MEMORIE  DI  GUERRA

Un ragazzo di scuola media, Andrea Mureddu, propone, attraverso i ricordi della madre l'esperienza vissuta dal nonno durante la 2^ Guerra Mondiale.
Mio nonno Antonio Deligios nacque  a Calangianus il 20 ottobre del 1918.
La famiglia, benché trapiantata da diverso tempo in Gallura, era originaria  di Villanova Monteleone.
Il cognome, nella forma originaria  De Liios e' attestato nel Condaghe di San Nicola di Trullas;
I condaghe erano  i registri contabili delle abbazie medievali site in Sardegna e questo risale al dodicesimo secolo dopo Cristo facendo comprendere che l'origine della famiglia di mio nonno è antichissima e propriamente sarda.
Mio nonno, come tanti nella Sardegna povera degli anni '30, conobbe subito le fatiche del lavoro e, ancora bambino, dovette svolgere lavori in campagna, magari per ripagare con l'attività di bracciante una parcella medica perché a quei tempi circolava poco denaro e per pagare una medicina od una visita  del dottore si offrivano non soldi, ma ore di lavoro nelle vigne e nei campi del dottore o del farmacista che appartenevano a famiglie benestanti che possedevano terreni e bestiame.
Nonostante questa vita faticosa, mio nonno riuscì a compiere gli studi fino alla quinta elementare, che allora equivaleva alla nostra terza media e che, per quei tempi, era un traguardo ragguardevole perché non tutti riuscivano ad arrivare alla quinta.
Come se non bastasse quella povera vita, altre disgrazie si addensavano. Cioè la guerra che insanguinò il mondo dal 1939 al 1945.
Mio nonno (numero di matricola 2292 del distretto militare di Sassari) venne inviato ad Aqui Terme per l'addestramento e, in forza al 123 gruppo artiglieria di corpo d'armata, partecipò dall' 11 giugno  1940 al 25 giugno del medesimo anno, col grado di caporale, alle operazioni di guerra svoltesi contro la Francia alla frontiera alpino-occidentale; fu lì nelle Alpi che imparò a sciare, anche se poi non ebbe più la possibilità di proseguire quest'attività.
Dopo la resa della Francia, il 123 gruppo rimase inattivo finché, dopo la dichiarazione di guerra all'Unione Sovietica, fu spedito in Russia. Mio nonno partì il 22 giugno del 1942. Dai racconti che sento dai miei famigliari, nonno Antonio affrontò con serenità la guerra pur riconoscendone la brutalità e l'idiozia.
Tre cose gli rimasero impresse nei mesi trascorsi tra i combattimenti: la sirena amica degli Stukas e l' ululato delle Katiusce russe. Ma l'episodio che più lo emozionò fu quando, mentre dormiva accanto al suo trattore, venne scosso nel sonno da una brutta manata; si svegliò di sobbalzo e vide davanti a sé suo fratello Giovanni  anche lui al fronte coi bersaglieri, medaglia di bronzo al valore militare; i due fratelli non sapevano niente l'uno dell'altro fino a quel giorno: se l' altro fosse vivo o morto, ferito, disperso. Così era la guerra: si abbracciarono e piansero.
La guerra aveva strappato alla famiglia di mia bisnonna tutti gli uomini adulti: mio bisnonno e il figlio maggiore, Francesco, erano in Africa (e furono catturati dagli anglo-americani subendo i patimenti della prigionia).
Mio nonno e suo fratello minore in Russia. Mia bisnonna doveva badare da sola agli altri sei figli in tenera età.
Per mio nonno la guerra contro la Russia terminò il 20 Dicembre 1942 quando venne ferito alla spalla probabilmente da una scheggia di quelle temibili katiusce che seminavano il panico e la morte tra le truppe tedesche e i loro alleati. Fu rimpatriato con un treno ospedale e fra tanta disgrazia (la scheggia non gli fu mai rimossa e godette, se così si può dire, di una pensione vitalizia (doc.)in quanto invalido di guerra) si può dire che ebbe fortuna perché l'armata italiana in Russia fu decimata dalla controffensiva russa e centomila italiani non tornarono a casa e lui fu ferito proprio agli inizi di questo attacco quando ancora funzionavano i treni ed i collegamenti.
Fu curato all'ospedale militare di Merano da dove fu dimesso il 23-01-1943 ed ebbe una licenza di convalescenza di 80 giorni.
Nei racconti di mio nonno, il periodo che va dal 16 aprile 1943 al 18 settembre del 43, quando fu mobilitato nella batteria  Cugnana con cannoni da 149/12, fu quasi felice. La guerra in Sardegna era praticamente conclusa: i tedeschi se n'erano andati e la preoccupazione principale dei soldati in servizio in quello splendido angolo di mondo che poi diventò la Costa Smeralda fu quella di integrare la dieta militare con sostanziosi "espropri" nelle vigne e negli orti della zona oppure accettare gli inviti a pranzo che i generosi pastori degli stazzi offrivano ai militari. Mio nonno raccontava sempre, ad esempio, delle grandi mangiate di miciuratu (lo Yogurt) che veniva offerto agli ospiti.
La guerra finì (foglio di congedo)e la famiglia di mio nonno fu finalmente riunita dopo anni di separazione.
Dopo una guerra, si sa, ricominciare una nuova vita dopo le distruzioni, i lutti, le devastazioni morali e materiali che ha provocato è una cosa molto difficile, ma a Calangianus, per fortuna, il lavoro non mancava grazie alle fabbriche per la lavorazione del sughero e fu in una di queste, allora la più grande d'Italia, che mio nonno fu assunto.
In questi primi anni del dopo guerra, successero due eventi che certo piacquero a mio nonno.
Il primo, il più importante, quello che cambiò la sua vita, accadde nel 1949 quando, accompagnando il suo datore di lavoro a San Teodoro, allora un povero villaggio, oggi  una rinomata località turistica, conobbe e si innamorò di mia nonna che sposò l'ultimo giorno del 1950, una unione che ha dato tre figli e cinque nipoti.
Il secondo evento, che certamente piacque a mio nonno fu la concessione il 23 gennaio 1956 della Croce al Merito di Guerra n 39.688 del registro delle concessioni, riconoscimento ufficiale delle vicissitudini patite nella 2^ guerra mondiale.
Nel 1958, in dicembre, la vita di mio nonno ebbe un'altra svolta: diventò guardia municipale, come si diceva allora, cioè vigile urbano; non più in continente lontano da casa, ma nel suo paese, con un lavoro decoroso, e vicino alla sua adorata famiglia.
Visse ben voluto; in seguito a complicazioni sorte dopo una operazione chirurgica, se ne andò il 21 dicembre del 1988 lasciando la famiglia nel dolore, ma anche nell'esempio di una vita sofferta, sì, combattuta, ma onesta.
Quando ascolto questi racconti di un tempo che non ho conosciuto, queste storie di povertà, di guerra, di sacrifici, penso a quanto io sia stato fortunato a vivere oggi che abbiamo il benessere; ma questo benessere ci è stato dato da uomini come mio nonno che hanno lottato, sofferto e lavorato per darci un futuro e un mondo migliore.

Tempio 7,GIUGNO,1999 
              Andrea Mureddu



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