NEWS: uso del casco a Napoli

 

 

 

 

 

 

 

SICUREZZA STRADALE

Casco a Napoli Un'indagine sull'utilizzo del casco in Campania.

 

La Campania è al secondo posto tra le regioni italiane per il mancato utilizzo del casco. L'Aci di Napoli ha effettuato un'indagine per scoprirne i motivi

  INDICE

L'indagine regionale: considerazioni                                          9 Analisi quantitativa: target dell'indagine

1 La realtà napoletana                                                                    10 Analisi quantitativa: il campione

2 Analisi qualitativa                                                                         11 Analisi quantitativa: i principali risultati

3 Analisi qualitativa: principali risultati                                       12  Analisi dei comportamenti a rischio

4 Guidare a Napoli                                                                   13  Analisi dei comportamenti sociali di riferimento

5 Comportamenti a rischio e comportamenti irregolari        14  Analisi motivi uso casco a Napoli e in altre città.

6 La sicurezza stradale                                                                  15  Analisi territoriale

7 L'uso del casco                                                                             16 Conclusioni

8 Conclusioni Analisi Qualitativa

  prefazione

Per combattere e vincere l'avversario, c'è bisogno di conoscerlo bene. Ma chi è il nemico della sicurezza stradale? Spesso siamo proprio noi che quando guidiamo un veicolo, sovente, non rispettiamo le regole, assumendo comportamenti ad alto rischio per noi stessi e per gli altri. E il caso, per esempio, dell'uso del casco; un obbligo che in primis serve a tutelare la propria integrità fisica e, in seconda battuta, a ridurre conseguenze di forte rilevanza economica e sociale. Gli effetti degli incidenti, infatti, non sono soltanto personali, ma coinvolgono, a vari livelli, l'intera collettività: dalla comunità affettiva (famiglia, amici, conoscenti ecc.) a quella istituzionale (polizia, strutture sanitarie, tribunali ecc.). Tutti in qualche modo sostengono un costo a causa dei sinistri stradali; da quello più alto e incalcolabile, qual è il dolore arrecato dalla scomparsa di un proprio caro, a quello, comunque ingente, sopportato dalla collettività in termini di spese di pronto soccorso, trasporti, ricoveri, riabilitazione, indennità, costi amministrativi e giudiziari. Senza contare poi la mancata produttività determinata dalle invalidità e dai decessi e la perdita, per la società in generale, del contributo di risorse umane preziose (si pensi che oltre il 50% delle vittime della strada ha un'età inferiore a 45 anni) per lo sviluppo e la riproduzione.

Conoscere i motivi che alimentano comportamenti di guida trasgressivi e pericolosi è, dunque, un'informazione essenziale, al fine di individuare le azioni più efficaci per invertire un trend preoccupante. Secondo indagini dell'Istituto Superiore di Sanità, infatti, da quando è stato esteso l'obbligo dell'uso del casco a tutti i centauri, senza distinzioni d'età e di veicolo, questo comportamento si è diffuso in Italia, ma in misura nettamente inferiore nel meridione ed in Campania, in particolare, che, sotto questo aspetto, è risultata essere la seconda regione peggiore d'Italia, dopo la Calabria. E così l'Automobile Club Napoli ha deciso di promuovere, con il patrocinio della Regione Campania, una specifica ricerca sull'uso del casco nel nostro territorio, non solo per verificare ed aggiornare i risultati emersi da questi studi, ma soprattutto per cercare di stanare quelle motivazioni profonde che impediscono di equipararci ad altre realtà italiane ed europee, relativamente al rispetto del codice della strada e, più in generale, di norme basilari per la civile convivenza, tracciando un profondo gap sempre più difficile da colmare.

I risultati dell'indagine sono stati presentati in una conferenza stampa a cui hanno partecipato il presidente dell'Aci di Napoli, Guido Mazzuolo, il Direttore interregionale Aci Campania, Basilicata e Molise, Antonio Coppola, l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania, Ennio Cascetta, il Comandante del compartimento campano della Polizia Stradale, Luigi D'Alessandris, il referente per l'educazione stradale dell'Ufficio scolastico regionale, Luigi Vocca, il Coordinatore regionale del Dipartimento trasporti terrestri del Ministero delle Infrastruitture, Pasquale lannotti, ed i curatori dell'indagine, Marco Vignola e Pierluigi De Rosa dell'istituto di ricerca Scenari. L'occasione è stata utile anche per rilanciare le proposte, a suo tempo avanzate dal Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, di introdurre il patentino a punti pure per i conducenti di ciclomotori ed il sequestro del motorino nel caso non si indossi il casco. Lo ha ribadito l'assessore Cascetta, che, per altro, ha proposto di dare continuità alla ricerea, suggerendo di monitorare periodicamente i comportamenti di guida non solo dei giovani centauri. alla luce anche delle importanti modifiche apportate al Codice della Strada. Lo studio, infatti, ha dichiarato Coppola, vuole rappresentare un primo step in vista di successive indagini che, a parte il dato quantitativo, devono mirare soprattutto a cogliere quei riferimenti socio-culturali indispensabili per poter esercitare un'efficace azione di sensibilizzazione sui cittadini, in particolare sui più giovani. Al riguardo, piena disponibilità a collaborare, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, è stata assicurata da tutti gli intervenuti, affinchè la sicurezza stradale non sia, come ha sostenuto il Comandante D'Alessandris, una mera "espressione lessicale". Dal conto suo lannotti ha garantito che al Ministero è tutto pronto per la gestione dell'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, anche ai fini della patente a punti, mentre il preside Vocca ha ribadito che la scuola è pronta a fare la sua parte. D'altronde, senza la partecipa zione e la convinta cooperazione di tutte le forze sociali e istituzionali, hanno convenuto i presenti, difficilmente si riuscirà a ridimensionare il fenomeno dell'ineidentalità stradale che, contrariamente alle aspettative, tende continuamente a crescere, allontanando l'obiettivo fissato dall'Unione Europea di dimezzare le vittime della strada entro il 2010. In questa senso, l'Agenzia e la Rete regionali per la sicurezza stradale, a cui partecipano tutti i soggetti intervenuti alla presentazione della ricerca, rappresentano le innovative risposte lanciate   dalla Campania,   in piena sintonia con le politiche federaliste che mirano a facilitare l'individuazione di soluzioni adeguate alle specifiche esigenze del territorio.

 

Parco circolante

Anno 2001

Ciclomotori

Motocicli

Totale due ruote

Altri veicoli

Totale tutti veicoli

% due ruote sul totale veicoli

Caserta

114553 

8924

123477

516570

640 047

19,3

Benevento

28050

2745

30795

167091

197886

15,6

Napoli

409 766

23074

432 840

1 891 202

2 324 042

18,6

Avellino

39740

3686

43426

241 330

284 756

15,3

Salerno

62278

17273

79551

637 309

716860

11,1

Campania

654 387

55702

710089

3 453 502

4163591

17,1

ITALIA

6231.000

3 729 890

9.960.890

38.165256

48.126.146

20,7


L'indagine regionale: considerazioni           <Torna all’indice>        <torna alle news>

La Campania si conferma una regione con una spiccata tendenza al mancato rispetto del Codice della Strada.

In questo contesto, il mancato utilizzo del casco perde addirittura lo status di infrazione, nell'immaginario del motociclista/ciclomotorista campano, per diventare una "quotidiana abitudine".

I dati aggregati a livello regionale dicono, infatti, che più del 50% degli utilizzatori di un mezzo a due ruote, commette tale infrazione!

Tale fenomeno si verifica in maniera molto differenziata a seconda degli ambiti territoriali e temporali di riferimento.

Sotto il primo profilo, l'indagine territoriale ha evidenziato una netta differenza fra città come Salerno, dove 3 motociclisti su 4 indossano il casco, rispetto a città come Caserta, dove tale proporzione è pressoché invertita.

La conferma di questa diversità ci perviene anche dall'analisi delle risposte fornite al questionario: i salernitani (84.6%) come del resto i beneventani (71%) e gli avellinesi (77.8%) ritengono molto pericoloso non indossare il casco, mentre soltanto il 45.4% dei casertani si esprime in tal senso, quasi a voler giustificarne il mancato utilizzo.

La percezione del livello di illegalità raggiunto dai propri concittadini fornisce, poi, una ulteriore riprova di come tale fenomeno sia molto più diffuso a Caserta e a .Napoli; infatti il 70 % dei casertani e ben il 91% dei napoletani è consapevole di vivere in una realtà particolarmente incurante dell'obbligo di guida con il casco.

Sotto il profilo temporale, inoltre, la principale diversità riscontrata è stata l'aumento del numero delle infrazioni durante i giorni festivi: a Salerno si è passati dal 18.9% al 35.3%, a Napoli dal 40.7% al 46.5%, a Caserta dal 66.9% all'87.2%!

Tale dato lascia supporre che esista un numero significativo di motociclisti che indossa il casco unicamente per la paura dei controlli e delle sanzioni, infatti, il rispetto della norma è maggiore nei giorni feriali quando il numero delle forze dell'ordine in servizio è maggiore rispetto ai giorni festivi.

Il rispetto dell'obbligo di guida con il casco sembrerebbe quindi strettamente legato al numero di controlli effettuati dalla pubblica autorità. Si giustificherebbe, così, anche la grandissima diffusione delle infrazioni in città come Caserta, dove il centro cittadino, fortemente presidiato dalle forze dell'ordine, ha una estensione minima rispetto all'intero territorio provinciale.

Va comunque sottolineato che l'aumento delle sanzioni e dei controlli

migliorerebbe la situazione solo temporaneamente; non appena il livello di guardia si abbassasse (vedi giorni festivi) il fenomeno dell'illegalità sulle strade tornerebbe ad aumentare.

In tale contesto qualunque azione repressiva potrebbe risultare insufficiente o inadeguata.

Per operare in modo efficace sembra indispensabile un'azione congiunta di tutte le forze sociali, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, nonché la concreta volontà delle persone di voler riacquistare i concetti di legalità e convivenza civile.           


    1 La realtà napoletana                      <Torna all’indice>        <torna alle news>

L'indagine svolta a livello regionale ha permesso di riscontrare come il mancato utilizzo del casco in Campania sia un fenomeno diffuso in maniera difforme a seconda delle province di riferimento. La maglia nera, secondo i dati rilevati su strada, appartiene a Caserta e a Napoli. In quest'ultima città, vista la numerosità dei passaggi e la elevata percentuale di non utilizzatori del casco si è riscontrato il maggior numero di infrazioni in valore assoluto.

Si è quindi deciso di effettuare un supplemento di indagine sulla realtà napoletana, finalizzato a conoscere le più vere e profonde i      motivazioni di un così diffuso fenomeno di illegalità. A tale scopo si è proceduto ad effettuare una triplice attività d’indagine.

1. Analisi qualitativa, attraverso la conduzione di due Focus Group, con motociclisti/ciclomotoristi residenti nella città di Napoli;

2. Analisi quantitativa, attraverso la somministrazione di un questionario integrativo ad un campione rappresentativo di utilizzatori di moto/ciclomotori;

3. Analisi territoriale, suddividendo e incrociando per zone urbane (Nord, Est, Sud, Ovest e Vomere) i dati desunti dal rilevamento su strada.              


 2 Analisi qualitativa                         <Torna all’indice>        <torna alle news>

 L'esigenza di dover esplorare comportamenti, atteggiamenti e vissuti relativi alle disposizioni sulla sicurezza stradale tra i cittadini residenti nella città di Napoli, ha determinato la necessità di predisporre un'analisi qualitativa, che consentisse di comprendere le reali e profonde motivazioni su un tema che si colloca a metà strada tra la libertà personale e la legge dello Stato.

I Focus Group hanno consentito di analizzare e registrare, attraverso colloqui clinici, le opinioni e gli atteggiamenti di abituali utilizzatori di motocicli e ciclomotori, rispetto a temi su cui non sempre sono definiti e manifesti gli orientamenti. Attraverso tale strumento d'indagine è stato possibile individuare le motivazioni sottostanti lo scarso utilizzo del casco nella città di Napoli.

I Focus Group sono stati realizzati con la partecipazione di uomini, abituali utilizzatori di ciclomotori, residenti a Napoli e suddivisi in due gruppi, rispetto all'età ed alla residenza in quartieri definiti "agiati'" (Vomero, Arenella, Ghiaia, Pogiffipo) e "disagiati" (Quartieri Spagnoli. S. Giovanni, Barra. Ponticelli, Ferrovia). L'obiettivo è stato quello di mettere a confronto soggetti, appartenenti a diversi strati sociali e residenti in zone della città, dove si ritiene che esistano differenti "approcci" alle regole della circolazione stradale.

I gruppi sono stati così composti:

• II primo composto da 8 soggetti "giovani" d'età compresa tra i 14 ed i 17 anni divisi in due sottogruppi l'uno appartenente ai quartieri '"agiati" e l'altro ai quartieri "disagiati";

• II secondo composto da 8 soggetti '"adulti" d'età compresa tra i 18 ed i 55 anni. divisi in due sottogruppi l'uno appartenente ai quartieri "agiati" e l'altro ai quartieri "disagiati".

I colloqui sono stati condotti da personale specializzato Scenari, nei giorni 2 e 3 Aprile di quest'anno, nella città di Napoli. Ciascun colloquio è durato circa 1,5 ore ed è stato audioregistrato.   


  3 Analisi qualitativa: principali risultati          <Torna all’indice>        <torna alle news>

I Focus Group, condotti sui motociclisti, hanno approfondito i seguenti obiettivi conoscitivi:

• Guidare a Napoli: considerazioni, atteggiamenti e valutazioni sul? utilizzo a Napoli dei "due ruote";

• Comportamenti a rischio, comportamenti irregolari e comportamenti illegali,

• La sicurezza stradale: valutazioni ed aspettative;

• L'uso del casco: comportamenti, atteggiamenti ed aspettative dei motociclisti.  


4 Guidare a Napoli                  <Torna all’indice>        <torna alle news>

Napoli è vissuta dagli intervistati, quale città trafficata, caotica ed indisciplinata. La città rappresenta ancora oggi, nell'immaginario collettivo, un'esperienza sui generis, in cui le regole della strada sono "adattate" alle abitudini, ai vissuti ed agli umori del "popolo napoletano". In particolare i giovani, vivono tale esperienza come una quotidiana "prova di coraggio": essi affrontano guidatori distratti ed incompetenti. di cui spesso sono costretti ad interpretarne le intenzioni, strade dissestate ed una segnaletica poco comprensibile e/o insufficiente, come un vero e proprio gioco. "Secondo me come si guida a Napoli non si guida da nessun 'altra parte perché ognuno fa ciò che vuole, corre non rispetta i semafori, ecc.."

L'idea di una città con regole proprie ed evidenti carenze infrastrutturali è un'immagine condivisa, anche, dagli adulti, sebbene sia vissuta come un'esperienza frustrante. Più insofferenti all'assenza di regole sono i "trentenni", che non si riconoscono in questo sistema alternativo: "...si rispettano i segnali stradali e poi arriva un motorino con quattro persone sopra e non li vedi: secondo me è necessario che la polizia li fermi, perché se non lo fa. andremo sempre peggio...".

I quarantenni sembrano, invece, accettare con rassegnazione il caos generato dall'assenza di regole certe, per loro, che rappresentano la memoria storica, guidare a Napoli è sempre stata un'esperienza caotica.

Nel quadro disarmante della terra di nessuno, dove qualcuno ci ha ricordato che "...le regole le facciamo noi napoletani...", è interessante scoprire che gli intervistati non sempre si riconoscono, ma piuttosto subiscono un sistema alternativo di regole tacite. Il "sistema napoletano" emerge quale insieme di regole non scritte, abitudini e compromessi ormai consolidato, che attraverso l'esperienza diretta si trasferisce di generazione in generazione, ed a cui, i giovani, devono necessariamente adeguarsi.

Sembrano, quindi, sussistere due anime nella città: il desiderio di rispettare le regole codificate, per non sentirsi più parte di una minoranza, e dall'altra la necessità di adeguarsi al "sistema napoletano" per "sopravvivere" al caos cittadino e continuare a muoversi agevolmente.

"...Solo a Napoli nessuno rispetta le regole, o almeno sono pochi, mentre in altre città tipo Roma o Perugia tutti le rispettano, senza crearsi problemi...", rappresenta al contempo un carattere distintivo della "napoletanità" e la denuncia ili un disagio: il bisogno lateli tè di sfuggire ad una facile etichetta sempre più pesante da sostenere.

A conferma di tale atteggiamento nel corso dei colloqui emerge un uso differenziato della prima e della terza persona, a seconda che si stia esprimendo 1111,1 valutazione sul "sistema napoletano'' o sul proprio comportamento in strada:

"...per me a Napoli nessuno rispetta l< regole, tutti parcheggiano in seconda fila, sorpassano a destra o non rispettano gli stop e, soprattutto, non usano le frecce: tutti svoltano all'improvviso e nessuno se ne importa... "; ".. .mi e capitato più volte che un automobilista abbia commesso degli errori, ad esempio non ha inserito la freccia, motivo pei cui può nascere un incidente. Inoltre poche persone rispettano i semafori...".

In realtà dai racconti personali dei partecipanti emerge il quadro di una città divisa in zone. separate da confini invisibili, percepibili solo dagli stessi napoletani, in cui le regole mutano, si trasformano o si annullano a vicenda.

"...Proprio l'altro giorno ho sbagliato strada e sono sceso per il filone Sanità, non ho avuto paura perché Napoli è Napoli, tuttavia mi sono chiesto cosa ci faccio qui? C'erano motorini che scorazzavano indisciplinatamente ovunque e non c'erano forze dell'ordine, Arrivato a piazza Vanvitelli ho trovato un grande spiegamento di vigili e polizia; la gente si fermava al semaforo,.. "          


 5 Comportamenti a rischio e comportamenti irregolari             <Torna all’indice>        <torna alle news>

Un altro elemento distintivo dell'essere "napoletani sulla strada", secondo i giovani intervistati, è rappresentato dall'esibizionismo diffuso di tale generazione, troppo spesso ostentato con pericolose manovre effettuate senza tener conto dei limiti di velocità. Sul tema della velocità, in particolare, i ragazzi esprimono una forte consapevolezza del pericolo che questa rappresenta per se e per gli altri, ma, allo stesso tempo, ne sottostimano i rischi, come emerge dalle motivazioni/giustificazioni personali espresse in merito all'alta velocità.

Tra queste, infatti, è emerso che è "consentito" correre:

Quando si è in ritardo a scuola;

• per "mostrarsi" agli occhi degli amici;

• per procurarsi un senso di appagamento personale;

• per dare sfogo ad un proprio stato d'animo.

"Impiego poco tempo perché corro, poi ho un motorino cinquanta, quindi, non ho una velocità eccessiva, inoltre corro dove è consentito... " ha raccontto uno dei giovani intervistati.

Ancora una volta emerge un'interpretazione personale del codice della strada, per cui il limite di velocità è, di fatto, relativo e subordinato ad una serie di valutazioni quali:

• la qualità del manto stradale;

• il numero di incroci;

• la possibile presenza di controlli.

Pur sottolineando che la percorrenza a velocità sostenuta è possibile solo dove consentito; pur manifestando la preoccupazione per l'eventuale passeggero e la consapevolezza del limite fisico, dato dalle ridotte dimensioni d'ingombro di un motorino, la maggior parte dei ragazzi intervistati ha ammesso di guidare spesso senza rispettare i limiti di velocità, non attribuendo alcun valore dissuasivo alla relativa sanzione amministrativa.

"Ho avuto per due anni consecutivi multe per eccesso di velocità, per un importo complessivo intorno a un milione di vecchie lire...", è il vissuto raccontato da uno dei partecipanti, a cui hanno fatto eco le affermazioni degli altri, che considerano basso il costo della multa rispetto alla pericolosità dell'infrazione. Un altro, rilanciando, ha affermato che "...a tutt'oggi sono all'oscuro del limite massimo da rispettare in città...", un dato quest'ultimo, rilevato anche nelle dichiarazioni degli altri partecipanti, i quali non mascherano una certa confusione relativamente al limite di velocità regolamentato dal Codice della strada.

Sollecitati su alcune esemplificazioni di comportamento a rischio, comportamento irregolare e comportamento illegale, la maggior parte dei giovani intervistati considera l'eccessiva velocità un'infrazione al Codice della Strada, sicuramente un comportamento a rischio, ma ritiene che non sia un comportamento illegale, considerando illegali soltanto i comportamenti criminosi. Tale graduatoria dimostra l'esistenza di una "zona d'ombra", ben identificata dai partecipanti, tra legalità ed illegalità, in cui rientrano una serie di comportamenti, ormai abitudinari, che pur rappresentando infrazioni al Codice della strada, hanno perso lo status di violazioni. I comportamenti a rischio, intesi come atteggiamenti nei quali aumenta la probabilità di arrecarsi un danno fisico, appartengono a tale territorio. Tra i comportamenti più pericolosi, in ordine d'importanza, sono emersi:

• guidare su una sola ruota;

• sgommare;

• procedere a zig-zag tra le macchine;

• guidare senza casco.

Anche gli adulti riconoscono l'alta velocità quale comportamento a rischio, ma attribuiscono maggiore pericolosità alla distrazione ed alla scarsa conoscenza dei segnali stradali. soprattutto da parte dei giovani motorizzati non muniti di patente ed il più delle volte all'oscuro delle regole basilari del Codice della Strada.

Una riflessione più attenta da parte degli adulti ha identificato anche elmenti rischiosi, indipendenti dai comportamenti dei motociclisti. Tra questi le cattive condizioni del manto stradale, rovinato pressoché in tutta Napoli, rappresentano un ulteriore fattore di rischio non calcolabile per i centauri:

"...se si procede a tré o si sfreccia a settanta all'ora, l'urto con la testa è comunque pericoloso, ma la presenza di buche e dislivelli sulla strada rende la guida pericolosa anche a bussa velocità...".

Nella graduatoria dei comportamenti più pericolosi, redatta insieme ai partecipanti, la guida senza casco non è indicato nei primi posti. Lo precedono l'alta velocità, la guida distratta ed il mancato rispetto dei segnali stradali. La principale giustificazione vede il mancato utilizzo del casco come un comportamento a rischio esclusivamente per la propria incolumità, e quindi secondario rispetto ad altri comportamenti che coinvolgono anche altre persone.

Infatti, c'è stato detto "...è più facile provvedere a non far cadere ad esempio facendo le ruote degli scooter più grandi anziché obbligando la gente a mettere il casco". Ed ancora "...è più pericoloso un motorino senza fari di uno senza casco, anche perché quando la polizia ti ferma non controlla mai le frecce le luci, ma soltanto il casco".       


 6 La sicurezza stradale                   <Torna all’indice>        <torna alle news> 

I partecipanti al target "giovani" non riconoscono un valore alla sicurezza stradale: guidare significa essenzialmente preoccuparsi per sé; non emerge mai la v abitazione che alcuni comportamenti possano rappresentare un pericolo per gli altri utenti della strada. "Io sono consapevole di quello che faccio e so che la colpa è mia".

Il target '"adulti", come prevedibile. dimostra maggiore sensibilità alla sicurezza del "prossimo" quando afferma:

"...se, quando giro in moto o in auto, svolto all'improvviso senza mettere le frecce, chi mi segue potrebbe tampo

narmi..."; "...non corro in strade abitate perché ho sempre il timore che mi attraversi davanti all'improvviso un bambino o una persona anziana...";

"cerco di evitare, quando posso, di sorpassare a destra i pullman nel traffico, poiché c'è sempre il rischio che qualcuno scenda per proseguire a piedi... ".

Tali affermazioni, ratificando una contrapposta valutazione della sicurezza stradale nei due target intervistati, lasciano presagire, seppur di fronte ad un certo scetticismo degli adulti, la necessità, a favore dell'intera collettività, di interventi di sensibilizzazione di tipo strutturale, volti al rinforzo della coscienza morale, culturale e civica della sicurezza stradale. Il recupero di tali valori richiede un coinvolgimento efficace di tutte le forze sociali; la famiglia. le istituzioni, la scuola, le forze dell'ordine, che "...i blocchi li fanno ma non in tutte le zone...Ho un'amica vigile la quale mi ha detto che in molte zone loro non passano mai, anche perché hanno paura di minacce e ritorsioni..."; "...infatti, è proprio in queste zone che si vedono minorenni sfrecciare in tré e senza casco sui motorini...".                


 7 L'uso del casco                     <Torna all’indice>        <torna alle news>

I partecipanti sono concordi nel

considerare il casco un utile strumento per limitare i danni, in caso di incidente, e garantire l'incolumità del guidatore. Esistono, tuttavia, nell'immaginario collettivo un vasto repertorio di racconti in cui l'incidente in moto, se pur con il casco, abbia prodotto gravi conseguenze al guidatore: "Un ragazzo che conosco ha tamponato un autobus con un motorino 50, aveva il casco ed è morto schiacciato".

Il repertorio dei racconti è ampio e rappresenta, quasi, una latente giustificazione al "non utilizzo" del casco, in quanto la maggior parte ammette, tranquillamente, di non indossarlo. I giovani si riconoscono colpevoli dell'infrazione e del comportamento pericoloso adottato, ma cercano di attenuare il senso di colpa e le pressioni sociali, attingendo al repertorio del "è pur vero che...": "fondamentalmente se cadiamo con il casco abbiamo la testa più riparata. Poi ci sono alcuni casi in cui il casco non serve proprio...". Gli adulti, non essendo da meno nel "confessare" le proprie irregolarità quotidiane, sottolineano: "...se indossiamo il casco e poi passiamo nella corsia preferenziale dei pullman, stiamo allo stesso livello dei ragazzi che non mettono il casco..."; "...comunque anche noi commettiamo «un qualcosa di sbagliato» e tutto questo sapete perché? Perché siamo NAPOLETANI, e crediamo di essere i più furbi, pertanto ce ne approfittiamo...".

Quindi, l'impiego effettivo del casco deve essere inquadrato all'interno del più vasto "sistema napoletano" di comportamenti stradali "irregolari". In particolare, la principale motivazione emersa sembra proprio l'appartenenza al popolo napoletano: "...secondo me, il popolo napoletano è un po'troppo sicuro di se, come se ogni cosa non accadesse mai a loro. Questa è la principale motivazione per cui non si utilizza il casco".

La guida senza casco sembra essere generata da un condizionamento sociale, che nell'area napoletana agisce, contrariamente alle altre realtà urbane del paese, a disincentivarne l'utilizzo.

E sono proprio i ragazzi a fornire questa chiave di lettura, citando una serie di comportamenti prodotti dai diversi soggetti che dovrebbero rappresentare l'esempio da seguire;

• "...i giovani non vogliono mettere il

casco un po' per l'aspetto un po' perché dicono che sanno andare bene in moto, poi ci sono le persone più grandi di età, invece, che dicono che vanno piano non corrono e stanno attenti";

* "...ci sono anche vigili in divisa senza casco anche se dovrebbero essere loro i primi a darci l'esempio, ma alla fine sembra solo un abuso di potere... ci sono anche poliziotti o carabinieri, che quando j'errnano qualcuno senza casco chiudono un occhio e non mi sembra giusto, perché se c'è una legge, deve essere rispettata senza fare preferenze";

* "...comunque solo a Napoli nessuno mette il casco o almeno sono pochi mentre in altre città tipo Roma, Perugia il casco lo hanno sempre messo senza crearsi problemi";

* "...in certi quartieri se entri indossando il casco ti fermano, per chiederti se sei venuto a rubare o altro...".

L'esigenza sociale di uniformarsi agli altri, soprattutto agli adulti, è presente soprattutto nei giovani, che vivono la guida senza casco come un autorevole comportamento per accedere al mondo dei "grandi". Alcuni giovani hanno citato l'esempio dei genitori, che da un lato li esortano ad indossarlo e dall'altro se ne privano quando sono in giro.

In tale contesto l'intervento dello Stato, con azioni repressive e campagne comunicative non è sufficiente. Gli intervistati, giovani ed adulti, rimproverano lo Stato di avere un comportamento cinico: "...non sono tanto preprato in materia, ma so che lo Stato ha deciso questa norma di mettere il casco perché, comunque, erano tante le persone che si facevano male oppure morivano e, comunque, andavano in ospedale ed erano tante le spese pubbliche. Per questo motivo penso che lo Stato sicuro non se ne importa se indossiamo il casco o no...".

Tali considerazioni fanno assumere alle norme ed alle sanzioni, relative alla sicurezza stradale, un risvolto negativo:

quali manifestazioni di un sistema di governo, che non desidera tutelare i cittadini, ma solo raggiungere i propri obiettivi politici.

Gli intervistati sembrano aver acquisito la consapevolezza che, per garantire la sicurezza, è necessario rispettare un insieme di regole, ed il solo uso del casco non è sufficiente a garantire l'incolumità, ne esso da solo può sopperire all'insieme di comportamenti irregolari.

Qualunque azione di promozione dovrà tenere conto dell'intero sistema della circolazione napoletana, che non può essere fronteggiato con iniziative, mirate a risolvere singole criticità, ma dovrà prevedere azioni complesse di educazione civica.

Infine, ai partecipanti è stato chiesto quali potevano essere utili suggermenti per incentivare i cittadini all'utilizzo del casco.

I giovani ritengono che il casco sia un elemento spersonalizzante, che male si adatta al bisogno di identificarsi e riconoscersi in un gruppo, caratteristico delle giovani generazioni. Le loro proposte in merito sono mirate a personalizzare il casco da un lato, e dall'altro ad agevolarne l'utilizzo, eliminando alcuni spiacevoli disagi. Le proposte più creative si sono rivelate:

• la personalizzazione del casco, attraverso scritte, colori, accessori e marchi, per renderlo un complemento del look personale: "...il casco sulla moto marca, cioè sta bene, mentre sul motorino è ridicolo...".

• un prodotto per capelli, in grado di mantenere la pettinatura desiderata dopo l'uso del casco.

Gli adulti, invece, ritengono sia utile puntare soprattutto su strumenti di informazione quali:

• campagne shock attraverso la rappresentazione "cruda" degli effetti del mancato utilizzo;

• campagne di sensibilizzazione nelle scuole; abbinati ad un maggior rigore nei controlli da parte delle forze dell'ordine, supportate da nuovi strumenti repressivi.

Le proposte emerse in entrambi i gruppi intervistati, riscontrano la necessità di interventi finalizzati soprattutto ad incentivarne l'utilizzo, innanzitutto da parte del principale target di trasgressori: i giovani.

Sebbene questo gruppo non si sia rivelato l'unico inadempiente, esso rappresenta tuttavia il gruppo più consistente, e allo stesso tempo, quello magiormente identificabile.        


  8 Conclusioni Analisi Qualitativa         <Torna all’indice>        <torna alle news>

I focus group condotti hanno disegnato Napoli come una città in cui muoversi è un'esperienza sui generis, in cui le regole della strada sono "adattate" alle abitudini del "popolo napoletano" .

E condivisa dagli intervistati l'idea di una città con regole proprie ed evidenti carenze infrastrutturali, in cui guidare è vissuto dai giovani come un'avventura, dagli adulti come un'esperienza frustrante, accettata "con rassegnazione" soprattutto dai quarantenni. Dalle considerazioni dei partecipanti emerge, dunque, la rappresentazione di un "sistema napoletano" quale insieme di regole non scritte, abitudini e compromessi ormai consolidato, che attraverso l'esperienza diretta si trasferisce di generazione in generazione:

"...sembra una sorta di patto morale che abbiamo con la città, sforzandoci per condividere le sregolatezze...".

In questo "scenario" la città appare frazionata, separata da invisibili confini, in cui le regole mutano, si trasformano o si annullano a vicenda.

Emerge, così, la fotografia di uno spaccato della mentalità napoletana, ancora oggi, caratterizzata da profonde contraddizioni, interpretazioni personali delle leggi e pesanti compromessi. Una realtà complessa e difficile, in cui non esistono concetti puri, come legalità ed illegalità, ma soltanto sfumature di grigio, che non consentono più ai cittadini di distinguere chiaramente tra ciò che è legittimo e ciò che è illegittimo.

Qui la velocità sostenuta, la guida a zig-zag, il mancato rispetto dei segnali stradali ed il mancato utilizzo del casco, rappresentano "libere interpretazioni" del Codice della Strada: la maggior parte degli intervistati ha ammesso di guidare senza rispettare la normativa, non attribuendo alcun valore dissuasivo alle relative sanzioni amministrative, ne alla pericolosità delle conseguenze.

L'impiego effettivo del casco deve essere inquadrato all'interno di questo più vasto "sistema napoletano". La guida senza casco è il frutto di un condizionamento sociale, che nell'area napoletana, sembra agire, contrariamente alle altre realtà urbane del paese, a disincentivarne l'utilizzo.

Tali considerazioni lasciano presagire la necessità di interventi di sensibilizzazione di tipo strutturale, volti al rinforzo della coscienza morale, culturale e civica della sicurezza stradale.

Sebbene il target "giovani" non sia l'unico interessato a queste azioni, potrebbe essere opportuno coinvolgere quest'ultimo in nuove campagne di informazione e sensibilizzazione.

Tali azioni, condotte con strumenti innovativi, potrebbero utilizzare i giovani, quali nuovi "testimonial", capaci di promuovere l'utilizzo del casco in giro per la città, attivando un circolo virtuoso per l'intera circolazione napoletana.  


  9 Analisi quantitativa: target dell'indagine         <Torna all’indice>        <torna alle news>

La fase quantitativa ha previsto una convalida estensiva delle valutazioni e dei comportamenti, emersi nella fase d'indagine qualitativa. Tale convalida è stata realizzata su un campione rappresentativo di soggetti residenti nella città di Napoli, attraverso interviste telefoniche e personali realizzate nel mese di Aprile 2003.

L'indagine è stata condotta su un campione di 501 casi, che presenta un coefficiente di confidenza del 95,5% ed un errore massimo accettato di circa il 4%.

L'indagine è stata realizzata mediante una integrazione al questionario utilizzato a livello regionale, strutturato ad hoc, con domande chiuse ed aperte, per consentire una rilevazione puntuale delle valutazioni e dei comportamenti dei motociclisti e ciclomotoristi napoletani, relativamente all'utilizzo del casco.

L'indagine è stata condotta con i seguenti obiettivi conoscitivi:

• Analisi dei comportamenti a rischio;

• Analisi dei comportamenti sociali di riferimento;

• Analisi delle motivazioni sull'utilizzo del casco a Napoli ed in altre città;

• Le interviste telefoniche sono state realizzate su un campione rappresentativo di soggetti tra i 18 e 60 anni, attraverso il Cali Center di Scenari;

• Le interviste personali sono state realizzate, su un campione di soggetti tra i 14 ed i 17 anni, presso alcuni Istituti d'Istruzione Superiore della città di Napoli.       


10 Analisi quantitativa: il campione               <Torna all’indice>        <torna alle news>

La selezione dei soggetti da intervistare ha previsto due attività di screening, al fine di suddividere le unità per possesso di un mezzo a due ruote e per zona di residenza. Anche in questo caso è stata prevista una domanda filtro all'inizio del questionario, per verificare il possesso del mezzo a due ruote, e la divisione della città in 5 aree, all'interno delle quali sono state selezionate le unità da intervistare: Ovest (Area flegrea), Est (Area industriale), Centro (Area centro storico), Vomere e Nord (Area Rione Alto, Colli Aminei, Secondigliano e Miano).

Le unità oggetto della rilevazione telefonica sono state selezionate dagli elenchi di cittadini residenti nella città di Napoli, attraverso banche dati di proprietà di Scenari.

Le unità oggetto delle interviste personali sono state selezionate all'interno di 5 Istituti scolastici, collocati nelle 5 aree, in cui è stata divisa la città.                  


 11 Analisi quantitativa: i principali risultati    <Torna all’indice>        <torna alle news>

L'ipotesi di partenza della ricerca, emersa durante la fase d'indagine qualitativa, suppone la presenza a Napoli di un sistema alternativo di regole, in particolare di quelle riguardanti il codice della strada, che agisce da forte condizionamento sociale, soprattutto nei confronti dei giovani. Tale "sistema napoletano", è identificabile attraverso una serie di comportamenti, valutazioni ed atteggiamenti, tra cui emerge il mancato utilizzo del casco. Sulla base di tale ipotesi lo strumento di rilevazione è stato strutturato in tré parti:

• La prima, finalizzata a comprendere le valutazioni dei motociclisti, relativamente ad alcuni comportamenti a rischio;

• La seconda, finalizzata ad identificare alcuni fattori sociali, in grado di influenzare e modificare i comportamenti dei motociclisti;

• La terza, finalizzata a comprendere le motivazioni relative al mancato utilizzo del casco a Napoli.            


 12  Analisi dei comportamenti a rischio             <Torna all’indice>       <torna alle news>

Al fine di comprendere la maggiore o minore attenzionalità registrata   dai motociclisti intervistati, relativamente all'utilizzo del casco, si è provveduto a rapportare questo comportamento rispetto ad altri, che in fase di indagine qualitativa, sono risultati fra i più pericolosi.

"Non indossare il casco" (65,07%) e "guidare ad alta velocità" (60,28%) sono considerati, in assoluto, i comportamenti più pericolosi, mentre "Svoltare senza segnalare" e "Non rispettare la segnaletica" sono indicati come comportamenti meno rischiosi. Oltre la metà dei motociclisti napoletani considera estremamente pericoloso non indossare il casco e tra questi si distinguono i laureati (83,02%) tra i 26 ed i 45 anni (73,46% - dato medio). I giovanissimi (14-17), invece, ritengono molto più pericoloso l'eccessiva velocità (68,75%). Non si registra una differenza tra i sessi, mentre tra le zone spicca l'area nord che indica il mancato utilizzo del casco come comportamento più rischioso per il 77,08%. Soltanto il 10% circa del campione ammette di non essere prudente durate la guida. Si sono dichiarati guidatori imprudenti (Poco prudente/Imprudente) soprattutto i giovani (20,83%) maschi (12.62%), con il titolo di studio dell'obbligo (17,36%), residenti al centro (11,21%) della città e nella zona est (13,83%).II campione ammette di adottare comportamenti pericolosi, anche se le due percentuali non si differenziano in modo netto. La zona nord della città è quella che presenta il dato più alto (66,67%) circa la guida pericolosa, seguita dal centro (58.62%). Per quanto riguarda, invece, gli elementi che identificano il guidatore, si configura chiaramente la tipologia del giovane   centauro (14-17  anni  come la più imprudente (72,92%) con titolo di studio inferiore (64,53%). Tra i comportamenti più pericolosi adottati emerge il mancato utilizzo del casco (41,54%) e la guida ad alta velocità (31,99%). I giovani studenti si rivelano i più trasgressivi, ammettendo di non indossare il casco e di non rispettare i limiti di velocità. Per quanto riguarda l'utilizzo del casco, sono i soggetti della zona est a "confessare" il minor utilizzo.         


 13  Analisi dei comportamenti sociali di riferimento       <Torna all’indice>      <torna alle news> 

La seguente area d'indagine ha consentito di identificare i fattori chiave per la comprensione dei comportamenti devianti, relativi alle regole del Codice della strada.

A Napoli il comportamento rischioso più frequente è considerato il mancato utilizzo del casco (54,69%). Ad indicarlo come il comportamento più diffuso sono soprattutto i residenti nel centro (64,66%) ed i laureati (62,26%). Le percentuali sono invece distribuite in maniera omogenea per quanto riguarda le classi di età, con un picco (56,67%) registrato nella fascia 36-45 anni. Infine, per quanto riguarda la variabile sesso, il dato è quasi identico: 55,02% per gli uomini e 54,17% per le donne. Si presenta elevatissima la percentuale di intervistati (71,66%), che ha individuato nel termine giovani l'insieme delle possibili caratteristiche del guidatore indisciplinato. Sono soprattutto gli appartenenti alla fascia d'età, oltre 45, ad imputare uno scarso rispetto del codice della strada ai giovani (78,18%). Gli stessi ragazzi, d'altra parte, non si sottraggono a tale classificazione, autodefinendosi indisciplinati. Infatti, il 75% dei 14-17enni ed il 75,27% dei 18-25enni indica con il termine giovane le persone che assiduamente infrangono le regole della guida sicura. Dal confronto con la domanda 6 ("Quante volte le è capitato di adottare comportamenti pericolosi durante la guida?") emerge una sorta di "autoaccusa", in quanto, oltre il 95% dei giovanissimi intervistati, si dichiara recidivo nell'adottare comportamenti irregolari e rischiosi alla guida. Osserviamo, infatti, che i 14-17enni "spesso" (55%) non rispettano le regole del codice della strada. La maggior parte degli intervistati (57,49%) riconosce tra le persone afferenti al proprio gruppo sociale i principali violatori del codice stradale, ammettendo tale atteggiamento con una sconcertante naturalezza. I giovani 14-17enni rappresentano la percentuale più elevata: 1'86,98% dei loro parenti

e\o amici adotta comportamenti rischiosi. Tale dato conferma la sensazione, emersa in fase d'indagine qualitativa, che i comportamenti irregolari dei giovani siano legittimati da un radicato sistema relazionale, attraverso un costante condizionamento sociale, esercitato dalle figure di riferimento.       


  14  Analisi dei motivi dell'uso del casco a Napoli ed in altre città.    <Torna all’indice>       <torna alle news>

La terza fase d'analisi ha cercato, infine, di comprendere le motivazioni del mancato utilizzo del casco, mettendo a confronto Napoli con altre città La quasi totalità del campione concorda nel ritenere, il mancato utilizzo del casco, il comportamento più diffuso (97,21%) in città. Tale affermazione registra la "quotidiana normalità" con cui quest'infrazione è vissuta dalla popolazione.

Il 99,48% di giovanissimi, 14-17enni, che denuncia tale comportamento, sembra quasi voler giustificare nell'estensione dell'irregolarità la propria condotta. La principale giustificazione per cui i napoletani non indossano il casco sembra essere legata a motivazioni estetiche (46,61%). Per i giovani 14-17enni (65,97%) e per i residenti al Vomero (54,88%) l'aspetto estetico, per quanto superficiale, risulta essere quanto mai soddisfacente per spiegare una grave contravvenzione al codice ed un comportamento gravemente irregolare e pericoloso, per la propria incolumità. Considerando che oltre il 50% del campione ha ammesso, almeno una volta, di non indossare il casco, appare evidente che tale motivazione voglia mascherare un processo di auto-giustificazione.

Gli uomini e le donne dimostrano un'attenzione paritetica rispetto all'estetica: non si indossa il casco per non rovinare i capelli. In realtà, questa risposta apparentemente superficiale, è la testimonianza di un comportamento accettato perché diffuso, anzi, il venir meno rispetto a tale consuetudine, significherebbe l'esclusione o la derisione da parte della maggioranza.

II mancato utilizzo del casco a Napoli, per il 56,89% è indicato come un comportamento abituale. Una quotidiana consuetudine, che ormai da tempo ha perso lo status di infrazione.

Sono soprattutto i soggetti appartenenti alla fascia d'età 36 -45 anni ad evidenziare questo dato (70%), a dimostrazione di quanto, con gli anni, possa diventare facile "adeguarsi" alle anomalie della città.

Bassissima è la percentuale (6,59%),

di coloro che associano il termine infrazione al mancato utilizzo del casco: il dato più basso si registra tra gli "adulti" (1.67%), quasi a significare che col tempo, e la reiterazione del comportamento, possa svanire il ricordo dell’illegalità commessa.

Va notato, infine, come una percentuale significativa di intervistati (20,16%) ritiene che non indossare il casco sia identificabile come un atto di sfida

I napoletani hanno piena cognizione di rappresentare una realtà che non trova riscontri con altre. Il dato, infatti, registra una totale consapevolezza, da parte degli intervistati, che le altre città italiane siano caratterizzate da una maggiore osservanza del codice della strada. L'unanimità delle risposte sembra sottolineare una sorta di rassegnazione rispetto ad una condizione "naturale" della città di Napoli; condizione che non può essere cambiata.

Il rispetto del codice della strada, viene, infatti, giudicato ovvio e normale nelle altre città, ma facoltativo o addirittura discriminatorio a Napoli.

II 61,54% del campione ammette che nelle altre città italiane ci sia una maggiore osservanza delle leggi e, quindi, un maggior senso civico. A sottolinearlo sono soprattutto i 36-45enni (66,67%) con titolo di studio superiore. E importante notare, inoltre, la modalità relativa "all'obbligo previsto dalla legge", che registra solo il 18,02%. I napoletani immaginano gli altri cittadini più ligi nei confronti delle norme stradali, attribuendo la più ferrea osservanza delle leggi, ad una maggiore consapevolezza del vivere civile: il fattore coercitivo si presenta come un aspetto marginale laddove i cittadini hanno uno spiccato senso civico, insito nella sfera socio-relazionale.

La tendenza a rilevare una maggiore osservanza delle leggi nelle altre città italiane, emersa dai dati, probabilmente cela il desiderio di manifestare un crescente disagio, per la scarsa vivibilità della città, caratterizzata dalla mancanza di rispetto e di legalità.

Secondo il 46,37% del campione a Napoli manca la "cultura del casco". Questa risposta è legata ad un modo di agire diffuso e consolidato, che non incontra interruzioni o impedimenti nelle leggi e nelle sanzioni. Un atteggiamento sociale così diffuso potrebbe trovare dei momenti di arresto durante i periodi di maggiore controllo da parte delle forze dell'ordine, come indicato da una parte degli intervistati (24,62%), ma tale risoluzione avrebbe una efficacia di breve periodo, visto che alla prima occasione ritornerebbero in vigore i comportamenti consolidati, in anni di reiterata anomia.

L'aumento dei controlli (41,32%), tuttavia, è vissuto come la risoluzione più efficace per favorire l'uso del casco a Napoli. L'assenza della cultura del casco; intesa come carente senso civico si manifesta con tutta la sua forza.

In tale scenario solo un costante e serrato controllo da parte delle forze dell'ordine potrà essere un efficace deterrente.

Tutto ciò, a patto, che tale azione di controllo sia presente ininterrottamente e dispiegata sull’intero territorio cittadino.

Controlli più frequenti sono proposti dall'intero campione e le percentuali non si discostano nettamente. Il dato più elevato riguarda la fascia d'età dei 26-35enni, ma, è molto alta anche la percentuale (40,63%) attribuita ai giovanissimi, i quali essendosi classificati in precedenza,  come i più trasgressivi, sembrano bisognosi di un'autorità superiore, capace di indirizzarli e fornire un'alternativa convincente all'assenza di regole.  


 15  Analisi territoriale                   <Torna all’indice>       <torna alle news>

II rilevamento è stato condotto con la presenza di due rilevatori per ciascuna strada, posizionati sui lati opposti della carreggiata, con turni di due ore nei giorni feriali e di due ore e mezzo, nei giorni festivi. Le rilevazioni sono avvenute la mattina ed il pomeriggio nei seguenti orari:

• Nei giorni feriali: mattina 08.00 -10.00, pomeriggio 16.30 -18.30;

• Nei giorni festivi: mattina 09.00 -11.30, pomeriggio 17.00 - 19.30.

Il rilevamento su strada è stato condotto sulle seguenti strade: Viale Augusto e Via Consalvo (Zona Ovest), Corso Novara e Via Foria (Zona Est), P.zza Municipio e Via Dei Tribunali (Zona Centro), Via Luca Giordano e Largo Antignano (Zona Vomere), Viale Colli Aminei e Via Sigmund Freud (Zona Nord).

I risultati emersi sono sintetizzati nella tabella seguente e nelle mappe 3 e 4. La tabella è divisa in tré parti, rispetto ai dati registrati nei giorni feriali, festivi ed al totale complessivo. In media il 56,86% dei conducenti di motoveicoli rilevati indossa il casco. I "trasgressori" rappresentano, dunque, una minoranza anche se estremamente consistente. Il dato dimostra che l'utilizzo del casco non rappresenta una costante a Napoli, ma risente di sensibili oscillazioni rispetto al momento (arco temporale) della rilevazione ed alle zone. Nei giorni festivi la percentuale dei motociclisti muniti di casco si riduce al 53,52%, rispetto al 56,86% dei giorni feriali.

Tali differenze lasciano supporre che esista una quota significativa di motociclisti, che indossa il casco esclusivamente per il timore di sanzioni, e non per ridurre il rischio di lesioni in caso di incidente. Nei giorni festivi, dove il numero di forze dell'ordine in servizio è minore, si registra un incremento dei trasgressori (46,48%) di circa 6 punti percentuali rispetto ai giorni feriali (40,68%).

Per quanto riguarda le zone, i "picchi" di "trasgressori" si registrano nell'area Est (52,25%), dove addirittura superano gli utilizzatori e nell'area Ovest (46,82%). Al contrario il Vomere presenta il livello più basso di "senza casco" (30,23%) ed anche la minore oscillazione tra giorni feriali e giorni festivi.

Emerge lo scenario di una città divisa in zone, come più volte sottolineato dai partecipanti ai Focus Group, con diversi livelli di rispetto delle norme stradali. Non essendo state registrate differenze significative tra le diverse zone della città relativamente alla valutazione dei comportamenti più pericolosi (primo tra questi il mancato utilizzo del casco, considerato un comportamento altamente pericoloso dal 65,07%), un elemento esplicativo di tale atteggiamento potrebbe essere rappresentato dal maggior o minore numero di posti di controllo operativi nelle diverse zone.

 

ZONE

 

SENZA CASCO SU TOTALE

 

CON CASCO SU TOTALE

 

NORD

36,33%

63,67% 

OVEST

41,05%

58,95%  

EST

50,48%

49,52% 

CENTRO 

36,86% 

63,14% 

VOMERO 

28,13% 

71,87% 

Media gg Feriali 

40,68%  

59,32%  

NORD  

48,52%  

51,48%  

OVEST

50.44%  

 49.56%  

EST

 55.96%  

44,04% 

CENTRO

46,39% 

53,61% 

VOMERO 

31,84% 

68,16% 

Media gg Festivi 

46,48%  

53,52%  

NORD  

39,92%

60,08%  

OVEST  

46,82%  

53,18%  

EST

52,25%  

47,75% 

CENTRO 

40,29% 

59,71% 

VOMERO 

30,23% 

69,77% 

Media Complessiva 

43,14% 

56,86% 

  


  16Conclusioni                <Torna all’indice>        <torna alle news>

La convalida estensiva conferma la presenza a Napoli di un sistema alternativo di regole, come emerso in fase d'indagine qualitativa, in particolare per quanto riguarda il rispetto del codice della strada. Tale sistema ''alternativo"" sembra agire da forte condizionamento sociale, soprattutto nei confronti dei giovani, che si dimostrano i più avvezzi nell'adottare comportamenti irregolari e rischiosi alla guida.

Pur manifestando una sorta di "auto-accusa", dichiarandosi trasgressori recidivi, essi, tuttavia, non rappresentano un'eccezione. rispetto ad un comportamento ampiamente consolidato, che sembra essersi radicato come un diffuso modus vivendi in tutti gli strati sociali. Infatti, gli intervistati denunciano, con sconcertante unanimità, lo "scarso senso civico" del popolo napoletano. L'accusa dei napoletani rivolta allo specchio del proprio io-sociale, manifesta l'esistenza di comportamenti illeciti, accettati ed ampiamente diffusi. Sottrarsi, significherebbe l'esclusione o la derisione da parte della maggioranza, in quanto i comportamenti irregolari sembrano legittimati da un radicato sistema relazionale, che agisce attraverso un costante e diffuso condizionamento sociale.

I napoletani sono pienamente coscienti di rappresentare una realtà che non trova riscontri con altre città:

Napoli è ancora vissuta nell'immaginario dei napoletani come la patria della tolleranza.

Tuttavia, tale scenario rischia sempre più di confondersi con l'assenza di senso civico e la mancanza di rispetto delle leggi; comportamenti che minacciano di trasformare la naturale accettazione della diversità, tipica di questo popolo, in una totale anarchia.

Emerge. dunque, con forza la differenza con altre realtà, dove il rispetto delle norme stradali è attribuito, più che ad una ferrea osservanza delle leggi, ad una maggiore consapevolezza del vivere civile. Tali considerazioni manifestano un crescente disagio ed una profonda rassegnazione rispetto ad una condizione "naturale" della città di Napoli. Il rispetto del codice della strada, viene giudicato ovvio e normale nelle altre città, ma facoltativo o addirittura discriminatorio a Napoli, dove più che l'assenza della cultura del casco è latitante il senso civico.

Una condizione che, per stessa ammissione dei napoletani, non può essere modificata, se non attraverso azioni di repressione e controllo, che agiscano laddove la convivenza civile ha lasciato il passo ad una illegalità diffusa.

Il mancato utilizzo del casco rappresenta, dunque, la punta dell'iceberg di un sistema che ha accettato come naturale il compromesso, dimenticandosi, per troppo tempo, delle conseguenze di tale omissione. In tale contesto qualunque azione repressiva, potrebbe risultare insufficiente o inadeguata, rispetto alla complessità del sistema sociale sottostante.

Per operare in modo efficace sembra indispensabile un'azione congiunta di tutte le forze sociali, nonché la concreta volontà delle persone di voler riacquistare i concetti di legalità e convivenza civile.

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