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LE RECENSIONI DI QUESTO MESE:
| Moby - 18 |
| Verve - Remixed |
| Koop - The waltz of koop |
| John Spencer - Plastic Fang |
| Fat Boy Slim - Live on Brithon beach |
| 1 Giant Leap |
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La
copertina la dice lunga. Moby torna in versione astronauta,
per farci intraprendere un nuovo viaggio ai limiti della
fantasia e questa volta sembra più deciso che mai a non
farci tornare indietro, lui che di passi avanti dal
fortunato “Play” non sembra averne fatti molti. 18
è la nuova lunga fatica di Moby, che sostanzialmente non
sembra discostarsi molto dalle intuizioni del predecessore;
“Replay” si potrebbe ironizzare ma sarebbe fin troppo
facile. Vero è che Moby non stupisce più come una volta;
le sue digressioni da un genere ad un altro fanno parte del
passato.
Sembra ormai radicata la consapevolezza che delle buone idee
possono essere riproposte senza colpo ferire, perché molte
delle tracce proposte in questo nuovo lavoro potrebbero
essere parte integrante del precedente Play. Certo è che il
tocco di Moby si sente: elettronica per cuori teneri, blues
e gospel rielaborati con gusto e intuizione.
E’ difficile pensare tuttavia ad un singolo che colpisca
con la stesso impatto di Porcelain o Why does my
heart feel so bad?. Ci sono delle buone canzoni comeThe
rafters, il funky di Jam for the ladies (con MC
Lite, Angie Stone e Mike Geronimo), l’accenno r’n’b di
The day before my birthday e Extreme waysun
potenziale singolo.
Contrapposte ci sono parecchie litanie che sembrano uscite
con lo stampino In this world, la title track 18
in stile new age, Sleep alone e poi ancora Harbourcantata
da Sinèad O’Connor semplice e profonda, ma che non
aggiunge niente alla musica di Moby. Conseguentemente in
“18” c’è qualche brano di troppo, complice un
sostanziale autocompiacimento. Mi vedo già molti di voi,
telecomando dello stereo in mano, cercando la canzone
piacevole bypassando molta fuffa e noia.
Marco Trabucchi |
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1
GIANT LEAP - Nun - Palm Pictures |
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Un disco sorprendente e suggestivo
per viaggiatori sedentari
Immaginatevi 2 musicisti che decidono di girare il mondo
per registrare suggestioni, suoni, parole di artisti
famosi e celebrati in ogni angolo del globo. Il quadro è
tracciato. Jamie Catto, musicista, regista e
direttore artistico dei Faithless e il produttore Duncan
Bridgeman intraprendono un viaggio intorno al mondo
armati di un computer portatile.
I due 'deus ex machina' registrano musicisti di diverse
nazionalità in una sorta di work in progress dalle
conseguenze spesso imprevedibili. i musicisti coinvolti
hanno avuto la possibilità, non solo di ascoltare i
lavori precedenti, ma anche di lavorarci ulteriormente
sopra. Immaginatevi dunque un quadro che da un semplice
abbozzo si e’ poi completato con l’apporto collettivo
di artisti diversi per estrazione e nazionalità. La
ricerca musicale proposta si spinge nettamente intorno
alle suggestioni orientali è quindi inevitabile il
fattore 'già sentito', ma la maestria con la quale i due
soci sono riusciti a mescolare le carte (e i suoni) ha
dell’incredibile, e il risultato è tutto fuorché
scontato.
Tanti gli artisti che hanno partecipato al progetto, tutti
sopra le righe. Tra gli altri Robbie Williams,
Michael Stipe, Brian Eno, lo scrittore Tom
Robins, il poeta americano Michael Franti, Neneh
Cherry e Maxy Jazz dei Faithless. Il
viaggio si è protratto tra Stati Uniti, Africa, India e
Nuova Zelanda. Voci e suoni provenienti da tutti gli
angoli del globo.
Musicalmente parlando l’opera induce spesso sull’ambient
con accenni techno e peripezie asian dub. “My Culture”
è sicuramente uno degli episodi pop piu’ affascinanti
dell’album; ai vocals inconfondibili di Maxj Jazz
e di Robbie Williams si accosta la suadente voce
del neozelandese George Nuko. Subito dopo arriva
“The way you dream” a cui a collabora la mirabile
firma di Michael Stipe dei Rem (come si sente!) ed
il talento indiano Asha Bhosle, per un piccolo
capolavoro ad impatto 'altamente emozionale'.
Speech degli Arrested Development e’
invece coautore in “Braided hair'nel quale duetta
insieme a Neneh Cherry in un canzone pop solare
dalle suggestioni gospel.
Il progetto 1 Giant Leap esplora anche altri territori, ne
e’ testimonianza la presenza di Michael Franti
che nella tirata ”Passion” sopra un bel groove techno
decanta versi accompagnato dai canti del Baligashma
xylophone group dell’Uganda.
Il cd si protrae per quasi un’ora tra suggestioni
etniche e modernismi da dance floor. L’idea non è nuova
nell’ orizzonte musicale, già vent’anni prima i
precursori furono David Byrne e Brian Eno con 'My life in
the bush of ghosts' inaugurando da allora una strada
battutissima. Merito però ai 1 Giant Leap perchè
l’album in termini di ascolto e’ decisamente riuscito
e i due non si sono persi in scontati intellettualismi di
maniera.
In vendita c’è anche un documentario in versione dvd
che testimonia tutte le incursioni di Bridgeman e Catto in
giro per il mondo.
Marco Trabucchi
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KOOP
“Waltz For Koop” - Jazzanova Compost records |
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Arriva
da noi con oltre 1 anno di ritardo questo piacevolissimo
disco. Llorca e St. Germain sembrano aver dato una lezione
di stile a questo duo 'nu-jazz' svedese.
Colpisce l’eleganza con la quale gli orchestratori Koop
rielaborano il jazz, in particolare il riferimanento
costante è al be bop. Chicche come Waltz for koop
e Tonight sono assolutamente imprescindibili per
chi ama questo genere; se poi consideriamo che la suadente
voce di Cecilia Stalin ospite in due tracce, è capace di
autentico trasporto allora il cerchio si chiude.
Se in alcune tracce si fatica davvero a trovare la
componente elettronica, nelle altre essa non è mai
irriverente ma sapientemente rielaborata con gusto e
maestria.
Le atmosfere solari che avvolgono il meraviglioso singolo Summer
Sun si diradano con “Soul for Sahib”, e
nella traccia “In a heartbeat” che vede la
partecipazione di Terry Callier leggenda del soul;
paradossalmente la canzone meno swingante e più cupa
insieme a Relaxin' at club f*****i. L'album si
chiude con Bright nights singolo chill out che vede
la splendida partecipazione vocale di Yukimi Nagano.
Questo è uno dei dischi che apre l’estate, musica
schiacciapensieri che se usufruita in auto è capace di
farti macinare km su km in assoluta spensieratezza. Non
troverete qui un singolo da dance ma esclusivamente del
buon easy leastining di pregiata fattura.
In conclusione se avete apprezzato “Tourist” dei St
Germain questo disco è da non perdere.
Marco Trabucchi |
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JOHN
SPENCER AND THE BLUES EXPLOSION “Plastic Fang” -
Mute |
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Rock
and roll nigger
Torna il Dott. JohnSpencer dopo un’assenza durata
ben 3 anni dopo lo sperimentale Acme.
Plastic Fang, pur essendo distante anni luce sia dalle
dissolutezze noise anni '80 dei Pussy Galore che
dagli sperimentalismi primi anni '90 dei Blues Explosion,
segna un'adesione totale di Spencer, Simins e Bauer ad
un'estetica rock&roll ortodossa, a cominciare
dall'immaginario grafico della confezione, dei titoli e dei
testi: un campionario horror b-movie in puro stile Misfits
– Cramps di lupi mannari e giovani fanciulle
minacciate da orribili bestie.
Tutte cose già viste un’eternità di volte nel rock&roll,
eppure brani come “Killer Wolf”, “Tore up & Broke”,
“The Midnight Creep”, “Down in the Beast”, lenti e
lascivi, funzionano bene con il loro ritmo intenso e
incalzante.
Ma dove Spencer e C. si scoprono senza pudore sono brani
come “Sweet'n'Sour”, “Money Rock'n'Roll”,
“Shakin'Rock'n'Roll Tonight”, classici rock mid-tempo
hold school. “Hold On” è una viziosa jam negroide di
studio corroborata dall'organo di Bernie Worrel e
dalla chitarra di Dr.John.
John Spencer ha metabolizzato un modo di cantare quasi
normale; Judah Bauer da parte sua inanella una serie
di riffs di matrice spudoratamente Keith Richards, e
sfoggia slide/steel ed altri classicismi chitarristici
rock-blues.
Insomma scordatevi il John Spencer innovatore di Acme e
godetevi, se vi va, una rivisitazione del miglior rock and
roll in circolazione negli ultimi 40 anni.
Marco Trabucchi
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VERVE//REMIXED
-Verve |
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Electro
Swing
La Verve è una storica etichetta di classic jazz nata
agli inizi degli anni ’50. Qualche anno fa un’altra
storica etichetta jazz, la Blue Note, stupì per la sua
decisione di mettere sotto contratto i St Germain
di Tourist. Risultato: anche la Verve si adegua alle
esigenze del mercato aprendosi alle nuove sonorità.
Nonostante la doverosa premessa, questo disco testimonia
ancora una volta come la musica contemporanea sia
assimilabile in un unico concetto: quello della
congiunzione/commistione. Riduttivo sarebbe parlare di
semplice rivisitazione in chiave electro di classici jazz
come “Strange fruit” di Billie Holiday o la
classica “Summertime” di Sarah Vaughan e ancora
Nina Simone o Ella Fitzgerald.
L’apporto che questi maghi della console sono stati
chiamati a dare a questi intramontabili classici è
tutt’altro che invadente; i ritmi sintetici del
campionatore sono perfettamente funzionali all’intento
di dar nuova luce alle composizioni originali senza
stravolgerne lo spirito.
Ascoltatevi in “How long has this been going on” la
voce di Carmen McCrae rivista da Mj Cole
impreziosita da un elegante tocco 2-step. “See-line
woman” di Nina Simone rivive in chiave afro
grazie ai Master At Work. De-Phazz
destruttura brillantemente "Wait Till You See Him"
in un downtempo ambient che esalta la dolcezza delle corde
vocali di Ella Fitzgerald. Il folletto Tricky
stupisce per la sua personale rivisitazione di “Strange
Fruit” con tanto di schitarrate semi noise.
Se la vostra curiosità si spinge oltre, in circolazione
esiste anche la versione unmixed dei brani originali.
Marco Trabucchi
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FATBOY
SLIM “Live On Brighton Beach” - Southern Fried |
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Cartoline
da Brighton
Estate 2001, spiaggia di Brighton, Inghilterra.
L’alchimista (di suoni) Norman Cook in arte FatBoy Slim
dall’alto del sua console/altare chiama a raccolta 40.000
discepoli per il “rito” che consacrerà il medesimo a
profeta della dance intelligente. L’oracolo ha emesso il
suo verdetto: è stato il party più cool degli ultimi 10
anni, ha dichiarato lo stesso FatBoy. Come non credergli. Il
cd in questione è il documento che testimonia l’evento.
Tutti i new classic house e techno mirabilmente mixati dal
DJ più musicista di tutti che in quest’occasione rinuncia
a stupire, mirando però alla sostanza. Schegge ritmiche
come “The Groovy Thang”, “Where's Your Head At?” dei
Groove Armada, “Pray” di Santos e le autocelebrative
“Star 69” e “Bird of Prey” dispensano pura energia.
L’inizio è da antologia, FatBoy mixa “Born Slippy”
degli Underworld, intro della festa che sta per
iniziare e lo dissolve, una volta creata la giusta
atmosfera, nel suo tormentone “Right here right now”.
Per chi c’è stato (fortunelli!!) e per chi avrebbe
desiderato esserci.
Marco Trabucchi
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