GRIGLIA DI LETTURA DEL LIBER SYNODALIS: LA CULTURA

 

Sebbene i lavori sinodali non abbiano dedicato uno spazio specifico alla riflessione sul tema della cultura, leggendo il Libro Sinodale (da ora in poi LS) si possopno ugualmente trovare importanti affermazioni e precise linee di orientamento, che ripropongono, in vista di una programmazione pastorale post-sinodale, il tema dell’inculturazione del vangelo, tra le attenzioni da privilegiare. Cercheremo, in modo schematico e sintetico, di enumerare prima le scelte di fondo, e, in un secondo momento, le linee operative così come emergono dal testo sinodale.

 

  1. Scelta di fondo

1.1.Il Sinodo ha opportunamente trattato il tema della cultura in relazione alla "nuova evangelizzazione". Ne deriva che l’impegno per una mediazione culturale del Vangelo, non risiede più in un area èlitaria, riservata a pochi addetti ai lavori, ma rappresenta un impegno che l’intera comunità, ed ogni singolo cristiano, deve assumersi. Infatti, "nuova evangelizzazione" per il Sinodo significa:

ricomposizione della nostra identità di credenti e di Chiesa attorno a Gesù Cristo, proclamazione del suo vangelo con la parola e con la vita, presenza di fermento, nel cammino delle persone e della città, per generare una nuova cultura ed una società più giusta e vivibile nell’attesa di "un nuovo cielo e una nuova terra" (Ap 21, 1). A questa il sinodo ha guardato ed inteso provvedere. (LS 22)

 

1.2.L’impegno per una "nuova evangelizzazione", a cui il Sinodo intende dare una concreta ed efficace risposta (Cf. l’intero n. 22), nasce, infatti, da una ormai raggiunta persuasione che il contesto culturale in cui la nostra Chiesa ha il compito di annunciare il vangelo, sebbene rappresenti per il cristiano un "tempo formidabile" (LS 7), è marcatamente segnato da una rapida trasformazione

...stiamo assistendo, negli ultimi anni, a profondi e rapidi mutamenti del tessuto culturale tradizionale, sia di quello collinare-montano non più isolato, sia di quello cittadino sempre più simile alle moderne zone urbane, sia di quello delle zone rivierasche, che per il grande afflusso di persone diverse per civiltà, cultura e comportamento, facilmente esprime e veicola i connotati globalizzanti tipici del tempo presente (LS 12).

 

... e la cultura odierna non ha più un riferimento "esplicitamente" critstiano...

Fino a un passato recente il cammino dell’iniziazione cristiana era parallelo all’ingresso e alla crescita nella vita e nella società. Tale itinerario era voluto e sostenuto dalle famiglie e dalle parrocchie ed era favorito da un quadro socio-culturale caratterizzato dalla presenza di espliciti riferimenti cristiani. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e ci troviamo nella provvidenziale necessità di riappropriarci di tutta la fecondità generante che caratterizzò la vita e l’opera della Chiesa dei primi secoli. Ciò deve essere accolto con limpida consapevolezza e gioiosa armonia operativa da tutte le componenti della Chiesa ed attuato in tutte le comunità parrocchiali, con responsabile discernimento ed unità di intenti (LS 71)

Per l’approfondimento di questa tematica si possono leggere i paragrafi 7-15; 206; 233-234; 268-275

 

 

1.3.Proprio a causa di questo mutato contesto culturale, del quale la nostra Chiesa avverte il dovere di "prendere coscienza" (cfr. LS 7),

si sente il bisogno di un rinnovato esercizio di discernimento e di fermentazione cristiana della cultura, in piena fedeltà al vangelo e nel rispetto della legittima autonomia delle realtà terrene. "La cultura è un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l’uomo... il nucleo generatore di ogni autentica cultura è costituito dal suo approccio al mistero di Dio" (Giovanni Paolo II, Discorso all’assemblea del III Convegno ecclesiale, Palermo 20-24.11.1995). Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta. Oggi la fede si deve fare samaritana dell’intelligenza, alimentando una progettualità culturale per intercettare le domande di senso degli uomini e delle donne del nostro tempo" (LS 19).

 

 

1.4. Questa "esigenza" di una mediazione culturale è "esigita" dalla natura stessa della evangelizzazione, la quale, sul modello dell’Incarnazione, deve riuscire a comunicare il Vangelo di salvezza, in modo credibile e comprensibile all’uomo di oggi:

L’evangelizzazione non è risposta ad urgenze della situazione, né strategia pastorale per un recupero di posizioni, bensì deriva dalla natura stessa della Chiesa. Il dinamismo d’amore che spinge il Padre a chiedere al Figlio di farsi uomo, oggi chiede alla Chiesa di incarnarsi in questa cultura ed in questa società, perché il nostro tempo sia tempo favorevole all’accoglienza e germinazione del vangelo (cfr. 2 Cor 6, 2). L’evangelizzazione si manifesta in tal modo come partecipazione al mistero della Trinità e dell’incarnazione ed instaura quel dinamismo di dare e ricevere tra cultura e fede, tra mondo degli uomini e comunità dei discepoli di Cristo, tra rivelazione e storia, che opera efficacemente la semina del vangelo nel terreno del mondo" (LS 61).

 

2. Linee operative

 

2.1. Innanzitutto occorre una rinnovata attenzione alle culture diverse da quella cristiana.

Il Sinodo confessa come un limite della nostra Chiesa, il "non saper camminare insieme a coloro che vivono senza fede" e, in ordine alle sfide del nostro tempo, riconosce il fatto che "manca un discernimento secondo lo Spirito. Spesso ci affidiamo ad affermazioni generiche che esulano dalla fatica di cogliere una realtà complessa cui apparteniamo e della quale portiamo, in parte, la responsabilità" (LS 6). Il LS afferma giustamente che, prima ancora di ricorrere a strutture o a piani d’azione, occorre maturare una nuova spiritualità che superi la tentazione di una "santità disincarnata", e che motivi il cristiano ad una cosciente "assunzione della complessa realtà del mondo", e chiami il credente "all’esercizio delle proprie responsabilità" (LS 221)

 

2.1.1 Perché ciò si realizzi è necessario, prima di tutto, che le comunità cristiane e i singoli credenti, sappiano guardare con fiducia e simpatia le diverse tradizioni culturali e religiose, perché ciascuna di esse racchiude "semi di verità", e in esse è possibile rintracciare la presenza "misteriosa" del Verbo. Infatti...

le diverse tradizioni religiose e culturali racchiudono semi di verità e ispirazioni del Verbo; come cristiani siamo chiamati a guardarle con simpatia, tolleranza e verità, così da favorirne l’accoglienza e costruire, insieme agli uomini che le incarnano, una società più aperta, caratterizzata dalla presenza di diverse culture, razze, religioni. Tutto ciò richiede a noi cristiani un profondo sentire evangelico che ci permetta di discernere ciò che è secondo il cuore di Dio... (LS 38; si vedano anche i nn. 140 e 160)).

 

2.1.2 Occorre, però, un discernimento che, mentre apprezza quel patrimonio di valori presente nell’odierne culture, non teme di richiamare l’attenzione sui "valori di fondo" quando questi sono dimenticati o, addirittura, offesi.

La comunità cristiana deve mostrarsi attenta a cogliere tutti gli elementi positivi della cultura del nostro tempo, ma anche a richiamare i valori di fondo quando questi vengono sacrificati sull’altare pagano del falso progresso, dell’efficientismo a tutti i costi e del falso concetto di libertà che maschera l’egoismo e l’individualismo.(LS 239)

 

2.1.3 Senza alcun sentimento di rifiuto o di timore, né di nostalgica "ritirata" in un passato che non c’è più:

La nostra Chiesa è consapevole di non poter né rifiutare il proprio tempo, lasciandosi guidare dalla nostalgia del passato, né cercare di adattarsi ricavandosi spazi di sopravvivenza e di influenza, se non proprio di potere. È questo l’oggi della nostra Chiesa, il tempo favorevole che il Signore ci ha riservato, tempo di grazia e di salvezza, annunciata nel segno povero della croce, tempo di liberazione dei poveri, degli oppressi, degli ultimi, riconosciuti come luogo della presenza di Dio. È questo il solco aperto cui affidare il seme della Parola, senza pretese di conquista o di dominio, in un atteggiamento di simpatia e di dialogo rispettoso nei confronti dei fratelli che superi ogni nostalgia, opportunismo, paura della diversità. (LS 15; vedi anche n. 28 e 100)

 

2.1.4 Con l’attenzione ad essere nel mondo, per la cultura in cui noi viviamo, sale che da sapore e lievito che fermanta la pasta

Intendiamo guardare con fiducia e profonda simpatia al nostro tempo, vivere e camminare con esso, cercando di coglierne le inquietudini, le richieste anche implicite, le aperture talora confuse, il bisogno di Dio che porta dentro di sé, anche drammaticamente. Accettiamo di essere purificati da questo tempo con quei richiami salutari che può rivolgerci, non ne disprezziamo la religiosità talora solo tradizionale, svanita, oppure disordinata ed informe. Ci poniamo dentro di esso come lievito nella pasta, come il sale della terra, per poter dare sapore al mondo, attenti a non essere trovati noi stessi insipidi (LS 29).

 

 

2.2. Il dialogo

Questa ricerca di elementi di verità, unita ad un’isopprimibile amore della verità, è raggiungibile solo attraverso il dialogo:

La via da percorrere nell’annuncio è il dialogo, categoria portante nella quale si può esprimere la missione evangelizzatrice della Chiesa e del cristiano. Il dialogo porta ad assumere seriamente e a condividere le domande dell’altro, credente o no, per cercare e scoprire insieme il Cristo, non con lo spirito di chi possiede la verità e la distribuisce in modo moralistico, ma facendosi servi di una verità che, pur rivelata, sempre ci supera e i cui semi sono presenti nelle più svariate realtà. Per Cristo, la strada è la proposta, mai l’imposizione; la pazienza ed il perdono, mai il giudizio o la condanna. Si tratta di realizzare un incontro da cuore a cuore, da volto a volto, dove la comunicazione di Cristo risorto è relazione interpersonale e proposta di comunione e dove tutta la vita può così diventare occasione di primo annuncio. (LS 160)

 

2.2.1. Perché la via privilegiata dell’annuncio deve essere il dialogo?

L’incontro personale con Cristo, Verbo di Dio, e una vita innestata nell’esperienza ecclesiale, generano e custodiscono l’ascolto dell’altro. Per il discepolo del vangelo, il dialogo non è sicuramente la misura di una formalità religiosa, al contrario, è realtà più profonda e radicale. Esso ha la sua radice nell’agire di Dio stesso, che crea l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza, capaci di relazione con lui. (LS 42.3).

 

2.2.2. Che cos’è il dialogo?

è accogliere l’altro nella sua irriducibile differenza, senza pretese e senza catture. È riconoscere che il Padre non fa preferenza di persona, che lo Spirito soffia dove vuole, che il Signore Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, nessuno escluso. Solo facendoci come Paolo "Giudeo con i Giudei... tutto a tutti" (1 Cor 9, 19-22), è possibile riconoscere la visita di Dio nascosta nella storia e nel cuore degli uomini. (LS 42.3)

 

2.2.3. Con chi dialogare:

 

4 con tutti, soprattutto con i non credenti e i credenti di altre religioni...

Chiesa vuole annunciare, nei cammini di inculturazione della fede. Intende cioè incarnare la novità del vangelo nella pluralità delle culture odierne, ossia negli stili di vita, nei modi di pensare, di sentire e di agire degli uomini e delle donne che incontra oggi sulla propria strada. Si dispone ad un dialogo franco con tutti, in particolare con i fratelli non credenti o appartenenti ad altre fedi: un confronto tra la nostra vita di fede e la loro ricerca. (LS 44.2).

 

4 ... e con quelli che sono in ricerca del senso della loro esistenza.

discernere cristiani che nella nostra Chiesa siano testimonianza di dialogo, ascolto, attenzione e accompagnamento nei confronti di chi, nei vari tempi della vita e davanti alle sue prove, cerca il senso dell’esistenza. (LS 67)

 

 

2.2.4. Il dialogo deve, quindi, contraddistinguere un modo nuovo di essere del cristiano come testimone della propria fede e della speranza di fronte agli uomini. Ma il dialogo non si improvvisa o non può essere lasciato alla sola buona volontà dei singoli credenti. Per questo il Sinodo si auspica l’istituzione di

una apposita struttura diocesana che aiuti le comunità cristiane ad impostare e percorrere, in modo corretto ed efficace, vie di dialogo-evangelizzazione per chi è alla ricerca di senso, si interroga sul nascere e sul morire, ed anche per chi vive nell’indifferenza religiosa, ma è aperto ad un dialogo etico-culturale (LS 67).

 

2.2.5 Inoltre si avverte l’urgenza di istituire dei momenti di serio e fecondo dialogo a somiglianza dell’esperienza milanese della "Cattedra dei non credenti", per condividere con tutti gli uomini di "buona volontà" il faticoso cammino di ricerca del senso della vita.

La nostra Chiesa diocesana, infine, contemplando l’atteggiamento di amore del nostro Signore verso la gente e la sua predilezione per gli ultimi, si renda attenta e sollecita a cogliere le urgenze nascoste o palesi degli uomini del nostro tempo, ponendosi in atteggiamento di ascolto, di confronto, di sereno annuncio, di cura verso tutti coloro che incontra nel suo cammino quotidiano. Con questo stile si persegua l’incontro con il nostro tempo, anche mediante i sentieri dell’arte e della cultura, così significativi nel nostro territorio. Si favoriscano quindi, a livello diocesano, zonale o parrocchiale, frequenti occasioni di incontro e di dialogo, creando anche spazi istituzionalmente preposti a questo scopo (per es. una "cattedra dei non credenti"), impegnandoci in un serio approfondimento e confronto su temi di attualità e sui valori umani, creando ambiti di ascolto della Parola, aperti a chi non crede o è in fase di ricerca. (LS 157).

Per l’approfondimento della tematica del dialogo si leggano i paragrafi 15; 17; 57; 67; 100; 133.5; 158; 205.4

 

 

2.3. La scelta pastorale della formazione.

Il Libro sinodale pone particolare attenzione alla urgenza di una formazione dei sacerdoti e dei laici, maggiormente attenta al dialogo con l’odierne culture. Infatti, una formazione in vista della missione della chiesa ha "bisogno di un’apertura al confronto con la cultura di oggi e con i membri dell’intera comunità cristiana". (LS 161).

 

2.3.1. I laici

Il compito dei fedeli laici si fonda sul triplice ufficio profetico, sacerdotale e regale del popolo di Dio (Lumen gentium, 10-11). Riconosciamo come segno dei tempi, nella nostra Chiesa di Lucca, l’attesa di un laicato che non svolga la funzione di collegamento tra una Chiesa lontana dalle vicende della storia e l’umanità, ma che sia segno efficace della presenza della Chiesa nel mondo. Il tempo che ci attende chiede che i laici prendano coscienza della loro missione e sappiano farsi carico del compito di annunciare il vangelo del Regno, trattando le realtà terrene. "Ciò sarà possibile se i fedeli laici sapranno superare in se stessi la frattura tra vangelo e vita" (Christifideles laici, 34). Questo esige un serio cammino di formazione del laicato, dove sia fondamentale l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, la vita sacramentale e la capacità di assumere il contesto di vita nel mondo come l’ambito proprio di crescita e maturazione della fede. (LS 177).

 

2.3.2. Il Libro Sinodale pone una particolare attenzione ai cammini formativi delle giovani generazioni...

 

... le quali è necessario che vivano in comunità che l’educhino all’apertura al mondo...

È importante che i giovani crescano in una comunità che non teme di confrontarsi con la cultura ed il contesto di vita oggi proposto e diffuso, spesso assai lontano dai valori evangelici e dalle scelte di fede, ma pur ricco di possibilità e di attese.(LS 283).

 

... e che propongano loro autentici itinerari di formazione...

è necessario un impegno educativo che inizi proprio nelle comunità giovanili, per rendere capaci di analizzare criticamente modelli umani proposti dalla società, dai mass-media, talora anche dalla parrocchia, affinché l’immagine dell’uomo e della donna e della loro reciprocità non ne esca profondamente falsata. Nei cammini formativi... si inserisca il tema del rapporto con la cultura moderna: è questo un campo da far progredire coraggiosamente se non vogliamo rimanere isolati, fuori del tempo e ignari dei nuovi linguaggi. (LS 285).

 

 

2.3.3. I presbiteri.

 

Uno dei limiti riscontrati dal LS nell’itinerario formativo del seminario è rappresentato dal fatto che "la preparazione intellettuale necessita di più forti agganci con la cultura del nostro tempo per poter poi permettere la comunicazione delle ragioni del vangelo agli uomini di oggi". (LS 319.1).

 

... pertanto si auspica una...

rinnovata attenzione alla formazione teologica, pastorale e culturale. È necessario che coloro che diventeranno presbiteri acquisiscano con serietà una solida e sicura preparazione teologica. (LS 319.3)

 

 

Inoltre, si avverte l’esigenza di una formazione teologica e culturale permanente del presbitero...

 

intravedendone i possibili itinerari, gli ambiti specifici, i tempi, le persone e gli strumenti. Si sottolineano qui alcune esigenze che domandano però un successivo approfondimento.... Di grande rilievo per la vita ed il ministero del presbitero è la formazione teologica e culturale in genere. Si tratta, anche in questo caso, di una formazione permanente da attuare costantemente nel tempo. A tal fine sono opportuni corsi di aggiornamento, incontri, seminari di studi od altro da realizzarsi anche con l’apporto dello Studio Teologico Interdiocesano.

È importante, infine, che il cammino formativo del presbitero non si chiuda in una sorta di ghetto tutto clericale, ma sia aperto a tutti i membri della comunità cristiana e si confronti, con coraggio e fiducia, anche con coloro che percorrono cammini religiosi e umani alternativi a quello cristiano. (LS 317; si veda anche il n. 318)

 

 

2.4. Le scuole di formazione

 

Il LS riafferma l’importanza delle scuole, necessarie per la formazione di un laicato sempre più preparato teologicamente, e capace di un sereno e fruttuoso dialogo "alla pari" con la cultura.

 

2.4.1. L’Istituto di Scienze Religiose e le Scuole di formazione teologica

In diocesi si valorizzino la Scuola teologica e l’Istituto di scienze religiose, e si creino occasioni di confronto serio e rigoroso con le culture presenti nella nostra storia, per un effettivo discernimento dei segni del tempo nuovo che viene. (LS 192).

 

      1. La Scuola di formazione all’impegno politico e momenti di riflessione socio-politica
      2. La nostra Chiesa... promuova lo studio del magistero sociale della Chiesa, rivitalizzando la Scuola di formazione all’impegno socio-politico (LS 133.2).

         

        ... inoltre ...

        Anche a coloro che non scelgono l’impegno sociale o politico non è consentito l’egoistico chiudersi in se stessi, nei propri problemi familiari o di gruppo sociale. Per recepire linee culturali che aiutino a far crescere un motivato giudizio critico della realtà, è auspicabile istituire, a vari livelli, luoghi per lo studio del magistero sociale. (LS 133.5).

         

        Per una rinnovata attenzione ai molti problemi, anche gravi, che segnano la vita delle persone (Cfr LS 225.1), ed una presenza significativa presenza del cristiano accanto all’uomo che soffre:

        Nelle grandi questioni che attraversano la vita di tutti e toccano la nostra terra, come il lavoro, la casa, la solidarietà, i laici sappiano essere difensori intelligenti dei più poveri. Non accecati dalle ideologie, ma illuminati dal vangelo, cerchino le soluzioni possibili, impegnandosi a creare condizioni di vita adeguate per tutti. Sta qui la dignità della riflessione culturale e della politica nel suo senso più alto. (LS 225.2).

         

      3. Le aggregazioni laicali

Anche le aggregazioni sono chiamate ad essere un cammino formativo all’impegno culturale:

Nella loro diversità e ricchezza le aggregazioni laicali (associazioni, movimenti, gruppi) operanti a livello diocesano, sono strumenti offerti ai cristiani per vivere pienamente la vocazione battesimale; ... Sono, inoltre, luogo di elaborazione per vivere una spiritualità laicale e strumenti complementari alla pastorale parrocchiale, nell’espressione e nella visibilità della loro missionarietà. Per questo esse assumono una particolare valenza, non solo per i servizi che sono chiamate ad offrire, ma anche per l’adeguata e specifica formazione verso i loro componenti e per l’azione evangelizzatrice, capace di valorizzare il dialogo col mondo e con la storia nell’ambito delle singole professioni e dei diversi ambienti di vita. (LS 209).

 

 

Per approfondire il tema della formazione si possono leggere i nn. 42.1; 104; 105; 105; 161; 164; 190; 191; 195; 196; e 317