Un corridoio ecologico per le GroanePresentazione del progetto all'ex polveriera di Solaro |
Il giorno 16 ott 08, alla sede del parco delle Groane (ex Polveriera di Solaro) è stato presentato il progetto di "Corridoio ecologico fra due Sic", finanziato dalla Fondazione Cariplo.
L’incontro si è aperto con il consueto saluto da parte della
autorità, che hanno colto l’occasione per rivelare quel che bolle in
pentola nei loro comuni
relativamente
al Parco delle Groane. Interessante l’intervento del Sindaco di Ceriano
Laghetto che sta cercando la strada per garantire un futuro
ecocompatibile al frutteto di ben 80 ettari, il cui destino da qualche
anno appariva incerto, attraverso la collaborazione con la nuova
proprietà. Il Sindaco di Garbagnate, riconoscendo nel parco l’elemento
qualificante del suo comune, ha esposto alcune idee per la valorizzare
della stazione delle ferrovie Nord di Serenella in relazione all’Expo
2015.
Per quanto riguarda il progetto al centro dell’attenzione,
unanimi e quasi imbarazzanti i ringraziamenti al WWF, che ha dato
alcuni contributi per il progetto, e più in generale al
volontariato ambientalista che avrebbe svolto un ruolo essenziale nella
storia trentennale del Parco. Non capita spesso di ricevere tanti
elogi.
[foto1]
La sezione del WWF Groane era presente in forze: attivisti, semplici
iscritti, [foto 2], consulenti scientifici e la stessa presidente
regionale Paola Brambilla, che subito dopo ha preso la parola.
Nel suo intervento ha ricambiato i ringraziamenti sostenendo che le cose si possono fare bene, come in questo caso, quando c’è il sostegno della popolazione e delle autorità che li rappresentano. Quindi il merito del progetto va tutto a loro.
Interessantissimo un primo ciclo di interventi dei vari naturalisti relativi a uccelli (Mauro Belardi), flora (Luca Gariboldi) e farfalle (Paolo Palmi).
Il primo, già animatore dell’Oasi Lipu di Cesano Maderno, ha illustrato le specie di uccelli caratteristici dei vari ambienti, indicando i maggiori punti di interesse delle ricerche e delle osservazioni in corso. Ha disquisito sul significato dei corridoi ecologici che non servono solo a rompere l’isolamento delle varie popolazioni, fenomeno del tutto nuovo nella natura continentale, ma anche a consentire una maggiore capacità di sopravvivenza delle specie, in correlazione a possibili e anche prevedibili variazioni climatiche.
Dettagliatissima e ricca di spunti la relazione sulla flora del parco di Luca Gariboldi, [foto 3] che segue anche l’oasi di Trezzo, al centro dell’interesse in questi
giorni per alcune scoperte botaniche e per la recente inclusione
nell’elenco dei SIC. Le piante storicamente rilevate nel parco
appartengono a 613 specie diverse. Il relatore ne ha personalmente
identificate oltre 400, di cui ben 85 di origine esotica, 46 americane,
30 asiatiche, 6 europee, 3 afroasiatiche e 1 tropicale. Fortunatamente
non si tratta di specie particolarmente invasive, robinia a parte che
comunque negli ultimi anni ha manifestato segni di sofferenza.
Purtroppo Luca ha dovuto stringere molto. Per chi fosse interessato
alle sue ricerche è potrebbe essere utile sapere che sono pubblicate,
in modo completo, su una rivista scientifica (Pianura, N° 21 del 2007,
edita dalla Provincia di Cremona).
Luca ha poi avuto, nel corso
della serata un piccolo contributo ai suoi studi da parte degli amici
del WWF, che gli hanno indicato il luogo dove ritrovare esemplari di
una specie di fiore montano da aggiungere al suo elenco. Ci asteniamo
da indicare specie e luogo, per ovvie ragioni. È noto che il parco
ospita anche la Genziana pneumonanthe,
fiore raro in pianura e tipico di quote più alte, anche questo a
rischio sia per raccolte indiscriminate (il suo nome volgare, genziana
mettimborsa, sembra un programma) che per una eventuale riduzione della
brughiera. La parte più interessante, ai fini di questo sito, che
prossimamente approfondiremo, è quella dedicata alla vegetazione delle
zone umide del parco.
L’intervento di Paolo Palmi è stato brevissimo, ma estremamente stimolante. Ha proiettato alcune immagini del paesaggio agreste delle Val d’Orcia, sicuramente idilliaco per gli esseri umani, spiegando come invece per gli insetti rappresenti una specie di deserto. Gli insetti sono esseri specializzati. Il loro patrimonio genetico è scarsamente adattabile a nuove situazioni. Spesso la loro sopravvivenza è legata a un’unica specie vegetale. Un ambiente completamente dedicato all’agricoltura industrializzata lascia poco scampo agli insetti. Per questi un corridoio ecologico ad hoc sarebbe rappresentato da piccole zone incolte e incontaminate sparse, che consentissero la crescita spontanea dei vegetali selvatici tipici della zona. Il relatore ha ricordato l’importanza del mantenimento della brughiera, che tende ad evolversi in bosco, per la sopravvivenza della farfalla Maculinea Alcon, rara e in pericolo di estinzione. Questa depone le uova in agosto sui fiori della genziana, mentre le sue larve sono trasferite nel formicaio dove vengono alimentate e accudite dale stesse formiche.
Il responsabile dell’area tecnica del parco Dott. Luca Frezzini, che mi è stato indicato come il deus ex machina del
progetto, ha rivelato la sua conversione avvenuta nel corso della suo
pluridecennale opera alle dipendenze del parco che lo ha portato da una
formazione iniziale forestale, puramente utilitaristica (la produzione
di legname pregiato) ad una visone decisamente più ecologica: “il
forestale nel bosco guarda in alto, il botanico in basso”. Non ha
risparmiato una frecciata ai numerosi naturalisti con cui ha avuto modo
di collaborare, sempre attenti alla complessità dei fenomeni, ma poi
spesso incerti nell’indicare soluzioni pratiche. La suo indole è
rimasta operativa, ma attenta e disincantata, di stampo, credo proprio,
intelligentemente sperimentale. Proprio la complessità della natura,
che ancora non conosciamo a sufficienza, riserva a volte brutte
sorprese a chi la vorrebbe proteggere in modo semplicistico.
Frezzini ha poi elencato le opere che si appresta ad effettuare:
rimboschimenti, sostituzione totale di alcune zone a robinia,
approfittando della moria che le ha colpite, creazione di fasce
ecotonali (leggi bordi arbustivi per le zone alberate), manutenzione
delle brughiere e risistemazione della Foppa di San Dalmazio. Fra
le varie una è di particolare interesse per la nostra sezione, che vede
da molti anni alcuni soci pesantemente impegnati nell’operazione rospi:
un passaggio protetto sotto una strada di grande traffico nei
pressi alcune zone umide per consentire l’attraversamento degli
anfibi. L’opera sarà corredata di barriere di incanalamento e lascerà
filtrare la luce sotto il manto stradale. Staremo a vedere se
funzionerà, come ovviamente ci auguriamo.
Di grande spessore l’intervento di Cristina Calvi, ricercatrice universitaria, che ha partecipato alla progettazione di un corridoio ecologico in provincia di Alessandria, che parte dal Parco delle Capanne di Marchirolo, sullo spartiacque ligure a 10 km dal mare, e si estende lungo il torrente Orba fino a includere varie garzaie nei pressi del fiume Po. Insospettabili, per un profano, l’accuratezza, la professionalità e la ricchezza degli studi effettuati e delle verifiche ancora in corso. Un senso di amarezza pervade chi pone a confronto alcune punte alte delle cultura naturalistica e la scarsa sensibilità di larga parte della popolazione e purtroppo di non pochi amministratori, rilevandone un tragico scollamento.
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A conclusione della serata, dopo una breve introduzione ai rapaci notturni di Mauro Belardi [foto 4], è seguita una visita nel parco in notturna, nei dintorni della Cà del Re. Muniti di registratori che emettevano i richiami per allocchi, civette e succiacarpre, dopo quasi un ora di ricerche [foto 5 e 6], che parevano vane, ha finalmente risposto, prima con un unico breve canto e più tardi in modo inconfondibile e chiaro una civetta femmina e giovane. Così hanno dichiarato gli esperti. |
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