Pagina principale | Da visitare | Informazioni | Come | Ricettività | Manifestazioni e feste | Storia | Tradizioni | Il paese | A...VillacidroAssociazioni | Produzioni |Comunità | Trova | Calcola | Gioca | Notizie

Invia le tue lettere, i tuoi articoli o i tuoi messaggi alla redazione via e-mail
villachiesa@tiscali.it

 

Insieme regala ai suoi lettori un inserto di 4 pagine sulla
Storia dell'Aeroporto di Villacidro.

Chi vorrà potrà conservarlo e magari rilegarlo in volume.

La Redazione

 

Il messaggio della croce

Nei tempi passati, quando nasceva un bambino, l’ostetrica o qualcuno dei familiari, si affrettava a tracciare un segno di croce o a pronunciare parole di benedizione e di affidamento a Dio sul neonato.Oggi questa tradizione – con l’avvento delle sale parto degli ospedali – risulta molto ridimensionata, anche se il mistero della vita che si rinnova continua a suscitare fascino ed emozione. Quel gesto, che non aveva alcuna valenza superstiziosa o credulona, nascondeva una robustezza di fede ed una sapienza umana in grado di andare oltre l’evento, in direzione del senso profondo che la vita esprime in tutte le sue varie fasi. Stava ad indicare la consapevolezza che la vita è sempre un prodigio grande e arcano. Per questo si avvertiva il dovere di affidarla innanzitutto a Dio, dal momento che nessun segno o parola umana poteva pretendere di raggiungere la vita nascente prima dell’Assoluto. La croce, poi, nel suo duplice significato di strumento di morte e di simbolo di amore redentivo, per i nostri antenati traduceva bene la complessità di ogni vita che irrompe nel tempo con le sue capacità e i suoi limiti. E ognuno di noi – man mano che giunge all’età matura – è in grado di comprendere quanto la sofferenza e il dolore, ancora più delle gioie e dei successi, risultino determinanti e incisivi a livello formativo e quanto sia importante per una vera realizzazione di se stessi fare della propria esistenza un dono per coloro che si amano (la famiglia, il prossimo, ecc…). Noi cristiani, però, sappiamo bene che questo è l’esempio che ci ha lasciato Gesù. Egli nella croce aveva assunto tutta l’immensa e indecifrabile sofferenza umana e l’aveva redenta attraverso il gesto più bello che l’amore possa offrire: il dono della propria vita. Facciamo sì che questo tempo di Quaresima abbiamo a viverlo nella riscoperta del messaggio – davvero straordinario – che il Signore ci ha lasciato dall’alto della sua croce.

Don Giovannino


 

San Salvatore da Horta

Questo santo è venerato soprattutto a Cagliari, dove è sepolto. Nacque in Spagna nel dicembre del 1520. I suoi genitori lavoravano nel piccolo ospedale della zona. Rimasto orfano, si trasferì a Barcellona dove svolse il mestiere di calzolaio, anche per sostenere la sorella minore Blasia. Una volta sistemata la sorella, Salvatore potè finalmente attuare il desiderio di dedicarsi totalmente a Dio seguendo la vita religiosa. Inizialmente si ritirò nell’abbazia benedettina di Montserrat. Ben presto però comprese che l’umiltà e la povertà di vita che andava cercando poteva incontrarla soltanto tra i francescani è così a 21 anni, abbracciò la spiritualità di Francesco d’Assisi. L’anno successivo, nel 1542 fece la professione religiosa e venne impiegato in tutti i servizi più faticosi che svolse sempre con umiltà e diligenza. Ma per lui cominciarono i guai. Dovunque si recasse lo circondava la fama di dispensatore di miracoli e questo lo rendeva agli occhi della gente molto popolare. I suoi superiori e i suoi confratelli, invece, infastiditi, incominciarono a osteggiarlo considerandolo alla stregua di un indemoniato e presero a trasferirlo da un convento all’altro. Dovunque arrivasse, i prodigi si ripetevano e i frati perdevano la pace e non trovavano di meglio che trasferirlo in un altro convento. In un’occasione arrivarono perfino a cambiargli nome nel tentativo di allontanarlo dai fedeli. In un’altra circostanza fu denunciato alla famigerata Inquisizione spagnola, ma anche da questa prova uscì indenne con l’umiltà e la carità dei santi. Finalmente giunse a Cagliari nel 1565 dove visse in serenità e pace.
Colpito da una violenta malattia, morì a Cagliari il 18 marzo del 1567, a 46 anni compianto da tutta la città che ancora oggi ne venera la reliquie nella chiesa di S. Rosalia.


 

Beato Marcello Callo

Marcello Callo è una di quelle figure eroiche cattoliche morte nei campi di sterminio tedeschi che stanno salendo agli onori degli altari per la testimonianza offerta alla loro fede cristiana fino al sacrificio della vita.
Nacque il 6 dicembre 1921 a Rannes, in Francia, in una famiglia profondamente cristiana. Da bambino e ragazzo, fece il chierichetto per sette anni. A 13 fu assunto come apprendista in una tipografia, alternando il lavoro con la passione per lo scoutismo. Nel 1935 entrò a fare parte della JOC (Gioventù Operaia Cristiana) impegnandosi con entusiasmo nell’apostolato fino a divenire Presidente della sua sezione. Nel marzo 1943, a 21 anni, fu arruolato dai tedeschi e spedito in Germania in uno dei tanti campi di lavoro. Anche in questo contesto, sia pure clandestinamente, cercò di vivere la sua fede con passione, cercando di confortare come meglio poteva le sofferenze degli altri deportati. Accusato di essere “troppo cattolico”, il 19 aprile 1944, venne rinchiuso nelle prigioni di Gotha. Per cinque mesi e mezzo subì indicibili prove fisiche e morali, sempre sorretto da una grande fede. Il 4 ottobre dello stesso anno fu internato nel campo di concentramento di Mauthausen e 34 giorni dopo nel vicino campo di Güssen dove morì il 19 marzo 1945, distrutto dalle sofferenze fisiche, dalle privazioni, dal lavoro massacrante e dall’angoscia di non sapere più nulla dei suoi familiari. Aveva 23 anni.
Marcello è un laico vicino a noi, dei nostri tempi. La sua santità si può paragonare a quella dei grandi martiri della storia della Chiesa.


 

È mons. Giovanni Dettori il nostro nuovo Vescovo

Ore 12 di giovedì 5 febbraio 2004, sala riunioni del primo piano del palazzo vescovile di Ales. Dopo quasi un anno di attesa la nostra diocesi ha il suo nuovo vescovo: mons. Giovanni Dettori da Ozieri. Fino al giorno prima il “Totovescovo” aveva sfornato diversi nomi. Ultimamente era circolato anche il suo e proprio questo è stato nominato dal papa quale successore di mons. Antonino Orrù. Nei confronti di mons. Orrù è doveroso e sentito il nostro ringraziamento per l’impegno profuso nella guida della nostra diocesi.
Il nuovo vescovo, don Giovanni Dettori, è nato a Nule (SS) il 26 gennaio 1940. Ha frequentato il seminario di Ozieri e successivamente quello Regionale di Cuglieri, licenziandosi in Teologia nel 1965. Ordinato sacerdote della diocesi di Ozierei il 1° luglio dello stesso anno viene mandato nel Seminario diocesano come padre spirituale. Nel 1974 si laurea in Pedagogia all’Università Statale di Sassari ed è nominato parroco della Cattedrale di Ozieri fino al 1998 quando gli viene assegnata la parrocchia di Nostra Signora del Regno in Ardara che lascerà nel 2002 con la nomina di Rettore del Seminario. Dal 1983 è Vicario generale della diocesi di Ozieri. Questa in breve il suo curriculum pastorale. Dopo la nomina ufficiale come vescovo di Ales – Terralba, ora lo attende la consacrazione episcopale che si terrà ad Ozieri la domenica dopo Pasqua (in albis) 18 aprile alle ore 16.30 e l’ingresso solenne nella nostra diocesi il pomeriggio di domenica 2 maggio. A mons. Giovanni Dettori vada tutto il nostro affetto, la nostra fiducia e l’accompagnamento nella preghiera per il grande servizio che il Signore gli ha affidato.

don Giovanni


 

 

Aiutateci a recuperare il nostro patrimonio artistico

Capita talvolta di incontrare dei fedeli che caldeggiano il restauro conservativo di qualcuna delle statue lignee di patrimonio della parrocchia e che assicurano anche la loro disponibilità a concorrere alle spese. Quasi sempre si pensa che siano sufficienti somme di piccola entità, forse perché, non essendo degli esperti, non si ha l’esatta cognizione dei costi reali che un simile recupero suppone. Ritengo pertanto che possa risultare utile conoscere i vari passaggi che un restauro conservativo di una scultura lignea policroma prevede e presentare un preventivo di spesa per alcune delle più belle e antiche statue che si vorrebbero restaurare. Si precisa che durante le varie fasi del lavoro si seguiranno le indicazioni della competente Soprintendenza. Intanto ringrazio i Comitati di Pasqua e dell’Assunta per la loro disponibilità, già espressa, a procedere quanto prima al restauro della Madonna de S’Incontru e del tavolo e dei quattro angeli dorati della lettiga della Vergine Assunta. Invito gli eventuali benefattori presenti in parrocchia a farsi avanti. Sanno di potere contare sulla riconoscenza di tutta la comunità.
1) Fasi di restauro:
n Disinfestazione di tutta l’essenza lignea con vapori, spennellature e imbustaggio.
n Consolidamento di tutte le parti in legno per imbibizione, iniezione e spennellature con resina metacrilata sciolta in solvente a bassa concentrazione.
n Velinatura della cromia fragile e decoesa con carta di riso e colla animale.
n Pulitura della cromia da imbratti, ridipinture, sporco grasso e vernici ossidate con solventi volatili scelti dopo accurate prove e o con mezzi meccanici (bisturi, ecc…).
n Stuccatura delle lacune eseguita con stucco artigianale (gesso oro e colla animale) e rasatura delle lacune eseguita con lame da bisturi.
n Reintegrazione pittorica con colori di restauro stesi a tratteggio o a velature, secondo le indicazioni della competente Soprintendenza B.A.A.A.S. di Ca. e Or.
n Protettivo finale vaporizzando vernice spray finale incolore tipo Laefranch.
n Documentazione fotografica di tutte le fasi: prima, durante e dopo il restauro.

2) Preventivo di spesa di quattro sculture lignee policrome:
-- Madonna della Candelora € 1.860,00
-- Madonna del Rosario € 2.500,00
-- Cristo alla colonna € 2.800,00
-- Cristo risorto € 2.800,00
Gli importi dei lavori sono compresi di I.V.A. al 20%.

D.G.

 

 

 

Un giorno diverso dagli altri

La sveglia suona presto per i giovani scout del reparto. Oggi deve essere un giorno speciale da vivere in pienezza, ricco di significati, di impegno, di ascolto, ma anche di gioia e divertimento. Come ogni anno, in reparto, ci sono nuovi iscritti e le attività della giornata sono improntate alla conoscenza e al rispetto della legge scout: un’insieme di norme che regolano la vita nel gruppo proposte ad ogni fanciullo affinché in essa trovi la guida per un itinerario di crescita personale da condividere con tutti i fratelli scout.
E così, l’otto febbraio alle 7,30 ci ritroviamo in chiesa: è domenica e tutti insieme celebriamo la S. Messa.
Al termine della celebrazione, con lo zaino in spalla, ci avviamo verso Cracuris, località nei pressi di Sa Spendula.
Soffia un po’ di vento e l’aria del mattino è fresca, ma in complesso il tempo promette bene e già si vede il sole che ci accompagnerà nella giornata. L’entusiasmo è alto e il tragitto da fare non scoraggia i ragazzi, anzi sono sempre attratti dal fascino dell’avventura quando si fanno escursioni in montagna.
Alle 9, 30 circa giungiamo a destinazione e ci diamo subito da fare. Il programma del giorno favorisce la riflessione sui valori che ispirano la legge scout; ricco di giochi, preparati apposta per aiutare gli esploratori e le guide a metterli in pratica. E’ un’occasione per gli scout affinché quest’insieme di norme non sia una cosa astratta, ma una scelta di vita che li guida come una stella polare. Affinché possa edificare in ciascuno di loro una solida base che porta ad una promessa scout consapevole e che segnerà a tutti gli effetti l’ingresso nel gruppo.
Tra un gioco e l’altro il tempo passa, il sole è alto, l’ambiente che ci circonda è bellissimo, ricco di vegetazione e la legna secca non manca, senza difficoltà tutti riescono a procurarne abbastanza per cucinare. Sono questi momenti di collaborazione significativi dove tutti hanno uno spazio reale per rendersi utili, essere protagonisti senza che nessuno rimanga spettatore. Ciascuno realizza, con i rami di olivastro, la propria graticola per cuocere la carne.
Dopo poco… si comincia a sentire un gradevole profumo che rende tutti impazienti. Ma ormai è fatta! Finalmente possiamo sederci e mangiare, anche chi ha avuto la sfortuna di vedere la propria bistecca finire irrimediabilmente tra la cenere, ha trovato la solidarietà di qualcun altro che ha diviso con lui la propria. E’ molto piacevole chiacchierare accanto al fuoco, ma prima di andar via c’è ancora un po’ da fare, ci alziamo, ciascuno raccoglie le proprie cose e riprendiamo le attività, finché giunge l’ora di rientrare.
La giornata è stata piena, partecipata, tutto si è svolto secondo il programma, concludiamo con la preghiera e ci incamminiamo soddisfatti verso casa.

Mariella Bolacchi


 

 

Avviso iscrizione Lupetti (Scout)

SALVE BAMBINI!

Chi di voi ha voglia di divertirsi e imparare cose nuove?…...
Bene, se avete un’età compresa tra gli otto e gli undici anni
potete far parte del nuovo

BRANCO LUPETTI SCOUT VILLACIDRO 1°.

Basta telefonare ai seguenti numeri:
Barbara Ferrau tel. 070/ 9329684
Salis Rosaria Tel. 070/ 9315627
Piras Perangelo Tel. 070/ 9339535

Ciao Vi aspettiamo!

 

 

2004 ANNO DELLA PINETA
Logo e Programma Didattico

E’ nato anche il logo dell’iniziativa che l’Associazione Culturale Villacidro.info sta portando avanti con determinazione e che tra breve si concretizzerà.
Il logo, realizzato con una sezione di fusto di Pino domestico (Pinus pinea L.), percorso da incendio, dell’età di 35 anni, delle dimensioni di cm. 40 x 25, tagliato a “fetta di salame” (termine tecnico utilizzato in selvicoltura), è stato levigato e dipinto con colori ad olio e successivamente trattato con una vernice trasparente per dargli quella evidente brillantezza.

Il soggetto rappresentato non poteva che essere uno scorcio della pineta di Villacidro nel suo pieno splendore. Mi auguro che questo logo riesca nell'intento per il quale è stato realizzato, che è quello di divulgare l’iniziativa che l’Associazione Culturale Villacidro.info sta portando avanti per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi “Incendi – Natura e Bosco”.
L’impegno di Villacidro.info si è concretizzato anche nel coinvolgere il Comune di Villacidro, infatti congiuntamente si è presentata una proposta didattica a tutte le scuole villacidresi. Questa proposta, che sarà realizzata a brevissima scadenza, è inserita in un programma più vasto che vede l’Associazione impegnata in diverse iniziative e attività, quali la manifestazione ”Un albero per ogni neonato” e la realizzazione di un ”Murales” da parte delle Scuole Materne ed Elementari.
La proposta didattica è la seguente:

L’Associazione Culturale Villacidro.info e l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Villacidro, a seguito dei gravissimi incendi che l’estate scorsa hanno coinvolto il territorio e la pineta di Villacidro, fino a lambire l’abitato e alla conseguente sensibilizzazione di numerosi cittadini al fenomeno degli incendi, natura e bosco, hanno proclamato il 2004 ANNO DELLA PINETA dando corso a una serie di iniziative atte a coinvolgere l’opinione pubblica, in modo particolare i giovani e tutte le scuole villacidresi, con una proposta didattica che coinvolge:
· Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, Stazioni di Villacidro e Guspini –
· Ente Foreste della Regione Sarda –
· Protezione Civile di Villacidro –
· Nova Phoenix -
· Esperti del territorio villacidrese -
Sono previste eventuali escursioni verso il Cantiere di Monti Mannu.
Il programma è articolato come segue:
· L’AMBIENTE, IL BOSCO, GLI INCENDI a cura delle Stazioni Forestali e di Vigilanza Ambientale di Villacidro e Guspini -
· DIMOSTRAZIONE DI INTERVENTO OPERATIVO ANTINCENDIO a cura della Nova Phoenix e Protezione Civile -
· LA STORIA DEL BOSCO: GHIANDATICO, LA VITA DEL PASTORE NELLE MONTAGNE, IL TAGLIO DEI BOSCHI, LA MONTAGNA NEL PASSATO a cura di esperti del territorio (Dino Deidda, Giovanni Piras ecc.) -
· VISITE GUIDATE NEL TERRITORIO E/O NEL VIVAIO DELL’ENTE FORESTE della REGIONE SARDA presso il cantiere di Monti Mannu

naturambiente

 

 

 

Festa in maschera per giovanissimi

Com’è andata? Mettete assieme oltre 160 giovani mascherati e scatenati, musica a manetta, luci colorate e intermittenti, di quelle che ti danno la sensazione che devi ancora imparare a camminare, e avrete la risposta. Una serata tranquilla, oserei dire io. Davvero non poteva andare meglio la festa in maschera organizzata dall’Oratorio con la collaborazione del Liceo “Piga”. Il DJ Simone ce l’ha messa tutta per far sentire a proprio agio i giovani presenti. Quelli che di fronte a questo genere di musica si sentivano a disagio eravamo noi animatori più cresciuti. Mentre con l’occhio vigile, magari dietro un costume da indiano o da clown o da sceriffo controllavamo che tutto filasse per il meglio, più di uno ha ripetuto la mitica frase: “Come mi sento vecchio!”. A loro, ai nostri ragazzi adolescenti, piace questo genere di divertimento e noi ci sforziamo di parlare quel linguaggio per incontrarli, per dire loro che siamo disponibili per un scambio educativo. Cosa c’è di educativo in un caos di musica e di luci?! Educativo è il luogo e il rapporto con gli adulti che fanno di tutto per offrire un divertimento sano, rispettoso delle regole e del prossimo. E i giovani riescono ancora a divertirsi in questo modo. Noi ne siamo stati testimoni. Alla prossima dunque!

don Giovanni

 

 

 

Festa di colori in Oratorio

La città dei ragazzi si è vestita a festa, non poteva certo rinunciare all’appuntamento più atteso di questo mese di febbraio. Così giovedì 19, un arcobaleno di bambini mascherati ha dato vita ad una inedita sfilata, che si è snodata per le vie principali del paese tra coriandoli, stelle filanti e tanta allegria. Questa è stata la novità, graditissima, di quest’anno che si è concluso con il rientro in Oratorio, dove una musica travolgente ha invitato i bambini presenti a giocare e ballare con grande euforia e senza sosta. L’iniziativa dell’Oratorio, pur nella sua semplicità, riscuote sempre un buon successo, anche perché offre l’opportunità di essere protagonisti di una festa in maschera ai numerosi bambini che hanno solko questa occasione per farlo.

Anna Pina Barbarossa


 

 

LA NUOVA SCUOLA MEDIA NELLA RIFORMA MORATTI

Com’è noto con il prossimo anno scolastico prenderà avvio la nuova scuola media o scuola secondaria di primo grado che, insieme alla scuola primaria (scuola elementare) costituisce il primo ciclo dell’istruzione. Le scuole sono chiamate a prendere delle decisioni in materia sia di organizzazione sia di didattica riguardo alla definizione dei tempi e dei contenuti dell’insegnamento/apprendimento. Per conto loro le famiglie devono operare consapevolmente delle scelte sulle diverse opzioni che sono a loro offerte. Le Amministrazioni Comunali d’altra parte devono assumere precisi impegni per attivare quei servizi necessari per realizzare il tempo pieno (scuole elementari) o le attività opzionali nella scuola media.
Tutti quanti sentiamo la difficoltà ad affrontare una discussione sul merito della Riforma. Prevalgono le prese di posizione ideologiche, le logiche di schieramento politico o le preoccupazioni di ordine sindacale.
La Riforma Moratti contiene degli indubbi elementi positivi insieme con altri che suscitano notevoli riserve. D’altra parte, per quanto valida possa essere una Riforma scolastica sul piano dei principi e dell’ordinamento, moltissimo dipende da come è attuata nella pratica quotidiana. Si pensi per esempio alla riforma berlingueriana e poi morattiana degli esami di stato conclusivi delle scuole superiori: ottima nell’ispirazione didattica, discutibile per come viene applicata.
Gli alunni che il prossimo anno scolastico frequenteranno la prima media seguiranno il nuovo ordinamento, mentre quelli che andranno in seconda o in terza media proseguiranno con il vecchio ordinamento. In tre anni la nuova scuola media andrà a regime. L’orario annuale obbligatorio per tutti è di 891 ore, 27 ore settimanali per 33 settimane (attualmente è di 30 ore settimanali). L’orario obbligatorio comprende anche lo studio della seconda lingua comunitaria. Le famiglie hanno la possibilità di aggiungere all’orario obbligatorio fino ad un massimo di altre sei ore facoltative per attività e insegnamenti richiesti dalle famiglie.
Non c’è dubbio che la nuova Riforma attribuisce un ruolo essenziale alle famiglie. Sono queste infatti che devono scegliere se i propri figli devono frequentare le attività opzionali e facoltative e scegliere quali. La scelta dovrà essere espressa ogni anno e così le famiglie potranno ritornare sui propri passi o modificare le opzioni se le attività organizzate dalla scuola non saranno giudicate utili per i contenuti e le metodologie.
Riguardo alla valutazione (scrutini ed esami) la Riforma Moratti stabilisce che l’anno scolastico è valido se gli alunni hanno frequentato per almeno ¾ dell’orario annuale complessivo (almeno 150 giorni l’anno), fatti salvi i casi eccezionali debitamente motivati. Inoltre la valutazione ai fini dell’ammissione alla classe successiva, avverrà al termine della seconda media tenuto conto anche del comportamento (voto di condotta). Questo significa che solo in casi eccezionali un alunno di prima media non potrà essere ammesso alla seconda.
La Riforma Moratti riduce il tempo scuola obbligatorio e allo stesso tempo introduce nuove materie come la seconda lingua straniera e l’informatica. In questo modo si faranno meno ore di Italiano, di Matematica o di altre discipline. La perdita potrà essere compensata però con le attività facoltative. Inoltre la riduzione media del tempo scuola comporterà una riduzione degli organici con conseguente perdita di possibilità di occupazione per precari e neolaureati.

Prof. Antonio Macchis


 

 

Come in un gigantesco acquario

Di certo avrei potuto trascorrere in altro modo quel po’ di tempo. Questo è poco, ma sicuro. Eppure mi sono sentito anch’io catturato dal tubo catodico per assistere al trionfo dell’imbecillità. Troppo forte, come espressione? Eppure cos’altro si potrebbe dire di una trasmissione del tipo del “Grande fratello”. Più di uno dirà: «Basta! Ancora sul “Grande fratello”. Non se ne può più.». È vero, dico io, su questo genere di trasmissione si è detto e scritto di tutto. Fenomeno di costume dicono gli esperti. Un po’ me ne vergogno, ma io domenica sera l’ho seguita per una mezz’oretta circa. Ammiro il coraggio di chi si sottopone 24 ore su 24 all’occhio attento, crudele e spietato di una telecamera dietro la quale ci stanno milioni di altri occhi pronti a cogliere ogni piccolo evento nella convivenza tra gli ospiti. La casa del Grande fratello non vi dà l’impressione di un gigantesco acquario con tanti tipi di pesci che la gente può osservare come e quando vuole in tutti i loro movimenti? Solo che i pesci ci stanno loro malgrado, gli ospiti della trasmissione in questione fanno addirittura domanda per essere sottoposti alla selezione. È vero in premio ci sono molti euro, per non parlare della notorietà e del grosso calcio dato per sfondare nel mondo della spettacolo. Ma ne vale la pena? Per fortuna che l’annunciato ingresso del mio collega non si è verificato. Pare avesse accompagnato ad un provino alcuni suoi giovani. Fuori di testa. Ecco un modo “togo” per prendere a calci la propria intelligenza. Ma la prendiamo a calci anche noi quando seguiamo trasmissioni del genere. Addirittura la buttiamo nella pattumiera quando decidiamo di dare il nostro voto per l’eliminazione di uno dei concorrenti con una telefonata, a pagamento s’intende. La cosa che poi fa riflettere è che ciò che accade in quell’appartamento diventa argomento delle conversazioni tra giovani, ma anche tra adulti per non parlare di qualche bambino che conosce benissimo l’andamento della trasmissione. E non cerchiamo giustificazioni del tipo che il programma di cui parlo è di una TV commerciale, perché la televisione pubblica non potendo stare indietro ci propone le atmosfere esotiche de “L’isola dei famosi” o de “La talpa”, ma con lo stesso identico meccanismo. È triste doverlo ammettere, ma l’unico potere che ci è rimasto è quello del tasto rosso del telecomando: non quello del cambio di canale, ma quello dello spegnimento. Paghiamo un canone per un televisore che il più delle volte merita di stare spento.

don Giovanni


 

 

“2004 ANNO dello SPORT”

Il 2004 è stato proclamato l’anno dello sport. Occasione questa quanto mai opportuna per riflettere sulle enormi potenzialità educative e sulla situazione concreta in cui la pratica sportiva oggi viene a trovarsi. Questa variegata e complessa forma di aggregazione umana e sociale non ha né tempo né confini, e sa parlare il linguaggio universale che appartiene a ogni persona. Lo sport è rivolto a tutti in quanto non conosce età e differenze sociali. Tutti lo possono praticare e tutti avvertono la spinta al confronto con se stessi e con gli altri in una sana competizione così da esprimere la misura delle proprie capacità e dei propri limiti attraverso il confronto agonistico.
L’antico adagio latino che recitava “mens sana in corpore sano”, quasi a sottolineare che l’intelligenza, nell’uomo, si sviluppa meglio quando tutta la persona vive una realtà di efficienza ed equilibrio, conserva anche agli inizi del terzo millennio la sua immutata validità.
Lo sport resta palestra di vita in quanto forma il carattere, educa al sacrificio, aiuta ad accettare le sconfitte, esige il rispetto verso i compagni e gli avversari. Nel confronto agonistico più facilmente si diventa consapevoli dei propri limiti e della bravura degli altri e si arriva a comprendere che comunque la dignità della persona va oltre i risultati e la provvisorietà del successo.
Istintivamente, però, viene anche da chiedersi se tutto questo è utopia o realtà.
Le società sportive che nei vari settori operano e formano, avranno di mira questi valori? Sanno davvero rispettare le capacità individuali, oppure lavorano con l’unico obiettivo di perseguire risultati esaltanti, mortificando i più deboli e i meno abili e illudendo i migliori con inutili e pericolosi sogni? E che dire ancora dell’uso indiscriminato e immorale dei farmaci dopanti che a lungo andare producono effetti devastanti sull’organismo e sulla psiche degli atleti cui vengono somministrati?
Cosa dire ancora di coloro che di certo non rendono onore allo sport? Ovvero quella categoria di tifosi esaltati e fanatici che confondono il senso genuino dello sport e che per sottolineare la loro presenza e partecipazione si rendono protagonisti compiendo atti vandalici, risse, sassaiole e addirittura guerriglie a danno della sicurezza di chi invece vuole semplicemente godersi uno spettacolo? E sì perché il vero sport fa anche spettacolo! Ma, come spesso accade, nella nostra società, anche nell’ambiente dello sport vi sono dietro interessi e giochi strani che tendono ad affossarlo e a creare ombre offuscandone così la sua autentica peculiarità.
Ben vengano, dunque, da qualsiasi parte giungano, le iniziative e i progetti di carattere sportivo. Ne promuovono da anni le scuole della nostra cittadina e le società sportive locali, così come è da sostenere quella molto significativa che ha in cantiere la nostra parrocchia. Educare i bambini e i ragazzi alla vera dimensione dello sport e fare sì che si riscopra la sua profonda essenza è compito degli adulti, degli educatori in genere. Come? Con l’esempio e con modelli positivi. Di questo se ne avverte proprio l’esigenza.

M.Rita Marras

 

 

 

Tempo di memoria, tempo di speranza

Il liceo classico “Emanuele Piga” celebra la Giornata della Memoria. E lancia un messaggio di speranza
Martedì 27 gennaio il liceo “Emanuele Piga” ha celebrato la Giornata della Memoria che ha intitolato "Tempo di Memoria, tempo di speranza". Accanto al ricordo dell'orrore di Auschwitz e delle guerre dimenticate, un messaggio positivo: la speranza che le piccole azioni di tutti i giorni contribuiscano a creare le basi per un futuro migliore. Le prime ore della giornata sono state dedicate all'assemblea. Gli studenti riuniti hanno ricordato il dolore della seconda guerra mondiale tramite le testimonianze del signor Giovanni Melis, deportato dal '43 al '45 e del signor Pinuccio Tinti, partigiano. Ha seguito un intermezzo musicale: Federica Loi e Alessandro Tuveri (rispettivamente voce e accompagnamento) hanno lanciato un grido di pace sulle note di "Knocking on heaven's door" di Bob Dylan e "Imagine" di John Lennon. Subito dopo la proiezione del filmato realizzato dalla IB che attraverso le immagini ha regalato a tutti i presenti un momento di sincera commozione: si sono susseguite scene di guerra e di sofferenza, ma lo slogan finale ha richiamato il tema della giornata connettendo memoria e speranza: "Se un futuro ci dev'essere, il suo nutrimento è la memoria". Gli ultimi ospiti intervenuti all'assemblea sono stati alcuni volontari dell'associazione "Viviamo in positivo" che tra le tante attività si occupa anche di Clown terapia. Il Clown Pistacchio (Silvia Carletti) e il Clown Biscotto (Federico Marchi), tra una magia e uno scherzo hanno spiegato l'importanza della loro missione umanitaria: donare un sorriso nella sofferenza; anche se tutto sembra perduto e la vita appare senza colore, c'è sempre speranza. Al termine dell'assemblea le attività sono proseguite all'interno dei locali scolastici: le classi hanno interagito e dibattuto sulla base di racconti, filmati, documenti. Alcuni gruppi di studenti si sono recati nelle scuole elementari per sensibilizzare anche i più piccoli sul difficile tema della Shoah e allo stesso tempo portare un messaggio di speranza e un sorriso con l'ausilio di Pistacchio e Biscotto. Nel pomeriggio il liceo ha aperto i cancelli al pubblico: una mostra, ipertesti, filmati e racconti per vivere con la comunità l'importante momento di riflessione organizzato con entusiasmo dall'istituto.

Tania Scanu classe III C
Liceo Classico “E. Piga”

Caro Salvatore,

in silenzio ci hai lasciato per raggiungere la casa di quel Papà buono che tu amavi tanto e che chiamavi confidenzialmente “Babbai”. Il tempo non ci farà dimenticare quanto sei stato grande per noi e quale testimonianza ci hai lasciato come uomo di fede e di preghiera, come fratello gentile e generoso con tutti.
Noi del gruppo Giacobbe del RnS ti ringraziamo per le catechesi e per gli insegnamenti che ci hai offerto. Sei stato una guida sicura nel nostro cammino di fede, sostenendoci nelle difficoltà e consigliandoci nelle incertezze. “Coraggio sorellina!” dicevi affettuosamente a ciascuna di noi, parlandoci sempre del Papà buono che perdona ogni peccato e che consola ogni cuore affranto. Ogni situazione di difficoltà del fratello infatti diventava una tua sofferenza, per quel senso di pietà e di condivisione che ti veniva dall’amore a Dio e dalla tua fedeltà agli insegnamenti di Gesù.
Tu eri capace di amare tutti, in particolare i piccoli, di perdonare sempre, di ascoltare e consolare con una buona parola l’afflitto, di confortare con una visita l’ammalato o con uno scritto il fratello ristretto in carcere, incoraggiandolo e facendolo approdare alla fede in Cristo.
Ti abbiamo sentito pregare e intercedere per i giovani, per i papà senza lavoro, per le famiglie senza casa e senza unione, insomma per tutti i problemi del nostro paese che tanto amavi. A te stava tanto a cuore la diffusione del regno di Dio sulla terra, cioè di un mondo di pace e di bene contro le guerre e la violenza, lo sfruttamento, le disuguaglianze e le ingiustizie.
Quante volte nelle nostre preghiere comunitarie hai intonato il canto “Ti amo Signor …” e con gioia abbiamo proseguito con te! Sei stato uno di noi, mettendo a disposizione le tue conoscenze culturali e teologiche con umiltà e generosità; conserveremo gelosamente le tue poesie-preghiere o quelle da te tradotte in sardo di cui ci hai fatto dono; sì, perché lo scrivere poesie significava per te trasmettere la tua fede e il tuo amore per Dio, cioè compiere una missione e un’ infaticabile azione evangelizzatrice.
Caro Salvatore, con la tua morte abbiamo perso un fratello sulla terra ma ne abbiamo acquistato uno in Cielo che prega e intercede per tutti noi. Il tuo ricordo e il tuo esempio sarà sempre vivo tra noi.
Ringraziamo il Signore per questo grande dono!

Il gruppo Giacobbe RnS
di Villacidro

 

 

 

Bollette Sballate

Sono sempre più diffusi i casi di navigatori che si sono visti recapitare dalle rispettive telecom bollette per svariate centinaia di Euro, pur non avendo effettuato chiamate o connessioni di una durata tale da giustificare l’esoso compenso. Perfettamente inutile lamentarsi con le aziende telefoniche, la colpa stavolta non è loro. I veri responsabili sono i cosiddetti servizi a valore aggiunto a tariffazione speciale: i vecchi 166 e 144, nelle nuove numerazioni 899 e 164xx. Dopo un grande boom negli anni novanta, la diffusione di questi servizi, inutili nella stragrande maggioranza dei casi, aveva subito un calo dovuto all’impegno di alcune trasmissioni televisive che ne svelavano i terribili costi al minuto. Ora, nella loro forma evoluta, sono sbarcati su Internet, dove mietono nuove “vittime” con metodi più tecnologici. A chi naviga sul web capita spesso che si aprano all’improvviso nuove finestre contenenti banner (immagini pubblicitarie) che invitano a scaricare questa o quella suoneria o logo per il telefonino. Dopo aver fatto click su questo banner (scelta sconsigliabile) compare un’altra finestra nella quale si chiede all’utente se desidera caricare ed eseguire un piccolo software, definito “gratuito”; accettando non si fa altro che lanciare un Dialer. Il Dialer disconnette il computer dal proprio provider (da Tiscali per esempio) e lo riconnette telefonando a un numero iniziante per 899 o 009, ad un costo che può variare da 1,20 a 5 Euro al minuto. Questi programmini vengono utilizzati non solo per il download di loghi e suonerie, ma anche per scaricare file musicali mp3, video e persino materiale scolastico, non sono più una prerogativa solo dei siti web a carattere pornografico, come alcuni pensano. È sempre bene leggere attentamente il contenuto delle finestre che si aprono da sole, prima di farci click sopra. Se contengono la domanda “Installare ed eseguire…” bisogna accertarsi che il software nominato non sia un dialer ma provenga da un’azienda di sicura affidabilità (come Macromedia, Microsoft, Apple). In ogni caso, per il bene della bolletta e del Pc, è meglio rispondere No se si è incerti, specie se le informazioni sono in un’altra lingua che non si conosce perfettamente. Occhi aperti e buona navigazione.

Alessio Bonino classe III C
Liceo Classico “E. Piga”

 

 

 

“A carnevale… quasi ogni scherzo vale!!”

Il carnevale celebra la gioia dello stare insieme, della festa e del divertimento. Se da sempre il tema del mondo alla rovescia attira i più giovani, in genere insofferenti alle regole imposte, forse fanciulli troppo precoci si aggirano tra i carri allegorici alla ricerca di nuove esperienze, se così si può dire, credendo che in quei giorni tutto sia lecito! Ma carnevale significa soprattutto esplosione di felicità e di colori, perché anche l’occhio vuole la sua parte, e ai colori esterni, corrisponde lo stato d’animo di tutti noi che non vediamo l’ora di saltare, ballare e dimostrare la nostra gioia di vivere, dando libero sfogo alle nostre emozioni. Peccato che al carnevale venga dedicato pochissimo tempo! Si potrebbe magari pensare ad un carnevale estivo, in continuità con quello invernale, anche se in maniera più preponderante l’americana festa di Halloween sta assumendo il carattere di un carnevale pre-natalizio, soprattutto per i bambini. A Villacidro, a San Gavino e nei paesi vicini si sono svolte numerose sfilate tutte all’insegna del divertimento e della spensieratezza. Da ogni lato della strada hanno sfilato maschere e carri, in un mix esuberante di musica e colori, di emozioni e balli sfrenati. Dietro ai carri allegorici centinaia di maschere danzanti che cantano e sorridono, tutte uguali, in una esasperata omologazione che serve ad accrescere ancora di più la confusione. Ma purtroppo non mancano i guastafeste, ragazzi con intenzioni funeste che rovinano il tutto con inutili battibecchi o addirittura con risse, che non conoscono il sano divertimento e snaturano dunque il vero significato del carnevale, rendendo la festa pericolosa per tutti. Viviamo il carnevale come occasione per stare insieme, per fare nuove amicizie, per uscire fuori dalla quotidianità a cui dobbiamo inesorabilmente sottostare! Possiamo crearci una nuova identità, calandoci nei panni di un personaggio fantastico o reale, ricordandoci sempre che si tratta di un gioco. E quando la festa finisce, rimarrà in noi la grande soddisfazione di aver sfruttato la possibilità di arricchire il nostro bagaglio di esperienze e aver vissuto il carnevale come momento di gioia e di crescita collettivo.

Caddeu A. Lisci V. classe III A
Liceo Classico “E. Piga”


Villacidro 23 Febbraio 2004-02-25
Egregio Signor Direttore
Di INSIEME
Villacidro

Nell’ultimo numero del suo giornale “Insieme” è stata pubblicata una fotografia a supporto dell’articolo A.V.S.A.V.
Mentre abbiamo apprezzato quanto riportato nell’articolo a firma di Dina Madau, non siamo d’accordo sulle persone visibili nella foto in quanto non fanno più parte della suddetta Associazione.
Sono ritratti infatti i signori Antonello Scano, Piero Pani e Francesca Pinna, i quali, per dovere di chiarezza, chiedono che venga apportata, la seguente rettifica sul prossimo numero del suo giornale.
I Signori Antonello Scano, Piero Pani e Francesca Pinna dichiarano che non fanno più parte dell’A.V.S.A.V.
Distinti saluti e firma

 

 

 

Complimenti ragazzi!

Tra gli applausi acclamanti di un pubblico compiaciuto e soddisfatto, hanno debuttato sabato 7 febbraio scorso i ragazzi del triennio del Liceo Classico di Villacidro con la rappresentazione teatrale “Miele Amaro”, libero adattamento scenico di alcuni racconti tratti dall’opera omonima di Salvatore Cambosu.
L’allestimento di Miele Amaro è frutto del Progetto didattico finalizzato alla promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda, che proseguirà con il laboratorio musicale attraverso il canto e lo studio degli strumenti della tradizione della Sardegna, come le “launeddas”.
A dire il vero gli studenti del Liceo non sono nuovi all’esperienza teatrale, ricordo infatti altri interessanti e gradevoli spettacoli allestiti negli anni scorsi di cui cito soltanto il titolo, l’Antigone, l’Otello, la Metamorfosi di Kafka, mentre altre sono in programma per l’immediato futuro.
Hanno partecipato al progetto i docenti Vincenzangela Fenu, Serenella Sanna, Toto Putzu e Carmine Obino con la collaborazione della compagnia Fueddu e Gestu di Villasor.
I giovanissimi attori, bravi e sicuri interpreti, nonché tecnici delle luci e del suono, sono stati gli studenti del liceo che nomino singolarmente meritando ciascuno un particolare applauso: M. Letizia Carta, M. Antonietta Ladu, Roberta Contis, Alessandra Rosa, A. Elena Piras, Pamela Meropiali, Federica Caddeo, Maura Erbì, Stefania Fanari, Mariana Melis, Alice Cabitza, Silvia Vacca, Eleonora Manieli, Marco Cabriolu, Simona Cois, Fabrizio Sedda, Elena Murgia, Massimiliano Racis, Riccardo Lai, Stefano Canu.
Sarà questa un’esperienza indimenticabile che porterà i giovani interpreti ad amare ed apprezzare in futuro il teatro, avendone sperimentato personalmente emozioni e soddisfazioni.
Si legge nella presentazione: - …in questo adattamento teatrale (la Sardegna) viene mantenuta come fulcro da cui far partire tutta una serie di esperienze che hanno coinvolto globalmente gli studenti. L’attività di laboratorio ha permesso ai partecipanti di rivivere in diretta lingua e tradizioni della propria terra, di assaporarne gli stimoli creativi e culturali che da essa possono derivare. Grazie quindi, a Salvatore Cambosu e alla magia del Teatro: strumenti ideali di conoscenza e di riappropriazione delle proprie radici culturali.
In Miele Amaro sono stati trasposti e adattati alcuni racconti del libro di Cambosu, particolarmente significativi della tradizione e della cultura sarda. La rappresentazione inizia con la leggenda di Maria Pietra legata per magia insieme con il suo figlioletto “Cuore mio” ad un triste destino; è poi un succedersi di canti, poesie, ninne nanne, detti popolari, con movimento e ritmo vivaci e incalzanti fino al ballo finale. Tutto appare funzionale allo spettacolo: parole quasi magiche in limba; pochi oggetti simbolici riferiti alla tradizione sarda e alla vita dell’individuo nelle sue varie fasi:un panno bianco che funge da lenzuolo, da foulard o, avvolto al corpo, da pietra, una falce, una culla, un telaio, una cassapanca, un arazzo …; giochi di luci che mettono in evidenza luoghi vicini e distanti o creano atmosfere e sensazioni; musiche e suoni che fanno da culmine alle azioni più drammatiche, scandiscono il tempo o sdrammatizzano l’azione delle scene che sembrano preannunciate dal tipico scatto e dall’immagine di una vecchia fotografia, tutto lo spettacolo infatti è come la sfogliata di un vecchio album fotografico.
Un teatro ricco di significato espressivo e contenutistico, un teatro che non lascia indifferente lo spettatore, ma lo trascina nel suo discorso evocativo di un mondo che non deve essere dimenticato.
Complimenti ragazzi, siete stati davvero bravi!

Dina Madau


 

 

Quaresima di carità 2004

I poveri, come ci ricorda Gesù nei vangeli, li avremo sempre con noi. Come cristiani ci stiamo preparando a celebrare il grande evento della Pasqua. Ma come potremmo fare festa senza pensare a loro che, spesso, non riescono a mangiare neppure una volta al giorno e che sono privi di acqua, casa, vestiti, medicine? Certo, fare Pasqua vuol dire tante cose, tutte importanti e necessarie. L’invito alla generosità è una delle testimonianze che Gesù richiede ai suoi seguaci (insieme alla preghiera e alla conversione del cuore). Dunque, come non condividere la sofferenza di tanti milioni di esseri umani (e tra loro, quella dei bambini) che come noi sognano un futuro sereno, ma continuano a vivere una realtà dura e difficile, fatta di fame, guerra, malattie, impossibilità di andare a scuola, ingiustizie e privazioni di ogni genere?
Diamoci tutti da fare, mobilitiamoci in iniziative e gare di generosità per regalare un sorriso e una speranza a tanti piccoli amici lontani, meno fortunati di noi. Ogni associazione, movimento o gruppo, insieme a tutta la comunità parrocchiale, è invitata a vivere la Quaresima nel segno della carità e della solidarietà. Non si chiede molto. Chi può, accetti per sé tante piccole rinunce. Con il ricavato anche noi daremo una mano
1) alla costruzione di due scuole per la crescita dei bambini di due villaggi dell’Etiopia;
2) ad assicurare un pasto e i vestiti a 10.000 studenti del Sud Sudan;
3) ad aiutare i bambini di Tegeta (Tanzania) ad acquistare i banchi per la loro scuola nuova;
4) a dotare di un Centro sanitario la baraccopoli di Kibera (Nairobi-Kenia).
Il Giovedì Santo, durante la Santa Messa in ricordo dell’ultima cena di Gesù, porteremo quanto raccolto all’altare, come segno della nostra carità e del bisogno che avvertiamo di fare Pasqua onorando il Signore presente in mezzo a noi nella persona dei poveri e dei sofferenti.
Nella pagina accanto offriamo una più dettagliata spiegazione delle quattro iniziative prescelte.

1) Due scuole per villaggi dell’Etiopia
Solo la savana negli occhi. Solo la stanchezza per il cammino nelle gambe. Solo il desiderio di una vita migliore nel cuore. Così vivono molti bambini etiopi, che non hanno la possibilità di andare a scuola, di imparare un mestiere, di apprendere un poco di cultura per diventare protagonisti del loro domani. Suor Maria Rosa Ghebre Jesus questo lo sa, e non può accettare che a questi piccoli venga negato il futuro. Per questo vuole costruire due scuole in due villaggi, per aiutare tanti bambini, per permettere loro di crescere. Per costruire le due scuole avrebbe bisogno di 10.000 euro. Ogni mattone consentirà a questi bambini di intravedere un domani più sereno e di realizzare un sogno.
2) Sud Sudan, ricostruire la speranza
Nel Sud Sudan finalmente ci sono spiragli di pace, dopo una guerra durata 20 anni, che ha causato la distruzione di abitazioni e coltivazioni, un numero impressionante di morti per il conflitto o per gli stenti, un numero ancora maggiore di dispersi e tantissima miseria per la popolazione delle città e dei villaggi. Mons. Majak, con tutta la diocesi, si è impegnato a ricostruire quello che la guerra ha distrutto, riattivando scuole e istituendo centri di assistenza sanitaria e per ragazzi orfani. Purtroppo l’attività economica è ferma e la stragrande maggioranza della gente vive in condizioni di estrema miseria. La diocesi si è impegnata a fare ripartire le scuole, a vestire e a fornire un pasto giornaliero agli alunni. Viene richiesto l’aiuto per 150 insegnanti e 10.000 bambini (10 € per vestire uno scolaro; 15 € per assicurargli un pasto al mese; 60 € per lo stipendio di un insegnante).

3) Banchi per i bambini di Tegeta (Tanzania)
A Tegeta in Tanzania le suore canossiane hanno finalmente ultimato la costruzione della scuola per gli oltre 700 bambini in età scolare, ma mancano i banchi, le sedie e le cattedre per gli insegnanti, gli armadietti, le lavagne e i gessi. Si tratta di arredare 14 classi, ciascuna con 25 banchi a due posti. Alla falegnameria della scuola professionale dei Padri Salesiani un banco costa 50 €. I bambini e le famiglie sono già riusciti a mettere insieme i soldi per 58 banchi (2800 €). Si tratta ora di aiutarli ad acquistare gli altri 292 (14.600 €). Vogliamo anche noi dare loro una mano?

4) Centro sanitario per la baraccopoli di Kibera in Kenya
Più della metà degli abitanti di Nayrobi (Kenya) abita nella baraccopoli di Kibera. In poco più di 225 ettari sono stipate più di due milioni di persone. Qui non ci sono strutture sociali, con qualche eccezione del volontariato internazionale. I servizi igienici praticamente non esistono. Nella baraccopoli la gente per fame rovista nei rifiuti in condizioni impossibili. Un’alta percentuale di loro è malata di Aids. La mancanza di tutto ha alimentato la miseria materiale e spirituale, prostituzione e violenza dilagano. In questa realtà è presente anche il dott. Gianfranco Morino, chirurgo. Con naturalezza e semplicità vive la sua scelta eroica cercando di dare una luce di speranza agli abitanti della baraccopoli. Il suo sogno è quello di realizzare un Centro sanitario dove poter curare tutti senza distinzione e dove formare una nuova generazione di sanitari motivati e preparati.

 

  Su  

© Tutti i diritti sono riservati.
by pisolo