· Idea di Teatro - Laboratorio permanente e teatro: un binario inscindibile
Il Teatro Studio segue
il percorso indicato dalla migliore tradizione del teatro contemporaneo,
vedi Grotowsky, Barba, Brook e quant'altri abbiano fatto dell' approfondimento
pedagogico, della ricerca espressiva, del lavoro di gruppo, del
laboratorio come allenamento permanente non solo la condizione sine
qua non per essere attori, ma il mezzo indispensabile per la creazione,
la realizzazione, la messa in scena dei propri spettacoli.
Il Teatro Studio è infatti lo spazio del gioco e della ricerca pura;
è il luogo in cui si disimparano gli schemi rigidi del piano fisico
e mentale e si imparano i propri limiti e le proprie potenzialità
espressive, andando a "scolpire la materia per tirarne fuori
la vera forma". Per fare questo è importante affidarsi al movimento
naturale, all'improvvisazione, alla scoperta di ciò che si è, di
come ci muoviamo, bisogna affidarci ad un lavoro che non sia immediatamente
tecnica, procedendo lungo una linea di spoliazione ancor prima che
acquisizione. La chiave risulta quindi essere il recupero del proprio
centro fisico e psichico che passa inevitabilmente attraverso un
meccanismo di eliminazione di ciò che è superfluo, di ciò che è
schema, cliché. Imparare a respirare, diviene allora fondamentale;
imparare a muovere il bacino condizione necessaria all'espressione;
fare capriole indispensabile quanto padroneggiare la parola, i ritmi
e la dizione. Poi viene la capacità di ascoltare l'altro, necessaria
attitudine per lavorare in gruppo e rapportarsi al pubblico ed infine,
la volontà, la curiosità, la libertà del ricercatore, di colui che
sperimenta se stesso cercando di andare sempre oltre, senza indugiare
nel conosciuto. Solo a questo punto la tecnica può essere introdotta
ed è importante, certo! Ci sono regole, trucchi, moduli che ogni
attore deve imparare, ci mancherebbe! Il gesto deve diventare ampio,
essenziale, la voce potente, la parola pulita, la percezione dello
spazio chiarissima, il ritmo interno perfetto, ma tutto ciò lo si
acquisisce se si diventa leggeri, consapevoli, in grado di riplasmare
ad ogni istante, la propria sfera psicofisica senza perdere il proprio
centro.
Solo se si diventa umili, se si impara a "rubare con gli occhi"
spiando i grandi artisti, come ci raccomanda Dario Fo, se si diventa
ricettivi, se si acquisisce la capacità di mobilitare al meglio
la propria energia fisica e psichica, si può essere in grado di
spingersi nella ricerca costante di nuovi confini. Ecco come si
spiega l'uso di discipline che vanno dallo yoga,
alla danza, all'aikido,
al canto, alla poesia ed ecco perché il contatto con
l'esterno, lo scambio continuo con quanti più artisti possibile
diviene fondamentale, ecco perché attori ed aspiranti attori si
trovano spesso nello stesso laboratorio, ecco perché l'allenamento
deve essere permanente: c'è sempre da imparare e disimparare se
si vuole trovare un modo nuovo e originale, ma soprattutto autentico
di esprimersi. Potremmo riassumerci in un solo motto: mente flessibile
in un corpo flessibile. Abbandonato il binario prova spettacolo,
anche le rappresentazioni devono attraversare la nebulosa della
sperimentazione espressiva individuale e collettiva, prima di cominciare
a prendere una forma dai contorni definibili e il momento dello
spettacolo, per dirla con Barba, deve rappresentare solo il culmine
di tutto questo. E poi, come nell'alpinismo, una volta arrivati
in cima, dobbiamo ridiscendere al campo inferiore per prepararci
a scalare verso la nuova vetta: questo è il nostro allenamento,
questo il nostro teatro.
|