MESSAGGIO FINALE DELLA COMMISSIONE CULTURA

Anche nella realtà lucchese emerge con chiarezza uno dei caratteri distintivi della situazione dell’uomo d’oggi: il fatto di vivere all’interno di una pluralità di culture, di modi di pensare e di vivere assai distanti tra loro. Di fronte alla domanda sul significato dell’esistenza alcuni ritengono di poter trovare da soli una risposta, altri non cercano neppure possibili soluzioni, vivendo alla giornata, molti accettano per abitudine i valori imposti da una particolare tradizione, pochi, forse, assumono in prima persona e autenticamente la sfida che proviene dall’annuncio cristiano.

In questa situazione diventa sempre più urgente recuperare la dimensione culturale del Vangelo. Il termine cultura qui non indica solamente la pur indispensabile riflessione su quel patrimonio di conoscenze che ci è stato trasmesso dai nostri predecessori, né la pur necessaria salvaguardia di quelle opere d’arte che sono state così fortemente ispirate dalla fede dei nostri padri, e neppure l’approfondimento dei massimi problemi filosofici e teologici. Cultura significa, anche e soprattutto, il modo in cui ciascuno di noi è chiamato a mettere a confronto la propria fede con le istanze del presente. In altre parole, elaborare un progetto culturale orientato in senso cristiano vuol dire proporre il messaggio evangelico come la riposta che, sola, può appagare quella domanda di senso che ogni uomo custodisce in sé.

Da questo punto di vista risulta evidente che l’urgenza di una riflessione culturale non è, per il cristiano, qualcosa di limitato ad un ristretto numero di addetti ai lavori, ma è una componente fondamentale della sua vita e della fede che lo anima. Infatti il cristiano, proprio in virtù della propria vocazione battesimale, deve avvertire la duplice urgenza di crescere nell’adesione a Cristo, mettendo in chiaro la sua propria identità, e di aprirsi al dialogo con gli altri, proclamando questa adesione nei diversi momenti della sua vita. Dialogare significa innanzi tutto essere capaci di mettersi in ascolto delle ragioni dell’altro, cogliendo in lui quel seme di verità, magari nascosto, che è contenuto in ogni uomo. Dialogare significa mostrare attenzione all’altro, nella convinzione che dall’incontro con lui potrà venire un arricchimento anche per me. Dialogare altresì significa testimoniare con franchezza le proprie convinzioni, persuasi che in esse è contenuto un annuncio di salvezza per tutti gli uomini.

La testimonianza resa attraverso un dialogo autentico ci consente di aprirci all’ascolto e alla comprensione degli altri, senza cedere alla tentazione del facile compromesso, e ci rende capaci di pensare in una società che, con i suoi ritmi frenetici, non lascia più spazio al silenzio, alla riflessione e alla contemplazione. Solo a queste condizioni gli uomini e le intere comunità possono riscoprire la propria identità, sviluppare una capacità di analisi, e promuovere una coscienza critica in una dimensione profetica.

Per una Chiesa come quella di Lucca che da decenni è unanimemente riconosciuta per la sua efficace presenza nei campi della solidarietà e del volontariato, è ormai tempo di mirare ad una presenza altrettanto significativa negli ambiti della discussione e del pensiero, con decisione e umiltà, ed evitando ogni atteggiamento sia di superiorità che di subalternità nei confronti del mondo. Solo in questo modo noi cristiani potremo essere all’altezza di quell’esigente invito evangelico che ci chiede di essere il sale della terra e la luce del mondo (Mt 5,13-14).

La realizzazione di questo progetto, implica delle precise scelte pastorali che pongano in giusta considerazione il dialogo con le culture. Innanzitutto, la nostra Chiesa deve creare spazi e promuovere momenti di incontro dove credenti e non credenti, cristiani e credenti di altre confessioni religiose, possano liberamente dialogare su temi di comune interesse e confrontarsi nel reciproco rispetto. Nell’odierno contesto culturale in cui è crescente il numero di coloro che vivono in superficie evitando ogni domanda impegnativa, è un segno profetico e un servizio all’uomo che la Chiesa di Lucca richiami l’attenzione sulle questioni fondamentali che riguardano il senso dell’esistenza, e stimoli la riflessione sui valori che motivano le scelte umane.

In secondo luogo, deve essere promossa e incoraggiata la feconda molteplicità di iniziative culturali promosse dai diversi circoli e associazioni di ispirazione cristiana. Affinché, però, non vi sia un’inutile dispersione di energie e per un effettivo raggiungimento degli obbiettivi del progetto culturale, è necessario un maggior coordinamento fra queste iniziative. Sarebbe, anzi, auspicabile la disponibilità da parte di ciascuna di queste associazioni, a collaborare insieme alle altre al fine di realizzare un progetto comune di più ampio respiro.

Infine, tutto questo impegno risulterebbe sterile, se non si concretizzasse in una attenzione maggiore alla formazione del popolo di Dio. In questo senso, un ruolo particolare, deve essere giocato dalle Scuole di formazione teologica, dall’Istituto Interdiocesano di Scienze Religiose e dalla Scuola all’impegno sociale e politico. E’ opportuno sostenere la loro attività e, ove fosse necessario, rilanciarne la presenza nella Diocesi.

 

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