F.A.N.D.

Federazione Associazioni Nazionali Disabili

Il 16 gennaio 1997, tra l’ANMIC, l’ANMIL, l’ENS, l’UIC, l’UNMS venne costituita la "Federazione tra le Associazione nazionali dei disabili" (FAND) con lo scopo di dare maggior forza all’azione rivendicativa delle Associazioni aderenti, impostando coordinatamente le politiche sociali e le iniziative di studio o le attività operative nei settori di interesse comune per le varie categorie. Tutto questo salvaguardando, naturalmente, l’identità e l’autonomia delle singole organizzazioni nelle materie che caratterizzano gli specifici interessi di ciascuna. Le varie e controverse ipotesi di ristrutturazione dello "Stato sociale" (che l’aggiornamento dei linguaggi definisce ora welfare) nonché la situazione di incertezza del mondo dell’associazionismo richiedono, oggi, un impegno forte e chiaro cercando di combinare il benessere con la coesione sociale. Dal promuovere la salute dei cittadini, la qualità della vita delle famiglie, le pari opportunità tra donna e uomo, l’istruzione dei giovani, la formazione degli adulti fino all’attenuazione degli effetti della povertà; si tratta di dare una svolta nei fatti a quelle che risultano ancora semplici enunciazioni di intenti. D’altra parte lo stesso proliferare di associazioni di promozione sociale, di volontariato o non profit peggiora una situazione dove troppi diventano gli interlocutori delle stesse Istituzioni e troppo specifici gli interessi da difendere. Anche per questo è, dunque, tempo di disciplinare giuridicamente l’individuazione dei soggetti cui riconoscere un vero diritto di rappresentanza e capacità processuale. I successi ottenuti in ambito sociale, cui ha fortemente contribuito l’attività della Federazione sono stati diversi, sebbene le sue iniziative e le varie azioni intraprese al riguardo non hanno avuto una grossa visibilità per i non addetti ai lavori. Ad circa tre anni dalla nascita della FAND, noi rappresentanti delle Associazioni che ne fanno parte abbiamo voluto incontrarci per parlare dei risultati raggiunti e prospettive future, di una Federazione che merita più spazio.

Alvido Lambrilli, Presidente della FAND e dell’ANMIC, ritiene che in futuro bisognerà investire nella Federazione al fine di dotarla di mezzi più adeguati per impostare linee programmatiche molto importanti. A partire da una più corretta individuazione di un ventaglio di rivendicazioni di interesse comune collegialmente selezionato, alla definizione di una linea di demarcazione tra i compiti dei coordinamenti regionali e quelli provinciali, fino a fissare criteri e modalità per il raccordo tra la Federazione Centrale, Associazioni federate e Coordinamenti dei due livelli, anche perché la FAND vive in quanto si individua una globalità di interessi comuni su cui operare unitamente. Le scelte devono essere fatte in tempi brevi poiché veniamo regolarmente da una legislazione sociale caotica, spesso contraddittoria, indubbiamente penalizzante per i disabili e viviamo in una condizione per le varie categorie che è in frenetica trasformazione. Concorde con Lambrilli è Alvaro Burzigotti, Vicepresidente dell’ANMIL, secondo il quale è tempo ormai di potenziare la FAND affinché possa assolvere meglio le finalità verso le quali, all’atto costitutivo, hanno dimostrato convinto interesse le Associazioni che hanno voluto crearla. Sicuramente si dovrà prevedere di fornire la struttura di ulteriori mezzi finanziari e tecnici se si mira ad uno spazio sul tavolo della concertazione sociale, anche perché, all’insuccesso della FAND, corrisponderebbe di sicuro una riduzione del potere contrattuale delle Associazioni storiche e sarebbe difficile evitare la sconfitta della disabilità. Per rafforzare l’azione della FAND potrebbe essere utile prevedere una Conferenza di tutti i quadri dirigenti delle cinque Associazioni, la collaborazione e, di conseguenza, le vere sinergie vanno alimentate con la condivisione delle strategie di azioni da intraprendere per raggiungere gli obbiettivi prefissati, e tutto ciò è possibile solo creando nuovi momenti di confronto. Tra le iniziative cui la FAND dovrebbe dare maggiore rilievo c’è sicuramente la realizzazione di un Bollettino periodico che segnali puntualmente le disposizioni legislative e amministrative nonché la giurisprudenza costituzionale e delle magistrature superiori. Giudizio più critico sull’attività e sui compiti della FAND è quello di Ida Collu, Vicepresidente della Federazione e Presidente dell’ENS, la quale nel premettere la peculiarità della categoria da lei rappresentata e, quindi, la specificità di esigenze complesse e complicate dal linguaggio dei segni e dei gesti, sostiene che dalla FAND si aspettava un supporto tecnico e organizzativo che avrebbe aiutato la loro categoria nel fronteggiare la delicata e non facile tutela degli individui affetti da sordità, attraverso l’elaborazione di una politica rivendicativa adeguata alla polivalente disabilità. Ad ascoltare Tommaso Daniele, Vicepresidente della FAND e Presidente dell’UIC, si torna ad un parere di ferma convinzione sulla necessità di rafforzare l’attività della Federazione predisponendo nuovi piani operativi su cui le Associazioni dovranno lavorare congiuntamente nei confronti delle Istituzioni. Inoltre, sottolinea l’importanza del riconoscimento di cui dovrebbero godere le Associazioni storiche quali "Enti di interesse pubblico", appunto per il perseguimento di particolari interessi a favore non soltanto degli associati ma di intere categorie di soggetti disabili. In un contesto socio/politico di squilibrio e di diffusa confusione, pervaso peraltro da una forte tendenza alla "deragulation" privatistica, è forte il rischio che restino tagliati fuori o comunque penalizzati quei soggetti contrattualmente più deboli o perché hanno già dato o perché la sorte li ha posti in tale non voluta ingrata situazione; il rischio è che il Nostro Associazionismo rimanga senza voce o addirittura senza più tutela e la rappresentanza dei propri associati (proposta di legge sulla riforma dei patronati) ridotta a dover, in futuro, a questionare la propria esistenza morale e culturale nonché il mantenimento dei propri diritti spesso faticosamente conquistati.

Infine la nostra posizione: è vitale per le Associazioni assumere con la FAND iniziative che affermino la valenza loro propizia di soggetti di attenzione e anche di presenza associativo/politica. Guai in questo momento di transazione e di assestamento della società nella visione di ampia apertura europea, non far sentire il peso della Federazione con i suoi milioni di iscritti distribuiti con capillarità sul territorio nazionale ed attorno alla quale ruotano ovviamente sensibilissimi nuclei familiari. Guai se non abbiamo la capacità di modificare una cultura che viva fuori dall’assistenzialismo quale testimonianza invece di valori, valori veri, quali quello del sacrificio, delle sofferenze, ma soprattutto della solidarietà, presupposti indispensabili per una convivenza civile, autenticamente civile.

Per poter necessariamente perseguire tali finalità occorre organizzare, pianificare, vivificare le strutture della FAND e dimostrare a chi tenta di emarginarci, la propria valenza di "soggetto associativo/politico". Solo così potremo rivendicare alla FAND una sua dignitosa presenza intorno ai "tavoli di incontro", ai tavoli della concertazione sociale e solo così sarà possibile difendere i diritti acquisiti e, nel contempo a proteggere le Associazioni storiche da quanti hanno interesse ad affievolirne il ruolo.

Franco Cesareo

 

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