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P3: Zone Umide delle Groane

Un primo quadro

| St. di Lentate | Mirabello | Villa Dho | F. di San Dalmazio | St. Oasi Lipu | Ex Polveriera | Cà del Rè | Cisnara Ovest | Manuè | V. Veneto | Risorgive Origona |

mappa zone umide PGPer una indagine...

Aggiornamento del 22 febbraio 2009 - Abbiamo iniziato ad occuparci di laghetti, da quello di San Carlo a cui è originariamente dedicato questo sito, a quelli del Parco delle Groane, che sono tanti e interessanti: per monitorarli a fondo ci vorrebbero altre risorse... oppure moltissimo tempo. Ma più indaghiamo, più scopriamo e più si allargano i nostri interessi. La zona sud del Parco delle Groane è interessata dalla linea delle risorgive, che hanno una importanza non trascurabile per la storia dell'agricoltura e della città di Milano stessa. É perchè non dare un'occhiata agli specchi d'aqua che sono fuori dai confini del parco? Il WWF Groane si interessa poi, per altri motivi, della situazione del Fiume Seveso, che corre a fianco del parco e di altri corsi d'acqua... per non parlare delle falde. Insomma questa pagina si allungherà qui sotto e le sottopagine cresceranno...

Dalla mappa del parco delle Groane (vedi nel sito del parco la mappa della zona Nord e quella della zona Sud) si possono individuare una quarantina di laghetti, di almeno qualche decina di metri di diametro. Da Google Earth e da foto aeree varie è possibile fare una prima rassegna, diciamo a tavolino.

Per avere però una idea più precisa è certamente necessario fare una verifica sul campo. La cosa non è però semplice, considerando che molti specchi d’acqua, magari temporanei, non sono segnalati sulla mappa, che a volte sono nascosti in mezzo alla boscaglia, con accesso disagevole, senza alcuna segnalazione e dislocati nel raggio di 14 km, quanto è lungo il parco. Non si tratta insomma di una passeggiatina di un giorno.

Qualche sopralluogo è stato fatto. Alcuni resoconti di queste uscite potrebbero essere inserite in schede da allegare qui. Comunque l’indagine, se possiamo chiamarla così, non parte da zero. La sezione del WWF, assieme a tanti altri appassionati ed esperti, controlla da molto tempo il parco, seguendone diversi aspetti (flora, anfibi, avifauna, manomissioni, ecc.), che pertanto sono già ben noti. E quindi, già ora, possiamo dire di avere un quadro complessivo non troppo lontano dalla realtà. E quindi possiamo anticipare qualche risultato.

Da visitare (*)

Se ci si chiedesse cosa vale la pena di andare a visitare, senza dubbio risponderemmo che il gioiello del parco è costituito dal complesso di stagni dell’Oasi Lipu di Cesano Maderno. Per molti motivi questi laghetti si pongono come un modello sul piano ecologico e gestionale da seguire. Tutto è migliorabile, e sono in programma, se non in corso, opere per il suo miglioramento, ma va detto che gode già di una situazione esemplare. Si pensa di riaprire al pubblico un punto di osservazione e di sistemare alcuni sentieri di accesso. Complimenti alla Lipu e al Comune di Cesano Maderno.

Nell’oasi delle Lipu c’è anche altro, ma questo può interessare solo agli appassionati. Varie sono infatti le zone umide sparse nell’oasi. Di due stagni storici, un tempo utilizzati per la produzione di ghiaccio, sono rimaste solo degli avvallamenti che si inumidiscono solo in occasioni di grandi piogge. Si distinguono attualmente per la vegetazione diversa da quella circostante. Un torrente, alimentato da acque di scarico (pulite) della ex Snia, a causa della cessata attività dello stabilimento, è ora completamente a secco e così anche una piccola zona allagata lungo il suo percorso, dotata di abbondante vegetazione igrofila.

Bellissimi ma un po’ giù di forma (*)

I gioielli del parco non si limitano ai primi citati e tuttavia alcuni sono piuttosto trascurati. Diciamo che hanno delle ottime potenzialità, ma al momento con problemi più o meno gravi.

Lo Stagno di Lentate ad esempio, pur godendo di un ambiente geomorfologico e floristico di grande interesse (Sito di Interesse comunitario), ha un fondale che non mantiene l’acqua a lungo e soprattutto ha perso le sue fonti naturali di alimentazione, probabilmente a causa delle industrie che si sono insediate immediatamente a monte. La pioggia della scorsa primavera, pur abbondante (2008), non è riuscita a costituire un accumulo significativo e durevole. Il luogo era già stato modellato in passato con criteri ecologici rimarchevoli (vedi) ed è ancora dotato di strutture per la visita e per l’osservazione in buone condizioni o facilmente recuperabili. Ci risulta che il parco disponga già di un cospicuo finanziamento (70.000 € ) finalizzato ad un intervento di ripristino, ottenuto forse anche a grazie alle sollecitazioni della nostra sezione (vedi articoli sulla stampa indicati da M. C.). Occorre fare alcune scelte progettuali (su come ripristinare l’alimentazione idrica ad esempio), intervenire e poi provvedere poi a qual minimo di manutenzione che ora manca. Riteniamo che la valorizzazione e il monitoraggio (studi, visite guidate, sorveglianza) possa essere effettuato solo da volontari, sul modello della Lipu, ma anche di Legambiente e del nostro WWF per e loro oasi.

La Foppa di San Dalmazio (o San Damiano?) (Sito di interesse Comunitario), è stata oggetto di interventi di valorizzazione (percorsi pedonali, piste ciclabili, ponticelli, punti di osservazione, ecc) ma anche questa versa in condizioni non ottimali. Sembra che sia facilmente soggetta a prosciugamento, secondo una prima segnalazione (vedi quella di M. V.), anche se altri sopraluoghi successivi indicavamo la presenza di acqua. In ogni caso anche qui sono disponibili consistenti finanziamenti per il recupero (120.000 €). Al momento però non è dato sapere a che punto sia l’iter di questo interventi come di quello precedente.

Aggiornamento del 16/10/08: La Foppa di San Dalmazio sarà presto oggetto di vari lavori (corridoio ecologico fra due sic - vedi) che comprendono l'immissione di acqua pluviale da una canalletto nei pressi, il rifacimento totale dei percorsi con sistemazione di alcuni livelli, la modifica radicale delle attrezzature per la visita, sia per ampliare e migliorare la zona effettivamente protetta, sia per alleggerire l'impatto umano.

Belli allo stato naturale (*)

Tre laghetti, anche se non particolarmente valorizzati, sono molto belli. Hanno un aspetto molto naturale e stanno già molto bene così come sono.

Il primo quello della Cà del Re (anche questi è zona SIC) presso Solaro. Si trova in mezzo alla boscaglia. È uno dei pochi che non trae origine da cave. Ha un fondale poco profondo, è ricco di vegetazione ed è circondato da un prato allagato.

Il secondo è quello del Manuè, nella zona di Cesate. Anche questo nel bosco ma abbastanza accessibile.

Il terzo assolutamente nascosto nel fitto del bosco e visibile solo da una riva per un breve tratto è il Mirabello, nella punta nord del parco: piccolo ma interessantissimo.

Sono altri tre gioielli a cui si potrebbe ridare un po’ di smalto, ma con interventi leggeri, tipo segnaletica, punti di osservazione, ecc. ma che non li snaturino. Qualche idea di una loro pseudovalorizzazione turistico sportiva, che sarebbe proprio quello da non fare, purtroppo circola, almeno per quanto riguarda l’ultimo.

Da valorizzare (*

A metà della via Cisnara, verso la Città Satellite (Limbiate) ci sono due laghetti a fianco della strada, uno a est, laghetto Marcellino di oltre 4000 m2 che risulta adibito alla pesca, ma che non sembra particolarmente frequentato, l’altro a ovest, originato da una profonda cava abbandonata, allagata per almeno un terzo (come in mappa). Lo chiameremo Via Cisnara Ovest. Ci dicono che viene chiamato anche Cava Carota (?). Questo è di almeno 3000 m2, con zona ripariale alta, in parte digradante e libera. Sembra profondo, ha uno specchio d’acqua limpida e libera dalla vegetazione. Per la sua collocazione appartata (la via Cisnara non ha sbocco) e per la sua dimensione è uno dei pochi frequentato da uccelli migratori, che solitamente hanno bisogno di spazi larghi. L’aspetto complessivo del logo è piuttosto abbandonato. Dovrebbe sicuramente essere valorizzato a fini ecologici.

Nella zona a Sud del parco ci sono molti laghetti adibiti alla pesca, ma fra i tanti c’è n’è uno, presso la vie Vittorio Veneto - Origona, assolutamente nascosto in una vegetazione intricata. Per raggiungerlo occorre farsi largo con il macete. Forse il fondo tiene poco e le acque non sono permanenti (forse per questo disdegnato a dalle associazioni di pesca sportiva), ma con le piogge di quest’anno si è formato uno stagno di mezzo metro d'acqua, molto selvaggio, coperto dalla vegetazione e ricco di vita spontanea. L’acqua si è accumulata solo in una piccola parte di un bacino più ampio, inserito in un contesto di risorgive, lambito dal Nirone, torrente dalle acque limpidissime ed a soli 500 metri dall’oasi del Caloggio: quanto basta per permettere di immaginare in futuro a un sistema naturale di alto pregio. Al momento può stare così.

Un caso particolare è il laghetto di Villa Dho a Seveso. È collocato praticamente in un parco urbano, dall’aspetto di un giardino pubblico più che di un parco naturale. Sembra che siano imminenti opere di riqualificazione. Non si devono sottovalutare le potenzialità ecologiche. Il laghetto di San Carlo a Seregno lo sta a dimostrare. Non parliamo poi del laghetto del Parco Borromeo, pieno centro di Cesano Maderno, esemplare per l’attenzione alle sue funzioni ecologiche.

Per la pesca, privati e a destinazione incerta

Molti laghetti sono adibiti alla pesca. Il valore ecologico di questi è certamente minore, anche se non del tutto trascurabile. Quasi sempre per consentire l’ossigenazione dell’acqua, necessaria per l’alta densità di pesci, sono dotati di appositi equipaggiamenti. In genere sono recintati e dotati di attrezzature per il tempo libero, come luoghi di ristoro, pergolati, tavoli, ecc.

Alcuni di questi sono molto curati, come il Laghettone di Mombello (Limbiate), facilmente raggiungibile in auto e svolgono una intensa attività sportiva.

A Serenella ( Garbagnate) c’è un grande laghetto a sud del Villoresi, adibito alla pesca è probabilmente usato in modo intensivo.

Altri, pur adibiti alla pesca, sembrano avere un funzione meno specializzata. A sud del Castellazzo di Bollate, ad esempio, il Laghetto dei fiori, è chiaramente utilizzato per la pesca. Tuttavia non dispone di impianto di ossigenazione e probabilmente la pressione ittica non è tale da impedire un certo equilibrio ecologico. Forse è meno frequentato dai pescatori perché inaccessibile alle auto. In ogni caso appare abbastanza ameno (ninfee giunchi, ecc) come il nome se tesso lasci intendere.

Quelli già destinati a uso pesca è difficile che possano essere riconvertirli, anche se con qualche accorgimento, possibile per alcuni, il valore ecologico potrebbe aumenterebbe. Sembra importante invece evitare che altri laghetti diventino allevamenti intensivi. Proprio questo è il primo fattore che ne determina il decadimento ecologico. Altre condizioni sono: la persistenza dell’acqua, la naturalità dei dintorni, una certa sicurezza, garantita da non so quali misure (recinzione, scarsa accessibilità, custodia, vigilanza, presidio della zona).

Vari poi sono i laghetti privati. Alcuni sono nati per garantire approvvigionamento idrico alle culture agricole. Di molti di questi non è chiara la funzione attuale, anche se probabilmente sono adibiti ad allevamento di pesci ed altri animali acquatici, per il piacere dei proprietari. Ma stiamo andando un po’ di fantasia. Il valore ecologico di questi è incerto.

Un caso a sè (*)

Il laghetto di Ceriano costituisce un caso a sè. Il destino del grande frutteto in cui è incluso, sembra aprire qualche spiraglio a una gestione compatibile con il parco e fosre persino a una fruizione pubblica. Il laghetto invece, che dà il nome al paese e che ha una dimensione di tutto rispetto rimane strettamente privato e inaccessibile. Non risulta soggetto a forme di sfruttamento incompatibili con l'ambiante. Semplicemente rimane privato. Chissà se almeno la fauna selvatica se lo gode? Non sappiamo nemmeno quello.

Da controllare, cercare e missing

Verso Est, sempre lungo il Villoresi, c’è un laghetto presso la cascina Marietti (detto l'Isolino di Senago). Come sta? Da Goolge sembra pieno di vegetazione, se non addirittura interrato. Sarebbe un vero peccato perché è piuttosto grande: oltre 13000 m2, servito da bella pista ciclabile, solo moderatamente vandalizzata e in zona naturale molto ben conservata. Da ispezionare assieme a molti altri. Carlo Galbiati vi ha scattato numerose foto. Ci dicono che nei campi circostanti sostano aironi cinerini di passaggio.

Di alcuni laghetti sappiamo solo che esistono, pochi li hanno visti. Alcuni (Agg. del 18/4/09: quattro piccoli e molti altri piccolissimi) sono proprio nel recinto della ex polveriera, sede del parco. Sono piuttosto piccoli e uno, ci dicono anche poco profondo. Non tutti mantengono l'acqua a lungo nelle stagioni secche. Il fatto però di essere nel cuore del parco e in una area particolarmente protetta, inaccessibile al pubblico, fa pensare che godano di ottime buone potenzialità ecologiche.

Aggiornamento del 16/10/08: i responsabili del parco, alla richiesta di un chiarimento sui laghetti presenti all'interno della zona della sede (ex polveriera) e segnalati in alcune mappe, hanno risposto che sono due: uno a est, in una buca originata da una bomba aerea lanciata durante il bombardamento che fece esplodere l'intera polveriera e uno all'estremo nord della zona recintata. Un nostro socio ci ha precisato che i laghetti sono tre (vedi sopra e pagina dedicata).

Alcuni laghetti non esistono più. Sono solo sulla carta. Nel recinto dell’ospedale di Garbagnate figurano sulla carta dei piccoli laghetti, che probabilmente non risultano. Così anche quello dietro un piccolo centro commerciale nei pressi della polveriera, verso il villaggio Brollo: probabilmente interrato.

Non rilevati ma non dimenticati

Il parco per la natura impermeabile del suo terreno è soggetto alla formazione di allagamenti più o meno temporanei. La dimensione di questi è incerta e variabile. La funzione ecologica è invece importantissima. Basta che l’acque permanga per pochi mesi perché alcuni anfibi si possano riprodurre. Il parco è pieno di queste situazioni. Un censimento è al momento poco proponibile, ma in futuro chissà.

Conclusioni

Per tirare qualche prima conclusione ecco alcuni dati (ovviamente approssimati): la superficie a stagni e laghetti, esclusi quelli di piccole dimensioni non rilevati in mappa, è di quasi 200.000 mq per un numero di 38 (anche questo numero da prendere con beneficio d’inventario).

Volete aiutarci?

Gli stagni del parco delle Groane vi sembrano luoghi degni di una migliore attenzione? Ecco alcune cose da fare che non costano nulla, a parte l’impegno:

  1. In Wikipedia ci sono molte notizie sui comuni della Zona. Si parla di tutto meno che delle aree naturali. Volendo si potrebbero aggiungere delle notizie. Questi testi sono accessibili anche da Google Earth da dei puntini viola che appaiono selezionando Livelli /Geografic Web / Wikipedia. Forse qualche spiegazione per mettere qualcosa è in http://earth.google.com/userguide/v4/ug_sharingplacedata.html.
  2. Su Google Earth, se cliccate nelle opzioni Livelli / Geografic Web /Panoramio, appaiono dei puntini azzurri. Cliccando su questi si aprono delle fotografie del luogo indicato. Per la Foppa di San Dalmazio ce ne sono già alcune. Idem per l’Oasi Lipu e per il laghetto Manuè. Non per altri luoghi umidi del parco. Volete provare e in mettere voi qualche bella foto?
  3. Volete collaborare all’opera di monitoraggio? Prendete contatto con la nostra sezione oppure venite di persona alle riunioni mensili.
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