Cipressi

Giugno 1889
Olio su tela; cm 93,3 x 74

New York, The Metropolitan Museum of Art

Nel giugno 1889, mentre era ricoverato nella clinica Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, inizia a dipingere i cipressi che vede dalla finestra, svettanti in mezzo a campi di grano (Campo di grano con cipresso). «Bello come un obelisco egizio», il cipresso gli sembrava «uno spruzzo di nero in un paesaggio soleggiato, ma è un punto di nero tra i più interessanti e tra i più difficili da rendere esattamente». Del quadro di New York fu particolarmente soddisfatto: ne mandò un disegno a Theo oggi conservato nel Brooklyn Museum e lo descrisse accuratamente: «Gli alberi sono molto grandi e robusti. Il primo piano è molto basso, con rovi e sottobosco. Dietro, le colline viola, un cielo verde e rosa, con una mezza luna. Soprattutto in primo piano l’impasto di colore è pesante, macchie di rovi con riflessi gialli, viola e verdi».
Nello stesso periodo iniziò a lavorare a un altro dipinto con cipressi, Cipressi con due donne, che terminò solo nel febbraio 1890, a causa delle numerose crisi che lo assalirono in quei mesi; il quadro fu donato al critico Albert Aurier, autore dell’articolo su van Gogh pubblicato nel “Mercure de France” del gennaio 1890. Nel testo egli cita con particolare apprezzamento i «cipressi che proiettavano la loro ossessionante sagoma di fiamme nere». Van Gogh gli descrisse il quadro in una lettera: «È una sorta di nota nera, avviluppata nel blu turbolento di un cielo spazzato da grandi raffiche di vento, dove il rosso vermiglio dei papaveri contrasta con questa nota nera» e gli consigliò di mettere una cornice piatta, di colore arancione vivace che avrebbe fat
to risaltare i blu, i neri, i verdi scuri.