Il Carnevale un tempo cominciava il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano.
La licenza di portare la maschera era concessa dal Governo, ed era permesso
anche dal 5 ottobre al 16 dicembre nelle ore pomeridiane, nei giorni di San
Marco e dell'ascensione, nell'elezione dei Dogi e dei procuratori ed in altre
feste, purché non cadessero in Quaresima. Si travestivano vecchi e giovani ,
patrizi e plebei, ricchi e poveri. Gli ultimi giorni di carnevale erano giorni di 
ebbrezza e di follia: l'allegria si diffondeva per tutta la città, ma si faceva sentire 
più intensamente a San Marco. Nel giorno di giovedì grasso, alla presenza del 
Doge, della signoria e dell'ambasciatore, si accendevano fuochi artificiali in 
pieno giorno. Passavano le maschere schiamazzando e gettando confetti. 
C'erano il Mattaccino, vestito di bianco, con legacci e scarpe rosse, col cappello 
ornato di piume; Pantalone, il vecchio Magnifico, il re del carnevale, dalla bazza
smisurata, dal rosso giustacuore, dalla nera zimarra; Brighella, l'antico Zanni, 
dai larghi calzoni bianchi orlati di verde; Arlecchino, dal viso di pece e il vestito
di cenci variopinti; il Dottor Balanzon e il Dottor Graziano, vestiti di nero, alla 
foggia dei professori e degli avvocati, che andavano sentenziando e 
spropositando in tono autorevole. Le maschere erano accompagnate dalle
curiose cantilene in dialetto, in cui le vocali si allungano e raddoppiano sotto
l'azione dell'accento in modo singolarissimo. L'ultimo giorno di carnevale, a
mezzanotte, i gravi rintocchi della campane di San Marco e di San Francesco
della Vigna, annunziavano la fine delle follie rumorose e, ai primi crepuscoli 
dell'alba, la gente stanca si sparpagliava qua e là attraverso i vicoli oscuri. Col
dì delle Ceneri non finiva la letizia della vita cittadina: alla sera, sontuosi
banchetti nelle dimore dei ricchi e cene rumorose nelle osterie popolari. A
questa stravagante baldoria seguivano, dopo venti giorni, le solenni cerimonie
pasquali e le visite ai sepolcri. I giovani patrizi si davano non solo a fatui
piaceri, ma anche a sollazzi salutari. Fra tante feste e divertimenti, uno 
spettacolo straordinario attirò, il giorno 16 aprile 1784 la curiosità e destò la
meraviglia dei veneziani: di contro alla piazzetta di San Marco si vide alzarsi un
pallone aerostatico, che sarebbe stato l'araldo di una nuova scienza e di una
nuova civiltà. Tale novità fu finanziata da Francesco Pisero e ordinata ai fratelli
Zanchi, che costruirono un pallone aerostatico del diametro di 20 piedi, dando
vita alla nuova scienza che apriva una nuova civiltà travolgendo il vecchio
mondo.