Cycling in the rain
La bici è fatica. Pura. Semplice. Essenziale. È
dolore esistenziale. Nulla di più, nulla di meno. Tre uomini si apprestavano
alla sofferenza.
Ultimo Fabio Massimo De Piscopo, detto il cunctator. Il soprannome di temporeggiatore
fu guadagnato dal nostro eroe non per la tattica di guerra adottata contro
Annibale, ma per la estrema pacatezza con cui affrontava le salite e la
tecnica particolare con cui assaliva le discese.
Claudio lo scalatore. In ricordo di una forma fisica che non sappiamo se
ha mai avuto, ma che sicuramente non avrà più.
Roberto lo sportivo palatale. Colui che potrebbe raccontare per anni di
quante e quali imprese sportive abbia compiuto, amplificando e inventando
eventi ginnici di entità modesta o addirittura mai avvenuti. E comunque
allenando in modo esemplare i muscoli delle mascelle.
I tre partirono alla volta del Tuscolo in una assolata giornata autunnale.
In salita, Massimo inizia da subito a imporre il ritmo: Andamento lento
- da cui deriva parte del nome del nostro eroe. I contachilometri delle
bici si impietosiscono. Si spengono. Hanno l'umanità di non umiliare
tre ventenni che non riescono a inerpicarsi a più di 5 km/h su una
mesta salita.
I tre proseguono in una nuvolosa giornata autunnale. La "assolatura"
iniziale è svanita, insieme ai deliri sportivi dei tre lumaconi.
A piedi andrebbero più veloci.
I tre arrivano a Frascati con una pioggerella estremamente rarefatta. Poche
gocce bagnano ciascuno dei nostri eroi. Troppe poche per essere distinte
dal normale sudore, ma abbastanza da far valutate ai tre l'ipotesi di una
resa per avverse condizioni temporali. Quale scusa migliore? Mentre i nostri
valenti ciclisti decidono quale versione dei fatti fornire alla storia per
giustificare la loro ingiustificabile resa, è il panico…
In pochi secondi il tempo cambia completamente. Un acquazzone senza precedenti
si riversa sulla città montana che ospita i valorosi. L'acqua scende
dal cielo come se in paradiso avessero aperto le chiuse di una diga. Una
cascata si abbatte sui tre. Questi si rifugiano astutamente sotto un albero.
Quale posto migliore quando piove? Un albero ha numerosi vantaggi. In primo
luogo la pioggia è intercettata dalle foglie, che prontamente si
occupano di riversarla personalmente sui nostri eroi. In secondo luogo,
in caso di fulmini, garantisce una morte rapida e indolore.
Nessun fulmine colpisce l'albero, ma i tre sono praticamente bagnati. Decidono
di tornare a casa. Dilatiamo temporalmente la cronaca:
t<0: i tre sono sotto l'albero.
t=0: i tre mettono un piede fuori dalla verde copertura.
t=lime->0e: i tre sono bagnati come dei pesci. Bagnato come un pesce
significa che non solo la superficie del loro corpo e l'interezza dei loro
abiti è intrisa d'acqua. Significa che sono immersi nell'acqua. Acqua
talmente fitta che si potrebbe tagliare con un coltello.
I tre si gettano in picchiata per la Tuscolana. Questa è diventata
il letto di un fiume. L'acqua arriva alla catena della bici. 15 centimetri.
Nonostante la discesa ripida (chi ha fatto la Tuscolana tra Frascati e Ciampino
lo sa) le bici non acquistano velocità a causa dell'attrito dell'acqua.
Nei tratti più ripidi, in cui non sarebbe necessario pedalare pedalano
e frenano contemporaneamente. Per fare attività fisica e riscaldarsi.
L'acqua ruba ai nostri ciclisti quel poco di calore che hanno in corpo.
Tremano dal freddo. Pedalano i tre, che nel frattempo sono diventati due
(?!?!); pedalano su questo neonato fiume. Massimo Il cunctator ha i freni
della bici rotti e non può affrontare la Tuscolana nella sua ripidezza.
Si rifugia da un benzinaio. Gli altri continuano. Le auto vanno a passo
d'uomo. I due le superano tra gli sguardi attoniti degli autisti, stupiti
non dalla velocità dei nostri ciclisti, quanto dalla loro originalità.
I loro sguardi empatici sembrano dire: "Che cavolo fate là fuori,
cretini".
Facciamo cycling in the rain… facciamo raincling!!!
Massimo sarà portato al sicuro con una spedizione
di salvataggio ad acquazzone terminato. La sua bici tuttora non frena…
e neppure la sua auto
Roberto rifiuterà di prendere la bici per un anno. Oggi non ha ancora
superato il trauma, è ciclofobo.
Claudio non ricorda nulla di quella giornata. Ma da allora coltiva l'inespicabile
desiderio di abbandonare il nostro paese ed emigrare verso paesi con climi
più secchi. Mentre scrivo sta valutando l'ipotesi di trasferirsi in
Finlandia.