La forza di Roberto

 

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La forza di Roberto
Edizione 2000
Il buonumore non mi mancherà nemmeno in questo difficile momento.

Mi salutò così, ROBERTO MULA, uomo di vent'anni, ma con un cuore ed un'animo da bambino. Era il 1995. Il suo cellulare squillava spesso . Lo portava sempre con sé da quando aveva iniziato a peregrinare  da un ospedale all'altro. Era sereno . Consapevole del dramma che stava vivendo, deciso a sopportare le sofferenze sino al punto di vincerle.Con tutte le sue forze e con quel carattere di ragazzo gioioso e sempre pronto alla battuta con cui si era fatto apprezzare, benvolere ed amare da tutti. Lo rividi poco dopo, alla fine dell'estate, stanco e sofferente in una luminosa stanza dell'ospedale Maddalenino.

Accanto a lui L'adorata mamma Carmela e l'inseparabile sorella Barbara. Tony, il papà, si era           concesso un piccolo riposo , dopo le tante ore trascorse al suo capezzale. Mi strinse serenamente la mano e insieme rivivemmo alcune esperienze, brevi, ma intense e significative maturate in ambito scolastico. Lo sport ed in particolare il calcio era la sua grande passione : tifava Maddalena, Ilva, e.....REAL MADRID.

I compagni di squadra lo adoravano per quel suo modo scanzonato di proporsi . Gli dissi : "Ricordi, Roberto, quel giorno in panchina, ti chiesi di scaldarti per entrare in campo e tu, simpaticamente ti sfregasti

le mani dicendomi : " Eccomi sono pronto! " E giù risate a crepapelle..

Già volevo vederlo ancora sorridere, lui che del suo sorriso aveva fatto la sua arma vincente. Ci lascammo con una promessa : che il suo

buonumore  e la sua voglia di vivere non lo avrebbero mai abbandonato . Ed invece , poco dopo, ROBERTINO, ragazzo dolce

e generoso, atleta valido e combattivo, uomo forte ed ancor bambino,

ci lasciò . La bandiera rossoblu della sua squadra, che gli amici vollero

donargli nell'ultimo " Viaggio " e le infinite testimonianze di affetto nei confronti  suoi e della sua famiglia mi spezzarono il cuore. Toccanti le

due lettere che il Professor Franco Molteni di Costamasnaga, nel cui ospedale Roberto trascorse un certo periodo, inviò ai genitori.

 

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"Vi immagino nel vostro grande dolore, non sono certo queste poche righe che lo possono attenuare. Ma non posso non dirvi che l'incontro con vostro figlio è stato per me veramente importante

. Ci ha insegnato con la sua umiltà ad avere dignità sempre

in qualsiasi situazione fisica ci si possa trovare. Ci ha dato modo di impegnarci fino in fondo nel nostro lavoro per tentare di ritrovare , non importa per quanto tempo, un equilibrio di vita anche nella malattia. Essendo cristiano  vi posso solo offrire la certezza che vostro figlio è stato un segno per tutti dell'amore più

grande, che non riusciamo a capire perchè si esprima anche con la sofferenza . Ma che viene testimoniato su questa terra perchè si possa capire che esiste qualcosa che è ben più grande del nostro essere materiale e che, proprio per questo, è il patrimonio

che ci ha lasciato per sempre.... Roberto non è passato tra noi, ed

intendo dire proprio a Costamasnaga, senza lasciare traccia .

Sono sicuro che ci ha migliorato, che ci ha dato ancora più voglia di fare. Senz'altro, per quanto mi riguarda, mi ha concesso

di capire ancora meglio la necessità di stare vicino alle persone

fino in fondo nel mio lavoro, senza cercare schermi protettivi legati alla situazione di medico o di ammalato. Vi saluto tanto,

cercate ancora tutto l'amore che rimane nella vita come avete fatto con vostro figlio". " Un sorriso non costa nulla e rende molto - diceva un anonimo francescano - non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora eterno ."

 

 

Anche noi, ora, a distanza di sei anni, preferiamo ancora ricordarti così, fraterno amico Roberto. " Che ti sia lieve la terra " . Ciao.

 

 

                                                        Lorenzo  Impagliazzo