Y-FILES, INCREDIBILI MA FALSI UFO

di Fausto Gabrieli. Tratto dal Giornale dei Misteri.

DISCHI VOLANTI SUL CAMPIDOGLIO

Washington, D.C.

19, 26, 29 luglio 1952.

Per due week-end consecutivi, nel luglio del 1952, squadriglie di UFO sorvolarono di notte la capitale americana, e principalmente, il 26 luglio dalle ore 21, la cosiddetta no flying zone, la zona interdetta al volo (perché sede degli uffici governativi) di Washington: la Casa Bianca ed il Campidoglio. La loro comparsa fece scattare subito gli allarmi; vennero avvistati da piloti militari e rilevati da tre radar, che captarono dodici oggetti non identificati. Sconcertati, gli ufficiali dell’Aeronautica (USAF) ordinarono il decollo di caccia intercettori F-94, che non riuscirono però ad avvicinare gli UFO ma poterono limitarsi ad osservare a distanza le incredibili manovre che effettuavano. Uno dei piloti USAF decollati non segnalò gli intrusi che pure i radar indicavano nelle immediate vicinanze. Quello di un secondo F-94 riferì invece di avere avvistato, apparentemente ad una quindicina di chilometri di distanza, quattro misteriose fonti di luce. Non gli era stato possibile raggiungerle: sembrava impossibile superarle in velocità. Nel corso delle successive quattro ore i radaristi del National Airport, il personale dell’aeroporto, diversi piloti civili ed un gran numero di testimoni occasionali videro le misteriose luci nel cielo che, così come erano apparse, si dileguarono.

Già nella tarda serata del 19 luglio il National Airport aveva captato sette echi radar. Il controllore di traffico aereo Edward Nugent, incapace di identificare i misteriosi blip, aveva segnalato immediatamente le strane presenze al suo supervisore, Harry G. Barnes. Sarà questi che dichiarerà in seguito alla stampa che gli UFO si spostavano "ad una velocità compresa fra i 160 ed i 210 chilometri orari. I loro spostamenti non avevano nulla in comune con quelli di un aereo. Non seguivano una rotta prestabilita, non procedevano in formazione". La popolarissima rivista americana Life, nel commentare i primi avvistamenti, scrisse: "Per tutta la notte la fantomatica manifestazione proseguì. In genere gli oggetti sconosciuti sfrecciavano sullo schermo radar a caso, ma non appena su di esso appariva l’eco di un aereo civile, i blip si concentravano immancabilmente intorno".

Tutti i segnali radar furono controllati e gli strumenti giudicati funzionanti perfettamente; ma il 29 luglio, comprensibilmente preoccupata dal panico che il grave episodio aveva originato in seno all’opinione pubblica americana, l’USAF indisse una conferenza stampa e, per bocca del generale Samford, dichiarò che le immagini sul radar erano state causate da una inusuale inversione di temperatura e che gli UFO erano stati prodotti da luci al suolo che si erano riflesse in cielo.

Quella stessa notte Barnes rilevò per la terza volta gli UFO sugli schermi radar. Ma quella volta preferì non avvertire i comandi militari.

Dell’episodio, un caso bomba dell’ufologia, circola da anni una fotografia, che mostra una squadriglia di UFO sopra il palazzo del Campidoglio. Pubblicata in Italia da diverse specializzate ed utilizzata persino come copertina per una videocassetta UFO, essa è in realtà un abbaglio clamoroso. Nel 1988 l’ufologo spagnolo M. Borraz Aymerich, che disponeva della fotografia completa (solitamente essa viene stampata oculatamente tagliata), ha scoperto che gli UFO altro non sono che i riflessi sull’obiettivo di una serie di lampioni antistanti il Campidoglio. Tutte le luci dei lampioni dal basso convergono su un unico punto e da là si riflettono nella parte alta dell’obiettivo fotografico, generando così l’impressione di UFO nel cielo.

Il numero dei lampioni corrisponde esattamente al numero dei dischi luminosi fotografati. Un’immagine falsa illustra dunque da cinquant’anni un caso vero!

Fonti: "8 best-documented cases of UFOs", di William H. Spaulding in "The Book Of List 2" (Bantam, New York, 1980); P. Brookesmith, UFO the complete sightings catalogue, Blandford, Londra, 1995; "Escuadrillas de OVNIs ante el ojo de la camara", di M. Borraz Aymerich, in Cuadernos de ufologia (Santander, Spagna) 12-88; R. Jackson, UFOs, Apple Press, Londra, 1992; R. Pinotti, UFO visitatori da altrove, BUR, Milano, 1990.

Internet: http://members.tripod.com/~ ufocun/Ottocasi.txt ; http://www.kruger. it/zonax/pagine/inspiegabile. htm; http://www.ufo.it/testi/r20p47.htm.

INTERVISTA CON L'ALIENO

Base Area 51, Nevada (USA).

Marzo 1997.

Nel marzo del 1997 l'ufologo statunitense Sean Morton divulgava un filmato, trasmesso dalla tv americana nel corso del programma Strange Universe, a suo dire mostrante una intervista ad un l'alieno. Morton, noto negli ambienti ufologici per avere recuperato il filmato di presunti cloni alieni custoditi nella segretissima base militare Area 51 in Nevada (pellicola poi venduta al giornalista tedesco Michael Hesemann ed in Italia al programma "Misteri"), è un personaggio alquanto bizzarro, al centro di continue polemiche. Costui, che all’epoca lavorava con le televisioni e curava la realizzazione di documentari, nel 1991 si era fatto conoscere organizzando viaggi turistici nel perimetro esterno dell'Area 51. Fu in quel periodo che l'ufologo ebbe modo di fare amicizia con Jeff Broadstreet, un produttore televisivo che lo introdusse nel mondo dell'Home Video. Fu proprio quest'ultimo, secondo una versione di Morton, il primo a mostrargli uno straordinario documento, ribattezzato "Alien Interrogation", l'intervista con l'alieno.

Si tratta di un video VHS girato all'interno dell'Area 51. Le sequenze mostrano una stanza buia, in cui si scorgono le sagome di due uomini, presumibilmente un civile ed un militare, di spalle alla videocamera, seduti accanto ad un tavolo ricoperto di cavi, corde e microfoni. Su una parete si notano delle apparecchiature mediche, una delle quali sembra lampeggiare, come se stesse registrando i battiti di un cuore molto debole. Alla fine del tavolo, seduto, un Grigio dalla testa a pera, la pelle color arancio e gli occhi neri. L'alieno indossa una sorta di tuta; trema e sembra pieno di contusioni su tutto il cranio.

L'uomo in borghese sembra comunicare telepaticamente con la creatura. Lo si intuisce da come il primo sembra concentrarsi, portandosi le mani alla testa, con un gesto tipico dei sensitivi in fase di coscienza alterata. In quel momento l'essere ha un attacco di convulsioni, e una schiuma rossastra comincia a colargli dalla bocca. Il militare fa un gesto e subito nella stanza irrompono due medici in camice lungo. I due si tirano le mascherine sul viso e cominciano a visitare la creatura. Uno esamina gli occhi dell'alieno con una luce-stilo, l'altro gli deterge la bocca con della garza, poi vi infila un dito per farlo respirare.

Il filmato termina così; tutto si svolge in due minuti e quarantacinque (ma l'ufologo americano Robert Dean sostiene di averne visto una versione di almeno sette minuti e mezzo, alla fine del quale l'alieno viene inquadrato chiaramente. É fasciato ed imbracato in vita, e sta esalando l'ultimo respiro).

Nel nastro vi sono alcune scritte in sovrimpressione, la sigla DNI/27 ed un timer con giorno, ora, minuti e secondi. Sono quasi del tre del giorno quattro. Di che mese e di che anno non si sa. Secondo Morton e Broadstreet il filmato arriverebbe dall'Area 51. In questo caso il codice DNI starebbe per Department of Naval Intelligence, il Dipartimento spionistico della Marina che effettivamente gestisce l'Area 51. A trafugare la pellicola sarebbe stato un certo Victor, pseudonimo di uno dei tecnici che lavorerebbero a Dreamland. Costui, che sostiene che esistano centinaia di ore di registrazione di colloqui con alieni (e in tal caso la cifra sulla pellicola indicherebbe il lotto 27), ha dichiarato di essere stato lasciato, una volta, senza controllo per alcuni istanti. Poté dunque duplicare velocemente il film e, in qualche modo, portarlo fuori dalla base, in una borsa degli attrezzi. Non sapendo in seguito cosa fare della pellicola, Victor avrebbe deciso di venderla alle televisioni. Ottenne però diversi rifiuti, sino a che il nastro arrivò sulla scrivania di Jeff Broadstreet.

Questa è una prima versione. Secondo un'altra, basata su un'intervista del 13 marzo 1997 a Sean Morton, e circolata in Internet nel sito dell'ufologo Glenn Campbell (massimo esperto dell'Area 51), Morton avrebbe ricevuto il nastro da Victor, suo amico e confidente, e non da Broadstrett. "Essendo dunque amici, ritengo che Victor abbia gli stessi seri problemi di credibilità che ha Morton", ha commentato in Internet l'ufologo americano Joseph Yasinski.

Sia come sia, in seguito il nastro è stato acquistato da una società statunitense, la Rocket Pictures Home Video, che lo ha introdotto in un lungo video per l'acquisto del quale richiedeva la non modica cifra di centomila dollari. Alcune foto tratte dal video sono state presentate per la prima volta in Italia dal settimanale "Sorrisi e canzoni tv" e dal bimestrale di ufologia "Dossier alieni", che al caso ha dedicato una copertina. In seguito il video è stato recuperato dal contattista italiano Giorgio Bongiovanni, che ha dichiarato di averlo acquistato per duecento milioni, che lo ha donato a Mediaset. Uno special di "Inviato speciale" per Italia Uno, firmato dal giornalista Giorgio Medail, ha proiettato alcune sequenze il 17 gennaio 1998. In seguito la società di Home Video di Bongiovanni, la "Nonsiamosoli Video", ha realizzato una videocassetta, messa in vendita, intitolata "Area 51, il filmato di un alieno vivo".

Le polemiche sono presto esplose. Diversi ufologi come Whitley Strieber - il più celebre contattato dai Grigi - si sono scagliati contro Sean Morton, bollandolo come un personaggio folcloristico e New Age, peraltro affatto nuovo allo smercio di bufale cinematografiche. Maghi di effetti speciali quali gli statunitensi John Criswell e Rick Baker si sono detti in grado di ricostruire anche meglio il filmato, mediante trucchi; il fisico Luis Lopez ha liquidato la pellicola come falsa: i chiaroscuri sono posizionati a bell'apposta per nascondere il pupazzo mosso dai dottori. Ma altri hanno invece creduto all'autenticità della pellicola, come Robert Dean, che se ne è detto particolarmente colpito. La stessa storia, del resto, non sembrava priva di riscontri. Bob Lazar e Bill Uhouse, rispettivamente il discusso fisico che sostiene di avere lavorato per alcuni mesi nell'Area 51 ed uno dei tecnici della stessa, hanno confermato già da anni la presenza di un Grigio nella più segreta delle basi aeree statunitensi. La risposta definitiva all’enigma si è avuta nel 1998, ma in Italia non ne è giunta eco. L’ufologo tedesco Andreas Von Retyi, autore di un esplosivo report sull’Area 51 ("Geheimbasis Area 51"), ha rintracciato una foto del serial televisivo americano "Dark Skies", un B-movie fantascientifico americano (in Italia ne sono state trasmesse solo poche puntate, ad orari impossibili) e, in una scena mai utilizzata in fase di montaggio, ha individuato il pupazzo utilizzato per la sequenza dell’intervista. Nel suo libro Retyi mostra una foto in cui si vede uno dei tecnici per gli effetti speciali mentre manipola il pupazzo (che appare nell’episodio "Dark Skies - Beyond"), messo a confronto con un frame dell’intervista. La somiglianza è totale, addirittura sia il pupazzo che il Grigio di Morton hanno le stelle pupille bianche su cornea nera, che tanto avevano impressionato gli ufologi americani, conferendo drammaticità e sofferenza all’espressione del preteso essere extraterrestre. Per l’occasione, dunque, il falso era stato abilmente orchestrato a scopo di lucro.

Fonti: Area 51 il filmato di un alieno vivo, Nonsiamosoli Video, S.Elpidio a Mare, 1998; A. Lissoni in Annuario UFO 1997-98, Europress, Milano 1998; A. Von Retyi, Geheimbasis Area 51, Kopp editore, Rottenburg, 1998.

Internet: http://www.arpnet.it/ufo/ ufote121.htm; http: //www.ufomind.com/area51 /people/ morton/; http:// members.xoom. it/emaatzori/ ufovideo.htm.