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Consolle.
Come si può notare, anche la tastiera superiore ha 58 tasti, Do1-La5.
Ma i primi cinque e gli ultimi quattro tasti non sono collegati, e hanno
solo la funzione estetica di rendere uguali le due tastiere: l'estensione
reale è Fa1-Fa5.
Dal progetto del 1797: "Tastatura colle
voci naturali coperti di ebano nero, e li diesis di osso bianco".
Il progetto di Eugenio Maroni Biroldi del 1858 prevedeva una nuova sostituzione
della tastatura, mantenendo i colori dei tasti naturali e dei diesis al
contrario rispetto agli standard odierni.
Luigi Mentasti preferì una soluzione più moderna, con i
tasti in "...osso bianco e i diesis d'ebano nero, fatta con le ultime
perfezioni dell'arte".
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Il complicato meccanismo di rinvio dei comandi
delle tastiere, visto da "dietro", dentro lo strumento.
Purtroppo si volle aggiornare lo strumento all'"uso moderno",
che prevede il Grand'Organo sulla prima tastiera e il Positivo sulla seconda.
Un controsenso: così la tastiera più in basso deve gestire
il somiere posto superiormente, mentre quella più in alto si collega
a sinistra, a un somiere quasi a livello del pavimento della cantoria...
In origine, e anche dopo il restauro del 1858, la loro posizione era invertita
rispetto all'attuale.
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Particolare delle tastiere.
Notare che i primi tasti della superiore sono appositamente disallineati,
per ricordare la loro funzione solo estetica.
Le tastiere non sono centrate rispetto alla "finestra" ricavata
nello strumento, ma sono spostate sulla destra, lasciando a sinistra lo
spazio vuoto che si vede.
In origine, infatti, l'organo possedeva anche la controttava, con tastatura
fino al Do.
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La tavola della strumentazione del primo manuale,
denominato Organo Primo, mentre il secondo manuale viene definito Organo
Secondo, o Eco.
Si noti il pedalone che aziona il Ripieno.
Il registro Principale Secondo, situato sulla prima tastiera, ha estensione
di sole 53 note (Fa1-La5).
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La pedaliera è di due ottave...
Ma i registri propri del pedale hanno solo 12 note, da Fa1 a Mi2.
Sotto il Fa1 e sopra il Mi2 vengono richiamate le stesse note (cioè,
abbassando Do1 suona Do2, abbassando Sol2 suona Sol1, e così via).
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L'unione tasto-pedale è con la prima tastiera,
e richiama solo i primi 12 tasti; quindi, sia il Do1 che il Do2 del pedale
sono collegati con il Do1 del manuale, e così via.
L'uso appropriato della pedaliera è un po' complicato,
bisogna "farci la mano"...
I quattro pedaletti, che si vedono sia in questa
immagine che nella precedente, comandano la cassa espressiva, l'unione
tastiere, l'unione tasto-pedale e la terza mano.
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Sicuramente la ditta "Pietro Bernasconi e
figlio" eseguì lavori non indicati nel "progetto"
che è giunto fino a noi.
Smontando il pannello sotto le tastiere, si nota sulla tavola di rinvio
dell'unione tasto pedale un'etichetta, visibile solo per metà:
Oggetto d'organo in ...
Alla ditta Pietro Bern...
Chiesa Collegia...
F.B.
Che siano stati loro gli artefici della inutile
pedaliera dritta di 24 tasti?
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L'Organo Secondo, sulla sinistra dell'organista.
Si vedono le griglie di chiusura della cassa espressiva, la staffa del
Ripieno Eco, le manette per i registri.
Da notare il sistema arcaico della cassa espressiva: non ha posizioni
intermedie, e quindi può essere aperta, come nella foto, o chiusa.
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Le canne dell'Organo Secondo, che si intravedono
tenendo sollevata una delle griglie di chiusura.
Questo corpo d'organo fu costruito dal Biroldi
nel 1797; nel progetto lo si prevedeva esteso 54 note, 24 Bassi e 30 Soprani,
da Do1 a Fa5.
In corso d'opera fu realizzato di dimensioni minori, da Fa1 a Fa5, interamente
cromatico.
Anche l'Inventario del 1859 attribuisce a questi registri 49 tasti, 19
Bassi e 30 Soprani.
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Nel corso del restauro del 1858, purtroppo, fu eseguita la "Riforma
il basso a lingua nell'Eco, perchè cadentissimo per vetustà
essendo esso composto di canne fra le godute nella costruzione originale
dell'organo, vale a dire oltre 60 anni fa".
Si trattava, quindi, di un registro ad ancia seicentesco!
Il registro montato al suo posto fu a sua volta asportato, e prima dell'ultimo
restauro il somiere ospitava un Flauto in Duodecima e un registro di
Unda Maris nei soprani...
Nel 1983 si reintegrò il registro ad ancia (nella foto), ricostruendolo
secondo modelli coevi, diviso in Fagotto Bassi e Violoncello Soprani.
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Dietro le imponenti canne di facciata di dodici
piedi, oggi purtroppo mute, si vede lo spazio vuoto rimasto all'interno
dello strumento, dove erano inserite le canne di maggiori dimensioni.
La numerazione più recente dei canali è stata sovrapposta
a quella precedente, e solo per i primi sette sono ancora visibili i vecchissimi
cartellini scritti a matita.
Notare quindi i cartellini a stampa (...7,5,3,1) contrapposti a quelli
scritti a matita (6, 4 nascosto dall'ombra della canna, 2).
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All'interno dell'organo, si notano anche sul crivello
gli spazi lasciati dalle canne asportate. Qui si vedono i quattro canali
vuoti sul lato sinistro dello strumento, mentre la foto precedente si
riferisce ai tre sul lato destro. In tutto, furono asportate sette serie
di suoni.
L' Inventario del 1859 testimonia l'estensione dello strumento, che arrivava
cromaticamente fino al Fa0: sette suoni più in basso di oggi...
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Sono state asportate anche alcune delle grandi
canne di legno del pedale: all'interno dello strumento, si notano i buchi
di imbocco delle canne, chiusi con tavolette di legno. Le catenacciature
sono ancora presenti, e i ventilabri sono rimasti al loro posto, all'interno
del somiere.
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Sulla parte destra, all'interno dello strumento,
c'è il piccolo somiere aggiunto nel 1858, che ospita le canne acutissime.
Possiamo ritenere che fino al 1797 l'estensione
dello strumento fosse Fa0-Re5, su un solo manuale.
Eugenio Biroldi prevedeva un "...accrescimento di tre tasti negli
acutissimi D#, E, F, colle rispettive canne corrispondenti", e dichiarava
che "...nei bassi la tastatura sarà di sedeci piedi figurati,
coi tre tasti C, D, E che prenderanno l'ottava alta".
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Le piccole canne aggiunte da Luigi Mentasti (nn.55/58,
Fa#5/La5).
In base agli elementi finora esposti, si può
dedurre che l'organo "Biroldi 1797" aveva una tastiera di 49
tasti, Fa1-Fa5, e un'altra di 64 tasti, Do0-Fa5, con suoni reali dal Fa0.
Nel 1858 la tastiera principale arrivò a 65 tasti, "...cominciando
dal Fa grave e ascendendo cromaticamente fino al La acuto...".
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Dietro lo specchio dell'organista, c'è
un somiere ausiliario in disuso, ancora recante la numerazione dei tasti,
che ospitava un registro ad ancia, un "Oboè" o "Obboe"
soprani, sul tipo dei "tromboncini" di scuola veneta.
Nel progetto del 1858, Eugenio Maroni Biroldi indica: "L'ottavino
bassi attuale, cangiato in ottavino soprani con l'aggiunta degli acutissimi,
verrebbe collocato al posto dell'Oboè, che si leverebbe come
istromento non più servibile in nessun modo". Mentasti conferma,
dichiarando che "...leverà l'obboe istromento imperfetto,
e gli aggiungerà l'ottavino soprani in suo luogo".
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Rimuovendo la copertura della finestra che ospita
la consolle, sono ancora visibili i comandi in ottone della catenacciatura,
che collegavano la tastiera a questo somiere, subito sopra di essa.
Nella foto si possono vedere i rimandi, al centro dell'immagine, e i comandi
per l'apertura dei ventilabri, sul "soffitto" della finestra
per la consolle.
La trasmissione era fissa, sempre collegata: il comando del registro,
quindi, dava aria al somiere, per far suonare le canne; anche a registro
disinserito, comunque, l'organista doveva "portarsi dietro"
il peso della catenacciatura e dei ventilabri.
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