Dalla poltrona

 

 

SE LA POLITICA DIVENTA UNO SPOT

 

Guardando la televisione (sia pubblica che commerciale) è facile imbattersi in lunghi spazi pubblicitari: detersivi che sbiancano anche il bianco, profumi che attraggono l'altro sesso come il miele con le api, pannolini che disintegrano la pipì dei bambini, e via di questo passo. Ma da oggi c'è una novità: ci si può scontrare infatti con caroselli dedicati esclusivamente alla pubblicità politica. L'effetto che se ne ricava è illogico, paradossale: i partiti, uno dietro l'altro, pubblicizzano in un paio di minuti il loro programma politico, programmi che appaiono simili tra loro , anche se presentati da partiti di schieramenti diversi. Lungi dal fare del qualunquismo politico, questa conseguenza è del tutto naturale: è come se in un blocco pubblicitario fossero trasmessi, uno dopo l'altro, gli spot dei detersivi Dash, Dixan, Sole, Atlas ecc. Difficilmente queste aziende accetterebbero una cosa simile. Ecco perchè tecnicamente lo spot politico che risulta più efficace è quello della lista Bonino (specialmente se trasmesso al centro del blocco pubblicitario): il silenzio mentre tutti gli altri parlano.

La legge sulla par condicio poteva essere una occasione per rilanciare la comunicazione politica televisiva, ancorata nelle sue forme tradizionali alle sempre più paludose tribune politiche, mentre non si è trovato di meglio che inventarsi il carosello della politica. Che in fondo per molti aspetti già esisteva...

G.Ric.