Cenni storici delle antiche sorgenti della Rita, le prime ad Ischia ad aver usato il fango e non solo l'acqua come le cure termali.

 

 

 

La sorgente radioattiva della Rita, dono preziosissimo della natura, alle falde dell’Epomeo, è situata in una valle fra l’azzurro del cielo ed il verde delle colline a 53 m. sul livello del mare. L’acqua scaturisce dalle viscere vulcaniche della terra alla temperatura di 94 °C.

La presenza di archi romani (foto) in prossimità della fonte  fa supporre con buona approssimazione che le acque termali della Rita fossero utilizzate già nel I - II secolo d.C.

Sono invece molteplici i riferimenti storici sulle sorgenti della Rita tratti da prestigiosi testi di altrettanto illustri scrittori, medici e studiosi del nostro passato fin dal 1500. Tra i tanti citiamo il filosofo e medico Giulio Iasolino (1538 – 1622), i dottori dell’800 Venanzo Marone e Jacques Etienne Chevalley de Rivaz.

Di seguito riportiamo, tra l’altro,  alcuni passi tratti dagli scritti di tali autori.

La Direzione,sarà lieta di accogliervi nello stabilimento per mettervi a disposizione le proprietà curative delle acque e per farvi balzare nell’antichità con la visita delle sorgenti.

 

A cura del prof. Giovanni Castagna:

 

Il bacino detto LA RITA è stato da sempre rinomato per l’efficacia dei fanghi, anzi sembra che sia stato il primo stabilimento termale d’Ischia ove il fango fu impiegato ad uso terapeutico.

È situato in un profondo burrone dalle pareti, come afferma Jer­vis, «di tufo vulcanico di 20 metri di altezza quasi verticali» ed al­lora diffi­cilmente raggiungibile per «un viottolo ripido e oltre­modo malagevole».

Nel corso del XVII secolo, intorno al bacino, sorsero molte abi­tazioni e la denominazione del luogo cominciò a subire non poche varianti.

Iasolino, De Siano ed altri denominano la fonte come la «fonte dello Rete», «del Rete» e, come «Fons retis», il luogo è indicato nella carta dell'Isola di Mario Cartaro del 1586, allegata all’opera del medico calabrese Iasolino; come «Fons Ritis» in quella di Joannes Metellus nell’Itinerarium Orbis Christiani del 1598.

Il nome, in realtà, deriva da creta per la perdita, nella parlata locale, della consonante iniziale del nesso creta >reta > rita (sviluppo analogo al tipo grano > rane; grotta > rotte…), esito che trova anche riscontro nelle parlate calabrese e salentina.

Per quanto concerne Ischia abbiamo pure: Cretarium > Rotaro; crètora > crìtola > Rìtola.

Da creta, quindi, a Rita, Terme Rita ed oggi Santa Rita per una particolare devozione, forse, a questa santa del proprietario

Nell’opera di Paul Buchner, Gast auf Ischia (Monaco 1971), viene riportata l’avventura di Wilhelm Bergsöe, amico di Ibsen, il quale, su consiglio del suo medico di Copenhagen, venuto a Ischia per la cura di una grave forma di gotta e, avendo fatta l’esperienza in diversi stabilimenti termali senza alcun risultato, si lascia un giorno condurre da Francesco, la sua guida casamicciolese, da un certo Patrizio, proprietario di terme famose per la loro efficacia, ben conosciute da tutti e frequentate anche da contadini della campagna romana, appunto allo stabilimento La Rita, costruito nel 1866: «due stanzine con bagni separati in mattoni e tre con bagni in fabbrica rivestiti di tegole inverniciate, uso napoletano, più 15 bagni in fabbrica, distribuiti tra 4 stanze».

La descrizione del percorso, fatto a dorso d’asino, tra opunzie e agavi in fiore, e quella del burrone, non lasciano dubbi sulla località.

Il proprietario disse a Bergsöe di sedersi su una panca con i contadini e, subito dopo, prese un enorme recipiente di argilla, lo legò a una corda e lo calò in una forra fumante.

«Dopo aver tirato fuori il recipiente, lo pulì all’esterno, lo pose vicino a me su uno sgabello e mi disse di spogliarmi fino alla cintola. All’improvviso mi prese il braccio malato e lo immerse completamente nella massa bianca d’argilla. Era così bollente, che per il terribile dolore urlai e credetti che il mio braccio bruciasse».

Il proprietario, tuttavia, non si lascia commuovere e gli tiene fermamente il braccio immerso nel fango. Dopo un quarto d’ora, glielo massaggia e Bergsöe ha l’impressione che stesse per spezzarglielo. Glielo benda e gli dice di ritornare il giorno dopo.

Bergsöe giura che non metterà più piedi «in quell’orribile valle», ma il giorno dopo, s’accorge che i dolori erano scomparsi e che poteva almeno muovere la spalla, immobile il giorno prima, e le dita.

Vi ritorna, quindi, per ben dieci giorni, quando Patrizio con un sorriso di soddisfazione gli annuncia che la cura è ormai finita.

Paul Buchner, basandosi sulla comparazione di testi di storia termale, afferma che le Terme Rita furono il primo stabilimento ischitano dove si praticavano le cure del fango, cure che risalgono alla fine del XVIII secolo.

Sul posto, dove nel 1866 fu eretta la modesta casetta, conclude Buchner, si susseguirono l’uno vicino all’altro cinque stabilimenti, tutti di proprietà della famiglia Castagna.

 

    I

 

 

 

Da «De Remedi Naturali che sono nell’isola di Pithecusa oggi detta Ischia di Giulio Iasolino, filosofo e medico in Napoli, (1538-1622), I edizione Napoli, Giuseppe Cacchij 1588; II edizione Napoli, Francesco Mollo 1689»

 

 

 

Della fonte dello Rete

 Vicino a questo bagno (quello del Bagnitello) scaturisce un’altra acqua, chiara, calda e dolce, e di quella bevono tutti quelli di Casamicciola, e anco del Lacco, perché portata in casa diventa fresca: questa non ha minerali se non di terra argillosa, ed è simile all’acqua di Nitroli per essere cotta naturale, giova alle viscere e alle reni e vescica particolarmente. Tutti i legumi si cuociono in quella, e così ogni altra cosa: e da qui si vede che non ogni acqua, che scaturisce calda è medicata. Io lodaria l’uso di questa e di quella di Nitroli portate a casa calde, a quelle persone che per hettica o altra affezione hanno bisogno di bagni di acqua dolce naturale, poiché queste hanno il calore della natura, e non dell’artificio, il che né fu né è concesso in ogni parte del mondo.

 

   

II

 

 

 

Da «L’Infermo istruito dal dottore D. Gian-Andrea D’Aloisio nel vero salutevole uso dei rimedi minerali dell’isola d’Ischia, Stamperia di G. di Domenico e V. Manfredi, Napoli 1757»

 

 

Del Bagno detto del Rete

 

Colore. Così l’acqua del fonte detto il Bagnitello, come quella del fonte del Rete sono di colore chiarissimo e limpidissimo, e versandosi da uno in altro vaso, grandemente spumano: osservandosi nelle sorgive loro spiccarsi piccioli globuletti d’acqua, che dal fondo salgono all’insù e che poi spariscono, giunti alla superficie del fonte.

 

Odore e sapore. L’odore naturale delle acque suddette quando si cavano dalle sorgive è puro lisciviale; cosa che non si sente nelle acque medesime trasportate. Il loro sapore è dolce, ed alquanto comparisce salsaginoso, essendo assaggiate fredde, per la qual cosa Iasolino giudicava esser l’acqua del Rete simile a quella di Nitroli.

 

Calore. Il naturale calore si accosta al grado delle acque del Gurgitello, ascendendo alla linea stessa nel mio termometro il liquore con l’immergere il vetro del predetto istrumento.Le virtù medichevoli delle acque del Bagnitello, a tenore delle esperienze ed analisi da me fatte e riferite, non si distinguono da quelle del Bagno del Rete, quantunque  Iasolino abbia diversamente lasciato scritto, poiché anche nell’acqua del Bagno del Rete, come in quella del Bagnitello, si verifica quanto lasciò scritto, cioè: «li maestri dei vasi di creta, dopo aver dato fuoco alle loro fornaci, rimangono per più giorni con sordità nelle orecchie e così ricorrono alle acque di questo prezioso fonte, e senz’altra preparazione, ponendola dentro l’orecchio per più giorni, restano sani per virtù di quell’acqua, il che si sperimenta ogni giorno». Sostengo, quindi, che le virtù medichevoli di questi due fonti non sono diverse, contenendo ambedue in quantità e qualità li stessi minerali, e le acque di ambedue i fonti curano la sordità e i vizi dei reni e della vescica. Posso assicurare che tutti noi della Terra di Casanizzula, che ci serviamo di tali acque per cucinare le vivande siamo esenti di simili malori.

 

 

  III

 

 

 

Da «Jacques Etienne Chevalley de Rivaz, dottore in medicina della facoltà di Parigi, Descrizione delle acque termominerali e delle stufe dell’isola d’Ischia, Napoli 1837», (traduzione dal Francese)

 

 

Acqua della Rita

 

1)               Topografia della sorgente

Quest’acqua minerale si vede, a cinque minuti ad occidente di Casamicciola, in fondo ad una forra facente parte di un antico cratere che oggi è appena riconoscibile. Essa sgorga da diversi luoghi molto vicini gli uni agli altri e va ad unirsi ad un ruscello che prende la sua origine sotto il ponte dell’Arenella e si getta nel mare nelle vicinanze di Lacco. La principale sorgente che si osserva a sinistra della via che vi conduce, scaturisce sotto un ammasso di blocchi di lava in parte decomposti, producendo un leggero rumore analogo a quello che si sente alla sorgente del Tamburo. Una specie di bacino naturale dove i poveri fanno il bagno esiste a fianco di quest’ultima. Si nota nelle immediate vicinanze un lavatoio pubblico contenente quattro serbatoi che è stato fortemente danneggiato dal terremoto che ebbe luogo nel 1828.

 

2)               Proprietà fisiche

L’acqua della Rita è limpida, trasparente; il suo odore è dolciastro e il suo gusto leggermente salino; essa è dolce e untuosa al tatto e agitandola fa sprigionare delle bolle. La sua temperatura varia secondo le vene di acqua che si osservano e talvolta anche senza cause conosciute. Quella della sorgente principale il 13 agosto 1833, offriva 56 gradi, essendo quella dell’aria a 19 gradi; il 24 agosto 1834 la temperatura della stessa sorgente non era più di 52 gradi, benché quella dell’aria fosse di due gradi più elevata che nella prima esperienza. Il suo peso specifico è in estate di 1,00337.

 

3)               Analisi chimica

L’analisi di quest’acqua è stata fatta con molta cura dai Signori Covelli e Guarini. Risulta dalle loro ricerche che 119 pollici cubi di acqua della Rita, alla temperatura di 18 gradi, contengono:

 

Acido carbonico libero  Quantità indeterminata  
Solfato di soda      1.029  
Bicarbonato di calce  0.842  
Bicarbonato di soda   2.040  
Bicarbonato di magnesia  0,208  
Bicarbonato di potassa    tracce  
Muriato di soda  2.330  
Allumina ed ossido di ferro  0.004
Silicio e solfato di calce 0.190  
Totale dei principi fissi Grammi 6,651  

 

4)               Proprietà medicinali

Quest’acqua possiede pressappoco le stesse qualità medicinali delle acque del Bagno fresco quando raggiunge la temperatura di queste ultime e può di conseguenza essere utilizzata nei medesimi casi. I vecchi autori l’ hanno raccomandata specialmente nelle febbri lente, le affezioni viscerali e le malattie dell’apparato urinario. Ai nostri giorni è raccomandata dalla gente del paese soprattutto per porre rimedio alle conseguenze di fratture e di lussazioni, come anche agli stiramenti violenti dei legamenti articolari. Trovo nelle mie note su questa sorgente che un povero lavoratore che aveva avuto la rotula fratturata ed era ancora invalido parecchi mesi dopo l’incidente, si è perfettamente ristabilito nel solo soccorso di quest’acqua di cui venne a fare uso alla sorgente stessa. Nel 1835 una donna che aveva subito una frattura alla tibia, sottoposta per un mese soltanto alla cura con quest’acqua, dopo quindici bagni ed altrettanti fanghi, si trovò in stato di poter camminare in estate senza alcun appoggio. Un marinaio di Procida, che in seguito ad un violento sforzo dei reni era stato incurvato e sofferente, a cui feci usare lo stesso anno gli stessi rimedi, in pochi giorni se ne ritornò a casa sua interamente guarito. Nel 1836 un bracciante, essendo stato colpito dal fra­namento di una miniera che serviva all’estrazione dell’argilla, aveva subito una violenta contusione sotto i reni e all’articolazione della coscia destra e doveva camminare ancora con l’aiuto delle stampelle dopo venti bagni al Gurgitello, ma non tardò a stabilirsi coi fanghi dell’acqua della Rita.

 

5)               Metodo di somministrazione

Si somministra raramente l’acqua della Rita come medicamento e soltanto per via esterna. Essa è usata anche quotidianamente dagli abitanti dei dintorni per preparare gli alimenti e non è senza qualche ragione che, usata in tal maniera, D’Aloysio le attribuisca la virtù di prevenire le malattie dei reni e della vescica, poiché è constatato che le persone che ne fanno uso in questo modo non sono mai colpite da queste ultime malattie. Una proprietà abbastanza notevole, dovuta ai sali che contiene in soluzione, è che non si saprebbe servirsi di quest’acqua per cuocere la pasta senza vedere questa decomporsi subito e ridursi ad una specie di poltiglia, come capita del resto con tutte le altre acque termali dell’isola impiegate per gli usi domestici.

 

 

  IV

 

 

 

Da «Venanzio Marone, Dottore in Medicina e Chirurgia, Medico e Chirurgo condottato del Comune di Lacco in detta Isola MEMORIA contenente un breve ragguaglio dell’isola d’Ischia e delle acque minerali, arene termali e stufe vaporose, che vi scaturiscono colle loro proprietà fisiche, chimiche e medicinali da servire di norma a coloro che ne debbono far uso, Napoli Tipografia Gennaro Agnelli, 1847»

 

 

Acqua della Rita

L’acqua della Rita fluisce con una bella polla alla parte occidentale di Casamicciola in fondo di un burrone, che la gente di quelle adiacenze suole avvalersene per cuocere le minestre, essendone interamente libero l’accesso.

 

Proprietà fisiche. Ha un odore leggiero, è limpida, di un gusto salato e di una temperatura che monta da g. 52 a 56 del termometro di R. del peso specifico di 1.00337.

 

Proprietà chimiche. Secondo Covelli e Guarini in 119 pol. Cub. D’ac

qua si contiene.  

 

Acido carbonico libero  Quantità indeterminata  
Solfato di soda  1.029  
Bicarbonato di calce   0.842  
Bicarbonato di magnesia 2.048  
Bicarbonato di potassa     0.208  
Muriato di soda  2.330
Allumina ed ossido di ferro   0.004  
Silice e solfato di calce 0.190
Bicarbonato di soda 2.048

 

Proprietà medicinali. L’acqua della Rita è ben indicata per risolvere le membra intorpidite, per le anchilosi ed altre rigidezze articolari, per la lombaggine, pel prolasso dell’intestino retto e della vagina coll’utero, per i tremori ed altri moti paralitici, ecc. ecc., come il tutto giornalmente viene assicurato dall’esperienza, essendo quest’acqua la più frequentata dal basso popolo dell’isola per guarire i mali di sopra esposti, che va a bagnarsi nel luogo proprio.

 

 

  V

 

 

 

Da «Guglielmo Jervis, Guida alle acque minerali d’Italia coll’indicazione delle proprietà fisiche, chimiche e mediche e cenni storici, geologici e climatologici etc., Ermanno Loescher editore, Roma- Torino- Firenze, 1876».

 

 

L’acqua della Rita, detta anticamente della Rete, sorgente copiosa d’acqua salino- alcalina, sgorga alle falde della collina a mezzo chilometro a ponente del villaggio di Casamicciola. Vi si trova un casupolo di solo pian terreno, con bagni rozzissimi di III classe e senza alloggi, eretto nel 1866 per uso degli abitanti. Vi sono due stanzine con bagni separati in mattoni e 3 con bagni in fabbrica rivestiti di tegole inverniciate, uso napoletano, più 15 bagni comuni in fabbrica, distribuiti tra 4 stanze. Manca tuttora un mezzo per accedere a questi bagni da Casamicciola, il viottolo è ripido e oltremodo malagevole. Più basso alcuni passi vi sono dei lavatoi pubblici di proprietà di quel municipio ed assai frequentati. Nel 1868 la tettoia rovinò di modo che ora le donne lavano i panni nel torrente termale.

 

Storia – Jasolino la descrive senza parlare delle sue virtù medicamentose. Egli dice soltanto che del suo tempo si soleva adoperarla come acqua potabile ordinaria dagli abitanti delle parti vicine di Casamicciola e Lacco, perché era già raffreddata prima di farne uso. Prima di aver costruito i bagni attuali, i terrazzani si bagnavano all’aria aperta, facendo dei pantani nel tufo. A pochi passi dalla sorgente della Rita il Jasolino colloca la sorgente salina del Bagnitello, che era tutt’una cosa.

 

Caratteri fisici. È limpida con leggero odore; ha sapore salino ed è untuosa al tatto. Peso specifico 1.003.

 

Temperatura. Calda. Nell’agosto 1833 l’acqua segnò 70°, (De Rivaz), l’ambiente era 2°,5 più calda. Guarini la trovò di 61° nel 1835, mentre l’aria segnava 19°. Nel febbraio 1869 abbiamo constatata una temperatura di 55° per quella dell’acqua, mentre quella dell’aria era di 18°. Queste differenze dovranno spiegarsi dalla circostanza del ristagno parziale dell’acqua nei canali sotterranei prima di giungere ai bagni e soprattutto al miscuglio con acque piovane, così siamo indotti ad assumere come temperatura normale 70°, alla quale si manterrebbe costantemente se l’acqua fosse custodita a dovere, come lo merita, e senza la quale nessun’acqua minerale può dare risultati soddisfacenti, tanto più che la differenza di temperatura va sovente accompagnata di differenza nel grado di mineralizzazione e di efficacia.

 

Usi. Si adopera per bagni e docce e lozioni. Serve pure agli abitanti per lavare i panni; oltre ad essere potabile ed ot­tima per cucinare e per tutti gli usi domestici. Ci sembrerebbe una delle sorgenti più atta all’erezione di un ospedale militare.

 

Origine geologica. In questo punto il burrone presenta delle pareti di tufo vulcanico di 20 metri di altezza quasi verticali. La sede della mineralizzazione sembrerebbe a nostro avviso essere al solito nella lava rachitica del Monte San Nicola. L’acqua parrebbe aver relazione con uno spostamento od una fessura nella roccia, almeno la fabbrica dei bagni ed i lavatoi pubblici presso la fonte erano molto danneggiati dal terremoto dell’anno 1828.

 

Proprietà mediche. È una sorgente accreditatissima, possiede a poco presso la stessa virtù del Bagno Fresco quando ridotta ad eguale temperatura. Si adopera per i bagni, principalmente per la guarigione delle conseguenze di fratture e lussazioni e lo stiramento dei legamenti articolari, nonché delle gravi contusioni. In bevanda fu lodata nella cura delle malattie dell’apparecchio uropoietico, nei calcoli vescicali, nelle affezioni viscerali ecc. (De Rivaz, Cangiano)