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Dopo un anno

Il punto sulla situazione del laghetto

Non è ancora salvo

La manutenzione effettuata in primavera, che pure non è stata eseguita nel modo migliore e ha suscitato fra noi critiche e preoccupazioni, ci sembra il segno che l'amministrazione non intenda procedere all'interramento. Chi spenderebbe soldi per rinnovare una cosa destinata alla sua eliminazione? E questo ci sembra positivo. Possiamo sperare bene?

Le ultime rassicurazioni del Sindaco di Seregno (Nov 2008) sembrano proprio confermalro.

Non altrettanto positivo è il fatto che queste deduzioni le facciamo senza averne una conferma diretta. I rapporti con l'amministrazione di Seregno sono freddi. Il laghetto non c'entra. Il WWF non si occupa solo delle rane, come ha detto qualcuno - e in ogni caso se ne vanta -, ma anche di parchi e di tante altre cose. Ed è proprio lì che qualche fastidio all'amministrazione probabilmente lo da. Sul realizzando Parco di Via Stoppani sono apparsi sulla stampa oltre 40 articoli in pochi mesi. IL WWF si oppone alla realizzazione in quel parco di parcheggi per le auto. Tutto qui.

Correggiamo il precedente testo. Per questioni legate all'ambiente di carattere più generale sembra che si siano aperti canali di collaborazione...

Il laghetto di San Carlo è per noi diventato un simbolo e un pretesto. Il simbolo della difesa della natura tout court e il pretesto per occuparcene a tutto campo.

C'era una volta la verde Brianza

Se si guarda la zona in cui vivamo dal cielo si fatica a scorgere le ultime tracce di una campagna che non esiste più. I Parchi regionali delle Groane e della Valle del Lambro sono ritagli di verde in un mare di cemento. E pure minacciati. Qualcuno ha coniato il termine "Città infinita". Nostalgia? Forse per qualcuno, ma più che altro preoccupazione. Che razza di terra è quella che oltre la case e i capannoni consente di vedere solo altre case e altri capannoni? Eppure la Brianza fino a non molti decenni fa era sininimo di verde: "met gio un po de brianza" era lo stratagemma che usavano gli architetti milanesi per rendere più piacevole un progetto, disegnando alberi, cespugli e rampicanti su mappe e alzati che probabilmete non li avrebbero mai visti. É un trucco che si usa ancora adesso, spudoratamente anche sui cartelli pubblicitari davanti ai palazzi in costruzione con garage multipiano interrati e senza un metro di terra intorno, ma non si chiama più "brianza". Eppure presto questa terra sarà attraversata da una autostrada: la pedemontana. Altre seguiranno, vedi Expo 2015, ma questa è la prossima. Il WWF partecipa a una rete si associazioni che tenta di ottenere opere di mitigazione ambientale. Come fasciarsi la testa prima di averla rotta. La certezza è che la testa sarà rotta, ma il pericolo è che non sia mai fasciata, ma maciullata definitivamente.

Ultimi scampoli di natura

Il WWF, assieme ad altre associazioni preme perchè il PLIS della Brughiera Briantea diventi un parco regionale, come era già previsto nel 1976. Ci sono forze che vorrebbero allargare il PLIS della Brianza centrale a diversi comuni. Il WWF è al loro fianco. Sarebbe il colmo che nel frattempo questo PLIS emigrasse. Non si tratta di fare parchi dappertutto, si tratta di impedire che il cemento e l'asfalto coprano ovunque l'ultimo metro. Si parla di dorsale verde, di corridoi ecologici, di varchi: parole che denotano l'ultima spiaggia della natura nel deserto urbano e che pure difficilmente saranno accolte.

Il nostro laghetto gode di buona salute. Ci vivono alcune specie vegetali (tife, ninfee e giaggiolo d'acqua) e animali (rana verde e rospo smeraldino) protette e infinite altre non protette, ma egualmente interessanti. É un piccolo mondo pieno di sorprese che si offre ad indagini naturalistiche per nulla banali.

Ma come stanno le zone umide della nostra zona? Ce lo siamo chiesti e fra noi c'è chi se ne occupa da tempo. Non molto bene, purtroppo, anche quelli che sono in aree protette. Nel parco delle Groane ad esempio, risultano sulle mappe quasi una quarantina fra stagni e laghetti. Alcuni tendono ad asciugarsi, nonostante le abbondanti piogge di questa primavera, altri, adibiti alla pesca sportiva, hanno una valenza ecologica piuttosto bassa. Per migliorare la situazione sono già stati stanziati dei fondi, ma molto altro occorrerebbe fare. Quelli in condizioni ottimali si contano sulle dita di una mano. Il laghetto di San Carlo a confronto, pur essendo in un'area urbana, seppure di dimensioni limitate e avulso da un contesto naturale, risulta in condizioni niente affatto disprezzabili e costituisce, a maggio ragione, una preziosa risporsa per l'ambiente.

Ma è possibile difendere la natura anche nel cuore della città infinita? Ci sono comuni della zona che ci provano o che vorrebbero. Un piccolo fazzoletto di verde ben tenuto in città fa lustro, giustamente. Si progettano e si realizzano boschetti, giardini e laghetti, spesso come aule verdi. Chiedono anche aiuto al WWF, ma il WWF non fa miracoli. La natura ha bisogno di spazi, di tempi lunghi e di molte attenzioni. Non basta fare l'impianto. Ci vuole poi una manutenzione non generica ma specialistica, occorre limitare l'impatto umano, quello del vandalismo prima di tutto, ma anche quello della folla, occorre una grande cura e continua che spesso solo il volontariato è in grado di fornire, occorre tenacia e perseveranza da parte degli amministratori. Il WWF ci prova sopprattutto all'Oasi del Caloggio (ma non solo), che quindici anni fa era un misto di discariche e orti abusivi e oggi sembra già un bosco.

"Io... speriamo che me la cavo"

I ragazzi della scuola elementari di via Pacini, grazie alle loro maestre, hanno capito il segreto del "laghetto delle damigelle e degli smeraldini" e hanno realizzato una ricerca: semplicemente splendida.

Mentre i loro coetanei campani quest'inverno hanno trovato i cancelli delle scuole chiuse per l'emergenza rifiuti, i nostri hanno potuto fare lezione all'aperto in un parco pubblico adiacente alla loro scula, dove la natura mostra, a chi la sa vedere, tutta la sua ricchezza.

Per salvare il laghetto di San Carlo, e quel che più conta per imparare a rispettare l'ambiente e ad amare la natura, forse la cosa migliore è aspettare loro, le nuove generazioni, che sicuramente sapranno fare meglio di noi: le nostre e quelli campane, che non si sono mai perse d'animo, come ci hanno insegnato i piccoli protagonisti del libro di Marcello D'Orta.

Speriamo anche noi che nel frattempo...

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