SICUREZZA
STRADALE
Casco
a Napoli Un'indagine sull'utilizzo del casco in Campania.
La
Campania è al secondo posto tra le
regioni italiane per il mancato utilizzo del casco. L'Aci di
Napoli ha effettuato un'indagine per scoprirne i motivi
L'indagine
regionale: considerazioni
9 Analisi quantitativa: target dell'indagine
1
La
realtà napoletana
10
Analisi quantitativa: il campione
2
Analisi qualitativa
11
Analisi quantitativa: i principali risultati
3
Analisi qualitativa: principali risultati
12
Analisi
dei comportamenti a rischio
4
Guidare a Napoli 13
Analisi dei comportamenti sociali di riferimento
5
Comportamenti a rischio e
comportamenti irregolari
14
Analisi motivi uso casco a Napoli e in altre città.
6
La sicurezza stradale
15
Analisi
territoriale
7
L'uso del casco
16 Conclusioni
8
Conclusioni Analisi Qualitativa
prefazione
Per
combattere e vincere l'avversario, c'è bisogno di conoscerlo
bene. Ma chi è il nemico della
sicurezza stradale? Spesso siamo proprio noi che quando guidiamo
un veicolo, sovente, non rispettiamo le
regole, assumendo comportamenti ad alto rischio per noi stessi e
per gli altri. E il caso, per esempio,
dell'uso del casco; un obbligo che in primis serve a tutelare la
propria integrità fisica e, in seconda battuta, a ridurre
conseguenze di forte rilevanza economica e sociale. Gli
effetti degli incidenti, infatti, non sono soltanto personali, ma
coinvolgono, a vari livelli, l'intera collettività: dalla comunità
affettiva (famiglia, amici, conoscenti ecc.) a quella
istituzionale (polizia, strutture sanitarie, tribunali
ecc.). Tutti in
qualche modo sostengono un costo a causa dei sinistri stradali; da
quello più alto e incalcolabile, qual è il dolore arrecato dalla
scomparsa di un proprio caro, a quello, comunque
ingente, sopportato dalla collettività in termini di spese di
pronto soccorso, trasporti, ricoveri, riabilitazione, indennità,
costi amministrativi e giudiziari. Senza contare poi la mancata
produttività determinata dalle invalidità e dai decessi e la
perdita, per la società in generale, del contributo di risorse
umane preziose (si pensi che oltre il 50% delle vittime della
strada ha un'età inferiore a 45 anni) per lo sviluppo e la
riproduzione.
Conoscere
i motivi che alimentano comportamenti di guida trasgressivi e
pericolosi è, dunque, un'informazione essenziale, al fine di
individuare le azioni più efficaci per invertire un trend
preoccupante.
Secondo indagini dell'Istituto
Superiore di Sanità, infatti, da quando è stato esteso l'obbligo
dell'uso del casco a tutti i centauri, senza distinzioni d'età e
di veicolo, questo comportamento si è diffuso in Italia, ma in
misura nettamente inferiore nel meridione ed in Campania, in
particolare, che, sotto questo aspetto, è risultata essere la
seconda regione peggiore d'Italia,
dopo la Calabria. E così l'Automobile Club Napoli ha deciso di
promuovere, con il patrocinio della Regione
Campania, una specifica ricerca sull'uso
del casco nel nostro territorio, non solo per verificare ed
aggiornare i risultati emersi da questi studi,
ma soprattutto per cercare di stanare quelle motivazioni
profonde che impediscono di equipararci ad altre realtà italiane
ed europee, relativamente al rispetto del codice della strada e,
più in generale, di norme basilari per la civile convivenza,
tracciando un profondo gap sempre più difficile da colmare.
I
risultati dell'indagine sono stati presentati in una conferenza
stampa a cui hanno partecipato il presidente dell'Aci
di Napoli, Guido Mazzuolo, il Direttore interregionale Aci
Campania, Basilicata e Molise, Antonio Coppola, l'Assessore ai
Trasporti della Regione Campania, Ennio Cascetta,
il Comandante del compartimento campano della Polizia Stradale,
Luigi D'Alessandris, il
referente per l'educazione stradale
dell'Ufficio scolastico regionale, Luigi Vocca,
il Coordinatore regionale del Dipartimento trasporti terrestri del
Ministero delle Infrastruitture,
Pasquale lannotti, ed i curatori
dell'indagine, Marco Vignola e
Pierluigi De Rosa dell'istituto di ricerca Scenari. L'occasione
è stata utile anche per rilanciare le proposte, a suo
tempo avanzate dal Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino,
di introdurre il patentino a punti pure per i conducenti di
ciclomotori ed il sequestro del motorino nel caso non si indossi
il casco. Lo ha ribadito l'assessore Cascetta,
che, per altro, ha proposto di dare continuità alla ricerea,
suggerendo di monitorare periodicamente i comportamenti di guida
non solo dei giovani centauri. alla
luce anche delle importanti modifiche apportate al Codice della
Strada. Lo studio, infatti, ha dichiarato Coppola, vuole
rappresentare un primo step in vista
di successive indagini che, a parte il dato quantitativo, devono
mirare soprattutto a cogliere quei riferimenti socio-culturali
indispensabili per poter esercitare un'efficace azione di sensibilizzazione
sui cittadini, in particolare sui più giovani. Al riguardo, piena
disponibilità a collaborare, ciascuno nell'ambito delle rispettive
competenze, è stata assicurata da tutti gli intervenuti, affinchè
la sicurezza stradale non sia, come ha sostenuto il Comandante D'Alessandris,
una mera "espressione lessicale". Dal conto suo lannotti
ha garantito che al Ministero è tutto pronto per la gestione
dell'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, anche ai fini
della patente a punti, mentre il preside Vocca
ha ribadito che la scuola è pronta a fare la sua parte.
D'altronde, senza la partecipa zione
e la convinta cooperazione di tutte le forze sociali e
istituzionali, hanno convenuto i presenti, difficilmente si
riuscirà a ridimensionare il fenomeno dell'ineidentalità
stradale che, contrariamente alle aspettative, tende continuamente
a crescere, allontanando l'obiettivo fissato dall'Unione Europea
di dimezzare le vittime della strada entro il 2010. In
questa senso, l'Agenzia e la Rete regionali per la
sicurezza stradale, a cui partecipano tutti i soggetti intervenuti
alla presentazione della ricerca, rappresentano le innovative
risposte lanciate dalla
Campania, in
piena sintonia con le politiche federaliste che mirano a
facilitare l'individuazione di soluzioni adeguate alle specifiche
esigenze del territorio.
|
Parco
circolante
|
|
Anno
2001
|
Ciclomotori
|
Motocicli
|
Totale
due ruote
|
Altri
veicoli
|
Totale
tutti veicoli
|
%
due
ruote
sul totale veicoli
|
|
Caserta
|
114553
|
8924
|
123477
|
516570
|
640
047
|
19,3
|
|
Benevento
|
28050
|
2745
|
30795
|
167091
|
197886
|
15,6
|
|
Napoli
|
409
766
|
23074
|
432
840
|
1
891 202
|
2
324 042
|
18,6
|
|
Avellino
|
39740
|
3686
|
43426
|
241
330
|
284
756
|
15,3
|
|
Salerno
|
62278
|
17273
|
79551
|
637
309
|
716860
|
11,1
|
|
Campania
|
654
387
|
55702
|
710089
|
3
453 502
|
4163591
|
17,1
|
|
ITALIA
|
6231.000
|
3
729 890
|
9.960.890
|
38.165256
|
48.126.146
|
20,7
|
L'indagine
regionale: considerazioni
<Torna all’indice>
<torna alle news>
La
Campania
si conferma una regione con una
spiccata tendenza al mancato rispetto del Codice della Strada.
In
questo
contesto, il mancato utilizzo del casco
perde addirittura lo status di infrazione, nell'immaginario del
motociclista/ciclomotorista
campano, per diventare una "quotidiana abitudine".
I
dati aggregati a livello regionale dicono, infatti,
che più del 50% degli utilizzatori di
un mezzo a due ruote, commette tale infrazione!
Tale
fenomeno si
verifica in maniera molto differenziata a seconda
degli ambiti territoriali e temporali di riferimento.
Sotto
il primo profilo, l'indagine territoriale ha evidenziato
una netta differenza fra città come Salerno, dove 3 motociclisti
su 4 indossano il casco, rispetto
a città come Caserta, dove tale proporzione è pressoché
invertita.
La
conferma di questa diversità
ci perviene anche dall'analisi delle risposte fornite al
questionario: i salernitani (84.6%)
come del resto i beneventani (71%) e
gli avellinesi (77.8%) ritengono molto
pericoloso non indossare
il casco, mentre soltanto il 45.4% dei casertani
si esprime in tal
senso, quasi a voler giustificarne il mancato utilizzo.
La
percezione del livello di illegalità
raggiunto dai propri concittadini fornisce, poi, una ulteriore
riprova di come tale fenomeno sia molto più diffuso a Caserta e a
.Napoli; infatti il 70 % dei casertani
e ben il 91% dei napoletani è consapevole di vivere in una realtà
particolarmente
incurante dell'obbligo di guida
con il casco.
Sotto
il profilo temporale, inoltre, la principale diversità
riscontrata è stata l'aumento del numero delle infrazioni durante
i giorni festivi: a Salerno si è passati dal 18.9% al 35.3%, a
Napoli dal 40.7% al 46.5%,
a Caserta dal 66.9% all'87.2%!
Tale
dato lascia supporre che esista un numero significativo
di motociclisti che indossa il casco unicamente per la paura dei
controlli e delle sanzioni, infatti, il rispetto della norma è
maggiore nei giorni feriali quando il numero delle forze
dell'ordine in servizio è maggiore rispetto ai giorni festivi.
Il
rispetto dell'obbligo di guida con il
casco sembrerebbe quindi strettamente legato al numero di
controlli effettuati dalla pubblica
autorità. Si giustificherebbe, così, anche la grandissima
diffusione delle infrazioni in città come Caserta, dove il centro
cittadino, fortemente presidiato dalle forze dell'ordine, ha
una estensione minima rispetto all'intero
territorio provinciale.
Va
comunque sottolineato che l'aumento
delle sanzioni e dei controlli
migliorerebbe
la situazione solo temporaneamente; non appena il livello
di guardia si abbassasse (vedi giorni festivi) il fenomeno
dell'illegalità sulle strade tornerebbe ad aumentare.
In
tale contesto qualunque azione
repressiva potrebbe risultare insufficiente o inadeguata.
Per
operare in modo efficace sembra indispensabile un'azione congiunta
di tutte le forze sociali, anche attraverso campagne di
sensibilizzazione, nonché la concreta
volontà delle persone di voler riacquistare i concetti di legalità
e convivenza civile.
1
La
realtà napoletana
<Torna all’indice>
<torna alle news>
L'indagine
svolta a livello regionale ha permesso di riscontrare come il
mancato utilizzo del casco
in Campania sia un fenomeno diffuso in maniera difforme a
seconda delle province di riferimento. La maglia nera,
secondo i dati rilevati su strada, appartiene a Caserta e a
Napoli. In quest'ultima città, vista
la numerosità dei passaggi e la elevata
percentuale di non utilizzatori del casco si è riscontrato il
maggior numero di infrazioni in valore assoluto.
Si
è quindi deciso di effettuare un
supplemento di indagine sulla realtà napoletana, finalizzato a
conoscere le più vere e profonde i
motivazioni di un così diffuso fenomeno di illegalità. A
tale scopo si è proceduto ad effettuare
una triplice attività d’indagine.
1.
Analisi qualitativa, attraverso la conduzione di due Focus
Group, con motociclisti/ciclomotoristi
residenti nella città di Napoli;
2.
Analisi quantitativa, attraverso la somministrazione di un
questionario integrativo
ad un campione rappresentativo di utilizzatori
di moto/ciclomotori;
3.
Analisi territoriale, suddividendo e
incrociando per zone urbane (Nord, Est, Sud, Ovest e Vomere) i
dati desunti dal rilevamento
su strada.
2
Analisi qualitativa
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
L'esigenza
di dover esplorare comportamenti, atteggiamenti e vissuti relativi
alle disposizioni sulla sicurezza stradale tra i cittadini
residenti nella città di Napoli, ha determinato la necessità di
predisporre un'analisi qualitativa, che consentisse di comprendere
le reali e profonde motivazioni su un tema che si colloca a
metà strada tra la libertà personale e la legge dello Stato.
I
Focus Group
hanno consentito di analizzare e registrare, attraverso colloqui
clinici, le opinioni e gli atteggiamenti di abituali
utilizzatori di motocicli e ciclomotori, rispetto a temi su cui
non sempre sono definiti e manifesti gli orientamenti. Attraverso
tale strumento d'indagine è stato possibile individuare le
motivazioni sottostanti lo scarso utilizzo del casco nella città
di Napoli.
I
Focus Group
sono stati realizzati con la partecipazione di
uomini, abituali utilizzatori di ciclomotori, residenti a
Napoli e suddivisi in due gruppi, rispetto all'età ed alla
residenza in quartieri definiti "agiati'"
(Vomero, Arenella,
Ghiaia, Pogiffipo)
e "disagiati" (Quartieri Spagnoli. S. Giovanni,
Barra. Ponticelli, Ferrovia). L'obiettivo è stato quello
di mettere a confronto soggetti, appartenenti a diversi
strati sociali e residenti in zone della città, dove si ritiene
che esistano differenti "approcci" alle regole della
circolazione stradale.
I
gruppi sono stati così composti:
•
II primo composto da 8 soggetti
"giovani" d'età compresa tra i 14 ed i 17 anni divisi
in due sottogruppi l'uno appartenente ai quartieri
'"agiati" e l'altro ai quartieri "disagiati";
•
II secondo composto da 8 soggetti
'"adulti" d'età compresa tra i 18 ed i 55 anni. divisi
in due sottogruppi l'uno appartenente ai quartieri
"agiati" e l'altro ai quartieri "disagiati".
I
colloqui sono stati condotti da personale
specializzato Scenari, nei giorni 2 e 3 Aprile di quest'anno,
nella città di Napoli. Ciascun colloquio è durato circa
1,5 ore ed è stato audioregistrato.
3
Analisi qualitativa: principali risultati
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
I
Focus Group,
condotti sui motociclisti, hanno approfondito i seguenti obiettivi
conoscitivi:
•
Guidare a Napoli: considerazioni, atteggiamenti e valutazioni sul?
utilizzo a Napoli dei "due
ruote";
•
Comportamenti a rischio, comportamenti irregolari e comportamenti
illegali,
•
La sicurezza stradale: valutazioni ed aspettative;
•
L'uso del casco:
comportamenti, atteggiamenti ed aspettative
dei motociclisti.
4
Guidare a Napoli
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
Napoli
è vissuta dagli intervistati, quale città
trafficata, caotica ed indisciplinata. La città
rappresenta ancora oggi, nell'immaginario collettivo,
un'esperienza sui
generis, in cui le regole della strada sono
"adattate" alle abitudini, ai vissuti ed agli umori del
"popolo napoletano". In particolare i giovani, vivono tale
esperienza come una quotidiana "prova di coraggio": essi
affrontano guidatori distratti ed incompetenti. di
cui spesso sono costretti ad interpretarne le intenzioni, strade
dissestate ed una segnaletica poco comprensibile e/o
insufficiente, come un vero e proprio gioco. "Secondo
me come si guida a Napoli non si guida
da nessun 'altra parte perché ognuno fa ciò che vuole, corre non
rispetta i semafori,
ecc.."
L'idea
di una città con regole proprie ed evidenti carenze
infrastrutturali è un'immagine
condivisa, anche, dagli adulti,
sebbene sia vissuta come un'esperienza frustrante. Più
insofferenti all'assenza di regole sono i "trentenni",
che non si riconoscono in questo sistema alternativo: "...si
rispettano i segnali stradali e poi arriva un
motorino con quattro persone sopra e non li vedi: secondo
me è necessario che la polizia li fermi, perché
se non lo fa. andremo sempre
peggio...".
I
quarantenni sembrano,
invece, accettare con rassegnazione il caos generato
dall'assenza di regole certe, per loro, che rappresentano la
memoria storica, guidare a Napoli è sempre stata un'esperienza
caotica.
Nel
quadro disarmante della terra di nessuno, dove qualcuno ci ha
ricordato che "...le
regole le facciamo noi napoletani...", è interessante
scoprire che gli intervistati non sempre si riconoscono, ma
piuttosto subiscono un sistema alternativo di regole tacite. Il
"sistema napoletano" emerge quale insieme di regole non
scritte, abitudini e compromessi ormai consolidato, che attraverso
l'esperienza diretta si trasferisce di generazione in generazione,
ed a cui, i giovani, devono necessariamente adeguarsi.
Sembrano,
quindi,
sussistere due anime
nella città: il desiderio di rispettare le regole codificate, per
non sentirsi più parte di una
minoranza, e dall'altra la necessità di adeguarsi al
"sistema napoletano" per "sopravvivere" al
caos cittadino e continuare
a muoversi agevolmente.
"...Solo
a Napoli nessuno rispetta le regole, o almeno sono pochi, mentre
in altre città tipo Roma o Perugia
tutti le rispettano, senza crearsi problemi...", rappresenta
al contempo un carattere distintivo della "napoletanità"
e la denuncia ili un disagio: il
bisogno lateli tè di sfuggire ad una
facile etichetta sempre più pesante da sostenere.
A
conferma di tale atteggiamento nel corso dei colloqui emerge un
uso differenziato della prima e della terza persona, a seconda che
si stia esprimendo 1111,1 valutazione
sul "sistema napoletano'' o sul
proprio comportamento in strada:
"...per
me a
Napoli nessuno rispetta l< regole, tutti parcheggiano in
seconda fila, sorpassano a destra o non rispettano gli stop e,
soprattutto, non usano le frecce: tutti svoltano all'improvviso e
nessuno se ne importa...
"; ".. .mi
e capitato più volte che un automobilista abbia commesso degli
errori, ad esempio non ha inserito la freccia, motivo pei cui può
nascere un incidente. Inoltre poche
persone rispettano i semafori...".
In
realtà dai racconti personali dei partecipanti emerge il quadro
di una città divisa in zone. separate
da confini invisibili, percepibili solo dagli stessi napoletani,
in cui le regole mutano, si trasformano o si annullano a vicenda.
"...Proprio
l'altro giorno ho sbagliato strada e sono sceso per il
filone Sanità, non ho
avuto paura perché Napoli è Napoli, tuttavia mi sono chiesto
cosa ci faccio qui? C'erano motorini che scorazzavano
indisciplinatamente ovunque e non c'erano forze dell'ordine,
Arrivato a piazza Vanvitelli
ho trovato un grande spiegamento di vigili e polizia; la gente si
fermava al semaforo,.. "
5
Comportamenti a rischio e
comportamenti irregolari
<Torna all’indice>
<torna alle news>
Un
altro elemento distintivo dell'essere "napoletani sulla
strada", secondo i giovani intervistati, è rappresentato
dall'esibizionismo diffuso di tale generazione, troppo spesso
ostentato con pericolose manovre effettuate senza tener conto dei
limiti di velocità. Sul tema della velocità, in particolare, i
ragazzi esprimono una forte
consapevolezza del pericolo che questa rappresenta per se e per
gli altri, ma, allo stesso tempo,
ne sottostimano i rischi, come emerge dalle
motivazioni/giustificazioni personali espresse in merito all'alta velocità.
Tra
queste, infatti, è
emerso che è "consentito" correre:
•
Quando si è in ritardo a scuola;
•
per "mostrarsi" agli occhi degli amici;
•
per procurarsi un senso di appagamento
personale;
•
per dare sfogo ad un
proprio stato d'animo.
"Impiego
poco tempo perché corro, poi ho un motorino cinquanta, quindi,
non ho una velocità eccessiva, inoltre corro dove è consentito...
" ha raccontto uno dei giovani
intervistati.
Ancora
una volta emerge un'interpretazione personale del codice della
strada, per cui il limite di velocità
è, di fatto, relativo e subordinato
ad una serie di valutazioni quali:
•
la qualità del manto stradale;
•
il numero di incroci;
•
la possibile presenza di controlli.
Pur
sottolineando che la percorrenza a
velocità sostenuta è possibile solo dove
consentito; pur manifestando
la preoccupazione per l'eventuale passeggero e la
consapevolezza del limite fisico, dato dalle ridotte dimensioni
d'ingombro di un motorino, la maggior parte dei ragazzi
intervistati ha ammesso di guidare spesso senza rispettare i
limiti di velocità, non attribuendo alcun valore dissuasivo alla
relativa sanzione amministrativa.
"Ho
avuto per due anni
consecutivi multe per eccesso di velocità,
per un importo complessivo intorno a
un milione di vecchie lire...", è il vissuto
raccontato da uno dei partecipanti, a
cui hanno fatto eco le affermazioni degli altri, che
considerano basso il costo della multa rispetto alla pericolosità
dell'infrazione. Un altro, rilanciando, ha affermato che
"...a tutt'oggi
sono all'oscuro del limite massimo da rispettare in città...",
un dato quest'ultimo, rilevato anche
nelle dichiarazioni degli altri partecipanti, i quali non
mascherano una certa confusione relativamente al limite di velocità
regolamentato dal Codice della strada.
Sollecitati
su alcune esemplificazioni di comportamento a rischio,
comportamento irregolare e comportamento illegale, la maggior
parte dei giovani intervistati considera l'eccessiva
velocità un'infrazione al Codice della Strada, sicuramente
un comportamento a rischio, ma ritiene che non sia un
comportamento illegale, considerando illegali soltanto i
comportamenti criminosi. Tale graduatoria dimostra l'esistenza di
una "zona d'ombra", ben identificata dai partecipanti,
tra legalità ed illegalità, in cui rientrano una serie di
comportamenti, ormai abitudinari, che pur rappresentando
infrazioni al Codice della strada, hanno perso lo status di
violazioni. I comportamenti a rischio, intesi come atteggiamenti
nei quali aumenta la probabilità di arrecarsi un danno fisico,
appartengono a tale territorio. Tra i comportamenti più
pericolosi, in ordine d'importanza, sono emersi:
•
guidare su una sola
ruota;
•
sgommare;
•
procedere a
zig-zag tra le
macchine;
•
guidare senza casco.
Anche
gli adulti riconoscono l'alta velocità quale comportamento a
rischio, ma attribuiscono maggiore pericolosità alla distrazione
ed alla scarsa conoscenza dei segnali stradali. soprattutto
da parte dei giovani motorizzati non muniti di patente ed il più
delle volte all'oscuro delle regole basilari del Codice della
Strada.
Una
riflessione più attenta da parte degli adulti ha identificato
anche elmenti rischiosi, indipendenti dai comportamenti dei
motociclisti. Tra questi le cattive condizioni del manto stradale,
rovinato pressoché in tutta Napoli, rappresentano un ulteriore
fattore di rischio non calcolabile per i centauri:
"...se
si procede a tré o si sfreccia a
settanta all'ora, l'urto con la testa
è comunque pericoloso, ma la presenza di buche e dislivelli sulla
strada rende la guida pericolosa anche a bussa velocità...".
Nella
graduatoria dei
comportamenti più pericolosi, redatta insieme ai
partecipanti, la guida senza casco non è indicato nei
primi posti. Lo precedono l'alta velocità, la guida distratta ed
il mancato rispetto dei segnali stradali. La principale
giustificazione vede il mancato utilizzo del casco come un
comportamento a rischio esclusivamente per la propria incolumità,
e quindi secondario rispetto ad altri comportamenti che
coinvolgono anche altre persone.
Infatti,
c'è stato detto "...è
più facile provvedere a non far cadere ad esempio facendo le
ruote degli scooter più grandi anziché obbligando la gente a
mettere il casco". Ed
ancora "...è più
pericoloso un motorino senza fari di uno senza casco, anche perché
quando la polizia ti ferma non controlla mai le frecce le luci, ma
soltanto il casco".
6
La sicurezza stradale
<Torna all’indice>
<torna alle news>
I
partecipanti al target "giovani" non riconoscono un
valore alla sicurezza stradale: guidare significa essenzialmente
preoccuparsi per sé; non emerge mai la v abitazione che alcuni
comportamenti possano rappresentare un pericolo per gli altri
utenti della strada. "Io
sono consapevole di quello che faccio e so che la colpa è
mia".
Il
target '"adulti", come
prevedibile. dimostra maggiore
sensibilità alla sicurezza del "prossimo" quando
afferma:
"...se,
quando giro in moto o in
auto, svolto all'improvviso senza mettere le frecce, chi mi segue
potrebbe tampo
narmi...";
"...non corro in strade abitate perché ho sempre il timore
che mi attraversi davanti
all'improvviso un bambino o una persona anziana...";
"cerco
di evitare, quando posso, di
sorpassare a destra i pullman nel traffico, poiché c'è
sempre il rischio che qualcuno scenda
per proseguire a piedi... ".
Tali
affermazioni, ratificando
una contrapposta valutazione della sicurezza stradale nei
due target intervistati, lasciano presagire, seppur di fronte ad
un certo scetticismo degli adulti, la necessità, a favore dell'intera
collettività, di interventi di sensibilizzazione di tipo
strutturale, volti al rinforzo della coscienza morale, culturale e
civica della sicurezza stradale. Il recupero di tali valori
richiede un coinvolgimento efficace di tutte le forze sociali; la
famiglia. le istituzioni, la
scuola, le forze dell'ordine, che "...i blocchi
li fanno ma non in tutte le zone...Ho un'amica vigile la quale mi
ha detto che in molte zone loro non passano mai, anche perché
hanno paura di minacce e ritorsioni..."; "...infatti, è
proprio in queste zone che si vedono minorenni sfrecciare in tré
e senza casco sui motorini...".
7
L'uso del casco
<Torna all’indice>
<torna alle news>
I
partecipanti sono concordi nel
considerare
il casco un utile strumento per limitare i danni, in caso di
incidente, e garantire l'incolumità del guidatore. Esistono,
tuttavia, nell'immaginario collettivo un vasto repertorio di
racconti in cui l'incidente in moto, se pur con il casco, abbia
prodotto gravi conseguenze al guidatore: "Un
ragazzo che conosco ha tamponato un autobus con un motorino 50,
aveva il casco ed è morto schiacciato".
Il
repertorio dei racconti è ampio e rappresenta, quasi, una latente
giustificazione al "non utilizzo" del casco, in
quanto la maggior parte ammette, tranquillamente, di non
indossarlo. I giovani si riconoscono
colpevoli dell'infrazione e del comportamento pericoloso adottato,
ma cercano di attenuare il senso di colpa e le pressioni sociali,
attingendo al repertorio del "è pur vero che...": "fondamentalmente
se cadiamo con il casco abbiamo la testa più riparata. Poi ci
sono alcuni casi in cui il casco non serve proprio...".
Gli adulti, non essendo da meno nel "confessare" le
proprie irregolarità quotidiane, sottolineano:
"...se indossiamo
il casco e poi passiamo nella corsia preferenziale dei pullman,
stiamo allo stesso livello dei ragazzi che non mettono il
casco..."; "...comunque anche noi commettiamo «un
qualcosa di sbagliato» e tutto questo sapete perché? Perché
siamo NAPOLETANI, e crediamo di essere i più furbi, pertanto ce ne
approfittiamo...".
Quindi,
l'impiego effettivo del casco deve essere inquadrato all'interno
del più vasto "sistema napoletano" di comportamenti
stradali "irregolari". In particolare, la principale motivazione
emersa sembra proprio l'appartenenza al popolo napoletano: "...secondo
me, il popolo napoletano è un po'troppo sicuro di se, come se
ogni cosa non accadesse mai a loro. Questa è la principale
motivazione per cui non si utilizza il
casco".
La
guida senza casco sembra essere generata da un condizionamento
sociale, che nell'area napoletana
agisce, contrariamente alle altre realtà urbane del paese, a
disincentivarne l'utilizzo.
E
sono proprio i ragazzi a fornire questa chiave di lettura, citando
una serie di comportamenti prodotti dai diversi soggetti che
dovrebbero rappresentare l'esempio da seguire;
•
"...i giovani non
vogliono mettere il
casco
un po' per l'aspetto un
po' perché dicono che sanno andare bene in moto, poi ci sono le
persone più grandi di età, invece, che dicono che
vanno piano non corrono e stanno attenti";
*
"...ci sono anche vigili in divisa senza casco anche se
dovrebbero essere loro i primi a darci l'esempio, ma alla fine
sembra solo un abuso di potere...
ci sono anche poliziotti o carabinieri, che quando j'errnano
qualcuno senza casco chiudono un occhio e non
mi sembra giusto, perché se c'è una legge, deve essere
rispettata senza fare preferenze";
*
"...comunque solo a Napoli nessuno
mette
il casco o almeno sono pochi mentre in altre città tipo Roma, Perugia
il casco lo hanno sempre
messo senza crearsi problemi";
*
"...in certi
quartieri se entri indossando il casco
ti fermano, per chiederti se sei venuto a rubare o altro...".
L'esigenza
sociale di uniformarsi agli altri, soprattutto agli adulti, è
presente soprattutto nei giovani, che vivono la guida senza casco
come un autorevole comportamento per accedere
al mondo dei "grandi". Alcuni giovani hanno citato
l'esempio dei genitori, che da un lato li esortano ad indossarlo e
dall'altro se ne privano quando sono in giro.
In
tale contesto l'intervento dello Stato,
con azioni repressive e campagne comunicative non è sufficiente.
Gli intervistati, giovani ed adulti,
rimproverano lo Stato di avere un comportamento
cinico: "...non
sono tanto preprato in materia, ma so che lo Stato ha deciso
questa norma di mettere il casco perché, comunque, erano tante le
persone che si facevano male oppure morivano e, comunque, andavano
in ospedale ed erano tante le spese pubbliche. Per questo motivo
penso che lo Stato sicuro non se ne importa se indossiamo il
casco o no...".
Tali
considerazioni fanno assumere alle norme ed alle sanzioni,
relative alla sicurezza stradale, un risvolto
negativo:
quali
manifestazioni di un sistema di governo, che non desidera tutelare
i cittadini, ma solo raggiungere i propri obiettivi politici.
Gli
intervistati sembrano aver acquisito
la consapevolezza che, per garantire la
sicurezza, è necessario rispettare un insieme di regole,
ed il solo uso del casco non è sufficiente a garantire
l'incolumità, ne esso da solo può sopperire all'insieme di
comportamenti irregolari.
Qualunque
azione di promozione dovrà tenere conto dell'intero
sistema della circolazione napoletana, che non può essere
fronteggiato con iniziative, mirate a risolvere singole criticità,
ma dovrà prevedere azioni complesse di educazione civica.
Infine,
ai partecipanti
è stato chiesto quali potevano essere utili suggermenti per incentivare
i cittadini all'utilizzo del casco.
I
giovani ritengono che il casco sia un elemento spersonalizzante,
che male si adatta al bisogno di identificarsi e riconoscersi in
un gruppo, caratteristico delle giovani generazioni. Le loro
proposte in merito sono mirate a personalizzare il casco da un
lato, e dall'altro ad agevolarne l'utilizzo, eliminando alcuni
spiacevoli disagi. Le proposte più creative si sono rivelate:
•
la personalizzazione del
casco, attraverso scritte, colori, accessori e marchi, per
renderlo un complemento del look personale: "...il
casco sulla moto marca, cioè sta bene,
mentre sul motorino è ridicolo...".
•
un prodotto per capelli, in grado di mantenere
la pettinatura desiderata
dopo l'uso del casco.
Gli
adulti, invece, ritengono sia utile puntare
soprattutto su strumenti di
informazione quali:
•
campagne shock attraverso la rappresentazione "cruda"
degli effetti del mancato
utilizzo;
•
campagne di sensibilizzazione nelle scuole; abbinati ad un maggior
rigore nei controlli da parte delle forze dell'ordine, supportate
da nuovi
strumenti repressivi.
Le
proposte emerse in entrambi i gruppi
intervistati, riscontrano la necessità di interventi finalizzati
soprattutto ad incentivarne l'utilizzo, innanzitutto da parte del
principale target di trasgressori: i giovani.
Sebbene
questo gruppo non si sia rivelato l'unico inadempiente, esso
rappresenta tuttavia il gruppo più consistente, e allo stesso
tempo, quello magiormente
identificabile.
8
Conclusioni Analisi Qualitativa
<Torna all’indice>
<torna
alle news>
I
focus group
condotti hanno disegnato Napoli come una città in cui muoversi è
un'esperienza sui generis, in cui le regole della strada sono
"adattate" alle abitudini del "popolo
napoletano" .
E
condivisa dagli intervistati l'idea di una città con regole
proprie ed evidenti carenze infrastrutturali,
in cui guidare è vissuto dai giovani come un'avventura, dagli
adulti come un'esperienza frustrante, accettata
"con rassegnazione" soprattutto dai quarantenni.
Dalle considerazioni dei partecipanti emerge, dunque, la
rappresentazione di un "sistema napoletano" quale
insieme di regole non scritte, abitudini e compromessi ormai
consolidato, che attraverso l'esperienza diretta si
trasferisce di generazione in generazione:
"...sembra
una sorta di patto morale che abbiamo con la città, sforzandoci
per condividere le sregolatezze...".
In
questo "scenario" la città appare frazionata, separata
da invisibili confini, in cui le regole mutano, si trasformano o
si annullano a vicenda.
Emerge,
così, la fotografia di uno spaccato della mentalità napoletana,
ancora oggi, caratterizzata da profonde
contraddizioni, interpretazioni personali delle leggi e
pesanti compromessi. Una realtà complessa e difficile, in cui non
esistono concetti puri, come legalità ed illegalità, ma soltanto
sfumature di grigio, che non consentono più ai cittadini di
distinguere chiaramente tra ciò che è legittimo e ciò che è
illegittimo.
Qui
la velocità sostenuta, la guida a zig-zag,
il mancato rispetto dei segnali
stradali ed il mancato utilizzo del casco, rappresentano
"libere interpretazioni" del Codice della Strada: la
maggior parte degli intervistati ha ammesso di guidare senza
rispettare la normativa, non attribuendo alcun valore dissuasivo
alle relative sanzioni amministrative, ne alla pericolosità delle
conseguenze.
L'impiego
effettivo del casco deve essere inquadrato all'interno di questo
più vasto "sistema napoletano". La guida senza casco è
il frutto di un condizionamento sociale, che nell'area napoletana,
sembra agire, contrariamente alle altre realtà urbane del
paese, a disincentivarne l'utilizzo.
Tali
considerazioni lasciano presagire la necessità di
interventi di sensibilizzazione di tipo strutturale, volti
al rinforzo della coscienza morale, culturale e civica della
sicurezza stradale.
Sebbene
il target "giovani" non sia l'unico interessato a queste
azioni, potrebbe essere opportuno coinvolgere quest'ultimo
in nuove campagne di informazione e
sensibilizzazione.
Tali
azioni, condotte con strumenti innovativi, potrebbero utilizzare i
giovani, quali nuovi "testimonial",
capaci di promuovere l'utilizzo del casco in giro per la città,
attivando un circolo virtuoso per l'intera circolazione
napoletana.
9
Analisi quantitativa: target dell'indagine
<Torna all’indice>
<torna alle news>
La
fase quantitativa ha previsto una convalida estensiva delle
valutazioni e dei comportamenti, emersi nella fase d'indagine
qualitativa.
Tale convalida è stata realizzata su un campione rappresentativo
di soggetti residenti nella città di Napoli, attraverso
interviste telefoniche e personali realizzate nel mese di
Aprile 2003.
L'indagine
è stata condotta su un campione di 501 casi, che presenta un
coefficiente di confidenza del 95,5% ed un errore massimo
accettato di circa il 4%.
L'indagine
è stata realizzata mediante una integrazione
al questionario utilizzato a livello regionale, strutturato ad
hoc, con domande chiuse ed aperte, per consentire una rilevazione
puntuale delle valutazioni e dei comportamenti dei motociclisti e
ciclomotoristi napoletani, relativamente all'utilizzo del casco.
L'indagine
è stata condotta con i seguenti obiettivi conoscitivi:
•
Analisi dei comportamenti a rischio;
•
Analisi dei comportamenti sociali
di riferimento;
•
Analisi delle motivazioni sull'utilizzo del casco a Napoli ed in
altre città;
•
Le interviste telefoniche sono state realizzate su un campione
rappresentativo di soggetti tra i 18 e 60 anni, attraverso il
Cali Center di Scenari;
•
Le interviste personali sono state realizzate,
su un campione di soggetti tra i 14 ed i 17 anni, presso alcuni
Istituti d'Istruzione Superiore della città di Napoli.
10
Analisi quantitativa:
il campione
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
La
selezione dei soggetti da intervistare
ha previsto due attività di screening, al fine di suddividere le
unità per possesso di un mezzo a due ruote e per zona di
residenza. Anche in questo caso è stata prevista una domanda filtro
all'inizio del questionario, per verificare il possesso del mezzo
a due ruote, e la divisione della città in 5 aree, all'interno
delle quali sono state selezionate le unità da intervistare:
Ovest (Area flegrea), Est (Area
industriale), Centro (Area centro storico), Vomere e Nord (Area
Rione Alto, Colli Aminei, Secondigliano
e Miano).
Le
unità oggetto della rilevazione telefonica sono
state selezionate dagli elenchi di cittadini residenti nella città
di Napoli, attraverso banche dati di proprietà di Scenari.
Le
unità oggetto delle interviste personali
sono state selezionate all'interno di 5 Istituti scolastici,
collocati nelle 5 aree, in cui è stata divisa la città.
11
Analisi quantitativa: i principali risultati
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
L'ipotesi
di partenza della ricerca, emersa durante la fase d'indagine
qualitativa, suppone la presenza a Napoli di un sistema
alternativo di regole, in particolare di quelle riguardanti il
codice della strada, che agisce da forte condizionamento
sociale, soprattutto nei confronti dei giovani. Tale "sistema
napoletano", è identificabile attraverso una serie di
comportamenti, valutazioni ed atteggiamenti, tra cui emerge il
mancato utilizzo del casco. Sulla base di
tale ipotesi lo strumento di rilevazione è stato strutturato in tré
parti:
•
La prima, finalizzata a comprendere le valutazioni dei
motociclisti, relativamente ad alcuni comportamenti a rischio;
•
La seconda, finalizzata ad identificare alcuni fattori sociali, in
grado di influenzare e modificare i comportamenti
dei motociclisti;
•
La terza, finalizzata a comprendere le motivazioni relative
al mancato utilizzo del casco a Napoli.
12
Analisi
dei comportamenti a rischio
<Torna
all’indice>
<torna
alle news>
Al
fine di comprendere la maggiore o minore attenzionalità
registrata dai
motociclisti intervistati, relativamente all'utilizzo del casco,
si è provveduto a rapportare questo
comportamento rispetto ad altri, che in fase di indagine
qualitativa, sono risultati fra i più pericolosi.
"Non
indossare il casco" (65,07%) e "guidare ad alta velocità"
(60,28%) sono considerati, in assoluto, i comportamenti più
pericolosi, mentre "Svoltare senza
segnalare" e "Non rispettare la segnaletica" sono
indicati come comportamenti meno rischiosi. Oltre la metà dei
motociclisti napoletani considera estremamente
pericoloso non indossare il casco e tra questi si distinguono i
laureati (83,02%) tra i 26 ed i 45 anni (73,46% - dato medio). I giovanissimi
(14-17), invece, ritengono molto più pericoloso l'eccessiva
velocità (68,75%). Non si registra una differenza tra i sessi,
mentre tra le zone spicca l'area nord che indica il mancato
utilizzo del casco come comportamento più rischioso per il
77,08%. Soltanto il 10% circa del campione ammette
di non essere prudente durate la guida. Si sono dichiarati
guidatori imprudenti (Poco prudente/Imprudente) soprattutto i
giovani (20,83%) maschi (12.62%), con il titolo di studio
dell'obbligo (17,36%), residenti al centro (11,21%) della città e
nella zona est (13,83%).II campione ammette di adottare
comportamenti pericolosi, anche se le due percentuali non si
differenziano in modo netto. La zona nord della città è quella
che presenta il dato più alto (66,67%) circa la guida pericolosa,
seguita dal centro (58.62%). Per quanto riguarda, invece, gli
elementi che identificano il guidatore, si configura chiaramente
la tipologia del giovane
centauro (14-17 anni
come la più imprudente (72,92%) con titolo di studio
inferiore (64,53%). Tra i comportamenti più pericolosi adottati emerge
il mancato utilizzo del casco (41,54%) e la guida ad alta velocità
(31,99%). I giovani studenti si
rivelano i più trasgressivi, ammettendo di non indossare il casco
e di non rispettare i limiti di velocità. Per quanto riguarda
l'utilizzo del casco, sono i soggetti della zona est a
"confessare" il minor utilizzo.
13
Analisi
dei comportamenti sociali di riferimento
<Torna
all’indice>
<torna
alle news>
La
seguente area d'indagine ha consentito di identificare i fattori
chiave per la comprensione dei comportamenti devianti, relativi
alle regole del Codice della strada.
A
Napoli il comportamento rischioso più
frequente è considerato il mancato utilizzo del casco (54,69%).
Ad indicarlo come il comportamento più diffuso
sono soprattutto i residenti nel centro (64,66%) ed i laureati
(62,26%). Le percentuali sono invece distribuite in maniera
omogenea per quanto riguarda le classi di età,
con un picco (56,67%) registrato nella fascia 36-45 anni. Infine,
per quanto riguarda la variabile sesso, il dato è quasi identico:
55,02% per gli uomini e 54,17% per le donne. Si presenta
elevatissima la percentuale di intervistati
(71,66%), che ha individuato nel termine giovani l'insieme delle
possibili caratteristiche del guidatore indisciplinato. Sono
soprattutto gli appartenenti alla fascia d'età, oltre 45, ad
imputare uno scarso rispetto del codice della strada ai giovani
(78,18%). Gli stessi ragazzi, d'altra parte, non si sottraggono a
tale classificazione, autodefinendosi indisciplinati. Infatti,
il 75% dei 14-17enni ed il 75,27% dei 18-25enni indica con il
termine giovane le persone che assiduamente infrangono le regole
della guida sicura. Dal confronto con la domanda 6 ("Quante
volte le è capitato di adottare comportamenti pericolosi durante
la guida?") emerge una sorta di "autoaccusa", in
quanto, oltre il 95% dei giovanissimi intervistati, si
dichiara recidivo nell'adottare comportamenti irregolari e
rischiosi alla guida. Osserviamo, infatti, che i 14-17enni
"spesso" (55%) non rispettano le regole del codice della
strada. La maggior parte degli intervistati (57,49%) riconosce tra
le persone afferenti al proprio gruppo sociale i principali
violatori del codice stradale, ammettendo tale atteggiamento con
una sconcertante naturalezza. I giovani 14-17enni rappresentano la
percentuale più elevata: 1'86,98% dei loro parenti
e\o
amici adotta comportamenti rischiosi. Tale dato conferma la
sensazione, emersa in fase d'indagine qualitativa, che i
comportamenti irregolari dei giovani siano
legittimati da un radicato sistema relazionale, attraverso
un costante condizionamento sociale, esercitato dalle figure di
riferimento.
14
Analisi
dei
motivi dell'uso del casco a Napoli ed in altre città.
<Torna all’indice>
<torna
alle news>
La
terza fase d'analisi ha cercato, infine, di
comprendere le motivazioni del mancato utilizzo del casco,
mettendo a confronto Napoli con altre città La quasi totalità
del campione concorda nel ritenere, il mancato utilizzo del casco,
il comportamento più diffuso (97,21%) in città. Tale
affermazione registra la "quotidiana normalità" con cui
quest'infrazione è vissuta dalla
popolazione.
Il
99,48% di giovanissimi, 14-17enni, che denuncia tale
comportamento, sembra quasi voler giustificare nell'estensione
dell'irregolarità la propria condotta.
La principale giustificazione per cui i
napoletani non indossano il casco sembra essere legata a
motivazioni estetiche (46,61%). Per i giovani 14-17enni (65,97%) e
per i residenti al Vomero (54,88%)
l'aspetto estetico, per quanto superficiale, risulta essere quanto
mai soddisfacente per spiegare una grave contravvenzione al codice
ed un comportamento gravemente irregolare e pericoloso, per la
propria incolumità. Considerando che oltre il 50% del campione ha
ammesso, almeno una volta, di non indossare il casco, appare
evidente che tale motivazione voglia mascherare un processo di
auto-giustificazione.
Gli
uomini e le donne dimostrano un'attenzione paritetica rispetto
all'estetica: non si indossa il casco
per non rovinare i capelli. In realtà, questa risposta
apparentemente superficiale, è la testimonianza di un
comportamento accettato perché diffuso, anzi, il venir meno
rispetto a tale consuetudine, significherebbe l'esclusione o la
derisione da parte della maggioranza.
II
mancato utilizzo del casco a Napoli, per il 56,89% è indicato
come un comportamento abituale. Una quotidiana
consuetudine, che ormai da tempo ha perso lo status di infrazione.
Sono
soprattutto i soggetti appartenenti alla fascia d'età 36 -45 anni
ad evidenziare questo dato (70%), a dimostrazione di quanto, con
gli anni, possa diventare facile "adeguarsi"
alle anomalie della città.
Bassissima
è la percentuale
(6,59%),
di
coloro che associano il termine infrazione al mancato
utilizzo del casco: il dato più basso si registra tra gli
"adulti" (1.67%), quasi a significare che col tempo, e
la reiterazione del comportamento, possa svanire il ricordo
dell’illegalità commessa.
Va
notato, infine, come una percentuale significativa
di intervistati (20,16%) ritiene che non indossare il casco sia
identificabile come un
atto di sfida
I
napoletani hanno piena cognizione di rappresentare una realtà che
non trova riscontri con altre. Il dato, infatti, registra una
totale consapevolezza, da parte degli intervistati, che le altre
città italiane siano caratterizzate da
una maggiore osservanza del codice della strada. L'unanimità
delle risposte sembra sottolineare una
sorta di rassegnazione rispetto ad una condizione
"naturale" della città di Napoli; condizione che non può
essere cambiata.
Il
rispetto del codice della strada, viene, infatti, giudicato ovvio
e normale nelle altre città, ma facoltativo o addirittura
discriminatorio a Napoli.
II
61,54% del campione ammette che nelle altre città italiane ci sia
una maggiore osservanza delle leggi e, quindi, un maggior senso
civico. A sottolinearlo sono
soprattutto i 36-45enni (66,67%) con titolo di studio superiore. E
importante notare, inoltre, la modalità relativa "all'obbligo
previsto dalla legge", che registra solo il 18,02%.
I napoletani immaginano gli altri cittadini più ligi nei
confronti delle norme stradali, attribuendo la più ferrea
osservanza delle leggi, ad una maggiore consapevolezza del vivere
civile: il fattore coercitivo si presenta come un aspetto
marginale laddove i cittadini hanno uno spiccato senso civico,
insito nella sfera socio-relazionale.
La
tendenza a rilevare una maggiore
osservanza delle leggi nelle altre città italiane, emersa dai
dati, probabilmente cela il desiderio di manifestare un crescente
disagio, per la scarsa vivibilità della città, caratterizzata
dalla mancanza di rispetto e di legalità.
Secondo
il 46,37% del campione a Napoli manca la "cultura del
casco". Questa risposta è legata ad un modo di agire
diffuso e consolidato, che non incontra interruzioni o impedimenti
nelle leggi e nelle sanzioni. Un atteggiamento sociale così
diffuso potrebbe trovare dei momenti di arresto
durante i periodi di maggiore controllo da parte delle forze
dell'ordine, come indicato da una parte degli intervistati
(24,62%), ma tale risoluzione avrebbe una efficacia di breve
periodo, visto che alla prima occasione ritornerebbero in vigore i
comportamenti consolidati, in anni di reiterata anomia.
L'aumento
dei controlli (41,32%), tuttavia, è vissuto
come la risoluzione più efficace per favorire l'uso del
casco a Napoli. L'assenza della cultura del casco; intesa come
carente senso civico si manifesta con tutta la sua forza.
In
tale scenario solo un costante e serrato controllo da parte delle
forze dell'ordine potrà essere un
efficace deterrente.
Tutto
ciò, a patto, che tale azione di controllo sia presente
ininterrottamente e dispiegata sull’intero territorio
cittadino.
Controlli
più frequenti sono proposti dall'intero campione e le percentuali
non si discostano nettamente. Il dato più elevato riguarda la
fascia d'età dei 26-35enni, ma, è molto alta anche la
percentuale (40,63%) attribuita ai
giovanissimi, i quali essendosi classificati in precedenza,
come i più trasgressivi, sembrano bisognosi di un'autorità
superiore, capace di indirizzarli e fornire un'alternativa
convincente all'assenza di regole.
15
Analisi
territoriale
<Torna
all’indice>
<torna alle news>
II
rilevamento è stato condotto con la presenza di due rilevatori
per ciascuna strada, posizionati sui
lati opposti della carreggiata, con turni di due ore nei giorni
feriali e di due ore e mezzo, nei giorni festivi. Le rilevazioni
sono avvenute la mattina ed il pomeriggio nei seguenti orari:
•
Nei giorni feriali: mattina 08.00 -10.00,
pomeriggio 16.30 -18.30;
•
Nei giorni festivi: mattina 09.00 -11.30,
pomeriggio 17.00 - 19.30.
Il
rilevamento su strada è stato condotto sulle seguenti strade:
Viale Augusto e Via Consalvo (Zona Ovest), Corso Novara e Via Foria
(Zona Est), P.zza Municipio e Via Dei
Tribunali (Zona Centro), Via Luca Giordano e Largo Antignano
(Zona Vomere), Viale Colli Aminei e
Via Sigmund Freud
(Zona Nord).
I
risultati emersi sono sintetizzati nella tabella seguente e nelle
mappe 3 e 4. La tabella è divisa in tré
parti, rispetto ai dati registrati nei giorni feriali, festivi ed
al totale complessivo. In media il 56,86% dei conducenti di
motoveicoli rilevati indossa il casco. I "trasgressori"
rappresentano, dunque, una minoranza anche se estremamente
consistente. Il dato dimostra che l'utilizzo del casco non
rappresenta una costante a Napoli, ma risente di sensibili
oscillazioni rispetto al momento (arco temporale) della
rilevazione ed alle zone. Nei giorni festivi la percentuale dei
motociclisti muniti di casco si riduce al 53,52%, rispetto al
56,86% dei giorni feriali.
Tali
differenze lasciano supporre che esista una quota significativa
di motociclisti, che indossa il casco esclusivamente per il timore
di sanzioni, e non per ridurre il rischio di lesioni in caso di
incidente. Nei giorni festivi, dove il numero di forze dell'ordine
in servizio è minore, si registra un incremento dei
trasgressori (46,48%) di circa 6 punti percentuali rispetto ai
giorni feriali (40,68%).
Per
quanto riguarda le zone, i "picchi" di
"trasgressori" si registrano nell'area
Est (52,25%), dove addirittura superano gli utilizzatori e
nell'area Ovest (46,82%). Al contrario il Vomere presenta il
livello più basso di "senza casco" (30,23%) ed anche la
minore oscillazione tra giorni feriali e giorni festivi.
Emerge
lo scenario di una città divisa in zone, come più volte
sottolineato dai partecipanti ai Focus
Group, con diversi livelli di rispetto
delle norme stradali. Non essendo state registrate differenze significative
tra le diverse zone della città relativamente alla valutazione
dei comportamenti più pericolosi (primo tra questi il mancato
utilizzo del casco, considerato un comportamento altamente
pericoloso dal 65,07%), un elemento esplicativo di tale
atteggiamento potrebbe essere rappresentato dal maggior o minore
numero di posti di controllo operativi nelle diverse zone.
|
ZONE
|
SENZA
CASCO SU TOTALE
|
CON
CASCO SU TOTALE
|
|
NORD
|
36,33%
|
63,67%
|
|
OVEST
|
41,05%
|
58,95%
|
|
EST
|
50,48%
|
49,52%
|
|
CENTRO
|
36,86%
|
63,14%
|
|
VOMERO
|
28,13%
|
71,87%
|
|
Media
gg Feriali
|
40,68%
|
59,32%
|
|
NORD
|
48,52%
|
51,48%
|
|
OVEST
|
50.44%
|
49.56%
|
|
EST
|
55.96%
|
44,04%
|
|
CENTRO
|
46,39%
|
53,61%
|
|
VOMERO
|
31,84%
|
68,16%
|
|
Media
gg Festivi
|
46,48%
|
53,52%
|
|
NORD
|
39,92%
|
60,08%
|
|
OVEST
|
46,82%
|
53,18%
|
|
EST
|
52,25%
|
47,75%
|
|
CENTRO
|
40,29%
|
59,71%
|
|
VOMERO
|
30,23%
|
69,77%
|
|
Media
Complessiva
|
43,14%
|
56,86%
|
16Conclusioni
<Torna
all’indice>
<torna
alle news>
La
convalida estensiva conferma la presenza a Napoli di un sistema
alternativo di regole, come emerso in fase d'indagine
qualitativa, in particolare per quanto riguarda il rispetto del
codice della strada. Tale sistema ''alternativo"" sembra
agire da forte condizionamento sociale, soprattutto nei confronti
dei giovani, che si dimostrano i più avvezzi nell'adottare
comportamenti irregolari e rischiosi alla guida.
Pur
manifestando una sorta di "auto-accusa", dichiarandosi
trasgressori recidivi, essi, tuttavia, non rappresentano
un'eccezione.
rispetto ad un comportamento ampiamente
consolidato, che sembra essersi radicato come un diffuso modus
vivendi in tutti gli strati sociali. Infatti, gli
intervistati denunciano, con sconcertante unanimità, lo
"scarso senso civico" del popolo napoletano. L'accusa
dei napoletani rivolta allo specchio del proprio io-sociale,
manifesta l'esistenza di comportamenti illeciti, accettati ed
ampiamente diffusi. Sottrarsi,
significherebbe l'esclusione o la derisione da parte della
maggioranza, in quanto i comportamenti
irregolari sembrano legittimati da un radicato sistema
relazionale, che agisce attraverso un costante e diffuso
condizionamento sociale.
I
napoletani sono pienamente coscienti di rappresentare una realtà
che non trova riscontri con altre città:
Napoli
è ancora vissuta nell'immaginario dei
napoletani come la patria della tolleranza.
Tuttavia,
tale scenario rischia sempre più di confondersi con l'assenza di
senso civico e la mancanza di rispetto delle leggi; comportamenti
che minacciano di trasformare la naturale accettazione della
diversità, tipica di questo popolo, in una totale anarchia.
Emerge.
dunque, con forza la differenza con
altre realtà, dove il rispetto delle norme stradali è
attribuito, più che ad una ferrea osservanza delle leggi, ad una
maggiore consapevolezza del vivere civile. Tali considerazioni
manifestano un crescente disagio ed una profonda rassegnazione
rispetto ad una condizione "naturale" della città di
Napoli. Il rispetto del codice della strada, viene
giudicato ovvio e normale nelle altre città, ma facoltativo o
addirittura discriminatorio a Napoli, dove più che l'assenza
della cultura del casco è latitante il senso civico.
Una
condizione che, per stessa ammissione dei napoletani, non può
essere modificata, se non attraverso azioni di repressione e
controllo, che agiscano laddove la
convivenza civile ha lasciato il passo ad una illegalità diffusa.
Il
mancato utilizzo del casco rappresenta, dunque, la punta
dell'iceberg di un sistema che ha accettato come naturale il
compromesso, dimenticandosi, per troppo tempo, delle conseguenze
di tale omissione. In tale contesto
qualunque azione repressiva, potrebbe risultare insufficiente o
inadeguata, rispetto alla complessità del sistema sociale
sottostante.
Per
operare in modo efficace sembra indispensabile un'azione congiunta
di tutte le forze sociali, nonché la
concreta volontà delle persone di voler riacquistare i concetti
di legalità e convivenza civile.
<Torna all’indice>
<torna
alle news>