Internet, le nuove professioni ad essa collegate, e ,più in generale, l’onnipresenza dei Personal computer, ci hanno suggerito di analizzare, come primo argomento, la sicurezza ai videoterminali.
Una premessa è d’obbligo: intenderemo qui con operazioni al VDT tutte le operazioni e tutti i ruoli che comportano l’uso di elaboratori elettronici, dal manager che vede un PC mezz’ora al giorno, all’addetto data entry che invece vive più con il PC (o con il terminale) che con la famiglia, dall’impiegato all’addetto agli scanner dei supermercati. Dunque il lavoro al VDT nell’accezione più ampia del termine.
Cominciamo col dire che i VDT, apparentemente innocui, nascondono diverse insidie per la salute degli operatori, alcune delle quali pressoché ignorate. Per essere più precisi diremo che il VDT in sé è quasi del tutto innocuo, mentre è l’uso scorretto che comporta dei rischi, anche seri.
L’analisi del problema non è affatto semplice. Molto schematicamente, diremo che i rischi per l’OPERATORE connessi con l’uso della MACCHINA parte di una POSTAZIONE inserita in un AMBIENTE DI LAVORO, sono principalmente: disturbi muscolari, disturbi visivi, disturbi psicologici, rischio elettrico/di incendio.
I disturbi muscolari sono connessi con la prolungata permanenza in una posizione, che nella maggior parte dei casi è scomoda. Questo porta ad assumere posture scorrette, solo apparentemente di riposo, che alla lunga risultano nocive per la salute. Particolare importanza rivestono a nostro avviso i PC portatili, tanto diffusi negli ultimi anni, poiché molto spesso costringono a posizioni assolutamente inadeguate, in particolare nell’uso in luoghi insoliti (treni, auto, presso i clienti, in sale d’attesa etc…). I problemi muscolo/scheletrici sono forse tra gli aspetti più noti del problema, ma non certo gli unici, e forse non i più importanti. (Probabilmente il problema fisico, essendo legato molto alla scrivania piuttosto che al VDT, è il più diffuso e conosciuto, anche se non per questo è maggiore l’attenzione che viene prestata alla prevenzione).
I disturbi visivi derivano dal prestare attenzione troppo a lungo ad un oggetto molto vicino. NON È VERO invece che il VDT danneggia di per sé gli occhi. La concentrazione comporta di affaticamento, ed è accentuata dall’inadeguatezza del mezzo elettronico (il monitor), dalla posizione errata degli oggetti (monitor e documenti), dall’illuminazione errata dell’ufficio. È l’affaticamento, che può comportare disturbi che a loro volta possono aggravare patologie esistenti (curate, curate male o del tutto trascurate) oppure originare le suddette patologie in soggetti inizialmente sani. Per questo è importante che siano effettuate delle pause nell’uso dei VDT (15-20 minuti ogni due ore almeno).
I disturbi psicologici connessi con i VDT sono i più subdoli, se così si può dire, senz’altro i meno noti. Sono causati da tutti i fattori già descritti, ed accentuati dalla condizione dell’operatore, che può essere più o meno soggetto a stress per esempio. La letteratura specializzata analizza tre fattori principali: lo STRESS (inteso come pressione su un soggetto esposto a carichi di lavoro intensi), la MOTIVAZIONE (al proseguimento del lavoro), la FRUSTRAZIONE. Tali fenomeni sono maggiormente sentiti da operatori con minore "predisposizione" (all’uso di apparecchiature), e da tutti coloro che "rifiutano il VDT". Gli aspetti più immediati di questi fenomeni sono l’isolamento del singolo, la sua astrazione dall’ambiente ufficio, la somatizzazione dello stress. Tutto ciò espone l’addetto VDT anche a disagi nella vita privata, ed aumenta i rischi di operazioni (come la guida), di per se pericolose. Il caso limite è che venga minata seriamente la stabilità mentale dell’operatore. Il problema psicologico tuttavia è il più delicato, è non è questa la sede adatta per approfondire.
I rischi di tipo elettrico, che possono evolvere in rischi d’incendio, sono gli unici che riguardano l’intero ambiente di lavoro e tutti coloro che sono presenti. I casi più tipici sono i corto circuiti e gli shock elettrici, ed entrambi sono connessi solitamente con le prese a spina delle apparecchiature (prese che diventano triple, quadruple o peggio, prolunghe home made, cavi che attraversano interi ambienti etc…). Possono però essere causati anche da errori di progettazione, o dal sovraccarico delle linee per l’aggiunta di nuove macchine, per l’aumento indiscriminato delle postazioni, per l’inadeguatezza delle protezioni e così via.
L’abbattimento del rischio: come sempre l’arma migliore è la prevenzione, da effettuare con un’attenta fase di progettazione del sito, e poi con la sensibilizzazione del personale. L’ambiente di lavoro, le singole postazioni e le singole stazioni devono essere progettate tenendo conto di tutti i fattori precedentemente discussi.
I rischi muscolo/scheletrici possono essere abbattuti solo dall’operatore, che deve curare la posizione, rispettare le pause ed i tempi di lavoro, eseguire esercizi volti a bilanciare l’azione del "VDT"
Analogamente per i disturbi visivi è necessario evitare le posture scorrette, comunicare ai responsabili la presenza di fastidi o impedimenti, sottoporsi alle visite mediche prescritte.
Il rischio psicologico, come detto è l’argomento più delicato. Non può essere trattato genericamente, ma il rischio va analizzato caso per caso. Si rimanda pertanto alla letteratura specialistica, e soprattutto ai colloqui con i Medici competenti ed alle analisi preventive dei cicli di lavoro.
L’abbattimento dei rischi elettrici è legato alla progettazione e manutenzione degli impianti, ed alla sensibilizzazione del personale.
Di seguito elenchiamo le caratteristiche dei vari componenti del posto di lavoro, relativamente ad una postazione PC da ufficio, tutti i dati possono essere facilmente adattati ai casi particolari.
La postazione PC:
Tavolo: è bene che non sia troppo alto (75/80 cm), o che sia almeno dotato di piano estraibile ad altezza corretta. La superficie del piano deve essere ampia abbastanza da consentire la disposizione degli apparecchi (PC, monitor, stampante, scanner, tastiera) e dei documenti eventualmente necessari. Per questi ultimi è opportuno l’uso di leggii regolabili (copiatura). In funzione del tipo di lavoro, è opportuno che ci siano cassetti e contenitori a portata di mano, come pure ripiani e/o librerie. Importante è lo spazio intorno alla postazione, che deve consentire di muoversi agevolmente da e verso la stazione PC. Molti dei tavoli in commercio, non sono idonei all’uso, in particolare con monitor molto grandi. In questi casi, infatti, tastiera e monitor devono essere sullo stesso piano, o allo stesso livello, per consentire la posizione corretta.
Sedia: deve essere munita di piede a 5 razze con rotelle, regolabile in altezza, con sedile reclinabile, regolabile a sua volta in altezza ed inclinazione. Importanti i braccioli. L’imbottitura deve avere spessore sufficiente, e tappezzeria preferibilmente di stoffa.
PC: deve avere caratteristiche "informatiche" adatte al tipo di uso. L’operatore deve conoscere bene il software che deve essere il più possibile semplice e commisurato alle esigenze del lavoro. La macchina in se deve essere dotata di marchio CE relativo all’intero sistema, e non solo ai singoli componenti (schede, drive etc…). Il monitor deve avere dimensioni adeguate alla tipologia d’uso della macchina, deve essere posizionato a distanza di 60/70 cm dall’operatore, leggermente più in basso rispetto ai suoi occhi e inclinato leggermente in avanti. Consigliabile che sia di buona marca, che fornisca un’immagine nitida e stabile, e che rispetti gli standard di emissione (TCO etc…).Luminosità e contrasto sono essenziali, devono essere sufficienti e regolabili.
La tastiera deve essere costruita in materiale poco riflettente, con i caratteri ben visibili. Consigliabile l’uso di poggiapolsi. Il mouse va posizionato accanto alla tastiera deve essere anch’esso di buona marca. Il cavo non deve essere troppo corto, non deve essere d’intralcio e non deve impigliarsi. Per le periferiche, vale quanto detto circa la marcatura CE. Se molto usati, scanner tavolette grafiche etc… devono essere sempre a portata di mano, senza costringere l’operatore a posizioni forzate, a chinarsi sotto ripiani, tavoli etc…
Alimentazione del sistema: la macchina deve essere alimentata preferibilmente da un quadretto prese, posto accanto alla scrivania. Il quadretto deve essere dotato di interruttori automatici, possibilmente di tipo differenziale (classe apposita per macchine elettroniche). I cavi di alimentazione non devono essere lasciati per terra, ne devono intralciare il passaggio od i movimenti nella postazione stessa (no cavi sotto la sedia, sotto la scrivania). In casi particolari si possono dotare le scrivanie di canali portacavi, ma bisogna prestare attenzione al rischi di corto circuiti. In alternativa al quadretto prese si possono utilizzare prese multiple di tipo apposito con interruttore di comando, ma in questo caso bisogna studiare attentamente la posizione della presa e della postazione per non creare ulteriori pericoli (ed anche per evitare black out continui).
La Posizione corretta: è importantissima, perché da essa dipendono la salute, il comfort, e, in ultimo, il rendimento. L’operatore deve essere seduto in una posizione naturale, con i piedi poggiati a terra (o su poggiapiedi) comodamente. Il busto deve essere quasi eretto, sorretto dallo schienale, la testa leggermente chinata in avanti. Le braccia devono essere quasi verticali, e gli avambracci quasi orizzontali. In questa posizione l’intera area operativa deve essere visibile e raggiungibile, il monitor più in basso della testa, le periferiche a portata di mano.
L’ambiente di lavoro: ovviamente influisce sul lavoro del singolo dal punto di vista della salute in particolare. Nella maggior parte dei casi l’operatore VDT ha bisogno di silenzio per lavorare correttamente, ma sono altrettanto importanti la temperatura, la ventilazione, l’illuminazione ed i comfort aggiuntivi (macchine per il caffè, bar o mensa aziendale, luoghi di pausa). Un ambiente di lavoro accogliente, anche per quanto detto circa i disturbi psicologici, facilita in fin dei conti il lavoro e previene anche i rischi.
Il clima in ufficio: in questo caso le direttive sono le stesse valide per gli uffici in generale. La temperatura non deve essere troppo alta ne troppo bassa. Sono opportuni sistemi di condizionamento, che consentano di adeguare la temperatura sia in estate che in inverno, ma è importante che le macchine tengano sotto controllo anche l’umidità in ambiente (umidità relativa 40-60%) e che non siano rumorose.
La ventilazione deve essere garantita dalle aperture o da sistemi di circolazione forzata dell’aria, che consentano ricambi d’aria sufficienti, senza creare correnti fastidiose (velocità 0,1-0,3 m/s). Il ricambio d’aria ottimale è 30-40 mc h/persona.
L’illuminazione merita considerazioni un po’ più dettagliate. Bisogna intanto distinguere tra illuminazione naturale ed artificiale. Gli ambienti di lavoro (DPR 303/56) dovrebbero essere illuminati in prevalenza naturalmente, ma di fatto negli uffici non è sufficiente la luce dall’esterno. Pertanto nella maggior parte dei casi bisogna ricorrere a sistemi di illuminazione artificiale. In questo caso bisogna prestare particolare attenzione ai riflessi ed agli abbagliamenti. In particolare sono da evitare luminanze superiori a 200 cd/mq oltre un angolo di 45° sulla verticale. Esistono appositi apparecchi illuminanti, con diffusori parabolici studiati per ridurre il problema dell’abbagliamento. In ogni caso è bene affidarsi a progettisti ed installatori qualificati. Le macchine devono comunque essere lontane dalle finestre, che non devono mai essere parallele ai monitor (al più ortogonali). Inoltre i monitor non devono essere sulla verticale dei corpi illuminanti a soffitto ma tra due file successive. Il livello di illuminamento non deve essere eccessivo, e deve garantire un buon contrasto tra monitor ed ambiente circostante.
Come in ogni ambiente di lavoro è bene, anche nei casi in cui non sia obbligatorio, installare corpi illuminanti di sicurezza per consentire l’abbandono rapido ed ordinato dei locali in casi di emergenza