Atti del seminario "Le biotecnologie"

organizzato dal Ministero dell' Ambiente

Roma , 24 Settembre 1999

 

Dott. Gianni Tamino

Università di Padova-Dipartimento di Biologia

 

Che cosa sono le biotecnologie?

 

La parola "biotecnologie, che ormai evoca mostri, in realtà è del tutto innocua: le biotecnologie sono tecnologie che utilizzano processi biologici, esistono quindi da quando esiste la civiltà umana, da quando l'uomo ha comonciato ad usare in modo razionale ciò che aveva intorno a sè: è biotecnologia la produzione del vino, della birra, del pane, dello yogurth, perchè per fare queste cose si utilizzano microorganismi. Oggi, però, quando si parla di "rivoluzione biotecnologica" ci si riferisce alle cosiddette biotecnologie innovative,alle tecniche capaci di modificare l'informazione genetica degli organismi viventi. Queste tecniche sono l'ingegneria genetica, ossia la manipolazione dell'informazione genetica delle cellule e degli organismi (che comprende anche le terapie geniche, ossia la capacità di intervenire su alcune patologie agendo direttamente sui geni) e la clonazione, la roproduzione, cioè, di coppie identiche dal punto di vista genetico di animali dallo sviluppo embrionale complesso che normalmente in natura non sono in grado di riprodursi in questo modo.

Grazie alle tecniche di manipolazione è oggi possibile inserire, modificandoli se necessario, geni provenienti da una certa specie nell'informazione genetica di un'altra specie completamente diversa: geni animali in batteri o piante, geni umani negli animali, ecc., producendo piante o animali "transgenici".

Questi nuovi organismi, non presenti in natura, frutto dell'azione dell'uomo sul loro Dna (acido desossiribonucleico, la molecola che contiene i geni),sono anche detti "organismi geneticamente modificati" o semplicemente Ogm. Nel trasferimento di geni da un organismo vivente a un altro non ci sono limiti, c è però un grosso problema:l'ingegneria genetica non è in grado di operare con precisione.

Il Dna iniettato si integra nel genoma del nuovo organismo senza la possibilità di prevedere tutte le interazioni con altri geni e con la fisiologia dell'organismo.

Da sempre l'uomo ha operato una selezione artificiale in agricoltura e in zootecnia accoppiando animali o piante della stessa specie, e selezionando tra i discendenti quelli che avevano i caratteri che più interessavano.

Tutto ciò, rispetto alla natura, era già una forzatura e le conseguenze negative sono state sempre considerate un mero inconveniente cui ovviare dall'esterno: ricorrendo ad antiparassitari o a diserbanti, per esempio, se la pianta diveniva più debole rispetto a certi parassiti o a certe erbe, o arricchendo il terreno con sostanze esterne se la pianta selezionata aveva meno capacità di prendere dal terreno il nutrimento.Dietro a questi comportamenti c'era una convinzione: che si potesse alterare tutto l'ambiente intorno pur di mantenere la possibilità di sopravvivere alla pianta o all'animale ritenuti più utili all'uomo.

Oggi però siamo andati ben oltre: non si tratta più di selezionare tra tutte le varianti possibili quella che ci interessa, ma di "inventare" queste varianti possibili: si può inserire, in una pianta, il carattere di un batterio che dà la resistenza a un fungo, a un insetto, per evitare di usare l'insetticida. E ovviamente si può fare anche il contrario: a partire da un dato diserbante rendere la pianta resistente a quel diserbante, in modo da poterne usare grandi quantità senza intaccare la pianta. E questi sono proprio i casi della soia e del mais modificati geneticamente che hanno invaso l'Europa.

Il discorso si fa ancora più complesso quando si parla di modifiche all'informazione genetica degli animali. In questo caso la logica è ancora più abberrante, perchè si fa diventare l'animale una macchina per produrre carne e latte in quantità sempre maggiori e con caratteristiche diverse a seconda delle esigenze del mercato, o addirittura si vuole che l'animale produca anche farmaci, ad esempio proteine o altri prodotti rari, come l'ormone della crescita o l'insulina.

L'animale non sarà più soltanto un mezzo di produzione, ma un reattore chimico, un macchinario che potrà essere programmato per produrre una cosa o un'altra. E non è tutto: nel futuro degli animali modificati geneticamente c'è il loro utilizzo come banca degli organi. Inserendo infatti geni umani negli animali si possono avere organi umanizzati per i trapianti. In questo settore alcune industrie farmacologiche stanno investando moltissimo, ritenendo la fabbrica di organi di ricambio per gli xenotrapiantati ( i trapianti da una specie ad un'altra specie, possibili "umanizzando" organi animali con geni umani) una delle prospettive economiche di maggior interesse per il futuro.

 

 

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