Ricerca effettuata da Doriana Vencia
STORIA DEI CASALI DALLA FONDAZIONE AL 1459
Scriveva Gabriele Barrio, erudito
del '500, che il territorio cosentino contava circa cento borghi,
molti per grandezza uguali a villaggi, divisi in ventidue Baglive
(la Bagliva era la giurisdizione fiscale introdotta al tempo dei
Normanni). Quei borghi, in parte scomparsi, formano oggi i comuni
dell'hinterland cosentino, i Casali del Manco e del Destro: tra
questi Spezzano Piccolo.
L'opinione prevalente degli storici collega l'origine dei Casali
all'occupazione saracena della seconda metà del X secolo,
quando gran parte della popolazione di Cosenza, dai Saraceni
saccheggiata e messa a fuoco, cercò rifugio nelle campagne. Non
manca, tuttavia, chi pensa ad una origine più antica, precedente
la nascita di Cristo, come testimonierebbero alcuni rinvenimenti
nei territori di Altilia e Grimaldi, il sepolcreto di età
prevolgare di contrada Morelli, le monete di argento databili tra
il VI e il V sec. a.c. rinvenute a S. Stefano di Rogliano. Del
resto, anche chi ne colloca l'origine tra il 975 e il 986 parla,
per alcuni borghi, di "ripopolamento"; in effetti, l'ubicazione di villaggi tra i 400
e gli 800 metri sul livello del mare. è fenomeno conosciuto in tutta l'area del
Mediterraneo, spiegabile con la necessità di sfuggire alla
malaria (che interessava le zone sotto i 400 metri) e di trovare
il foraggio per le bestie. Comunque sia, scongiurato il pericolo
delle invasioni turche e iniziata la ricostruzione di Cosenza,
non vi fu quel riflusso verso la città che ci si sarebbe potuti
aspettare e i Casali rimasero, distinguendosi dai casali delle
altre città calabresi per "un'omogeneità ed identità più
storico-antropologica che geografico-territoriale" Essi furono sempre considerati come "quartieri
della città -madre" di cui hanno seguito le
vicende, causa una solidarietà di interessi mai smentita. Ed
infatti i Casali sono stati, come spesso si è sottolineato, la
cerniera tra Cosenza e le immense risorse della Sila.
Già ai tempi di Agatocle di Siracusa il legname della Sila
veniva utilizzato per le costruzioni navali e notevole era la
produzione di pece, cui si ricollega il mito di Silvano, secondo la tradizione
figlio del Crati. Si ritiene che la Sila, "sin da' tempi mitici",
fosse demanio dei cosentini. I Bruzi , nel sottomettersi
spontaneamente ai Romani, cedettero loro metà dell'Agro silano che il Questore
romano dava a colonia, dietro pagamento di una decima in animali lanuti. Cesare
impose che i terreni venissero divisi tra privati e che la città pagasse dei
canoni annui da riscuotere presso i possessori dei terreni: La divisione fatta
da Giulio Cesare è il primo titolo che abbiano i proprietari sulla metà della
Sila che era di regio demanio. Le successive concessioni degli Svevi e degli
Angioni riguardarono, dunque, quella parte della metà transatta dai Bruzi
che, non essendo stata venduta ai privati, fu amministrata nell'interesse dello
Stato. Nel XVI secolo iniziò l'occupazione abusiva del territorio silano,
L'usurpazione dei comuni (quelle terre su cui i cittadini esercitavano gli usi
civici senza pagare alcuna prestazione) è fenomeno, comune a tutta l'Europa,
che accompagna la scomparsa del potere feudale. Mentre nel resto d'Europa a
questa "privatizzazione" segue l'inizio di un miglioramento delle
condizioni delle popolazioni, nella realtà silana, al contrario, si registra un
regresso. Del resto, per quanto riguarda Cosenza e i Casali, di vera e propria
feudalità non si è mai potuto parlare, ma piuttosto di territori
tradizionalmente demaniali con enclavi feudali, "organismi e strutture che,
pur nella pienezza della loro qualità feudale, presentavano tuttavia delle
peculiari caratteristiche, perché o limitati nel tempo o nello
spazio"
La storia dei Casali (e, quindi, di Spezzano Piccolo) coincide con la storia di
Cosenza e delle sue dominazioni. Ai saccheggi e alle incursioni saracene che,
abbiamo visto, sono considerate dai più la causa della nascita dei Casali,
segue il dominio normanno e la nascita del Regno di Sicilia. I principi normanni
sono dipinti da Goffredo Malaterra come uomini avidi, scaltri e violenti. Alla
morte di Federico II di Svevia il regno passa a Carlo d'Angiò, che vince in
battaglia a Benevento il figlio di Federico. Il malgoverno e il rigore eccessivo
portano non poche rivolte, tra cui quella dei Vespri siciliani a seguito della
quale il regno è diviso tra Napoli, che rimane agli Angioini e la Sicilia,
passata a Pietro d'Aragona. Gli Aragonesi nel 1416, con Alfonso V, estesero
anche a Napoli il loro Regno. Durante questi secoli l'unica frattura tra Cosenza
e i Casali fu quella del 1459, quando i contadini dei Casali si ribellarono a
Ferrante d'Aragona a causa della pesante politica fiscale. Testimonia un anonimo
scrittore del Seicento: "Innumerevoli erano i casali e le terre dove gli
uomini erano costretti a pagare 15 o 18 ducati a testa, quando la maggior parte
dei cittadini non avevano o non possedevano che la vita, che sottoposta a
continua fatica non traeva un reddito maggiore di quello che gli necessitava per
la sopravvivenza".
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N.B. Questa breve storia è stata tratta dal CD
"Origine, storia, personaggi, immagini di Spezzano Piccolo"