Direzione didattica statale

Acri 3° Circolo

San Giacomo d'Acri (CS)

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La Tribuna del Circolo

La parola a:

Il dirigente scolastico

 

 

 

 

Importanza del voler bene e di farsi benvolere

 

Anche se viviamo immersi nello stress e nella tensione per i motivi più disparati,non ultimo quello dell’imminente guerra all’Iraq,mi soffermo sulla importanza-nei rapporti interpersonali- del voler bene e del farsi benvolere(senza scadere nel pietismo e senza abdicare al proprio ruolo).

Già Gesù di Nazareth ci insegnò ad amare il prossimo come noi stessi;molto spesso,però,il Suo insegnamento è rimasto lettera morta,talvolta anche per colpa dei Suoi Ministri sulla Terra. Citerò alcuni aspetti del voler bene e del farsi benvolere riportati in un articolo di Vittorio Venuti  su “Dirigere la scuola”Anno 3 Numero 3 del 2003,adattandoli ai docenti ed in generale a tutte le persone  di buona volontà.

Al primo posto è l’interessarsi sinceramente degli altri,senza furbizie e senza secondi fini. Mostrare disponibilità verso il prossimo (figli,moglie,parenti,alunni,amici,sofferenti,poveri…)significa “allentare difese ed ostilità,promuovere il senso dell’accoglienza e della condivisione”.

Al secondo posto metterei:”Avere l’abitudine al sorriso”.Un sorriso apre il cuore, fa sentir bene,significa “apertura,affabilità,disponibilità”.Il sorriso spazza via la mestizia, dona la serenità,allontana il disprezzo e l’indignazione.

Al terzo porrei il “Ricordarsi che per ognuno è importante sentirsi chiamare con il proprio nome”.Sentirsi chamare con il proprio nome ci fa avvertire che l’altro tiene a noi,che siamo in una fase amichevole del rapporto.Pronunciare bene il nome di un collaboratore,di un conoscente,d’un amico(che pena quando si storpiano i nomi degli altri!).

Al quarto posto:”Saper ascoltare e incoraggiare gli altri a parlare di se stessi”.Qui si inserisce il saper ascoltare;spesso infastidiamo gli altri mentre parliamo,parliamo sempre noi e consideriamo gli altri solo degli interlocutori muti;parliamo dei nostri problemi,infischiandocene di quelli degli altri ed invece sarebbe opportuno lasciar parlare gli altri,predisporli a

“liberarsi”dei propri fardelli.

In quinta posizione,metterei  : “Con gli altri parlare di quello che interessa loro)(in classe,ad es.,parlare spesso di ciò che interessa gli alunni,la partita,lo sport,i programmi televisivi).Spesso parlare con gli altri di ciò che interessa loro significa “entrare in rapporto,arricchire le informazioni reciproche,conoscere meglio”.

Infine,ultimo,ma non meno importante metterei la considerazione che “tutti aspiriamo ad essere importanti”.Dobbiamo cercare di valorizzare i nostri collaboratori,i nostri figli,le nostre mogli,i nostri alunni,il nostro prossimo.Dobbiamo sforzarci di coltivare l’autostima dei nostri interlocutori con manifestazioni di riconoscenza e di apprezzamento.

Sembrano cose da nulla…a me sembrano importanti per migliorare i rapporti con i nostri simili,con il nostro prossimo.

 

 

"La motivazione al successo scolastico"

 

Il tema della motivazione in campo scolastico mi ha sempre interessato,perché lo ritengo centrale per l’apprendimento. Quando leggo articoli sull’argomento,cerco di riassumerlo per i docenti che dirigo. Così farò per un bell’articolo di Lorenza Carelli, pubblicato sul n.8 di Dirigere la Scuola,integrandolo con considerazioni personali.

Quando un genitore manda i figli a scuola,si augura ed augura  loro, di avere successo ,successo che dovrebbe essere foriero di riuscita nella vita e di avanzamento nella scala sociale. Anche gli scolari,gli studenti,aspirano al successo e favorirlo è     diventato “uno slogan che contraddistingue il progetto scolastico nazionale ed anche le singole istituzioni scolastiche”.

Che cosa significa raggiungere il successo scolastico? “Raggiungere il miglior risultato scolastico possibile in considerazione delle proprie potenzialità,che dovranno essere espresse in maniera ottimale”.Così,infatti,e soltanto così,si può individuare la scuola come “luogo per tutti secondo le caratteristiche di ciascuno”.

Successo scolastico si coniuga con consapevolezza e motivazione :per raggiungere un obiettivo occorre  evidenziarlo,essere consapevoli delle proprie risorse e del proprio ruolo,desiderarlo.

Rilevante importanza assume ,a proposito,il contratto formativo docente-alunno;il patto che si stipula deve essere compreso e deve stimolare in ogni allievo la motivazione all’apprendimento e non soltanto a parole ma concretamente.

La scuola non deve essere intesa come luogo dove si impartiscono nozioni ma luogo nel quale si cresce in modo completo ed armonico(se possibile).Ogni docente,perciò,deve suscitare la giusta motivazione negli allievi,i quali devono poter contare su un ambiente familiare favorevole(quando possibile).

Cosa significa essere motivati?Significa “muoversi verso qualcosa ubbidendo ad una spinta interiore”.Semplice a dirsi ma con enormi implicazioni.La motivazione,infatti,ha un valore fondamentale nel processo di apprendimento.Spesso i deficit nelle abilità hanno origine nella scarsa motivazione. Due esempi.

A- Io sono sempre stato debole in matematica,perché motivato (anche dalla bravura dell’insegnante delle elementari)verso le discipline letterarie.

B- Il mio compagno di banco,all’istituto magistrale,si rifiutava sistematicamente di studiare la storia,anche a costo di ripetere l’anno,perché era convinto che la storia non servisse a nulla.

La scuola deve aiutare l’allievo a costruirsi le proprie competenze,tenendo conto dei seguenti prerequisiti:

                           *motivazione

                           *abilità

                           *struttura e funzionamento biologico dell’individuo

                           *ambiente

L’intreccio di questi fattori determina la crescita personale degli individui e,quindi,l’apprendimento.

La motivazione può essere: intrinseca ed estrinseca.

La prima coincide con l’interesse per l’attività in se stessa ed è la risultante di due fattori:il riconoscere la propria competenza e l’autodeterminazione;

la seconda(estrinseca) è supportata da premi,riconoscimenti,stimoli esterni.

La Carelli cita la “teoria dei sistemi motivazionali”di M.Ford secondo la quale”la motivazione è il risultato della combinazione degli obiettivi personali dell’individuo,dei suoi processi di attivazione emozionale e del suo senso di autoefficacia(percezione delle proprie risorse)”.La motivazione,pertanto,è un concetto complesso che sostanzia la direzione verso cui si muove una persona, le emozioni che sostengono o inibiscono il movimento verso quella direzione,le previsioni in merito alle possibilità di successo.Il tutto determina l’entità del processo decisionale della persona,che Ford disegna in forma di triangolo:

 

Obiettivi

 

                            

                                             Autoefficacia              Emozioni

 

Quale ruolo ha l’insegnante in questo processo? Un ruolo fondamentale;egli,infatti rappresenta la spinta determinante”che può indirizzare l’alunno in un senso o nell’altro.

La motivazione non riguarda soltanto chi apprende ma anche hi insegna. I docenti dovranno muoversi secondo i seguenti parametri:

fiducia-coerenza-ottimismo pedagogico-intenzionalità-interesse affinchè tutti apprendano e si impegnino secondo le proprie risorse personali. Dall’atteggiamento dei docenti dipenderà il valore e la realizzazione del progetto educativo.

Per A.Combs le caratteristiche dei “buoni insegnanti”sono:

-essere bene informati sulla loro materia;

-essere sensibili ai sentimenti degli alunni e dei colleghi;

-credere che gli allievi possono imparare;

-avere una percezione positiva di se stessi;

-credere di poter aiutare gli allievi a dare il meglio di sé;

-fare uso di molti metodi differenti di insegnamento(adattandoli-aggiungo io-ai singoli allievi).

Come devono agire gli insegnanti per disporre favorevolmente gli alunni verso di loro? La Carelli  cita  parecchi atteggiamenti funzionali :

-parlare in modo chiaro e sicuro,ricordando che il tono di voce è importante per attirare l’attenzione e farsi seguire;(certe vocette stridule…);

-dimostrare una grande conoscenza della materia che si sta insegnando e della sua struttura;

-ascoltare l’allievo mentre parla;è importantissimo dare all’altro la sensazione che  é tenuto in considerazione,

-NON MINACCIARE PUNIZIONI E COMUNICARE CHE L’AUTODISCIPLINA

 E’ SEGNO DI MATURITA’ E DI RISPETTO PER SE STESSI E PER GLI ALTRI.

-non dare punizioni collettive quando il responsabile è identificabile;

-valutare il più oggettivamente possibile,senza lasciarsi condizionare da pregiudizi   sull’allievo,poiché non è lui l’oggetto della valutazione ma il suo prodotto;

-essere chiari nelle proprie richieste e nella comunicazione degli obiettivi(importantissimo…);

-non fare differenze di trattamento,riconoscendo anche le specificità di ognuno;

-dimostrare interesse per le vicende personali degli allievi;

-mantenere gli impegni presi;

-controllare  sempre il lavoro fatto dagli alunni(anche se costa lavoro…e mal di testa…);

-dimostrare attenzione per le difficoltà degli allievi e consapevolezza per la loro fatica;

-incoraggiare e comunicare la propria fiducia;

-utilizzare diversi stili di insegnamento e proporre contenuti in modo vario e stimolante;

-dimostrarsi appassionati al proprio lavoro;

-evitare di trasmettere le proprie preoccupazioni,lasciando a casa i problemi personali;

-non offendere né denigrare o prendere di mira qualcuno in particolare(il famoso cappello di asino di un tempo…);

-manifestare sempre la propria approvazione quando qualcuno ottiene buoni risultati;

-non deridere o svalutare chi commette degli errori;

-manifestare sinceramente il proprio dispiacere se un alunno dimostra di non sapere utilizzare al meglio le proprie potenzialità;

-non sedurre gli allievi con promesse o indulgenze,ma sapersi far rispettare per la propria correttezza,la propria coerenza,l’entusiasmo,la giusta disponibilità nei confronti di tutti.

E’ un elenco-come si legge-abbastanza lungo che rappresenta un po’ la “summa”del comportamento del docente con gli alunni.

I docenti-quasi tutti- già si comportano così;spesso,però,capita di agire diversamente compromettendo il rapporto fiduciario che si instaura tra docente ed allievo.

Ma,poi,soltanto i docenti devono comportarsi così o non anche tutti gli operatori scolastici,i genitori,le famiglie in genere,tutti gli individui quando si pongono in relazione con altri?

 

                                                                      Pietro Adduci

 

UNA SCUOLA PER CRESCERE”

 

Questo è tempo di raccolta.Anche nelle nostre scuole è tempo di manifestazioni di fine anno. Proprio stamattina (5-6-2002), sul Corriere della Sera, Barbara Palombelli intitola un articolo:”Scuola, festival delle recite di fine anno”, nel quale evidenzia ansie e dubbi dei genitori. Nelle scuole del terzo Circolo le manifestazioni sono in corso; alcune già realizzate, altre programmate per i prossimi giorni, finanche il giorno otto, ultimo giorno di scuola. Le nostre manifestazioni, però, hanno assunto una caratterizzazione  diversa,quasi un consuntivo dell’attività dell’intero anno scolastico.

Il 28 maggio,nella sala convegni “Venere”,vicino la scuola di Serralonga, organizzato dalla scuola elementare e media, si è svolto il convegno sul’amianto.

Il 30 maggio, nella sala polivalente di Acri, le classi terza e quinta di San Giaomo hanno partecipato ad un seminario sul riciclaggio dei rifiuti solidi urbani,durante il quale,alla classe quinta è stato consegnato un premio di 258,23 euro.

La scuola elementare di Montagnola ha partecipato,a Rende e nel Parco Nazionale della Sila, alle Ambientiadi, oganizzate dal consorzio Vallecrati e classificandosi al I posto.

In questi giorni,è stato pubblicato il giornalino di Circolo “IL DIRIGIBILE”,inserito anche in questo sito.

Il 4 giugno,la Scuola elementare  a Tempo Pieno di Serralonga ,oltre ad una mostra dei lavori effettuati durante l’anno scolastico,ha rappresentato un “Pinocchio”in chiave moderna.

Lo stesso giorno, anche la scuola elementare a Tempo Pieno di San Giacomo ha inaugurato la mostra dei lavori ed il giorno 8 si esibirà in una recita. Il giorno 6, la scuola elementare di Chimento presenterà ai genitori il volume "Voglia di pace", raccolta di un anno di riflessioni sul tema della pace.

Venerdì 7 giugno, presso il campo sportivo di San Giacomo,si svolgerà la manifestazione finale della scuola dell’Infanzia e delle classi prime del Circolo, nell’ambito del progetto continiutà materna/prima elementare.

Come si vede si tratta di tante occasioni per partecipare ai genitori tutto il lavoro di questo anno scolastico,prima delle meritate vacanze,a dimostrazione che la nostra è una scuola che cresce ed intende raggiungere sempre più prestigiosi traguardi.

 

"Autostima e scuola"

Quello dell’autostima è un problema importante nella scuola, sin dalla prima infanzia. E’ tanto importante che spesso il trascurarlo conduce all’insuccesso scolastico prima e nella vita poi.

L’argomento mi ha sempre particolarmente interessato e speso ne parlo con i docenti che ho l’onore di dirigere.

Di recente ho letto  su “Scuola Italiana Moderna” un articolo di Francesco Betti, intitolato “Sentirsi apprezzati”. Poiché ne condivido il contenuto, mi permetto di proporlo all’attenzione di docenti e genitori,con la speranza che venga letto e tenuto in considerazione.

Betti scrive che per autostimarsi occorre aver fatto esperienze positive di approvazione, che si sia provato ad  essere stimati. La prima, più importante stima si dovrebbe provarla in famiglia e sin  dal primo anno di vita. E’ fondamentale per la crescita e per costruire un’immagine positiva di sé .Spesso, invece, accade il contrario:non gratificazioni, non incoraggiamenti si hanno in famiglia ma rimproveri e, pertanto, il bambino cresce con l’idea che ciò che fa non è mai gradito, che è un buono a nulla, ecc.

Se si ha un’immagine positiva di sé, invece, la vita diventa veramente una cosa meravigliosa, una esperienza bellissima. La persona “si sente motivata a muoversi, ad agire, ad affrontare le novità”. Impara, inoltre, a gestire le frustrazioni, gli insuccessi e, soprattutto riesce ad apprendere dagli altri (F.Betti)

L’Autore parla del bisogno dell’uomo di essere gratificato, di ricevere “carezze psicologiche.

Suggerisce, poi, giochi riservati ai bambini e finalizzati al riconoscimento degli altri,quali fonti privilegiate primarie della costruzione dell’autostima.

I gioco:il dono della felicità.

a)La classe viene divisa in gruppi ed ogni membro del gruppo deve scrivere qualcosa per ognuno dei compagni del gruppo.

b)Per motivare l’esperienza il docente spiega che spesso un piccolo regalo è più gradito di uno di maggior valore e che spesso, non riuscendo a fare cose grandi,si dimentica di fare anche quelle piccole, talora abbastanza significative.

Ogni membro del gruppo,poi,deve donare qualcosa di buono ai compagni,  seguendo alcuni consigli:

*la descrizione deve riportare esempi concreti di comportamento (es.mi piaci quando sorridi   a….);

*i messaggi devono essere personali, scritti in prima persona e non adattabili a chiunque;

*nell’esempio si devono indicare comportamenti positivi ed  esplicitare ciò che fa effettiva mente piacere di un comportamento;

*i fogli,dopo essere stati scritti,vanno piegati e devono riportare il nome della persona a cui sono indirizzati.

Una volta raccolti tutti i messaggi, li si  socializza e li si riporta su un cartellone.Concludendo il gioco, il docente invita a riflettere:

*sul confronto     tra le proprie emozioni provate e l’individuazione dei tratti di carattere individuati negli altri;

*sull’esigenza di conoscere meglio se stessi,anche grazie a quanto gli altri ci riconoscono come tratti  distintivi;

*sull’importanza dei piccoli gesti quotidiani e delle attenzioni che i possono  avere per gli altri;

*sul valore di sentirsi apprezzati e valorizzati.

Quando insegnavo, tra i miei alunni c’era Mimma, una bambina timidissima,che abitava in campagna e che se ne stava  sempre in disparte perché, seppi in seguito,”puzzava di formaggio” e le compagne non facevano nulla per accoglierla nel gruppo. Anche durante il gioco non partecipava perché mi disse:”Non so giocare”. Dopo aver catechizzato a dovere la classe sul l’atteggiamento para-razzista, la feci sedere vicino alla cattedra, per dimostrare a lei che aveva tutto il mio affetto (stare vicino alla cattedra, per uno scolaro è sempre stato segno di predilezione) ed alle compagne che dovevano fare di tutto per socializzare. La socializzazione fu lunga e lenta ed anche oggi quando la incontro mi saluta timidamente.

 

II gioco:Le congratulazioni

 

a)   Il docente introduce l’attività sottolineando come quasi sempre noi teniamo in poca considerazione le particolarità piacevoli  del nostro carattere e del nostro comportamento, diminuendo così le possibilità di gratificazione.

b) invita ogni bambino a scrivere su un foglio di carta:

  • DUE ATTIVITA’ CHE SA FARE BENE;

  • UN EPISODIO RECENTE DI SUCCESSO;

  • CHE COSA VORREBBE CHE SI DICESSE DI LUI;

c) il compito dura 10-15 minuti;successivamente ogni alunno si metterà in coppia   possibilmente con chi  si conosce di meno e scambierà i fogli con le informazioni;

d)  l’insegnante precisa che ogni coppia ha altri 10 minuti di tempo per acquisire ulteriori informazioni     sugli argomenti scritti e per capire che cosa ne fa motivo di orgoglio;

e) allo scadere del tempo l’insegnante invita i membri di ogni coppia a presentare,a turno,il partner,evidenziandone i meriti;

f) Dopo ogni presentazione, gli alunni devono commentare ciò che hanno saputo:sentimenti provati,impegni e decisione nel perseguire le caratteristiche positive individuate, nonché la   corrispondenza tra quanto riconosciuto da altri e quanto percepito da se stessi;

Quand’ero bambino chissà quante volte ho svolto il compito:”Il tuo compagno di banco”, però finiva lì, non aveva uno scopo conoscitivo, non era collegato al contesto. Anche oggi accade. Quando il docente di italiano vuole riposarsi un po’ (parlo di scuola primaria) assegna il tema: "descrivi il tuo compagno di banco”. Spesso non segue nemmeno la correzione degli errori più evidenti e madornali.

Perché insisto sull’autostima? Per esperienza diretta. Quand’ero piccolo, mio padre - abbastanza severo - mi diceva che ero un fessacchiotto:questo ha contribuito a farmi crescere pieno di paure. Avevo paura dei suoi giudizi taglienti e prima di fare qualcosa stavo attento.Soltanto con l’età, con l’acquisizione della consapevolezza dei miei mezzi e delle mie capacità sono riuscito a liberarmi  della tutela psicologica di mio padre e anzi, proprio per dimostrare a lui di valere mi sono imbarcato nell’avventura di una nuova e più prestigiosa carriera professionale. Peccato,però,che mio padre non abbia potuto assistere  al mio avanzamento nella scala sociale.

Ho la pretesa di dire ai docenti ed ai genitori di stare attenti all’autostima (propria e dei loro figli); una sua mancanza accentuata potrebbe rivelarsi deleteria per lo sviluppo armonico della personalità:E certamente non è questo ciò che vogliono e ciò che la Società si attende dalla scuola e dalla famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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