ANGHELU RUJU


Il complesso  prenuragico è situato a circa 10 Km da Alghero, sulla strada per Porto Torres, presso le rive del rio Filibertu.
La necropoli di Anghelu Ruju fu scoperta in maniera del tutto casuale nel 1903 nel corso di normali lavori di scavo.
In seguito all'arrivo di Antonio Taramelli, il maggior archeologo che abbia operato in Sardegna, vennero ritrovate numerose tombe. Ma gli scavi vennero fermati sino al 1926, quando C. Albizzati, riportò alla luce quattro nuove tombe. Con l'ultimo scavo del 1967, si riportarono alla luce 38 "Domus de Janas".
Questa è una delle più importanti necropoli della Sardegna e una delle più importanti vaste aree archeologiche nel mediterraneo. In questa necropoli si praticava prevalentemente l'inumazione di popolazioni dedite alla pesca e all'agricoltura. Le tombe sono "Ipogei preistorici", scavati nella roccia.
L'evoluzione architettonica, attuata nelle diverse fasi di utilizzo, è messa in risalto dalle diverse tipologie tombali e dai ritrovamenti numerosi, appartenenti a diverse ere.
La necropoli fu infatti utilizzata presumibilmente in un arco di tempo che và dal "Neolitico Recente" (3500 a.C.), passando attraverso l' "Eneolitico" (2700 - 1800 a.C.), per arrivare sino all' "Età del bronzo" (1800 - 900 a.C.).

Neolitico recente
Queste " Domus de Janas" possono avere gli accessi a pozzetto, che può essere verticale o obliquo, o a "dromos" (corridoio) talvolta di dimensioni monumentali, quasi sempre seguiti da gradini.
Le forme delle tombe sono varie, possono essere cruciformi, a T oppure pluricellulare disposte a raggiera intorno ad un vano maggiore.
Gli elementi architettonici scolpiti o incisi, riproducono gli elementi strutturali della casa del vivo, secondo il legame che unisce la vita alla morte.
Alcune di esse sono dipinte di rosso, per indicare il colore del sangue e quindi la rigenerazione.
Altre presentano delle cappelle, cavità emisferiche ricavate nel pavimento, destinate a raccogliere offerte funerarie. Vi sono anche delle false porte che raffigurano la porta dell'oltretomba.
In Alcune di esse sono raffigurate delle protomi taurine, naturalistiche o schematizzate mediante coppie di corna lunate, che indicano caratteri di tombe come luoghi intesi di culto, ma anche simboli per proteggere il sonno dei defunti, ed evocano il culto di una divinità  maschile, il "Dio Toro". In un portello addirittura ve ne sono scolpite sei.
In alcune di esse sono scolpiti uno o due pilastri o colonne al centro delle celle maggiori, cornici, lesene, paraste attorno ai portelli e sulle pareti, tetti a doppio spiovente o a raggera sui soffitti.
Nelle tombe sono state rinvenute numerose statuine in calcite raffiguranti la "Dea Madre"

Eneolitico Medio
Risalenti a questo periodo sono le "ceramiche Filigosa" nonchè‚ numerosi vasi a struttura campaniforme, di cui alcuni decorati ed altri no.
Particolare importanza rivestono delle placchette metalliche , con dei fori su entrambi i lati, che sono state interpretate come un bracciali da arciere, di cui una è stata rinvenuta dentro un astuccio in osso decorato a cerchielli.

Età del Bronzo
Ad Anghelu Ruju questa cultura è attestata da ceramiche  e pochi altri oggetti, come i brassardi a quattro fori, ed alcuni reperti di bronzo campaniforme. Il tipo di roccia arenaria molto friabile, ha contribuito notevolmente al degrado di alcune tombe nei secoli, anche se si presume che l'area sia molto più estesa di quella attualmente scoperta.