9 Dicembre 2001

Dibattito organizzato dai Vas
Il nuovo Giardino tra approvazione e grandi rimpianti


Sono molti i parmigiani pronti a recitare il De profundis per il vecchio Parco Ducale, quello dei «grilli», della pista di schettinaggio, delle feste popolari, delle foto della cresima davanti al gruppo del Sileno. Dei viali tutti percorribili in sella alla bicicletta, dei cespugli dove imboscarsi con la morosa.
Ma il Giardino rinnovato è proprio da buttare? La domanda l'ha posta ai cittadini l'associazione ambientalista Verdi Ambiente e Società (Vas) che ha discusso l'argomento nella sala convegni della Provincia. Il Giardino che fu viene riportato alla memoria con uno straordinario viaggio virtuale realizzato da Roberto Rampini. Il lavoro multimediale (un eccezionale documento storico di 308 immagini su cd) facilita la discussione introdotta dalla presidente del Vas Patrizia Pavesi e moderata dal giornalista della «Gazzetta di Parma» Gian Luca Zurlini. Sono presenti il presidente di Legambiente Fabio Faccini, Vittorio Parisi direttore del museo di storia naturale e l'architetto Carlo Mambriani, che ha partecipato al progetto di ristrutturazione del parco.
Fra il pubblico, anche i rappresentanti del Comitato Ippocastano, che non approva molti aspetti della ristrutturazione. «Hanno lasciato poco verde, la circolazione delle bici è troppo limitata, lo spazio per i bimbi è collocato in un'area sbagliata che non favorisce il rapporto con il parco», dice Fiorenza Bigliardi. «Invece il progetto dell'amministrazione comunale ha sposato molto bene il recupero storico di uno spazio di grande rilevanza con la fruibilità pubblica - sostiene Vittorio Parisi - ne è uscito un quadro stupendo che invita a una vivibilità rispettosa senza invogliare a rotolarsi sui prati o a fare pic-nic sotto gli alberi. Il recupero del Giardino - puntualizza Parisi - è stato capito a differenza della ristrutturazione, direi sconcia, di piazzale Boito».
Ma a giudizio di Donato Troiano, portavoce dei Verdi ecologisti per Parma, l'amministrazione ha discusso poco con la città per una scelta progettuale così importante. «Non vogliamo un parco mummificato - dice - ma uno spazio verde aperto a tutti, senza limitazioni». E' il parco che avrebbe voluto anche Fabio Faccini. «Il Giardino non deve essere un quadro da vedere, ma un'occasione di relazioni fra la gente. Comunque era talmente trascurato tanto da non poter rinunciare all'opportunità economica (finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio, ndr) per ristrutturarlo. Ma il progetto - insiste Faccini - pecca di presunzione, non è stato adeguato alle culture esistenti». Il riferimento alla ridotta ciclabilità del Parco è evidente.
I fautori delle due ruote, libere di circolare nei viali del Parco Ducale, trovano subito voce nelle parole di Maria Teresa Alinovi «Avevamo un modo quasi consacrato di vivere il Giardino. Perché cambiarlo?». E' il momento degli amarcord degli schettini, delle gite in barca sulle acque del laghetto, delle macchinine a pedali, del gioco del mondo disegnato sull'asfalto del viale centrale. L'indice viene puntato anche contro il manto stradale, realizzato con stabilizzato di frantoio per consentire la permeabilità delle piante. C'è chi invoca l'asfalto. «Invece è una bella scelta - sostiene Parisi - è il rispetto a di un meraviglioso mondo sconosciuto che vive sotto terra». La risposta è immediata. «E noi bestie umane per quelle bestioline microscopiche dobbiamo rinunciare a salire in sella!», sbotta una signora.
Ma non c'è acredine, né litigiosità, tutto è all'insegna del grande amore che i parmigiani nutrono per le «cose di casa»; succede ogni volta che in città si fa qualcosa di nuovo. «Sa perché lo chiamiamo Giardino? - dice uno degli intervenuti - perché è qualcosa di familiare come se appartenesse ad ognuno di noi. Ecco perché abbiamo il diritto di far sentire anche la nostra voce».
Ma la fiducia di poter rivivere il Parco Ducale bello come una volta viene da Carlo Mambriani. «Il Giardino di oggi è come un appartamento senza arredo. Non è ancora finito, sono solo iniziati i lavori per renderlo bello e fruibile e verde come una volta».
gi. effe