Sebbene la Sardegna abbia avuto un grandissimo poeta, Sebastiano
Moretti, forse il più grande di tutti, la poesia estemporanea non è nata in
Sardegna come si può credere; già nell'alto Lazio se trovano degli esempi,
soprattutto in Ciociaria.
Il poeta estemporaneo crea sul momento, sulla base di un tema
sopra il quale sviluppare un discorso, naturalmente mai da solo; ecco la gara
poetica.
Nella nostra isola quest'espressione artistica nasce ad Ozieri nel 1896,
inventata da un altro grande poeta, Antonio Cubeddu, il quale, essendo
appassionato, voleva far conoscere quest'arte a tutta la Sardegna.
In queste gare c'era anche un vincitore che veniva premiato in natura (olio,
vino, ecc.).
Vi venivano invitati i maggiori esponenti della poesia estemporanea.
I poeti che sviluppavano queste poesie erano numerosi; oltre a
Cubeddu, c'erano Raimondo Piras di Villanova Monte Leone e il grande Peppe
Sotgiu di Bonorva.
Si dice che il pigmalione di Raimondo Piras sia stato Sebastiano Moretti, infatti
la prima gara poetica che il poeta di Villanova ha fatto si è svolta a
Tresnuraghes nel 1925, su invito del Moretti appunto.
La poesia estemporanea era un mezzo per far progredire la gente,
una sorta di scuola visto che nel '900 la stragrande maggioranza della
popolazione era analfabeta, mentre queste persone studiavano i classici latini
da autodidatti.
In un certo senso la poesia serviva per acculturare, scolarizzare il popolo.
Nel 1982 la Pro Loco di Tresnuraghes organizzò una importante
manifestazione per onorare uno dei suoi più illustri concittadini; in occasione
del 50° anniversario della morte di Sebastiano Moretti, il 29 aprile, nella
piazza del municipio, ribattezzata Largo Sebastiano Moretti, a Tresnuraghes si
svolse una serata che vide coinvolte molte persone; in quell'occasione giunsero
i più grandi poeti del momento, tra cui Gavinu Contene, tra l'altro grande
amico del poeta tresnuraghese.
I maggiori dodici poeti della Sardegna vennero ad esibirsi a Tresnuraghes in
onore di Sebastiano Moretti, considerato la guida della estemporaneità.
Sono custoditi gli scritti di allora dove tutti i "cantadores" si
producevano in tre o quattro "tornate".
Oggi la poesia estemporanea non esiste più, perché non sono più
nate persone con questa passione; un "cantadore" non si può
inventare.
Probabilmente i tempi moderni non sono lo scenario ideale per far crescere
poeti estemporanei.
Sebastiano Moretti Cadoni poeta e scrittore, nacque a
Tresnuraghes il 4 giugno 1868, vi morì il 29 aprile 1932.
Nacque da genitori poveri.
II padre esercitava il mestiere di mugnaio ed anche il piccolo Sebastiano
dovette, per necessità, seguire il genitore.
Alle scuole elementari dimostrò, in modo lampante, la vivida e acuta
intelligenza a tal punto che S.E. Monsignor Canu, Vescovo di Bosa, lo volle in
Seminario per poterne fare un ottimo missionario unitamente all'altro ingegno
di Tresnuraghes Sebastiano Madau.
Giunti alla scuola ginnasiale sorsero discrepanze tra il Madau e
il Moretti da una parte e il Vescovo dall'altra, e così il Moretti dovette
interrompere gli studi.
II Vescovo meditò a lungo sulla rinunzia dei due discepoli irremovibili ed
affermò: "Ho perso due missionari che avrebbero sbalordito il mondo".
Ed era nel vero.
Mentre il Madau, a costo di sacrifici continuò gli studi ed entrò nella
carriera finanziaria quale agente delle Imposte Dirette, il Moretti, dotato da
madre natura di estro poetico acuto e spontaneo, coltivò la poesia.
Improvvisatore arguto e profondo, nelle discussioni era
impareggiabile con la miniera dei suoi sicuri argomenti.
Confortato dallo studio, anche se breve, si formò una cultura generale non
disprezzabile e finalmente si dedicò alla poesia scritta.
Appena giunto all'età matura, pubblicò opere come "Malos e rimedios de
Sardigna", "Su gridu de su minadore", "Sa campana
sarda", "Su parnasu Sardu", "Su valore de sos sardos in
gherra ", "Sa femina delittuosa" e decine e decine di opere
minori.
Spirito socialista, mise in luce le condizioni tristi della
nostra isola che amava di vero amore, e lungimirante ne indicava le cure e
tutto ciò che si doveva fare, da parte dei governi, per dare ai sardi una vita
diversa da quella grama e misera che conducevano.
Tutto ciò il Moretti lo declamava nelle piazze dell'isola, dalla grande città
ai più piccoli e sperduti borghi, agli stazzi della Gallura.
Mise in chiara luce le bellezze della nostra terra e la esaltò per gridare
all'autonomia.
Solo con essa si sarebbe potuto realizzare ciò che i governi centrali avevano
sempre negato.
Infatti nella sua pubblicazione "Sa campana Sarda", incitava i Sardi
alla compattezza gridando: "S'unione est sa forza istrapotente
ch'ispaventat e faghet tremulare, est issa chi nos mancat solamente prò nos
fagher da tottu rispettare".
Ed ancora nello stesso volume: "Solu pò sas impostas, prò sa gherra, Roma
s'ammuntat de sa sarda terra".
Pagina realizzata da
Antonio Dettori
Testo
tratto dall'intervista concessa dal signor Peppino Loche e da materiale messo a
disposizione dalla Pro Loco di Tresnuraghes