)

 

Chair: Don Campbell (BPSA)

 

14.30 – 15.20

Carla De Toffoli e Luigi Solano (SPI)

Clinical Paper: The body as a signifier of body <---> mind transformations

Lavoro clinico: Il corpo come significante delle trasformazioni corpo<--->mente

15.20 – 16.00

Discussion from the floor

Discussione dei partecipanti in sessione plenaria

16.00 – 16.15

 

Tea break

16.15 – 17.30

Small groups Discussion

Discussione in  piccoli gruppi

 

Cena – Dinner (7 February 2009) : h. 20.30: Palazzo Isolani - Corte Isolani 5  - 40125 Bologna

 

 

Sunday, 8 February 2009

 

10.00 – 11.30

Small groups Discussion

Discussione in piccoli gruppi

11.15 – 11.45

 

Coffee break

 

Chair: The Presidents  BPSA  and SPI

           I Presidenti        BPSA e SPI

11.45 – 13.00

Plenary Session: Feed – back from reporters: Luigi Caparrotta, Mariapina Colazzo, Sheilagh Davies, Sergio Molinari

Concluding remarks by Presidents

Sessione plenaria: Feed - back dei reporters dei gruppi - Osservazioni conclusive dei Presidenti

 

 

 

 

ABSTRACT

 

Bodies lost and found in the analytic situation

Corpi perduti e ritrovati nella situazione analitica

 

Corporeity in theoretical and technical practice in psychoanalysis

La corporeità nella pratica analitica: teoria e tecnica

 

Questo convegno mette a confronto due tradizioni psicoanalitiche, quella britannica e quella italiana, intorno a una questione di estrema attualità scientifica: i modi nei quali si articola l’innesto tra corpo e mente nella produzione di sensazioni, fantasie, raffigurazioni, pensieri.

Non è tanto in questione la patologia psicosomatica, quanto l’emergere della vita psichica dalle esperienze corporee, con tutte le vicende di non comunicazione e di distorsione  tra esperienze del corpo e rappresentazioni. Tale intreccio è monitorato a partire dall’analisi approfondita di materiale clinico di sedute psicoanalitiche che mettono in gioco l’espressione corporea di sentimenti del paziente e la ricettività corporea dell’analista stesso. Analisi quindi di zone di frontiera tra psiche e soma, a partire da quella più significativa, il sogno.

 

 

Bergamo, 20.02-19.06.2009 "LA CREAZIONE DELL'IDENTITA'"; Sede: BERGAMO, VIA S.ANTONINO 11 ; Info: sipp@mclink.it; Fees= euro 90,00.

La creazione dell’identità

Bergamo, Via S. Antonino 11

 

20 Febbraio – 19 Giugno 2009

 

20 Febbraio 2009

Ore 9.00 – 10.00        “La nascita dell’identità nella relazione genitori-figli, aspetti fisiologici e

aspetti patologici”, Mariella Paganoni e Francesca Calioni Bembo

 

20 Marzo  2009

Ore 9.00 – 10.00        “Dall’esperienza dello specchio e dello sguardo fino all’esperienza della

relazione”, Mariella Paganoni e Francesca Calioni Bembo

 

24 Aprile 2009

Ore 9.00 – 10.00        “Ruolo dell’illusione e dell’introiezione nella formazione dell’identità”,

Mariella Paganoni e Francesca Calioni Bembo

 

22 Maggio 2009

Ore 9.00 – 10.00        “La vulnerabilità e i processi di difesa dell’identità nella pratica clinica”, 

Mariella Paganoni e Francesca Calioni Bembo

 

19 Giugno 2009

Ore 9.00 – 10.00        “Aspetti corporei dell’identità”, Mariella Paganoni e Francesca Calioni

Bembo

 

Ore 11.00- 14.00        Verifica dell’apprendimento

 

_________________________________________________________

 

 

                               ABSTRACT

In continuità col percorso di studio degli scorsi anni che, partendo dalle strutture primarie della mente ha portato ai processi di separazione, quest’anno si vuole approfondire quel processo, sempre in fieri, della costituzione di una forma che, nei suoi aspetti più stabili e in quelli più variabili, viene riconosciuta come identità propria.

Considerando tutte le ambiguità tra il “reale” e l’”illusorio” che questo concetto ha, si vogliono approfondire, attraverso letture (Winnicott, De Silvestris, Cupelloni…) e la condivisione di resoconti clinici, gli aspetti fondanti dell’Identità dal punto di vista delle esperienze relazionali e delle elaborazioni intrapsichiche.

 

 

 

Milano, 13.02.2009 CONVEGNO INTERNAZIONALE FAMIGLIE IN MIGRAZIONE; Sede: UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, MILANO, LARGO GEMELLI 1; Info: franco.brambilla@unicatt.it ; Fees= euro 100,00.

Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia

 

 

Convegno internazionale

Famiglie In Migrazione

 

in occasione dell’uscita del volume (E. Scabini, G. Rossi, a cura di )

“Studi interdisciplinari sulla famiglia” n. 23

 

venerdì 13 Febbraio 2009

Ore 9.00 -17.30

Milano, L.go Gemelli, 1 – Aula Pio XI

 

 

Presentazione:

Il fenomeno migratorio oramai strutturale nella società contemporanea assume con maggiore chiarezza un connotato familiare.

 

La comunità scientifica si sta interrogando a diversi livelli sulle caratteristiche relazionali e intergenerazionali che qualificano le famiglie in migrazione nonché gli spazi di incontro possibili e costruibili per la promozione di una cittadinanza realmente multiculturale.

 

 Il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia di supportato dal progetto culturale della Cei ha inteso sviluppato un percorso di riflessione teorica e di approfondimento empirico relativo al significato che assumono i legami  familiari  nella esperienza  delle persone migranti allo scopo di comprendere le fragilità li caratterizzano, ma anche  comprendere in che senso possono essere risorsa e in che modo possono costituire un capitale sociale da coltivare e spendere nelle difficili dinamiche di incontro con i paesi ospitanti

 

Nato in occasione della pubblicazione del volume Studi Interdisciplinari sulla Famiglia, XXIII, Vita e Pensiero, 2009, il convegno intende offrire riflessioni di tipo interdisciplinare che consentano di attrezzarsi a livello culturale e operativo per fare fronte alle sfide e alle opportunità che il processo migratorio familiare comporta. 

Cosa qualifica queste famiglie? Quali sfide sono chiamate a sostenere? Quali risorse dovrebbero incontrare per affrontare in modo costruttivo il viaggio migratorio? Come si possono porre come possibile risorsa nel tessuto sociale nel quale si sono insediate?

 

Alle riflessioni teoriche previste nella mattinata seguiranno tre workshop in cui ricercatori e operatori psicosociali impegnati nell’ambito dei servizi ai migranti

 

Il convegno si articola in una prima parte dedicata all’approfondimento teorico e alla riflessione culturale delle tematiche connesse alla migrazione in un ottica familiare.

Seguiranno nella seconda parte tre workshop in cui ricercatori e operatori del territorio impegnati nell’ambito dello studio e nel lavoro con le famiglie migranti si confronteranno sulle esperienze fatte di lavoro con e per le famiglie migranti.

 

Il convegno è rivolto a studiosi e ricercatori, responsabili e operatori dei servizi pubblici e del privato sociale che sono impegnati nel lavoro con i migranti in un’ottica di rafforzamento dei legami familiari e sociali.


 

PROGRAMMA - PROGRAM

 

Ore 9.00

Saluto del Magnifico Rettore Lorenzo Ornaghi

Welcome and greetings by the rector Lorenzo Ornaghi

Introduce: Eugenia Scabini

 

Ore 9.30 (sessione plenaria)

La nascita in esilio

Keynote speaker

Dominique Neuman, Università Parigi 13, Francia

 

Ore 11.00- 11.30

Pausa – Break

 

Ore 11.30-13.00 (sessione plenaria)

Tavola Rotonda - Round Table

Intervengono:

Gian Carlo Blangiardo, Francesco Botturi, Vittorio Cigoli, Ennio Codini, Giovanna Rossi, Laura Zanfrini

 

Ore 14.30-17.30 (workshop, sessioni separate)

Lavorare con i migranti in un’ottica familiare: sfide e prospettive

Working with migrants in a family perspective: challenges and views

Workshop paralleli – Parallel workshops

 

A.     Incontrare le seconde generazioni di migranti

Facing migrant second generations

Coordinatore: Camillo Regalia

Interventi di:

Federica De Cordova, Università degli Studi di Verona

Daniele Cologna, Agenzia di Ricerca Studio Codici

Giulio Valtolina, Fondazione ISMU

Evita Cassoni, Cooperativa Terre Nuove

Akram Idres, Yalla Italia

 

B.     Costruire legami comunitari e coesione sociale

Building community bonds and social cohesion

Coordinatore: Cristina Giuliani

Interventi di:

Ennio Ripamonti, Metodi-Sviluppo di Comunità

Matteo Fornari, Assessorato alle politiche sociali, Comune di Parma

Anna Granata, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Adriano Zamperini e Vincenzo Romania, Università degli Studi di Padova

 

C.   Produrre servizi nella società multiculturale

“Producing” social services in multicultural society

Coordinatore: Caterina Gozzoli

Interventi di:

Ana Conception Castillo, Comunità Salvadorena “Monsignor Romero”

Giuseppina Coppo, Progetto finestra d’amicizia, Comunità Moserrate

Rosanna Maugeri, Consultorio Famigliare – ASL Città di Milano

Nicoletta Pirovano, Centro per il bambino e l’adolescenze – ASL città di Milano

Simona Polzot, ONG Progetto Mondo MLAL

 

Ore 17.30-18.00 (sessione plenaria)

Verifica dell’apprendimento per ECM

 

 

E’ prevista la traduzione della lezione magistrale - The translation is provided for the keynotes speech

 

Ai partecipanti verrà consegnato il volume/The convenors will receive the volume 

 “Studi interdisciplinari sulla famiglia” di E. Scabini, G. Rossi (a cura di )  n. 23 , edizioni Vita e Pensiero.

 

 

Relatori e coordinatori

Giancarlo BLANGIARDO, Professore ordinario di Demografia, Università di Milano Bicocca; Francesco BOTTURI, Professore ordinario di Filosofia Morale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Vittorio CIGOLI, Professore ordinario di Psicologia Clinica, Direttore Alta Scuola di Psicologia “A. Gemelli”, membro del Consiglio Direttivo del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Ennio CODINI, Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Cristina GIULIANI, Ricercatore di Psicologia Sociale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Caterina GOZZOLI, Professore associato di Psicologia del lavoro e delle Organizzazioni, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Camillo REGALIA, Professore ordinario di Psicologia Sociale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Giovanna ROSSI, Professore ordinario di Sociologia della Famiglia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Eugenia SCABINI, Preside della facoltà di Psicologia, Professore ordinario di Psicologia Sociale della famiglia, Direttore Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano;Laura ZANFRINI, Professore associato di Sociologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

 

Comitato Organizzativo:

Cristina GIULIANI, Caterina GOZZOLI, Claudia MANZI, Costanza MARZOTTO, Camillo REGALIA

 

 

Per informazioni rivolgersi a Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia

for information contact the Centre for Family Studies and Research

tel. ++39 02 72342347 - fax ++ 039 02 72342642 - centro.famiglia@unicatt.it

 

Per iscrizioni, entro il 20 gennaio 2009 , rivolgersi a:

Registration deadline: 20.3.09, contact:

Formazione Permanente

Via Carducci 30 - 20123 Milano

tel. ++39 02 7234 5701 - fax ++39 02 7234 5706 - formazione.permanente-mi@unicatt.it

 

La quota di partecipazione è di € 100 (esente IVA)

 

Gli abstract degli interventi saranno pubblicati sul sito

Abstracts of the speeches will be available on the web site

www.unicatt.it/centriricerca/centrofamiglia

 

È stata inoltrata la richiesta per gli ECM per Educatore professionale e Psicologo.

 

 

 

 

Genova, 13.02.2009 "L'INCONTRO CON L'ALTRO NELLA RELAZIONE DI COPPIA: IL LUOGO DELLA RECIPROCITÀ"; Sede: IL RUOLO TERAPEUTICO DI GENOVA, VIA XX SETTEMBRE 32/5; Info: info@ilruoloterapeuticodigenova.it ; Fees= euro 50,00.

 

Verona, 9.02-16.05.2009 CORSO DI PSICOTERAPIA DELL'ADOLESCENTE:PRIMO COLLOQUIO CON ADOLESCENTI CHE PRESENTANO PROBLEMATICHE NELLA PERCEZIONE DELLA TEMPORALITA’; Sede: VIA VALDONEGA 42 - 37128 VERONA; Info:  antecchi@reprint.it  ITINERARIPSICO@LIBERO.IT ; Fees= euro 230,00

 

Corso di Psicoterapia dell'adolescente:

primo colloquio con adolescenti  che presentano problematiche nella percezione della TEMPORALITA’.

VII° CICLO (prima parte)    09 febbraio – 14 marzo - 16 maggio - 2009

                                                           via Valdonega 42 - 37128 Verona

 

Per il VI° anno consecutivo la nostra Associazione " Itinerari Psicoanalitici" propone  un ciclo di seminari di supervisione, con un supervisore esterno esperto di psicoterapia dell'adolescente.

Negli anni passati ci siamo interessati del primo colloquio, delle questioni diagnostiche e della presa in carico dell'adolescente e dei suoi genitori, dei problemi legati alla difficoltà di individuazione, di inserimento sociale, di legami affettivi gratificanti, di conflitti intrafamiliari ed extrafamiliari con inadeguata gestione dell’aggressività. Nella riflessione finale del ciclo 2008, è emerso l’interesse condiviso di individuare come filo conduttore per il prossimo ciclo di incontri lo studio dei disturbi, caratteristici di certa adolescenza, nella percezione della temporalità, in relazione soprattutto al trauma legato alla violenza. Individuiamo due momenti: l’uno relativo al riesame teorico dello sviluppo della sessualità e dell’aggressività; l’altro poggiato nella pratica clinica per delineare ciò che caratterizza il comportamento violento e promiscuo, il vivere nel presente, l’identità liquida, l’aspetto impulsivo, il tempo fermo senza passato e futuro, la mancanza di capacità riflessiva e l’agito come uccisione del tempo. Tutto è velocizzato (tutto fast-food), vi è difficoltà progettuale, il futuro è vissuto come minaccia, vi è la tendenza a vivere in una sorta limbo. Il trauma, tessuto dall’adolescente, diventa strutturante, un oggetto cui aggrapparsi, un’autorizzazione a stare fermi.

Ci proponiamo di approfondire, in accordo con gli obiettivi nazionali di formazione alla psicoterapia e alla psicologia clinica, le risorse, gli strumenti e i limiti  dei nostri interventi diagnostici e terapeutici.

Il nostro gruppo è costituito da colleghi impegnati nel lavoro clinico con la famiglia, le coppie e gli adolescenti e abbiamo individuato nel lavoro della "discussione e supervisione di casi clinici in piccolo gruppo" una metodica molto efficace, grazie alla quale possono venire messe in comune e integrate competenze differenti.

L'obiettivo è di mantenere una formazione continua al passo con i cambiamenti che la società e la ricerca scientifica ci propongono.

Dal punto di vista metodologico, il lavoro si svolge con una formula ormai sperimentata da parecchi anni:

            - nella prima parte della giornata: uno dei partecipanti presenta una situazione clinica di cui si sta occupando, rilevante rispetto al tema indicato e sconosciuta al resto del gruppo. Riferisce il materiale del primo colloquio fatto, con il ragazzo, l’eventuale osservazione familiare  e i colloqui con i genitori, la valutazione testistica, se necessaria all’inquadramento diagnostico, i colloqui di approfondimento e di restituzione diagnostica  e le successive sedute di psicoterapia. Il gruppo dei partecipanti discute il materiale, pone le domande,  formula delle ipotesi, indica un possibile percorso.

             - nella seconda parte della giornata il conduttore-supervisore sviluppa e approfondisce dal punto di vista teorico i contenuti proposti dal caso clinico. La parte teorica è svolta, a seconda delle conoscenze del gruppo o nello stesso giorno della presentazione del caso o nell’incontro successivo, se sono richiesti suggerimenti bibliografici approfondimento del materiale, o necessità di studio comune.

Intendiamo inoltre stilare una sorta di bibliografia comune per uno studio sistematico del problema “tempo in adolescenza

Si tratta, quindi, di una metodologia che si sviluppa dinamicamente e con continuità lungo tutta la durata del corso e che coinvolge in modo diretto e partecipativo tutti i componenti del gruppo. Naturalmente la formazione attraverso la supervisione è ormai storicamente codificata e, a nostro parere, è quella che meglio consente chiarimenti ed approfondimenti specifici  capaci di sviluppare una competenza clinica diretta, in quanto permette una identificazione con il terapeuta e  con i suoi problemi transferali e controtransferali nella conduzione del caso. Inoltre lo studio ancorato alla problematica in corso di trattamento analitico, comporta riferimenti continui alla teoria e l’integrazione di conoscenze teoriche e cliniche. indispensabili alla crescita delle competenze terapeutiche.. A causa di questa impostazione metodologica  non ci è possibile fornire anticipatamente materiale, abstracts e lo stesso questionario  propone temi che pensiamo di  andare ad approfondire durante le supervisioni e che sono rintracciabili  nella casistica adolescenziale.

Ci impegniamo, comunque, ad inviare il materiale e gli eventuali abstracts unitamente alla relazione finale.

 

Il programma  prevede quattro ore di lavoro, suddivise in: due ore di confronto teorico (h. 9,30 - 11.30) - due ore di supervisione clinica e di follow-up di casi passati (h. 11,40 - 13,40 ).

I 3 incontri, per un massimo di 20 partecipanti, avranno una quota di partecipazione di 230 euro.

Anche quest'anno potremo contare sulla conduzione del Dr G. Pellizzari che ha dato la propria  disponibilità nel 2009 per i seguenti  giorni: 09/2 - 14/3 - 16/5 – 2009

 

 Responsabile scientifico dell’evento è la dott.Alessandra Massa.

 

 

Roma, 13-15.02.2009 "LA FORMAZIONE DEI NUOVI PSICOANALISTI"; Sede: JOHN CABOT UNIVERSITY, VIA DELLA LUNGARA 233, ROMA; Info: susi@isipse.it ; Fees= euro 120,00.

Relatore:

James Fosshage (New York)

Attuale Presidente della IAPSP International Association for Psychoanalytic Self Psychology. Insegna al Post Doctoral Program in Psychoanalysis della New York University. Ha fondato il NIP (National Institute for the Psychotherapies) e  l’IPSS (Institute for the Psycho-analytic Study of Subjectivity) in cui svolge attività di analista didatta. Si è occupato  della revisione in chiave relazionale della teoria freudiana del sogno, formulando una nuova teoria che articola ai risultati della ricerca psicoanalitica, quelli delle neuroscienze e degli studi cognitivisti. Sul tema del sogno come prodotto della funzione organizzatrice dell’attività mentale inconscia Fosshage ha prodotto un libro (con C. Loew), oltre ad una serie di articoli fondamentali.  Si è interessato sempre di più all’organizzazione della soggettività umana e all’incontro tra organizzazioni soggettive diverse (cfr. l’articolo da lui pubblicato sull’International Journal of Psychoanalysis nel 1994 in cui ha proposto una nuova lettura del transfert). Fa parte del comitato editoriale delle riviste Progress in Self Psychology, Psychoanalytic Dialogues, Psychoanalytic Inquiry . Insieme  a Lichtenberg e Lachmann ha pubblicato Il sé e i sistemi motivazionali (Astrolabio, 2000) e Lo scambio  clinico (Cortina 2000). Fosshage è stato presidente della AAPI l’organizzazione internazionale degli istituti psicoanalitici indipendenti.

 

 

 

Brescia, 18.02.2009 “PSICOPATOLOGIA, SESSUOLOGIA E ORIENTAMENTO SESSUALE: ASPETTI CLINICI E PROSPETTIVE DI RICERCA"; Sede: FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA, VIALE EUROPA 11 CAP. 25123; Info:  buizza@med.unibs.it ; Fees= euro 60,00.

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA

Facoltà di Medicina e Chirurgia

 

 

CORSO DI AGGIORNAMENTO

 

Mercoledì 18 febbraio 2009

ore: 14.00-18.00

 

 

PSICOPATOLOGIA, SESSUOLOGIA E ORIENTAMENTO SESSUALE: ASPETTI CLINICI E PROSPETTIVE DI RICERCA

 

 

Prof. JUAN FERNÁNDEZ SÁNCHEZ

Sección Departamental de Psicologia Evolutiva y de la Educación

Faculdad de Psicologia

Universidad Complutense

Madrid (Spain)

 

 

 

SEDE: Facoltà di Medicina e Chirurgia

 

Programma del Corso:

 

 

ore 14.00-14.30: Lettura magistrale prof. Antonio Imbasciati

La genesi psichica della dimensione sessuale individuale

 

ore 14.30-17.00: Relazione prof. Juan Fernández Sánchez

Lo sviluppo della doppia realtà del sesso e del genere lungo l’arco della vita: prospettive teoriche e strumenti di misurazione

 

ore 17.00-17.30: Confronto tra pubblico ed esperto guidato da conduttore

 

ore 17.30-18.00: Compilazione questionario di valutazione

 

 

 

Roma, 6.02-22.05.2009 "IL TRAUMA IN ETA' EVOLUTIVA"; Sede: SIPSIA VIALE GORIZIA, 24; Info: sipsiaroma@tin.it ; Fees= euro n.d.

IL TRAUMA IN ETÀ EVOLUTIVA

Venerdì  6 febbraio 2009

Ore  8.00  iscrizione partecipanti

ore   9.00  Il trauma in età evolutiva  (P. Fabozzi)

ore 10.00  Discussione con i partecipanti  (P. Fabozzi)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15  Psicologia dello sviluppo normale in  età                                         

                  evolutiva  (V. Bonaminio )

ore 12.15  Discussione con i partecipanti (V. Bonaminio)

 

Venerdì 20 febbraio 2009

ore  9.00   La funzione genitoriale (M. L. Algini)    

ore 10.00  Discussione con i partecipanti (M. L. Algini)    

ore 11.00  Pausa

ore 11.15  Il Servizio socio-sanitario: dalla segnalazione  

                 alla presa in carico (L. De Rosa)

ore 12.15  Discussione con i partecipanti (L. De Rosa)

IL FIGLIO NELLA CRISI DELLA COPPIA

Venerdì 6 marzo 2009

ore   9.00  Interruzione dei rapporti e discontinuità  dello 

                  sviluppo in  età evolutiva   (S.  Maccioni)

ore 10.00  Discussione con i partecipanti  (S.  Maccioni)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15  Coppia coniugale e coppia genitoriale  (D.  Norsa)

ore 12.15  Discussione con i partecipanti  (D. Norsa)

 

Venerdì 20 marzo 2009

ore   9.00  Il magistrato civile e le separazioni   (F.  Mangano)

ore 10.00  Discussione con i partecipanti (F.  Mangano)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15   I consulenti del giudice:  CTU  e operatori dei   servizi  (S. Frinolli)

ore 12.15  Discussione con i partecipanti  (S. Frinolli)

 

 

LE DISFUNZIONI GENITORIALI

Venerdì 3 aprile 2009

ore   9.00  Difficoltà evolutive dei figli in ambienti familiari

                  disfunzionali   (S. Grimaldi)

ore 10.00  Discussione con i partecipanti (S. Grimaldi)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15  La valutazione delle disfunzioni genitoriali e  delle

                  possibilità di integrazione o sostituzione  (R. Colarossi)

ore 12.15  Discussione con i partecipanti (R. Colarossi)

 

Venerdì 8  maggio 2009

ore   9.00  Il magistrato per i minori coinvolti in situazioni  di    

  sofferenza e rischio  (C. Cottatellucci)              

ore 10.00  Discussione con i partecipanti (C. Cottatellucci)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15  L’operatore dei servizi  (P. R e)

ore 12.15  Discussione con i partecipanti (P. Re)

 

Venerdì 22 maggio  2009

ore   9.00  Gli abbinamenti difficili nelle adozioni nazionali (R. Callegari)

ore 10.00  Discussione con i partecipanti (R. Callegari)

ore 11.00  Pausa

ore 11.15   Le adozioni difficili  (S. Grimaldi)

ore 12.15   Discussione con i partecipanti (S. Grimaldi)

ore 13.15  Valutazione dell’apprendimento (S. Grimaldi)

 

 

Brescia, 13.02.2009 "PRATICHE E TEORIE DI ETNOPSICOLOGIA CLINICA"; Sede: CENTRO S. GIOVANNI DI DIO FATEBENEFRATELLI, VIA PILASTRONI 4; Info: daniela.quaresmini@ariele.info ; Fees= euro 80,00.

 

Catania, 13.02-26.06.2009 "UNO SGUARDO SULL'ADOLESCENZA - TRA TEORIA E CLINICA"; Sede: CATANIA, MONASTERO DEI BENEDETTINI, VIA OSSERVATORIO 1 ; Info: franca.tiralosi@tele2.it ; Fees= euro 120,00.

 

Roma, 14.02.2009 '' TRASFORMAZIONI IN SOGNO E TRASFORMAZIONI ONIRICHE ALL'INTERNO DI UNA TEORIA DEL CAMPO'' ; Sede: viale Parioli, 90 Roma; Info: annalfe@libero.it ; Fees= euro 120,00

'' Trasformazioni in sogno e trasformazioni oniriche all'interno di una teoria del campo''

 

L’Autore individua nello spettro dell’onirico il luogo e il mezzo per gli scambi più profondi tra paziente ed analista. Postula una continua attività di reverie di base o sub-liminale che è possibile quando il canale tra identificazioni proiettive e reverie è pervio (capacità di proiettare/capacità di accogliere).

Descrive poi sia le reverie a flash o a corto metraggio sia le reverie /costruzioni o a lungo metraggio.

Descrive poi le trasformazioni in sogno operate dall’analista  come frutto di un ascolto basato sulla decostruzione e de-concretizzazione delle comunicazioni del paziente  e    sulla successiva ri-sognazione.   Da ultimo viene preso in considerazione il sogno della notte ( tangenzialmente i sogni di controtransfert) anche  nella sua  capacità di comunicazione attuale.. Scopo dell’analisi è considerato il continuo sviluppo del ‘dreaming ensemble’ e della sua introiezione nel corso dell’analisi. Il modello implicito è quello post-bioniano che valorizza la centralità del pensiero onirico della veglia nel funzionamento mentale. Il materiale clinico è utilizzato come modalità di condivisione semplice ed immediata rispetto il complesso modello teorico soggiacente.

 

 

 Sabato 14 febbraio 2009 

Prof. Antonino Ferro: ''Trasformazioni in sogno e trasformazioni oniriche all'interno di una teoria del campo''

10,00-12,00    Lezione magistrale

12,00- 13,30   Confronto/ dibattito tra pubblico ed esperto

15,00- 16,30    Presentazione casi clinici

16,30- 17,30     Partecipazione diretta alle attività                             

17,30-18,00      Verifica con  questionario

 

 

 

Milano, 4.02-30.06.2009 "IL TRATTAMENTO DEGLI ADOLESCENTI: UNA SFIDA ALLA TEORIA DELLA TECNICA (M.BADONI, K. SCHWEIZER, S. SONZINI – C2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38 ; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 230,00.

Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica

(M.Badoni, K. Schweizer, S. Sonzini – C2009)

                                               

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  4 febbraio 2009
Titolo
: Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica  

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

***


Giornata 2:  
11 marzo  2009
Titolo
: Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Badoni, Schweizer, Sonzini

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

***

 

Giornata 3:  1 aprile  2009
Titolo:
Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

***

 

Giornata 4:  maggio 2009
Titolo:
Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

 

***

 

Giornata 5:  3 giugno 2009
Titolo:
Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

***

 

Giornata 6:  30 giugno 2009
Titolo:
Il trattamento degli adolescenti: una sfida alla teoria della tecnica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Badoni, Schweizer, Sonzini

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

L’adolescenza, chiamata anche il “periodo difficile”  segna il passaggio tra l’età infantile all’età adulta. Questo passaggio espone il giovane ad una moltitudine di rimaneggiamenti interni ed esterni. Il salto maturativo dall’Io infantile all’Io che diviene adulto, dal corpo asessuato al corpo sessuato, costituisce una cesura traumatica che segna una discontinuità radicale nella percezione del Sé e della realtà, tra mondo infantile e mondo reale.

 

Nel rapido volgere di pochi anni il giovane acquisisce una potenzialità tale da renderlo non più distinguibile dall’Io adulto dei “grandi”, di fatto viene meno la necessità biologica  di una dipendenza da loro. Diversamente l’acquisizione emotiva dell’indipendenza è un processo più lento e complicato. In virtù della Nachträglichkeit  l’adolescenza riattiva i traumi dell‘infanzia, ripropone con linguaggio diverso dal linguaggio infantile i bisogni incompresi al momento in cui sono insorti.

 

E’ in questo iato tra mondo infantile e mondo adulto, tra bisogni e pulsioni infantili e  desideri e capacità adulti  che si inserisce il trattamento degli adolescenti.  In questo cammino anche lo psicoanalista si trova continuamente confrontato con  l’ignoto, con l’insicurezza, con movimenti “rivoluzionari” e in un secondo tempo con la ricerca e l’integrazione di un’identità nuova. Questa è la sfida che il trattamento degli adolescenti lancia alla psicoanalisi e soprattutto alla nostra teoria della tecnica.

 

In quest’ottica la terapia di adolescenti ci costringe a ripensare e riformulare la nostra concettualizzazione del setting, del transfert e del controtransfert, dell’ interpretazione e del ruolo della realtà esterna spesso personificato nei genitori o altre figure educative.

 

Il ciclo di conferenze affronterà queste tematiche centrali per la terapia dei giovani in una continua interazione tra momenti teorici e esemplificazioni cliniche.

 

 

Milano, 28.01-25.06.2009 "IL LAVORO CON I GRUPPI: VERBALE E NON VERBALE NELLA PRATICA GRUPPOANALITICA E NELLE ARTI TERAPIE "; Sede: E-SPEIRA, VIA G. DA PROCIDA 37, 20149 MILANO ; Info: segreteria_espeira@hotmail.it ; Fees= euro 220,00.

Associazione E-spèira                                                                                                                  Presidente: Vera De Luca

via G. da Procida 37, 20149 Milano                                                                            Comitato tecnico-scientifico:

Tel.  02.336.118.14                                                                                      Velia Bianchi Ranci, Duccio Demetrio,                                                 

e-mail: espeira@tin.it     www.espeira.it                                                              Enzo Funari, Pierluigi Sommaruga

 

Presidente onorario e Responsabile Scuola di formazione: Giovanna Bosco

 

IL LAVORO CON I GRUPPI:

verbale e non verbale

nell’esperienza gruppoanalitica e nelle arti terapie

 

Sede: Associazione E-spèira, via G. da Procida 37, Milano*

*la sede si trova in zona Sempione, ed è raggiungibile con vari tram e autobus. Per chi viene da Nord di Milano è raggiungibile anche tramite le Ferrovie Nord (si trova infatti a pochi passi dalla fermata di Milano-Domodossola).

N. massimo di partecipanti:  12

 

Questo ciclo di incontri, di due ore ciascuno, si propone di offrire:

- nuovi orizzonti teorico-pratici a psicologi e educatori professionali, che sempre più spesso si trovano a doversi misurare con la dimensione gruppale (gruppi clinici, espressivi, formativi, gruppi di genitori, ecc.):

-          la possibilità di riconsiderare il rapporto tra mondo della  parola  e mondo extra-verbale, sia sul piano espressivo che su quello della elaborazione dei vissuti e delle relazioni di gruppo; di fare esperienza diretta della comunicazione nel piccolo gruppo; di elaborare progetti basati sul setting di gruppo e sull’’integrazione tra mondo non verbale e mondo della parola. 

Ogni incontro consisterà in:

-  una prima parte in cui il docente focalizzerà l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali

-  una seconda parte di discussione-riflessione su casi attinenti il tema trattato; oppure di esperienza pratiche da parte dei partecipanti. Il ridotto numero di partecipanti consentirà, anche nella discussione sui casi, di fare esperienza diretta della dimensione gruppale.

 

Relatori:

Velia Bianchi Ranci, psicoterapeuta, socio  APG, docente COIRAG, vice Presidente EATGA

Giovanna Bosco, psicoterapeuta, socio Group Analytic Society e IAGP, Presidente onorario E-Spèira

Duccio Demetrio, docente filosofia dell’educazione e educazione degli adulti, Università Milano-Bicocca

Pierluigi Sommaruga, psichiatra psicoterapeuta, socio SPI e SGAI, co-fondatore Ruolo Terapeutico

 

-          Il lavoro con i gruppi:  Pierluigi Sommaruga                                   mercoledì   28 gennaio     h. 21

-          le relazioni di gruppo: dalla ‘spiegazione’ alla ‘comprensione’     giovedì    12 febbraio   h. 20,30

                                                                Giovanna Bosco             

-    il non verbale nei gruppi, Giovanna Bosco,                                       giovedì  26 febbraio   h. 20,30

-          la specificità dei gruppi in età infantile,  Velia Bianchi Ranci         giovedì     5  marzo          h. 21

-          adultità e trans-formazioni,  Duccio  Demetrio,                                giovedì     16  aprile         h. 21

-          corpo-ritmo-suono, Giovanna  Bosco                                              giovedì    7 maggio      h.  20,30

-          segno e colore, Giovanna  Bosco                                                      giovedì    21 maggio    h. 20,30

-          drammatizzazione, Giovanna Bosco                                                  giovedì   11  giugno    h  20,30

-          Il progetto: rapporto setting/ progetto/processo,

                                                           Giovanna Bosco                              giovedì   25 giugno    h.  20,30

 

 

INFORMAZIONI E ISCRIZIONE: e-mail espeira@tin.it, indicando nome, indirizzo, data nascita, codice f., professione, formazione, e n. di telefono.

 

 

Milano, 24.01-9.06.2009 "I FATTORI DI CAMBIAMENTO IN PSICOTERAPIA E IN PSICOANALISI" (SECONDA PARTE); Sede: CENTRO MILANESE ISIPSE' VIA COPERNICO 59 MILANO ; Info: james.stevens@alice.it  SUSI@ISIPSE.IT Fees= euro 235,00.

ABSTRACT DEGLI INTERVENTI

 

 

 

 LUIGI SOLANO

La teoria del codice multiplo di Wilma Bucci come cornice di una psico-somatica di ispirazione psicoanalitica 

Nella teoria del codice multiplo vengono differenziate tre modalità fondamentali in cui gli esseri umani elaborano le informazioni, comprese quelle emotive, e formano rappresentazioni interne. Ogni stimolo interno o esterno che elaboriamo attiva schemi mentali di relazioni (in prima istanza quelli originari derivati dai primi scambi con la figura materna o un suo sostituto) e schemi non-verbali simbolici e subsimbolici di sensazioni, pensieri, attese, comportamenti immagazzinati in memoria. Questi schemi sono molto vicini a costrutti cognitivi e psicoanalitici come gli internal working models di Bowlby.

La Bucci applica la sua teoria al processo di somatizzazione. La malattia somatica appare come una dissociazione fra i pattern sensoriali e motori di espressione delle emozioni e le parole, intese come rappresentazioni simboliche degli oggetti di cui facciamo esperienza a livello subsimbolico.

Il modello di somatizzazione secondo il codice multiplo della Bucci può essere espresso come "stati somatici senza simboli". In questo senso, il lavoro della Bucci si colloca nel movimento contemporaneo della psicosomatica (su cui convergono linee di ricerca diverse, dalla psicoanalisi alle neuroscienze alle teorie cognitiviste) che mira a ripensare le malattie oltre la vetusta dicotomia mente/corpo o malattie organiche e malattie psichiche. Luigi Solano sviluppa questa cornice, collegandola con la Psicoanalisi. La proposta tecnica di trattamento analitico per i pazienti con somatizzazione consiste nel produrre connessioni interne nel paziente mediante la focalizzazione dell'attenzione sul sintomo somatico o sul dolore fisico piuttosto che indurre il paziente a distrarsi dalla condizione di malattia.

 

 

 

CARLO RODINI

L’imprevisto: sistemi dinamici, cambiamento e psicoanalisi

Il cambiamento viene esaminato dal punto di vista della teoria dei sistemi dinamici non lineari, che ha portato contributi utilissimi alla comprensione del comportamento umano, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto interattivo e relazionale (ad es. Infant Research). Ed è proprio attraverso i risultati della ricerca infantile che si può dare un contributo ad una migliore comprensione e teorizzazione del cambiamento in Psicoanalisi.

 

ANTONELLA IVALDI

Due stanze per la terapia: un trattamento di psicoterapia integrata individuale e di gruppo tra modello cognitivo-evoluzionista e la psicoanalisi contemporanea

La relatrice propone un modello di intervento che prevede l’utilizzo integrato di un approccio terapeutico di gruppo e di uno individuale, provenienti da ambiti teorici diversi, alla ricerca di una maggiore efficacia. Verranno proposte esemplificazioni cliniche.

 

GIANNI NEBBIOSI

I fattori di cambiamento nella psicoanalisi relazionale contemporanea

Il relatore propone un excursus sui concetti teorici e sugli interventi tecnici maggiormente utilizzati nella psicoanalisi relazionale contemporanea e considerati efficaci nel promuovere il cambiamento nella relazione terapeutica. Sarà esposto un caso clinico.

 

FRANCO PAPARO

Fattori di cura e di guarigione secondo la Psicologia Psicoanalitica del Sé

La Psicologia Psicoanalitica del Sé, nata con Kohut, si è molto occupata di comprendere i fattori di cura e di guarigione, formulando concetti come la “coesione del Sé”, l’”equilibrio narcisistico”, la “ferita narcisistica”. Per questo orientamento teorico la Psicoanalisi ha come obiettivo la cura del Sé. Il relatore partirà dalla visione Kohutiana per esaminare gli autori attraverso i quali la psicologia del Sé si è evoluta fino ai giorni nostri, soffermandosi in particolare sull’impianto teorico di J. Lichtenberg.

 

MARINA AMORE

Scenari clinici del “ricordare”: l’enactment come processo della memoria emergente

La memoria non è solo nella mente, ma anche nel corpo, non è fatta solo di parole, ma anche di sensazioni, percezioni, gesti, movimenti, etc. Spesso il processo di ricordare può essere innescato da un “enactment”. La relatrice, con esempi clinici, sottolinea l’attenzione che meritano questi fenomeni nella stanza analitica, in quanto contengono un prezioso potenziale di cambiamento.

 

 

 

Milano, 28.01-24.06.2009 "L'ALLEANZA DIAGNOSTICA E TERAPEUTICA NELLE GRAVI PATOLOGIE PSICHICHE. LA DISTORSIONE DEL PROCESSO EVOLUTIVO E L'ORGANIZZATORE PSICOPATOLOGICO"; Sede: A.R.P. STUDIO ASSOCIATO - PIAZZA S. AMBROGIO 16, 20123 MILANO ; Info: arp@arpmilano.it ; Fees= euro 850,00

Luisa Balestri

 

ALLEANZA DIAGNOSTICA E TERAPEUTICA NELLE GRAVI PATOLOGIE PSICHICHE

La distorsione del processo evolutivo e l’organizzatore psicopatologico

 

 

 Corso di aggiornamento settimanale

 

 

     A.R.P. STUDIO ASSOCIATO – PIAZZA SANT’AMBROGIO 16 –  20123 MILANO

 

 

Il corso, in continuità con i precedenti, prevede un approfondimento teorico-clinico sulla strutturazione dell’alleanza, prima diagnostica e poi terapeutica, nelle gravi patologie psichiche.

 

Il concetto di base riguarda la teoria della fiducia di base e i disturbi  relativi alla continuità del Sé, dei confini, dell’appartenenza conseguenti alla distorsione della stessa.

 

Il tema di questo corso, in particolare, è costituito dall’impiego del percorso diagnostico per individuare anche lo specifico organizzatore della patologia del singolo paziente

 

Il corso prevede la discussione di casi clinici. Sarà data attenzione particolare alla restituzione, delle conclusioni diagnostiche, ritenuto momento privilegiato per l’individuazione della qualità della relazione primaria e del sentimento del Sé, in linea con la teoria della fiducia di base e dei disturbi della continuità del Sé.

Tali disturbi sono considerati fondanti il funzionamento secondario e la psicopatologia attuale.

 

Il corso è articolato in  21 incontri di h. 1,30 ciascuno

 

Calendario

Dal  28  gennaio 2009 al 24 giugno 2009

 

Orario

Mercoledì mattina dalle 10.00 alle 11.30

 

È previsto un numero massimo di 25 partecipanti. La partecipazione è subordinata a un colloquio di selezione.

 

Quote di partecipazione

esterni: € 850 + IVA

consulenti e associati ARP: € 700 + IVA

 

 

 

ECM - Per il corso sono stati richiesti i crediti formativi per psicologi, psicoterapeuti e medici iscritti all’Albo nell’elenco dei psicoterapeuti che compileranno i questionari di valutazione dell’evento e sosterranno la prova scritta di valutazione dell’apprendimento.

 

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’ARP (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it.


 

 

Roma, 28.01-3.06.2009 "PSICOANALISI E CINEMA: UN FERTILE INCONTRO "; Sede: VIA PANAMA, 48 - ROMA ; Info: cpdr@tiscali.it Fees= euro 120,00.

Società Psicoanalitica Italiana

Centro Psicoanalitico di Roma

Via Panama, 48 – 00198 Roma – Tel. 06.64781827 – Fax 06.8415016

e-mail: cpdr@tiscali.it

 

 

Psicoanalisi e Cinema: un fertile incontro

 

Il cinema ha modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando anche quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse  il Centro Psicoanalitico di  Roma, organizza anche quest'anno una serie  d’incontri mensili nella giornata di mercoledì, centrati sul rapporto tra Cinema e Psicoanalisi e sugli aspetti teorico-clinici che la visione di un film e la discussione tra colleghi  può approfondire.

 

 

Programma '09

Le serate, coordinate dal Dott. Fabio Castriota, inizieranno alle ore 21.

 

            1) 28 gennaio

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “Cinque giorni, un’estate” di  Fred Zinnemann  (1982)

ore 22,30 – 24,00 presentato  dalla scrittrice e regista Cristina Comencini,

sul tema della “Temporalità”

 

2) 18 febbraio

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “Mai più come prima” di Giacomo Campiotti (2005)

ore 22,30 – 24,00 presentato dal Dott. Tito Baldini

sul tema: “La fine delle adolescenze”

con la partecipazione del regista

 

3) 11 marzo

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “Pranzo di ferragosto” di Gianni De Gregorio (2008)

ore 22,30 – 24,00 presentato  dal Dott. Alberto Angelini,

sul tema :“L’amore filiale”

con la partecipazione del regista

 

4) 1° aprile

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “Red road” di Andrea Arnold (2006)

ore 22,30 – 24,00 presentato  dalla Dott.ssa Antonietta Ficacci,

sul tema : “Per una riflessione sull’esperienza traumatica”

 

5) 6 maggio

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “Piano solo” di Riccardo Milani (2007)

ore 22,30 – 24,00 presentato dal Dott. Ezio Maria Izzo,

sul tema: “Le astrutturazioni borderline e la patologia depressiva”

 

 

 

 

 

6) 3 giugno

ore 20,30 -20,45 Registrazione presenze

ore 20,45 – 22,15 “ Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino (2004)

ore 22,30 – 24,00 presentato dal Dott. Paolo Boccara

sul tema :“Le conseguenze della solitudine”

ore 24,00 – 24,15 Questionario finale

 

 

RELATORI

 

Cristina Comencini, Regista e scrittrice.

 

Tito Baldini, Psicoanalista Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana

 

Alberto Angelini, Psicoanalista Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana

 

Antonietta Ficacci, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, Docente del Training Psiocanalitico della SPI

 

Ezio Maria Izzo, Psicoanalista con Funzioni di Training, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana

 

Paolo Boccata, Psicoanalista Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana

 


 

 

Milano, 31.01-27.06.2009 SEMINARI DI TEORIA E CLINICA PSICOANALTICA (DOTT.SSA AMATI SAS); Sede: SEDE A.S.P. - MILANO VIA PERGOLESI 27 ; Info: direttivo.asp@libero.it  LUISA.CREVENNA@ALICE.IT ; Fees= euro 100,00.

SEMINARI DI TEORIA E CLINICA PSICOANALITICA (dott.ssa S. AMATI SAS)

 

 

 

Nell’ambito della sua attuale programmazione scientifica centrata sulla rivisitazione dei concetti di transfert- controtransfert alla luce della svolta interpersonale e intersoggettivistica della psicoanalisi, l’ASP continua l’esperienza degli anni precedenti e organizza un Ciclo di 6 seminari teorico- clinici condotti dalla dr.ssa Amati Sas.

I seminari, che prevedono la partecipazione attiva del gruppo sono volti ad approfondire mediante l’analisi di materiale clinico le caratteristiche della relazione transferale e l’uso dell’interpretazione nella particolare concezione della conduttrice, portatrice di un contributo psicoanalitico  e di  un modello teorico che permettono di  approfondire le interrelazioni tra soggetto e contesto

I concetti di ambiguità di Bleger, di co-transfert e di trans-soggettività saranno presentati quali particolari caratteristiche del transfert e del controtransfert nell’hic et nunc della relazione analitica, dove l’analista partecipa non solo come oggetto di transfert ma anche come oggetto reale impegnato a definire le proprie appartenenze etiche e simboliche.

Oltre allo spazio intrapsichico o intrasoggettivo, e a quello intersoggettivo (cioè dei legami tra il soggetto e un altro soggetto diverso da sé), particolare attenzione verrà posta al trans-soggettivo, che è l’ambito del rapporto tra il soggetto e il contesto sociale.

I seminari, con numero massimo di 30 partecipanti psicoterapeuti,  sono aperti a tutti i Soci e Aggregati che provvederanno a turno alla presentazione del materiale clinico, che diventerà oggetto di discussione e di riflessione teorica.

 

CURRICULUM CONDUTTRICE , dott.ssa SILVIA AMATI SAS

 

Medico - Università di Buenos Aires, Argentina

Pedopsichiatra - Università di Ginevra, Svizzera

Membro ordinario AFT della Società Svizzera di Psicoanalisi

Membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana

 

 

Milano, 24.01-21.03.2009 "LA SCELTA DELLE VIE DI CURA NEI DISTURBI DELL'ADOLESCENZA. IL PASSAGGIO CRUCIALE DALL'ALLEANZA DIAGNOSTICA ALL'ALLEANZA TERAPEUTICA". PARTE II ; Sede: A.R.P. STUDIO ASSOCIATO - PIAZZA S. AMBROGIO 16, 20123 MILANO; Info:  arp@arpmilano.it ; Fees= euro 500,00.

LA SCELTA DELLE VIE DI CURA NEI DISTURBI DELL’ADOLESCENZA

                         Il passaggio cruciale dall’alleanza diagnostica all’alleanza terapeutica

 

                                                                       II parte

 

 

                C. Nosengo, L. Castellazzi, G. Cereda, D. Marcante, M. Patti,V. Resmini, C. Taglietti

 

 

 

 

 

Per un adolescente in difficoltà, quale proposta di cura?

L’interrogativo si pone a tutti i clinici che si confrontano con la varietà dei sintomi e l’intensità della sofferenza che gli adolescenti manifestano attraverso le difficoltà scolastiche, le condotte a rischio, i disturbi alimentari, le turbolente relazioni familiari. E che si confrontano anche con la necessità di costruire un’alleanza di lavoro, tutt’altro che facile e scontata, con loro e con le loro famiglie.

 

Il corso si propone di utilizzare la metodologia di lavoro che abbiamo messo a punto in molti anni di esperienza clinica e di ricerca nel Servizio Adolescenti dell’A.R.P. Una metodologia che può fornire una guida al lavoro clinico indipendentemente dalle tecniche, dai riferimenti teorici e dall’ambito operativo di ciascun partecipante.

 

Il corso affronta il tema della scelta tra le diverse possibili direttive di cura dell’adolescente in difficoltà. Una scelta cruciale per individuare la via che permette di raggiungerlo al livello emotivo e cognitivo che gli è più accessibile e poter quindi instaurare l’alleanza diagnostica e terapeutica. Tutti gli elementi che vengono raccolti nelle fasi, più o meno articolate e complesse, dell’esplorazione diagnostica possono divenire per il clinico, se correttamente interpretati, indicatori efficaci per reperire l’approccio più idoneo.

Lo scopo del processo diagnostico è, infatti, quello di individuare la specifica “lesione” nella relazione primaria e le emozioni primitive connesse che influenzano e determinano la qualità delle relazioni attuali dell’adolescente, impedendone la crescita e lo sviluppo delle potenzialità evolutive.

 

 

Il corso è rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e neuropsichiatri infantili interessati alla clinica degli adolescenti. Avrà la durata complessiva di 23 ore, con incontri a cadenza  quindicinale. Gli incontri saranno dedicati ad un confronto interattivo su materiale clinico fornito preferibilmente dai partecipanti o, in alternativa, dai docenti. Una parte della giornata conclusiva sarà dedicata alla discussione sui contenuti del corso.

 

 

 

                                                                                                                                                       segue

 

 

 

 

Calendario

 24 gennaio 2009, 7 febbraio 2009, 21 febbraio 2009, 7 marzo 2009:

 mattina: dalle 9.15 alle 13.15

 21 marzo 2009

 mattina: dalle 9.30 alle 12.30; pomeriggio dalle 13.30 alle 17.30

                                                                                                                                                       E’previsto un numero massimo di 15 partecipanti. La partecipazione è subordinata a un colloquio di selezione.

 

 

Quota di partecipazione

€ 500,00 + IVA

 

ECM - Per il corso sono stati richiesti i crediti formativi per medici, psicologi e psicoterapeuti che compileranno i questionari di valutazione dell’evento e sosterranno la prova scritta di valutazione dell’apprendimento.

 

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’ARP (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it.

 

 

 

Torino, 24.01-23.05.2009 "SOGNO E REALTÀ"; Sede: AUDITORIUM LICEO CLASSICO “VITTORIO ALFIERI”, CORSO DANTE 80, TORINO; Info: info@ippweb.it ; Fees= euro 150,00.

ISTITUTO DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA – IPP

 

 

I Sabati dell’IPP 2009

 

SOGNO E REALTÀ

 

24 gennaio – 23 maggio 2009

 

 

 

24 gennaio 2009 (10 - 17)

Giorgio Blandino, Donata Miglietta, Carlo Pasino

Le interpretazioni dei sogni

 

14 febbraio 2009 (10 - 17)

Massimo Vigna Taglianti

Enactment: un aspetto peculiare della vicenda transfert-controtransfert

 

14 marzo 2009 (10 - 17)

Mario Perini

Il lettino in alto mare

 

4 aprile 2009 (10 - 17)

Carlo Brosio

Il sogno in Bion

 

23 maggio 2009 (10 - 13)

Graziella Magherini

Oltre la sindrome di Stendhal

 

 

 

 

Sede del corso:

Auditorium Liceo Classico “Vittorio Alfieri”, Corso Dante 80, Torino

 

Corso pratico finalizzato allo sviluppo continuo professionale

 

 

SOGNO E REALTÀ

 

Il sogno viene qui inteso in una duplice accezione, quella freudiana di “via regia” all’inconscio e quella bioniana di “funzione della mente”.

Parimenti con il termine realtà ci si riferisce sia alla realtà nei suoi aspetti concreti sia alla realtà psichica, una realtà in gran parte inconscia, in parte frutto dei processi difensivi di scissione e di rimozione, ma anche portatrice di oggetti interni frutto di identificazioni precoci, talora trasmessi per via trangenerazionale, di  aspetti del Sé, di aspetti inconsapevoli, in quanto mai giunti a coscienza, ricca di potenzialità. Una realtà che nel suo insieme si presenta come mistero, aperta non solo al passato, ma anche al futuro, fonte di timore e stupore.

La serie di incontri, condotti da psicoanalisti della Società Psicoanalitica Italiana di fama nazionale e internazionale, intende:

  • Presentare le più recenti conoscenze e riflessioni sul sogno e sull’inconscio
  • Favorire attraverso la presentazione di casi da parte dei relatori e la discussione di casi portati dai partecipanti:
    •  l’esplorazione di quegli aspetti inconsci relazionali che si manifestano nel gioco transferale-controtransferale o comunque nel campo relazionale attraverso drammatizzazioni e induzioni di ruolo
    • la comprensione del setting come strumento che permette di evidenziare i movimenti presenti nel campo relazionale  e come spazio in cui possono nascondersi aspetti inconsci presenti nel campo stesso, la comprensione del setting interno del terapeuta come processo vitale in continua interrelazione con l’ambiente
  • Potenziare le capacità di relazione  degli psicoterapeuti attraverso lo sviluppo della capacità “negativa”, intesa come spazio di accoglienza che permette, nel tempo, di “sognare sogni mai sognati”, una comprensione condivisa collegata a momenti di “unisono”

 

Destinatari del corso

Medici e psicologi psicoterapeuti, psicologi, operanti in ambito pubblico (DSM, SERT, NPI, Consultori) e privato

 

Obiettivi didattici

·        Presentare le più recenti conoscenze e riflessioni sul sogno e l'inconscio, su setting esterno e setting mentale

·        Favorire attraverso la discussione di casi clinici l'esplorazione degli aspetti inconsci relazionali che si presentano nella relazione terapeuta-paziente e investono il setting

·        Potenziare le capacità di relazione degli psicoterapeuti attraverso lo sviluppo delle capacità "negative" della mente, intese come spazio di accoglienza

 

Metodologia di lavoro

Lezione magistrale, relazioni preordinate, confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato da un conduttore, presentazione  e discussione di problemi o di casi clinici  in seduta plenaria (non a piccoli gruppi).

 

Articolazione del corso

Durata evento: 24 gennaio  – 23 maggio 2009

Sede degli incontri: Auditorium Liceo Classico “Vittorio Alfieri”, Corso Dante 80, Torino.

L’evento comprende cinque  incontri per una durata complessiva di 27 ore.

Orario degli incontri come da Carta dei tempi.

Il/i docente/i di riferimento della giornata conducono le attività della stessa.

I Chairmen degli incontri sono scelti tra i Soci Didatti dell’Istituto.

 

 

Carta dei tempi

24/01

 

Ore 9.30                                             Registrazione dei partecipanti

Ore 10 – 10,45                                   Tavola rotonda

Giorgio Blandino, Donata Miglietta, Carlo Pasino

Le interpretazioni dei sogni: Scuole di Psicoterapia a confronto

Ore 10,45 – 11,15                              Relazione preordinata

Giorgio Blandino

I sogni nei mondi della storia

Ore 11, 15 – 11,45                             Relazioni preordinate

Carlo Pasino

I sogni d’inizio analisi

Ore 11,45 – 12,15                              Relazione preordinata

Donata Miglietta

I sogni delle cose ultime

Ore 12,15 – 13                                   Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)

                                                           Giorgio Blandino, Donata Maglietta, Carlo Pasino

Ore 13 – 14                                        Pausa

Ore 14– 17                                         Presentazione di problemi o di casi clinici  in seduta plenaria

(non a piccoli gruppi)

Donata Maglietta

 

14/02

           

Ore 10 – 12                                        Lezione magistrale

Massimo Vigna Taglianti

Enactment: un aspetto peculiare     della vicenda transfert-

                                                           controtransfert

Ore 12 – 13                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)                                  

Massimo Vigna Taglianti

Ore 13 – 14                                        Pausa

Ore 14 – 15                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)

Massimo Vigna Taglianti

Ore 15– 17                                         Presentazione di problemi o di casi clinici  in seduta plenaria

(non a piccoli gruppi)

Massimo Vigna Taglianti

 

10/03  

 

Ore 10 – 12                                        Lezione magistrale

Mario Perini

Il lettino in alto mare

Ore 12 – 13                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)                                  

Mario Perini

Ore 13 – 14                                        Pausa

Ore 14 – 15                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)

Mario Perini

Ore 15– 17                                         Presentazione di problemi o di casi clinici  in seduta plenaria

(non a piccoli gruppi)

Mario Perini

 

4/04    

 

Ore 10 – 12                                        Lezione magistrale

Carlo Brosio

Il sogno in Bion

Ore 12 – 13                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)                                  

Carlo Brosio

Ore 13 – 14                                        Pausa

Ore 14 – 15                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)

Carlo Brosio

Ore 15– 17                                         Presentazione di problemi o di casi clinici  in seduta plenaria

(non a piccoli gruppi)

Carlo Brosio

 

23/05  

 

Ore 10 – 12                                        Lezione magistrale

Graziella Magherini

Oltre la sindrome di Stendhal

Ore 12 – 13                                        Confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato

da un conduttore (“l’esperto risponde”)

Graziella Magherini

Ore 13 – 13,30                                   Ritiro delle schede di valutazione dell’evento e di verifica

apprendimento

 

 

Accreditamento ECM richiesto.

 

Per accedere ai crediti formativi è necessaria la frequenza integrale a tutti gli incontri e la compilazione, l’ultimo incontro, delle schede di valutazione e del questionario di verifica dell’ apprendimento.

 

La quota di partecipazione ai cinque incontri è di 150 Euro + IVA.

Le iscrizioni ai fini ECM si raccolgono entro il 22/1/2009.

Le iscrizioni restano comunque aperte fino a esaurimento dei posti.

L’iscrizione a singoli incontri, non valida ai fini ECM, è di Euro 40 + IVA.

 

Le iscrizioni si accettano inviando una e-mail con i dati personali: nome, cognome, codice fiscale, residenza, recapito telefonico, dichiarazione di appartenenza per gli psicologi all’Albo degli Psicologi o degli Psicologi Psicoterapeuti e per i medici a quello dei Medici Psicoterapeuti e gli estremi del versamento.

Indirizzo e-mail: info@ippweb.it    

Oggetto: Sogno e realtà

 

Coordinate bancarie per il versamento:

Conto Corrente Bancario intestato a

Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica

IBAN: IT 55 B 03268 01010 000883532170

 

La ricevuta potrà essere ritirata il primo incontro presso la segreteria organizzativa.

 

Gli attestati di presenza potranno essere ritirati nei rispettivi giorni.

 

Per informazioni rivolgersi alla Segreteria IPP

Via Sacchi 46, 10126 Torino 

Tel.  011.597605 - Cell. 334.5372685

www.ippweb.it

 

Orari segreteria:

Lun –Mer – Gio: 9,30 – 12,30 e 15,30 – 18,30

Mar – Ven: 9,30 – 12,30

 

Il corso è finanziato al 50% tramite quote di iscrizione e al 50% tramite autofinanziamento, partecipando all’incontro i soci dell’Istituto e gli allievi della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica da esso diretta (quota non paganti). Nel caso le quote di iscrizione non raggiungano il 50% delle spese l’Istituto provvede con fondi propri all’eventuale scoperto.

 

 

Bergamo, 31.01-18.04.2009 "PSICHE E RICERCA 2009. ASPETTI TEORICO-CLINICI DEL RAPPORTO MENTE-CORPO"; Sede: BERGAMO, FONDAZIONE SERUGHETTI LA PORTA, VIALE PAPA GIOVANNI XXIII 30; Info: orazio.amboni@cgil.lombardia.bg.it ; Fees= euro 90,00.

PSICHE E RICERCA 2009

ASPETTI TEORICO-CLINICI DEL RAPPORTO MENTE-CORPO

Medici e Psicologi

 

SCOPI  E  CONTENUTI

Gennaio – Aprile 2009

 

Scopi del corso.

Questo corso formativo riprende e approfondisce il ciclo di incontri del corso Psiche e Ricerca 2008 n. 2 (ottobre –dicembre 2008 ECM n. 8735 - 8029282 e 8029283)): intende studiare e approfondire da un punto di vista teorico quello che è stato definito il salto misterioso dal corpo alla mente e proporre nuovi modelli di cura per quelle patologie e disagi psichici in cui il corpo è fortemente implicato.

 

Contenuti del corso.

 

Annamaria Sorrentino: La scuola di Mara Selvini Palazzoli ieri e oggi (31/01/09)

Viene presa in considerazione l’opera della celebre studiosa dell’anoressia e dei Disturbi alimentari, dagli esordi psicoanalitici, al periodo della terapia sistemica familiare, fino alla ultima sintesi dove i due modelli vengono utilizzati in modo integrato.

 

Renato Esposito: Nuove proposte terapeutiche nell’approccio nutrizionistico ai disturbi del comportamento alimentare (28/02/09)

L’autore espone un proprio modello molto innovativo nella terapia dell’anoressia, in cui la paziente viene nutrita senza far violenza alla sua volontà, ma trovando con lei un giusto e per lei accettabile equilibrio di calorie introdotte.

 

Giampaolo Sasso: Un nuovo modello di coscienza (21/03/09)

L’autore espone i propri studi comparativi tra neuroscienze e psicoanalisi sullo stato di coscienza, cogliendone i possibili parallelismi anche alla luce della terapia di quegli stati psicopatologici in cui  compaiono problematiche in tale ambito

 

Cesare Freddi: Il corpo “ come se” e il corpo come Sé.  (18/04/09)

Vengono prese in considerazione quelle problematiche del disagio giovanile odierno in cui l’adolescente ha una percezione falsa o abnorme del proprio corpo ed i trattamenti terapeutici atti a condurlo ad una percezione corporea integrata ed autentica

 

 

 

Roma, 24.01-16.05.2009 "APPROFONDIMENTO DELL'USO DI TECNICHE PSICOTERAPEUTICHE ALL'INTERNO DEI NUOVI ORIENTAMENTI METODOLOGICI SULLA RELAZIONE TERAPEUTICA"; Sede: VIA CATRIA - ROMA; Info: ilcerchioapv@libero.it ; Fees= euro 500,00.

 

Pavia, 22.01-12.03.2009 CORSO DI FORMAZIONE SUI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: PRINCIPI DI DIAGNOSI E PRESA IN CARICO; Sede: PAVIA COLLEGIO NUOVO; Info: elena.botta@mondino.it ECM@MONDINO.IT; Fees= euro 400,00.

FONDAZIONE  “ISTITUTO NEUROLOGICO C. MONDINO”

ISTITUTO DI RICOVERO E CURA A CARATTERE SCIENTIFICO

27100 PAVIA - Via Palestro 3 – Tel. 0382/3801 - Fax 0382/380286

 

 

CORSO DI FORMAZIONE SUI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE:  principi di diagnosi e presa in carico

22 gennaio, 5 e 26 febbraio, 12 marzo 2009

   Collegio Universitario “Collegio Nuovo ” - 27100 Pavia

 

 

Relatori

 

Dott.ssa Giuliana Bagnasco, Umberto Balottin, Vanna Berlincioni, Mario Bertolini, Simonetta Bonfiglio, Edgardo Caverzasi, Mariangela Cisternino, Alfredo Costa, Philippe Jeammet, Raffaella Martinelli, Filippo Muratori, Angela Petrozzi, Giorgio Rossi, Maura Rossi, Matteo Selvini, Anna Tagliabue, Alessandro Zuddas

Abstract

 

Dott.ssa Giuliana Bagnasco

“Disturbi del comportamento alimentare e Spazio Giovani: il trattamento in consultorio
I disturbi del comportamento alimentare costituiscono un sintomo che interferisce pesantemente con i compiti evolutivi dell'adolescenza . Sappiamo inoltre che esistono dei fattori predisponenti che attengono alla storia personale e famigliare, dei fattori scatenanti in genere non troppo lontani nel tempo, e dei fattori di mantenimento innescati dalla patologia stessa. Non sempre il problema puo' essere affrontato in prima battuta andando al cuore dei conflitti intrapsichici che l'hanno prodotta. La psicoterapia, individuale o in gruppo, resta il trattamento elettivo, ma perchè la domanda possa essere formulata correttamente è necessario che la dimensione psicologica e relazionale del disturbo sia riconosciuta e il contesto sostenuto.
Il compito di una struttura consultoriale, che viene più facilmente di altre in contatto con situazioni iniziali o non cronicizzate, è molto importante per porre le basi di un trattamento.
La relazione cercherà di esplorare questa area utilizzando riflessioni teoriche ded esempi clinici


 

Prof. Umberto Balottin

“Forme cliniche dei DCA, classificazioni internazionali”

Gli autori presentano le principali caratteristiche dell'anoressia nervosa e della bulimia nervosa in adolescenza. Vengono passate in rassegna le principali teorie etiopatogenetiche in un'ottica psicodinamica, in particolare le teorie di Bruch relative all’anoressia come espressione tardiva di un disturbo del concetto di Sé, il concetto di falso sé introdotto dai Kestemberg, il valore euristico del concetto di dipendenza descritto da Jeammet; per la bulimia si sottolinea l’importanza dei disturbo di personalità borderline sotteso ad essa. Sono presentate alcune caratteristiche psicopatologiche di anoressia nervosa e bulimia nervosa nei maschi, in rapporto ai medesimi disturbi nel sesso femminile.

Vengono discussi i criteri diagnostici previsti dal DSM IV e dell'ICD‑10, così come la differenziazione sul piano nosografico delle due condizioni. Entrambe le forme di disturbo dell'alimentazione sono ritenute espressione sintomatologica di organizzazioni di personalità diverse. Gli autori ritengono necessario un approccio clinico e terapeutico integrato tra varie discipline mediche.

 

 

Dott.ssa Vanna Berlincioni

“Trattamento istituzionale dei DCA nel gruppo monosintomatico”

Nel 1998 presso l’ambulatorio psicosociale di Pavia (CPS), avviai un’esperienza di trattamento in gruppo di pazienti affette da disturbi del comportamento alimentare. I risultati ottenuti nel primo gruppo monosintomatico incoraggiarono a proseguire in questa direzione, avviando altri gruppi terapeutici. Dopo parecchi anni di tale attività lo strumento del gruppo psicoterapico psicoanaliticamente orientato (Foulkes, Anzieu, Bion ) mi è sembrato di indubbia utilità nell’affrontare le patologie del comportamento alimentare, rivelandosi un’efficace modalità terapeutica alternativa a quella individuale.

Nel nostro Servizio l’indicazione ad un trattamento in gruppo, stabilita attraverso colloqui individuali, al fine di formulare un inquadramento del caso e un progetto terapeutico, sono piuttosto ampie. Le controindicazioni invece riguardano essenzialmente un’intensa distruttività, una compromissione psicotica della personalità e la presenza di elevate tendenze suicidarie.

Il gruppo monosintomatico è composto da sei-otto pazienti ed è condotto da una psichiatra e da una o due specializzande in psichiatria in veste di osservatrici. Gli incontri sono settimanali e durano un’ora e mezza.

E’ noto che i DCA, sotto le mentite spoglie del problema alimentare, nascondano una patologia dell’identità, una fragilità del sé, che in alcuni casi può diventare una vera e propria “moda prescelta” (Marinelli, 2004), uno stile di vita che rischia di cronicizzarsi, e che trova nell’identità anoressica, una forma di gestione della incompiutezza attraverso la valorizzazione della magrezza assunta come ideale.

Il lavoro del gruppo, sorta di “laboratorio protetto” e “area transizionale” tra la realtà esterna, l’hic et nunc della seduta e gli aspetti costitutivi del sé delle pazienti, mira ad affrontare il problema identitario, a risolvere il conflitto tra autonomia e dipendenza e a rinforzare un sé sentito come troppo debole e precario, contrapponendosi al progetto anoressico.

L’utilità della terapia consiste nella possibilità, attraverso il dispositivo gruppale, di far emergere le pazienti dalla opacità ed omogeneità indifferenziata iniziale dei sintomi, consentendo alle storie individuali di delinearsi progressivamente: la solitudine provata all’interno delle proprie vicissitudini esistenziali e psicopatologiche viene ripercorsa insieme agli altri e condivisa attraverso una funzione di rispecchiamento che Foulkes (1964) aveva definito “gruppo-specifica”. Il lavoro terapeutico di gruppo fornisce una alternativa correttiva al mancato rispecchiamento parentale tipico delle relazioni primarie di queste pazienti, ripristinando quel senso di continuità di sé che l’insorgenza dei sintomi aveva spezzato. Il gruppo orientato psicodinamicamente permette quindi delle forme di elaborazione dei processi di individuazione-separazione che caratterizzano la costruzione dell’identità personale. “La dialettica fusione-individuazione è infatti il movimento specifico di questo setting” (Corbella, 2002).

Attraverso qualche esemplificazione clinica si cercherà di rendere testimonianza della utilità di questa scelta terapeutica.

*Psichiatra, Psicoanalista SPI, Ricercatrice Sezione di Psichiatria Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali Università degli Studi di Pavia

 

 

Prof. Mario Bertolini

“Anoressia mentale come malattia psicosomatica o approccio terapeutico”

L’anoressia è un disturbo psico-somatico; la “vera malattia” consiste  nella dissociazione che mantiene separati gli aspetti psichici da quelli somatici. Le anoressiche riescono ad evitare di farsi influenzare dal loro corpo, sia dal corpo affamato che dal corpo sessuato.

Occorre creare un ambiente di cura in cui si tenga conto non soltanto dei molteplici aspetti della patologia tramite la collaborazione multidisciplinare tra  specialisti, ma anche  delle complesse dinamiche esistenti tra caratteristiche della coppia genitoriale e lo sviluppo del disturbo alimentare dell’adolescente; ciò allo scopo di ridurre il peso delle collusioni di coppia sulla sintomatologia anoressica.

 

 

Dott.ssa Simonetta Bonfiglio

“Il lavoro psicoterapeutico di sostegno con i genitori”

Uno dei nodi centrali del trattamento analitico  di adolescenti con patologie gravi  è il lavoro con i genitori , che oggi sappiamo imprescindibile. Il setting  di questi trattamenti è allo stato attuale  molto dibattuto . L’insorgere della crisi che travolge l’adolescente, di fronte alle trasformazioni del proprio corpo ed alla necessità di  ridefinire identità e legami , si colloca in  un contesto familiare  e nel legame con una coppia genitoriale a sua volta  impegnata nel  distacco , nella fatica per il riconoscimento della separazione e nell’accettazione del lutto del tempo Riteniamo centrali in questo tipo  di lavoro i seguenti punti : a)  il significato, le difficoltà ed  il modo della costruzione di un lavoro con i genitori , e della collaborazione con altri colleghi per la gestione del caso  b)  il problema dell’elaborazione del lutto, come capacità di accettare i limiti ,le perdite e la separazione a fronte  di fantasmi di onnipotenza – impotenza  attivi,sia nel gruppo famiglia ,che nella sfida  che  l ‘adolescente lancia a se stesso ed al mondo, e quindi anche ai terapeuti.  c) ed infine , la valutazione dell’impatto della crisi adolescenziale in questo tipo di disturbo, dal momento che un adolescente con patologia alimentare  è prima di tutto un adolescente ,  un soggetto che affronta un passaggio evolutivo, che comporta una grande destabilizzazione  dei precedenti equilibri intrapsichici ed interpersonali , e coinvolge i genitori in una trasformazione del ruolo genitoriale. La stanza dell’ analisi si è aperta ai genitori ,  non solo come frutto della necessità di stabilire un rapporto di fiducia  per poter lavorare con i  loro figli ,  ma   anche  come espressione di una evoluzione del modello teorico  e di un ampio  dibattito , che ,riconoscendone la  matrice relazionale ,    sottolinea il legame   tra mente individuale , processo interpersonale e funzionamento gruppale.La mente umana ed il soggetto si definiscono a partire da una relazione ,da scambi di intersoggettività , con tutto il carico di investimento inconscio che lo scambio tra esseri umani comporta.  Le diverse modalità di intervento (terapia della famiglia , gruppi con i genitori ,terapia della coppia ,colloqui periodici con l’analista stesso che si occupa del figlio, terapia individuale di uno dei due genitori ) vanno definite  in base alla valutazione del bisogno e della situazione, in una dimensione di flessibilità, rigorosa ma non rigida, per arrivare a costruire il progetto possibile , e non solo quello necessario , progetto che possa essere accettato e condiviso da adolescente e genitori .  Si tratta , in altre parole, di dare una risposta  che tenga conto di vari fattori , primo fra tutti la  dimensione relazionale ; inoltre dobbiamo considerare i vari tipi di intervento come un continuum , la costruzione di un percorso ,dove un passaggio può costituirsi come premessa o necessaria  preparazione ad un successivo livello  terapeutico.

Ad esempio un lavoro di coppia   può essere preliminare ad un successivo aprirsi di uno spazio di lavoro individuale , per uno dei due coniugi ; il punto di avvio , il focus ,è sempre  relativo alla loro richiesta iniziale che è quella di occuparci  di loro in quanto genitori di un figlio in difficoltà.

 Lo sfondo teorico di riferimento  :  il concetto di genitorialità ;  le dinamiche della coppia  e del sistema familiare nel processo di crescita.

 

 

Prof. Edgardo Caverzasi

“Evoluzione in età adulta e comorbidità con disturbi di personalità”

Il Disturbi di Personalità costituiscono un’area assai problematica, crocevia di molte questioni tra psichiatria clinica e psicoanalisi.La loro natura , e i problemi connessi al trattamento hanno aperto ampio dibattito sia sul piano della teoria che della prassi. In particolare il problema della comorbilità con disturbi in asse I ,come il DA ,pone questioni sul significato di tale sovrapposizione e pone interrogativi sui rapporti tra patologia di stato , propria dei DA, e patologia di tratto propria dei DP. A partire dall’analisi di dati relativi alla nostra osservazione clinica  si proverà a sviluppare una riflessione clinica e psicodinamica attorno al tema del fattore  “instabilità” tipico nella storia di questi pazienti e verranno quindi  esaminate le conseguenze sul piano clinico- comportamentale. Infine in un ottica interdisciplinare si farà cenno ad alcuni dati recenti di ricerca e verranno ipotizzati ponti tra aspetti dinamici e neuropsicologici.

 

 

Prof.ssa Mariangela Cisternino

 “Approccio del pediatra all’anoressia dell’adolescente”

L’anoressia nevosa fa parte di un gruppo di patologie psichiatriche definito Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Questa condizione determina gravi ripercussioni metabolico-nutrizionali nei soggetti affetti.

I tratti essenziali del quadro clinico devono essere ben noti ai pediatri, che, oltre a poter svolgere un efficace ruolo preventivo attraverso un’adeguata educazione alimentare, devono essere in grado di cogliere sintomi precoci indicativi di forme parziali o subliminali.

I sintomi che inducono i familiari di un’adolescente anoressica a richiedere una consultazione medica, quasi sempre pediatrica, sono il dimagramento e l’amenorrea.

L’anamnesi deve essere volta ad individuare gli elementi più importanti del quadro clinico: esordio e decorso della restrizione alimentare, presenza di accessi alimentari e/o condotte di eliminazione (spesso negati dalla paziente), entità dell’apporto calorico giornaliero.

L’esame obbiettivo quantifica l’entità del deficit ponderale ed unitamente agli accertamenti diagnostici,  permette di evidenziare le principali manifestazioni cliniche dell’anoressia nervosa, le manifestazioni cutanee, cardiovascolari, gastroenteriche, endocrine e muscolo scheletriche.

 

 

Prof. Philippe Jeammet

“Troubles des conduites alimentaires a l’adolescence”

Les troubles des conduites alimentaires ont cette particularité d'atteindre le corps, pouvant mettre la vie en danger, tout en étant une pathologie mentale dont le pronostic a long terme concerne surtout la personnalité. Ils ont également une forte propension à s'auto-entretenir sur un mode addictif. Conduite agie de l'adolescente ou du jeune adulte elle témoigne de la difficulté pour ces patients d'utiliser leurs ressources psychiques pour gérer leurs conflits et leur distance relationnelle avec leurs objets d'attachement, ainsi que de leur dépendance à l'égard de l'entourage familial. La conduite thérapeutique devra considérer ces différentes particularités et offrir des réponses qui puissent concilier chacune d'entre elles : tenir compte du comportement tout en s'intéressant à la personnalité sous-jacente ; traiter l'individu mais aussi les liens familiaux pathogènes ; rendre tolérable les liens dont le besoin qu'ils en ont les rend menaçants. Les différentes approches proposées sont de ce fait une opportunité si on sait les utiliser dans leur complémentarité.

 

 

Dott.ssa Raffaella Martinelli

“L’approccio  psicoterapico individuale nell’ambito di un trattamento integrato”

Il trattamento psicoterapico individuale viene descritto nell’ambito di un trattamento integrato che si articola su diversi fronti: bilancio di salute fisica, controlli neuropsichiatrici e farmacologici, guida alimentare, sostegno psicoterapico alla famiglia ... al fine di evitare il medesimo meccanismo di scissione mente-corpo e di onnipotenza messo in atto dai pazienti.

L’insieme degli interventi sopra descritti costituisce l’”holding” che garantisce la maggior efficacia di trattamento psicoterapico individuale.

Non sempre la psicoterapia analitica individuale è il trattamento di elezione, pur permanendo la prospettiva psicodinamica la modalità di approccio che permea la pensabilità del paziente e dei suoi bisogni (personali e familiari) all’interno dell’equipe curante. Parallelamente anche la presa in carico clinica prevede una modificazione del setting dell’intervento in rapporto ai bisogni emergenti.

Le vignette cliniche mostreranno una diversa articolazione degli interventi, sia psicoterapeutici che medico-clinici, secondo la struttura personale del paziente e della sua famiglia e anche secondo l’evoluzione del caso.

La riunione d’equipe è il luogo di integrazione dei diversi interventi e di ricomposizione dell’unità del paziente e della sua famiglia.

 

Prof. Filippo Muratori

“Iperattività nella anoressia mentale dell’adolescenza: aspetti clinici e terapeutici”

Nonostante che dati storici e studi clinici abbiano regolarmente individuato elevati livelli di attività fisica nei pazienti con Anoressia Nervosa (AN), l’iperattività è diventata solo recentemente oggetto di studi sistematici. Poiché manca ancora una definizione operativa di  “iperattività”, le stime della sua frequenza nei pazienti con AN variano dal 31% all’80%. Non è ancora chiaro se l’iperattività possa essere considerata un semplice sintomo secondario dell’AN o possa giocare un ruolo importante anche nella sua patogenesi. La natura contraddittoria dell’associazione tra digiuno ed attività fisica eccessiva ha convinto molti autori a considerare l’iperattività come un modo per consumare calorie e quindi come un sintomo secondario al nucleo psicopatologico della AN. Sebbene questo punto di vista sia il prevalente, diversi autori sostengono che il digiuno autoindotto e l’esercizio fisico sono “attività sorelle” per quanto riguarda la patogenesi dei disturbi alimentari, per cui nell’AN si viene a creare il circolo vizioso “restrizione alimentare > magrezza > iperattività”, così come nell’obesità si ha il circolo vizioso opposto “iperfagia > obesità > inattività”. Tra i meccanismi che possono essere all’origine dell’iperattività sono stati chiamati in causa l’ipoleptinemia, alterazioni del sistema serotoninergico, noradrenergico e dopaminergico, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, degli oppioidi endogeni. Le ipotesi discordanti relative alla interpretazione del significato dell’iperattività nell’AN si riflettono anche nei metodi utilizzati per individuarne la frequenza e l’intensità. Al momento attuale l’intervista semi-strutturata è probabilmente il metodo più attendibile. Verrà proposto uno studio clinico su un campione di 105 adolescenti con AN. Verranno inoltre riportati alcuni risultati relativi alla evoluzione in corso di trattamento di un sottocampione.

 

 

Dott.ssa Angela Petrozzi

“Anoressia precoce”

Tradizionalmente, le dinamiche alimentari del bambino sono state analizzate secondo il Modello pulsionale di impostazione psicoanalitica, secondo il quale sarebbero le pulsioni orali ad organizzare i comportamenti alimentari nel corso dell’infanzia. Anna Freud per descrivere i disturbi nevrotici dell’alimentazione scrive: “Le tendenze orali sono il primo veicolo di attaccamento lipidico alla madre. Autori come Winnicott (1958), Mahler (1975), Kernberg (1976), Fairberg, Bowlby spostano l’attenzione dal modello pulsionale al Modello Relazionale enfatizzando le connessioni evolutive dinamiche durante i primi tre anni di vita fra: regolazione e stabilizzazione dei ritmi biologici, i legami di attaccamento e il processo di separazione- individuazione. A partire dagli anni 60 i progressi della psicologia e della psicopatologia dello sviluppo hanno messo in luce il ruolo degli affetti e dei comportamenti di caregiving nell’organizzazione della personalità del bambino e nella possibile trasmissione del rischio psicopatologico dal genitore al  bambino. I DA sono anche inseriti in nosografie più innovative e più specifiche come la Classificazione Diagnostica CD 0-3 (1994) che nella sua ultima Revisione CD 0-3R (2005) comprende la Classificazione Evolutiva di I Chatoor (professoressa al dipartimento di Psichiatria della George Washington University (USA), la quale individua diverse tipologie di DA infantili collegandoli  a percorsi evolutivi del bambino nei primi tre anni di vita. Questa recente nosografia integra i criteri forniti dal DSM con nuovi parametri che tengono di conto della specificità della relazione madre-figlio e dell’importante ruolo svolto dai pattern interattivi nella genesi e persistenza dei DA infantili. Nelle varie tipologie di DA Infantili viene riconosciuta la centralità del sistema di comunicazione affettiva m-b. e delle sue disfunzioni, (Ammaniti et al, 2004; Chatoor, 2002) .

 

Dott. Giorgio Rossi

Colloquio con l’adolescente con DCA e con i genitori”

“Osservazione del bambino con DCA in età scolare”

L’anoressia nervosa costituisce una sfida terapeutica notevole: spesso le pazienti  presentano aspetti che le rendono difficilmente accessibili alla riflessività e al cambiamento: organizzazione falso sé, tratti narcisistici,  masochismo morale, stile di attaccamento insicuro evitante, alexitimia e un tenace attaccamento ad un sintomo autodistruttivo che obbliga lo psicoterapeuta ad un impegno importante e ad avvalersi di un lavoro integrato, che gli consenta di non lottare direttamente contro il disturbo alimentare. Problemi simili pongono le bulimiche, che per altro più spesso presentano disturbi di personalità più gravi (borderline in particolare) e che più difficilmente vengono condotte in terapia dai genitori, anche perché il loro disturbo più facile da celare a causa della minore perdita di peso.

Per quanto le anoressiche siano diverse tra loro e più che in altri campi della psicopatologia si confermi il principio di equifinalità nel determinismo del disturbo (varie sono le vie attraverso cui si arriva all’anoressia nervosa), alcune dimensioni problematiche appaiono piuttosto universali. In particolare appare paradigmatico il conflitto dipendenza – indipendenza, il cui valore euristico per la comprensione dell’anoressia e di altre condotte di “dipendenza” in adolescenza è stato sottolineato da Jeammet, come noto (1989). Attraverso il sintomo, il rifiuto del cibo, le pazienti esprimono inconsciamente il rifiuto dell’oggetto ed allo stesso tempo il bisogno di vicinanza: è proprio la loro chiusura anoressica che costringe i genitori al controllo e alla vicinanza. Questo conflitto rende le pazienti estremamente sensibili alle relazioni, anche se la loro chiusura può ingannare; incerte tra dipendere ed essere indipendenti, le pazienti oscillano dal “più tenace attaccamento al più feroce rancore”. Le bulimiche presentano impulsività e spesso un ancor maggiore sintonia rispetto al sintomo.

Il primo colloquio con le adolescenti pone quindi difficoltà relative alla difficile alleanza da costituire con adolescenti che non vogliono essere curate, in equilibrio con la necessaria alleanza ai genitori rispetto al contrastare il sintomo. Va garantita quindi da un lato riservatezza, dall’altro occorre stabilire il limite, di salute fisica, oltre il quale le persone affette da DCA non possono andare, in età evolutiva potendole contrastare con il consenso dei genitori. Un altro problema da affrontare è la scarsa capacità di riflessione che queste pazienti presentano, prese come sono dai loro pensieri ripetitivi sul cibo e la magrezza e la diffidenza verso chi cerca di curarle. Vengono presentate le varie problematiche che il primo incontro solleva con questo tipo di pazienti, anche attraverso illustrazioni cliniche.

Le bambine/i affette da DCA pongono problemi diversi: frequentemente presentano aspetti fobici e ansiosi, che rendono necessari interventi contenutivi sin dalle prime battute. Altra differenza con le adolescenti è che più facilmente i genitori vengono tenuti in seduta con loro, tanto più sono piccole/i, per facilitare lo stabilirsi di un clima emotivo di collaborazione e la comprensione in diretta delle dinamiche relazionali stabilite; la scelta di tenere in genitori in seduta è comunque basata sul grado di tolleranza della separazione e del grado di intrusività del genitore.

 

 

 

Dott.ssa Maura Rossi

“Valutazione testale”

Considerata la complessità psicopatologica dei disturbi del comportamento alimentare, (disturbo ansioso, depressivo, ossessivo compulsivo, disturbi della personalità) una valutazione testologica risulta generalmente importante per stabilire non solo il livello e la gravità del DCA, ma anche della patologia associata. Verranno presi in esame i test proiettivi, Rorschach, Thematic Apperception Test, Blacky Picture Test, disegni, attraverso annotazioni teoriche e presentazione di protocolli, con discussione circa la loro restituzione. Verranno inoltre presentate alcune rating scales, come l’Eating Disorder Inventory- 2, EAT, SCID 1 e 2, SWAP- 200. Verrà discusso l’utilizzo dell’Adult Attachment Interview, sia con gli adolescenti che con i genitori, e il valore dell’attaccamento per la comprensione dei disturbi di alimentazione.

 

 

Dott. Matteo Selvini

“Integrazione tra psicoterapia individuale e lavoro con la famiglia”

Nei disturbi del comportamento alimentare la più autentica richiesta di aiuto proviene molto spesso dai familiari, tuttavia l’alleanza terapeutica con il paziente è determinante per il successo di qualsiasi tipo di intervento psicoterapeutico (individuale ,di gruppo, familiare) diviene così fondamentale disporre di criteri guida per valutare quale approccio può facilitare tale alleanza : vedere il paziente individualmente ( come nella tradizione psicodinamica ) o incontrarlo con i familiari ( come nella tradizione sistemica ) ? L’altro quesito fondamentale, al di là del setting, è quello di quali tecniche facilitano il successo di una dimensione collaborativa.

 

 

Prof.ssa Anna Tagliabue

“Aspetti nutrizionali nell’inquadramento e nel trattamento dell’anoressia nervosa”

I disturbi dell’alimentazione sono una malattia della psiche che si manifesta con alterazioni  del comportamento alimentare tali da compromettere lo stato di nutrizione. L’anoressia nervosa e’ il quadro clinico in cui tale compromissione e’ piu’ grave al punto da spingere i pazienti o  piu’ spesso i familiari dei pazienti a rivolgersi a diversi specialisti ( gastroenterologo, dietologo, endocrinologo) alla ricerca di una causa organica che giustifichi il dimagrimento. Solo la conoscenza da parte del medico di base e specialista di queste patologie puo’ permettere di indirizzare correttamente la diagnosi e quindi affrontare il trattamento appropriato della malattia.

La malnutrizione causata dall’anoressia è una forma cronica di malnutrizione proteico-energetica simil marasmatica che si instaura progressivamente in conseguenza di deficit alimentari protratti. La classificazione internazionale delle malattie parla di deficit prevalentemente energetico ma spesso anche proteico, protrattosi cronicamente, con deplezione delle riserva energetiche e muscolari mentre la concentrazione delle proteine sieriche permane generalmente entro la norma. In maniera del tutto peculiare si instaurano meccanismi d’adattamento metabolico e di modificazione della composizione corporea tali da consentire la sopravvivenza di questi pazienti con gradi di sottopeso altrimenti fatali se conseguenti ad altre malattie.  L’alimentazione seguita dai soggetti con anoressia nervosa  non e’ uniforme sia per la scelta degli alimenti  che per la composizione in nutrienti e apporto energetico tuttavia e’ sempre caratterizzata del fatto di essere gravemente inadeguata nell’apporto energetico e di nutrienti al punto tale da essere definita come “semidigiuno”. Tale comportamento protratto comporta  progressivo

 

 

 

 

esaurimento delle riserve energetiche (depositi lipidici)  con  calo di peso, consumo a scopo energetico di  tessuti nobili (muscolo e visceri)  con conseguente debolezza muscolare,  riduzione della sintesi ormonale ( es. perdita ciclo mestruale) , alterazioni nel funzionamento dell’apparato gastroenterico (disturbi digestivi, stipsi ostinata) e cardiovascolare ( ipotensione, bradicardia). La possibilita’ dell’organismo di compensare il deficit cronico di apporto alimentare risiede in alcuni meccanismi di adattamento come la riduzione del dispendio energetico che si evidenza attraverso una riduzione del metabolismo basale e  un abbassamento della temperatura corporea con conseguente scarsa resistenza al freddo.

La valutazione del peso, della composizione corporea e delle abitudini dietetiche e’ quindi parte integrante dell’inquadramento iniziale di  soggetti affetti e pone le basi per l’impostazione della riabilitazione nutrizionale nell’ambito di un percorso interdisciplinare. L’obiettivo ponderale minimo deve essere condiviso dai terapeuti e raggiunto attraverso un incremento alimentazione molto graduale e lento (apporto calorico basato sulla misura metabolismo basale). La scelta dell’integrazione con prodotti specifici e/o con nutrizione artificiale dipende dalla gravita’ del quadro clinico.

Mentre le caratteristiche nutrizionali di pazienti con AN conclamata sono ampiamente descritte in letteratura, non vi sono studi sufficienti che indaghino questi aspetti in forme di AN subclinica e parziale anche per la mancanza di criteri di diagnosi univoci. A questo scopo abbiamo condotto uno studio osservazionale per confrontare le caratteristiche nutrizionali (stato di nutrizione, abitudini dietetiche) di giovani donne con AN conclamata,  subclinica/parziale e controlli non affetti. Lo studio ha evidenziato che soggetti con forme subcliniche/parziali di AN presentano un indice di massa corporea intermedio tra soggetti sani e affetti come conseguenza di comportamenti alimentari alterati non sufficientemente intensi e protratti nel tempo ma gia’ chiaramente evidenziabili ad un anamnesi alimentare mirata.

 

Prof. Alessandro Zuddas

“Le terapie farmacologiche per i disturbi alimentari in età evolutiva”

Nonostante le crescenti conoscenze sulla neurobiologia dei disturbi alimentari, non esistono a tutt’oggi sufficienti evidenze cliniche a supporto dell’uso sistematico di terapie farmacologiche per i sintomi nucleari di tali disturbi in età evolutiva. I farmaci possono essere indicati nel trattamento degli eventuali disturbi associati, soprattutto depressione e disturbo ossessivo compulsivo.  Occorre però considerare che in età evolutiva la presenza  contemporanea di sintomi cardine del distrurbo depressivo (oltre all’’umore stabilmente depresso: anedonia, pensieri di morte, senso di colpa patologico, helplessness) è meno frequente e stabile rispetto alle casistiche di pazienti adulti: tali caratteristiche cliniche e il diverso profilo di effetti collaterali osservabili in età evolutiva impongono maggiori cautele rispetto all’età adulta. La fluoxetina costituisce l’unico antidepressivo registrato in Italia ( ed in molti paesi europei) per la depressione in età evolutiva: diverse evikdenze ne suggeriscono un possibile utilizzo nei disturbi alimentari. Limiti e prospettive dell’uso degli SSRI e di altre terapie farmacologiche verranno d

 

Roma, 24.01.2009 "QUALE ALLEANZA TERAPEUTICA CON L'ADOLESCENTE?"; Sede: CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE VIA DELLA LUNGARA, 19-00165 ROMA; Info: arpad.nov@tiscali.it ; Fees= euro 60,00.

“Quale alleanza terapeutica con l’adolescente?”

 

Seminario di Studio con il Prof. Gustavo Pietropolli Charmet  

Organizzato dall’Associazione Romana

per la Psicoterapia dell’Adolescenza – A.R.P.Ad.

 

Roma, 24 gennaio 2009

Evento n.1065/9001311

 

Casa Internazionale delle Donne

     Via della Lungara, 19 - 00165 Roma

 

 

8.30 – 9.00:

Registrazione dei partecipanti

 

9.00 – 9.15:  Saluti

Prof.ssa Paola Carbone (Presidente dell’A.R.P.Ad.)

 

9.15 – 10.15:

“Quale alleanza nella terapia dell’adolescente?”

L’alleanza di lavoro o l’alleanza terapeutica con gli adolescenti rappresenta una sfida epistemologica e tecnica centrale per il lavoro clinico con gli adolescenti. La relazione verterà principalmente sui problemi affettivi e relazionali dei nuovi adolescenti e del come  sia complesso instaurare con loro una relazione sufficientemente collaborativa da potersi definire “alleanza di lavoro” per la crescita e lo svolgimento dei compiti evolutivi specifici della fase adolescenziale.

Verrà posto particolare accento alle esperienze di ricerca del gruppo del Minotauro in materia di comportamenti a rischio e impasse evolutivi gravi per i quali si richiede una particolare preparazione da parte dell’equipe e del terapeuta .

Si approfondiranno nelle discussioni i principali vertici teorico/clinici del tema alleanza terapeutica, quali alleanza e transfert, alleanza e trattabilità e alleanza nei primi incontri con l’adolescente.

Relatore: Prof. Gustavo Pietropolli Charmet

 

10.15- 11.30: Discussione con il pubblico

 

11.30 –12.00:  Intervallo

 

12.00 – 13.30:  Discussione a piccoli gruppi

 

“Alleanza terapeutica nel transfert”:

Dott.ssa Paola Catarci

 

“Alleanza terapeutica e trattabilità”:

Dott.ssa Marysa Gino

 

“Alleanza terapeutica nei primi incontri”: 

Dott.ssa Cinzia Lucantoni

 

Conclusioni:

Dott.ssa Giovanna Montinari

 

13.30-14.00: Questionario ECM

 

 

 

 

Bologna, 22.01-25.06.2009 "LE NUOVE FRONTIERE DELLA PSICOANALISI" (PRIMA PARTE); Sede:  CENTRO PSICOANALITICO DI BOLOGNA VIA CESARE BATTISTI 24; Info: CentroPsicoanalitico_diBologna@fastwebnet.it; Fees= euro 200,00.

CENTRO PSICOANALITICO DI BOLOGNA

"Glauco Carloni"

Sezione della Società Psicoanalitica Italiana

Componente della International Psychoanalytical Association

Via C. Battisti, 24  - 40123 Bologna

 

 

 

Le nuove frontiere della psicoanalisi

Durata Evento: 22 gennaio-25 giugno 2009

 

Curriculum Relatori e abstracts

 

2009

CALENDARIO DELL'ATTIVITA' SCIENTIFICA

 

Le nuove frontiere della psicoanalisi

 

Giovedì 22 GENNAIO ore 21:15-23:15*

Telma Gomes de Barros Cavalcanti (Recife): "Leyenda de la Mula" "

 

Di nazionalità Brasiliana, psicologa, psicoanalista. Già segretario scientifico della  Sociedade Psicanalítica do Recife -   Presidente da Sociedade Psicanalítica do Recife, Segretario scientifico della Associação Brasileira de Psicanálise, e successivamente del Instituto Latinoamericano de Psicoanálisis, membro Allied Centers Committee IPA.

Ha partecipato a numerosi congressi internazionali presentando contributi originali fra cui:

 

“Afeto, Intensidade e Qualidade”.

“Processos maníaco-depressivos, transtornos alimentares - Uma história de enganos”.

“Lenda da “Mula sem cabeça” - História de uma “Herança de Maldição”.

 “Inimigo intimo – violência em família”

“Adoção como possibilidade de sintoma

Psicanálise e Reprodução: Esterilidade, Adoção e Fertilização Assistida”

“ O Corpo e as configurações ideais de nossa época

“Impossibilidade de Presença e Impossibilidade de Ausência do Objeto

Trauma e Patologia no processo de amadurecimento – Em busca do tempo perdido na terra do nunca.”

Solidão, Desamparo e Criatividade”.

Trauma e Transferência – Diga-me ... quem sou e o que sinto?”

“Temporalidade e Porvir – Intersecções entre o restauro de obras de arte e a Psicanálise

Narcisismo e Desamparo”.

Relações amorosas”.

“Da Solidão ao Encontro”.

Identificação projetiva, trauma e transferência

“Pensando sobre Romeu e Julieta”

Obstáculos en la cura con pacientes de frontera”

Quem tem medo do Efeito Placebo?”

“ A roupa nova do imperador- A questão da verdade em Psicanálise e na sociedade atual

Para que serve a Psicanálise hoje”.

Fatores terapêuticos e antiterapêuticos em análise”.

Arte e Erotismo”.

“O desafio das patologias atuais: Metodológico ou Metapsicológico”.

Psicoterapia e relação terapêutica”.

“O feminino nas artes plásticas”.

 

Ultimi lavori pubblicati

Solidão, Desamparo e Criatividade” – Revista da SBP de PA - 2007-08-02

Quem tem medo do Efeito Placebo?” – Revista Italiana de Psicanálise – Florença – Itália – 2006.

 

 

 

Giovedì 12 FEBBRAIO ore 21:15-23:15*

Pierluigi Moressa (Forlì): "Il disiato riso - Immagine della madre e difetti narcisistici "

Pierluigi Moressa (Forlì 1959), è medico psichiatra e psicoterapeuta. Dopo aver lavorato a lungo al servizio delle istituzioni pubbliche nel campo delle tossicodipendenze e della psichiatria, svolge attualmente attività privata. E’ stato per molti anni consulente del Ministero della Giustizia presso il Tribunale. Terapeuta di formazione psicoanalitica, è attualmente candidato della Società Psicoanalitica Italiana e socio del Centro Psicoanalitico di Bologna.

 Giornalista pubblicista, si interessa da tempo del rapporto tra processi di pensiero e attività creativa. Suo campo d’indagine sono le arti tradizionali e la poesia. Da alcuni anni collabora con la stampa locale, tenendo rubriche culturali di approfondimento su questi temi, con un occhio rivolto anche alla pittura e alla ricerca di un possibile parallelo tra vicende biografiche ed espressioni della mente dell’artista e delle visioni personali. Sostiene, tuttavia, che l’opera d’arte, come tutte le espressioni della creatività e della felicità del vivere, non debba essere spiegata, ma soltanto accostata rispettosamente, con attenzione a ciò che l’autore ha inteso trasmettere. In questo si realizza un possibile contatto con la “poetica dei sentimenti”.

  Ha curato, in collaborazione, la mostra sul pittore Carlo Stanghellini, tenutasi a Forlì nel 2005. Ha scritto i seguenti libri: “La visita. Idillio e passioni nella pittura di Silvestro Lega” (2006); “Un cuore di rondine. Viaggio nell’Italia di Pellegrino Artusi” (2007); “Caro Mussolini… 1957-2007. Cinquant’anni di missive al duce nella cripta di Predappio” in collaborazione con Roberto Zoli (2007); “L’Aquila e il Capricorno. Guida storico-artistica di Forlì” (2007); “Azzurro e oltremare. Il vero e la meraviglia nella pittura di Guido Cagnacci” (2007); “Il sorriso e la maschera. Scene da un viaggio in Romagna”, con foto di Salvatore Mirabella, edito dal Centro Residenziale Universitario di Bertinoro (2007); “Il monte, il ponte, il fonte. Guida storico-artistica di Cesena e del suo comprensorio” (2008); “Lo psichiatra e il mondo a rovescio - Saggi sulle arti e sul nostro tempo” (2008); “Carl Gustav Jung: l’occulto e l’inconscio” (2008); “Sigmund Freud: indagini sul mondo occulto” (in stampa).

E’ membro dell’Accademia dei Benigni di Bertinoro, socio corrispondente dell’Accademia pascoliana di San Mauro e componente dell’Associazione “Impronte Adriatiche” di Riccione, nel cui ambito tiene conferenze su aspetti culturali e vicende storiche, con una particolare attenzione alla cultura tradizionale e al rapporto dell’uomo con l’elemento marino.

  Ha partecipato come relatore a convegni in tema clinico e di storia della medicina.

  Suoi scritti sono apparsi su riviste a diffusione locale, nazionale e internazionale (“The longed-for smile. The image of the mother and the narcissistic injury”- IPSO Journal 2007, 42-48).

 

 

 

Giovedì 26 FEBBRAIO ore 21:15-23:15*

Giuseppe Moccia (Roma): "Legami traumatici"

- Laurea in   Medicina e Chirurgia   nell’anno 1977

- Specializzato in Psichiatria  nell’anno  1981

- Iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Roma

- Psichiatra Specialista Ambulatoriale Roma ASL RM D

- Membro del Centro di Psicoanalisi Romano

 

- Incarichi istituzionali nella SPI

 

      -    Redattore Rivista Psiche dal 1993 al 2001

      -    Consigliere esecutivo del C.d.P.R. e Responsabile dell’ Ambulatorio di Consultazione del       C.d.P.R.  dal 1994 al 1998

       -   Docente presso la Sezione Romana dell’Istituto Nazionale del Training dal 2002

-         Membro Associato dal  1990        Membro  Ordinario dal  1999

-    Segretario Scientifico  del Centro di Psicoanalisi Romano dal  giugno 2006

 

Altri incarichi

-         Docente  presso Istituto Italiano Psicoanalisi di Gruppo  dal 1995 al 1998

 

-         Conferenze  DSM Az A  e DSM Az D  Dipartim. Salute Mentale  (Modelli psicoanalitici a confronto sul DBP) nel  2002/2003   e  2004

 

-         Supervisore  presso Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Bari nel 2004

 

-         Docente presso SPAD dal 2005

 

-         Docente presso I Sez Loc. di Training  Roma della SPI  dal 2000

 

-         Supervisore  Dipartimento Salute Mentale  Ancona  dal 2004

 

-         Supervisore DSM Az ASL RM A

 

 

Principali pubblicazioni degli ultimi  anni

-G. Moccia e G. Meterangelis (1994)  Considerazioni sul disturbo borderline di personalità ed il suo    trattamento. Psiche. Anno II N. 3. 1994

-  G. Moccia A. Correale (1995) Curatori del numero doppio di Psiche : Nuovi orientamenti della psicoanalisi per la terapia dei pazienti gravi.

- G. Moccia, (1995) La costruzione dell’alleanza terapeutica nella cura del paziente borderline. Psiche. 1995

- G. Moccia, G. Nebbiosi, G. Spiombi, (1996)  Il vincolo della libertà la libertà del vincolo.: la relazione affettiva reciproca fra gruppo istituzionale terapeuta e paziente. Psiche. 1996

-G. Moccia G. Nebbiosi, (1999) “She Thinks of Me as Thinking, and Therefore I Exist as a Thinker” . Commentary on Paper by Lewis Aron. Psychoanalytic Dialogues. Vol. 9. N. 1. 1999.

-G. Moccia, (2002) Soggettività e oggettività dell’analista. Su alcune modificazioni della tecnica nella psicoanalisi relazionale nord-americana. Rivista di Psicoanalisi. Vol. XLVIII. 3. 2002.

T. Bastianini – G. Moccia (2003)  Riflessioni sulle attuali evoluzioni dei concetti di affetto, memoria ed azione terapeutica . Rivista di Psicoanalisi 2003

Giuseppe Moccia -  Il desiderio senza oggetto della noia. Presentato al Convegno del CdPR  Le emozioni del vivere. 2006

Giuseppe Moccia  2006   Le memorie identificatorie nella organizzazione del transfert. Presentato al Congresso Società Psicoanalitica Italiana . Siena 2006

- T. Bastianini – G. Moccia  - L’angoscia negli attacchi di panico: una forma di semiosi affettiva  (in via di pubblicazione). Rivista di Psicoanalisi

 

Giovedì 12 MARZO ore 21:15-23:15*

Enrico Mangini (Padova): "La rimozione originaria: suo ruolo nella fissazione dell'eccitamento pulsionale nel processo di simbolizzazione"

Data e luogo di nascita: il 20.2.1953 a Chioggia (Venezia), Italia;

 

Stato civile: coniugato con due figli;

 

Cittadinanza: italiana;

 

Residenza: Padova, 35100, Italia, via Cavallotti 22.

 

 

  • Psicoanalista, Membro Ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana.

 

  • Laureato in Medicina, specialista in Psichiatria e in Neuropsichiatria infantile.

 

  • Ricercatore Universitario confermato presso il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione della Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova.

 

  • Docente della Sezione Veneto-Emiliana dell’Istituto Nazionale del Training della Società Psicoanalitica Italiana.

 

  • Docente di “Psicologia Dinamica” presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova dall’a.a. 1995-96.

 

  • Docente di “Psichiatria psicodinamica” presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova dall’a.a. 2003-04.

 

  • Docente di “modelli teorici di clinica psicoanalitica” presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova dall’a.a. 2004-05.

 

  • Redattore della Rivista di psicoanalisi

 

  • Autore di 6 libri e circa 100 pubblicazioni scientifiche

 

 

Eventi scientifici accreditati ECM:

un seminario presso il Ce.S.P.I. (Centro studi psicoterapia nelle istituzioni) “Il sogno: 100 anni dopo l’Interpretazione dei sogni” (Caltanissetta,  25-26.10.2002) accreditato di 12 (dodici) crediti formativi ECM

un seminario presso il Centro Veneto di Psicoanalisi “Esiste un pensiero psicoanalitico?” (Padova, marzo 2004).

un seminario del ciclo “Il corpo, lo psichico” presso il Centro Veneto di Psicoanalisi “Il funzionamento pulsionale” (Padova, novembre 2006).

 

Giovedì 23 APRILE ore 21:15-23:15*

Pierluigi Grosoli (Modena): "Lilly, una moderna Turandot"

Nato a Modena il 2/01/1948 e ivi residente. Laurea Medicina e Chirurgia specialità in Psichiatria

Ha iniziato (1972) a lavorare presso i Servizi di Igiene Mentale e Assistenza Psichiatrica della Provincia di Modena. Nel ’78 è stato incaricato come aiuto con funzioni di dirigente del SIMAP di Pavullo (Mo) e nell’81 di quello di Sassuolo (Mo).

Membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana

Ha partecipato regolarmente alle attività scientifiche del Centro Psicoanalitico di Bologna dal 1987 e dall’86 a tutti i congressi nazionali della SPI. E a quasi tutti i Seminari Multipli tenutisi a Bologna.

Dal 2004 partecipa al gruppo di studio sulle omosessualità maschili e il 9 giugno 2005 che ha presentato al Centro Psicoanalitico di Bologna il risultato del lavoro, col titolo “Le omosessualità maschili nella stanza d’analisi.

Dal 2002 al 2006 ha ricoperto l’incarico di consigliere nell’Esecutivo del Centro Psicoanalitico di Bologna.

 

Venerdì 8 MAGGIO ore 21:15-23:15*

Laura Ambrosiano (Milano): "La spinta ad esistere"

 

Giovedì 21 MAGGIO ore 21:15-23:15*

 

Nata a Napoli il 29-10-1946

4-7-1969  Laurea in storia e filosofia all'Università degli Studi di Napoli

6-1972  Specializzazione universitaria in psicologia, diploma della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Iscritta all’albo degli psicologi e a quello degli psicoterapeuti

1992 Qualifica di psicoanalista, attualmente membro ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana e dell'IPA

 

Esperienza lavorativa:

Attività come psicoterapeuta iniziata nel 1973

Attività di formazione come psicosociologa dal 1976, consulente dei Servizi Sanitari della Regione Lombardia, Regione Piemonte, Comune di Milano, Comune di Genova, Comuni di Brescia, Magenta, Vimercate.

Psicoanalista. Libero professionista.

 

 

Pubblicazioni

Ambrosiano L. (1997) Cristallizzazione, dissolvenza e trasformazioni in Emozione e interpretazione  E Gaburri (a cura di) Torino Bollati Boringhieri

 

Ambrosiano L. (1998) Il complesso intreccio tra teoria ed esperienza clinica. 44:1, 41-66 Rivista di Psicoanalisi

 

Ambrosiano L. (1999) Tra clinico e istituzionale: nessi possibili. 45:3, 475-492 Rivista di psicoanalisi

 

Ambrosiano L. (2001) Ululare con i lupi. Note su socialismo e narcisismo. 47:2, 283-302 Rivista di  psicoanalisi

 

Ambrosiano L. (2002) La trasmissione del sapere in psicoanalisi” in Costruzioni Psicoanalitiche n.2 Milano F. Angeli

 

Ambrosiano L. (2002) Presentazione del libro Melanie Klein di Adriano Voltolin, in Costruzioni Psicoanalitiche 2

 

E. Gaburri e L. Ambrosiano (2003) Ululare con i lupi: conformismo e reverie  Torino Bollati Boringhieri

Ambrosiano L. (2006) Omogeneità-separatezza: due condizioni della mente. Ricerca Psicoanalitica XVII-2, 227-239

Ambrosiano L. (2008) “La spinta a esistere”  Rivista di psicoanalisi

Ambrosiano L. (2008)  “Lietta e la panchina” Rivista di psicoanalisi

Ambrosiano L. Gaburri E. (2008) “La spinta a esistere. Note cliniche sulla sessualità oggi” Roma Borla

 
Andrea Scardovi (Bologna): "Un piccolo arcipelago narcisistico: permalosità, compiacenza,
compiaciutezza
"

Medico specialista in psichiatria, membro associato della Società Psicoanalitica Italiana. Ha lavorato in diversi servizi psichiatrici, con la qualifica di assistente e di aiuto. È autore di numerose ricerche nel campo della formazione dei Medici di Medicina Generale alla comunicazione e alla relazione con il paziente. Su questo tema ha svolto un dottorato di ricerca e messo a punto un metodo formativo adottato in diversi contesti istituzionali, assistenziali e universitari, centrato sulla comprensione delle emozioni provate dal medico nella relazione con il paziente. Ha inoltre organizzato e condotto percorsi formativi, corsi monografici per studenti di medicina, e corsi di perfezionamento a carattere nazionale. Negli ultimi anni è stato consulente della regione Emilia-Romagna, curando la realizzazione di un video didattico sulla comunicazione nella pratica clinica. Da molti anni è professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università di Bologna, dove tiene un insegnamento sugli aspetti comunicativi nella pratica psicoterapeutica. Sta attualmente portando avanti una ricerca sui fattori terapeutici specifici comuni alle psicoterapie e alle altre pratiche di cura. Nel marzo di quest’anno ha partecipato come reporter ai lavori del “Working Party on Specificity of Psychoanalytic Treatment Today”, svoltisi durante il congresso della FEP a Vienna. È autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane a straniere, di alcuni capitoli monografici e di diverse relazioni a congressi e corsi.

 

Fra i lavori degli ultimi anni:

·        A Scardovi  “La formazione dei medici di medicina generale alla gestione del disagio psichico: Strumenti, Metodi, Prospettive”. Capitolo monografico. In: L’assistenza ai disturbi mentali, a cura di Asioli, Berardi, De Plato, pag. 75-93, CSE, Torino, 2003

·        A Scardovi, P Rucci, L Gask, D Berardi, G Leggieri, G Berti Ceroni e G Ferrari Improving the psychiatric skills of established general practitioners: evaluation of a group training course in Italy”. ‘Family Practice’ vol. 20; n. 4, 2003

·        Lasagni C, Scardovi A. “La comunicazione medico-paziente. Un video didattico”. Videotape didattico - interattivo, edito dal Progetto Psichiatria e Medicina di Base della Regione Emilia-Romagna e dell’Università degli Studi di Bologna. Bologna, 2004

·        E Gallo, G Berti Ceroni, C Neri, A Scardovi  “I Fattori Terapeutici Specifici Comuni (FTSC) nelle psicoterapie e negli altri trattamenti”. Rivista di Psichiatria, 2005, 40, 2

 

Giovedì 11 GIUGNO ore 21:15-23:15*

"Ritorno a Itaca: il faticoso viaggio formativo trans-formativo nella relazione Paziente « Candidato"

 

Cristina Nanetti

Laureata in Psicologia a Bologna nel 1995.

-Membro associato della SPI da Marzo 2008.

-Svolge attività libero professionale dal 1997.

-Ha frequentato, come psicologa volontaria, il Servizio di Salute Mentale dell’Azienda U.S.L. della Città di Bologna, dal 1995 al 2006.

 

 

Gabriella Vandi

 

-Laureata in Psicologia a  Padova nel 1986.

-Psicoterapeuta dal 1991.

-Membro associato della SPI da Marzo 2008.

-Svolge attività libero professionale a Rimini dal 1987.

-Ha collaborato saltuariamente con l’A.U.S.L.  di Rimini e con alcune istituzioni private articolando interventi di formazione nel campo dell’educazione alla salute e nell’ambito di corsi di aggiornamento per insegnanti su tematiche dell’età evolutiva.

 

 

 

Giovedì 25 GIUGNO ore 21:15-23:15*

Stefano Bolognini (Bologna): "Le identità maschili"

 

Laureato in Medicina nel 1974 e specializzato in Psichiatria nel 1978, iscritto nell'elenco degli psicoterapeuti all'Ordine dei Medici di Bologna n° 10867. Indirizzo psicoterapeutico: Psicoanalitico.

 

Attività in Istituzioni Pubbliche. Ha lavorato dal 1974 al 1980 al "Centro Psicoterapico Provinciale di Palazzo Boldù", presso i Servizi Psichiatrici di Venezia, come terapeuta individuale e di gruppo; Medico Aiuto di ruolo  presso i Servizi Psichiatrici di Treviso.

 

Dal 1992 al 1994 professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina all'Università di Bologna.

 

E’ stato dal 1982 ed è tuttora consulente-supervisore di numerosi servizi Psichiatrici e Neuropsichiatrici infantili del Nord-Italia ( Servizio Psichiatrico di Faenza; Servizio Psichiatrico di Imola; Consultori Famigliari di Mestre e di Venezia; Servizio Psichiatrico di Bologna-San Lazzaro; Semi-Residenza per Adolescenti Psicotici di Bologna).

 

Attività in Istituzioni private: Membro Associato della Società Psicoanalitica Italiana (S.P.I.) dal 1985; Membro Ordinario dal 1992; Analista con Funzioni di Training dal 1998; Docente della Sezione Veneto-Emiliana dell'Istituto Nazionale del Training.

 

Incarichi istituzionali nella S.P.I.: Membro co-fondatore dal 1991 al 1997 del Comitato Patologie Gravi della S.P.I.; Consigliere del Centro Psicoanalitico di Bologna dal 1992 al 1994; Segretario Scientifico dello stesso Centro dal 1994 al 1997; Segretario Scientifico Nazionale della S.P.I. 1997-2001; dal 2003 al 2006 Presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna.

 

Incarichi istituzionali nella EPF (European Psychoanalytic Federation): Membro di 1° livello del “Working Party on the Specificty of Psychoanalytic Treatment Today”.

 

Incarichi istituzionali nell’I.P.A. (International Psychoanalytic Association): dal 2003 ad oggi è Representative for Europe nel “Board” dell’International Psychoanalytic Association .

Dall’ottobre 2005 è Co-Chair for Europe del CAPSA (Committee on Analytic Practice and Scientific Activity).

Lavora inoltre in altri sotto-comitati tecnici internazionali (Credential Working Group, News Magazine and Roster Working Group, IPA/IPSO Working Group).

E’ stato dal 2001 al 2004 il "Representative" per l'Italia del "Theoretical Working Party" della Federazione Europea di Psicoanalisi (FEP).

Dal 2002 è membro dell’European Editorial Board  dell’”International Journal of Psychoanalysis”.

Dal 2004 è membro del Comité Internationale de Lecture della “Revue Française de Psychanalise”.

Dal 2006 è membro del Consiglio Editoriale di “Psicanàlise” (“Revista da Sociedade Brasileira de Psicanàlise de Porto Alegre”).

 

Attività scientifica: ha pubblicato circa 90 lavori psicoanalitici sulle principali riviste specializzate nel mondo,  e in numerosi volumi in Italia e all'estero; suoi articoli sono stati tradotti e pubblicati in inglese, francese, spagnolo, tedesco, greco e brasiliano-portoghese.

Ha pubblicato presso l'Ed. Bollati Boringhieri i volumi: "Come vento, come onda" (1999, Premio Gradiva 2000; versione inglese “Like Wind, like Wave” presso Other Press, New York), "Il sogno 100 anni dopo" (2000) e “L’empatia psicoanalitica” (2002). Quest’ultimo è stato pubblicato in tedesco da “Psychosozial Verlag” (“Die Psychoanalytische Einfuehlung”, 2003), in inglese da “Free Associations” (“Psychoanalytic Empathy”, 2004), in spagnolo da “Lumen” (“Empatia psicoanalitica”, 2004); in francese da “Eres” (“L’empathie psychanalytique”, 2006); edizioni russa, greca e portoghese-brasiliana in corso di traduzione.

E’ stato relatore in numerosi congressi SPI, EPF ed IPA (Santiago 1999; New Orleans 2003; Rio de Janeiro 2005) in panels e presentazioni cliniche IPSO.

Partecipa continuativamente al Clinical Forum EPF.

Ha tenuto conferenze teorico-cliniche presso le istituzioni psicoanalitiche di Los Angeles, Londra, Parigi, Boston, San Paolo del Brasile, Recife, Buenos Aires, Montevideo, Porto Alegre, Belgrado, Zagabria, Madrid, New York, Bruxelles, Stoccarda, Zurigo, Atene.

 

 

Responsabile scientifico:

DOTT.SSA  IRENE RUGGIERO

Abstracts

 

Giovedì 22 GENNAIO ore 21:15-23:15

Telma Gomes de Barros Cavalcanti (Recife): "Leyenda de la Mula" "

 

In questo lavoro, verranno prese in considerazione alcune idee a proposito di una maledizione leggendaria e verranno analizzati alcuni aspetti di material clinico in cui convergono fattori relative all’eredità genetica, culturale e inter-intra generazionale.

La famiglia e la storia individuale del paziente in analisi di cui si parlerà implica una malattia genetica che provoca mutilazioni chirurgiche associate, a livello culturale con la maledizione della leggenda. Per affrontare questo caso clinico, si è investigato il modo in cui le identificazioni inconsce del paziente in analisi avevano a che fare con la famiglia e con personaggi sociali che appartengono al pensiero di generazioni presenti e passate attraverso i quali si è realizzata la trasmissione dei significati e che ha determinato un contesto di patologia nell’esperienza emozionale del paziente.

Materiale clinico verrà illustrato a supporto delle ipotesi presentate.  

 

Giovedì 12 FEBBRAIO ore 21:15-23:15

Pierluigi Moressa (Forlì): "Il disiato riso - Immagine della madre e difetti narcisistici "

 

L'autore analizza gli aspetti della relazione madre-bambino, la formazione dell'immagine di Sè e della madre nell'infante e, con l'ausilio di alcuni riferimenti clinici, descrive gli esiti del mancato
"rispecchiamento" materno nel corso dello sviluppo successivo, esitanti in forme di psicopatologia a impronta narcisistica difettuale. Prende anche in considerazione come, nella storia dell'arte, la raffigurazione della Vergine col Bambino, esempio tradizionale della maternità, abbia subìto l'influsso di aspetti legati sia ai mutamenti storici del pensiero sia alle concezioni individuali del singolo artista.

 

Giovedì 26 FEBBRAIO ore 21:15-23:15

Giuseppe Moccia (Roma): "Legami traumatici"

 

 

L’Autore esamina, a partire dalle intuizioni di Ferenczi, dai contributi delle neuroscienze sui sistemi di memoria e dalle teorie psicoanalitiche sulla scissione e sulla dissociazione, il concetto di legame traumatico inteso come struttura evolutiva della memoria relazionale di cui il soggetto non può fare esperienza ma che tuttavia ne condiziona il comportamento. Il legame traumatico qui descritto è una forma di memoria identificatoria irrapresentabile e non utilizzabile per la modulazione degli affetti

 (Moccia 2006) legata ad esperienze relazionali traumatiche, iscritte a livello di rappresentazione presimbolica, caratterizzate dalla assenza di una reverié trasformativa da parte dei genitori.

 La qualità di un legame traumatico è quindi nel segno del “negativo” degli autori francesi, come esperienza di vuoto interiore, di ottundimento rispetto ai propri stati interni, di perdita di senso, di resa ed opposizione alla realtà psichica altrui e in definitiva di insufficiente regolazione affettiva intra ed intersoggettiva.  La sua struttura, priva di accesso al ricordo, può solo perpetuarsi, al fine di sfuggire alla ritraumatizzazione e di trovare una continuità storica con le proprie esperienze inconsce, nella coazione a ripetere rapporti interpersonali paradossali nei quali il soggetto cerca implicitamente di essere conosciuto nella autentica espressione di sé senza che egli stesso possa riconoscere  le relazioni di intimità e le risposte degli altri come una opportunità per realizzarla.  Essi si esprimono nei gesti e nell’interazione, in un atteggiamento di rabbiosa pressione silente verso l’altro, unico modo per rappresentare quanto si propone alla mente come irrapresentabile .

Costitutivi della struttura psichica di molte patologie, dai disturbi di personalità a quelli dell’alimentazione, essi si “presentano” nella situazione psicoanalitica con un valore di comunicazione e non di evacuazione del mentale e arrivano ad essere comprese dall’analista, negli enactments, attraverso le risonanze dell’identificazione proiettiva, l’osservazione degli elementi non verbali della comunicazione (gli acting, la postura, lo sguardo, la prosodia del discorso, le manifestazioni  neuroviscerali e sintomatiche del corpo) oppure attraverso il sogno.

L’esperienza del vecchio legame con l’oggetto, rivissuta con l’analista, rappresenta una via d’accesso possibile nella elaborazione analitica, a quella nuova relazione con l’oggetto cardine dell’azione terapeutica (Loewald, 1980).

 

 

Giovedì 12 MARZO ore 21:15-23:15

Enrico Mangini (Padova): "La rimozione originaria: suo ruolo nella fissazione dell'eccitamento pulsionale nel processo di simbolizzazione"

 

L'autore prende in considerazione il concetto di rimozione originaria per come ne parla Freud nelle sue Opere. In particolare viene ripresa la dialettica tra rimozione originaria e rimozione propriamente detta, e il ruolo che la RO gioca nella formazione dell'inconscio. Si sofferma poi sull'importanza della fissazione dell'eccitamento pulsionale come momento essenziale di questo processo che si ritiene non avvenga una volta per tutte ma si rinnovi nel lavoro analitico. Segue materiale clinico.

 

 

Giovedì 23 APRILE ore 21:15-23:15

Pierluigi Grosoli (Modena): "Lilly, una moderna Turandot"

 

Verrà presentato un caso clinico che pone problemi relativi alla perversità in analisi come inteso da Meltzer, all'evidenziarsi nella strutturazione del campo analitico di quello che i Baranger hanno definito un "Bastione" e agli aspetti di analità narcisistica come difesa dalla dipendenza

 

Venerdì 8 MAGGIO ore 21:15-23:15

Laura Ambrosiano (Milano): "La spinta ad esistere"

 

Verrà proposta una riflessione sul concetto che Bion definisce come “spinta a esistere”, una spinta indifferente nei confronti degli esseri umani, cui non  importa nulla se viviamo o moriamo. Con questa espressione Bion sembra riformulare la nozione di “doppia vita” di Freud restituendole  tutta la sua pregnanza clinica.
L'individuo normalmente vive questa spinta come un istinto di autoconservazione, egli sente che vuole esistere...altre volte egli si oppone ad essa nella illusoria fantasia di salvaguardare la sua specificità,  fino a negare il suo proprio desiderio sessuale.

 

Giovedì 21 MAGGIO ore 21:15-23:15

Andrea Scardovi (Bologna): "Un piccolo arcipelago narcisistico: permalosità, compiacenza,
compiaciutezza
"

 

Lungo l’avventurosa navigazione analitica accade di imbattersi in scogli affioranti di varia natura e dimensione. Il maggiore o minore rilievo clinico di questi dipende dalla loro reciproca correlabilità e dalla possibile specificità del loro avvistamento.

Il tema della compiacenza e la sua correlazione con altri aspetti di pertinenza dell’area narcisistica sembra offrire alcuni elementi di interesse se affrontato da un punto di vista intrapsichico, prima di provare a coglierne i risvolti transferali e controtransferali.

Compiacenza, permalosità, compiaciutezza vengono quindi considerate come possibili configurazioni difensive che sembrano rimandare al problema del contatto autentico con il “sé”, correlandosi reciprocamente.

 

Viene infine esplorata la possibilità che questi aspetti clinici rappresentino un piccolo arcipelago delimitabile nella vastità del ‘mare’ del narcisismo.

 

 

Giovedì 11 GIUGNO ore 21:15-23:15

Cristina Nanetti e Gabriella Vandi (Bologna e Rimini): "Ritorno a Itaca: il faticoso viaggio formativo trans-formativo nella relazione Paziente « Candidato"

 

Attraverso la figura mitica di Ulisse e la metafora del viaggio, intendiamo riflettere sul percorso formativo del candidato e rintracciare alcune trasformazioni intrapsichiche ad esso connesse: infatti l’approdo conoscitivo, ben al di là dell’aspetto nozionistico, favorisce il consolidamento di uno spazio potenziale interno di cui l’istituzione psicoanalitica si fa garante e ne rappresenta un punto di ancoraggio fondamentale.

I complessi intrecci relazionali che si declinano durante il periodo formativo coinvolgono la struttura gruppale dell’ istituzione  a diversi livelli come, ad esempio, nella supervisione in cui   confluiscono una triade di rapporti: quelli del candidato con il suo analista, quelli del candidato con il suo paziente, quelli del candidato con il supervisore.

A partire da due esempi clinici che presentano una patologia del legame, ipotizziamo che candidato e paziente si trovino impegnati contemporaneamente in due diversi processi di formazione dell’identità che si intersecano. In questi casi l’apparato psichico dell’analista deve supplire a quello del paziente, favorendo lo sviluppo di un’area transizionale di cui l’identificazione proiettiva rappresenta una prima modalità di relazione.

 

 

Giovedì 25 GIUGNO ore 21:15-23:15

Stefano Bolognini (Bologna): "Le identità maschili"

 

La psicoanalisi contemporanea appare sempre più caratterizzata dal senso della complessità. Il discorso sulle identità maschile non sfugge a questa regola, dato che   parlare di identità maschile sembra iper-semplificare in appropriatamente una realtà articolata e molteplice.

Questo contributo si basa sulla descrizione di tipologie psichiche diverse che riconoscono contesti genitoriali fondativi molto differenti fra loro, in particolare verrà descritto il processo analitico parzialmente de costruttivo della mente maschile di una paziente donna, e quello fondamentalmente introiettivo e costitutivo della carente parte maschile di un paziente uomo.
Alcuni ulteriori vignette cliniche permetteranno di arricchire la panoramica sulle sfaccettature possibili della varie identità maschili che si possono incontrare nella situazione privilegiata dell’osservazione psicoanalitica.



 

 

 

Bologna, 24.01-6.06.2009 "NUOVE DIPENDENZE, ANTICHI ABBANDONI"; Sede: CENTRO PSICOANALITICO DI BOLOGNA VIA CESARE BATTISTI 24; Info: CentroPsicoanalitico_diBologna@fastwebnet.it ; Fees= euro 250,00.

CENTRO PSICOANALITICO DI BOLOGNA

"Glauco Carloni"

Sezione della Società Psicoanalitica Italiana

Componente della International Psychoanalytical Association

Via C. Battisti, 24  - 40123 Bologna

 

 

 

 

 

Nuove dipendenze, antichi abbandoni

 

 

Sabato 24 gennaio 2009

“ Barcollo ,ma non mollo!”

Dalla dipendenza da sostanze ad una sana dipendenza. Un percorso possibile ?

Angela Bresciani (Bologna)

Sabato 28 febbraio 2009

Amori che consolano, amori che feriscono

Maria Teresa Palladino (Torino)

Sabato 9 maggio 2009

 

Le difficoltà di alimentazione nel bambino e nell'adolescente tra corpo, mente e relazione

Marco Mastella (Ferrara)

Sabato 6 giugno 2009

Realtà virtuali, dipendenze vere

Angelo Battistini (Rimini)

 

 

Bologna, 26.01-13.06.2009 "CHI CI ACCOMPAGNA DA SOLI? INDAGINI PSICODINAMICHE SUI SENTIMENTI DEL TERAPEUTA"; Sede: VIA DEI MILLE 8 - 40100 - BOLOGNA; Info: arbadiali@libero.it DANILO.MESSINA@GMAIL.COM ; Fees= euro 800,00.

Centro Studi Martha Harris di Firenze

 

Il Centro Studi Martha Harris di Firenze organizza a Bologna un corso di aggiornamento, rivolto a psicologi e medici, al fine di riflettere sui sentimenti transferali e controtransferali presenti nel rapporto tra il terapeuta ed il paziente.

La finalità che si propone è affinare il “lavoro interno” del terapeuta a riconoscere i suoi movimenti interni in relazione ai movimenti interni del paziente.

La riflessione che si propone è finalizzata a soffermarsi sul modo in cui i sentimenti del terapeuta influiscano sui setting “interni ed esterni”. Si pensa che tale riflessione possa rendere più efficace il lavoro del terapeuta.

Ogni giornata prevede una iniziale relazione teorica su uno specifico tema attinente all'argomento, verrà quindi illustrato un particolare aspetto nella relazione che si instaura tra terapeuta e paziente nella stanza di terapia. Gli aspetti teorici saranno affiancati da materiale clinico acquisito nel corso di interventi specifici.

 

 

 

 

CENTRO STUDI MARTHA HARRIS

DI FIRENZE

 

 

 

“Chi ci accompagna da soli?

Indagini psicodinamiche sui

sentimenti del terapeuta”

 

 

 

Edizione 2008/2009

 

 

        

 

Luogo di svolgimento:         Via Dei Mille 8 – BOLOGNA

 

 

Responsabile dell’evento:

dott.ssa Anna Rosa Badiali 

               (Psicologa, psicoterapeuta)

 

 

 

Il corso è rivolto a psicologi e medici, è prevista l'attribuzione di crediti Ecm.

per informazioni ed iscrizioni: tel: 051348805 – e-mail:arbadiali@libero.it

 

 

Programma

 

Date di svolgimento:

 

1)      16 gennaio;

2)      17 gennaio;

3)      28 febbraio;

4)      6 marzo;

5)      7 marzo;

6)      16 maggio;

7)      12 giugno;

8)      13 giugno.

 

 

Programma del 16 gennaio

 

Titolo: Il Pensiero onirico della veglia in Bion e Antonino Ferro

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “Il pensiero onirico della veglia in Bion e Antonino ferro”. Conduce Anna Rosa Badiali

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione. Conduce Anna Rosa Badiali

13: - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione. Conduce Anna Rosa Badiali

 

 

Programma del 17 gennaio

 

Titolo: Il Pensiero onirico della veglia in Bion e Antonino Ferro

9:00 – 10:00

Approfondimenti del tema trattato nella prima giornata con esempi clinici. Conduce  Roberto Bertolini

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Gruppo esperenziale con Patrizia Brunori

13: - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione. Conduce  Roberto Bertolini

 

 

 

 

Programma del 28 febbraio

 

Titolo:  Controtransfert e identificazione proiettiva

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “Controtransfert e identificazione proiettiva”. Conduce Roberto Bertolini

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce Roberto Bertolini

13:00 - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 15.30

 

 

15.30-16-30

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce: Roberto Bertolini

 

Gruppo esperienziale, conduce Patrizia Brunori

 

 

 

Programma del 6 marzo

 

 

Titolo:   Controtransfert e pensiero onirico della veglia

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “Controtransfert e pensiero onirico della veglia”. Conduce Anna Rosa Badiali

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce Anna Rosa Badiali

13: 00 - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione.

Conduce Anna Rosa Badiali

 

 

Programma del 7 marzo

 

 

Titolo:   L'esperienza del corpo nel paziente e nel terapeuta

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “L'esperienza del corpo nel paziente e nel terapeuta”. Conduce Dora Sullam

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce Dora Sullam

13:00  - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione.

Conduce Dora Sullam

 

 

 

Programma del 16 maggio

 

 

Titolo:    Pensare il lavoro del terapeuta

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “Pensare il lavoro del terapeuta”.

Conduce Roberto Bertolini

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce Roberto Bertolini

13:00 - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 15.30

 

15.30-16.30

Discussione di un caso clinico con supervisione.

Conduce Robert Bertolini

Gruppo esperienziale: conduce Patrizia Brunori

 

 

Programma del 12 giugno

 

 

Titolo:     La mente del gruppo

9:00 – 10:00

Relazione sul tema: “La mente del gruppo”. Conduce Anna Rosa Badiali

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con supervisione. Conduce Anna Rosa Badiali

13:00 - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione. Conduce Anna Rosa Badiali

 

Programma del 13 giugno

 

 

Titolo:  Transfert e meccanismi di difesa all’interno del gruppo  

9:00 – 10:00

Relazione di Anna Rosa Badiali sul tema “Transfert e meccanismi di difesa all’interno del gruppo”

10:00 – 10:30

Coffee Break

10:30 – 13:00

Discussione di un caso clinico con  supervisione

Conduce Anna Rosa Badiali

13:00 - 14:00

Pausa pranzo

14:00 – 16:30

Discussione di due casi clinici con supervisione

Conduce Anna Rosa Badiali

16:45 – 18:45

Verifica Apprendimento del Corso.

 

 

Firenze, 24.01.2009 "IL MODELLO PSICOANALITICO RELAZIONALE E L'ANALISI DELLA RELAZIONE. L'AZIONE TERAPEUTICA"; Sede: FIRENZE, SCUOLA DI SANITA' MILITARE, VIA VENEZIA 5 ; Info: sipp@mclink.it ; Fees= euro 30,00.

Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica

 

 

 

Seminario di Formazione Psicoanalitica

 

IL MODELLO PSICOANALITICO RELAZIONALE

E L'ANALISI DELLA RELAZIONE

 

“L’azione terapeutica”

 

con  Darlene Bregman Ehrenberg

(psicoanalista, New York city, USA)

 

Sabato 24  Gennaio  2009

 

Scuola Accademia Militare

Via   Venezia 5

 

Programma

 

Ore 9 .00 – 9.30         Registrazione dei Partecipanti

 

Ore 9.30 – 9.45                      Introduzione e presentazione di Stefano Calamandrei

(Segretario scientifico del Centro Psicoanalitico di Firenze)

e di Valter Romeo Cungi (Segretario della Sezione Toscana della SIPP)

 

Ore  9.45 – 10.50       Lettura magistrale di Darlene Ehrenberg “Sull’azione terapeutica “

 

Ore 10.50 – 11.15      Discutono Wivie Benaim (Socio Ordinario Didatta SIPP, Firenze

Cristiano Rocchi (Socio Ordinario SPI, Firenze)

 

Ore 11.15 – 11.45      Coffee break

 

Ore 11.45  - 13.00      Discussione sulla relazione

 

Ore 13.00 – 13.30      Somministrazione questionario

 

Abstract

On the nature of therapeutic action:

Intersubjective considerations

 

I expand here on a position presented in earlier publications (Ehrenberg (l974-2006) arguing for why the recognition of the power of what goes on unconsciously between analyst and patient, and of the inevitability of enactment in the analytic relationship, requires a radical shift in our thinking the nature of the change-process, the data of psychoanalysis, the analyst’s role in the analytic work, and the nature of therapeutic action (see Ehrenberg l974-2005).

 

Using clinical examples, I will try to illustrate how working at what I call the “intimate edge” of the relationship, and exquisitely tracking the subtleties of the mutual impact of analyst and patient on each other in a moment-by-moment way, allows for expanding the analytic dialogue by making what is usually implicit in the interaction explicit.  This allows for transcending the limits of traditional perspectives in relation to dealing with the unconscious dimension of the analytic interaction.   The unique and transforming trajectory of experience that working in this way structures then becomes the medium of the work and the locus of therapeutic action.

 

Una nuova prospettiva sulla natura dell’azione terapeutica:

Considerazioni intersoggettive[1]

Svilupperò qui un punto di vista presentato in pubblicazioni precedenti (Ehrenberg 1974-2006) secondo cui riconoscere il potere di ciò che si svolge inconsciamente tra l’analista ed il paziente, e l’inevitabilità dell’enactment nella relazione analitica, richiede un cambiamento radicale nel nostro modo di concepire la natura del processo del cambiamento, i dati della psicanalisi, il ruolo dell’analista all’interno del lavoro analitico, e la natura dell’azione terapeutica (cfr Ehrenberg 1974-2005).

Attraverso esempi clinici tenterò di illustrare in che modo lavorare a ciò che chiamo l’“intimate edge” di una relazione, e andare accuratamente alla ricerca delle particolarità del mutuo impatto che analista e paziente hanno l’uno sull’altra momento per momento, non solo permetta di approfondire il dialogo analitico rendendo esplicito ciò che è in genere implicito all’interno dell’interazione, ma produca anche un nuovo tipo di possibilità esperienziale intersoggettiva. Il percorso esperienziale unico e trasformativo  che si realizza in realtà quando paziente ed analista sono in grado di impegnarsi in questo modo collaborativo diviene allora il mezzo del lavoro, ma anche la misura di questo ed il luogo dell’azione terapeutica.

 

Curriculum Vitae

Darlene Bregman Ehrenberg

                   

September 15, 2008

 

Darlene Bregman Ehrenberg, Ph.D., ABPP

74 East 79th Street, Apt. 10A

New York, New York 10021

Telephone: 212-288-5113

FAX: 2l2-288-1232

New York State License in Clinical Psychology

Born August 15, 1942

 

 

Bergamo, 26.01-8.06.2009 "PSICOSOMATICA SECONDO IL PENSIERO DI L.CHIOZZA"; Sede: VIA MONTELLO,11 BERGAMO.STUDIO DOTT.TECHEL; Info: antoniotechel@libero.it ; Fees= euro 100,00.

 

Milano, 28.01-24.06.2009 "L’ASCOLTO E L’INTERPRETAZIONE DEGLI ELEMENTI CORPOREI, SENSORIALI E PRE-VERBALI NELLA RELAZIONE ANALITICA (R. JAFFÈ – S2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info:  biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 290,00.

L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica (R. Jaffè – S2009)

 

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  28 gennaio  2009
Titolo
: L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Jaffè

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

***

 

Giornata 2:  4 marzo  2009
Titolo:
L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Jaffè

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

***

 

Giornata 3:  25 marzo 2009
Titolo:
L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Jaffè

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

***

 

 

 

 

 

 

Giornata 4:  22 aprile 2009
Titolo:
L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Jaffè

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

***

 

 

Giornata 5:  27 maggio 2009
Titolo:
L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Jaffè

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

 

***

 

 

Giornata 6:  24 giugno 2009
Titolo:
L’ascolto e l’interpretazione degli elementi corporei, sensoriali e pre-verbali nella relazione analitica

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Jaffè

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Jaffè

 

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

Il relatore intende focalizzare l’attenzione su quei pazienti che comunicano, attraverso canali corporei, sensoriali e pre-verbali, il loro dolore psichico, dolore che si esprime, nel bambino molto piccolo, attraverso i canali somatici, come segnale disperato di una ricerca di contatto tra sé e l’altro.

Nel bambino, ma anche nell’adolescente e nell’adulto,  il  corpo può divenire dolente  poiché  non si è potuto  fare intendere nelle proprie esigenze psichiche e fisiche mentre reclamava  cure da una funzione di reverie materna. In assenza di tale funzione, il soggetto, per non provare l’insopportabile esperienza di vuoto di contatto, risponde con  una   scissione e, nei casi più gravi, con  una frammentazione di propri oggetti parziali e interni che vengono espulsi e proiettati all’esterno con l’esito che  il soggetto si sentirà svuotato e privato di propri oggetti interni. Questo svuotamento determina uno stato di angoscia che aumenta e si espande in quanto la rottura del legame tra sé e i propri oggetti interni espulsi rende questi ultimi inaccessibili nel loro significato ma lascia misteriose tracce di malessere corporeo e sensoriale.

E’ in tali circostanze che vi è  da parte del soggetto la disperata ricerca dell’oggetto espulso, un oggetto che, fortemente sospirato, diviene frustrante nella sua  irraggiungibilità e che in questa veste può oscillare tra valenze idealizzate e valenze persecutorie.

Nella stanza d’analisi: l’interpretazione…che prende corpo

Bion  in “Elementi della psicoanalisi”  scrive:  “ciò che è interpretato deve, tra le sue altre caratteristiche, possedere quella di essere un oggetto dei sensi…in altre parole quando l’analista dà un’interpretazione deve essere possibile all’analista e all’analizzando vedere che ciò di cui egli parla è udibile, visibile, palpabile o odoroso in quel momento” . 

L’ascolto e l’interpretazione vanno quindi situati nel punto dell’io-corporeo pertinente e una delle funzioni principali  dell’analista è di andare , ovvero di espandere il proprio assetto contenitivo verso  l’altrove espulso del paziente che consiste nella  parte corporea  scissa e frammentata. A fronte dell’assoluta libertà delle libere associazioni del paziente, ma anche del suo silenzio e delle sue resistenze, funzione dell’analista è quella di raggiungere i luoghi espulsi del corpo. Questo implica  un attento ascolto della sensorialità che circola nella stanza d’analisi ma anche una competenza di auto-osservazione dell’analista su propri assetti corporei e sensoriali di fronte alle  comunicazioni del paziente.

 

 

Milano, 28.01-24.06.2009 "IL SETTING NELLA PSICOTERAPIA DELLE DIPENDENZE DA ALCOL, DA SOSTANZE E DA COMPORTAMENTI (SFORZA EGIDI – S2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 290,00.

Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti

(Sforza Egidi – S2009)

 

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  28 gennaio  2009
Titolo
: Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Sforza, Egidi

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

***

 

Giornata 2:  4 marzo  2009
Titolo:
Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sforza, Egidi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

***

 

Giornata 3:  25 marzo 2009
Titolo:
Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sforza, Egidi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

***

 

 

 

 

 

 

Giornata 4: 29 aprile 2009
Titolo:
Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sforza, Egidi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

***

 

 

Giornata 5:  27 maggio 2009
Titolo:
Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sforza, Egidi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

 

***

 

 

Giornata 6:  24 giugno 2009
Titolo:
Il setting nella  psicoterapia delle dipendenze da alcol, da sostanze e da compor­tamenti

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sforza, Egidi

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sforza, Egidi

 

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

1. Il problema

L’abuso e la dipendenza da sostanze e da comporta­menti con il loro carattere multiforme e sfuggente sono una sfida per la clinica. Lo psicoanalista e lo psicoterapeuta si trovano di fronte  a pazienti difficili  in cui è in primo piano il processo primario, l’impulso e l’azione  prevalgono sulla   elaborazione della realtà interna ed esterna, e le frustrazioni vengono evacuate con i comportamenti, E d’altra parte ci  si trova di fronte a comportamenti che vengono cercati in quanto offrono un  piacere, sia pure effimero, o almeno la ces­sazione di uno stato di disagio, sofferenza psichica e fi­sica, angoscia.   Occorre perciò una specifica attenzione per costruire e sostenere il setting interno

2. Il lavoro sul  controtran­sfert e la costituzione del setting interno

La psicoana­lisi e la psicoterapia analitica nel trattamento delle di­pendenze patologiche, si avvalgono  in primo luogo del lavoro sul controtransfert  del terapeuta quale strumento fondamentale per  impostare il lavoro con malati di dipen­denze patologiche. Il lavoro del Seminario muoverà  perciò dai seguenti punti:

- Che cosa pensiamo  e sentiamo nella relazione tera­peutica con il paziente che ha una dipendenza patologica?

- Come possiamo affrontare le nostre difese di terapeuti? 

- Come comunicare con i pazienti, a partire da una dia­gnosi  già stabilita di dipendenza?

- Come  “costruire” e “tenere” il setting interno, cioè l’atteggiamento analitico e la sua specificità di fronte alle continue spinte all’agito provenienti dal pa­ziente e alle difese che si attivano nel terapeuta.

- Come costruire il setting esterno  con: il mantenimento dell’astinenza dalla sostanza o dal comportamento la  stabilità di orari e sedute, il rispetto dei patti

- Come stabilire l’alleanza terapeutica e il progetto di cura.

 

3. Alcol, sostanze psicoattive, comportamenti com­pulsivi: uso, abuso, dipendenza.

- Descrizione delle principali caratteristiche delle patologie correlate differen­ziando il tipo di sostanza, e dei  comportamenti com­pulsivi.

- Definizione del concetto di dipendenza nei suoi aspetti fisiologici, patologici e etiopatogenetici. Basi neurobiologiche. Manifestazioni cliniche. Criteri diagnostici.

- Alcol

- Sostanze psicoattive (psicostimolanti/sedative): eroina  /cocaina /anfetamine/ THC (tetraidrocannabi­nolo), ecc.

- Comportamenti patologici e  dipendenza da com­portamenti

Gioco d’azzardo (gambling) patologico, Internet Addiction Syndrome,  e altre dipendenze

Il tema verrà trattato con il ricorso a materiale teorico e con la discussione di casi clinici dei conduttori e dei partecipanti

Il ciclo di seminari si rivolge a: psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, medici, operatori socio-sanitari, educa­tori che vengano a contatto con le patologie connesse all’abuso e alla dipendenza da alcol, da sostanze e da comportamenti.

 

 

 

 

Milano, 28.01-25.03.2009 "L'INDIFFERENZIATO E LA CURA (G. GABURRI – C2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 160,00.

L'indifferenziato e la cura  (G. Gaburri – C2009)

                                               

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  28 gennaio 2009
Titolo
: L’indifferenziato e l’angoscia di morte

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Gaburri

Ore: 23.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gaburri

 

***


Giornata 2: 
4 marzo  2009
Titolo
: L’indifferenziato e la tenerezza

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Gaburri

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gaburri

 

***

 

Giornata 3:  25 marzo  2009
Titolo: L’indifferenziato e l’identità

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Gaburri

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Gaburri

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

 

 

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

La questione delle aree di “indifferenziazione” della personalità pone molti problemi, clinici e teorici che sono stati scarsamente accennati da Freud e, in seguito,  hanno preso ramificazioni diverse nella riflessione psicoanalitica.   Tendenzialmente si è orientati a pensare che indifferenziato sia il tempo che precede la nascita psichica dove non sono ancora definiti i confini Io/Non Io, dove il rapporto tra madre e neonato si colloca in un area fusionale, in una condizione preambivalente etc.  Problemi particolari sono nati in psicoanalisi quando  si è presentata la questione dell'autismo e delle parti autistiche della personalità (Mahler, Tustin, Gaddini etc.).

   Le aree di indifferenziazione hanno a che fare con parti della personalità individuale e con aspetti arcaici del sé, delle difese dell'Io, dell'apparato per pensare e altro ancora.  Inevitabilmente le aree di indifferenziazione sono connesse con la problematica intersezione sia transgenerazionale sia intergenerazionale  tra l'identità individuale e l'identità (mentalità) del  gruppo di appartenenza: ciò conferisce al rapporto di cura psicoanalitica specifiche caratteristiche .  Di queste aree si sono occupati molti AA i cui pareri convergono anche se partono da matrici teoriche diverse: Bleger in Argentina (il nucleo ambiguo), Lowenstein negli Stati Uniti (la densità primaria), Bion in Inghilterra (gli elementi beta) etc.

   Nella clinica, situazioni di “non contatto” che appaiono come aree cieche, di diniego, o, addirittura aree a cavallo tra biologico e psicologico, possono avere a che fare con l'indifferenziato (le aree autistiche delle persone nevrotiche per es.); In questi casi non si ha tanto a che fare con “difese” dell'Io o con conflitti rimossi, ma, piuttosto, con aree la cui nascita psicologica non si è mai del tutto realizzata, oppure con aree che,  per varie circostanze traumatiche, si sono disciolte e amalgamate nella impersonalità gruppale.   Pensiamo soprattutto a quei pazienti dove il conformismo, l'identità convenzionale, si è sposata con coazioni di marca tossicodipendente che coesistono  con occulti nuclei “psicotici” della personalità.

  Queste situazioni pongono particolari problemi teorici che si traducono in risvolti molto pratici nel momento della cura. E' l'incrocio tra questi elementi, i paradigmi teorici, le emozioni del campo interpersonale, il percorso del dialogo analitico che sarà oggetto dei seminari.

  Li incontri si divideranno in 3 parti: 1) la prima tratterà dell'indifferenziato in collegamento con la questione della morte (fantasie, angoscie, “agiti”, etc); 2) la seconda tratterà la dialettica “tenerezza/degradazione” nella relazione originaria e nell'analisi; 3) la terza aprirà alla questione della identificazione e al tema individuazione/separazione.

 

 

Milano, 21.01-10.06.2009 "L’INFANTILE E L’ADULTO NELLA CLINICA PSICOANALITICA: LA TEORIA, IL SETTING, LA RELAZIONE (L. SARNO – S2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 290,00.

L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione

(L. Sarno – S2009)

 

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  21 gennaio  2009
Titolo
: L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
Sarno

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

***

 

Giornata 2:  18 febbraio  2009
Titolo:
L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sarno

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

***

 

Giornata 3:  18 marzo 2009
Titolo:
L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sarno

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

***

 

 

 

 

 

 

Giornata 4:  22 aprile 2009
Titolo:
L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sarno

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

***

 

 

Giornata 5:  13 maggio 2009
Titolo:
L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione 

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sarno

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

 

***

 

 

Giornata 6:  10 giugno 2009
Titolo:
L’infantile e l’adulto nella clinica psicoanalitica: la teoria, il setting, la relazione

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: Sarno

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: Sarno

 

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

L’infantile occupa un posto centrale nella teoria psicoanalitica della psicopatologia (eziopatogenesi, teoria del trauma e teorie dello sviluppo). L’infantile costituisce ugualmente un elemento fondamentale nella teoria e nella pratica della cura psicoanalitica: su questo concetto insistono le basi comuni, le differenze e financo le divergenze che animano il dibattito sul senso della cura: la relazione terapeutica e il processo analitico. Dal senso da attribuire “all’ infantile” (“età dello sviluppo”, modalità del funzionamento psichico e caratterizzazione del transfert) derivano poi le differenti visioni della relazione terapeutica (setting e contratto inclusi) con pazienti di età differenti: bambini, adolescenti, adulti.

Il seminario si propone pertanto di mettere a fuoco le questioni che su piani differenti interessano il rapporto tra l’ “infantile” e l’ “adulto” in psicoanalisi, e si avvarrà, per il suo svolgimento, di puntualizzazioni teorico-cliniche del conduttore e del lavoro su materiale clinico, estratto da contesti terapeutici differenti (infantile, adolescenziale e adulto a confronto) che i partecipanti al seminario affideranno al conduttore preferibilmente prima della data di avvio del seminario.

 

 

***

 

Milano, 21.01-17.06.2009 "LA PSICOANALISI DEI GRUPPI: SETTING, PROCESSI E BASI TEORICHE (R. DE POLO – S2009)"; Sede: CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI - VIA CORRIDONI 38; Info: biblio.cmp@faswebnet.it ; Fees= euro 290,00.

La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche

  (R. de Polo – S2009)

                                               

PROGRAMMA

 

Giornata 1:  21 gennaio  2009
Titolo
: La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente:
de Polo

 

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

***

 

Giornata 2:  18 febbraio  2009
Titolo:
La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: de Polo

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

***

 

Giornata 3:  18 marzo 2009
Titolo:
La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: de Polo

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

***

 

 

 

 

 

 

Giornata 4:  29 aprile 2009
Titolo:
La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: de Polo

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

***

 

 

Giornata 5:  20 maggio 2009
Titolo:
La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: de Polo

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

 

***

 

 

Giornata 6:  17 giugno 2009
Titolo:
La Psicoanalisi dei gruppi: setting, processi e basi teoriche  

 

Ore: 21.00-22.30
Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato
Docente: de Polo

Ore: 22.30-23.30
Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a gruppi)
Docente: de Polo

 

 

Ore: 23.30-24.00

Alle 23.30 distribuzione questionario di valutazione apprendimento ai partecipanti, che dovranno compilarlo e restituirlo entro le 24.00.

***

 

 

 

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

I seminari intendono fornire ai partecipanti una traccia di risposta a tre interrogativi:

 

·         E' possibile condurre ed organizzare l'attività di un gruppo terapeutico (e non) mantenendo come base le idee essenziali che qualificano un intervento psicoanalitico?

·         Quali sono i processi che caratterizzano lo svolgimento di un gruppo quando ci si proponga la cura del disagio mentale?

·         Quale rimedio a tale disagio è in grado di fornire?

 

I seminari privilegeranno resoconti di esperienze cliniche o di problematiche gruppali che presentano particolari difficoltà di comprensione, portate dai partecipanti o dal conduttore. Sarà anche accennato a come l'esperienza maturata in ambito clinico può essere trasferita in altri contesti: formativi, culturali, istituzionali. Nel caso che ci sia unanime accordo, alcuni incontri potranno essere utilizzati per sperimentare in presa diretta il funzionamento di un gruppo con i presupposti sopra indicati.

 

 

 

 
 
 
 

Roma, 15-17.01.2009  GIORNATA DI STUDIO E DIALOGHI INTERNAZIONALI SULLE CULTURE, LE MIGRAZIONI E LA SALUTE MENTALE; Sede:  UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE; Info:  parisi@rm.unicatt.it  DSEFM@RM.UNICATT.IT ; Fees= euro 100,00

Giornate di studio e Dialoghi Internazionali sulle culture, le migrazioni e la salute mentale

Roma, 15,16,17 gennaio 2009

 

 

 

 

In un periodo in cui i movimenti migratori stanno divenendo sempre più importanti e cospicui (i soggiornanti effettivi in Italia nel 2007 erano più di 3.500.000 ) gli operatori sanitari, ma anche le varie figure che operano nel sociale in senso lato (assistenti sociali, insegnanti, sociologi, etc.) non possono esimersi dal riscoprire l’importanza che la dimensione culturale e l’esperienza migratoria, in un reciproco scambio tra chi accoglie e chi migra, vengono a rivestire un ruolo significativo in quel continuum che partendo dal “normale” vivere quotidiano approda, in alcuni casi, al disagio in senso lato e a quello psichico nello specifico.

E’ necessario quindi arrivare a formare professionalità “esperte” che, abbandonando punti di vista parziali ed etnocentrici, che scotomizzano le condizioni di origine di chi migra, operino su vari piani di interventi specifici partendo dal presupposto che le migrazioni costituiscono un fenomeno sociale complesso.

“Comprendere” una migrazione significa interrogarsi in modo globale e con metodo interdisciplinare sui suoi processi di origine, stimare le variabili che hanno agito prima dell’emigrazione, che hanno continuato ad agire in forma modificata durante l’immigrazione, che hanno condotto l’emigrato al punto in cui l’operatore lo osserva.

Comprendere la migrazione significa comprendere che essa è un fenomeno che trasforma sia le società di partenza che quelle di arrivo. Comprendere la migrazione significa imparare a guardare il fenomeno dalla parte di chi migra, inteso come soggetto portatore di un vissuto, di una storia e di bisogni, soggetto attivo e non passivo.

“Non esiste follia se non in riferimento ad una ragione” dice Foucault. Non si può prescindere, nel rapporto tra medico e malato, dalle “ragioni” della cultura di quest’ultimo né dal significato che essa attribuisce ai concetti di salute, malattia e cura. A ciò si aggiungono quelle che possono essere considerate le patologie specifiche del migrante, che viene catapultato in un mondo altro e che spesso trova difficoltà nell’adattarsi e nel comprendere le “ragioni” della cultura della società ospite, difficoltà che affondano le radici nel processo di costruzione dell’identità individuale.

Chi parte è costretto a ricostruirsi non solo una vita ma anche un nuovo progetto esistenziale che possa ridare senso alle cose e permetta di vivere lì dove si è scelto, o meno, di so-stare. Spesso si tratta inoltre di persone che versano in condizioni socio-economiche disagiate e che in alcuni casi provengono da esperienze di guerra, tortura, genocidi. Il viaggio in questo senso non è solo uno spostamento spaziale ma si trasforma in una “migrazione esistenziale”, costringe a valicare quei confini che sono dentro la persona, e si fa origine della trasformazione di un’essenza che non è  assoluta ma si radica nell’esser-ci in un tempo e in un luogo determinati. Il viaggio diviene così un simbolo del nostro tempo. In un mondo globale esso non influenza più unicamente il destino del singolo ma coinvolge interi popoli divenendo una determinante fondamentale nella storia del mondo, del pensiero, dell’economia, della stessa scienza. Tanto che anche chi rimane a casa si trova costretto a viaggiare perché entra quotidianamente in contatto con “realtà altre” delle quali spesso partecipa inconsapevolmente o con le quali in qualche modo è costretto a confrontarsi.

Si riversano infatti nei paesi industrializzati, in questo particolare periodo storico che ci troviamo a vivere, fiumi di persone provenienti dai paesi cosiddetti in via di sviluppo. È un rapporto che i più sono impreparati a gestire e che risveglia nell’immaginario collettivo antiche angosce sulla fine della civiltà occidentale. Le Istituzioni, prime fra tutte, hanno pochi strumenti per rapportarsi positivamente con l’altro. Le scuole italiane sono piene di bambini stranieri, per lo più di seconda generazione, che spesso vivono in uno stato di negoziazione continua della propria identità, sforzandosi di crescere tra due mondi: quello di origine delle loro famiglie e quello della società in cui vivono. Si passa spesso da una sorta di esotizzazione del bambino di origine straniera, da una banalizzazione della sua del tutto particolare esperienza di vita, ad una negazione tout court della sua alterità.

È necessaria una trasformazione delle Istituzioni, predisposizioni individuali e di chiunque operi nel sociale e in ambito sanitario al fine di riconoscere la differenza come un arricchimento.

E’ necessaria una trasformazione  che stimoli le capacità di ascolto e la volontà di mettersi in discussione che ne deriva, accendendo in tal modo una speranza nella possibilità della prevenzione, soprattutto di quei disagi infantili e adolescenziali che vivono spesso i bambini e i ragazzi stranieri e che possono trasformarsi, col tempo, in vere e proprie psicopatologie.

Il rischio che si corre è che il non-nazionale anche nel momento della cura medica divenga oggetto di banalizzazioni e di una medicina che non lo “comprende”. C’è la possibilità che i servizi sanitari siano inadeguati e i medici impreparati e lasciati soli a confrontarsi con le molteplici difficoltà che derivano dal visitare uno “straniero”. In tal modo la promessa di accessibilità rimane allora solo un’intenzione nella maggior parte dei casi, e si rende indispensabile rivedere strategie di lavoro, organizzazione, formazione specialistica e presupposti teorici perché il paziente immigrato si senta nel concreto compreso, accolto e curato.

Si fanno avanti la necessità di preparare in modo specifico gli operatori sanitari e sociali in senso ampio al vero “incontro con l’altro” e la necessità di avvalersi dell’aiuto di mediatori linguistico-culturali che “spieghino” i codici di significato di malati stranieri evitando che comunicazione e comprensione (presupposti fondamentali sia per la formulazione di una diagnosi che per la messa in atto di un percorso di guarigione) tra medico e utente rimangono difficoltose se non, molto spesso ancora purtroppo, impossibili.

Il 15, 16 e 17 gennaio 2008, in occasione della presentazione della seconda edizione del Maser Universitario Interfacoltà “Migrazione, Cultura e Psicopatologia”, si realizzerà un Convegno in tre giornate dal titolo “Giornate di Studio e Dialoghi internazionale sulle Culture, le migrazioni e la salute mentale”

Il Convegno ospiterà  personalità culturali dello scenario internazionale e nazionale specifico per la Migrazione, nonché Docenti del Master.

Il Convegno è suddiviso in quattro moduli tematici:

·                  Psichiatria delle migrazioni e transulcutale;

·                  Famiglia e migrazione;

·                  Cinema e migrazione;

·                  Farmaci e migrazione

L’evento è organizzato in tre giornate , aperte al pubblico e a specialisti del settore e vedrà l’alternarsi di plenarie e lezioni magistralis sul tema della migrazione, dell’incontro tra culture e dei legami relazioni che, per ognuno di noi, costituiscono cornici di riferimento. Verrà discussa, attraverso delle tavole rotonde, la significatività e la necessità del contesto storico-culturale in cui agiamo e della peculiarità dell’appartenenza a codici di significato culturale.

             Interverranno, tra i relatori e i conduttori dei dialoghi:

Bruno Callieri, Roland Littlewood, Simon Dein, Giuseppe Cardamone, Salvatore  Inglese, Gilberto Di Petta, Chiara Mellina, Sergio Mellina, Giovanni Pizza, Laura Zanfrini, Emanuele Caroppo, Pietro Bria, Armando Gnisci e  Federico Greco, Tommaso Losavio.

 

FINALITÀ ED OBIETTIVI

Il Convegno si propone di pervenire alla formazione di una nuova figura di esperto, di elevato profilo circa aspetti socio-sanitari in ambito interculturale e delle migrazioni, destinato ad agire con funzioni di intervento pratico e clinico, di ricerca, di progettazione e orientamento nelle istituzioni sociali, sanitarie e scolastiche, pubbliche e private.

Il Convegno si propone di:

·                    comprendere la storia delle migrazioni all’interno di un ampio contesto socio-politico ed economico e le sue implicazioni nella salute mentale;

·                    accrescere le conoscenze epidemiologiche sulla salute mentale e sui concetti di malattia e di disagio psichico nelle diverse culture;

·                    analizzare i modelli di salute e di malattia attraverso un approccio dei complessi problemi teorici che coinvolgono la dimensione antropologica, culturale, sociale, psicologica e medica;

·                    sviluppare competenze trans-culturali nella valutazione della salute mentale e nel trattamento dei disturbi psichici;

·                    sviluppare capacità di programmazione e di ricerca nel campo della salute pubblica e dell’organizzazione di servizi connesse a popolazioni provenienti da altri paesi o con differenti background culturali;

·                    contribuire allo sviluppo di un network di studiosi ed operatori che si colloca nel panorama italiano ed internazionale come luogo di formazione ed aggiornamento nel campo della salute e delle sue dimensioni intercul-turali.

 

ABSTRACT

 

BRUNO CALLIERI

L’être-à-deux

 Da un accanito e irriducibile solipsismo, che creando l’altro forse già si propone di distruggerlo, alla reciprocità delle coscienze: radicale giro di boa che si realizza tramite l’appartenenza *, appartenenza a sé e all’altro-da-sé; questa reciprocità è dimensione costitutiva della persona; è l’elemento che “caratterizza l’essere rispetto ad ogni altra qualità fondamentale” (Minkowski, al cap.17 di “Vers une cosmologie”). Toccare ed esser-toccato, “essere-due” o, meglio, “essere a due” (être-à-deux, ibid. pag.182) rappresenta qui un carattere molto più basale del mero “essere-uno”: e ciò in tutta la gamma del coesistere, dalle papille tattili al toccarsi d’anime. E qui la pagina minkowskiana è veramente fondante: “tale reciprocità, inscritta nel toccare, determina così il modo speciale di essere di tutto ciò che è ... il “me e l’altro nella loro reciprocità” è un fenomeno assai più originario del semplice me che, come tale, in fondo non significa assolutamente nulla” **.
L’être-à-deux, la reciprocità, indica in tal modo, quasi perentoriamente, l’appartenenza come categoria primaria dell’umano; qui, forse paradossalmente, il noi (Buber) va inteso come un’identità, ma (attenzione!) identità eterogenea: ognuno non riceve l’altro che per poter restare altro-da-lui.
C’è un vero e proprio va e vieni dialettico tra l’identità del noi e l’eterogenità dell’Ego e dell’Alter-Ego, del Je-Toi, Ich-Du, J-Thou.

 

Roland Littlewood

FUNCTIONALISTS AND ZOMBIS: SORCERY AS SPANDREL AND SOCIAL RESCUE

At one level anthropologists remain functionalists in that they generally see acts and institutions as contributing to a greater social whole only through which they make sense. Thus sorcery
accusations have traditionally been interpreted in terms of maintaining social harmony and cohesion. In the case of Haitian zombification, the zombi seems a misidentified victim who is
frequently mentally ill. As a hapless non-agent, the zombi cannot initiate the sorcery accusations, so how do we understand the recognition and rescue of the zombi, either in terms of function or
social action?

 

Simon Dein

Culture and Cancer Care

 

Is a unique look at cultural themes in relation to cancer, illustrated using studies from the United States and United Kingdom. This look is the first to examine how ethnic disparities can be overcome both at political and local levels. It discusses cultural competence and culturally appropriate health education, cultural variability in cancer treatments and prognosis, complementary and alternative medicine for cancer patients, and palliative care across cultures.

 

Salvatore Inglese

Geopolitica clinica della violenza: il metodo e il campo applicativo

L'etnopsichiatria sviluppata durante l'epoca delle migrazioni di massa ha senza dubbio difeso le forme viventi della diversità e della varietà antropologica contribuendo a individuarne le specificità psicologiche, psicopatologiche e culturali.

Questa fase conoscitiva e operatoria - caratterizzata dalla messa a punto e dalla sperimentazione in vivo di nuovi dispositivi clinici - è ancora in corso e riesce a illuminare le pieghe profonde in cui si invagina la varietà psicopatologica emergente dai vari contesti culturali. Questo scenario epocale è però divenuto ancora più originale e complesso a causa delle modalità, delle forme e degli effetti generali provocati da migrazioni, acculturazioni e affiliazioni finalizzate alla violenza terrorista.

Problemi dell'identità mimetica e quelli della metamorfosi antagonista, il movimento di soggettività eterogenee e divergenti lungo bande spazio-temporali alternative e confliggenti, gli effetti di panico e di astenia sociale generalizzata (il big bang della galassia post-traumatica) rappresentano i nuovi momenti di applicazione di una metodologia clinica votata alla messa in tensione permanente dell'alleanza tra antropologia e psicopatologia.

 

 

Emanuele Caroppo

E’ possibile scegliere chi essere? Prendiamo in prestito volti, identità, ruoli, immagini, temporaneamente, come vestiti di scena, con la differenza che il palcoscenico cambia spazialmente e temporalmente. La condizione attuale pone la persona di fronte a molteplici possibilità di essere su scenari totalmente distanti l’uno dall’altro che ci chiamo ad assolvere ad obblighi esistenziali, la cui scelta oscilla tra il successo e il fallimento. Come comprendere la sempre più incalzante scena virtuale? Più che esporsi con giudizi di valori siamo chiamati a comprendere il significato che il mondo virtuale ha nella nostra realtà e come la determina, subentrando totalmente in molti aspetti ad essa, ampliando ulteriormente le possibilità di scelta che si dispongono di fronte alla persona. In che modo si dispongono i confini della mente? Difesa o attuale mondanità?

 

 

 

 

Firenze, 15.01-30.04.2009 "MEDICINA, MUSICA E SCIENZE IN DIALOGO PER UN APPROCCIO INTEGRATO NELLA CURA DEL PAZIENTE"; Sede: DIPARTIMENTI DI FILOSOFIA, VIA BOLOGNESE 52, FIRENZE; Info:  seg_philos@unifi.it  CENTROSERVIZI.ECM@MED.UNIFI.IT ; Fees= euro 500,00 .

Medicina, musica e  scienze in dialogo per un approccio integrato nella cura del paziente.

 

Firenze, gennaio – aprile 2009

 

 

Il percorso si pone l’obiettivo di studiare i problemi interdisciplinari  riguardanti la musica nelle sue relazioni con la Medicina, le neuroscienze, le terapie, la riflessione estetica, la filosofia. La parte teorica è affiancata da una consistente parte  pratica  con un laboratorio di esperienze musicali applicabili nei vari contesti della clinica e della pedagogia e della didattica.

Il corso intende contribuire alla formazione e all’aggiornamento di quanti lavorano o intendono lavorare nel campo delle applicazioni musicali, nell’insegnamento, in settori medici, paramedici, socio-culturali, presso enti pubblici, scuole, aziende sanitarie, centri di riabilitazione socio sanitari pubblici e privati, istituti di detenzione.

Programma

15 gennaio

ore 15: G. Gensini: Inaugurazione; significati della musica in medicina

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

22 GENNAIO

ore 15: G. Magherini: Musica  per la mente: riflessioni teoriche sulla musicoterapia

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

29 GENNAIO

ore 16: M. Dalla Chiara: Ambiguità, contestualità e olismo nella semantica della musica

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

12 FEBBRAIO

ore 15: A.Guarino: Prendersi cura del Bambino psicosomatico

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

26 FEBBRAIO

ore 16: D. Minciacchi: Musica e corpo in movimento

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

5 MARZO

ore15-17: F. De Lucia: Teoria ed esperienza di Musicoterapia Immaginativa

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

19 MARZO

ore 15-17: S. Sorbi: Meccanismi neuronali dell'esecuzione musicale

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

26MARZO

ore 16: S. Bernini: Musica e Espressione

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

2 APRILE 

ore 15: A. Pazzagli: Ascolto psicoanalitico e musicalità

ore 16: L. Bracco: Il cervello musicale

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

16 APRILE

ore 15: P. A. Modesti: Terapie non farmacologiche nell'ipertensione

ore 16: A. Ferrari: Esperienze di musicoterapia

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

23 APRILE

ore 15-17: F. Suvini :La musicoterapia in Italia e in Europa. Realtà e prospettive di una professione.

ore 17-19: A. Ferrari: Laboratorio

 

30 APRILE

Ore 15-16: E. Negri: L’infinito e la musica

Ore 16-17: M.L. Dalla Chiara, E. Negri, A. Ferrari: Discussione e correzione degli elaborati

Ore 17-18: Concerto finale di tutti gli allievi (prova pratica).

 

 

Cesena, 20.01.2009 "ABITARE I CONFINI: ESPLORAZIONI DELL'UNIVERSO BORDERLINE"; Sede:ARPA VIA UBERTI 53 CESENA (FC) 47023; Info:    dionigi.c@tin.it  ; Fees= euro 60,00.

SPAZI DI FORMAZIONE 2008/2009

 

 

LA PSICOPATOLOGIA COME PAESAGGIO

 

 

SEMINARI

 


 

20 gennaio 2009

 

“L’ANALISTA PRESENTE”

 

Docente:  Dott. Antonello Correale

Primario psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, Roma. Ha pubblicato

  • Il campo istituzionale, Borla, Roma, 1991
  • con Luigi Rinaldi ha curato: Quale psicoanalisi per le psicosi, Raffaello Cortina, Milano, 1997
  • con G. Berti-Ceroni ha curato Psicoanalisi e psichiatria, Cortina, Milano, 1999
  • è coautore di Borderline, Borla, Roma, 2001.

 

 

L’incontro è inserito nel contesto degli Spazi di Formazione della Associazione ARPA e fa parte di una serie di seminari che affrontano il tema dei linguaggi della cura psicoanalitica.

 

 

Ogni seminario è strutturato in due parti:

 

-   al mattino il relatore affronta e descrive le tematiche proprie del seminario da un punto di vista teorico

 

-   al pomeriggio uno dei partecipanti presenta un caso clinico che viene trattato in supervisione in gruppo dal relatore. Viene consegnata ad ogni partecipante una breve descrizione del paziente e la trascrizione di alcune sedute. Il gruppo viene coinvolto dal relatore nella discussione circa la conduzione del trattamento alla luce anche delle problematiche trattate durante l’incontro della mattinata.

 

------- o ------- O ------- o -------

 

 

TRACCIA DEL PROGRAMMA (a cura del responsabile del programma formativo Dr. Raffaele Dionigi)

 

SPAZI DI FORMAZIONE

2008/2009

LA PSICOPATOLOGIA COME PAESAGGIO

 

 

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli, di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto” (Jorge Luis Borges)

Il volto è quel tesoro irripetibile che ciascuno offre al mondo. Ed è esattamente in termini di offerta, o di apertura, che bisogna parlare del volto. Perché il mistero e la bellezza di un volto, in fin dei conti, possono essere compresi e rivelati soltanto da altri sguardi, o per mezzo di un’altra luce. A tal proposito, riflettiamo su questa bella parola francese visage (volto). Essa ci suggerisce un passaggio (paysage) che si concede e si dispiega e, insieme con questo dispiegarsi, l’idea di un essere faccia a faccia (vis-à-vis). (Francois Cheng)

 

Al di la di ogni discorso nosografico o classificatorio, la psicopatologia come discorso, parola del pathos, può essere concepita come un paesaggio, anzi meglio come l’insieme di più paesaggi stratificati e multiformi che costituiscono lo sfondo che rende leggibile l’esperienza della persona nel suo personale registro espressivo. Dai paesaggi congelati, dalle glaciazioni (Resnik) del mondo psicotico, ai deserti aridi e sena vita della depressione, dai territori di confine del borderline al mondo meccanico dell’ossessivo, ogni paesaggio disegna più quadri, finestre da cui leggere mondi interiori e dialogare con essi. Climi ed atmosfere, turbolenze e paesaggi a volte improvvisi e violenti, sfondi in cui l’esperienza soggettiva e personali si colloca a volte mimetizzandosi e perdendosi, a volte stemperandosi e sciogliendosi spesso in cerca di un luogo in cui collocarsi e sentirsi.

Il mondo diviene teatro, spazio in cui proiettare sé stessi o parti di sé. “L’esperienza mi ha mostrato, scrive Salomon Resnik in Delirio e quotidianità che le proiezioni o identificazioni proiettive nel paesaggio mondano non sono mai del tutto casuali, c’è sempre una specificità spontanea e inconscia rispetto ai luoghi e agli instanti della proiezione. C’è una intenzionalità del frammento di realtà spezzettato e rigettato nel mondo, ad esempio, come già segnalato, un sentimento arborescente cercherà un albero o una foresta, un sentimento acquoso abbondante, un piangere tempestoso cercherà un mare, una tempesta”. Come leggere i segnali, la semantica di ogni singolo paesaggio? Come avvicinarsi ad esso mantenendo quell’ “etica dei confini” che non invade ma ascolta ed attende? Forse solo attraverso una estetica dell’incontro si rende possibile decifrare qualcosa, sentire le parole ed i gridi prima congelati.

 

 

 

Bologna, 17.01-20.06.2009 "PRATICA CLINICA E COSTRUZIONE DELLA TEORIA NELLE TERAPIE DINAMICHE"; Info:  ilcerchioapv@libero.it Fees= euro 500,00.

Seminari Internazionali di aggiornamento in psicoterapia e scienze umane:
pratica clinica e costruzione della teoria nelle terapie dinamiche"

Programma

 

17  Gennaio

David Le Breton (Strasbourg)

 

Adolescenza, condotte a rischio e riti personali:

una prospettiva antropologica

 

Abstract:

 

Le condotte a rischio sono in primo luogo dolorosi tentativi di ritualizzare il passaggio all´età adulta. Ricerca di limiti mai dati o insufficientemente stabiliti, forme di resistenza contro la violenza originata dalla famiglia (mancanza d´amore, rifiuto, indifferenza, scarsa disponibilità, conflitti, maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica, oppure al contrario: protezione eccessiva, indifferenziazione) e/o dalla società (competizione generalizzata, precarietà, esclusione, ecc.). Interrogazioni dolorose sul senso dell´esistenza, sono modi di forzare il passaggio rompendo il muro dell´impotenza. Le condotte a rischio sono riti intimi di contrabbando volti a fabbricare senso per poter continuare a vivere (Le Breton, 2007). Esse contrassegnano l´alterazione del gusto di vivere di una parte della gioventù contemporanea. Il sentimento di essere davanti ad un muro invalicabile, un presente che non finisce mai. Le condotte a rischio sono tentativi di strapparsi all´impotenza per divenire di nuovo attori della propria esistenza, sia pure pagandone il prezzo (logica del sacrificio). Atto di passaggio, più spesso che passaggio all´atto.

 

 

Curriculum:

 Sociologo, Professore ordinario alla Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Marc Bloch di Strasburgo (Francia). Membro dell’Istituto Universitario di Francia, dirige alcune collane antropologiche ed è membro del comitato editoriale di numerose riviste di sociologia e antropologia. E’ autore di oltre 300 contributi in volume e in articoli individuali e collettivi, pubblicati in riviste francesi e internazionali. Alcuni libri hanno incontrato un successo internazionale e sono stati tradotti in diverse lingue compreso l’italiano come Antropologia del corpo e modernità, Passione del rischio, Antropologia del dolore, La pelle e la traccia. Le ferite del sé etc.

 

 

 

21  Febbraio

 

Ciro Elia (Bergamo)

 

Il Nucleo transizionale del sé nella psicoterapia psicoanalitica della schizofrenia

 

 

 

 

Abstract:

 

Il Nucleo Transizionale del Sé è l'espressione clinica più evidente e più suggestiva dei processi di identificazione reciproca fra analista e paziente che, attivati in primo luogo dal terapeuta, costituiscono il motore, il tessuto, la struttura cognitivo-affettiva della relazione psicoterapeutica e del processo terapeutico. L'attività cognitiva del terapeuta, che si esercita attraverso il processo interpretativo messo in opera anche precocemente secondo modalità particolari, e la sua creatività, che utilizza immagini positivizzanti o anche atteggiamenti corporei, tendono ad aprirsi una strada nel rifiuto e nel ritiro del paziente legati alle difese narcisistico-strutturali della schizofrenia (deliri, allucinazioni, autismo, non esistenza, ecc.). Gli interventi terapeutici hanno naturalmente lo scopo di favorire lo sviluppo del transfert positivo e dell'alleanza terapeutica che all'inizio della terapia non esiste o è molto debole. La messa in crisi delle difese narcisistico-strutturali dà spesso luogo ad una drammatica psicosi di transfert durante la quale sovente fa la sua comparsa il Nucleo Transizionale del Sé. Le difese narcisistico-strutturali a carattere simbiotico-autistico costituiscono uno degli aspetti fondamentali del mio modello psicodinamico autistico-simbiotico della schizofrenia.

 

Curriculum:

Il Prof. M. Pohlen, Direttore Emerito della Clinica di Psicoterapia della Philipps-

 

Universitaet di Marburg, è specialista di Neurologia/ Psichiatria e Medicina Psicoterapeutica, Psicoanalista.

PUBBLICAZIONI: Ricerche di base per la Psicoanalisi e la psicoterapia, vari lavori innovativi in campo clinico ed empirico, in continuità con la tradizione sperimentale della psicoanalisi (Reich, Ferenczi, Federn, ed altri); in particolare lavori sulla psicoterapia delle psicosi; lavori sulla teoria della scienza e della cultura, lavori sul metodo e sulla teoria della conoscenza, sulla natura clinica e scientifica della psicoanalisi, sopra tutto lavori innovativi per la fondazione di una teoria della prassi in senso psicodinamico.

Principali pubblicazioni (non ancora tradotte in italiano): monografie in co-produzione con Margarethe Bautz- Holzherr per la ricerca di base in psicoterapia e per la fondazione di una psicodinamica clinica: “ Eine andere Aufklaerung- das Freudsche Subjekt in der Analyse “ [Un' altra Aufklaerung – il soggetto freudiano in analisi]  (Suhrkamp 1991-2001). “ Psychoanalyse- das Ende einer Deutungsmacht” [Psicoanalisi- la fine di un potere ermeneutico] (rowolts enziklopaedie 1995). “Eine andere Psychodynamik - Psychotherapie als Programm zur Selbstbemaechtigung das Subjekts” [Un'altra Psicodinamica- Psicoterapia come programma per un auto-rafforzamento del soggetto] (Huber 2001/2002) con Psicodiagnostica e schemi di trattamento su CD- ROM).

E' in corso di pubblicazioni presso Bollati- Boringhieri la sua opera più recente:  “Analisi di Freud, il protocollo delle sedute di Ernst Blum”.

 

 

21 marzo

 

Sergio Piro (Napoli)

 

A che punto è la psichiatria oggi, in Italia

 

Abstract:

 

Il relatore pone in premessa 4 questioni:

 

I. La riforma psichiatrica italiana del 1978 aveva prodotto in quasi tutto il paese le dislocazioni amministrative e le strutture previste dalle leggi nazionali e regionali, dai progetti obiettivi, e così via. Tutto ciò era, perché la riforma avesse senso e realizzazione, del tutto necessario, ma non era in alcun modo sufficiente.

II. Disporre di strumenti giuridici nuovi e di strutture operative a tipologia fortemente innovativa per la salute mentale non aveva significato – in gran parte d’Italia – lo sviluppo di una pratica integrale dei diritti, l’affermarsi di un primato della cura, il rifiuto definitivo delle pratiche violente, degradanti, lesive, distruttive, abbandoniche che caratterizzavano il manicomio e che caratterizzano anche oggi gran parte della pratica psichiatrica italiana. A dispetto dell’impegno e del sacrificio di tantissimi cittadini e operatori, continuava a prevalere in Italia una condizione di maltrattamento di massa dei malati mentali e delle persone sofferenti.

III. L’avvicendamento politico italiano dell’aprile 2006 con il ritorno al potere di uno schieramento progressista non garantí in alcun modo una ripresa dell’attuazione integrale della pratica dei diritti e dello sviluppo della cura. I peggiori tradimenti di questa prospettiva si sono sovente determinati in regioni amministrate, negli ultimi quindici anni, dal cosiddetto centro-sinistra (es. la Campania con particolare disastrosa evidenza a Napoli).

IV.  Il successivo avvicendamento politico dell’aprile 2008 sembra arrestare per ora ogni tentativo di un’azione sociale e politica forte – cioè tempestiva, immediata, sincera – per riaprire il discorso di quel buco nero della civiltà che è costituito dai modi prevalenti dell’assistenza psichiatrica e delle pratiche che vi sono inerenti.

 

A partire da tali questioni affronta il “tragitto storico” e il possibile futuro della psichiatria italiana.

 

Curriculum:

Ha tenuto i corsi di libera docenza in psichiatria presso la Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Napoli. Docente della Scuola di specializzazione in psichiatria della Clinica psichiatrica del Secondo Policlinico di Napoli negli anni 1980-1990.

Fondatore di Psichiatria Democratica il 2 giugno 1973, Membro della Segreteria nazionale di Psichiatria Democratica. Si dimette da tale associazione per dissenso grave di linea nel 1992. E’ autore di 28 contributi in volume e di oltre 500 su riviste.

 

 

16 maggio

Fausto Petrella (Pavia)

Sul processo psicoanalitico

 

Abstract:

 

Il lavoro riprende la relazione al 64ème Congrès des psychanalystes de langue française, Milano 2004, dedicato al “Processo psicoanalitico”.

La nozione di processo analitico è discussa soprattutto attraverso un esame delle immagini del processo, quali si presentano nell’opera freudiana e nei suoi sviluppi, ma anche esaminando le rappresentazioni di un certo numero di pazienti. Di questo stock impressionante di figurazioni metaforiche si propone un’analisi a più livelli: clinico, metapsicologico, figurativo ed epistemologico.

Il percorso proposto considera la struttura temporale del processo (tra un flusso e una permanenza, che includono la freccia del tempo lineare, il tempo del mito, della narrazione e dell’après coup), in spazi (della memoria, dell’immaginazione, del dialogo clinico, della vita coscienza e dell’inconscio) che sono anche relazionali (spazi del transfert, del campo relazionale, eccetera).

Molti di questi aspetti trovano un’allegoria efficace in Gradiva di Jensen e nei paradigmi metaforici freudiani del groviglio, della città sepolta e nelle varie immagini della regressione.

L’idea di processo psicoanalitico è infine confrontata col processo dell’ascolto e con la rappresentazione del processo come una spirale, cui si discutono la forma, le mete e gli arresti.

L’A. ritiene lecito parlare di processo analitico, a patto di non accentuare l’aspetto meccanico di un movimento che non è né completamente libero, né completamente determinato e imprevedibile nei suoi sviluppi.

Il lavoro spera di favorire una visione del fatto che ogni sviluppo concettuale sul processo psicoanalitico è in stretta relazione con l’immaginazione, col potere figurativo della fantasia, e con un pensiero ipotetico, che richiede all’analista un raro equilibrio tra un’invenzione necessaria e un senso clinico e critico che la mette costantemente alla prova.

 

Curriculum:

Psichiatra, psicoanalista, dal 1981 al 2008 Professore ordinario di Psichiatria all’Università degli Studi di Pavia; dal 1997 al 2000 Presidente della Società Psicoanalitica Italiana.

E’ autore di oltre 200 contributi in volume e su riviste italiane e straniere.

Fra gli scritti più recenti The mother in text: Metapsychology and phantasy in the work of interpretation, Int. J. Psychoanal., 89, 621-636, 2008. Edipo: pro e contro, in Parricidio e figlicidio: crocevia d’Edipo (a cura di P. Campanile), Borla, Roma 2008.

Immagine e conoscenza in psicoanalisi. Su una nota epistemologica di Silvana Borutti, Rivista di psicoanalisi, LIV, I, 185-192, 2008.

 

 

 

20 giugno

Alberto Luchetti (Roma)

Il ritorno del rimosso

 

Abstract:

 

«Tutti i fenomeni della formazione di sintomi possono a buon diritto essere descritti come “ritorno del rimosso”. Il loro carattere distintivo è però l'ampia deformazione a cui il materiale che ritorna è andato incontro rispetto a quello originale». Queste le ultime parole di Freud circa un meccanismo inizialmente fatto coincidere con la rimozione e poi distinto come sua terza fase. L’analisi del «ritorno del rimosso», se da un lato impone un riesame della rimozione, trascina con sé non solo molte altre nozioni con cui si intreccia (fissazione, regressione, après-coup, presa di coscienza etc.), ma tutta la topica dell’apparato psichico, il suo strutturarsi e il suo funzionamento.

 

Curriculum:

Psichiatra, psicoanalista membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, è redattore capo della Rivista di psicoanalisi. Ha curato la traduzione e l’edizione italiana di articoli e libri psicoanalitici di lingua francese, è autore di numerosi contributi su riviste italiane e francesi e in volumi collettanei. Tra le questioni metapsicologiche di cui si è interessato: teoria della seduzione e teoria della seduzione generalizzata, «fantasticare, tradurre, indovinare», melanconia, terza topica. Collabora con il quotidano il manifesto.

 

 

Roma, 17.01-21.06.2009 MASTER DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOANALISI DELLA RELAZIONE DI COPPIA; Sede: CENTRO SIPRE DI ROMA - VIA APPIA NUOVA 96 ; Info: sipres00@sipre1.191.it  MAXIMFONT@LIBERO.IT ; Fees= euro 1200,00.


 Master di Specializzazione in Psicoanalisi della Relazione di Coppia

 

CENTRO SIPRe di ROMA

Il Master propone un’approfondita formazione mirata all’intervento psicoanalitico sulla relazione di coppia.

L’apprendimento della teoria e del metodo psicoanalitico di coppia è finalizzato all'intervento clinico mediante occasioni di effettiva esperienza teorico-clinica. A questo scopo sarà favorito il lavoro interattivo del gruppo e valorizzato il contributo dei singoli partecipanti.

Sono inoltre previsti momenti significativi di confronto con esponenti di diversi orientamenti, esperti nel campo della relazione di coppia.

La formazione acquisita con il Master rappresenta anche un utile apporto alla comprensione delle problematiche di coppia che emergono nel setting individuale.

Al termine del corso sarà rilasciato un diploma di specializzazione e sarà possibile richiedere la candidatura all'elenco degli Psicoanalisti della Relazione di Coppia del Centro Sipre di Roma e alla International Association of Couple and Family Psychoanalysis

INFORMAZIONI

·    Lo svolgimento del Master è previsto da gennaio a dicembre 2009, articolato in incontri mensili, il sabato dalle 9.00 alle 19.00 e la domenica dalle 9.00 alle 14.00, presso il Centro  Sipre - Via Appia Nuova 96

·    L’accesso è riservato a psicologi e medici abilitati all’esercizio della psicoterapia e a specializzandi in psicoterapia che hanno ultimato il 4° anno di una scuola riconosciuta dal MIUR

·    E’ previsto l’accreditamento ECM

·    Le iscrizioni si chiuderanno il 20 dicembre 2008. La partecipazione effettiva al Master sarà stabilita in base all’ordine di presentazione della domanda. E’ previsto il numero massimo di 15 iscritti

·    E’ consentita la partecipazione anche come uditori a singoli incontri

·    MODALITA’ DI ISCRIZIONE: compilare la Scheda di iscrizione e spedirla via fax al n. 06-77203661 o per posta al Centro Sipre– Master Coppia– Via Appia Nuova,96 – 00183 Roma, oppure inviarla via e-mail a SIPRE500@siprel1.191.it 

·    Quote di iscrizione:

         Esterni: 2.200 euro (esente IVA)

         Specializzandi e Soci SIPRe: 2.000 euro (esente IVA)

        (acconto di 800 euro entro l’inizio corso; saldo dilazionabile in due rate successive)

 

 

Per ulteriori informazioni:

      Sito: www.sipreonline.it 

      E-mail: SIPRE500@siprel1.191.it 

      Dott. Franco Mendini: 3290605452  mendinifranco@hotmail.com       

      Dott.ssa Simonetta Montanari:  3287092974  simonetta­­_montanari@fastwebnet.it    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                              

                                                                               

 

 

 

 

         10/11

       gennaio

 

La coppia come ambito specifico dell’intervento psicoanalitico

(M. Minolli )

PROGRAMMA DEL MASTER

 

 

 

         10/11

       gennaio

 

La coppia come ambito specifico dell’intervento psicoanalitico

(M. Minolli )

 

 

 

         10/11

       gennaio

 

La coppia come ambito specifico dell’intervento psicoanalitico

(M. Minolli )

 

 

 

         10/11

       gennaio

 

La coppia come ambito specifico dell’intervento psicoanalitico

(M. Minolli )

 

l

La coppia come ambito specifico dell’intervento psicoanalitico

(M.Minolli)

 

17/18

gennaio

Dall’individuo alla coppia: motivazioni

( R. Coin)

7/8

febbraio

La terapia psicoanalitica di coppia

(A.M. Nicolò)

21/22

marzo

La sessualità nella coppia

(D. Norsa)

4/5

aprile

 

 

Lo spazio comune nella coppia

(F. Mendini)

20/21

giugno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Roma, 11.01-17.05.2009 "LA PSICOANALISI TRA ARTE E LETTERATURA "; Sede: P.ZZA BUENOS AIRES 5 ; Info:  mc5009@mclink.it ; Fees= euro n.d.

ABSTRACT

 

 

Quell’oscuro oggetto del desiderio (S. Zucconi)

In questo lavoro si afferma che la sfera dell’”Immaginario erotico” è stata sia ingiustamente trascurata in ambito clinico sia scarsamente teorizzata nelle esplorazioni psicoanalitiche della sessualità. Viene sostenuta la tesi che l’utilizzo del sogno erotico a occhi aperti, se abile e appropriato, risulta di pari valore e di pari efficacia ed è meritevole della stessa attenzione e considerazione che viene dedicata ai sogni notturni.

La tesi è sostenuta da materiale clinico.

 

 

Il progetto carte da legare per la valorizzazione degli archivi degli ospedali psichiatrici (A. Kolega)

Nel 1999 l’Ufficio centrale beni archivistici ha varato il progetto “Carte da legare” che prevede come obiettivi a breve e medio termine, il censimento, il riordinamento e la valorizzazione degli archivi degli ex ospedali psichiatrici. L’obiettivo è la realizzazione di un sistema informativo a carattere nazionale costituito attraverso una serie di interventi metodologicamente omogenei e sulla base di criteri condivisi che rendano allineabili e confrontabili gli strumenti di consultazione e le basi dati che si formeranno nel corso del lavoro sugli archivi manicomiali. Il programma permetterà di ricostruire il percorso sanitario dei pazienti in tutti i suoi ricoveri riaggregando le diverse cartelle cliniche presenti nell’archivio e quindi di correlare tra loro i dati relativi sia al singolo paziente, sia di tutti i pazienti in riferimento ai diversi elementi statistico sanitari presenti nella scheda di rilevamento. L’archivio dell’ex Ospedale psichiatrico di Roma S. Maria della Pietà è stato oggetto, già negli anni passati, di iniziative finalizzate alla sua valorizzazione: in particolare nel corso degli anni ’80 la soprintendenza archivistica per il Lazio è intervenuta con un lavoro di riordinamento ed inventariazione che ha riguardato la documentazione dalle origini dell’ospedale, intorno alla metà del XVI secolo, agli inizi del Novecento con il passaggio del manicomio all’Amministrazione Provinciale.

Il progetto attualmente in corso prevede: a) il completamento del lavoro di inventariazione della documentazione amministrativa e sanitaria fino alla chiusura dell’ospedale: è da segnalare che per questo periodo l’archivio si compone prevalentemente di documentazione sanitaria in quanto la parte amministrativa gestionale e contabile era svolta direttamente dalla Provincia di Roma; b) la schedatura delle cartelle cliniche dal 1851 al 1900: questa prima rilevazione potrà offrire una ricostruzione della popolazione manicomiale sufficientemente ampia riferita a buona parte del XIX secolo in quanto, sebbene la formazione delle cartelle cliniche inizi nel 1851, vi sono colpresi anche pazienti con una lunga storia di reclusione che data anche dal primo ventennio dell’800. Si è stimato che la consistenza della sezione ottocentesca dell’archivio delle cartelle cliniche sia di circa 16.000 unità.

 

 

Neanche una parola solo canto (M. De Simone)

In questo lavoro viene trattato il caso di una soprano con una particolare sintomatologia disfonia

che si instaura solo nella comunicazione verbale, mentre il canto non è assolutamente intaccato dal sintomo. L’interesse del caso è determinato dalla difficoltà di instaurare una rapporto analitico visto la difficoltà della paziente a parlare e a comunicare verbalmente. La ricostruzione della storia clinica permette  di entrare in contatto con gli eventi traumatici che hanno determinato da una la possibilità  della paziente di trovare uno spazio artistico ma nello stesso hanno causato una sintomatologia invalidante e condizionante per la vita della paziente. L’evoluzione del rapporto analitico con le vicissitudini del transfert-controtransfert permettono la ricostruzione degli elementi non integrati della paziente, anche attraverso una momento di forte regressione.  La riflessione sull’importanza della voce  nella comunicazione umana e nell’attività artistica concludono questo lavoro.

 

 

 

CURRICULA

 

ANDREAS GIANNAKOULAS

Il Dott. Andreas Giannakoulas è nato in Grecia.

Ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia a Bologna nel 1961

Si è specializzato in psichiatria alla Clinica psichiatrica Universitaria di Basilea.

Dal 1966 ha lavorato alla Tavistock Clinic di Londra nei reparti adulti, adolescenti e bambini. Si è specializzato in Terapia di Gruppo e della Coppia Matrimoniale.

Dal 1976 fino al 1982 ha lavorato come Consulente presso la Paddington Clinic dell’Ospedale “Saint Mary” di Londra ove ha diretto per molti anni gruppi di lavoro circa i problemi dell’apprendimento e difficoltà scolastiche di bambini e adolescenti.

Dal 1975 collabora con la Cattedra di Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Roma.

E’ diventato membro associato della British Psycho-Analytical Society nel 1974 e membro ordinario nel 1977.

E’ membro ordinario della International Psychoanalytical Association

 

Roma, 10.01-7.06.2009 "CLINICA PSICOANALITICA DELL'ANORESSIA-BULIMIA E DELL'OBESITÀ"; Sede:  VIA GIAMBULLARI 8, ROMA ; Info: romaaba@tin.it FORMAZIONE@BULIMIANORESSIA.IT; Fees= euro 1300,00.

CORSO

DI SPECIALIZZAZIONE

2009

ABA DI ROMA

 

 

 

 

 

 

 

CLINICA PSICOANALITICA DELL’ANORESSIA-BULIMIA

E DELL’OBESITA’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MODULO 1

Il lavoro istituzionale con i Disordini del Comportamento Alimentare

                                                          

 

10 gennaio

INTRODUZIONE ALLA CLINICA PSICOANALITICA DEI DISORDINI ALIMENTARI

Flaminia Cordeschi

 

Nella lezione verranno illustrati i dati epidemiologici relativi al campione dei pazienti ABA.

Dalle informazioni epidemiologiche è possibile estrapolare aspetti importanti che possono orientare la prevenzione di questi disturbi. 

L’anoressia e la bulimia sono fenomeni piuttosto complessi: da una parte infatti la loro descrizione clinica presenta in maniera caratteristica aspetti di uniformità e serialità fenomenica, dall’altra il dilagare del fenomeno sembra aver assunto complessità e variabilità sintomatica tali che persino le classificazioni psichiatriche ufficiali ne hanno modificato diverse volte i criteri negli ultimi 20 anni. L’aumento evidente di queste patologie nelle società occidentali è stato caratterizzato infatti da una rapida metamorfosi delle forme cliniche: la prevalenza dell’anoressia restrittiva degli anni ’60 è stata progressivamente sostituita dall’apparire delle forme con crisi bulimiche e vomito fino al prevalere della bulimia dopo gli anni ’80.

La necessità di ridefinire spesso i criteri diagnostici in funzione delle diverse forme cliniche ha contemporaneamente stimolato un intenso dibattito tra chi ritiene anoressia e bulimia due sindromi separate e distinte e chi le considera piuttosto varianti di uno stesso disturbo.

E’ importante considerare che i rapporti complessi che legano anoressia e bulimia non sono da valutare esclusivamente sulla base delle analogie o delle differenze fenomeniche dei due disturbi. Se consideriamo infatti l’organizzazione psicopatologica e le modalità relazionali che sono alla base dei comportamenti anoressici e bulimici non possiamo non considerarli come due facce della stessa medaglia: il controllo perfetto e ossessivo nei confronti del cibo e del corpo e la realizzazione dell’ideale estetico propri dell’anoressia fanno da argine e da contraltare alla perdita di controllo e alla distruzione di quello stesso ideale nella bulimia. La tensione costante vissuta dalle pazienti tra l’atteggiamento restrittivo e le crisi bulimiche è inoltre da mettere in parallelo con le loro modalità relazionali fatte ugualmente di un bilanciamento tra l’evitamento delle relazioni e l’autosufficienza da una parte e l’attaccamento agli oggetti e la dipendenza dall’altra.

Nella lezione inoltre verranno discusse le difficoltà che si incontrano nella sensibilizzazione delle categorie che possono esercitare un’influenza sul fenomeno. Verranno analizzati gli strumenti che possono essere usati per attivare un intervento di prevenzione nel contesto scolastico, nel contesto medico e nel contesto politico.

 

Bibliografia :

 

Bion W.R., (1973) Attenzione e interpretazione, Armando Editore.

Cosenza D., De Clercq F. (a cura di) (2005), L’approccio psicoanalitico nella cura dell’anoressia-bulimia, Franco Angeli.

Ferrari A. (1992), L’eclissi del corpo. Una ipotesi psicoanalitica. Borla Editore.

Recalcati M. (1998), Il corpo ostaggio, Borla Editore.

Jeammet P. (2006), Anoressia e bulimia, Franco Angeli.

 

 

 

10 gennaio

I PRIMI COLLOQUI: IL TRATTAMENTO DELLA DOMANDA E LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Flaminia Cordeschi

 

I primi colloqui tra paziente anoressico-bulimico e l’analista rappresentano un momento particolarmente delicato e importante nella costruzione del rapporto analitico.

La qualità arcaica dei bisogni di fusione, di riconoscimento e di rispecchiamento riattualizzati nel transfert, la fragilità del sé e gli aspetti di oppositività di questi pazienti giustificano la rilevante vulnerabilità del rapporto analitico, che presenta un’accentuazione delle inevitabili rotture del legame.

La domanda di aiuto con questi pazienti presenta un aspetto paradossale: poter fare a meno del sintomo ma anche poterlo mantenere per la funzione di  sostegno dell’identità che esso  svolge.

Non ha  senso, quindi, intervenire sulla concretezza del sintomo per eliminarlo ma analizzare la sua valenza comunicativa anche quando è molto ridotta come nei casi gravi.

Le modalità sintomatiche di oscillazione tra rifiuto ed eccesso di cibo corrispondono alle modalità  relazionali di rimanere distanti o di coinvolgersi troppo nei rapporti. La costruzione dell’alleanza terapeutica richiede all’analista di saper accogliere l’investimento dei pazienti, legato al grande bisogno di essere aiutati, ma anche di tollerare la loro oppositività, legata ad forte resistenza ad affidarsi, oltre ad essere capace di decodificarne lo stato mentale.

E’ necessario mantenere una distanza intermedia dal paziente e rispettare i suoi tempi,  monitorando il sintomo da un punto di vista medico ed individuando il contesto emotivo e il senso psicologico del disagio.

Questi elementi favoriscono il passaggio dalla domanda di aiuto ad una domanda di cura e la possibilità di un trattamento psicoterapeutico.

Il lavoro che verrà presentato parte dall'ipotesi che la diffusione della sintomatologia anoressico-bulimica richieda uno specifico lavoro diagnostico che superi la considerazione di queste patologie come entità cliniche strutturate su un'unica dimensione, e li consideri piuttosto fenomeni che, pur presentando una sintomatologia invariante e altamente ripetitiva, possono sottendere diverse strutture psicopatologiche che vanno dalla nevrosi fino alla psicosi. La relativa diversità del terreno strutturale rende conto infatti della varietà clinica delle forme di anoressia e bulimia nonché delle differenze nella prognosi e nelle risposte agli interventi terapeutici. In questo lavoro si cercherà di indicare in che modo la possibilità di distinguere i diversi quadri in base al peso dei fattori dinamici, alla qualità delle relazioni oggettuali e alle dinamiche del transfert e del controtransfert, possa consentire di impostare progetti terapeutici più efficaci nella cura dei disturbi alimentari. Per non rimanere su considerazioni puramente sintomatiche e classificatorie è necessario infatti assumere una prospettiva che permetta di fare luce sul peso dei fattori dinamici per comprendere quali possano essere i significati psicopatologici profondi che sottendono l’insieme di un certo numero di sintomi osservati frequentemente nella clinica di questi pazienti e circoscrivere in qualche modo le tematiche fondamentali che spesso attengono a questa patologia: quella della depressione innanzitutto, a partire dal problema del vuoto e della perdita come vissuti soggettivi, quella del corpo e dell’agire, di cui sono manifestazione oltre alle condotte alimentari stesse (attraverso il controllo del corpo, l’impulsività bulimica, ecc.) i tentativi di suicidio, le condotte di autolesionismo fino alla depersonalizzazione, quella della dipendenza relativa all’abuso di alcool, farmaci e droghe, quella del controllo relativa ai pensieri e ai rituali ossessivi relativi al cibo e al corpo ma anche ad altre aree esistenziali.

 

 

 

 

Bibliografia :

 

Balint M. (1950), L’amore primario, Gli inesplorati confini tra biologia e psicoanalisi, Cortina, Milano 1991.

Bellini O., Scarnecchia M. (2002) Il lavoro della cura con la paziente anoressica. Il metodo integrato. FrancoAngeli.

Bossola E.P., De Clercq F. ( a cura di) (2004),  La psicosi nella cura dell’anoressia-bulimia, Franco Angeli.

Cordeschi F.,(2003),  Un indicatore di processo: l’analista nei sogni del paziente, in La posizione dell’analista, Franco Angeli.

 

17 gennaio

IL TRATTAMENTO MEDICO

Antonio Spina

 

La lezione verterà sulla funzione  del medico all’interno  del lavoro d’èquipe in ABA.

Verranno esplorate anche le metodiche di presa in carico e trattamento dei pazienti con disturbi alimentari all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Verranno illustrate  le diverse  patologie organiche correlate ai disturbi alimentari

 

        ANORESSIA/BULIMIA:

·         Alterazione dell’ equilibrio elettrolitico

·         Complicanze gastrogastrointestinali

·         Complicanze cardiovascolari

·         Amenorrea

·         Osteoporosi

·         Disturbi renali

·         Gravi danni a gengive e denti

·         Perdita dei  capelli

 

      OBESITA’:

·         Diabete

·         Ipercolesterolemia

·         Patologie cardiovascolari, osteo-articolari, disturbi respiratori…etc

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

17 gennaio

IL LAVORO CON I GENITORI E I FAMILIARI:

UNO SPAZIO DI PREPARAZIONE ALLA CURA

Simona Galimi

 

Questa lezione cercherà di illustrare in che termini lo spazio genitori possa essere una risorsa, in una

logica non correttiva ma che promuova una rettifica soggettiva dei genitori:

L’ABA offre ai familiari e/o ai genitori uno spazio consultoriale, inizialmente di accoglienza utile al contenimento delle ansie persecutorie, e successivamente di colloqui, che permettano la formulazione di una domanda, da differenziare dalla richiesta di informazioni o di aiuto per “salvare” il figlio o familiare che porta il sintomo.

Lo spazio genitori è uno spazio d’ascolto, che rende possibile l’accesso al recupero e alla ricostruzione temporale ed emotiva della loro vita, per poter entrare in contatto con le proprie questioni soggettive e di coppia, che hanno inconsciamente generato e/o cristallizzato il sintomo della figlia/o. Sintomo il più delle volte utile agli equilibri di una famiglia o di una coppia.

Un operazione che si attua durante i colloqui è quella di condurre i genitori a vedere la propria implicazione nel sintomo della figlia/o e interrogarsi, spostando il discorso dal cibo al soggetto. Lo scopo è quello di far capire che un figlio anoressico-bulimico, è un soggetto che ha da dire qualcosa che non riesce ad articolare con le parole, e che non trova spazio, nel suo ambito familiare.

Il colloquio con i genitori o familiari che arrivano in ABA, può fornirci inoltre,  indicazioni utili ad una diagnosi differenziale strutturale del soggetto genitore e del soggetto in cui il fenomeno anoressico-bulimico si è inscritto. Il tipo di struttura soggettiva permette di definire una diagnosi e quindi decidere la strategia del trattamento.

Il trattamento della famiglia è un momento delicato e significativo, considerato come preliminare alla cura; è il luogo di una serie di operazioni delicatissime finalizzate ad introdurre il soggetto nel dispositivo della cura stessa.

Per rendere esplicativa la lezione e più chiara la posizione dello psicoterapeuta in un ottica psicanalitica applicata alla famiglia nel contesto ABA, verrà presentato un caso clinico.

 

Bibliografia:

 

ABA, anoressia e bulimia: il trattamento dela famiglia (2008) Franco Angeli

Alfredo Zenoni, la psicosi e l’al di là del padre (2001) Franco Angeli

David R. Shaffer, psicologia dello sviluppo (1997) Piccin

-La famiglia

Fabiola de Clercq, Fame d’amore: donne oltre l’anoressia e la bulimia (1998) Rizzoli

Francoise Dolto, come allevare un bambino felice(2003) Mondadori

Jacques Lacan, Seminario V in le formazioni dell’inconscio (1957-1958) Einaudi

-La dialettica del desiderio e della domanda nella clinica e nella cura delle nevrosi.

Jacque Lacan, scritti vol. II (1966) Einaudi

-Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi

-La direzione della cura ed i principi del suo potere

Jacque Lacan, i complessi familiari (2006) Einaudi

Maud Mannoni, il bambino la sua “malattia” e gli altri: il sintomo e la parola (1980) Franco Angeli

Massimo Recalcati, L’ultima cena: anoressia e bulimia (1997) Mondadori

Massimo Recalcati, Il corpo ostaggio: teoria e clinica dell’anoressia-bulimia(1998) Borla

Scuola Europea di Psicoanalisi, atti del VI convegno del campo freudiano: madre donna (1993) GISEP

Scuola Europea di Psicoanalisi (sezione italiana), come iniziano le analisi-SISEP

 

 

 

 

 

31 gennaio

ASPETTI  PSICHIATRICI E TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

Giovanni Meterangelis

Partendo dalla artificiosità della divisione cartesiana fra mante e corpo, cercherò di descrivere il valore che ha nel lavoro clinico l’utilità di una visione unitaria fra mente e cervello.

Passerò poi a descrivere i recenti studi sulle diverse forme di memoria collegando queste conoscenze alle più moderne concezioni dell’inconscio. Inoltre approfondirò il tema del transfert come elemento costitutivo di ogni relazione.

Affronterò, quindi, la diagnosi clinica dei DCA secondo il DSMIV, prendendo in considerazione sia i dati epidemiologici che quelli culturali legati ai disturbi.. Inoltre descriverò i farmaci più utilizzati nel trattamento delle patologie alimentari, descrivendone sia il meccanismo d’azione che gli effetti collaterali. Di ogni categoria farmacologica sarà anche descritta l’efficacia terapeutica ed i limiti  della sua azione.

 

Bibliografia:

American Psychiatric Association, (1994), Criteri diagnostici per il DSMIV Tr.it, Masson, Milano 1995 Bromberg P.H., Clinica del trauma e della dissociazione, Raffaello Cortina, 2007

 

I TRANSFERT NELLA PATOLOGIA DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Giovanni Meterangelis

Il seminario prenderà in considerazione alcune ipotesi etiopatogenetiche sui DCA privilegiando quella che assimila questi Disturbi ai Disturbi Borderline di personalità. L'insorgere dei Disturbi, infatti, sarà ricondotto ai precoci "deragliamenti" nel processo evolutivo di differenziazione del sè e dell'oggetto determinati da carenti sintonizzazioni affettive dei genitori nelle prime fasi dello sviluppo del bambino. Verrà, inoltre, dettagliata la caratteristica peculiare del transfert di questi pazienti nel trattamento psicoterapico. Accanto al tradizionale modello ripetitivo, caro alla psicoanalisi classica, verrà ipotizzata l'esistenza di un modello evolutivo del transfert. 

 

Bibliografia

Fonagy S., Gergely S., Target M., Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del sé, Cortina Editore, 2004.

Fonagy S., Target M., Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina Editore, 2001.

Kohut H., La cura psicoanalitica, Editore Boringhieri, Torino 1986.

Stern D.N., Il mondo  interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri,1987.

Store M. , Pazienti trattabili e non trattabili: i disturbi di personalità, Cortina Editore, 2007

 

IL TRAUMA IN PSICOANALISI

Giovanni Meterangelis

Dopo aver preso in considerazione da un punto di vista epistemologico il concetto di realtà, passo a descrivere i primi studi psicoanalitici freudiani sul concetto di trauma affettivo. Dalla teoria della seduzione reale al concetto di fantasia inconscia legata a “desideri edipici”.

Prendo, inoltre, in considerazione il lavoro di un altro pioniere della psicoanalisi, S. Ferenczi, dal cui pensiero nascono  tutte le moderne concezione psicoanalitiche sul trauma psichico.

Passo in rassegna, brevemente, le concezioni sul trauma di autori quali M. Khan, Winnicott, Balint, Bowlby  ed altri . Di Bowlby sottolineo la relazione fra l’attaccamento ed il trauma.

In ultimo affronto i recenti studi sulla memoria procedurale, sulle ipotesi più recenti su come vengono immagazzinati i ricordi e sui modi con cui questi influenzano le percezioni e le modalità di comportamento. Proporrò il tema della dissociazione quale meccanismo di difesa rispetto all’evento traumatico. Tale meccanismo sarà confrontato con altre difese quali la scissione e la rimozione, di tutte e tre queste modalità difensive  descriverò le modalità di attivazione e le manifestazioni cliniche. Cercherò, in conclusione, di riportare tutto il discorso teorico ad alcune ipotesi etiopatogenetiche dei DCA.

 

Bibliografia:

Bromberg P.H., Clinica del trauma e della dissociazione, Raffaello Cortina, 2007

Ferenczi S.,(1933),Confusione di lingue fra adulti e bambino. Il linguaggio della tenerezza ed il linguaggio della passione.Tr in Opere 1927-1933 vol.4, Raffaello Cortina 2002, pg.91-100

Winnicott D.W, (1971)Gioco e realtà, Tr.it  Armando, Roma, 1983

Taylor G.J. (1987), Medicina psicosomatica e psicoanalisi contemporanea, Tr.it Astrolabio 1993

Khan M.M.R.,(1971), Lo spazio privATO DEL Sé, Boringhieri, Torino, 1979

MODULO 2

CARATTERISTICHE PSICOPATOLOGICHE

DEI DISTURBI ALIMENTARI

 

14 febbraio

CORPO E AFFETTI

Daniela Cinelli

 

Parte teorica.

La lezione da me proposta parte dal luogo delle origini: la vita intrauterina, l’ambiente in cui il nostro corpo si è formato ed ha cominciato ad esistere. Il percorso si muoverà poi dalla vita intrauterina a quella nel mondo esterno, soffermandosi poi su alcune delle teorie che illustrano: il costituirsi uno spazio interno all’individuo in cui gli affetti possano essere contenuti (Bick, Bion) la formazione del simbolo in un contesto relazionale, lo strutturarsi di un “apparato per pensare i pensieri” e tollerare le emozioni ad essi connesse (Bion), come pure il sovvertimento di questi processi che dà luogo a patologie in campo alimentare (Polacco Williams, Ogden), a stati di disaffezione (McDougall) e di “non esperienza” (Ogden). Tratterò inoltre dell’uso del linguaggio nelle pazienti che presentano disordini alimentari.

Parte clinica.

Presenterò il caso di una paziente dell’Aba mostrando come le tematiche sopra esposte si declinano nella storia della paziente e nel trattamento.

 

 

Bibliografia:

 

Bick, E., (1968), The experience of the skin in the early object relation. Intenational Journal of Psychoanalysis, 49, pp.484-486.

Bion, W., (1962), Apprendere dall’esperienza, Armando Editore.

Bion W., (1983), Seminari italiani, Borla Editore.

Bonassi, E., Anoressia-bulimia e funzione paterna, in Richard e Piggle, A.11, n.1, gen.-apr. 2003, pp.31-49.

Bowlby, J., (1988), Una base sicura, Cortina editore

Eigen, M., (2003), Cibo tossico, Astrolabio editore.

Ferrari, A., (1992), L’eclissi del corpo. Una ipotesi psicoanalitica.  Borla Editore.

Freud, S., (1983), Alcune considerazioni per uno studio comparato delle paralisi motorie organiche ed isteriche, OSF, 2.

Freud, S., (1926), Inibizione, sintomo e angoscia, OSF, 10.

Ogden, T., (1989), Il limite primigenio dell’esperienza, Astrolabio. Cap. 8.

Piontelli, A., (1992), From foetus to child: an observational and psychoanalyitc study, Routledge.

Polacco Williams, G., (1997), Paesaggi interni e corpi estranei, Mondadori. Cap. 11.

Symington, J., (1985), The survival function of primitive omnipotence, IJPA, 66, 481-486.

Rizzuto, A.M., (1988), Transference, language and affect in the treatment of bulimarexia, IJPA, 69, 369-387.

 

 

 

 

 

 

14 febbraio

OBESITA’ E TRATTAMENTO INDIVIDUALE

Luciana Scrosati-Crespi

 

Tra i disturbi del comportamento alimentare previsti dal DSM IV non è presente l’obesità vista nel suo aspetto di iperalimentazione incontrollata e compulsiva che porta al sovrappeso.

Possiamo per altro sostenere che nell’obesità, come nell’anoressia  e nella bulimia, vi sia un rapporto ossessivo con l’oggetto cibo. Nell’anoressia il cibo è pensato di continuo in un progetto astinenziale visto come vittoria e controllo, nella bulimia è elemento costante di assunzione ed eliminazione tendente a soddisfare un bisogno mantenendo l’ideale del peso, nell’obesità vi è la totale resa ad un rapporto oggettuale che ottunde e consola. Ma in tutte e tre le patologie il desiderio centrato compulsivamente sull’oggetto tutela dalla consapevolezza di vissuti ed emozioni insostenibili. Le diete precoci non condivise ma imposte alle bambine obese inducono ad identificare nel cibo negato aspetti di ingiustizia e di sottrazione d’amore. Lo stile di accudimento genitoriale non dà luogo alla percezione di una base sicura ed accettante. La non approvazione dell’immagine corporea della figlia innesca precocemente il senso della non amabilità e fa prevalere rispetto all’altro emozioni come imbarazzo, vergogna e colpa mentre sono sfocate emozioni basiche come paura, rabbia, gioia. Il consolidarsi di un vissuto di inadeguatezza e incompetenza riceve continue conferme nelle mille diete fallite e sempre più fa emergere vissuti di passività e depressione. Il non controllo sul cibo delle obese è una protesta sintomatica ma sul versante della sconfitta ed il continuo aumento ponderale è un attacco all’autostima ed una sfida ai rapporti affettivi visti sempre come incerti e non meritati.

L’immagine corporea, scudo e protezione alle manifestazioni della femminilità e delle emozioni, fa  emergere una domanda inespressa: fino a quale peso potrai continuare ad amarmi?

 

 

Bibliografia:

Guidano V.E., (1988), La complessità del sé, Bollati Boringhieri

Guidano V.E. ( 1992), Il sé nel suo divenire, Bollati Boringhieri

J. Bowlby , (1982), Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina

J. Bolwby, (1989),  Una base sicura, Raffaello Cortina

Liotti G., (1993), Le emozioni del terapeuta come informazioni sulle strutture cognitive del paziente in Scienze dell’interazione, vol n.3

P. Watzlawick, (1971), Pragmatica della comunicazione umana,  Astrolabio editori

 

 

 

 

 

21 febbraio

I DISTURBI ALIMENTARI NELL’INFANZIA

Francesca Tonucci

 

La presente lezione si occupa di inquadrare il disturbo alimentare all’interno della cornice dello sviluppo evolutivo infantile e di esplorare le espressioni sintomatologiche che possono manifestarsi in tali fasi di crescita. Vengono illustrate le classificazioni diagnostiche più comunemente utilizzate: la Classificazione Diagnostica 0-3 (National Center for Clinical Infant Programs, 1994) e il DSM IV. Come premessa alla trattazione di tali disturbi, viene sottolineata l’importanza di considerare i comportamenti alimentari allineati allo sviluppo delle abilità sensomotorie del bambino, sviluppo basato sulla maturazione neurologica e sulle esperienze di apprendimento, sociali ed affettive; va tenuto presente inoltre che l’alimentazione è un processo fisiologico dipendente dallo stimolo dell’appetito e dall’integrità dei sistemi cardiorespiratori e gastrointestinale. In particolare ci si sofferma sulla stretta connessione della qualità dell’assunzione alimentare con la qualità delle cure materne e lo sviluppo psico-affettivo del bambino. Ciò viene sostanziato attraverso la presentazione di teorizzazioni e ricerche di alcuni autori che si sono occupati di tali interconnessioni, quali ad esempio: Anna Freud, Bowlby, Kaye, il filone di ricerca e clinico dell’Infant Research, Winnicott, Gaddini. Tali autori hanno quindi dimostrato anche l’importanza cruciale dell’osservazione delle prime fasi di interazione madre-bambino come indicatori predittivi importanti della qualità di sviluppo psico-fisico del bambino, inclusa una predittività in relazione alle modalità dei pattern alimentari sviluppate dai bambini stessi. Facendo riferimento poi agli studi sui disturbi alimentari infantili svolti dalla Birraux si trattano specificatamente i seguenti quadri sintomatologici: 1. la colica idiomatica dei primi tre mesi; il vomito psicogeno; il mericismo e l’anoressia nervosa.

 

 

Bibliografia:

 

Ammaniti M., a cura di, (2001); Manuale di Psicopatologia dell’infanzia, Raffaello Cortina Editore, Milano, cap. 8 pp.197-225.

Birreaux A., (2004), Psicopatologia del bambino, Borla, Roma, cap. 9 pp.171-184.

Brusset, B., (1992), L’anoressia mentale del bambino e dell’adolescente, Borla, Romo.

Gaddini E., (1989), Gli Scritti, Raffaello Cortina Editore, pp.27-47.

Giannotti A., De Astis G., (1989), Il Diseguale, Borla, Roma, cap.13 pp. 182-197.

Winnicott D. W., (1975-1991), Dalla Pediatria alla Psicoanalisi, Psycho-Martinelli, Firenze, cap. 3 pp. 43

 

 

 

21 febbraio

I DISTURBI ALIMENTARI E L’ADOLESCENZA

Anna Bovet

 

L’anoressia mentale è sempre stata considerata una patologia specificamente adolescenziale tanto che fino agli inizi degli anni Novanta persino le classificazioni della psichiatria ufficiale la collocavano tra i “disturbi con esordio in adolescenza”. L’età di insorgenza non deve essere tuttavia confusa con le origini del disturbo stesso. Se è vero infatti che l’adolescenza costituisce un momento di sfida e di riorganizzazione fondamentale della personalità, che costringe l’individuo ad integrare profondi cambiamenti, le basi stesse della personalità, fatte di potenzialità e risorse come anche a volte di specifici punti di fragilità, sono state poste nelle fasi precoci dello sviluppo psichico all’interno delle relazioni primarie. Nonostante l’importanza attribuita all’infanzia nella genesi precoce dei disturbi alimentari esistono aspetti specifici che sottendono lo sviluppo psicologico in adolescenza che vengono a costituirsi come fattori determinanti nella forma che assume il disturbo. L’adolescenza si caratterizza come fase di cambiamento e di passaggio sotto diversi aspetti:  la pubertà e le trasformazioni somatiche che ne conseguono costringono l’adolescente ad integrare sia sul versante fisico che su quello psichico la sessualità genitale emergente; si verifica un progressivo spostamento dagli attaccamenti infantili e dalla dipendenza dalle immagini interiorizzate dei genitori verso nuovi legami che permettono esperienze emotive nuove appropriate all’età; attraverso l’esperienza di separazione psicologica dalle figure dell’infanzia (“secondo processo di separazione-individuazione”) si stabilisce un nuovo senso di identità e di autonomia del sé; le trasformazioni del corpo e l’integrazione del corpo sessuato contribuiscono a definire il corpo in adolescenza al confine tra gli oggetti esterni e gli oggetti fantasmatici interni, luogo dove si situa la costruzione dell’immagine di sé, ma contemporaneamente ancora luogo dell’altro, rappresentante dei genitori dell’infanzia; le profonde modificazioni delle funzioni mentali e cognitive in adolescenza, con l’accesso al pensiero operatorio formale, mettono in gioco modalità difensive come l’intellettualizzazione, l’ascetismo, la scissione e il passaggio all’atto, che diventano meccanismi di difesa privilegiati in questa fascia d’età per far fronte ai legami con gli oggetti infantili e al riacutizzarsi delle pulsioni. Questi compiti fondamentali dell’adolescenza, relativi all’elaborazione della nuova immagine del corpo, al completamento della seconda fase di separazione-individuazione e alla costituzione di un’identità stabile, rappresentano proprio i nuclei problematici di quelle adolescenti che svilupperanno un disturbo alimentare. In questo senso l’anoressia rappresenta l’espressione più evidente di un’adolescenza impossibile dove i principali nodi da risolvere rappresentano una sorta di ostacolo insormontabile.

 

Bibliografia:

 

Ferrari, (1993), Adolescenza la seconda sfida, Borla

Recalcati, (1998), Il corpo ostaggio, Borla

Jeammet, (2006), Anoressia e bulimia, Franco Angeli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 marzo

PSICOANALISI DELLA COPPIA E DELLA FAMIGLIA: SCOPRIRE LE ORIGINI PER FONDARE IL PRESENTE

Claudia Marchei

 

Il seminario verterà su un’introduzione teorica in cui verranno enunciati alcuni concetti fondamentali alla base della psicodinamica della genitorialità, si passerà  poi alla definizione di alcune specificità tecniche relative al trattamento della coppia genitoriale, facendo riferimento alla particolarità del trattamento istituzionale A.B.A. Si cercherà quindi di esemplificare tali specificità attraverso l’esposizione di uno o più casi clinici. Si parlerà del concetto freudiano di elaborazione del lutto della propria condizione di bambino come premessa  alla genitorialità, sia per l’uomo che per la donna, nei termini di un processo intrapsichico in fieri che rende possibile l’investimento narcisistico sul bambino. Si introdurranno i concetti di riparazione (Klein) e di preoccupazione materna primaria (Winnicott) come concetti chiave dell’accadere affettivo della coppia genitoriale, e come coordinate presenti nella richiesta di aiuto dei genitori di figli in difficoltà. Si mostrerà attraverso le esemplificazioni cliniche come nelle situazioni familiari patologiche si possa osservare in varie forme il fallimento del processo di elaborazione del lutto, e il prevalere di meccanismi di proiezione e riparazione di oggetti interni danneggiati, a scapito di un più libero fluire di un possibile “movimento creativo” (Vivienne Green) dell’immaginario dei genitori nell’accompagnare la crescita dei figli. Si parlerà del controtransfert del terapeuta dei genitori di pazienti portatori di disturbi della condotta alimentare, come strumento prezioso per decifrare e sintonizzarsi con le preoccupazioni dei genitori stessi, per potere, tra l’altro, uscire dall’ottica del “genitore colpevole”, spesso inficiante l’intervento terapeutico, soprattutto per lo psicoterapeuta in formazione.

 

 

Bibliografia:

 

Giannotti A., Giannakoulas A., (1985), Il processo psicoanalitico negli adulti e nei bambini (considerazioni sulla relazione patologia genitoriale - patologia del bambino)  in: Prospettive psicoanalitiche nel lavoro istituzionale n.1

Dicks H.V., (1992), Tensioni coniugali,  Borla

Norsa D., Zavattini G.C., (1997), Intimità e collusione, Raffaello Cortina Editore

Latmiral S., Neri N., (a cura di), (2004), Uno spazio per i genitori, Quaderni di psicoterapia, n. 48, Borla Norsa D., Disfunzioni della genitorialità e ansie riparative,  ibidem

Algini M.L., “Ero come lui”. Nodi dell’identificazione nel lavoro analitico con i genitori, ibidem

Neri N., Riflessioni sullo spazio mentale dell’analista nella terapia con i genitori, ibidem

 

 

 

MODULO 3

CLINICA DIFFERENZIALE DEI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

 

21 marzo

IL TRATTAMENTO INDIVIDUALE IMPLICAZIONI CLINICHE

Claudia Risso

 

L’avvio di una terapia individuale all’ABA è l’esito di una valutazione che il nostro Consultorio effettua cercando di tener conto principalmente di tre fattori:

-la gravità del caso

-la richiesta motivata della paziente

-la composizione attuale dei gruppi in corso

Il primo fattore, l’unico di pertinenza clinica, è anche il più difficile da valutare ed è a partire da questa difficoltà che si articolerà la lezione. Gli altri due fattori, più contingenti, sono però a volte sufficienti a decidere per l’invio in terapia individuale, perciò capita anche di seguire in un setting a due pazienti non troppo compromesse. Più spesso tuttavia la terapia individuale è il percorso da privilegiare nel caso della paziente grave. Per paziente grave intendo provvisoriamente, da un punto di vista fenomenologico, la persona che dimostra scarsa capacità o mancanza totale di fiducia nell’interrogare il suo sintomo. Nel gruppo tale paziente sarebbe smarrita e viceversa sarebbe avvertita dalle altre partecipanti come presenza eccessivamente ingombrante nel suo silenzio o nel suo parlare difensivamente a sproposito.

Questa difficoltà ad interrogare il sintomo può essere

-il segno di un difetto di simbolizzazione di marca psicotica;

-la conseguenza di un breakdown adolescenziale arginato con la produzione del sintomo alimentare in un assetto psichico caratterizzato da forte depressione;

-il segno di un’ignoranza specifica nella decifrazione ed espressione dei propri vissuti emotivi come conseguenza di un deficit nella capacità di articolazione simbolica dell’ambiente familiare originario. Soltanto con l’avvio della terapia e in base al corso che essa prende nel tempo siamo in grado di confermare o modificare la valutazione diagnostica iniziale. Quella che propongo è una riduzione schematica per ripensare, in questa occasione, alla clinica dei trattamenti individuali all’ABA, senza avere con ciò la pretesa di abbracciare tutte le possibili varianti dei casi gravi nella clinica dei DCA . Presenterò sotto forma di vignette cliniche le 4 pazienti che seguo attualmente e stabilmente all’ABA da diversi anni, cercando di dare spessore clinico allo schema proposto, in particolar modo esaminando le specifiche varianti transferali e controtransferali che caratterizzano il trattamento della nevrosi, della psicosi e del disturbo narcisistico di personalità.

 

 

Bibliografia:

De Vito E., (1992), “La bella addormentata, ovvero una modalità di evitamento dell’esperienza emozionale della sessualità negli adolescenti “ in Adolescenza amore e accoppiamento, a cura di Arnoldo Novelletto, Borla.

McEwan I.,(2007), Chesil beach, Enaudi Editore.

Shakespeare W., La tempesta.

 

 

 

 

 

 

21 marzo

TRAUMA E ABUSO

Francesca Tonucci

 

 


Verrà illustrata la complessità del legame tra abuso e disturbi alimentari a partire da una revisione critica della letteratura. Molti lavori sono concordi nell'indicare che la relazione tra abusi e maltrattamenti subiti nell'infanzia e successivo sviluppo di un disturbo alimentare in età adolescenziale o adulta sia particolarmente complessa e non possa essere rintracciata un'associazione lineare. Tuttavia le considerazioni cliniche su tale legame sono fondamentali per comprendere la frequenza con cui nella clinica si osserva tale fenomeno. Per comprendere i fattori di mediazione che intercorrono tra abuso e disturbi alimentari è necessario innanzitutto collocare gli eventi traumatici come l'abuso sessuale o il maltrattamento fisico all'interno di un contesto di accudimento e di funzionamento familiare del tutto specifico: l'abuso non è quasi mai un evento isolato, piuttosto si caratterizza come un trauma della relazione che può implicare la partecipazione anche silente o passiva di tutto il nucleo familiare. In alcuni casi la psicopatologia di tipo perverso dei genitori è in primo piano con la confusione dei ruoli e l'esercizio di un dominio sull'altro impotente, in altri le cure genitoriali intrusive e/o trascuranti contribuiscono alla formazione di un sé corporeo scarsamente definito. In ogni caso si tratta di esperienze pervasive e destrutturanti che possono configurarsi come non elaborabili e possono portare ad un'organizzazione difensiva della personalità che deve far fronte alla difficoltà di integrazione del trauma stesso. Queste caratteristiche dell'esperienza traumatica mettono in primo piano il ruolo del corpo. Il corpo (la memoria corporea) è l'unico contenitore del trauma che non potendo essere simbolizzato viene rivissuto piuttosto che ricordato. Verranno poi illustrati dei casi clinici di pazienti con disturbi alimentari nella cui storia clinica sono presenti esperienze di abuso.

 

4 aprile

DISTURBI ALIMENTARI E FUNZIONAMENTO PSICOTICO

LA PROSPETTIVA LACANIANA

Ezio De Francesco

 

Il corso mira a delineare le linee principali dell’elaborazione teorica lacaniana nella psicosi. In particolare verranno affrontati i temi della discontinuità strutturale tra nevrosi e psicosi, l’elaborazione della teoria della preclusione e le psicosi ordinarie. Successivamente, attraverso il ricorso a casi clinici, verrà affrontato il tema della psicosi nell’ambito del disturbo anoressico-bulimico, mettendo in particolare evidenza il ruolo del sintomo anoressico-bulimico nelle varie declinazioni psicotiche: schizofrenica, paranoica, melanconica.

 

 

Bibliografia:

 

AA. VV., (2000), Le psicosi, Annali della Sezione Clinica di Milano, Edizioni La vita Felice

ABA, (2004),  La psicosi nella cura dell’anoressia-bulimia, FrancoAngeli

D. Cosenza, (2004),  L’incontro con la psicosi nella cura dell’anoressia-bulimia, in ABA, La psicosi nella cura dell’anoressia-bulimia, FrancoAngeli.

F. De Saussure, (1986), Corso di linguistica generale, Laterza, Bari.

A. Di Ciaccia, M. Recalcati, (2000), Jacques Lacan, Bruno Mondadori, Milano.

S. Freud, Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia descritto autobiograficamente (Caso clinico del Presidente Schreber), in Opere, vol. VI, Boringhieri Torino.

S. Freud, Nevrosi e psicosi, in Opere, vol. IX, Boringhieri Torino.

J. Lacan, Il Seminario III. Le psicosi. Einaudi.

J. Lacan, Una questione preliminare a ogni possibile trattamento della psicosi, in Scritti, Einaudi.

J. Lacan, Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità, Eianudi.

J. Lacan, (2006), Seminario XXIII. Il sinthomo, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller (a cura di), La psicosi ordinaria, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller (a cura di), La conversazione di Antibes, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller (a cura di), La conversazione di Angers, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller (a cura di), La corversazione di Arcachon, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller (a cura di), La conversazione di Roma, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller, (2001), I paradigmi del godimento, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller, (1988), La lezione delle psicosi, in La Psicoanalisi, n. 4, Astrolabio, Roma.

Jacques-Alain Miller, (1988), Schizofrenia e paranoia, in La Psicoanalisi, n. 25, Astrolabio, Roma.

M. Recalcati, Per una clinica differenziale dell’anoressia-bulimia, in La Psicoanalisi,  n. 22, Astrolabio.

M. Recalcati, Clinica del vuoto, Franco Angeli.

A. Zenoni, La psicosi al di là del padre, Franco Angeli.

 

 

 

 

 

 

 

4 aprile

DISTURBI ALIMENTARI E NEVROSI

Clelia De Vita

 

La lezione si propone di partire con una panoramica sui vari tipi di organizzazione psichica, trattando le caratteristiche psicodinamiche delle nevrosi, psicosi, con particolare riferimento alle organizzazioni di tipo borderline: si evidenzierà come il disturbo alimentare, nella sua varietà, dalla restrizione alla bulimia, all’obesità, si coniughi con quadri diagnostici molto diversi tra loro.

In secondo luogo, a partire dal concetto di creazione sintomatica, quale risposta psichica, o psicosomatica, del soggetto all’angoscia, si esplorerà il sintomo alimentare nella sua specificità,; si farà, a tal proposito, riferimento alle formulazioni psicoanalitiche relative al concetto di pulsione, di conflitto, di relazione dinamica tra istanze psichiche, per dare conto della particolarità del sintomo alimentare quale crocevia tra lo psichico e il somatico.

Si tratterà, quindi, della relazione tra i due fattori di malattia, quello psichico e quello somatico, e di come sia necessario riconoscere, nel sintomo vissuto nel corpo, l’espressione di elementi psichici scissi che attraverso la terapia possono trovare traduzione simbolica ed elaborazione.

 

 

Bibliografia:

-Chasseguet-Smirgel, J. (2005), Il corpo come specchio del mondo, Cortina, Milano

-Debray, R., Dejours, Ch., Fedida, P. (2004), Psicopatologia dell’esperienza del corpo, Borla, Roma

-Freud, A. (1967) L’Io e i meccanismi di difesa, Martinella, Firenze

-Freud, S. (1915b) Pulsioni e loro destini, OSF, vol.8

-Freud, S. (1920), Al di là del principio di piacere, OSF, vol. 9

-McWilliams, N. (1999), La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, Roma

-Winnicott, D. W. (1995), Esplorzioni Psicoanalitiche, Cortina, Milano

-Winnicott, D.W. (1958), Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinella, Firenze 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 aprile

FEMMINILITA’ TRA NARCISISMO E MASOCHISMO

Clelia De Vita

 

Partendo dai concetti di identificazione e bisessualità psichica si esploreranno le caratteristiche dello sviluppo psichico della donna nel suo svolgersi dall’età infantile fino all’identità adulta. Attraverso i  contributi psicoanalitici di autrici quali la Godfrin e la Cosnier, che in anni recenti si sono occupate di approfondire le modalità trasmissione psichica della femminilità, si cercherà di far cogliere la complessità della relazione madre-figlia a partire dall’omosessualità primaria e nel dipanarsi dei successivi  movimenti identificatori.

Alcune esemplificazioni cliniche di pazienti con disturbi della condotta alimentare aiuteranno a  valutare la qualità del fallimento dello sviluppo psicosessuale: laddove, nei casi di normalità, l’identità femminile dovrebbe coincidere con l’integrazione del corpo sessuato e con la capacità di godimento autonomo dello stesso, in caso di patologia, al contrario, l’identificazione con le caratteristiche dell’oggetto genitoriale ed alcuni stili della relazione, tendono ad indirizzare verso un godimento pulsionale di tipo autoerotico e masochistico, intrappolando la ragazza in una modalità di relazione con il proprio corpo di tipo pregenitale.

 

 

 

 

Bibliografia:

-Chasseguet-Smirgel, J. (2005), Il corpo come specchio del mondo, Cortina, Milano

-Cosnier, J. (1990), Destini della femminilità, Borla, Roma

-Debray, R., Dejours, Ch., Fedida, P. (2004), Psicopatologia dell’esperienza del corpo, Borla, Roma

-Green, A. (1990), Il complesso di castrazione, Borla, Roma

-Green, A. (1992), Narcisismo di vita Narcisismo di morte, Borla, Roma

-Freud, A. (1967) L’Io e i meccanismi di difesa, Martinella, Firenze

-Freud, S. (1915b) Pulsioni e loro destini, OSF, vol.8

-Freud, S. (1920), Al di là del principio di piacere, OSF, vol. 9

-Freud, S. (1924a) Il problema economico del masochismo. OSF, vol.10

-Freud, S. (1931) sessualità femminile . OSF, vol. 11

-McWilliams, N. (1999), La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, Roma

-Winnicott, D. W. (1995), Esplorzioni Psicoanalitiche, Cortina, Milano

-Winnicott, D.W. (1958), Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinella, Firenze 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 aprile

PROCESSI DI SIMBOLIZZAZIONI NEI PAZIENTI CON DISTURBI ALIMENTARI

Sabina Traversa

 

La capacità di simbolizzare, ovvero di significare la realtà attraverso un’attività simbolica, è una funzione della mente molto importante per l’adattamento dell’individuo all’ambiente. Infatti, tale funzione ci permette di riconoscere, di pensare, di dare uno statuto mentale alle nostre emozioni e ai nostri affetti, evitandoci, così, il rischio di esserne internamente travolti e di agirli. Tutto ciò è alla base dei processi elaborativi della mente umana e della sua possibilità di trasformare affetti ed emozioni in qualcosa di rappresentabile e, perciò, di comunicabile, anche attraverso il linguaggio.

La lezione si propone di esplorare la strutturazione di questi processi in un’ottica psicoanalitica che, partendo dall’idea di un’unità psicosomatica, considera la formazione dello psichismo strettamente connessa ai processi biologici e fisiologici dell’organismo umano. Da ciò ne deriva che, per comprendere il funzionamento dello psichismo adulto, le sue difese, la sua capacità di elaborazione, non possiamo prescindere dallo studio dei prodromi dell’attività psichica. Prodromi che ci aiutano a riconoscere come molti dei processi difensivi e rappresentativi della nostra mente abbiano come modello originario il corpo e il suo funzionamento. Inoltre, lo studio di questi stadi protomentali, ci permetterà di ipotizzare che, alla base di alcuni meccanismi psicopatologici, in particolare dei disturbi alimentari, ci sia una fissazione a questi primi stadi di funzionamento. Tale fissazione farebbe fallire l’evoluzione dei processi di simbolizzazione relativamente ad alcune aree emozionali e affettive che diventano, perciò, irrappresentabili.

 

Bibliografia:

·       Abrham K., Sessualità infantile e teoria della libido (1907- 1913-1920-1923-1925), in “Opere”, Boringhieri, Torino 1975, vol.I

·       Baglioni L., Recalcati M., La domanda impossibile, Franco Angeli, Milano 2002

·       Bossola P. E., La psicosi nella cura dell’anoressia-bulimia, Franco Angeli, Milano 2004

·       Cosenza D., L’approccio psicoanalitico nella cura dell’anoressia-bulimia, Franco Angeli, Milano 2005

·       Cosenza D., Speranza A.M., La posizione dell’analista, Franco Angeli, Milano 2003

·       Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), in “Opere”, Boringhieri, Torino1972, vol.IV

- L’interpretazione dei sogni (1899), ibid., vol.III

- Il sogno (1900), ibid., vol.IV

- Introduzione al narcisismo (1914), ibid., vol.VII

- Ruolo della sessualità nell’etiologia delle nevrosi (1906), ibid., vol.V

- Carattere ed erotismo anale (1908), ibid., vol.V

- Osservazioni su di un caso di nevrosi ossessiva (Caso clinico dell’uomo dei topi) (1909),  ibid.,        vol.VI

- Dalla storia di una nevrosi infantile (Caso clinico dell’uomo dei lupi) (1914), ibid., vol.VII

- Trasformazioni pulsionali particolarmente dell’erotismo anale (1915), ibid., vol.VIII

- Lutto e melanconia (1917), bid., vol.VIII

- Aldilà del principio del piacere (1922), ibid., vol.IX

- L’organizzazione genitale infantile (1923), ibid., vol.IX

- La sessualità femminile (1931), ibid., vol.XI

- Pulsioni e loro destini (1915), ibid., vol.VIII

·       Gaddini E., Scitti, ed. Raffaello Cortina Editori, Milano, 1989

·       Grando G., Devastazione e masochismo femminile, Franco Angeli, 2002

·       Heimann P.,  Bambini non più bambini, (cap.12 Considerazioni sullo stdio anale), Borla

·       Imbasciati A., Sviluppo Psicosessuale e sviluppo cognitivo, Il Pensiero Scientifico Editore, 1993

- Origini e costruzioni dei processi di simbolizzazione. Inconscio e simbolopoiesi, Psycohomedia, 2007

·       Klein M., I primi stadi del conflitto edipico (1928), in “Scritti”, Boringhieri, Torino 1978

- L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io (1930), ibid.

- La picoanalisi dei bambini (1932), ibid.

- Contributo alla psicogenesi degli stati maniaco-depressivi (1935), ibid.

- Il complesso edipico alla luce delle angosce primitive (1945), ibid.

- Note su alcuni meccanismi schizoidi (1946), ibid.

- Alcune conclusioni toriche sulla vita emotiva del bambino nella prima infanzia (1952), ibid.

- Invidia e gratitudine (1957), Martinelli, Firenze 1969

- Amore, Odio e Riparazione (1937), Astrolabio, Roma 1969

·       Laplanche J, Pontalis J. B., Enciclopedia della psicoanalisi, Laterza, Bari, 1968

·       Milner M., Il ruolo dell’illusione nella formazione del simbolo, in  “Nuove vie della psicoanalisi”,  Il Saggiatore, Milano, 1994

·       M.Moreno, La dimensione simbolica, Marsilio Editori, Padova, 1973

·       Recalcati M., Corpo ostaggio, Borla, Roma1998

·       Recalcati M., De Clercq F., I casi gravi, Franco Angeli, Milano 2002

·       Winnicott D., Dalla pediatria alla psicoanalisi, ed. Martinelli, Firenze, 1975

- Gioco e realtà, ed. Armando, Roma, 1974

- Sviluppo affettivo e ambiente, ed. Armando, Roma, 1970