Monte Semprevisa
Sabato 2 Febbraio 2002 - L'iniziazione di Enrico
Monte Semprevisa, cima più alta dei monti Lepini. Per noi solo un
1500, abbastanza basso da essere scalato in pieno inverno con i nostri poveri
mezzi, ma abbastanza alto da poterlo ancora raccontare.
Il capo spedizione deve pure tener conto del fatto che la sera si va a ballare
e che la mattina dopo si va a correre...insomma, un bel percorso da 700 mt
di dislivello va più che bene.
Partiamo di buon mattino, abbastanza puntuali dato che il Neri non c'è.
Facciamo sosta a Montelanico per comprare un po' di viveri, ma gli alimentari
locali non sono più ricchi di una bancarella di Kabul e così
ci accontentiamo di qualche panino retrò (cioè del secolo scorso)
e di un po' di mandarini con i semi (protetti dal WWF perchè ormai
in via di estinzione).
Giunti a Carpineto si svolta per una stradina sterrata e si giunge al punto
di partenza del sentiero. Foto di rito e via per una strada larga e poco ripida,
che presto lasciamo per un sentiero ben più impegnativo.
La salita è comunque piacevole, tra vegetazione sempreverde e faggi
collezione autunno inverno (senza foglie). Il capospedizione ha da provare
il suo nuovo giocattolo, una bella reflex pagata quasi mezzo stipendio che
ora deve a tutti i costi provare. Scatta foto un po' a tutto e così
finiscono nel suo obbiettivo un ignaro mucchino, vari alberi, un fiore. Anzi,
se passavate di lì quel giorno mandatemi una mail, che vi mando la
foto che sicuramente vi ho fatto.
A due terzi del cammino, così per far due chiacchiere si prova a lanciare
qualche argomento di seria discussione. Nessuno più ricorda come, ma
il mito narra che si finì per affrontare questo tema:"Se ti innamori
della rgazza di un tuo amico, cosa fai?"
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Anche un lupettodei boyscout sa che, in un gruppo, la cosa fondamentale è
il senso di appartenenza, la fiducia, la comunione di spirito. Per una scampagnata
come quella sul Semprevisa va pure bene, ma fossimo stati, chessò,
sull'Everest, e avessimo avuto una discussione he scalda gli animi, che mette
uno contro l'altro, che crea a dir poco attriti, come pensate, o miei tre
lettori, che sarebbe finita?
Io immagino uno che chiude l'ossigeno della bombola d'alta quota all'altro,
gente che manomette corde e piccozze, sgambetti in passaggi ghiacciati ed
ogni altra bassezza che l'animo umano può concepire.
Ed infatti, la nostra discussione stile Maria de Filippi porta a scontrarsi
due visioni del mondo. L'aristotelico Roberto, fedele alla terza asimoviana
legge della robotica dichiara che se gli piacesse la ragazza di un amico ordinerebbe
al suo cuore di cessare di battere e si autodistruggerebbe; il platonico Enrico
é scettico di questa visione così meccanicistica e crede che
a volte non si riesce a dominarsi; il mohista (non lambiccatevi il cervello
per cercare di capire l'etimologia di questa parola, è inutile, non
ci riuscirete mai) Claudio è sostranzialmente daccordo con Enrico,
perchè l'animo umano è un abisso di cui noi stessi conosciamo
davvero poco.
Risultato,
Roberto prova più volte di spingere Claudio ed Enrico giù da
un dirupo, gridando: bastardi, non mi ruberete mai la ragazza (Roby il 2/2/2002
non aveva una ragazza che gli si potesse rubare).
Così il robotico Roby, offeso e frustrato per i falliti omicidi, decide
di andare avanti ed arrivare in cima da solo. Ovviamente sbaglia strada.
Dopo poco meno di tre ore dalla partenza ci troviamo sulla vetta, e la pace
è fatta. Mangiamo, ci riposiamo, vediamo un tipo che arriva di corsa,
saluta e riparte (noi siamo matti, ma quello era proprio fuori), Roby fa il
rito della terra (se gli mandate una mail vi spiega come eseguirlo, e se lo
pagate vi dá pure dei numeri per il SuperEnalotto) e dopo poco quello
dell'acqua (che è meglio che non ve lo spiega).
E' bello stare in alto, forse è una naturale aspirazione dell'uomo,
per alcuni quasi un bisogno fisico, ma il sole volge già ad occidente
e quindi cominciamo la discesa.
Il capospedizione decide di prendere un altro sentiero: Enrico, abituato alla
città, ai suoi segnali stradali ed ai vigili che ti danno informazioni,
privo di alcuna fiducia nel suo condottiero, vaga a destra e sinistra chiedendo
informazioni agli alberi, agli uccellini ai fiori (un incrocio tra San Francesco
ed un hippy). Roberto lo convince a fidarsi di chi li ha portati fin lì.
Acconsente. Il capospedizione mette via l'arma con cui voleva tramortirlo
e la corda per legarlo e portarlo giù.
La discesa è sempre un po' noiosa, ma per fortuna stavolta é
breve e prima del tramonto siamo alla macchina.
Bilancio: piacevole e facile escursione, buona per mantenere l'allenamento
durante l'inverno e prepararci ad affrontare la stagione dei duemila.
Alla prossima dunque, e se volete venire a vederci, fate un salto su qualche
alta vetta, perchè è lì che ci troverete.