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Con il termine di Architettura vogliamo indicare l' arte e la tecnica di ideare progettare e realizzare edifici e opere consimili di destinazione pratica o estetica.

Evoluzione dell'architettura: antichità e Medioevo


Se si può intendere per architettura l'attività volta alla modificazione dell'ambiente fisico in relazione alle esigenze esistenziali dell'uomo, si deve però subito sottolineare che l'architettura presenta un'intrinseca difficoltà di definizione, essendo molteplici e discordanti gli elementi che immediatamente o mediatamente concorrono alla sua essenza.

Più di tutte le altre arti, l'architettura ha subito le più disparate e apodittiche definizioni, per cui, al di là delle varie maniere di accostarsi al fenomeno architettonico, considerato volta per volta sotto gli attributi spaziali, costruttivi, magico-mitici, simbolici o puramente funzionali, sarà bene desumere dalla storia degli atteggiamenti della cultura estetica rispetto all'architettura una gamma molto varia di definizioni e interpretazioni. Lo spazio dedicato all'architettura dal pensiero estetico in generale e dalla trattatistica specialistica è notevolmente variato nelle diverse epoche. Si può dire che in tutta l'antichità, e per quasi tutto il Medioevo, l'idea centrale dell'estetica sia stata la ricerca dell'"a priori", del canone che tende a tipizzare leggi di ritmo e di armonia ritenute valide e riscontrabili in tutte le arti.

In Platone, se numerosi sono i richiami e le definizioni riguardanti pittura e scultura, scarso è l'interesse diretto per l'architettura. Egli postula nel Politico una concezione di a. teorica, il cui seguito si noterà solo molto più tardi. Con l'aristotelica "fondazione delle categorie", si fa strada una distinzione logica nella triade "bello, piacevole e sublime" alla quale si rifarà poi Vitruvio. Aristotele stesso però, pur escludendo dalle arti la manifestazione architettonica, le riconosce grande utilità e la dice «genere illuminato dalla ragione». Vitruvio è il primo autore che nella sua opera tratti esclusivamente di architettura, definendola attraverso la triade firmitas, utilitas, venustas: da queste tre caratteristiche discendono una serie di equivoci che si sono trascinati fino a tempi recenti. Si sono scritte storie dell'architettura esaltando la firmitas e si sono fatte storie della statica e della tettonica, relazionate a una serie di monumenti che presentavano solo alcune caratteristiche comuni. Al positivismo tecnicistico la firmitas è parsa la componente essenziale dell'architettura e sono stati quindi più ampiamente analizzati e valutati epoche ed edifici in cui la "tecnica", assumendo aspetti vistosi, è sembrata erroneamente matrice prima, confondendo l'avanzamento della tecnologia con i valori globali dell'edificio. Dalla utilitas discende l'equivoco di un'architettura totalmente asservita alle leggi funzionali, tanto da far dire all'Algarotti: «Niuna cosa... mettersi idee in rappresentazione, che non sia anche veramente in funzione». Storie di forme, di simboli, di trattamenti cromatici e luministici, di ritmi, di rispondenze numeriche e proporzionali sono quelle che provengono dall'esaltazione della venustas. L'architettura, come argomento di speculazione estetica, non suggerisce molto al pensiero medievale, tanto da esser posta fra le artes mechanicae, accanto all'agricoltura e alla nautica. Nel sec. IV, attraverso l'opera di Sant'Agostino, si va configurando il mito di una "architettura teorica" che viene definito legando la prassi «a canoni superiori e a concezioni aprioristiche dei principi compositivi» (Schlosser). Non si troveranno richiami diretti all'architettura in San Tommaso o nei filosofi della scuola di Chartres, ma Panofsky (Gothic Architecture and Scolasticism, 1956) ha dimostrato che i maestri delle cattedrali gotiche, pur non avendo letto i testi degli scolastici, partono tuttavia da comuni "meccanismi di pensiero". Oltre a queste concezioni la speculazione medievale si rivolge all'inventariare monumenti e tesori più per i loro valori storici e materici che non per la consistenza artistica.

 

Evoluzione dell'architettura: dall'Umanesimo all'Illuminismo


Le teorie e la storiografia architettoniche trovano nella trattatistica dei sec. XV e XVI uno dei momenti più fervidi e fecondi. Leon Battista Alberti (De re aedificatoria) antepone a qualsiasi definizione dell'architettura il suo valore sociale, dando particolare importanza alla figura dell'architetto, non più l'operarius medievale, bensì colui che «saprà con l'opera recare a fine tutte quelle cose, le quali si possono con grande dignità accomodare benissimo all'uso degli huomini».

Francesco di Giorgio Martini riporta tutta la sua conoscenza e il suo impegno morale nell'esperienza dell'architettura, anche se nel redigere il suo trattato (1482) asserisce non esservi autorità più valida di Vitruvio.

Nel Cinquecento, e soprattutto nella seconda metà del secolo, la diffusione universale della trattatistica e i canoni da essa fissati saranno determinanti per il modo di intendere e fare architettura. Basterà qui ricordare le due vie intraprese dalla cultura: da un lato l'istituzionalizzazione del lessico architettonico, dall'altro l'esplorazione curiosa e inquieta dei margini di eresia permessi da tale lessico. Alla prima via si riallaccia la concezione vignolesca, alla seconda quella del Serlio. Un posto a parte occupa Palladio, che chiude la schiera dei grandi trattatisti italiani e invita a una lettura della sua produzione e dell'antichità «nell'unico modo possibile per un atto soggettivo che voglia... porsi come modello di comportamento: in un manifesto fondato sull'esperienza personale di progettazione» (Tafuri).

Durante il Seicento, nel clima aulico-celebrativo del barocco, assistiamo, particolarmente in Francia, con le grandi sistemazioni linguistiche di Blondel e Perrault, alla definizione di una "grammatica generale" e quindi di un «sistema di significati connessi con l'architettura in relazione a coloro che li fondano. La psicologia, la società, l'uomo, entrano a far parte dei ragionamenti sull'architettura» (Tafuri). Le accademie sosterranno, a cavallo dei sec. XVII e XVIII, che le qualità dell'architettura dovranno essere "nobile semplicità e convenienza". È solo inoltrandosi nel Settecento che si va delineando, con la ricerca della "verità" e della naturalezza in architettura, un atteggiamento tipicamente illuminista (cfr. l'affermazione di C. Lodoli, che dice essere l'architettura «scienza pratica e diretta a stabilire con raziocinio il buon uso delle proporzioni e degli artefatti»). Il Lodoli, insieme a Lomazzo e a Viollet-le-Duc, è il massimo sostenitore della derivazione del bello dalla utilitas. F. Milizia, sostenitore del gusto neoclassico, più che definizioni di architettura fornisce giudizi basati su una violenta e dispregiativa avversione per il barocco: assieme a Winckelmann e a Mengs, definisce gli ideali dell'arte accademica della fine del Settecento.

 

Evoluzione dell'architettura: Otto e Novecento


Nella cultura ottocentesca, prima romantica e poi positivistica, l'architettura sarà intesa come manifestazione atta a rappresentare le istanze etico-religiose della civiltà cristiana o la nascita delle nazionalità. La più vistosa conseguenza del Romanticismo fu, inizialmente in Inghilterra e poi nel resto d'Europa, il neogotico. Pugin afferma nei Contrasts (1836) e nei True Principles of Pointed or Christian Architecture (1841) una più forte validità del gotico rispetto al "greco", per il valore etico-religioso della matrice cristiana (anche per Ruskin è la sensibilità morale che lo spinge a farsi sostenitore del gotico). Più approfonditi studi e interpretazioni della "strutturalità" gotica compie Viollet-le-Duc, nel tentativo di rendere operante la sua lettura del passato, con un processo di «attualizzazione della storia, per renderla duttile strumento di azione» (Tafuri). G. Semper ha dato, in clima positivista «valore generale e pretesa estetica all'interpretazione tecnica» (Zevi).

È solamente alla fine dell'Ottocento che la speculazione estetica sull'architettura, reagendo al positivismo, individua con la teoria della Raumgestaltung un modo nuovo di definire l'architettura, sottolineandone il significato spaziale. Per la Raumgestaltung, definita da Schmarsow, Sörgel e Adler, il compito è il ritrovamento di una definizione oggettiva dello spazio architettonico. Uno dei compiti più gravosi della storiografia contemporanea è stato quello di «riportare l'interpretazione spaziale dal limbo della categoria superpersonale alla concretezza storica, agli architetti e alle loro specifiche opere» (Zevi). Diamo ora alcuni cenni sui temi attualmente affrontati dal pensiero sull'architettura. Le scuole semantiche americane e i contributi di Plebe, Anceschi, Pagliaro e Garroni denunciano la crisi dell'estetica tradizionalmente intesa e propongono di fronte all'architettura un atteggiamento storicistico che vuol determinare volta per volta un ambito variabile per lo studio dei problemi. Da molte parti viene sollevata l'esigenza di un recupero di rigore nella teorizzazione dell'architettura. La critica anglosassone, con Collins, Alexander, Asimow, e alcuni teorici italiani, quali A. Rossi e G. Grassi, pongono come istanza la ricerca di una nuova istituzionalità del linguaggio architettonico e il problema del controllo dell'immagine nel contesto sociale. Più recentemente alcune correnti strutturaliste hanno auspicato la scissione fra storia e critica dell'architettura (cfr. C. H. Norberg-Schulz). Anche nell'ambito dello storicismo si nota l'accoglimento di alcuni particolari temi dello strutturalismo negli studi di G. C. Argan, C. Brandi, R. De Fusco. Alla sempre più grave e avvertita crisi dell'architettura come disciplina progettuale ha corrisposto negli ultimi decenni un sempre maggior approfondimento dell'analisi storica, con nuovi illuminanti recuperi dei fenomeni del passato. «Il libro di storia dell'architettura accanto al tecnigrafo sul tavolo da disegno non è soltanto una brillante immagine inventata dalla critica per raffigurare la condizione presente, ma è un preciso riferimento ad una nuova dimensione della cultura, intervenuta con maggior convinzione in questi anni ad illuminare il campo della ricerca progettuale» (Dardi).

 

 

 
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