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Assieme ad amici passiamo a volte delle ore a parlare di Totò, delle
sue battute, dei film. Certi suoi modi di dire e certe sue battute mi vengono
così spontanee, che a volte il mio interlocutore (che per sua sfortuna non
conosce a fondo Totò) mi guarda in modo strano.
Nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 da una relazione della mamma Anna Clemente con Giuseppe
De Curtis figlio del marchese De Curtis, il quale si oppose alle nozze, per
cui non essendo stato riconosciuto prende il nome di Antonio Vincenzo Stefano
Clemente. Nel 1912 comincia a frequentare i teatri di Napoli in cui si
esibivano i più grandi comici del momento e quello che lo colpisce
maggiormente è Gustavo De Marco, di cui imita le "macchiette" più
celebri. Sembra che, secondo alcune fonti, tra il 1913 e il 1914 abbia
debuttato nei teatrini napoletani con lo pseudonimo CLERMENT. Durante la
guerra del 15/18 conia la famosa frase "SIAMO UOMINI O CAPORALI"
proprio per il rancore verso i caporali che lo assillavano. Finita la guerra
inizia a lavorare con l'impresario D'Acierno nella cui compagnia c'erano
Eduardo e Peppino De Filippo, Armando Fragna e Cesarino Bixio. Nel 1921 alla
morte del marchese De Curtis, la mamma Anna sposa Giuseppe De Curtis. Nel
1922 si trasferisce a Roma dove tra alti e bassi continua il suo lavoro di
attore e fin dalle sue prime apparizioni adotta il suo classico costume di
scena, a cui resterà per sempre legato: "Una logora bombetta, un
tight troppo largo, una camicia lisa col colletto basso, una stringa di
scarpe per cravatta, un paio di pantaloni 'a saltafossi, comuni scarpe nere
basse e un paio di calze colorate" . Dopo il successo della Sala
Umberto I nel 1923, si esibisce nei principali caffè-concerto italiani. Nel
1928 viene legalmente riconosciuto da suo padre. Intanto continua sempre ad
avere maggiori successi teatrali, specialmente dialettali tra cui quelli di
Eduardo Scarpetta. Nel 1929 ha una relazione con Liliana Castagnola celebre
"chanteuse". L'anno dopo Liliana per restare accanto a Totò
vorrebbe farsi scritturare al Teatro Nuovo, ma Totò ha già deciso di
accettare il contratto offerto dalla soubrette Cabiria e di iniziare la
tournée. Nella notte del 3 marzo, Liliana sentendosi abbandonata si suicida.
Sarà sepolta per volontà di Totò nella cappella di famiglia. Nel 1931 si innamora
di una ragazza fiorentina di 16 anni, Diana Bandini Lucchesini Rogliani, che
scappa di casa per andare a vivere con lui. Nel 1932 è il grande momento
dell'avanspettacolo, di cui diventa presto uno dei protagonisti. Fino al 1939
darà vita a tutta una serie di proprie formazioni di avanspettacolo che,
facendo base a Roma, portano nei maggiori cinema-teatri della penisola
svariate riviste riscuotendo un grande successo popolare. Nel 1933 il
marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lo adotta in cambio di un vitalizio,
trasmettendogli i suoi titoli. Nel maggio nasce a Roma sua figlia, a cui, in
ricordo della Castagnola, dà il nome di Liliana. Nel 1935 sposa Diana Bandini
Rogliani. Nel 1937 debutto cinematografico con "Fermo con le mani"
ed intanto si separa dalla moglie. Dopo vari successi sia teatrali che
cinematografici nel 1944 per alcune battute esplicitamente riferite ai
tedeschi che occupavano Roma, dette durante la rivista "Che si son messi
in testa" (modificato dalla censura in Che ti sei messo in testa) venne
ordinato il suo arresto che Totò riuscì ad evitare nascondendosi a casa di un
amico. Nel 1945 muore suo padre Giuseppe, la sera stessa per rispettare i
suoi doveri nei confronti della compagnia, Totò va in scena. Con sentenza del
18 luglio 1945, il tribunale di Napoli gli riconosce il diritto di fregiarsi
dei nomi e dei titoli di Antonio Griffo Focas
Flavio Angelo, Ducas Comnemo Porfirogenito Gagliardio De Curtis di Bisanzio,
Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca
di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di
Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso,
conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo. Il film "I due orfanelli" segna nel 1947 il suo
nuovo e più felice incontro con il cinema e prefigura la clamorosa fortuna
degli anni successivi. Nel 1948 muore sua madre e il 10 luglio riceve la
"Maschera d'argento" per la sua attività artistica. Nel 1949 sempre
più assorbito dal cinema, ottiene con "Bada che ti mangio" il suo
ultimo significativo successo nel teatro di rivista, a cui ritornerà nel 1956
con "A prescindere". Nel 1950 presenta alla radio
"TuttoTotò", la cui idea sarà ripresa nell'omonimo ciclo
televisivo. Conosce Silvana Pampanini, con cui ha un flirt molto
reclamizzato. Nel 1951 con "Guardie e Ladri" accanto ad un grande
Fabrizi, vince il Nastro d'argento. Scrive numerosi canzoni di cui la più
celebre è "Malafemmena" Nel 1952 si innamora di Franca Faldini, non
si sposeranno mai, a causa della differenza di età, ma vivranno insieme fino
alla morte di Totò. Sempre nel 1952 una sua canzone "Con te"
partecipa al IV Festival di San Remo cantata da Katina Ranieri e Achille
Togliani. Il 12 ottobre 1954 Franca Faldini da alla luce un bambino,
Massenzio, che purtroppo muore dopo poche ore. Il 3 maggio 1956 mentre è in
scena a Palermo, ha un forte abbassamento della vista, fino a che il giorno 6
è costretto a sospendere lo spettacolo. Gli viene diagnosticata una
coriotenite emorragica all'occhio destro, il solo col quale vedeva, perchè
all'altro aveva avuto un distacco di retina operato con esito negativo. Nel
1958 semicieco torna sul set, interpretando numerosi film. Anche negli anni
sessanta interpreta numerosi film con un ritmo di 5-6 all'anno, ma sono film
di "routine" tranne alcuni come "Risate di gioia" con
Anna Magnani. Solo nel 1965 Alberto Lattuada con "La Mandragola" e
nel 1966 Pier Paolo Pasolini con "Uccellacci e uccellini" gli
offrirono l'occasione per quelle interpretazioni di qualità a cui veniva
aspirando negli ultimi anni di vita. Intanto si dedica a numerose opere
umanitarie, aiutando ospizi, brefotrofi, associazioni di recupero di
ex-carcerati. Per raccogliere cani randagi e sfortunati fa costruire
l'"Ospizio dei poverelli" un moderno ed attrezzatissimo canile. Nel
1964 pubblica 'A livella, una raccolta di poesie scritte nell'ultimo
decennio. Nel 1966, come già detto, l'importante incontro con Pasolini che
oltre ad Uccellacci ed uccellini, lo vorrà come interprete di due
cortometraggi "La terra vista dalla luna" e "Che cosa sono le
nuvole". All'inizio del 1967 interpreta in TV il programma
"TuttoTotò". Il 3 aprile è sul set di "Padre di famiglia"
di Nanni Loy, di cui riesce ad interpretare solo la prima scena, poi sarà sostituito
da Ugo Tognazzi.
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